giovedì 15 luglio 2021

Gli Errori del Cammino Neocatecumenale - II

Continuiamo con la seconda parte dell'articolo intitolato "Gli Errori del Cammino Neocatecumenale", inizialmente pubblicato dal periodico Sì sì No no, Anno XLIII n. 20, 30 Novembre 2017 e riproposto da Radio Spada nel 2019. L'articolo riprende il lavoro di don Elio Marighetto - lavoro di straordinaria attualità - e presenta, in modo schematico, i più gravi errori dottrinali del Cammino a partire dalla loro sorgente: i testi segreti delle catechesi (mamotreti).

In questo post abbiamo riorganizzato alcuni paragrafi del testo originale per presentarli al lettore secondo gruppi tematici ed integrando con brevi note, avendo cura di  
conservare sia il contenuto che il senso originali.

Abbreviazioni utilizzate nell'articolo:  
-per le citazioni dei "mamotreti" neocatecumenali

DS = Denzinger Schönmetzer - Enchiridion Symbolorum, compendio ufficiale di tutti i principali testi dogmatici del magistero, dai padri della Chiesa fino ai tempi recenti.

Qui la prima parte dell'articolo e qui la terza.
Nel seguito, la seconda parte: 



Gli Errori del Cammino Neocatecumenale

7. La Fede è l’esperienza dell’ incontro personale con Cristo

Avendo rifiutato la Tradizione della Chiesa, per Kiko il Cristianesimo non è più un insieme di verità tramandate. Vengono quindi rifiutati anche i precetti morali che da esse conseguono. Viene in particolare rifiutato il ruolo di Cristo quale modello supremo di santità, concetto che viene, esso stesso, ridefinito dal Cammino.

OR, p. 127:

Essere cristiano non sarà aderire ad alcune verità. Il Cristianesimo non è un insieme di verità, che stanno lì staticamente come se Dio fosse un Essere statico. […] Il Cristianesimo non è affatto una dottrina, è una Buona Novella, un evento storico, che lo distingue da tutte le religioni 

OR, p. 125:

Il Cristianesimo non è un moralismo. Gesù non è un ideale di vita, non è venuto a darci un esempio ad insegnarci a compiere la legge
Rispondiamo:
Queste tesi riprendono l’errore modernista sull’Esperienza religiosa condannato da S. Pio X nell’Enciclica Pascendi dominici Gregis (1907).

NDR; Citiamo anche:
1) L'opera "L'imitazione di Cristo", "che ha costituito per secoli un preciso punto di riferimento per la spiritualità cristiana, tanto che si può considerare il libro più letto dopo il Vangelo, meditato nei monasteri, letto nella vita religiosa e sacerdotale, tenuto come manuale di formazione cristiana robusta per tante generazioni di laici, di cristiani nel mondo". (Maranatha.it)

2) Da un contributo chiarificatore di Padre Angelo Bellon di Amici Domenicaniche elenca 5 motivi per cui il Verbo di Dio si è incarnato: "[...] 4. Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: «Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me…» (Mt 11,29). «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). E il Padre, sul monte della Trasfigurazione, comanda: «Ascoltatelo» (Mc 9,7)."

8. L’uomo è totalmente corrotto e non ha più il libero arbitrio

Per Kiko l’uomo è un irresponsabile:
 non può fare il male e perciò non ne ha colpa né può fare il bene, pur volendolo perché è in balìa del demonio:

OR, p. 138:

L’uomo è profondamente tarato. È carnale. Non può fare a meno di rubare, litigare, essere geloso, d’invidiare.  
Non può fare altrimenti e non ne ha colpa

OR, p. 167:

Cristo è stato resuscitato, io sono risuscitato. Io sono perdonato e vivente per sempre. […]. Se l’uomo è stato resuscitato dalla morte vuol dire che il peccato è stato perdonato. […]. Questo lo farà Dio non tu
La conversione non è un pentirsi del peccato, ma un camminare in avanti

OR, p. 130:

L’uomo vuol fare il bene e non può. L’uomo è rimasto radicalmente incapace e in balìa dei demoni. È rimasto schiavo del MalignoIl Maligno è il suo Signore

1° SCR, p. 93:

L’uomo pecca perché non può fare altro, perché è schiavo del peccato
Orientamenti alle équipes dei catechisti per lo Shemà, p. 14:
Se qualcuno pecca è perché il demonio è in lui

Rispondiamo
:

La Chiesa ha definito di Fede divino-cattolica che la natura umana non è stata totalmente corrotta, ma solo ferita dal peccato originale (Concilio Vaticano I, DS 3004, 3026) e che l’uomo ha conservato il suo libero arbitrio e quindi, se pecca, è responsabile del suo peccato (Concilio di Trento, DS 1555).


Direttamente dalla mente di Kiko: una giornata normale nella vita di due uomini qualunque
(Illustrazione di Matt Fox)

9. Non è necessario cooperare con la Grazia Divina

La Santa Madre Chiesa ci insegna che al momento della morte troveremo la nostra destinazione finale in Paradiso, se trovati perfetti da Dio Giusto Giudice, in Purgatorio se avremo ancora qualcosa da purificare, all'Inferno se ci ostineremo a rifiutare Dio. Per Kiko questa differenza non è contemplata: tutti sono uguali e perdonati a prescindere dall'impegno, dal desiderio e dalla volontà nel cooperare con la Grazia Divina. D'altronde, credendo che la natura dell'anima dell'uomo sia totalmente corrotta si va anche a credere che sia inutile ogni sforzo nel bene. Sono gli sforzi di Cristo a riscattare l'uomo, il quale non può che essere completamente passivo.

OR, p. 66

Il cristianesimo dice che tutti siamo già giudicati, e che il giudizio sopra tutti i peccati è stato fatto nella Croce di Gesù Cristo, che ci ha tutti perdonati

OR, p. 90; 

La Chiesa non giudica, non esige, bensì salva, cura e perdona

OR, p. 222

Tu sarai gloria a Dio, se credi che Dio può fare di te, che sei un peccatore, lussurioso, egoista, attaccato al denaro, un figlio di Dio, che ami come Gesù Cristo. Credi tu questo? Questo lo farà Dio, non tu. Per questo il Cristianesimo è una buona notizia per i poveri e i disgraziati. Il cristianesimo non esige nulla da nessuno, regala tutto

Rispondiamo:
Questa tesi nega la necessità che l’uomo cooperi con la Grazia di Dio ed è stata condannata come eretica dal Concilio di Trento (DS 1559).

NDR; Cfr. con P. Enrico Zoffoli:

- A pag. 15: "Il punto vulnerabilissimo della ricostruzione kikiana si riduce a questo: mentre si esalta l’iniziativa della Grazia, si nega la necessità della corrispondenza dell’uomo; al quale Dio risparmia ogni sforzo, ogni rinunzia, ogni sacrificio come amorosa e indispensabile partecipazione all’Offerta cruenta della Croce. Infatti - sostiene Kiko - “Gesù Cristo è venuto a soffrire perché tu non soffra; è venuto a morire perché tu non muoia: Lui sì che muore, tu no; in modo che ti si regala gratuitamente la vita, a te e all’ultimo disgraziato della terra, al più peccatore, al più vizioso, “all’assassino”, a chiunque sia si regala una vita eterna” (OR p. 222). 

Kiko ancora una volta lascia trapelare in modo inequivocabile la teologia luterana della fede che salva senza le opere, dipendendo tutto dalla Grazia, non potendo nulla una natura radicalmente corrotta."

- A pag. 28: "Lascia penosamente perplessi il fatto che Kiko non parli mai -almeno esplicitamente- della vita soprannaturalecoltivata con l’esercizio delle virtù teologali, agevolata potentemente dai doni dello Spirito Santo e confortata dalla gioia dell’intimità con Dio vivente nella preghiera che raggiunge la contemplazione infusa. Sintomatico del resto il suo silenzio sul dogma della beatitudine eterna, consistente nella partecipazione alla vita trinitaria, che in definitiva spiega tutto."


NDR; Vedi anche ai seguenti link:
La Grazia, questa sconosciuta, nel Cammino NC
A proposito di certe idee protestanti di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez

Perché andare alla montagna, quando posso stare seduto bello comodo,
ad aspettare che la montagna venga a me?
Scripsit Kiko tra le righe.

10. Nella Chiesa primitiva non c’era il sacramento della Confessione ma solo il Battesimo

Ecco come Kiko elimina il Sacramento della Confessione:

OR, p. 167:

La Chiesa primitiva non ha alcuna esplicitazione del sacramento della Penitenza che non sia il Battesimo. […]. Quando la Chiesa si istituzionalizza un poco appare l’ istituzione della Penitenza
OR, pp. 176-177:
Il valore del rito non sta nell’assoluzione, visto che in Gesù siamo già perdonati, ma nel rendere l’uomo capace di sentirsi perdonato. […]. Uno si sente perdonato nel profondo quando si sente in comunione con i fratelli

Rispondiamo:

Il Concilio di Trento ha definito che la Chiesa ha ricevuto da Cristo il potere di perdonare i peccati mediante il sacramento della Confessione personale (DS 1670).

NDR; Cfr. P.  Enrico Zoffoli:

Sulla kikiana confusione sacramentale, tra Battesimo e Confessione (pag. 18): "Kiko evidentemente ritiene che soltanto il battesimo risalga alle origini, mentre il sacramento della penitenza - distinto dal battesimo - farebbe la sua comparsa più tardi e precisamente per opera della Chiesa istituzionalizzata (OR, p. 168). Siamo appunto all’eresia luterana, condannata a Trento, dove alla distinzione tra i due sacramenti si dedica un intero capitolo."

Sul sacramento della Confessione (pag. 17): "La situazione esistenziale del peccato, e poi l’iniziativa della Divina Grazia (che stimola il processo della conversione) precedono, non costituiscono il sacramento della penitenza, che invece comprende come suoi elementi essenziali sia l'accusa del peccato, sia il dolore di aver offeso Dio, sia il proposito di emendarsi e riparare, sia soprattutto, l'assoluzione del sacerdote, senza la quale è vano sperare nel perdono di Dio, almeno nell'ambito della Chiesa di Cristo."

Sulle confessioni pubbliche - leggi: scrutini neocatecumenali (pag. 35)
:
"La Chiesa Cattolica non solo non impone a nessuno, ma neanche tollera che i fedeli si accusino pubblicamente dei propri peccati gravi e occulti: per custodire il più geloso dei segreti, ha sempre imposto ai confessori il “sigillo sacramentale, il più inviolabile di tutti. "



In questa seconda parte sono stati evidenziati gli errori dottrinali neocatecumenali in materia di libero arbitrio, peccato e responsabilità. Nella terza ed ultima parte sarà preso in esame il fondamento dottrinale dei ben noti sacrilegi eucaristici del Cammino Neocatecumenale.


martedì 13 luglio 2021

Gli Errori del Cammino Neocatecumenale - I

Riproponiamo un articolo dal titolo "Gli Errori del Cammino Neocatecumenale", inizialmente pubblicato dal periodico Sì sì No no, Anno XLIII n. 20, 30 Novembre 2017 e poi rilanciato da Radio Spada nel 2019. L'articolo riprende il lavoro di don Elio Marighetto - lavoro di straordinaria attualità - e presenta, in modo schematico, i più gravi errori dottrinali del Cammino a partire dalla loro sorgente: i testi segreti delle catechesi (mamotreti). Salvo variazioni tipografiche ed alcune omissioni o aggiunte indicate nel testo, il presente post è sostanzialmente fedele all'articolo originale. 

Segue la prima parte dell'articolo:  (qui la seconda, qui la terza)



Gli Errori del Cammino Neocatecumenale


Introduzione

[...] Per capire quale sia la vera natura di questo Cammino Neocatecumenale bisogna rifarsi agli scritti di tre sacerdoti, i quali hanno potuto studiare i testi base di esso, che sono segreti e sono dati in visione solo ai Catecumeni e ai Catechisti più fidati.

Leggendoli si comprende facilmente che il Cammino Neocatecumenale ha una doppia faccia: una pubblica per cui simula di essere un Movimento della Chiesa; l’altra segreta o esoterica, che è quella vera, con cui si presenta per quello che realmente è ovvero un Movimento pseudo-spirituale, che ha una concezione teologica completamente diversa da quella della Chiesa cattolica.

Nel presente articolo ci basiamo innanzitutto sul libro di Don Elio MarighettoSegreti del Cammino Neocatecumenale (qui un estratto NDR) [...] rimandando il lettore alla lettura di Padre Enrico ZoffoliEresie del Movimento Neocatecumenale, Tavagnacco di Udine, Edizioni Segno, 1992 e di Don Gino ContiUn segreto svelato, Tavagnacco di Udine, Edizioni Segno, 1997. [...]

Don Marighetto [...] ha potuto studiare i testi segreti, che ha commentato nel suo libro inviato anch’esso all’Autorità ecclesiastica affinché ne prendesse visione e correggesse gli errori che vi sono contenuti

Dalla lettura del testo-base di Kiko-Carmen, qual è riportato dagli Autori citati, si evince che, anche se non tutto è completamente erroneo, vi sono molti gravi errori contro la Fede specialmente riguardo il Magistero ecclesiastico, i Sacramenti (specialmente la Confessione e l’Eucarestia come Sacramento e come Sacrificio), la presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata, il valore redentivo della Morte di Gesù in Croce, la differenza tra Sacerdozio ministeriale e comune, la natura della Grazia santificante, la libertà umana e il peccato.

Di ciò non vogliamo incolpare ogni singolo appartenente al Cammino Neocatecumenale, che può essere stato manipolato dai Catechisti e trovarsi, quindi, in buona fede. Nei libri dei tre sacerdoti non si trovano tracce di animosità nei confronti dei fedeli Neocatecumenali, ma solo il desiderio apostolico di far chiarezza su questioni di fede lese dall’insegnamento del Cammino Neocatecumenale. [...]

NDR; Abbreviazioni utilizzate nell'articolo:

per le citazioni dai "mamotreti" neocatecumenali

PR = Orientamenti alle équipes di Catechisti per l'iniziazione alla preghiera

per il rimando ai documenti della Chiesa Cattolica: 

DS = Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, compendio ufficiale di tutti i principali testi dogmatici del magistero, dai padri della Chiesa fino ai tempi recenti.

1. Dottrina neocatecumenale sulla Chiesa

Negli Orientamenti alle équipes di Catechisti per la fase di conversione (d’ora in poi “OR”) Kiko e Carmen dicono:

OR, p. 28:

Vogliamo formare nella parrocchia una comunità che sia segno. Questa comunità alla lunga cambierà la pastorale e la struttura della parrocchia
OR, p. 81:
La Chiesa primitiva non si considerò mai come l’unica tavola di salvezza
 OR, p. 88:
Dove è la Chiesa? dov’è lo Spirito Santo?

Rispondiamo:
 Questa tesi,

1°) nega la immutabilità e indefettibilità della Chiesa, che è stata definita di Fede divino-cattolica dal Concilio Vaticano I (DS 3013), da Leone XIII nell’Enciclica Satis cognitum (DS 3303), da San Pio X che ha condannato quest’errore come proprio dei modernisti (DS 2495; 2601; 3453);

2°) nega la visibilità della Chiesa e ne fa una Società pneumatica o invisibile, composta dai soli predestinati ripieni di Spirito Santo; tesi che è stata condannata come eretica ripetutamente dal Magistero della Chiesa: v. condanna di Montano e dei Begardi (DS 893), dei Fraticelli (DS 910-912), di Wyclif (DS 1187), di Hus (DS 1201-1206), di Lutero (DS 1465 ss.) e dei Giansenisti (DS 2615);

3°) infine nega il dogma “Fuori della Chiesa non c’è salvezza, definito di Fede divino-cattolica dal Concilio Lateranense I (DS 802), dal Concilio di Firenze (DS 1351), da Bonifacio VIII (DS 870), da Pio IX (DS 2867), da Leone XIII (DS 3304) e da Pio XII (DS 3802-3808).


Extra Ecclesiam Nulla Salus
(The Barque of Peter - La barca di Pietro, di Cecilia Lawrence)


2. La Chiesa cattolica è piena di paganesimo


Kiko e Carmen riprendono:

Orientamenti alle équipes di Catechisti per il 2° scrutinio battesimale, p. 75; d’ora in poi “2°SCR”:

oggi dobbiamo ricostruire la Chiesa come se si incominciasse di nuovo
Orientamenti alle équipes di Catechisti per l’iniziazione alla preghiera, p. 34, d’ora in poi “PR”:
La Chiesa è piena di idolatrie, la Chiesa cattolica è piena di paganesimo
La Chiesa è mezzo distrutta e bisogna ricostruirla
OR, pp. 60-61:
Con Costantino si apre una parentesi che giungerà sino ai giorni nostri. […]. Oggi ci tocca vivere in un’altra epoca in cui le Nazioni escono dalla Chiesa. […]. C’è stata un’epoca di Cristianesimo vissuta da un livello molto religioso 
(Per i Neocatecumenali il termine “Religione / Religioso” ha una valenza negativa, simile a “pagano / idolatrico” ed è contrapposto a quello di “Fede”, che è più spirituale e positivo) 
e magico, oggi rientriamo in un’epoca diversa ed abbiamo bisogno di passare ad un Cristianesimo vissuto nella Fede e non nella Religiosità naturale. Uscire dalla Religione per entrare nella Fede.


Rispondiamo:
Questa tesi nega la santità della Chiesa, che è una della 4 Note definite di Fede nel Credo Apostolico e Niceno (DS 12 ss.), ripresa e definita dal Concilio Vaticano I (DS 3013) e da Pio XII (Enciclica Mystici corporis, 1943).

Inoltre “Kiko praticamente dichiara il fallimento delle opere della Chiesa. Subito dopo aver ascoltato le catechesi i Neocatecumenali perdono di vista il tabernacolo e cominciano a credere che lì non c’è nessuno, infatti non s’inginocchiano più passandovi davanti. […]. I Sacramenti non sono più sorgenti di grazia, perché sempre e comunque si rimane impotenti di operare il bene. I preti diventeranno non più direttori spirituali delle anime, ma persone comuni” (Testimonianza di un ex Catechista, cit. in ELIO MARIGHETTO p. 35).

“Kiko lascia pensare che la Chiesa in fatto di dottrina non sia infallibile e che l’unico a dire le cose esatte è lui. […]. Egli non crede nell’infallibilità del Papa, ma finge sottomissione” (Testimonianza di un ex Catechista, cit. in E. MARIGHETTO, p. 36).


3. Tempi bui da Costantino al Vaticano II

Ecco come Kiko e Carmen tracciano un breve excursus della storia della Chiesa:

OR, p. 248:
Nell’anno zero appare Gesù Cristo e poi le Comunità cristiane. Nel 314 si converte Costantino. Nel 1962 ha luogo il Concilio Vaticano II 
OR, p. 35:
Oggi dov’è lo Spirito di Cristo risorto? Allora come giungere a che si dia visibilmente? Per mezzo di un Catecumenato, questo è quello che vogliamo fare nella parrocchia

Rispondiamo:

È il medesimo errore ereticale confutato sopra, sulla negazione della santità della Chiesa.
NDR; Aggiungiamo: i secoli dal 313 al 1962, attraverso i quali si dipana la maggior parte della storia della Chiesa, hanno visto una fioritura di Santi, che il Cammino pretende di spazzare via per prenderne il posto, utilizzando il solito metodo neocatecumenale dello slogan ripetuto fino a convinzione.

E tanto per ricordare solamente alcuni di questi Santi, già conosciuti in questa vita per opere o dottrinaItaliani: San Benedetto e Santa Scolastica da Norcia, San Bonaventura, San Gregorio Magno Papa, San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Rita da Cascia, San Tommaso d'Aquino, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Giovanni Bosco, San Pio V Papa, San Pio X Papa, San Pio da Pietralcina. "Latini": Sant 'Ambrogio, Sant'Agostino. Portoghesi: Sant'Antonio da Padova, Santi Giacinta e Francesco Marto di Fatima. Spagnoli: (che i due "conquistadores" alla Cervantes dovrebbero pur conoscere) San Domenico di Guzman, Sant'Ignazio di Loyola, Santa Teresa D'Avila, San Giovanni della Croce. Francesi: San Luigi IX Re di Francia, San Bernardo di Chiaravalle, San Luigi Maria Grignion de Montfort, San Francesco di Sales, San Giovanni Maria Vianney, Santa Teresina di Lisieux, Santa Bernadette Soubirou, Santa Caterina Labourè, Santo Charles de Foucauld. Tedeschi: Santa Ildegarda di Bingen, Sant'Alberto Magno. ...e dopo questa staffetta di Santi, che può mai volere, da Santa Madre Chiesa e da noi cattolici, la coppia diabolica "Chico&Karmen"? Ma chi diavolo sono "Chico&Karmen"?

4. Non esiste la Chiesa gerarchica, tutti i fedeli sono sacerdoti:

Kiko e Carmen affermano:

OR, pp. 56-57:

Non abbiamo sacerdoti nel senso di persone che separiamo da tutti gli altri perché in nostro nome si pongano in contatto con la divinità perché il nostro Sacerdote, Colui che intercede per noi è Cristo. 
E siccome siamo suo Corpo, siamo tutti sacerdoti. È vero che questo sacerdozio si visibilizza in un servizio e vi sono alcuni fratelli che sono servitori di questo sacerdozio, ministri del sacerdozio

Rispondiamo:
Il Concilio di Trento ha definito di Fede che vi è un Sacerdozio sacramentale della Nuova Legge (DS 1764); che vi è il Sacramento dell’Ordine sacro o sacerdotale (DS 1765 ss.) e che vi è una Gerarchia ecclesiastica (DS 1767-1770).

NDR; Vedi anche:

Inoltre: Vedi CCC ed in particolare alla Voce 1592; cfridentico ma spiegato ancor più chiaramente nel Catechismo Tridentino: Le prerogative del sacramento dell'Ordine: "Secondo le indicazioni della sacra Scrittura, occorre distinguere un duplice Sacerdozio: uno interiore ed uno esterno affinché i Pastori possano indicare di quale ora si parli. Il Sacerdozio interiore compete a tutti i fedeli non appena siano stati battezzati; ma specialmente ai giusti che posseggono lo spirito di Dio e sono divenuti, in virtù della grazia divina, vive membra di Gesù Cristo, sommo sacerdote. Essi infatti, per la fede animata dalla carità, sull'altare del loro spirito, immolano a Dio vittime spirituali che sono tutte le buone e oneste azioni, indirizzate alla gloria di Dio. [...] Il Sacerdozio esteriore invece non compete alla moltitudine dei fedeli, ma ad alcuni individui in particolare, che, consacrati colla legittima imposizione delle mani e con solenni cerimonie ecclesiastiche, sono destinati a un sacro e speciale ministero.

E in caso di tempesta, se la fede vien meno è più conveniente svegliare il Maestro
che rivolgersi agli impostori (Dipinto di Jules Jospeh Meynier)

5. Autorità usurpata: Kiko profeta di Dio

Dice Kiko:

OR, p. 30: 

È l’Apostolo, il Catechista, colui che ti conduce nel Catecumenato, colui che deve vigilare sul Cammino

OR, p. 216:

La parola di Dio ha una sola interpretazione che dà la Chiesa e che oggi io vi darò in nome della Chiesa

Orientamenti alle équipes dei catechisti per la rinnovazione del primo scrutinio battesimale, pp. 102-103, d’ora in poi “1° SCR”

Se voi non riconoscete in noi Catechisti Gesù Cristo, Dio, questo che stiamo facendo qui è un teatrino


Rispondiamo
:

Questa tesi nega la Costituzione gerarchica della Chiesa definita di Fede dal Concilio di Trento (DS 1776), da Pio VI (DS 2602) e da San Pio X (DS 3454).

NDR; Cfr con P. Enrico Zoffoli (pag. 33): "Alla radice dell’atteggiamento paternalistico e insindacabile della classe-catechisti c’e la convinzione fermissima che il «Cammino Neocatecumenale» rappresenti il metodo ideale, unico, di una rievangelizzazione del mondo, di una riforma veramente radicale della Chiesa: la vecchia Chiesa gerarchica, col suo “Sacerdozio ministeriale”; quella di un Cristianesimo che per Kiko «era uno schifo» (OR, p. 283)."


6. Rapporti coi Parroci e i Vescovi

Per i rapporti con i parroci Kiko esige “delicatezza” a motivo della loro “immaturità”:

1° SCR, p. 2:

Sulla situazione dei Parroci […] bisogna parlare loro con più delicatezza perché vengono da una situazione di Chiesa nella quale sono impossibilitati a scoprirsi peccatori […] non possono avere quella libertà che sarebbe per loro una salvezza. Allora i Catechisti non debbono esporli a uno scrutinio in pubblico o cose del genere

2° SCR, p. 143: Per gli aderenti al Cammino neocatecumenale, invece, libertà di operare e nessuna mortificazione

Il Cristianesimo significa che qui, fratelli, non vi si laverà mai il cervello fino al punto di non lasciarvi liberi di peccare quando vorrete

Orientamenti alle équipes dei catechisti per lo Shemà, p. 97:

Ci fu un tempo in cui si credeva che per essere virtuoso era necessario sacrificarsi molto facendo atti per esercitare la volontà. Questo oggi non si accetta più. È stato per altre epocheIo non ti consiglierei mai, fratello, questo stoicismo


Rispondiamo
: 
Questa tesi dei Neocatecumenali insegna l' impossibilità dell’uomo di agire moralmente bene, che è stata condannata come eretica dal Concilio di Orange (DS 380), dal Concilio di Trento (DS 1566 e 1572) e da Clemente XI (DS 2448).


NDR; Su La libertà dell'uomo cfr. CCC: 
1730: "Dio ha creato l'uomo ragionevole conferendogli la dignità di una persona dotata dell'iniziativa e della padronanza dei suoi atti. « Dio volle, infatti, lasciare l'uomo "in balia del suo proprio volere" (Sir 15,14) perché così esso cerchi spontaneamente il suo Creatore e giunga liberamente, con l'adesione a Lui, alla piena e beata perfezione». « L'uomo è dotato di ragione, e in questo è simile a Dio, creato libero nel suo arbitrio e potere ».

1733: "Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato."

NDR; sull'attacco al Sacerdozio v. anche:
Enciclica Mediator Dei, Papa Pio XII, 1968: "Vi sono difatti, ai nostri giorni, alcuni che, avvicinandosi ad errori già condannati, insegnano che nel Nuovo Testamento si conosce soltanto un sacerdozio che spetta a tutti i battezzati, e che il precetto dato da Gesù agli Apostoli nell'ultima cena di fare ciò che Egli aveva fatto, si riferisce direttamente a tutta la Chiesa dei cristiani, e, soltanto in seguito, è sottentrato il sacerdozio gerarchico. Sostengono, perciò, che solo il popolo gode di una vera potestà sacerdotale, mentre il sacerdote agisce unicamente per ufficio concessogli dalla comunità. 

Essi ritengono, in conseguenza, che il Sacrificio Eucaristico è una vera e propria «concelebrazione» e che è meglio che i sacerdoti «concelebrino» insieme col popolo presente piuttosto che, nell'assenza di esso, offrano privatamente il Sacrificio.

È inutile spiegare quanto questi capziosi errori siano in contrasto con le verità più sopra dimostrate, quando abbiamo parlato del posto che compete al sacerdote nel Corpo Mistico di Gesù. Ricordiamo solamente che il sacerdote fa le veci del popolo perché rappresenta la persona di Nostro Signore Gesù Cristo in quanto Egli è Capo di tutte le membra ed offrì se stesso per esse: perciò va all'altare come ministro di Cristo, a Lui inferiore, ma superiore al popolo. Il popolo invece, non rappresentando per nessun motivo la persona del Divin Redentore, né essendo mediatore tra sé e Dio, non può in nessun modo godere di poteri sacerdotali."

NDR; al fine di scongiurare i pregiudizi religiosi messi in circolazione dagli eretici e da essi sparsi con insistenza come "sapere popolare" : i documenti del Concilio di Trento, ivi compreso il Catechismo Tridentino, non sono obsoleti né sono stati invalidati od abrogati da Madre Chiesa. Succede invece che i "novatori" filogiudaico-protestanti tentino in tutti i modi di sostituire, alla Tradizione tramandata da secoli di Santi, chi le proprie filosofie e chi il proprio sentire. Vedi  anche Il Cammino Neocatecumenale e il Concilio di Trento

A sinistra: Vecchia Estetica Cattolica: "No! In realtà è pagana! Qui non c'è Dio! Demolire e rifare! "
A destra: Nueva Estetica d'albergo: "Missione compiuta! Qui sì che siamo veramente chiesa!"


Finisce qui la prima parte di questo prezioso contributo, tratto dal periodico "Sì sì, No, no". Fin qui l'articolo si è occupato principalmente delle offese che il Cammino si permette di infliggere alla Santa Madre Chiesa ed in particolare al Sacramento dell'Ordine Sacerdotale. Nelle prossime due parti vedremo le eresie del Cammino sui sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia.

domenica 11 luglio 2021

Il business delle vocazioni neocatecumenali

È  venuta l'estate, e anche quest'anno, con i primi caldi, si infervora in casa neocatecumenale il business delle vocazioni.

Eh sì: dopo aver fatto nascere dal nulla 125 seminari in tutto il mondo, simbolo di potenza ma soprattutto utili "porti franchi" sul territorio, essi vanno riempiti  con opportune vocazioni.

Prima d'essere accusati di malignità , citiamo ciò  che gli stessi leader del Cammino dicono, e che ci fanno capire che non è  che i Seminari siano nati per ospitare vocazioni ma, viceversa, le vocazioni vadano prodotte per dare una ragione di esistenza ai Seminari.

Ascension alla convivenza di Inizio corso 2020/21 dice testualmente:

"vedremo quale seminario ha più bisogno e i rettori possono  chiedere, mandando una mail a Letizia con le loro richieste".

Ma come si accontentano le richieste dei rettori?

Continua Ascension: 

"tanti avete fatto pellegrinaggi poco numerosi nelle vostre zone e si sono alzati ragazzi che dobbiamo curare in centri vocazionali per ragazzi e per ragazze".

Che vuol dire "si sono alzati ragazzi"? Semplicemente che i pellegrinaggi a cui si riferisce sono fatti apposta per le "alzate", cioè, affinché alla fine, fatte le cosiddette chiamate,  un tot di ragazzi, spesso in modo inconsapevole o spinti dall'emozione del momento, si offrano per il seminario.

Che l'interesse sia principalmente  quello, Ascension lo svela affermando:

"non si possono dimenticare le ragazze.  Allora dove non ci sono questi centri si deve pensare come fare per unire queste  ragazze, si deve pensare qualcosa per aiutarle, non possiamo lasciare così una  vocazione".

È  abbastanza  chiaro che , pur facendo "alzare" anche le ragazze, poi non sanno assolutamente  che fare di loro. L'obbiettivo è infatti quello di mandare qualche recluta nei propri seminari, non pensare a rimpinguare i conventi femminili altrui.

Per questo motivo le alzate sono state effettuate nelle convivenze di inizio corso, a ottobre dell'anno scorso.

E nell'annuncio di Pasqua 2021, ecco sempre Ascension tornare alla carica, svelando subito il perché di tanta sollecitudine per i giovani:

"Un’altra cosa per i giovani: non possiamo dimenticare che abbiamo 125  seminari con posti vuoti, ai quali bisogna dare un nome, e dobbiamo fare chiamate  vocazionali. Ma, soprattutto, bisogna aiutare i giovani, adesso che stanno tanto  tempo in casa hanno bisogno di un aiuto, di un aiuto nostro. Allora, forse non  possiamo pensare a un grande pellegrinaggio, è vero che questo è l’anno santo di  Santiago de Compostela, ma possiamo pensare a cose più piccole, percorsi più  brevi, vicini alla parrocchia o alla città e tornare a casa a dormire; ma anche se  non andiamo fuori della città si può pensare di fare qualcosa, un giorno una  penitenziale, un altro giorno la Scrutatio, un altro giorno la vita di un santo, qualche cosa, in modo che i ragazzi abbiano dei giorni come in pellegrinaggio. E  alla fine di questi giorni una chiamata vocazionale per ragazzi e per ragazze".

Chiamati come Zaccheo
a scendere dall'albero
per riempire il Seminario RM
Grazie Ascension! Forse la non padronanza nella lingua italiana ti rende meno agevole l'ipocrisia!

In sintesi: hanno 125  seminari con posti vuoti, sui quali bisogna mettere un nome, uno qualsiasi!

E devono fare chiamate  vocazionali...fare un giorno la Scrutatio (detta simpaticamente Scopatio dai giovani, per le occasioni che riserva) un altro la vita di un santo... qualsiasi cosa va bene: basta che i ragazzi "abbiano dei giorni", e alla fine di quei giorni, si fa una bella chiamata vocazionale...per riempire i loro inutili e vuoti seminari kikiani!

Questo lo scopo finale di tutta la manfrina.

Lo ammise anche Kiko nella GMG di Sydney del 2008: "Dio ha voluto che aprissimo 70 seminari, ma è impossibile portarli avanti se non ci fossero vocazioni; morirebbero".

Quindi le vocazioni sono fatte per i seminari, non i seminari per le vocazioni. 

E per le ragazze? Chi si occuperà di loro? Boh, chissà...qualcosa si inventeranno! Finché  non fonderanno dei conventi da riempire.

A giugno poi a tamburo battente, i centri neocatecumenali  hanno organizzato apposite riunioni con le ragazze disponibili per la vita consacrata ma soprattutto  con i  ragazzi o adulti disponibili per il seminario (naturalmente si prevedono anche  altri generi di disponibilità, per l'itineranza, per aiuto nei seminari…).

Ma le adesioni non sono state sufficienti: il piatto piange.

Perciò ecco ora il testo della lettera che, con i diversi adattamenti per ogni realtà, è arrivata ai giovani neocat di tutta Italia (e supponiamo di tutto il mondo):

"Cari giovani,

su indicazione di Kiko, non potendo lui incontrare i giovani in un incontro a livello nazionale a causa della attuale situazione sanitaria, stiamo organizzando un pellegrinaggio per riprendere i contatti fra fratelli e avere la possibilità, confrontandosi con la parola, i Sacramenti e i fratelli di un aiuto per comprendere e leggere la storia che stiamo vivendo sia a livello personale che mondiale.

Abbiamo pensato di organizzare un pellegrinaggio di tre giorni ritornando a dormire nei propri alloggi per dare la possibilità a molti di partecipare.

Il programma di massima è il seguente:
lunedì pomeriggio: ritrovo in una parrocchia con catechesi/parola, penitenziale;
martedì: Visita di un santuario con preghiera delle Lodi e più catechesi;
mercoledì: Lodi e  scambio di esperienza in gruppi. 
Infine nel pomeriggio  Eucarestia e chiamata vocazionale.

Vi esortiamo a partecipare sapendo che nella Sua bontà il Signore potrà parlare al cuore di molti di noi.
Potete invitare anche amici che non fanno parte del cammino ma che hanno intenzione di vivere una esperienza di conversione.
La pace.
L’equipe dei catechisti e il presbitero"

Anche l'età dei "vocati"
va diminuendo drammaticamente!

Questa la lettera di disinteressato  invito giunta ai giovani del Cammino.

Notiamo un'ultima cosa: le chiamate vocazionali erano riservate in linea di massima ai giovani del Cammino: lo scorso anno hanno invitato anche i ragazzi del post cresima neocat (non necessariamente del Cammino, ma anche semplici parrocchiani).

Ora l'invito è  così formulato: "potete invitare anche amici che non fanno parte del cammino ma che hanno intenzione di vivere una esperienza di conversione".

Eh sì... sono disperati ...e non mollano i giovani, perché i loro seminari hanno bisogno di coprire i posti vuoti: soprattutto quelli nei buchi più infami del mondo, dove la Merkabah miracolosamente sorteggerà i ragazzi di famiglie più modeste, mentre per i figli dei catechistoni avrà in serbo i posti nelle diocesi più prestigiose.

È la volontàdiddio! Vamonos muchachos!


venerdì 9 luglio 2021

Kiko Arguello, tra ambiguità e madornali errori.

Mettiamo in evidenza una sintesi efficace di Tripudio che è opportuno tenere come promemoria.

Ripetutamente siamo accusati dai soliti Anonimi di rinfacciare a Kiko i suoi errori e richiamarlo al ravvedimento.

A corto di argomenti, ci accusano di incoerenza, di essere noi i bugiardi e di mistificazione: non dovremmo permetterci di chiedere a Kiko di riconoscere i suoi errori, noi che non abbiamo mai riconosciuto i nostri. Questo l’asserto. 

Neanche il più pallido tentativo di smentirci. Qualche argomentazione a contrario, o articolata trattazione nel merito. Niente di niente.

Kiko ha ragione perché è Kiko. E noi abbiamo sempre torto per principio.

Noi affermiamo che gli innumerevoli svarioni di Kiko compromettono la vita delle persone che si sono messe alla sua sequela e che egli si arroga il diritto di governare con autorità. Lo sappiamo per esperienza diretta, noi che per anni abbiamo compromesso la nostra. Anche se, per grazia di Dio, ci siamo alla fine divincolati. 

Kiko, insieme a Carmen, ha riversato i suoi copiosi errori (eresie) su un popolo numeroso. 

Egli ora deve renderne conto eccome, e non solo a noi.

Vivaio neocatecumenale: squadra primavera.

da by Tripudio:

    I madornali errori di Kiko contro la fede cattolica sono così tanti che basta pescare a caso per trovarne.

    Un esempio lampante: subito dopo il termine della GMG 2013 a Rio de Janeiro, il laido laiko Kiko Argüello convocò i giovani kikos per impartire loro una lezione di kikismo-carmenismo. Mentre parlava dei peccati mortali contro il sesto comandamento (suo chiodo fisso), affermò testualmente che il Signore te li ha già perdonati e che poi «domani, se vuoi, li sigillerai» nel sacramento della confessione. Cioè ha detto che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa ("se vuoi") e rinviabile a piacere ("domani, se vuoi…"), come se il sacramento fosse un'optional, come se Nostro Signore non avesse detto «e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

    Per di più Kiko aveva premesso che per essere perdonati «ora (in questo momento)» era sufficiente «accettare che Cristo è morto per i vostri peccati».

    Il nostro amico Lino, preoccupato per la salute spirituale di quei giovani, scrisse a padre Angelo, curatore del sito web Amici Domenicani, che rispose spiegando l'errore e l'equivoco di Kiko.

    "90 kikos"
    consegnati in mano a Kiko.

    In questo caso è facilissimo riconoscere l'eresia di Kiko. Anche un bambino del primo anno di catechismo capirebbe che Kiko sta banalizzando la confessione dei peccati mortali.

    Invece, i kikolatri lì presenti, sono rimasti come tanti babbei ad ascoltare l'eretico sciorinare le sue velenosissime elucubrazioni. Non c'è stato nessuno che si sia alzato, non dico per spernacchiarlo come meritava, ma almeno per andarsene via: sono rimasti tutti lì a seguirlo fino alla fine, e magari al ritorno avranno pubblicato sui social la solita manfrina di slogan "aaah, l'incontro che ti cambia la vita, aaah, il suscitatore di vocazioni, aaah, che bello che bello che bellissimo, aaah".

    Certamente fra quei giovani kikos c'erano tutte e tre le categorie rappresentate:

    - quelli in buona fede, che si illudono di star ricevendo dal Cammino benefici spirituali e di poter efficacemente lottare per migliorarlo dall'interno;

    - quelli profondamente stupidi, che quando Kiko contraddice il Catechismo danno torto al Catechismo e ragione a Kiko (immagina un esercito di pasqualoni che si dà l'autorizzazione a peccare perché "siamo tutti peccatori, mi faccio schifo, e poi quando il Signore mi toglie la mano dalla testa ne combino di ogni!", comunicandosi con la coscienza sporca di peccati mortali perché tanto Don Kikolone ha detto che la confessione è facoltativa e rinviabile a piacere);

    - quelli in cattiva fede ma che sanno bene che a recitare la parte del perfetto kikos otterranno comodi privilegi all'interno della setta (anche contro il sesto comandamento; ormai è un meme neocat diffusissimo "andare alla GMG per trovarsi una fidanzata" e occasioni varie di peccato).

    Ragazzi, occhi aperti!
    Giudicate da voi stessi.

    Mi si potrà obiettare che anche in altri ambienti ecclesiali possono succedere le stesse cose. Verissimo. Ad ogni auto potrebbe capitare di grippare il motore. Ma se tutte le auto di una certa marca e modello il motore si grippa tutti i santi giorni, qualche dubbio sul costruttore ti viene, no?

    Non so immaginare quale è stato l'ultimo anno in cui sono partite nuove comunità neocat fatte di gente sana di mente e in buona fede. È da molti anni che la verità sul Cammino è venuta a poco a poco a galla ovunque, anche tra il clero. E pertanto un parroco che lo appoggi o un fedele che vi aderisca, o sono stupidi (nel senso di veramente incapaci di valutare il grave problema), o sono ricattati (nel senso di paura di perdere qualche vantaggio), o sono in malafede (nel senso che intendono proprio approfittarne).

    (by Tripudio)

mercoledì 7 luglio 2021

Summorum Pontificum: anniversario e riflessioni

Quattordici anni fa Benedetto XVI promulgò il motu proprio Summorum Pontificum col quale affermava, nero su bianco, che la liturgia "tridentina" non è mai stata abolita, che non è necessario nemmeno il permesso dei superiori per celebrarla, e che ha pieno diritto di cittadinanza nella Chiesa al pari della liturgia "moderna".

Quel motu proprio ha scatenato tutte le furie dei modernisti e di tutti coloro che sotto sotto son convinti che la liturgia sarebbe una specie di "spettacolino", convinti che la Messa sarebbe una "messinscena", convinti che le norme liturgiche valgano poco e niente.

Ne approfittiamo per mettere alcuni puntini sulle "i" con alcune riflessioni sparse, specialmente a beneficio dei fratelli del Cammino che cominciano a chiedersi: se la liturgia è il culto a Dio gradito, perché dobbiamo imbottirla di parole umane e di omelie laicali?


Chi disprezza la liturgia tridentina sta disprezzando la Messa celebrata da giganti della fede come padre Kolbe, don Bosco, padre Pio, Pio IX, eccetera, sta disprezzando la Messa a cui hanno nutrito la propria spiritualità Teresa di Lisieux, Bernadette, Domenico Savio, i pastorelli di Fatima, eccetera.

C'è un altro fastidiosissimo problema per i modernisti: la liturgia approvata da Paolo VI nel 1969 continua a venir "spettacolarizzata" da troppi preti. Verrebbe quasi da dire: se la maggioranza dei preti moderni avesse celebrato con dignità, pietà e solennità la Novus Ordo, il successo della Vetus Ordo sarebbe stato minore. Se qui desideriamo consigliare a tutti - anche ai kikos - di gustare almeno qualche volta la liturgia "tridentina", è perché valga come "terapia d'urto", è per capire la differenza fra una liturgia "parolaia" - come quelle neocatecumenali - dove la Parola di Dio viene annacquata da troppe parole umane, e una liturgia che ha nutrito tutti quei grandi santi.

Queste considerazioni valgono anche per tante parrocchie dove la Messa viene "sbrigata" e "modificata" a seconda delle estrose paturnie dei celebranti. Dopotutto, coloro che hanno la fortuna di avere un sacerdote che celebra la Novus Ordo come "culto a Dio" anziché come spettacolino, sono quelli che meno avvertono il bisogno di "provare" la Vetus Ordo.

Qualche spiegazione per i non addetti ai lavori:

- Novus Ordo Missae, "nuovo ordinario della Messa", indica il rito promulgato da Paolo VI nel 1969; i testi originali sono in latino, le conferenze episcopali possono pubblicare una traduzione autorizzata in lingua locale; dunque la lingua ufficiale della liturgia è ancora il latino, anche se il Novus Ordo in latino non lo celebra praticamente nessuno; e c'è anche parecchia gente che non saprebbe distinguere il Novus in latino dal Vetus in latino;

- il Vetus Ordo Missae, l'antico ordinario della Messa, è quello che è rimasto sostanzialmente immutato dal IV secolo fino al 1962; l'ultima (piccola) modifica è stata approvata infatti da Giovanni XXIII nel 1962; ed è per questo che spesso viene specificato "secondo il Messale del 1962" per dire che si tratta della Messa "tridentina" anziché della Messa "moderna" (che è quella del Messale del 1965, caduto in disuso, e quella del Messale del 1969, quello in uso e con successive modifiche);

- come chiarito una volta e per tutte da Benedetto XVI, la liturgia tridentina non è mai stata abolita e non occorre nemmeno il permesso dei superiori per celebrarla anche nei giorni festivi e anche per le circostanze particolari (matrimoni, esequie, ecc.): cfr. Summorum Pontificum, articolo 5;

"Prima Comunione" neocatecumenale
(e secondo voi questo scempio
l'avrebbe "chiesto" il Vaticano II?)
- chi va blaterando che il Vaticano II avrebbe introdotto novità rivoluzionarie sta parlando della propria personalissima interpretazione di comodo. È noto che il Vaticano II, un Concilio "pastorale", per poter andare "incontro" ai fedeli, adoperò una terminologia un po' fumosa, ambigua, interpretabile in modi diversi. Così i furbacchioni hanno preteso di insinuare che il Vaticano II avrebbe comandato di ridurre la liturgia a uno spettacolino autogestito. Il Signore non vuole lo spettacolino; il Signore ha comandato "fate questo in memoria di Me", cioè il Sacrificio "incruento" con pane e vino. Le grattugiate di chitarrella kikiana non servono né a compiere quel Sacrificio, né a disporre l'animo dei fedeli ad assistervi pienamente: servono solo a far spettacolo, così come gli intermezzi di canzonette e balletti nei variety televisivi.


Dato che la liturgia non è uno spettacolino, ricordiamo sempre che quel che conta non è la sensazione di aver "partecipato", o l'emozione di sentirsi "partecipati".

Quel che conta veramente è l'essere stati coscientemente presenti al miracolo della Transustanziazione. Personalmente, perché Nostro Signore è in rapporto personale con ognuno di noi, singolarmente, uno per uno. Presenti lì, personalmente, in unione con Dio, desiderosi di esserci quando quel pane e quel vino diventano Corpo e Sangue di Nostro Signore e - nelle dovute disposizioni - poter accedere alla santa Comunione, "umiliandosi" davanti a Dio presente, accogliendolo con gioia e timor di Dio, coscienti che il Signore desidera la nostra più grande e infinita felicità, qualcosa che per noi è semplicemente inimmaginabile.

Tutto il resto è aria fritta.

Kikolatria: il santino di sanKiko
"Ma la gente deve partecipare di più!" Stai parlando del "prender parte" col cuore oppure del darsi da fare per autoprovocarsi l'emozione di aver fatto qualcosa?

"Ma il Vaticano II ha detto che..." Ha detto forse che bisogna sostituire il culto a Dio con una specie di spettacolino autogestito?

"Ma il sacerdozio comune dei fedeli!" Stai insinuando che il sacerdote (comune o non comune) equivale a fare il presentatore televisivo del talk-show a tema "sacro"?

"Ma chi canta prega due volte! anzi, tre!" Stai parlando del canto gregoriano o delle canzonette che hanno lo stesso ritmo della pubblicità delle merendine? Stai parlando del polifonico sacro o dei jingle pubblicitari incollati a qualche pezzetto di versetto biblico? Stai parlando della musica sacra tradizionale o dei flamenco schitarrati urlando come ossessi?

"Ma è una roba preconciliare da lefebvriani!" Significa che prima del Concilio nessuno aveva fede? Don Bosco era lefebvriano? Margherita Maria Alacoque era lefebvriana? Alfonso de' Liguori era lefebvriano?

"Ma la vita comunitaria!" Non è un sacramento. E non verremo certo "giustificati" dal fatto che uno della nostra comunità ha versato il doppio della decima ogni mese. Conta solo il nostro personale, personalissimo rapporto col Signore. Il ministero del sacerdote è quello di fare da intermediario tra la singola anima e Dio. La vita comunitaria - in qualsiasi sua forma - può essere un gradito e utilissimo aiuto, e può essere un fardello (come nel caso del Cammino) di cui conviene sbarazzarsi al più presto.

"Ma non potete seguire una cosa vecchia e superata!" Parli proprio tu, kikolatra? Non mi risulta che ogni nuovo canto di Kiko vi faccia considerare vecchi e superati tutti i precedenti canti di Kiko.


Attenzione: "partecipare" non significa eseguire chiassate ma significa "prendervi parte" - prender parte a qualcosa che avviene con o senza di noi, poiché il miracolo della transustanziazione avviene per opera del sacerdote, non perché i fedeli "contribuiscano" con la loro presenza o la loro attività.

Nella parlantina comune - anche e soprattutto neocatecumenale - "partecipare" viene invece erroneamente inteso in termini di spettacolino autogestito: se non fai la tua parte, non "partecipi", cioè hai vissuto male la liturgia, hai fatto riuscire male lo spettacolino, hai danneggiato gli altri partecipanti che si sono tanto tanto dati da fare per farlo riuscire. Quando i kikos si vantano di "vivere meglio" la liturgia, stanno parlando di uno spettacolino autogestito e riuscito, non di unione con Dio (al massimo stanno in unione con Kiko, visto che nelle loro carnevalate Kiko è onnipresente nei canti, nei drappeggi, nelle suppellettili sacre, nello stile della grattugiata delle chitarrelle, eccetera, ha comandato la disposizione delle seggiole, il tavolinetto smontabile con la fiera dei prodotti ortofrutticoli, l'alterazione delle formule liturgiche, il balletto-girotondo conclusivo, eccetera).

Invece la terminologia latina parla di actuosa participatio, "prender parte" anche negli "atti", cioè viverla. Solo che la lingua latina è molto più densa di quella italiana; il termine "viver meglio la liturgia" può essere facilmente frainteso in senso emotivo, di sensazioni, col sottinteso che deve funzionare come una droga eccitante (tant'è che Kiko e Carmen scrissero al Papa il 17 gennaio 2006 che le carnevalate neocatecumenali portavano i kikolatri «dalla tristezza all'allegria», come se fosse una sbevazzata di vino gratis tra gli ubriaconi in osteria; e i kikolatri non si stancano mai di blaterare sull'aspetto di "festoso banchetto" della "sacra cena", come se l'aspetto fondamentale - quello di Sacrificio Eucaristico - fosse da sminuire o da dimenticare).

"Non c'è vita cristiana senza comunità":
documento dei primi tempi del Cammino
che conferma l'eresia kikista-carmenista
In particolare, è il sacerdote a celebrare il Sacrificio Eucaristico. Se non c'è il sacerdote, non può esserci il Sacrificio. Pertanto si può anche dire - e fino a non troppo tempo fa si diceva sempre - che il fedele "assiste" alla Messa (assiste al Sacrificio, è lì presente volontariamente proprio per essere presente al Sacrificio celebrato dal sacerdote, Sacrificio a cui non può contribuir nulla perché avviene per opera del sacerdote, non per opera dei fedeli lì presenti). Tutti i discorsini capziosi sul "sacerdozio comune", sul fatto che "tutti celebrano", eccetera, sono solo tentativi di sminuire l'essenziale: e cioè che a celebrare il Sacrificio è il sacerdote, e che la presenza dei fedeli non cambia nulla di quel Sacrificio.

Gli eretici Kiko e Carmen hanno odiato talmente il sacerdozio ministeriale da aver insegnato insistentemente che "non c'è Eucarestia senza comunità", come se Nostro Signore avesse detto "fate piccole comunità in memoria di Me".

(da: by Tripudio)

lunedì 5 luglio 2021

Il fango di Kiko e l'argilla di Gesù

"Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare".

Kiko Argüello

 
Proponiamo sull'argomento del vangelo di Giovanni, la guarigione del cieco nato, una riflessione, nella nostra traduzione, di Chuck  White pubblicata sul sito 'The thoughtful catholic' dal titolo "Some spit and some clay" (un po' di saliva e un po' d'argilla)
Il nostro ringraziamento, oltre che a Chuck, va a Lino Lista che, proprio a partire dall'analisi della errata interpretazione di Kiko Argüello del miracolo di Gesù narrato in Giovanni 9, ha gettato nuova luce interpretativa su struttura e finalità delle "catechesi" del Cammino neocatecumenale.


Recentemente ho avuto modo di riflettere sulla storia della guarigione del cieco nato al capitolo 9 del Vangelo di san Giovanni.
È la storia dell'incontro di Gesù e dei suoi discepoli con un uomo cieco dalla nascita. Gesù sputa sulla terra e applica la mistura di polvere e saliva sugli occhi dell'uomo e gli ordina di andare a lavarsi alla piscina di Siloe.
La storia non finisce qui, ma questo è il succo della vicenda.

Dunque, che significano la saliva e il fango? Per scoprirlo, sono tornato al testo originale in  greco della lettura e ai commenti di alcuni Padri della Chiesa. Lì mi attendeva una sorpresa.

Ho trovato in primo luogo che questa storia non riguarda il peccato del cieco, e Gesù non compie il miracolo per convincerlo del suo peccato, o della sua cecità. Il cieco sa di essere cieco.

Il miracolo del cieco nato"
(Passignano 1558-1638)
Quando i suoi discepoli gli chiedono "Rabbi, chi ha peccato, quest'uomo o i suoi parenti?" Gesù rispose "Non lui ha peccato nè i suoi parenti ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio".

Infatti, tutto il Vangelo di San Giovanni è strutturato attorno a sette miracoli o segni e questo era il sesto segno per glorificare Dio.

In secondo luogo, un'attenta lettura del passaggio mostra che Gesù non mise del fango sugli occhi del cieco ma piuttosto dell'argilla. La parola greca usata in questo passaggio è pelon traslitterato dalla originale koinè greca, e il suo significato principale è argilla, come quella usata per i vasi.

La parola è usata nello stesso modo nella Bibbia dei Settanta, la versione dell'Antico Testamento in greco favorita dagli autori del Nuovo Testamento (Isaia 29:16; Isaia 41:25; Nahum 3:14 e nel Nuovo Testamento Romani 9:21). Questa argilla ricordava alla Chiesa dei primi secoli che Dio creò l'uomo, inclusi i suoi occhi, dall'argilla.

Dice San Giovanni Crisostomo (347-407 d.C.): 

"e perché egli non usò l'acqua invece della saliva per l'argilla? Egli stava mandare l'uomo alla fontana di Siloe: ma perché nessuno potesse ascrivere la guarigione all'acqua di Siloe e perché voi poteste apprendere che la potenza procede dalla sua bocca, la stessa che sia fece gli occhi del cieco sia  li aprì, egli sputò sul terreno. Questo voleva far capire l'evangelista quando scrisse: e fece del fango con la saliva."
In un altro contesto, san Giovanni Crisostomo afferma:
"Egli perciò conferma le Sue parole con i fatti: detto questo, sputò sul terreno, e fece dell'argilla con la saliva, e con essa unse gli occhi del cieco.
Egli che portò all'esistenza dal nulla sostanze ben più grandi, avrebbe potuto ancora più restituire la vista senza l'uso di materiale alcuno: ma voleva dimostrare di essere il Creatore, Colui che in principio usò l'argilla per formare l'uomo.
Egli fece l'argilla con la saliva e non con l'acqua per rendere evidente che non era la piscina di Siloe, presso la quale lo avrebbe inviato, ma la virtù che procede dalla Sua bocca, a restituire la vista al cieco".
Infine, il brano evangelico non dice che Gesù coprì gli occhi del cieco con il fango, ma che li unse con l'argilla.
In questo caso, il termine greco utilizzato è  epechrisen, che letteralmente significa "egli lo unse".

Dice sant'Agostino  (354-430 d.C.):
"Nostro Signore sputò sul terreno e fece l'argilla con la saliva, perché egli era la Parola fatta carne. L'uomo non riacquistò la vista immediatamente dopo l'unzione, cioè lo fece catecumeno. Ma fu mandato alla piscina che era detta di Siloe, cioè fu battezzato in Cristo: e allora fu illuminato".
 
Secondo quanto ci dice sant'Agostino questo brano può essere letto come collegato al battesimo, come preparazione ad esso o per un suo più profondo apprezzamento.
 
Nella Chiesa Cattolica coloro che si preparano al battesimo sono chiamati "catecumeni" e il processo di preparazione al battesimo è detto "catecumenato".
Mentre da una parte un percorso di catecumenato aiuta a giungere ad una migliore comprensione della propria realtà dinanzi a Dio, esso di certo non è il modo con cui Gesù ci fa sentire d'essere sporchi perché desideriamo d'essere puliti, ma ci fa rendere conto invece che Dio ha il potere di guarirci e di rivelarci la potenza della Sua grazia.

Egli ci unge con la Sua argilla e forma i noi i nuovi occhi dello spirito.

(Da Chuck White - The Thoughtful catholic)

Il Cammino neocatecumenale:
ciechi che guidano altri ciechi
(Pieter Bruegel - Parabola dei ciechi)

Kiko Argüello ha usato spesso i versi di san Romano il Melode come testi dei suoi canti.

Riteniamo quindi opportuno segnalargli l'Inno al cieco nato, che è un perfetto correttivo alla sua "esegesi al contrario" sulla vicenda evangelica della guarigione del cieco nato, in base alla quale addebita a Gesù l'azione di infangare il cattolico e di obbligarlo a scendere nell'inferno dei suoi peccati.

Romano il Melode, Inno del cieco nato 
 
Tu sei la luce sfavillante

Come il cieco nato,
privo degli occhi dell’anima,
vengo a te, o Cristo.

O Salvatore, riversa su di me
il torrente della saggezza ineffabile

e della sublime conoscenza;

o luce di coloro che sono nella notte,
guida di chi è sbandato, perché io, misero,
abbia la forza di raccontare
le tue meraviglie,
come ci ha insegnato il libro divino,
il Vangelo della pace, proponendoci il miracolo del cieco;

e cioè, come colui che era infermo
dalla nascita
ricevette occhi di carne,
e insieme anche gli occhi dell’anima,

per gridare con fede:

« Tu sei la luce sfavillante
per quelli che sono nelle tenebre»