lunedì 31 ottobre 2016

La "Messa di Lutero", cioè l'obiettivo di Kiko e Carmen

"Comunione seduti" nel Cammino Neocatecumenale
La prima “Messa” protestante venne celebrata nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1521, quando Lutero e Carlostadio erano già stati scomunicato perché eretici. In questa Messa Lutero comincia con una predica sull’Eucaristia, in cui presenta la Comunione sotto le due specie come obbligatoria, e la Confessione come inutile, essendo convinto che per la salvezza fosse sufficiente la sola fede. Poi Carlostadio si presenta all’altare in abiti civili, recita il Confiteor e inizia la stessa Messa di prima, ma in lingua parlata (non in latino) e solamente fino al Vangelo, sopprimendo l’Offertorio e l’elevazione dell’Ostia e del Calice: sopprime cioè tutto ciò che significava l’idea del Sacrificio.

Alla consacrazione segue la Comunione. Molti ‘assistenti’ avevano mangiato e bevuto (anche alcolici) prima di comunicarsi. Distribuiscono la Comunione sotto entrambe le specie, e per di più "sulle mani".

Una delle Ostie sfugge e cade sul vestito di un fedele. Un prete la raccoglie; un’altra cade in terra: Carlostadio dice ai laici di raccoglierla e siccome si rifiutano, per rispetto o per timore, dice: «Resti pure dove si trova, poco importa, purché non ci cammini sopra». Poco dopo la raccoglie lui stesso.

Numerose persone erano contente della novità e molti erano quelli che venivano ad assistere a questa "nuova Messa" perché una parte era detta in lingua parlata invece che in latino, e dicevano di comprenderla meglio.

Una grande anarchia cominciò a regnare tra i sacerdoti: ognuno diceva la Messa come voleva. Il Consiglio, non sapendo più cosa fare, prese la risoluzione di definire una nuova liturgia, di non lasciare più la piena libertà e di mettere un po’ di ordine. Stabilì che la maniera di dire la Messa doveva essere la seguente: l’Introito, il Gloria, l’Epistola, il Vangelo, il Sanctus; poi avrebbe dovuto seguire una predica. L’Offertorio e il Canone erano soppressi e il prete recitava l’«istituzione della Cena». La diceva ad alta voce, in lingua nazionale e dava la Comunione sotto le due specie. Poi veniva l’Agnus Dei e, per terminare, il Benedicamus Domino. Nel maggio 1523 Carlostadio predicava pubblicamente negando la Presenza Reale nell'Eucarestia.

"Senso del sacro" in una "liturgia" neocatecumenale
Nel gennaio 1526 Lutero fece stampare un nuovo rituale per le cerimonie della Messa. Nella sua mente, in realtà, desiderava la totale libertà: «Se fosse possibile», diceva, «vorrei dare ai preti la libertà totale di fare il rito che vogliono; ma in tal caso nascerebbe il pericolo degli abusi. Occorre stabilire dei regolamenti». La sua idea di fondo restava però la totale libertà per i preti e anche l’uguaglianza tra preti e fedeli. E così anche i fedeli potevano avere delle idee per ‘creare’ le forme del culto.

Voleva inoltre che l’uso del latino fosse facoltativo. Non era contro il latino, auspicava anzi che i bambini lo apprendessero. Ma riteneva anche il desiderio dei “laici ordinari” di avere una Messa interamente in tedesco era perfettamente legittimo. Molti però si recavano alle sue Messe solo per vedere delle cose nuove: erano solo dei curiosi. Lutero mantenne il nome di «Messa» con un po’ di ripugnanza. I paramenti sacri e i ceri furono mantenuti per qualche tempo, provvisoriamente. La celebrazione doveva iniziare, secondo il nuovo Rituale, con l’Introito (in lingua nazionale), poi il Kyrie, poi una Colletta cantata dal celebrante, rivolto ancora verso l’altare, non verso il popolo. Ma per l’Epistola e il Vangelo doveva voltarsi verso il popolo e cantare assieme a tutti il Credo, sempre in lingua parlata, non in latino. «Il celebrante pronuncerà una parafrasi del Pater noster, un’esortazione alla Comunione, poi seguirà la consacrazione. Sarà cantata, in lingua nazionale».

Dopo l’elevazione dell’Ostia e del Calice, che Lutero ha mantenuto fino al 1542, veniva la Comunione, che si riceveva “sulla mano”. Infine un’ultima orazione – la Colletta – terminava la Messa, come il Postcommunio nella Messa cattolica.

E’ una cosa assai curiosa il fatto che Lutero ebbe sempre un po’ paura delle riforme che aveva fatto. I suoi discepoli andavano avanti più velocemente di lui, mentre egli sempre un po’ timoroso. Per esempio nel 1524 Lutero criticava Carlostadio e Müntzer come “pericolosi settari”. Ai più intimi confidava che non condivideva la nuova pratica di far passare l’Eucaristia tra i fedeli da mano a mano, come pure un uso sconsiderato e incontrollato della Comunione sotto le due specie. Questo i primi tempi; poi accettò tutto.

E, dopo aver detto che la Confessione non era più necessaria, anche per chi aveva sulla coscienza peccati gravi, ebbe qualche esitazione e disse che la confessione in sé non è una cosa negativa, è negativo imporla, e perciò cominciò ad avere degli scrupoli sul fatto che anche proibirla non fosse una cosa buona.

"Liturgia eucaristica" del Cammino Neocatecumenale
Lutero era contrario alla formula usata nell’Offertorio della Messa perché rendeva esplicito il “sacrificio”. Per questo fece anche dei cambiamenti nel Canone della Messa, in modo da rendere equivoco se si tratti di un racconto o di un’azione. Ma noi cattolici sappiamo invece che la consacrazione è proprio un’azione: un’azione sacrificale. In una cena si fa un racconto, in una Messa si compie un’azione sacrificale.

Come avrete già notato, le liturgie del Cammino Neocatecumenale presentano allarmanti assonanze con le idee eretiche di Lutero e l’eresia protestante. Nelle liturgie del Cammino c’è il serio rischio che i “presbiteri”, a causa della formazione dei seminari neocatecumenali Redemptoris Mater e della mentalità luterana degli autonominati “iniziatori” Kiko Argüello e Carmen Hernández, non hanno più l’idea del Sacrificio, della Presenza reale, della transustanziazione. Per loro spesso tutto questo non significa più niente, e rischiano di non avere l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e, quindi, non dire più Messe valide: nelle comunità del Cammino si perde la Presenza reale di Gesù.

domenica 30 ottobre 2016

A Guam continua la protesta dei cattolici contro il vescovo neocatecumenale e la cricca di Kiko

Guam, domenica 30 ottobre 2016: nonostante
la pioggia, continuano le proteste dei cattolici -
"Spretate Apuron!" - "Restituite il seminario RMS!"  -

"Moratoria contro il Cammino!"
Il punto è questo: NON IMPORTA cosa Hon faccia e disfaccia se Apuron non viene completamente rimosso dal suo incarico e proibito un suo qualsiasi ritorno a Guam poiché, in un istante, se reintegrato, può annullare assolutamente qualsiasi cosa. Qualsiasi incarico, nomina, rapporto di commissioni - non valgono un fico secco se Apuron ritorna in carica.

Come fece già notare sfacciatamente un sacerdote, parlando in faccia ad Apuron stesso in un incontro del clero a luglio 2014, ARCIVESCOVO, SEI TU IL PROBLEMA! Apuron DEVE essere rimosso!

Molti pensano che non ci sia più la possibilità che lui ritorni a Guam dopo tutto ciò che è venuto alla luce. Riguardo a ciò dico: voi non conoscete l'entità del potere cancerogeno di Kiko Argüello in Vaticano, né in qualunque altro posto collegato.

A marzo 2015 notammo quel "gioco da ragazzi" sul caso di Luis Camacho. C'era stato l'arresto. I dettagli di quel caso avrebbero portato ad investigare sul Seminario Redemptoris Mater (RMS) di Guam, e l'investigazione avrebbe gettato luce proprio su Apuron e quindi sul cuore del male in Vaticano. Il caso è stato insabbiato (si veda il dossier in inglese sul caso Camacho).

A gennaio 2016 abbiamo avuto un altro esempio di "gioco da ragazzi". Il Procuratore Generale di Guam, Elizabeth Barrett-Anderson, aveva ufficialmente avvisato il Direttore del Catasto di "presentare un'istanza al tribunale per correggere un certificato di proprietà". Se lo avesse fatto, sarebbe venuta alla luce la verità su Apuron che cede il titolo di proprietà della Yona Property nelle mani del Cammino Neocatecumenale (della sua Equipe di Responsabili). L'investigazione successiva avrebbe portato dritto al cuore del male in Vaticano. Due mesi dopo, lo stesso Procuratore Generale ha sostenuto il piano di un'operativa di Apuron inteso ad evitare che la faccenda finisca in tribunale, anche se la legge lo esigeva. Anche stavolta il caso è stato insabbiato (si veda il dossier in inglese Certificate of Title Fiasco).

Questi sono solo due dei numerosi esempi in cui abbiamo visto accadere cose inspiegabili, che ci ricordano che Satana non dorme mai e che anche noi non dovremmo dormire mai.

C'è il serio rischio che Apuron ritorni.

Fino ad oggi le accuse di abusi sessuali restano tali, e non sono motivo sufficiente per rimuovere un vescovo dal suo incarico. Al suo posto una persona decente si farebbe da parte e permetterebbe un'inchiesta: ma Apuron non è decente.

Il motivo per cui Apuron è stato rimosso (e ricordatelo, è stato rimosso "sede plena", che significa che gli è stata tolta solo l'autorità amministrativa - ed anche in quel caso, solo "temporaneamente") non è stato per le pubbliche accuse di abusi sessuali, ma per i commenti diffamatori che "lui" ha pubblicamente fatto contro i suoi accusatori. Il che è una dimostrazione di incompetenza, e l'incompetenza è uno dei motivi che può essere adoperato per rimuovere un vescovo.

Comunque, come tutti sappiamo, non era stato Apuron a fare quei commenti. Era stato Eddy Waldo (Edivaldo). E potete scommettere che Apuron da tempo abbia usato questo argomento per difendersi, affermando che Eddy si sarebbe mosso a sua insaputa, per cui Apuron figurerebbe come negligente, il che NON è una ragione per rimuoverlo dal suo incarico.

La nostra migliore arma per rimuovere Apuron è Apuron stesso. È contemporaneamente stupido e alquanto narcisista, oltre che gonfiato dai suoi burattinai neocatecumenali, da credere di poter far sentire il suo peso a Roma.

Ciò che Apuron non sa, è quanto sia detestato a Roma, personalmente detestato.

È visto come niente più che un brufolo sul sedere di un facocero. Il problema è che quel facocero è un grosso e puzzolente cinghiale con le zanne appuntite che si chiama Kiko Argüello, o più precisamente quella mafia corrotta e potente che si maschera come "itinerario di riscoperta del battesimo" che Kiko ha costruito con l'aiuto dei Gennarini brothers.

Peraltro, c'è una cosa molto importante per i prelati vaticani corrotti da Kiko, più importante di quest'ultimo: e sono loro stessi. Prima di affondare, trascineranno Kiko e i suoi sciocchi seguaci nel Tevere. E ciò che sta accadendo proprio qui, proprio adesso, a Guam, su questo piccolo pezzo di sporcizia nel mezzo del nulla (così alcuni di loro ci considerano), ha il potenziale di far saltare tutto il loro sporco gioco e di gettar luce su quel malvagio marciume fino alle sue radici.

Insistete, non stancatevi di far bene. Ci stiamo avvicinando alla linea del traguardo - presto vi dirò di più. Ma se lasciamo perdere le proteste pubbliche adesso, non ci resterà niente: e Apuron tornerà a mettere una "ardua e dolorosa chiusura" a tutti noi.

sabato 29 ottobre 2016

Le pesanti correzioni alla dottrina di Kiko Argüello e Carmen Hernandez

«Demolite il Mamotreto!»
(mostruoso edificio abusivo a Santa Cruz - Spagna)
Mai nome fu più appropriato...

Pubblichiamo un articolo con riflessioni su documenti di recente acquisizione che reputiamo di grande interesse scritto da Lino Lista per il blog Osservatorio.
Sono nostri il grassetto e le evidenziazioni.

LE IMPLICAZIONI DELLE CORREZIONI AI VECCHI MAMOTRETI

Dopo anni di ricerca, finalmente, grazie a Giuseppe, un ex recentemente pervenuto nell'Osservatorio sul Cammino neocatecumenale, siamo venuti a conoscenza delle correzioni apportate presumibilmente nel 1999 in seguito ai rilievi della Congregazione per la Dottrina della Fede (CdF) agli "Orientamenti alle equipe di catechisti", quei testi su cui fu fatto fondare lo Statuto del CNC, CNC che in accordo agli Orientamenti andava attuato. 

Non di tutte le correzioni, per la verità. 
Al momento possiamo affermare che solo il primo mamotreto, il libro blu per la fase di conversione, fu corretto e rilasciato ai catechisti di Kiko (non sappiamo se a ognuno e in ogni parte del mondo).

Il confronto tra i vecchi mamotreti e il direttorio "approvato", lo studio di tutte le correzioni effettuate sarà un lavoro faticoso, ammesso che qualcuno voglia farlo. Per quanto mi riguarda, ritengo che  valgano per ogni altro gli emendamenti  apportati alle catechesi di Kiko e Carmen sul centro, fonte permanente e cuore della nostra fede e del ministero petrino: l'Eucarestia.

Le correzioni ai vecchi mamotreti - sebbene ancora ci sarebbe da discutere sulle revisioni, che appaiono realizzate con l'intromissione di Kiko e Carmen, con le note che si assumono il compito di spiegare lezioni ancora ambigue o forzate - hanno comunque prodotto i seguenti effetti:
  • hanno fatto piazza pulita dell'affermazione eretica secondo la quale  "se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì [nel tabernacolo], si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male"; la negazione dell'adorazione del Santissimo, quindi;
  • hanno cassato la concezione secondo la quale "Non c'è eucarestia senza assemblea. E' un'assemblea intera quella che celebra la festa e l'eucarestia", dove per assemblea s'intendeva la comunità fisicamente presente, così confutando la validità della "Messa privata" dei sacerdoti. 
La CdF queste evidentissime eterodossie non poteva farle passare impunemente.
I vecchi testi sono più che noti, anche grazie ai vescovi, ai sacerdoti, a padre Zoffoli che eroicamente li confutarono; in calce allego le pagine del direttorio corretto, per le quali va un ringraziamento al caro Giuseppe.

In questa sede, vorrei accennare ad alcune delle numerose implicazioni che le correzioni hanno, anche per anticipare la prevedibile tesi che le rettifiche (più che altro cancellazioni di interi passaggi) vadano lette come un punto a favore del Cammino. Le enumero, per sintesi, semplicità di lettura e spunto di discussione.
  1. Dal tempo delle catechesi in Spagna di Kiko e Carmen (primissimi anni '70) fino alla soglia degli anni 2.000, migliaia di catechisti nel mondo e centinaia di migliaia di catechizzati sono stati "formati" con i vecchi mamotreti. È un veleno da cui difficilmente si disintossicheranno, se non per merito personale, perché non c'è stata una fase di rieducazione.
  2. Le sole due eterodossie qui citate e rilevate dalla CdF, riguardando esse l'Eucarestia, fanno piazza pulita delle supposte "illuminazioni" degli iniziatori, della costante assistenza che lo Spirito Santo avrebbe accordato ai due, dell'autorità dottrinaria della "teologa" Carmen.
  3. Le due correzioni hanno effetto anche sulle celebrazioni liturgiche e sull'architettura della nuova estetica, fondate sul ruolo prevalente della comunità e sul "passaggio" del Signore.
  4. Per la gravità delle affermazioni riportate nei mamotreti e poi corrette, lo Statuto del Cammino neocatecumenale (sia "ad experimentum", sia definitivo)  che sugli Orientamenti alle equipe di catechisti si fondava, in assenza di un'autorizzazione esplicita della CdF   – che soltanto nel dicembre del 2010 sarebbe giunta  – non andava approvato. Lo Statuto del Cammino non aveva valore, ma di ciò la consapevolezza è diffusa da tempo.
Pagine del direttorio citate:
Sull'utilità del Tabernacolo: http://imgur.com/LvIDT0A
Sulla liceità della Messa privata: http://imgur.com/o7DqqYB

Lino Lista
Direttorio, versione emendata del 1999:
sull'utilità dei Tabernacoli
Mamotreto ante 1999:
Tabernacolo dei Sacramentini



Direttorio, versione emendata del 1999:
sulla liceità della Messa privata


Mamotreto ante 1999:
non ci può essere Eucarestia senza Assemblea


giovedì 27 ottobre 2016

La vera Liturgia: centralità di Cristo, adorazione, silenzio, unità. E i kikos?

Carnevalesca "liturgia" neocatecumenale
Il cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino, ha scritto nel suo libro “La forza del silenzio”:
”…Perché alcuni si credono in dovere di improvvisare o inventare delle preghiere eucaristiche che nascondono le frasi divine in un bagno di piccolo fervore umano? Le parole del Cristo sono insufficienti, per moltiplicare le parole puramente umane? In un sacrificio così unico ed essenziale, c'è bisogno di queste fantasie e di queste creatività soggettive? "Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole", ci ammonisce Gesù (Mt 6, 7)…”
Elevaaandooo gli occhi a Teeee, Paaadreeee Paaadreeee
”…Perché ciascuno comprenda che la liturgia ci volge interiormente verso il Signore, sarebbe bene che durante le celebrazioni, tutti insieme, preti e fedeli, siamo corporalmente rivolti verso l'oriente, simbolizzato dall'abside.
Questo modo di fare resta assolutamente legittimo. È conforme alla lettera e allo spirito del Concilio…Come prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramento, mi preme ancora una volta ricordare che la celebrazione "versus orientem" è autorizzata dalle rubriche del messale poiché essa è di tradizione apostolica. E non c'è bisogno di un'autorizzazione particolare per celebrare così, popolo e prete, rivolti verso il Signore. Se materialmente non è possibile celebrare "ad orientem", bisogna necessariamente porre una croce sull'altare, ben in vista, come punto di riferimento per tutti. Il Cristo in croce è l'Oriente cristiano.”
E che fanno gli adulti nella fede? Se ne stanno tutti belli seduti comodi intorno al tavolo da picnic a guardare il presbitero e il candelabro a nove braccia. La croce è da tutt’altra parte, vicino al leggìo, come comanda Sankiko.
”…Io rifiuto che si occupi il nostro tempo contrapponendo una liturgia a un'altra, o il rito di san Pio V a quello del beato Paolo VI. Ciò che conta è entrare nel grande silenzio della liturgia; bisogna lasciarsi arricchire da tutte le forme liturgiche latine od orientali che privilegiano il silenzio. Senza questo spirito contemplativo, la liturgia rimarrà un'occasione di lacerazioni piene d'odio e di scontri ideologici, invece di essere il luogo della nostra unità e della nostra comunione nel Signore. È questa l'ora grande di entrare in questo silenzio liturgico, rivolto verso il Signore, che il Concilio ha voluto restaurare.…”
Infatti esiste solo la liturkikia, riservata agli adulti nella fede. I mediocri cristiani della domenica si arrangino con la sorpassata Liturgia.
Quanto al silenzio, sotto con bonghi, tamburi, cembali, chitarre e mandolini. Almeno restano tutti svegli dopo le interminabili ambientale, ammonizioni e risonanze.
E alla fine un bel girotondo liturgikiko e, per i superdiscernenti, una bella trincata di latte e miele.

Qualche presbitero o seminarista RM sarebbe così gentile da dare la sua opinione?

(da: l'apostata)

martedì 25 ottobre 2016

Disse Kiko: «Hai finito il Cammino e ancora non hai imparato ad OBBEDIRE A ME?»

Pubblichiamo, l'uno di seguito all'altro, un post di un commentatore Anonimo (cioè un commentatore che non si è preso il disturbo di firmarsi neppure con un alias, un nickname, una sigla, nulla di nulla) probabilmente neocatecumenale, e la risposta dategli da Pax, ex neocatecumenale che da poco interviene sul nostro blog.
La risposta di Pax svela i retroscena del Cammino e soprattutto il fatto che, anche per chi l'ha completato, rimane la sudditanza e l'obbligo di obbedienza oltre ogni ragionevolezza, fino ad entrare nell'assurdo (sic!) ai propri catechisti e, in ultima istanza, a Kiko, fondatore e proprietario unico del Cammino Neocatecumenale.

ANONIMO:
«ADESSO BASTA!!!!!!
SONO ANNI CHE ROMPETE LE PALLE CON POST DI GENTE USCITA DAL CAMMINO...
MA CHE CAVOLO VOGLIONO QUESTI????
NON GLI PIACE IL CAMMINO???
NON SOPPORTANO CHE DEI LAICI ABBIANO DA RIDIRE SULLA PROPRIA VITA?
CHE SE NE ANDASSERO DA UN´ALTRA PARTE....NON ESISTE SOLO IL CAMMINO NELLA CHIESA!!!!
LA STRUTTURA DEL CAMMINO FUNZIONA PER CHI LA VUOLE ACCETTARE COSÍ COM´É SENZA CAMBIARNE UNA VIRGOLA...PUNTO!
E VOI, CHE DAL VOSTRO SUBDOLO ANONIMATO PARLATE E SOPRATUTTO SPARLATE.....E VI DITE CRISTIANI??????
ALMENO KIKO CI METTE LA FACCIA...VOI SOLO IN ANONIMATO...»

PAX:
Basta lo dico io, la vostra arroganza ha superato ogni limite!
Cosa vieni a leggere a fare quello che si scrive su questo blog?

Non vi basta spadroneggiare sulla vita delle persone per anni tenendole prigioniere con sbarre invisibili per una vita intera dopo che avevate promesso che IL CAMMINO AVEVA UN INIZIO E UNA FINE e poi NON C'ERA PIÙ CATECHISTA perché al Cristiano Adulto si addice il discernimento e SIAMO TUTTI FEDELI una volta avuta la veste bianca e aver rinnovato le promesse battesimali, col Vescovo in una notte di Pasqua al Duomo,

...per poi farci scoprire che, APPENA PROVIAMO a discernere qualcosa, piomba di nuovo il CATECHISTA DI UNA VITA;

e se non basta lui, ti mette direttamente nella mani di KIKO e CARMEN (che Dio ce ne scampi e liberi) che con aria serafica ti dicono:
"HAI FINITO IL CAMMINO E ANCORA NON HAI IMPARATO AD OBBEDIRE A ME? Non capisci?"
"Scusa Kiko ma tu hai detto che al cristiano adulto si addice il discernimento, almeno vorrei capire quello che state facendo, che poi non mi è chiaro proprio perché è tutto il contrario di quello che in 30 anni mi avete predicato".

Qui, Udite bene, Prestate l'orecchio:
"Tu devi obbedire SENZA PENSARE, SENZA CAPIRE, DEVI OBBEDIRE E BASTA! E SE LO TROVI ASSURDO ENTRA NELL'ASSURDO, QUESTO PER TE È FARE LA VOLONTÀ DI DIO, passare alla FEDE. Perché Io ti dico la volontà di Dio per te. Se no, entri nella tua volontà, disobbedisci, è l'inferno."
Dico io a te, stattene nella tua comunità e non venire a comandare pure qui. Siamo padroni di dire quello che vogliamo, mettendoci la faccia o no, sono affari nostri... Io mi diverto molto a pensare come si scervellano i vostri servizi segreti nel tentare di capire chi c'è dietro l'uno o l'altro di noi...

Come facciamo a sapere tante cose?

Anche se ne tenete abbindolati tanti, mi dispiace cari ma il sistema non funziona con tutti, purtroppo, noi non ci siamo bevuti il cervello e, vedendo che quello che era un itinerario con un inizio e una fine era diventato una gabbia in cui vivere in cattività il resto dei nostri giorni, che eravamo stati imbrogliati, perché il vero volto lo mostrate quando siete sicuri di tenerci in pugno.

Allora ce la diamo a gambe e, anche se ci provate in ogni maniera, non ci acchiappate più e scriviamo tutto quello che vogliamo e tutte le volte che vogliamo e denunciamo quello che ci pare e piace.

Chi ci dà questo diritto?
Le nostre sofferenze ce lo danno, e la nostra vita;

noi non ci siamo divertiti, per anni vi abbiamo creduto, abbiamo dato tutto e non ce la siamo passata bene come voi a fare i figli del Re con i nostri soldi, io ne ho dati tanti, ma tanti, sai perché sto bene?

Perché purtroppo per te, Dio esiste e mi ha preservato e fortificato, non mi ha fatto soccombere come avevate profetizzato,
"attento ora tutta la Benedizione diventerà maledizione, se non obbedisci al tuo Catechista: PER LUI PASSA LA VOLONTÀ' DI DIO PER TE"...
ma io neanche un giorno se ho potuto non ho testimoniato quello che ho conosciuto di voi.

L'inganno. La trappola in cui attirate le persone.

Il Signore è stato con me ogni istante, ha curato le mie lacerate ferite, inferte da voi, che amate solo voi stessi.
Fuori dal Cammino ho trovato la pace!

Visto quante maiuscole? Leggile bene e fanne tesoro e badate a voi: non fate paura a nessuno.
Sai cosa mi ha fatto indignare più di tutto?
Che tu, arrogante presuntuoso, dici basta agli ex catecumeni, che raccontano la loro vita, la loro esperienza, la mettono sulle mani, ma non ce lo avevate insegnato voi come si fa?
Siamo bravi, vero?

Ora beccatevi questo.

sabato 22 ottobre 2016

Le stranezze dei kikos autoeletti psicologi

Su Facebook i kikos celebrano San Carmen
con un'«icona» che la rappresenta ottimamente
Ho scoperto il vostro blog in questi giorni perché stavo facendo una ricerca sul cammino neocatecumenale per varie ragioni. Volevo darvi questa mia piccola testimonianza fresca fresca da "esterna" che mi aiuta a spiegarvi i motivi per cui vorrei ringraziarvi.

Negli ultimi anni ho conosciuto una ragazza mia coetanea, ora mia amica e compagna di studio universitario, che fa parte del CNC. Inizialmente mi sembrava strana, nel senso che si vedeva che faceva fatica a rapportarsi con noi “esterni”, poi pian piano si è aperta e siamo diventate amiche; di conseguenza, passando con lei praticamente tutti i giorni dell’anno, ormai conosco tutta la sua routine di vita da membro di una comunità neocatecumenale.

L’ultimo periodo (abbastanza lungo a dire il vero) è stato per me duro dal punto di vista personale e familiare e, da classica adolescente che si stacca completamente dalla Chiesa dopo la Cresima, ho iniziato a sentire il bisogno di un riavvicinamento alla Religione, acuito anche da tutto ciò che sta succedendo nel mondo (politica in particolare) che mi destabilizza un po’. Un processo interiore non immediato ma molto lungo e che spero si concluda presto.

Vedevo (e vedo ancora) questa mia amica, e la sua famiglia che ormai conosco bene, con una certa serenità interiore e così ho deciso di partecipare alle catechesi. Ammetto che sono andata solo ai primi due incontri e basta: dopo un entusiastico inizio ho cominciato a pensare a ciò che era stato detto in questi incontri e qualcosa non mi quadrava, così ho cercato su internet informazioni scoprendo voi. E più vi leggevo più i tasselli tornavano al loro posto.

Premetto che quelle che seguono sono le cose dette alle catechesi così come le ho interpretate io, quindi potrei benissimo sbagliarmi.

- Parlano di dolore non come punizione ma come prova dell’amore che Dio ha per noi, soprattutto se siamo anime fedeli e buone;

- è normale peccare quindi non serve a niente cercare di rimediare ai piccoli errori (e il timor di Dio?);

- questo percorso porta alla, diciamo, redenzione delle anime. E chi dice se sei diventato un cristiano nel cuore? La comunità! Non Dio!

- dicono che, affinchè Dio realizzi i nostri desideri, dobbiamo pregarlo fino alla nausea. Pensavo che Dio guardasse gli umili, non gli egoisti (perché a me la cosa puzza di egoismo, infatti raramente prego per me stessa)

- Poi parlano delle comunità, gruppi di massimo 50 persone che fanno un percorso comune, pochi elementi così tutti si conoscono al meglio e possono effettivamente dire se stai procedendo bene o male nel cammino, perché tu sei incapace di giudicare te stesso… concetti che non mi hanno convinto immediatamente.

Domenica delle "palme alte" neocat,
che sentono sempre il bisogno di sedersi ai primi posti

e di distinguersi dai "cristiani della domenica"
E riflettendo a posteriori sul tema della nascita di ogni comunità del cammino così come è stato spiegato, altre cose non mi hanno convinto:

- il loro obiettivo è evangelizzare (ma io non avevo mai sentito parlare del CNC finchè non ho conosciuto la mia amica), ma non col diffondere la Parola del Signore, bensì facendo vedere che tu nel cammino sei sereno nonostante le disgrazie e così chi è disgraziato come te, se non più di te, capisce che deve convertirsi (leggasi “entrare nel cammino”) per affrontare davvero la vita, perché tu fino a quel momento non hai vissuto, non hai amato… e qui mi fermo dicendo: la cosa mi sembra un po’ egoistica.

- Poi si è detto che fino a qualche decennio fa la religione era vissuta nella parrocchia del paese, (quelle che io ritengo le vere comunità cristiane) ma oggi la gente non va più in chiesa, non crede più, e così via, quindi creano queste comunità nuove in sostituzione che però raccolgono gente da paesi diversi togliendo loro stessi, paradossalmente, fedeli alla parrocchia del paese di residenza degli individui. In più la parrocchia è parte attiva della vita di un paese cristiano con gente che va e che viene, il cammino e limitato a poche persone e non c’è ricambio.

Dopo aver trovato tutte queste incongruenze con ciò che io ho sempre saputo, in quanto cresciuta in una famiglia cattolica (praticante e non, ma comunque con saldi valori cristiani) e dai rudimentali insegnamenti del catechismo quando ero bambina, ho fatto ricerche su internet e ho letto il vostro blog prendendo la definitiva decisione di non partecipare più alle catechesi, che da ora in poi avrei vissuto con insofferenza.

Ho letto che utilizzano le debolezze di chi va alle catechesi per far iniziare il cammino. Io ho iniziato perché, come già detto, ho una debolezza, ma non una debolezza che riguardasse totalmente me (come detto nelle catechesi stesse, noi eravamo lì perché non ci sentivamo amati, per crisi matrimoniale, esistenziale,… già qui c’è da pensare, ma sono degli psicologi?), quelle ci sono sempre e per la maggior parte le ho già affrontate nell’adolescenza e ora ci convivo benissimo; ma è una debolezza spirituale, il bisogno di dare un senso alla mia vita aiutando gli altri e conoscendo meglio la Bibbia (infatti, sempre leggendo il vostro blog, ho capito quanto sono ignorante su ciò che riguarda la teologia). E questo forse è uno dei motivi che mi ha fatto capire subito che qualcosa non quadrava. Poi c’è il fatto che sto ricercando una serenità familiare che inizia a mancare, e mi sono resa conto che se fossi entrata in cammino solo io mi sarei definitivamente allontanata da essa, la nuova famiglia diventava la comunità (ora capisco appieno il chiamarsi fratelli e sorelle tra loro) e, inoltre, pian piano, addio alle amicizie esterne.

Le argomentazioni sulla Madonna: ripensandoci non ci sono immagini o statue che la rappresentino, quando le chiese normalmente sono piene di sue rappresentazioni. E ho anche notato la mancanza delle stazioni della Via Crucis, la mancanza della sua Passione, del suo sacrificio che è alla base della religione cattolica.

Appena sono venuta a conoscenza del cammino l’ho criticato senza sapere esattamente cosa fosse; poi ho conosciuto meglio i suoi meccanismi, ho partecipato a celebrazioni (la cui stranezza della comunione mi aveva incuriosito, ma leggendo i vostri articoli sulla liturgia ho capito molte cose), a scrutatio, so delle preparazioni e degli incontri due volte a settimana, delle convivenze, e di altri eventuali incontri. Insomma una vita piena. Ora che ho tentato di far veramente parte di quel mondo ho capito davvero che cosa è il CNC e posso davvero sollevare obiezioni verso di esso non essendo più ignorante in merito.

Questa presa di coscienza non mi porterà, ovviamente, a rinnegare questa mia amicizia molto forte. Dopotutto capisco che per lei, figlia di catecumeni, cresciuta in cammino, quella è l’unica realtà che conosca. La mia esperienza da cattolica cresciuta in una parrocchia “normale” probabilmente mi fa notare cose che lei non può vedere. La sua vita è stata sempre la comunità e, cito sue parole, noi siamo stati i primi amici fuori da essa. Continuerò a starle vicino pregando affinché il giorno che davvero questa setta cadrà capisca dove è la verità, perché colpa loro non ne hanno, si fidano e sono in buona fede, sono i piani alti a non esserlo.

Concludo con un piccolo quesito: mi sono resa conto che TV2000 parla sempre più del cnc e manda sempre più in onda avvenimenti ad essa legati (come i funerali di Carmen). La cosa non fa un po’ paura? Per come la vedo io, chi ha in mano i media comanda il mondo…

Vi ringrazio ancora per la giusta scelta che mi avete aiutato a prendere e continuerò a leggere i vostri articoli per colmare le mie lacune sull’argomento.

Spero di aver espresso al meglio ciò che penso, non essendo molto brava con le parole.

(da: Tinuccia)

p.s. mi spaventa la venerazone che hanno nei confronti di Kiko e Carmen, questo lo dico non per ciò che leggo ma per come parlano la mia amica e tutti i suoi amici e familiari.

mercoledì 19 ottobre 2016

La prigione con le sbarre invisibili

Ci sono le prigioni che hanno le sbarre,
solide sbarre che si vedono e che si possono segare.
Ci sono prigioni che hanno sbarre invisibili
che non possono essere afferrate e scosse con rabbia,
mentre sorridendo vi dicono: "Ma siete liberi,
la porta è aperta... aperta, potete uscire"
(Claude Buffet) 
Do questa testimonianza perché spero di essere d’aiuto a quelli come me che vogliono ma non riescono ad uscire dalla setta che è il cammino neocatecumenale. Sono uscito dal cammino neocatecumenale proprio grazie a questo sito oltre 10 anni fa dopo aver fatto la convivenza dell'“Iniziazione alla preghiera”, pensa che avevo già maturato l’idea di non andare più in cammino, ma ero andato apposta per osservare il comportamento degli altri fratelli di comunità e per rendermi conto del plagio psicologico nel quale stavo vivendo.

Posso essere considerato con il termine “figlio del cammino” in quanto sono nato in una famiglia neocatecumenale composta da 6 persone compresi i miei genitori e nel CN ho vissuto tutta la mia infanzia ed adolescenza. Io sono la pecora nera della famiglia in quanto sono l’unico uscito dal CN mentre tutti gli altri ne fanno ancora parte. Sono ormai zio di più di 10 nipoti. Confermo quindi l’alta apertura alla vita dei neocatecumenali (il non ricorso a metodi contraccettivi diversi dal “computerino” e dal metodo Billingss). Non ho scritto questo articolo 10 anni fa perché ero come terrorizzato dalla possibile rappresaglia dei miei ex catechisti nonché dei miei ex fratelli di comunità. Poi nel tempo, molto tempo, a parte i miei familiari, non ho avuto più contatti con nessuno di loro, quindi adesso mi sento libero, sento questa testimonianza come un peso da scaricare dalla mia coscienza, anche se sono stato solo una vittima come tante altre.

Simbolo satanico della
"croce rovesciata",
per illustrare una
"convivenza" neocat
Ho vissuto la mia infanzia come un bambino normale come tutti gli altri se non che il sabato sera fino ai 12 anni andavo all’eucarestia e ogni tot domeniche c’era la convivenza della comunità dei miei genitori nella quale venivamo seguiti dalla figura del “Didascalo”. Tutti i miei amici di allora e fino all’adolescenza facevano parte del cammino neocatecumenale (cioè i figli dei fratelli di comunità dei miei genitori) e per forza di cose eravamo divisi per anni di nascita. Così un giorno intorno ai 12 anni, sicuramente più per obbligo e per normalità, che per scelta, andai alle catechesi iniziali, era una cosa normalissima. Così dopo un certo numero di incontri e una convivenza di quattro giorni (dal giovedì sera alla domenica) in un albergo non nella stessa città ma in una località di villeggiatura ad un’ora di strada fu creata la mia comunità (ricordo ancora che misi la mia firma nel cosiddetto “libro della vita”). Così andai avanti molti anni in comunità, la “parola” il mercoledì sera, “preparazioni, l’eucarestia il sabato sera, convivenze la domenica, ero perfino diventato cantore e un responsabile della mia comunità (non capo). Questo mi permise di andare molte volte alle convivenze di riporto interregionali per poi riportarle alla mia comunità. Ripensandoci penso di aver scelto di diventare un responsabile della comunità in quanto queste poche convivenze esterne mi davano ogni tanto un po’ di libertà per staccarmi da casa mia, dalla mia famiglia, e magari di divertirmi con altri ragazzi delle altre comunità, stando fino a tardi in camera a parlare, rubando alla tavola dell’hotel bottiglie di vino da bere poi intorno ad un falò sulla spiaggia cantando canzoni (non di comunità!) e suonando la “chitarra” (sembra assurdo ma è così: questo perché discoteche - o anche solo un sabato sera in pub con gli amici - non esiste nel CN).

Andai a molte GMG, Roma nel 2000, Toronto nel 2002 e Colonia nel 2015, nonché molti altri incontri “speciali” direttamente con Kiko in persona (ricordo quello del Circo Massimo di Roma o di Amsterdam nel 2005), in tutte le quali ricordo benissimo che del papa avevamo poco interesse e aspettavamo irrequieti il giorno dopo, con la superstar Kiko, con lo sconvolgimento emotivo dell’alzata dei giovani per il sacerdozio (molti dei miei giovani ex fratelli di comunità ricordo che si furono alzati in diversi pellegrinaggi ed andarono verso il palco, anche se effettivamente solo un paio di loro sono diventati sacerdoti (del cammino!) qualche anno fa dopo una lunga preparazione nei seminari Redentoris Mater sparsi un po’ ovunque nel mondo. Questo per confermare che a Kiko piacciono molto i numeri, poi i fatti reali e il numero di “preti veri” “creati” effettivi non conta poi molto. Ricordo ancora che una mia sorella e suo marito videro Kiko e padre Mario un giorno mi sembra a Loreto, si fermarono a parlargli e l’unica preoccupazione di Kiko era stata domandare “Quanti figli avete?” Ed avevano già 3 figli con neanche 29 anni d’età compiuti… Con la risposta di Kiko “Bene, bene”, e qualcosa sul Signore e sulla provvidenza che ora non ricordo!

Ricordo alle GMG i numeroni gridati da kiko, “500 fratelli da Malta (si alzano in piedi con le bandiere quelli di Malta), 10000 fratelli dall’“España” e giù con trombe, bandiere, schitarrate per farsi sentire, 20000 fratelli dall’Italia e qui lo stadio rimbomba ed esplode, incredibile, tutto per caricare psicologicamente i presenti! Ricordo ancora l’episodio al ritorno della GMG del Canada, nell’aeroporto di Toronto per ritornare in Italia, nel quale io e un mio fratello di comunità riuscimmo a farci fare una foto con Kiko in persona (che si lasciò far fare la foto), lui era in mezzo e io e il mio fratello di comunità uno da una parte e uno dall’altra (stile Gesù Cristo con i 2 ladroni…), come se fosse una superstar mondiale tipo Madonna o Robbie Williams! In questo periodo non avevo mai avuto una ragazza esterna del cammino, finché dopo i 18 anni ho conosciuto la mia attuale moglie, che era totalmente esterna al cammino, figlia unica, i suoi genitori erano atei: un totale sconvolgimento per me.

Confermo la regola neocatecumenale nella quale i catechisti ti obbligano o a fidanzarti con una “figlia di Israele” cioè con una ragazza del cammino, o se non è del cammino, di fare di tutto per invitarla alle catechesi, in modo che lei entri in una nuova comunità del cammino, altrimenti eravate destinati a lasciarvi e il vostro amore non era benedetto da Dio. Così infatti feci: non subito ma dopo un anno di pressioni da parte dei catechisti la portai alle catechesi. Nel frattempo veniva sempre con me all’eucarestia del sabato sera. Ricordo ancora con dolore i nostri litigi per farle capire questo, pensavo veramente di essere nel giusto. Difatti lei, senza dire nulla ai genitori, per amore mio ma non per nessun interesse nei confronti della chiesa, alla fine cedette. Comunque non fu mai una forte frequentatrice, difatti non andò nemmeno alla prima convivenza, ma faceva parte della sua nuova comunità. Frequentò qualche volta la parola, fece qualche “preparazione”. La cosa che ci faceva più male era il fatto di non potere stare in comunità insieme, cosa che per regola non scritta, avviene solo dopo che i due si sposano, e l’appartenente alla comunità più avanti di tappe nel cammino passa a quella del partner più indietro del cammino. Ho provato anche a chiedere ai catechisti di farmi mettere nella sua comunità, ma non c’era verso di far loro cambiare idea. Nel mentre avevo finito le scuole superiori ed ero andato subito a lavorare, questo per poter avere il più presto possibile l’autonomia finanziaria necessaria ad andarmene di casa, anche perché non c’era verso di poter stare soli a casa dei miei genitori, per potere avere un po’ intimità con la mia ragazza (cosa totalmente proibita fino al matrimonio nel cammino, ma io me ne fregavo). I dubbi che qualcosa non andava nella mia vita mi vennero tra dopo il secondo passaggio e la convivenza dell’iniziazione della preghiera, soprattutto grazie a questo blog, vedendo, pensando e ripensando le testimonianze di ex usciti, tutte uguali, tutte con molti punti di affinità con la mia esperienza, questo perché il metodo di plagio neocatecumenale è sempre lo stesso in tutto il mondo.

Ricordo ancora il secondo passaggio che lo paragono ad un interrogatorio nazista, con il malcapitato fratello di turno estratto a sorte da un sacco, messo su una sedia in mezzo alla sala con gli otto catechisti davanti e il prete “fantoccio” messo lì senza che abbia mai aperto bocca se non per celebrare la messa e la comunità del malcapitato ad ascoltare dietro, alla quale era stato detto e richiesto l’obbligatorio silenzio sulla confessioni pubbliche che avvenivano. Questo poveraccio, di cui anche a me toccò la stessa sorte, doveva spiattellare tutti i suoi fatti privati, soldi, sesso, “idoli”, alcolismo, droga, con i catechisti che facevano domande intime e uno di essi si scriveva appunti su un libretto. Una sorella che ho ancora nel mio cuore perché era l’unica della comunità a nutrire dubbi e ogni tanto si confidava con me di questo, vide il primo di questi interrogatori e poi non si fece più vedere mai più in comunità (comprensibilissimo visto che qualche sera dopo la sorte avrebbe estratto pure lei).

Il santone si degna di benedire
uno dei suoi poveri adepti
Un'altra cosa che mi colpì moltissimo fu la conta dei beni confiscati. Difatti come è scritto in molte testimonianze, i fratelli di comunità durante il rito per l’avvenuto secondo passaggio dovevamo lasciare (a loro discrezione) per terra dicendo ad alta voce “rinuncio a te satana” buste con soldi, con oro, con altri valori, o magari altri oggetti tipo la chitarra utilizzata anche per suonare in comunità, che era diventata essa stessa un idolo. Ricordo la conta del bottino che pressappoco suonava così: 6700 € in contanti, 225 grammi d’oro, ecc. e la lista si allungava a dismisura anche per la vendita dei vari oggetti. Ricordo che i catechisti dicevano che questi soldi furono dati ai poveri della parrocchia, ma io onestamente ho sempre avuto i miei dubbi, e credo che almeno la metà di questi soldi siano andati a finanziare la fondazione Sacra Famiglia di Nazaret di Roma, che è la banca del Cammino Neocatecumentale, con la quale vengono finanziati tutti i viaggi e gli alberghi ai 3 (ormai 2) fondatori, ai vescovi corrotti amici di Kiko, ai seminaristi, alle megaopere della Domus Galilea sul monte delle Beatitudini, ai mega concerti di Kiko, ecc. Basta pensare di moltiplicare tutti i soldi dei secondi passaggi per il numero di comunità arrivate fino a questa tappa per capire il giro pauroso di soldi del cammino, per non parlare delle decime che vengono richieste mensilmente dal secondo passaggio in poi (che personalmente non ho mai dato, visto che per non fare la brutta figura mettevo la mano vuota nel sacco nero e facevo finta di lasciare soldi, anche se il capo comunità alla fine si faceva due calcoli e ci redarguiva perché i conti non tornavano, e faceva fare un ulteriore giro con il sacco nero, il tutto condito con il “melodioso” suono delle canzoni schitarrate firmate Kiko dalla “grande” sua raccolta di canti “Risuscitò”) ed inoltre delle continue richieste di denaro alla fine dell’eucarestia il sabato sera facendo girare il famoso sacco nero dell’immondizia.

Una parola per i catechisti: sono dei poveracci. Non fanno altro che leggere e imparare a memoria le catechesi (ormai non più segrete) ma per gli adepti del cammino lo sono, e gli atteggiamenti di Kiko, come il fatto che si fanno crescere la barba come Kiko, storpiano le parole nei canti con un tono spagnoleggiante, gridano, fanno pause oratorie, ecc. Sono anche loro, senza purtroppo accorgersene, parte della piramide gerarchica che parte dall’alto dal tripode neocatecumenale poi con i dodici Cefa, e via via verso il fondo della piramide.

L’uscita del cammino è stata devastante per me in quanto ho dovuto lasciare tutti i miei amici, che erano solo quelli della comunità in quanto come è scritto un po’ ovunque nelle testimonianze degli altri ex fratelli di comunità il cammino porta ad isolarsi, a smettere con gli hobby esterni, e in questo modo le uniche persone che si frequentano sono i fratelli di comunità che ormai negli anni grazie ai “giri di esperienze” e alle convivenze conoscono ogni tua debolezza come in una sorta di auto controllo…

Questo forse è il principale motivo che fa restare in comunità le persone che dubitano dei metodi del cammino. Difatti nelle convivenze viene spesso ripetuto che fuori del cammino c’è il mondo, c’è satana, c’è la perdizione. Cosa ovviamente totalmente falsa, ma purtroppo il fatto di punto in bianco di non poter parlare più con nessuno che conosci è vero ed è tremendo. Rifarsi una vita nel mondo di oggi così chiuso a se stesso è molto difficile, se non impossibile, e ho letto di varie persone che sono cadute in depressione se non perfino che si sono suicidate per essere uscite…

Io per fortuna ho avuto mia moglie che mi è stata accanto in questo percorso di fuoriuscita, e non scherzo, credo che sia esattamente come smettere di drogarsi, di bere per alcolismo forte e di fumare… Oltre ad avere avuto un’enorme forza di volontà per cercare il prima possibile di andare via da casa, difatti, questo similmente ad altri ragazzi del cammino, mi sono sposato in chiesa molto giovane e poi (senza andare a convivere) sono andato ad abitare con mia moglie. Mi sono sposato nella stessa chiesa di cui facevo parte quando ero neocatecumeno (fra l’altro avevo durante la messa i canti neocatecumenali, “Vieni dal libano mia sposa” all’inizio, ecc.). Vista l’esperienza, ormai ero diventato praticamente ateo, e mi ero sposato in chiesa più che altro per non fare un ulteriore sgarro ai miei genitori e perché comunque sposarsi in chiesa con la moglie in abito bianco mi piaceva di più che farlo in comune (lo credevo più scenografico, per le foto, lancio del riso ecc.). Ripeto tuttora sono quasi moltissimi anni che sono felicemente sposato con mia moglie, abbiamo avuto una figlia quando ci sentivamo pronti di farlo (senza la pressione continua dei catechisti di essere aperti alla vita).

Ho avuto anche la fortuna che i miei genitori e la mia famiglia pur essendo ancora nel cammino non erano fondamentalisti al pari di altre famiglie e quindi questo mi ha permesso tuttora di avere con loro buoni rapporti. Loro ovviamente non mi parlano mai apertamente del cammino, ma continuano a frequentarlo, andare alle convivenze, catechizzare ecc.

Vi prego di fare notare alle persone che il cammino neocatecumenale è una setta. Bisogna fare più pubblicità a uno scritto di Augusto Faustini che si trova su internet all’indirizzo: http://www.edizioniamiciziacristiana.it/amiciziacristiana/lateladelragno.pdf

nel quale parla del “Plagio psicologico della Sètta Cattolica detta: "CAMMINO NEO CATECUMENALE"”, nel quale parla dei sette punti che caratterizzano tutte le sette e che si trovano perfettamente d’accordo con il cammino (forse avevate anche voi scritto qualcosa a riguardo, non mi ricordo).

Avrei un altro milione di cose da scrivere, visto che il CN ha fatto parte della mia vita per più della metà dei miei anni come parlare della “provvidenza” nella quale credono i neocatecumenale, che non sono altro che le decime degli altri fratelli di comunità nonché la disponibilità e la promiscuità degli altri fratelli nel tenere i figli degli altri fratelli di comunità, l’abbandono minorile (credo punibile anche per legge) durante le convivenze per 4 giorni dei genitori a babysitter (ragazze di comunità) pagate pochissimo, in nero e molte volte nemmeno maggiorenni.

Finisco per parlare della mia attuale ex comunità, partita all’inizio con più di 50 persone e ridotta negli anni dalle persone che l’hanno abbandonata a un totale di 20 persone (quasi tutte coppie con molti figli), attraverso anche varie “fusioni” con altre comunità (anche queste decimate negli anni). Credo che quasi tutte le persone che hanno abbandonato la comunità (principalmente giovani, figli del cammino anche loro) non abbiano davvero capito di aver vissuto in una setta per molti anni.

Sono sicuro ugualmente che se per caso qualche ex fratello di comunità leggerà queste mie righe saprà sicuramente chi sono, ma so anche che nessuno avrà mai il coraggio di chiamarmi o contattarmi per sapere come sto, come non l’hanno mai fatto in tutti questi anni.

(da: un ex neocatecumeno)

lunedì 17 ottobre 2016

Il Cammino è "gestazione alla fede"? No, è una "gravidanza isterica"

Diamo risalto a un interessante commento pubblicato nel post "Parrocchia neocatecumenalizzata, parrocchia a zero stelle".


Il carisma neocatecumenale del canto tribale
(sui gradini della chiesa...)
«Vorrei dire solo una cosa, a cui ho pensato insistentemente leggendo i vari commenti e, in particolare, ripercorrendo - nell'excursus di Anonimo del 16 settembre - tutte le Tappe del Cammino!
(Tengo a precisare che per 30 anni ho fatto parte dell'esperienza e terminato l'intero percorso N.C.: Tanto per chiarire che riferisco ciò che ho visto, conosciuto e vissuto.)
Anni di preparazioni, incontri, convivenze, eucarestie, scrutinii.
Un lungo e articolato itinerario che fa raggiungere al Neocatecumeno la Fede Adulta.


Dai frutti li riconoscerete. La Comunità Cristiana alla fine del Cammino: L'Amore e L'Unità.

Kiko in una convivenza, tanti anni fa, bloccò le esperienze dei suoi catechizzati, che avevano già da tempo finito il Cammino...e che raccontavano in Assemblea, con la saccenza propria dei catecumeni di Kiko e senza alcun pudore, l'esperienza fallimentare della Comunità Cristiana Adulta, coronamento del Cammino, di cui facevano parte
Se "dai frutti li riconoscerete!" a che serve fare tanti ragionamenti? 
Amore e unità? Se la famiglia è neocat... 
Basta guardare le Comunità che hanno finito il Cammino... sono un vero fallimento.. piene di scandali in tanti casi, invidie e gelosie e competizioni serpeggiano tra le tante "prime donne", giudizi che non si contano e..doppiezza di vita!

Davanti a questo non c'è altro.

Si discute che il Cammino, forse, è troppo lungo negli anni.... non è neanche questo il problema più grande...se non dà neanche frutti!

La famosa "gravidanza isterica"(*) di cui Kiko parla nelle prime catechesi - perchè il catecumenato è una gestazione - dovrebbe essere l'eccezione.....ma qui, è inquietante, è la regola!
Alcuni soggetti vissuti e cresciuti dentro e stabilizzati sono anche peggio di chi in una Comunità non ci è mai stato!
Tra quelli che, all'interno, hanno responsabilità a vari livelli sono stati generati dei mostri, altro che creature nuove "dove l'altro è Cristo"!

Di questo ho fatto dolorosa esperienza a mie spese.»

(da Pax)

(*) La gravidanza isterica o falsa gravidanza è un disturbo di natura psicosomatica per cui la donna accusa sintomi del tutto simili a quelli di una vera gravidanza a tal punto da convincersi veramente di essere incinta. Praticamente come i neocatecumenali che si convincono di essere cattolici....

venerdì 14 ottobre 2016

Ragazza subisce violenza: ci si preoccupa solo delle conseguenze per il Cammino

Riportiamo una testimonianza reperita in un gruppo di Facebook.
La vicenda raccontata, non più triste e deprecabile di altre storie di abusi perpetrati nell'ambito dei luoghi cosiddetti 'sicuri' frequentati dai ragazzi (scuola, gruppi sportivi, parrocchia, famiglia), è per noi interessante in quanto conferma come, all'interno delle comunità neocatecumenali, non solo non sembra siano attivabili meccanismi di protezione e di tutela nei confronti di giovani e minorenni, soprattutto quando sono coinvolti, come in questo caso, "catechisti" neocatecumenali di un certo livello, ma anzi, la vittima viene lasciata sola, isolata, colpevolizzata anche da chi, in questo caso i responsabili della comunità neocatecumenale e i sacerdoti, dovrebbero aiutarla e allontanare il 'lupo' dal gregge...

Sono "nata in comunità" (così come usano definirsi nel gergo catecumeno i ragazzi nati da genitori frequentanti il cammino da prima della loro nascita).
A 13 anni entrai in cammino come mi era stato imposto dai responsabili della prima comunità. 
Ad un certo punto della mia adolescenza, avevo 17 anni, a causa di un piccolo problema - ai miei occhi enorme ma in realtà, col senno di poi, di normale routine per una ragazza - il responsabile della mia comunità decidette di farmi confidare con il catechista di regione. 
Un grandissimo onore, per come era impostata la vita comunitaria, parlare con il catechista significava essere una piccola eletta. 
Comunque, al di là di ciò, iniziò a chiamarmi insistentemente. Non capivo, ero confusa, ma non maliziosa. In fondo si trattava del catechista, quasi un Dio (QUASI, PERCHÉ  IL VERO DIO PORTAVA IL NOME DI KIKO ARGÜELLO). 
In fondo, pensavo a questo catechista apparentemente carismatico, sposato con un numero elevato di figli, cosa mai potevano significare quelle telefonate insistenti se non un aiuto, un sostegno? 

Passa un mese e mezzo, forse due, non ricordo bene... per l'ennesima volta mi squilla il telefono, un po' esaltata e un po' stressata risposi alla chiamata; era lui, voleva lo raggiungessi alla rotatoria, quella sera aveva un incontro in chiesa con la prima comunità.  
Mi fidai. Mi diressi a quel maledetto incontro.
Mi fece salire in macchina, ancora pensavo, sotterrata dalla mia ingenuità catecumena,  di possedere una specie di onore e che, nonostante quello strano e improvviso incontro, volesse ancora darmi un sostegno. Le prime avvisaglie che il mio corpo e la mia psiche mi diedero fu un insieme di brividi e confusione che mi percorsero,  quando mi strinse le mani. Erano gelate, ricordo alla perfezione  quel gelo che emanavano le mie mani poggiate con disagio sulle mie stesse gambe. 
"Hai le mani gelate" mi disse. Lo guardai di traverso, penso di aver capito solo in quel momento che qualcosa non quadrava, che gli schemi stabiliti erano saltati. 
Il disagio mi assillava ma nonostante tutto ancora una piccola fiammella di incauta speranza mi animava.
Mi stringeva la mano. Percorse una stradina sterrata, dietro di noi si imponeva freddo e solitario il carcere. Spense la macchina. Mi guardai intorno... solo vegetazione e nulla più. Non un' anima viva .....qui  risulta un po' difficile continuare, il cuore mi batte all'impazzata.
Allora... Mi girai e notai i suoi pantaloni abbassati alle caviglie. Doveva averlo fatto in un nano secondo, non mi ero accorta di nulla, o forse dipendeva dal fatto  che la mia percezione del tempo era svanita. Si, perché non riesco a quantificare quel maledetto tempo passato in quell'autovettura.  Con la sua forte mano mi abbassò la testa (Non farmi raccontare i particolari perché provo un grandissimo disagio) provavo schifo e impotenza. Cercava di baciarmi, non so come ma con la forza ci riuscì,  cercò di toccarmi... mi abbassò di nuovo la testa e lì si concluse il mio incubo... almeno così credevo.


Non parlavo, mi riportava a casa. Mi diceva che il Signore si serviva di mezzi ai nostri occhi subdoli per poi arrivare ad essere felici; diceva che avrebbe fatto avverare qualsiasi mio desiderio e che qualsiasi cosa usciva dalla sua bocca e qualsiasi azione lui perpetrava era ispirata da Dio.
Si, in effetti questo mi era stato insegnato nel cammino.
I catechisti erano esseri superiori... ispirati da Dio e Kiko. 
Purtroppo  però il mio incubo si sarebbe ulteriormente incupito.

Raccontai l'accaduto al mio responsabile, mi guardava in strano modo, guardava fuori dalla finestra finché, con mio estremo stupore, fiorì sulla sua bocca un flebile sorriso.
"Guarda" mi disse "secondo me Marco [nome di fantasia]" ha agito in questo modo perché un fine per la tua anima c'è. Un fine di salvezza".
Onestamente questo fine di salvezza non l'ho mai capito, nonostante l'avessi sentito 1000 volte nel corso delle eucarestie e convivenze in quell'evento non mi tornava granché. 

Comunque mi sentivo male e quasi in colpa, in colpa per i miei sentimenti di tristezza e angoscia verso un evento che a detta di Marco era un progetto di Dio per la mia vita. 
Cercai di distrarmi, di pensare ad altro...

Avevo ormai compiuto 18 anni; erano passati forse due o tre mesi da quell'evento ma le telefonate non cessavano così come non cessava il mio sentimento di sottomissione che mi portava a rispondere... sempre e comunque.

La comunità del nostro paese e altre comunità di altre parrocchie organizzarono una convivenza a […..] vari pullman erano colmi di catecumeni, per lo più giovani, pronti ad affrontare questa esperienza. Ogni pullman avrebbe avuto un capogruppo. Scoprii che il nostro capogruppo era proprio Marco... Alloggiavamo in un hotel, cercavo di non pensare al mio imbarazzo e al mio disagio; alla mia angoscia e alla mia tristezza. 
Cercavo di essere la ragazza di sempre che si fotografava qua e là con i suoi amici... cercavo di afferrare quel poco di normalità che mi era stata strappata via finché quella sera, mentre noi tutti ragazzi ci eravamo riuniti in un'unica stanza per parlottare e stare in compagnia il mio telefono squilla. 

Mi sentii quasi mancare a leggere il suo nome. 
Ebbi come un nefasto presentimento. Rispondo dirigendomi in bagno (mi era stato proibito dal supremo catechista di fare intendere ad alcuni che ci sentivamo, a detta sua Dio agisce nel silenzio non nel caos).
Mi chiese di dirigermi nella sua stanza. Di farlo perché era giusto così e… moralmente in quel contesto gli credetti. 
Salutai i miei amici e uscìi da quella stanza così sicura per me, per poi inoltrarmi nei freddi e isolati corridoi dell'hotel. Scesi le scale, quasi speravo volesse solo parlarmi, dirmi qualcosa di concreto e rassicurante... non era così. 
Col senno di poi non era poi così normale dirigermi a notte fonda verso la stanza di un uomo… si, oggi è un uomo, anzi no! Una bestia infame! Allora, invece, era il mio catechista ispirato da Dio.


Lo trovai ad aspettarmi fuori, si comportava come se stesse controllando i corridoi come un responsabile e adulto catechista che controlla i suoi ragazzi. Maschera meschina che ha sempre indossato. Mi fece entrare nella sua camera... […] 
Non so neanche gestire la mia testimonianza per colpa del male impostomi da una persona che diceva di essere ispirato da Dio. Per colpa di una mxxxx!  Mi fu imposto un rapporto, fui violentata... non ricordo come mai mi ritrovai a terra, sono caduta? Cercai di fuggire? 
Non ricordo il momento esatto in cui ho preso quella botta che mi lasciò un livido nero e grande per almeno 20 giorni. 
Non ricordo tante cose ma, purtroppo, ne ricordo tante altre.
Ricordo che finalmente mi ribellai, ma lui era più forte di me, ricordo che lo maledissi e che Dio non era questo! Che Dio non era sporcizia e che Dio non ispirava di certo una bestia a fare atti deplorevoli. Finalmente aprii occhi e mente, ma era troppo tardi. Ero in una situazione di sottomissione fisica che purtroppo non mi permise di salvarmi. Al solo pensiero di quel momento così doloroso, sia fisicamente che mentalmente, provo dispiacere per me e per l'aiuto da me richiesto al mio responsabile e non concesso. Marco era nervoso, io ero triste e malconcia. 

Non avevo il coraggio di parlarne con nessuno. 
Mi confessai ad […] ed il prete mi diede un Rosario invitandomi a recitarlo. Bhe, mi aspettavano altri dolori morali da parte dei kikiani.
Non lasciai il cammino ma ancora frastornata e triste partecipavo...

La notizia che qualcosa di particolare era successo con Marco e che io centrassi si diffuse, peccato che pur di difendere il cammino e il proprio amato catechista li portasse a non parlarmi. Si, perché successe un qualcosa di estremamente sconvolgente per loro. 
Kiko in persona diede l'ordine al catechista e la sua famiglia di lasciare la nostra regione e trasferirsi nella loro città di origine. 
Per la mia comunità fu uno shock e a qualcuno dovevano pur addossare la colpa, cioè a me (anche se il buon senso avrebbe dovuto indurli a riflettere sul fatto che Marco avrebbe potuto aver fatto qualcosa di grave per esser stato allontanato con tanta urgenza. Non erano neanche passati 15 gg da quel tragico evento).

Una sera vi fu un incontro con un prete di rilievo nella Regione, che fra tanti spesso e volentieri accompagnava anche Marco e famiglia alle convivenze. Partecipava anche il nostro prete estremamente catecumeno. Ognuno a turno parlava delle proprie esperienze o problemi che affrontavano in comunità.  
Arrivò il mio turno, espressi il mio disagio riguardo al fatto che nessuno mi rivolgeva più  la parola, che mi sentivo estraniata da un mondo al quale facevo parte sin dalla mia nascita e che "fratelli" che mi sono stati "amici" o che mi hanno vista crescere mi avevano abbandonata. Oggi direi che si trattava di vero e proprio bullismo. 

Mi sentii rispondere da questo prete eletto e saccente che era colpa mia, che se le cose accadono è perché io non avevo saputo gestire situazioni ed eventi e quindi tutto ciò accadde perché io ne avevo colpa. 

Mi arrabbiai intensamente,  piansi come una bambina, stavo per dire ciò che realmente era accaduto. Il prete se ne accorse e improvvisamente mi bloccò e alzandosi e benedicendo mi stoppò categoricamente. Non una parola di sostegno, non un abbraccio... solo, dopo tutto ciò che avevo passato, indifferenza.  
Finì il tutto e la nuova responsabile mi accompagnò dal prete della nostra parrocchia che in un batter d'occhio si era rifugiato nel suo studio. Stavo troppo male. 
Entrai e iniziai a parlare con lui. 
La responsabile con il marito si trovavano dietro la porta. Era quasi mezzanotte. 
Dissi al prete, in preda alla rabbia, disperazione e umiliazione che volevo denunciare l' accaduto. Ricordo che lui spalancò gli occhi e mi intimò di non farlo. Che se la storia fosse venuta alla luce tanti credenti avrebbero smesso di frequentare non solo il cammino ma anche la parrocchia.


Stremata, stanca umiliata e senza via d'uscita mi diresse verso la porta. Non vedevo l'ora che i responsabili mi riportassero a casa. Guardai fuori, non c'erano nè loro nè la macchina... erano andati via. Ero da sola, ancora una volta il peso del peccato altrui annientava me. 
Ripiombai nella mia tristezza. Stavo malissimo....
Iniziai ad incamminarmi verso casa, in lontananza vidi, seduti ad un bar di proprietà di altri catecumeni parenti dei responsabili proprio loro, i miei responsabili, il vecchio responsabile con il quale all'inizio mi ero confidata e altri. 
Parlavano di me, parlavano dell'accaduto e di tutto ciò che io avevo vissuto in prima persona e che mi aveva segnato profondamente.  
Io ero devastata loro spettegolavano... mi ritrovai sola al buio e so per certo che in quella strada semideserta mi avevano notata. 
So per certo che volutamente mi avevano lasciata da sola. 
So per certo che in quel momento Dio era con me, mentre da loro serpeggiava Satana ma tutto ciò lo so ora mentre allora sola e desolata percorrevo le vie del mio paese profondamente umiliata...

Lasciai il cammino. 

Un prete di un'altra città lontana [.....] che sapeva tutto partecipò ad un incontro a Roma al quale partecipavano preti e catechisti di un certo livello (secondo il loro metro di considerazione) riportò ciò che era successo e riferì un particolare di rilievo che successe:
Kiko disse a Marco con rimprovero e rabbia che per sua colpa il cammino neocatecumenale aveva seriamente rischiato di chiudere i battenti!
Ci fu un grande sfogo da parte di Kiko, non in difesa della vittima o dell'innocente ma in difesa della sua setta.
Ma cosa potevo mai immaginare da lui se non questo?  In fondo proprio lui ha innescato questo maledetto meccanismo.

martedì 11 ottobre 2016

Autocelebrazione spaziale alla convivenza di inizio corso galattico 2016-2017 - Parte II

Continuiamo il commento alla lettera di un neocatecumenale pubblicata alla pagina "Autocelebrazione neocat - parte I".

Nota bene: A tutti i neocatecumenali infoiati che strillano che questo blog starebbe facendo non si sa quali danni spirituali, segnaliamo che l'autore della lettera ha tratto le sue conclusioni senza bisogno di nessun blog. Dovete ringraziare solo voi stessi e la vostra stupida idolatria.

Kiko Redentore Pantocratore
4. Il video di Kiko: prima frase: "Sono stato scelto da Dio per essere il vostro catechista, e ha fatto un lavoro con me... Non sto qui a dire che sono un santo,
quello non mi interessa, vi dico i fatti, la verità". Si è passati poi al resoconto sulla sua vita fin da quando era un bambino: il padre che lo faceva sempre disegnare e che questo ha reso il suo cervello "un mostro" in grado di creare qualsiasi forma d'arte: pittura, musica, poesia (con un appunto verso i presenti, di fronte ai quali la sua arte è praticamente sprecata perché non hanno senso artistico), il fatto che questa sua fama di bambino prodigio gli aveva già procurato successo con le donne, il fatto che "ero molto cristiano, molto bigotto e mi confessavo una volta a settimana" (???), la crisi esistenziale e la ricerca della certezza dell'esistenza di Dio ("non mi servivano quelle stupidaggini sulla causa prima eccetera, volevo una risposta certa" che posso capire la necessità di un incontro, ma allora o non sai esprimerti o lo fai apposta), il suo direttore spirituale che gli aveva detto che vedeva in lui una grande missione per il mondo e gli aveva consigliato di trovarsi un monastero di clausura (consiglio annullato in seguito dalla stessa Carmen, se non ricordo male, che gli ha detto "quello che ti ha detto la Madonna è vero, entrare in monastero no!"; cioè era vera la missione affidatagli da Maria nella visione, il consiglio del direttore spirituale non aveva senso né peso né importanza), l'apparizione della Madonna ("mi è apparsa solo intellettualmente, è stata una visione intellettiva", andando avanti in una descrizione che almeno io non ho capito e mi sembrava una presa in giro a cui mi chiedo come si fa a credere, ripensandoci sembrava di vedere uno di quei canali sperduti dove c'è il santone di turno ("ma che è? Wanna Marchi?!" ho pensato). Insomma, parola d'ordine: autoreferenzialità. Kiko dice che ha visto la Madonna. Punto. Che per altre apparizioni mariane ci siano voluti decenni perché la Chiesa ne decretasse l'autenticità non conta niente. Lui l'ha vista, quindi è vero.
p.s.:  Del discorso sulla visione ricordo questo: "non mi è apparsa, è stata una visione intellettiva" ma ha detto anche "ho visto una luce chiarissima" (??) e poi giù con l'istruzione di fondare comunità ecc ecc che sappiamo fin troppo bene (la solita pappardella insomma). Onestamente, non saprei ripetere quello che ha detto con precisione perché l'ho trovato confusionale, assolutamente non lineare e non riesco quindi a ricostruirlo.
[NdR: Kiko chiama "stupidaggini" tutto quello che non capisce o che non è opera sua, certo. Prima di Kiko il nulla, il sommo signore di tutti i neocatecumenali. Lui si che ha la verità! Lui, il bambino prodigio, che aveva successo con le donne - ci sarebbe, parlando di psicologia, parecchio da discettare su questa fissazione del "successo con le donne" - lui, il chiamato da Dio, il quale confessa, e qui siamo al delirio, che la visione della Madonna sarebbe stata solo "intellettuale"... e quindi? Se l'è immaginata? Quella descritta da Kiko, volendo leggere la cosa in modo positivo sarebbe, secondo il «Compendio di Teologia Ascetica e Mistica» del Tanquerey, una percezione di «una verità spirituale senza forme sensibili: tale fu la visione della SS. Trinità avuta da S. Teresa ... Queste visioni si fanno o per mezzo di idee già acquisite ma da Dio coordinate o modificate... A volte sono oscure e non manifestano che la presenza dell'oggetto; a volte invece sono chiare ma non durano che un momento: sono come intuizioni che lasciano impressione profonda.»  Ciò significa, dato l'unico esempio, che a volte Dio si serve di una intuizione ispirata dallo Spirito Santo, per permetterci di comprendere alcuni Suoi misteri, altrimenti insondabili (quale appunto il rapporto Padre-Figlio-Spirito Santo). Secondo quanto invece Kiko ha sentito e fatto, egli avrebbe ricevuto una "missione" dalla Vergine, infatti per decenni, già dalle catechesi iniziali, si è detto che il Cammino è nato da una "apparizione" della Madonna a Kiko e che la stessa Carmen più volte ha detto di aver "VISTO" la Madonna (la Carmen addirittura sostenne di aver avuto un sogno assimilabile alla "transverberazione" di Santa Teresa in Estasi)Lei stessa, infine, confermava che Kiko andava in giro dicendo di aver avuto una visione della Vergine: "...e mi dice che aveva avuto una visione della Madonna che gli aveva detto di fare comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth". Detto francamente, sembra che Kiko abbia ritrattato la versione precedente attaccandoci sopra una definizione teologica di un fenomeno privatissimo e semisconosciuto, per salvare capra e cavoli: Io l'ho visto, quindi è vero, voi brutti, io bravo. 
Per inciso non è mai accaduto che la Madonna sia apparsa nella mente di qualcuno: quando la Vergine vuole farsi vedere, si rende realmente visibile, colpisce i sensi, tanto che coloro che fanno questa esperienza ne escono completamente trasformati. Anche volendogli credere, la sua "visione" doveva essere posti al vaglio delle autorità o almeno del proprio direttore spirituale, proprio per non cadere preda delle proprie turbe psichiche, di un esaurimento nervoso e anche di manifestazioni di altra natura: "Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce.". Infine, è da considerare che sarebbe l'unico caso in cui il veggente non sa descrivere quello che ha visto: Santa Teresa ebbe ben chiare tutte le visioni che le furono mostrate da Dio e le sottopose costantemente al proprio confessore, temendo si trattasse di visioni diaboliche.]
Il vescovo Kiko con il suo "pastorale"
5. La catechesi sul cammino: in pratica il cammino è formativamente perfetto. C'è la fase dell'umiltà (primo scrutinio, shemà), la fase della semplicità (secondo scrutinio, preghiera, traditio, redditio), la fase della lode (Padre Nostro, elezione). Il tutto porta all'amore e all'unità. Nelle diverse fasi c'è la formazione veterotestamentaria (1a fase), formazione patristica (2a fase), formazione mariologica (3a fase). Insomma, c'è tutto. La cosa che mi è rimasta impressa è il tono, che io ho avvertito di rimprovero come se si stesse rispondendo a qualcuno che ha lanciato qualche accusa (accusa che però non c'è stata, anche perché non ci sono stati i questionari, quindi questioni non ne erano state sollevate) e come se si stesse difendendo un'opera che è perfetta e non si capisce di che ti lamenti (anche se io ho sentito solo applausi in 3 giorni). Insomma, a me è sembrata una convivenza ad hoc in risposta a problemi non chiaramente ammessi, perché è stato tutto molto eccessivo: toni e contenuti. Come se dovessero dare una risposta a qualcuno e rinvigorire il convincimento del singolo. Almeno questa è stata la mia impressione. Un simile bombardamento non ha senso altrimenti: è stato come se stessero cercando di difendere con i denti qualcosa, perché in definitiva il senso è che si deve resistere e restare in comunità senza farsi fregare dagli scandali e dalle opinioni personali, perchè siamo in un cammino perfetto ispirato direttamente da Dio a Kiko e Carmen in cui Dio stesso ci ha messo ("voi figli di comunità siete chiamati perché lo sono stati i vostri genitori"). Si è parlato poco di Dio, molto poco...troppo poco. Solo di cammino. Altra nota: durante la catechesi, mentre veniva esposto il merito del cammino di offrire una formazione completa, più volte è al cammino dobbiamo tutto). Questo tono è proseguito per tutta la durata della catechesi, come se si dovesse essere grati al cammino di qualcosa e questo dovesse far intimidire. È stato sottolineato "chi di voi avrebbe mai letto i Padri della Chiesa se non ve l'avessimo fatto fare noi" (le parole non sono esatte, ma il senso è quello).
Kiko arringa la plebe in una parrocchia di Mestre, kikizzata da lui stesso

[NdR: L'isterismo comunicato dai caporioni neocat e chiaramente percepito dall'autore della lettera è estremamente interessante e forse suggerisce che stia per capitare qualcosa di grave a tutto il Cammino. Di sicuro lo scandalo di Guam non può essere passato inosservato in Vaticano così come i numerosi problemi che il cammino crea ovunque affliggendo intere comunità ecclesiali in decine di paesi nel mondo. "Dai frutti li riconoscerete", sarà che i frutti stanno maturando e la marea ormai è montata? Forse qualche brutto scandalo verrà alla luce e i cefali neocatekiki vogliono chiudere la porta dell'ovile prima che scappino le pecorelle?]
6. Il grande assente: padre Mario. Nessun accenno sulla sua esperienza, solo qualche suo commento all'esperienza di Carmen. Ma ci siamo sorbiti le esperienze dei catechisti che tenevano la convivenza (tutti a parte il sacerdote dell'equipe).
La mia conclusione: hanno problemi, e anche molto seri, e su tutti i fronti (sacerdoti, matrimoni, manipolazioni psicologiche, dottrine che non c'entrano niente con la Chiesa e ormai è tutto evidente). Solo che invece di affrontarli (che sarebbe mettere in discussione l'opera di Dio dettata a Kiko, e non si può fare) insistono con toni sempre più perentori e intimidatori senza mettere assolutamente nulla in discussione. Che poi mi chiedo: ma se Dio non si può offendere con i peccati, ti pare che si offende se inizi a fare quello che la Chiesa ti dice di fare? Bah!
Ultimi due "dettagli": neanche un accenno sull'udienza del 1 luglio 2016 con il Santo Padre (come se non fosse mai accaduto, il che è strano, dal momento che hanno sempre sbandierato ogni minimo accenno dei Papi che si sono succeduti) e, per ultimo, all'ingresso del tendone il tavolino su cui troneggiava la pubblicità del nuovo libro di Kiko e presso il quale era possibile prenotarlo; sulle sedie, il foglio di cui allego l'immagine e che secondo me non serve commentare ma l'effetto è stato strano: prima per trovare una risposta alla mia vita quantomeno mi dicevano (sbagliando clamorosamente) di aprire una Parola a caso, ma almeno era la Bibbia, ora apriamo il libro di Kiko.
[NdR: Sapevamo già che Don Mario ormai funge da tappezzeria. E' la parabola di tutte le grandi dittature del mondo, il destino delle opere solo umane che cominciano con i migliori propositi e finiscono imponendo il silenzio con la forza e l'intimidazione, nella decadenza di vecchi gerarchi attaccati al potere. A silenziare le coscienze ci provarono già i farisei con i discepoli di Gesù (...se taceranno questi, parleranno le pietre..) senza successo, perché la Verità alla fine viene sempre a galla. Il marcio che c'è dietro questa esperienza è evidentissimo già solamente nell'ultima immagine dipinta dall'autore della testimonianza, così vivida: la pubblicità del libro di Kiko che "troneggia"l'idolo dai piedi di argilla davanti al quale i neocat sono costretti a inchinarsi, immagine che vi proponiamo anche noi]




p.s. «solo una nota aggiuntiva: il ripetuto invito (sia durante la convivenza sia al termine) a non mettere niente su internet: dalle foto dell'assemblea alle lodi su facebook (che a quanto pare qualcuno aveva già postato venerdì pomeriggio, come ci è stato detto: "mi dicono che ci sono foto su facebook della convivenza: non fate queste cose, non serve. Gli altri sono a casa loro, così voi estrapolate un contesto e lo mettete in un altro e questo non serve." e "Kiko è stato ispirato, e in questo senso hanno fatto una scelta, a che l'annuncio sia tra persone fisiche") al video che verrà dato per le convivenze di riporto ("Mi raccomando, non caricatelo su youtube, non serve a niente").»
(lettera firmata)

[NdR: tralasciamo ogni commento sulla delazione di stampo staliniano applicata ai poveri neocatecumenali (mi dicono che... ).  Il divieto di facebook imposto da Kiko ha del tragicomico: sembra uno sketch dei Three Stoogies, dove i personaggi ripetono sempre la stessa scena tormentone per suscitare ilarità. Kiko vieta facebook, i neocat si battono il petto contriti per un mese e poi tornano a postare video, foto, commenti su tutti i social esistenti, quindi Kiko vieta facebook... Chiaramente questo divieto fantasma ha un solo scopo, che non è "ispirato", che non c'entra con l'annuncio tra persone fisiche (infatti Kiko quando vuole va tranquillamente a farsi pubblicità in televisione e sui giornali: interviste, articoli, comizi...), ma è banalmente il tentativo - fallito in partenza - di impedire alla gente di informarsi. Sia mai che qualcuno cercando video sul cammino capiti sulle pagine di questo blog e scopra le magagne del pedovescovo Apuron e del pretino neocat che se la fa con le minorenni!]