venerdì 11 ottobre 2013

«Ora si sentono al sicuro»

«...papa Francesco ne ha presa in via riservata anche una terza: ha bloccato l'esame intrapreso dalla congregazione per la dottrina della fede sulle messe delle comunità neocatecumenali.

Una liturgia neocatecumenale
L'ordine di accertare se in queste messe si compiano degli abusi liturgici, e quali, era stato dato personalmente da Benedetto XVI nel febbraio del 2012:

> Quella strana messa che il papa non vuole

L'avvio dell'esame era risultato decisamente sfavorevole al "Cammino" fondato e diretto da Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, da sempre molto disinvolti nel modellare le liturgie secondo i loro criteri.

Ma ora essi si sentono al sicuro. Hanno avuta la conferma dello scampato pericolo dallo stesso papa Francesco, in una udienza loro accordata il 5 settembre.»


Riepiloghiamo:

  • Francesco "blocca" il procedimento in corso: i kikos «si sentono al sicuro»

Sarà più probabile che il Papa approvi lo scempio liturgico introdotto da Kiko e Carmen, oppure che si sia convinto che il problema neocatecumenale non possa essere risolto richiamandoli all'ubbidienza?

giovedì 10 ottobre 2013

«Vogliono kikizzare anche te!»

Arrivano i neocatecumenali! si salvi chi può!

Cosa succede quando in parrocchia ti arriva un prete neocatecumenale? La prima cosa che fa è neocatecumenalizzare la parrocchia, infischiandosene dei fedeli.

Ecco per esempio cosa è successo a Chipiona (in Andalusia, nella diocesi di Jerez), in una bella chiesa retta per quasi quarant'anni dai francescani: arriva il presbiteronzolo neocatecumenale e il suo primo provvedimento è piazzare al centro della chiesa il tavolone quadrato kikiano, che ci sta bene come i cavoli marci a merenda:


Potete star certi che è solo l'inizio della ineluttabile neocatecumenalizzazione della parrocchia, che si trasformerà ad immagine e somiglianza dell'«iniziatore del Cammino» Kiko Argüello, infischiandosene dei fedeli cattolici.

Chi ha commentato questo scempio, pur dicendosi favorevole ai neocatecumenali (sulla base del fatto che hanno uno Statuto), con sorpresa e disgusto si lamenta che quando arrivano i kikos, vogliono kikizzare tutto, vogliono kikizzare anche te. E questo, oltre ad essere un indice di superbia e tracotanza, è anzitutto un male per i fedeli cattolici che non hanno mai avuto necessità delle brutture (spirituali, artistiche, liturgiche, musicali, ecc.) del Cammino Neocatecumenale.


(l'articolo completo è sul blog spagnolo La Cigueña de la torre,
che abbiamo trovato citato dall'ottimo Crux Sancta)

martedì 8 ottobre 2013

Quello con il faccione di Kiko in copertina




«La nostra umilissima preghiera è di venire corretti, guidati, approvati; la nostra gioia è quella di vivere attaccati a voi, Santo Padre, di obbedirvi in tutto, di essere interamente vostri, fino all'ultimo respiro». (Don Giacomo Alberione a Pio XI)

Agli inizi degli anni Trenta, mentre si stava consumando il duro braccio di ferro tra Mussolini e Pio XI sull'Azione Cattolica, don Giacomo Alberione decise di fondare La Famiglia Cristiana (1931), con lo scopo di «contribuire alla buona formazione della famiglia, e di conseguenza alla restaurazione morale e religiosa della società».

La rivista, inizialmente, è indirizzata solamente alle donne e alle fanciulle ed è composta da articoli di formazione liturgica ed evangelica (tutti, ovviamente, ancorati al Magistero) e da un insieme di insegnamenti pratici, come «ragguagli utili di medicina, cucina e abbigliamento; una rubrica di cucito con esempio pratico, una di diritto (“come fare testamento”) e poi consigli igienici, notiziario agricolo, giochi e storielle». Questa è La famiglia cristiana, così come l'ha pensata il fondatore.

Veniamo, ora, alla rivista come si presenta ai giorni nostri. Prendiamo, come esempio, l'ultimo numero, quello con il faccione di Kiko Argüello in copertina. Non possiamo negare che il Cammino Neocatecumenale riscuota sempre più successo all'interno delle parrocchie, ma dobbiamo anche ammettere che quello di Kiko è un movimento che, dal punto di vista liturgico e dottrinale, si allontana parecchio dal Cattolicesimo.

La liturgia neocatecumenale rappresenta il tipico esempio di “liturgia fai da te” postconciliare, errore dal quale il card. Ratzinger aveva messo in guardia i cattolici: «la vera liturgia presuppone che Dio risponda e mostri come noi possiamo adorarLo. Essa implica una qualche forma di istituzione. Essa non può trarre origine dalla nostra fantasia, dalla nostra creatività, altrimenti rimarrebbe un grido nel buio o una semplice autoconferma».

Soffermiamoci ancora un po' sulla liturgia neocatecumenale e, in particolare, sul modo di di ricevere la Comunione (seduti, sempre sotto le due specie e ricevendo l'Ostia sulla mano). Oltre ad indicare una totale assenza di rispetto nei confronti del Re dei re e di fede nella Presenza Reale, il ricevere la Comunione in questo modo si contrappone all'insegnamento del Santo Padre, il quale – riprendendo l'insegnamento di Sant'Agostino e di san Tommaso – ha esortato i cattolici a ricevere la Comunione in ginocchio e sulla lingua.
[...]
(fonte articolo: dal sito web La corsia dei servi)

domenica 6 ottobre 2013

Le decime: «un fiume di soldi che compare e scompare magicamente»

Arrivano i neocatecumenali!
Notate le bocche urlanti...
Diocesi di Terni: alcuni fatti di cronaca riguardano personalità del Cammino Neocatecumenale. E sul giornale Umbria 24 si fa menzione di fiumi di denaro, della «decima» che non è prevista dallo Statuto neocatecumenale, e che costituisce una «disponibilità economica non trascurabile», un vero e proprio «fiume carsico» di denaro, che «compare e scompare magicamente».

E poi la carriera sfolgorante dei neocatecumenali che però lascia nelle parrocchie solo malcontento; l'eccessivo potere del Cammino nella diocesi, potere soprattutto economico; i seminari kikiani Redemptoris Mater che destano sospetti...

Riportiamo alcune citazioni da Umbria 24; per gli articoli completi, cliccare sui link di data e titolo. Abbiamo evidenziato in giallo alcuni passaggi significativi.


28 giugno 2013 - Terni, Diocesi senza pace e dimissioni in arrivo: monsignor Roberto Bizzarri sempre più in bilico
Le lettere Proprio i parrocchiani di Campomicciolo sarebbero i protagonisti di questo ennesimo capitolo ‘epistolare’ relativo alla diocesi ternana. Ultimi di una lunga serie, per la verità, in quanto monsignor Bizzarri sarebbe stato oggetto di ‘attenzioni’ analoghe anche in passato: quando, dopo l’esordio – nel 1993 – come parroco di santa Maria della Cerqua di Narni Scalo, era stato promosso parroco della cattedrale di Narni, cosa che aveva subito fatto ipotizzare una sua carriera sfolgorante. Una carriera che, però, adesso sembra sul punto di interrompersi.

I fedeli Già a Narni, infatti, successe qualcosa. A monsignor Paglia arrivarono alcune lettere, nelle quali (pettegolezzi sulla vita privata di monsignor Bizzarri – peraltro molto ben documentati – a parte) si evidenziavano problemi che potremmo definire ‘gestionali’ e che indussero il vescovo di allora a sostituirlo e farlo rientrare in Curia, per poi spedirlo a fare il parroco a Foce di Narni, penultima parrocchia nella quale ha svolto il proprio compito. Tutte ‘missioni’ accomunate da una caratteristica: il malcontento dei fedeli. Cosa che riporta all’oggi: con la parrocchia di Campomicciolo che presenta un ‘saldo’ di frequentatori decisamente in negativo e manifestazioni di disincanto sempre crescenti.

11 luglio 2013 - Terni, Diocesi senza pace: don Bizzarri sospeso, ‘moderatore’ già oggetto di attacchi e tanti veleni
Spunta la pista che conduce alla potente associazione dei 'neocatecumenali', molto legata all'ex vescovo Vincenzo Paglia
Neocatecumenali - Ma nella diocesi di Terni c’è un’altra questione aperta, strettamente collegata a molte di quelle relative al dissesto e che riporta a monsignor Bizzarri. Che risulta ancora essere anche ‘delegato vescovile per il cammino neocatecumenale’ e ‘codirettore della commissione di pastorale familiare’. E qui la faccenda si fa intricata e, pure, controversa. Perché questa associazione, sempre molto concentrata sul ruolo della famiglia e sempre molto cara all’ex vescovo, Vincenzo Paglia (che, va ricordato, attualmente è presidente proprio del Pontificio consiglio per la famiglia) viene spesso accusata – soprattutto la pastorale familiare – di aver sempre avuto fin troppo potere, all’interno della diocesi.

La ‘decima’ - Un potere che deriverebbe, anche, da una disponibilità economica non trascurabile, visto che ciascun membro è tenuto a versare, ogni mese, il 10% dei propri guadagni alla comunità, con un atto che, in gergo, si definisce ‘dare la decima’. La pratica, per la verità, non è citata nello statuto dell’associazione, ma non è mai stata negata dai suoi vertici: «Non è giusto fare di ogni erba un fascio – racconta chi si è staccato dall’associazione – perché io ci ho trovato persone per bene, credenti devoti, ma anche molti soggetti che lucrano sulla generosità e l’ingenuità di molti». Tanto da creare un costante flusso di denaro che, negli anni, è circolato come un fiume carsico – comparendo e scomparendo magicamente – nelle stanze di piazza del Duomo.

1 ottobre 2013 - Terni, inchiesta sulla Diocesi e guerra in Vaticano: ecco perché l’ex vescovo Paglia rischia
I neocatecumenali - Un particolare, in apparenza piccolo, ma che rientra a pieno titolo nella ‘saga’, può aiutare a capire: una delle questioni aperte, nella diocesi di Terni, è relativa a quei fedeli – e soprattutto ai sacerdoti – che seguono gli insegnamenti di Francisco ‘Kiko Arguello’. I neocatecumenali. Sempre molto concentrati sul ruolo della famiglia, sempre molto cari all’ex vescovo Paglia e spesso accusati di aver avuto fin troppo potere, soprattutto economico, all’interno della diocesi. E va ricordato che ‘delegato vescovile per il cammino neocatecumenale’ era stato nominato don Roberto Bizzarri, appena rimosso dalla carica di parroco a Campomicciolo.

Gli indizi - L’amministratore apostolico della diocesi ternana, Ernesto Vecchi e il nuovo parroco, don Angelo D’Andrea, hanno detto parole chiare, parlando ai fedeli nei giorni scorsi, proprio sul tema della presenza e del ruolo dei neocatecumenali all’interno della Chiesa e la cosa, tra gli ‘introdotti’ nelle cose vaticane non era certo passata inosservata. Soprattutto perché la ritengono collegata ad una, tra le tante decise dal papa, sostituzione importante avvenuta ‘oltre Tevere’: l’arcivescovo Beniamino Stella aveva preso il posto del cardinale Mauro Piacenza nel ruolo di Prefetto della congregazione per il clero che, di recente, è stata incaricata di monitorare, con attenzione, l’attività che si svolge nei seminari. Perché appare curioso che, in un periodo di calo delle vocazioni, quelli retti dai neocatecumenali viaggiano a pieno regime.

venerdì 4 ottobre 2013

"Le canzoni di Kiko? meglio del canto gregoriano"

Dal Corriere della Sera del 15 dicembre 2010:

Raffaele Bonanni non lo nasconde né lo ostenta. Nel suo ultimo libro intervista («Il tempo della semina») vi dedica sobriamente quattro righe su 142 pagine, quando ricorda d'essere «cresciuto nella fede e nell' esperienza religiosa con grande attenzione alla "Parola"» e spiega che «la lettura e i commenti collettivi di testi biblici fanno parte dei doveri della comunità Cammino neocatecumenale fondata dallo spagnolo Kiko Argüello, di cui faccio parte dal 1987».

...La veglia silente per il Papa che moriva
fu lacerata da tamburelli e chitarre...
I neocatecumenali sono fatti così
Tutto qui, in fondo è una scelta personale della quale ha parlato di rado: tornava da un viaggio in Argentina e sua moglie Teresa, anima gemella «da una vita: lei aveva quattordici anni e io sedici», propiziò la svolta interiore, «mi disse che dovevo assolutamente conoscere delle persone e mi portò a una celebrazione».

Gli piacque, poco ma sicuro: due anni fa, con sprezzo del raffinato orecchio musicale di Benedetto XVI, il leader della Cisl confessava candido a Vittorio Zincone, sul magazine del Corriere, che non avrebbe avuto dubbi tra un canto gregoriano e una bella schitarrata in chiesa, «scherziamo?, messa con chitarra: ogni istante del rito neocatecumenale deve coinvolgerti completamente. Tra l'altro io suono durante le cerimonie. E sono un cantore». Perché i neocatecumenali sono fatti così.

Rimase memorabile la scena notturna in piazza San Pietro, tra l'1 e il 2 aprile 2005, mentre una quantità di ragazzi pregava a fior di labbra, i lumi accesi sotto le finestre di Giovanni Paolo II e d'improvviso la veglia silente per il Papa che moriva fu lacerata da sincopi di tamburelli e una raffica d'accordi di chitarra, «il Signore abbatte cavalli e cavalieri!». Un monsignore non apprezzò l'interpretazione del salmo e accorse per sibilare al gruppetto avvilito: «È stato raccomandato il si-len-zio!».


(citazioni da un articolo
del Corriere della Sera del 15 dicembre 2010)

martedì 1 ottobre 2013

Anche Gabriel ci rifila i soliti slogan

I neocatecumenali rispondono sempre con slogan. È una constatazione che ci accompagna da tanti anni, e che troviamo continuamente verificata.

Recentemente abbiamo ricevuto una commento firmato Gabriel, in difesa del Cammino e della bislacca nueva estetica kikiana. Ecco la "scaletta" il suo ragionamento:

Il Concilio Vaticano II
sarebbe «nettamente in linea»
con la Domus Jetsons di Kiko?
  1. afferma di essere «un professionista del settore» artistico - e perciò lo ascoltiamo volentieri
  2. dice che l'arte vive di «mode»: e su questo siamo tutti d'accordo
  3. dice che l'arte e l'architettura sacra del CV2 «sono nettamente in linea» col Cammino (ma lo dice senza dimostrarlo: notate poi come nel suo "ragionamento" è il Concilio a dover essere «in linea» col Cammino, e non viceversa...)
  4. invoca «il concetto di chiesa come popolo vivo celebrante attorno alla mensa del Signore» (ma perché? prima del Vaticano II il popolo era morto? e poi "celebrante" in che senso va inteso?)
  5. tira fuori una citazione della Sacrosanctum Concilium, che però è talmente generica da non dimostrare nulla di ciò che lui ha affermato
  6. dice che «la voce di Pietro» ha chiarito e approvato (senza precisare "cosa" e senza precisare cosa significa "voce di Pietro": il caro fratello tenta un'astuzia per far passare l'idea che l'orrenda nueva estetica di Kiko sarebbe approvata dal successore di Pietro)
  7. afferma che il «male» del Cammino sarebbe tutto sommato trascurabile
  8. ci accusa quindi di non aver «studiato»
  9. per difendere il Cammino dalle accuse di criptoebraismo, ci rifila un link al sito web della Conferenza Episcopale Italiana riguardante le iniziative di dialogo con l'ebraismo (con un sottinteso: la parodistica ebraizzazione del Cammino sarebbe equivalente al "dialogo"?)
  10. ci accusa di non aver visitato le chiese neocatecumenali ma solo di aver letto le recensioni ostili a Kiko.
Come vedete, ad eccezione dei punti introduttivi (1 e 2), in ogni punto della sua "scaletta" c'è qualche fallacia.

Come tutti gli attivisti neocatecumenali, ha bisogno di paroloni tanto eleganti quanto fumosi, in modo da ingannare: ha cioè bisogno della menzogna per difendere il Cammino.

Liturgia invalsa nelle comunità
del Cammino Neocatecumenale
Ormai sono anni che siamo abituati a simili "scalette", con voli pindarici e salti di palo in frasca, zeppi di paroloni altisonanti («la voce di Pietro! le modalità assunte dal Cammino! prima di giudicare, studiate!...»): i seguaci dell'idolo Kiko hanno sempre bisogno di nascondere anzitutto a sé stessi il fatto che il Cammino Neocatecumenale disubbidisce alla Chiesa e inquina la fede.

Tutto questo parolame fumoso, questo latinorum di don Abbondio, serve infatti per mettere la patetica "pezza a colori" sulla triste realtà del neocatecumenalismo: e cioè il grandissimo terrore, vissuto da ogni seguace di Kiko, di scoprire di aver investito il proprio tempo, la propria spiritualità, i propri soldi, la propria vita, in onore di un idolo, un totem, un falso profeta, dei suoi mirabolanti numeroni galattici, delle sue roboanti autoincensazioni, dei suoi potenti appoggi in Vaticano, degli incoraggiamenti spacciati per approvazioni, delle sue bislacche dottrine e delle sue liturgie zeppe di strafalcioni...

Non c'è niente di più doloroso, per un neocatecumenale convinto, dello scoprire di essersi lasciato ingannare e di aver a sua volta ingannato i suoi cari, inducendoli a commettere gli stessi errori, a lasciarsi scarnificare le coscienze, a celebrare gli strafalcioni, a «mollare il malloppo», a considerare la fede, la vocazione, i sacramenti, l'arte, il canto, solo ed esclusivamente secondo ciò che piace a Kiko.

Il caro fratello Gabriel sarà pure esperto di architettura sacra, ma fa di tutto per dimostrare che della verità non gliene importa niente. Gli interessa solo difendere il prestigio di Kiko, a costo di raccontare frottole e sputar fuori paroloni eleganti.
Concludo qui. A beneficio di Gabriel, pubblico il suo commento e gli rispondo personalmente.
Salve a tutti...

«Faccio parte del Cammino...»
Premetto che faccio parte del CN... quindi sono un nc come dite qui...
E sono anche un Architetto... con tanto di tesi in arte sacra...

Vi faccio presente alcune cose... per vostra cultura personale... nella massima umiltà ma anche da professionista del settore.

Innanzi tutto l'arte, che sia sacra o no, vive di vere e proprie "mode", che influenzano gli stessi architetti. Oggi è di moda lo "sperimentare" forme nuove di architettura sacra, e basta leggere una rivista come quella citata nei commenti per rendersene conto (date anche un occhio alla chiesa di Alvar Aalto a Riola dalle forme del complesso industriale, un precursore in tal senso).

Detto ciò l'arte e architettura sacra nate dal CVII sono nettamente in linea con le modalità assunte negli edifici costruiti dal CN... il concetto di chiesa come popolo vivo celebrante attorno alla mensa del Signore...
Vi rimando ad alcuni testi fondamentali: il Messale Romano, La Sacrosantum Concilium (esempio art 48. Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene nei suoi riti e nelle sue preghiere, partecipino all'azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano formati dalla parola di Dio; si nutrano alla mensa del corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad offrire se stessi, e di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell'unità con Dio e tra di loro [38], di modo che Dio sia finalmente tutto in tutti.)
Architettura sacra oggi di Benedetti
L'adeguamento liturgico delle chiese (ECEI)

Tutti libri che ho avuto modo di leggere e che mi han fatto riflettere sul come la liturgia e l'arte sacra sperimentate dal CN siano in linea con la Santa Madre Chiesa...

Va detto anche che nella chiesa vi sono correnti diverse di pensiero...è vero... ma la voce di Pietro è stata chiara ed ha approvato.

«Sono un fervente neocatecumenale...»
Sono un fervente NC e non sono un fondamentalista come sembra siano tutti i NC da quello che scrivete qui... certamente c'è del male nel CN... ma come c'è in ogni cosa... chiesa cattolica universale compresa...

La pace a tutti voi e prima di giudicare studiate ;)

PS: quanto al presunto "ebraismo" del CN vi rimando a un sito molto utile (http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/s2magazine/index1.jsp?idPagina=4062)
Che l'esperienza cattolica abbia le radici in quella ebraica è un dato di fatto... non a caso un certo Gesù era ebreo

;) ciao a tutti

PS: Gli Architetti dicono tutto e il contrario di tutto... è la categoria più eterogenea del creato... non basatevi sulle recensioni delle chiese (scritte da colleghi concorrenti o amici degli autori stessi)... ma visitatele e valutate voi stessi se vi aiutano o meno ad entrare in un clima di preghiera e di ringraziamento a Dio...

Gabriel
Il Gesù Bambino dipinto da Kiko
ha fosse nere al posto degli occhi
e benedice con la mano sbagliata
Caro fratello Gabriel,

anzitutto tu affermi che l'arte «vive di vere e proprie "mode"». Questo è esatto.

"Esatto" però non significa "adeguato alla fede".

Tu parli dell'arte e l'architettura sacra «nate dal CVII»: cioè - secondo le tue stesse parole citate un attimo fa - stai parlando di mode nate in seguito al Concilio Vaticano II. Saprai meglio di noi che seguire le mode non significa automaticamente fare qualcosa di migliore rispetto al passato. Saprai meglio di noi che le mode non sono qualcosa di pianificato (cioè non nascono per ubbidire a qualche indirizzo).

Citando il n.48 della Sacrosanctum Concilium tu stai dando per scontato che le mode successive al Vaticano II abbiano pienamente corrisposto al Vaticano II. Ma quest'affermazione è sbagliata, perché può significare due cose (entrambe sbagliate): o che il Vaticano II sarebbe una moda, oppure che le mode nascerebbero per ubbidire ai desideri della Chiesa.

Il preoccupante UFO di Kiko
a Porto San Giorgio
Chiarito questo errore, possiamo anche ragionare sull'architettura neocatecumenale (cioè sulle idee di Kiko) e sull'arte sacra neocatecumenale (cioè sulle opere di Kiko). Anzitutto dovresti chiederti come mai nel Cammino vige esclusivamente la nueva estetica di Kiko (arte sacra, architettura sacra, perfino musica sacra: tutto proviene da Kiko): con tanti milioni di adepti neocatecumenali nel mondo, l'unico vostro artista riconosciuto è l'inventore del Cammino? Come mai nei rarissimi casi (davvero rarissimi) si imita pappagallescamente lo stile di Kiko?

Vedi, queste domande sono legittime ancor prima di leggere i libri, ancor prima di considerare i documenti del Vaticano II, perché riguardano la realtà concreta. Se al posto di "Kiko" tu ci metti qualsiasi altro artista che impone la sua nueva estetica (cioè la sua moda) ai suoi seguaci, il ragionamento fila lo stesso.

Tu poi aggiungi che «la voce di Pietro è stata chiara ed ha approvato».

Oh, che bel parolone. Ma che significa esattamente? Cosa c'entra con l'architettura-arte-musica neocatecumenale?

Le orripilanti icone di Kiko:
secondo voi la «voce di Pietro»
davvero le avrebbe approvate?
La "voce di Pietro" cosa sarebbe in realtà? Che cosa ha detto? Cosa ha esattamente «approvato»? Avrà mica approvato qualche moda? Avrà mica approvato qualche particolare architettura? Avrà mica approvato qualche opera di arte sacra, o almeno qualche canto di Kiko?

Il tuo termine la "voce di Pietro" è solo un modo per indicare i potenti appoggi (non proprio angelici...) che il Cammino ha nella gerarchia ecclesiastica e attorno al Santo Padre.

Tu vorresti astutamente sottintendere che siccome il Cammino Neocatecumenale è dotato di uno Statuto, allora la nueva estetica del fondatore del Cammino godrebbe della chiara voce approvante del successore di Pietro.

Un po' ingannevole come ragionamento, non trovi?

Non contento del tuo tentativo di venderci chiacchiere ingannevoli, ci propini un altro tuo ragionamento neocatecumenale: siccome la Chiesa intende dialogare con l'ebraismo, nessuno dovrebbe aver da ridire sul fatto che nel Cammino si opera una "ebraizzazione" ai limiti della parodia (siete voi neocatecumenali che fate gigantesche pagliacciate che offendono anzitutto l'ebraismo!).

Anche questo tuo tentativo di ingannarci coi soliti paroloni dà per scontate alcune menzogne, che qui vogliamo farti notare.

Pagliacciate neocatecumenali
per tornare "alle radici" di Kiko
Anzitutto il fatto che mentre è vero che il cristianesimo discende spiritualmente dall'ebraismo, è anche vero che da venti secoli non ha più bisogno di andare a pescare simboli dall'ebraismo. «Avete inteso che vi fu detto... ma Io vi dico...»: la fede in Cristo non distingue più «né giudeo, né greco», addirittura Paolo ebbe da sgridare pubblicamente Pietro perché quest'ultimo aveva troppo riguardo per i «circoncisi», e lo stesso Pietro fu divinamente avvisato («uccidi e mangia!») di lasciar perdere prescrizioni e tradizioni ebraiche. Lungo venti secoli di storia della Chiesa, nessuno ha mai ritenuto necessario usare le hannukkiah e le mezuzà, la Chiesa non ha mai aggiunto alla liturgia i tallit le menorà, e addirittura Nostro Signore critica l'ipocrisia dei filatteri...

In secondo luogo - ma non meno importante - per il fatto che l'ebraismo di oggi è diverso dall'ebraismo dei tempi di Gesù. La mishnà, il talmud, la ghemarà, sono tutti successivi alla Resurrezione di Cristo. La tradizione ebraica ha risentito fortemente della distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. e del fatto che del Messia - che aspettavano come "imminente" - da allora non hanno più tracce.

Insomma, aggiungere alle liturgie cattoliche oggettistica ebraica, imbottire il frasario cattolico di paroloni ebraici, aggiungere simboli e gestualità recuperate dall'ebraismo, significa inquinare le cose della fede, significa fare e dire cose che in venti secoli di tradizione cattolica fino ad oggi sono state considerate inutili o addirittura dannose. Un conto è il dialogo con l'ebraismo, ben altra storia è lo scimmiottare l'ebraismo.

Ecco la "nueva estetica"
che "salverà la Chiesa":
gli autoritratti di Kiko
Come vedi, per risponderti non c'è bisogno di scomodare recensioni giornalistiche di chiese neocatecumenali (pardon: salette addobbate alla maniera kikiana-carmeniana).

Quanto al clima di preghiera e al ringraziamento a Dio, ti faccio un contro-invito: anziché andare dai neocatecumenali, prova ad entrare in una chiesa di un qualunque stile sacro precedente a Kiko. Per esempio, la maestosità di una chiesa gotica, specchio della perfezione divina a cui l'uomo è proteso, e che anche i più piccoli e semplici possono gustare. L'avvolgente ricchezza di dettagli di una chiesa barocca, che suggerisce le infinite opere di Dio, straordinarie in ogni dettaglio, che invita il cuore al ringraziamento. La semplice sublimità di una chiesa romanica, che non solo invita l'anima all'umiltà ma dà idea della gloria che gli umili raggiungeranno. A distanza di interi secoli, quell'arte e quell'architettura ancora parlano al cuore: dunque è arte sacra, non è una moda passeggera.

La nueva estetica kikiana, invece, è una delle tante mode. Rappresenta solo lo scombussolato disordine dell'anima del fondatore del Cammino Neocatecumenale. Vent'anni dopo la morte di Kiko saranno già dimenticate da tutti, laddove le opere di arte sacra del Caravaggio, del Beato Angelico, di Tiziano o di Michelangelo continuano ad ispirare preghiera ancor oggi.

Disubbidienza al Vaticano II:
si noti in particolare la faccia inebetita
del tizio seduto con l'ostia in mano
p.s.: visto che sei un neocatecumenale che mi cita la Sacrosanctum Concilium, te la voglio citare anch'io: nel suo paragrafo numero 55 c'è una cosa a cui voi neocatecumeni seguaci di Kiko disubbidite ogni volta: «Si raccomanda molto quella partecipazione più perfetta alla messa, nella quale i fedeli, dopo la comunione del sacerdote, ricevono il corpo del Signore con i pani consacrati in questo sacrificio».

Tu sei venuto qui per affermare che la nueva estetica di Kiko sarebbe frutto del Concilio (anzi, addirittura il Concilio sarebbe «in linea» con Kiko), e poi invece voi neocatecumenali fate la Comunione "tutti insieme contemporaneamente al sacerdote", disubbidendo al Concilio Vaticano II.

Dunque voi di "Pietro" e del "Vaticano II" prendete solo le cose che vi fanno comodo, eh?

venerdì 27 settembre 2013

Tanti 'boatos' ma i problemi sono sempre gli stessi

Sala studio di un tipico
seminario kikiano R.M
Sta ricominciando la cagnara neocatecumenale, con i soliti trionfalismi e i soliti slogan spacciati per "notizie" ma che cercano di nascondere la realtà dei fatti.

Anzitutto la notizia dei "cento" seminari neocatecumenali "Redemptoris Mater": la collezione kikiana di seminari a sua immagine e somiglianza raggiunge la pluri-annunciata vetta delle cento figurine.

Il blog Crux Sancta fa notare che in Spagna ci sono in totale nove seminari R.M. in nove diocesi che non raggiungono i venti seminaristi ciascuna. Come Fantozzi e Filini che per tornare a casa chiamarono ben sette taxi: una media di due e tre quarti a testa.

In Italia i kikos riescono a fare anche meglio: pensate un po', nell'arcidiocesi metropolitana di Campobasso-Boiano, che conta un totale di una sessantina di sacerdoti e ben due (proprio due) seminaristi in totale, è stato necessario aprire un seminario neocatecumenale R.M. in cui inviare alcune vocazioni al neocatecumenalismo (quante saranno in totale? una? due? e con quanti e quali sacerdoti faranno vita comune e di preghiera? oppure saranno i soliti laici a scrutinare le vocazioni a Kiko? e in base a quali criteri l'arcivescovo ha accettato di aprire un seminario kikiano?)

I giganteschi numeroni della propaganda ("abbiamo cento seminari!") nascondono dunque il fatto che il novanta per cento dei seminari neocatecumenali è solo un minuscolo gruppetto di seminaristi kikiani. Che, in quanto tali, vengono accuratamente isolati dalle strutture diocesane, perché devono essere formati solo sulle liturgie e dottrine di Kiko e Carmen. Notoriamente zeppe di svarioni, invenzioni e strafalcioni.

Sorrisi di circostanza
al termine
dell'incontro
Ricordiamoci poi che i seminari di Kiko, a detta dei neocatecumenali, sono di durata indefinita (cioè nove-dieci anni di formazione!) ed altamente "selettivi" (cioè hanno un enorme numero di abbandoni a causa della bislacca "programmazione" delle alzate).

Il secondo boato, cioè la seconda non-notizia, è che il Tripode neocatecumenale (Kiko Argüello, Carmen "Adidas" Hernàndez e don Pezzi) ha incontrato tre settimane fa papa Francesco, senza dubbio per vantarsi dei Cento Seminari Neocatecumenali.

Quando il Tripode incontrò papa Benedetto XVI a novembre 2005, subito cantarono vittoria, persino quando le «decisioni del Santo Padre» vennero messe per iscritto pochi giorni dopo (e l'ineffabile Gennarini, negando l'evidenza e mai smentito da Kiko, andò dicendo che il Papa «approvava» laddove invece la lettera proibiva).

A giudicare dai precedenti storici (come le manovrine neocat all'insaputa del Papa) non c'è motivo di credere alla martellante propaganda del Cammino, sparsa a piene mani persino su Zenit e su RadioVaticana (con la figlia del braccio destro di Kiko che intervista Kiko).

Anche i neocatecumenali, infatti, cominciano a non credere più agli altisonanti proclami di Kiko. Sanno bene che Kiko si inventa numeroni giganteschi e nega ostinatamente i problemi del Cammino. Quanto potrà ancora durare il metodo dei falsi slogan e dei boatos?

lunedì 23 settembre 2013

Correrai di nuovo

Saluto tutti i partecipanti, ai moderatori e a tutti coloro che, con le loro testimonianze, hanno reso possibile la creazione di questo blog!

Purtroppo i Neocatecumenali convinti mai ammetteranno di essere stati capaci di perpetrare simili abomini... così come i neonazisti negheranno l’esistenza dei campi di sterminio!

Mi presento: mi chiamo Marco Aurelio Bianchi e anche io, purtroppo, ho avuto a che fare con i neocatecumenali - e non per un solo anno o due, bensì per ben ventiquattro anni: fino a che mi sono imposto e ho detto stop a quella lavatrice infernale di cervelli.

Ho scritto anche un libro (edito dalle edizioni Tracce di Pescara), in cui narro semplicemente la mia
storia, alla luce del Cammino, che è andata bene fino a che ho “filato” secondo i dettami imposti da Kiko e da tutti i cosiddetti "catechisti" del Cammino... Quando, però, li ho denunciati apertamente, il Marco Bianchi che aveva fatto della sua malattia un Albero di salvezza, è divenuto per loro un individuo ispirato dal maligno.

Perciò, in casa ora, ho tutti contro (facendo parte, chi per un verso chi per un altro, del Cammino!).

Ultimamente ho letto, su Famiglia Cristiana, che Kiko Argüello, si è distinto, oltre che per le sue doti di predicatore, anche per quelle di scrittore... e anche con ottimi risultati visto che, sempre Famiglia Cristiana, annuncia che il suo libro “il Kerigma” è nei primi posti della classifica per vendite... E ci credo...avrà solo consigliato di acquistarlo ma, per gli adepti convinti, un suo consiglio è un ordine perentorio! Mai, quindi, il mio libro raggiungerà quei livelli poichè non ho talmente tanti seguaci e, altresì, mai mi sognerei di imporre le mie idee.

Ho pensato, perciò, ad un blog in cui tutti chi più, e fortunati loro, chi meno, hanno fatto la triste esperienza del Cammino Neocatecumenale, per contrastare la fama di santerelli che si gettano addosso e, con questo mio scritto, spero di dare una mano a fermare la fama di “chiamati” di cui si “vestono”, sentendosi appoggiati dalla Madre Chiesa.

La lettera al Santo Padre, è parte integrante del libro! Essendo nuovo del mondo del blog, mi auguro che questo mio intervento, non sia solo una sorta di “pubblicità occulta” perciò, a tal proposito, sottopongo questa mail ai moderatori del blog...siano loro a decidere il da farsi.

Allego la copertina del libro che mi ha meritato la fama di “demonio”!

Marco A. Bianchi, Correrai di nuovo, edizioni Tracce
ISBN: 978-88-7433-844-3


Lettera al Santo Padre
Francavilla al Mare
lì 25 Gennaio 2012
Amatissimo Padre,

sono qui per Esporvi un caso di coscienza riguardo un componimento, o libro… se così vogliamo chiamarlo, che mi sono posto al termine della sua stesura.

Il tema dello scritto è, purtroppo, lo stesso di molte altre lamentele o a Voi direttamente pervenute, ovvero che si possono semplicemente leggere nelle molte pagine di Internet dedicate al triste argomento.

Il libro è condito dalla presenza costante del sottofondo “Kiko Argüello, compagni e Cammino Neocatecumenale” e, più che denunciare anomalie teologiche cosa che molto spesso succede nei
vari siti in rete, riporta un esperienza vissuta personalmente per ventiquattro anni e dalla quale, fortunatamente, sto riuscendo a sganciarmi con non pochi problemi visto che mia moglie caldeggia
a spada tratta quell’esperienza di fede che dovrei condividere anche io, ma da cui vorrei completamente estraniarmi. Ma poiché attorniato da molti di loro che vedono nell’iniziatore del Cammino e nei catechisti dei modelli da seguire, ovvero dei novelli profeti in terra, la cosa risulta estremamente difficile.

Provate a dire ad un Neocatecumenale (seguace), di fare una qualunque cosa per obbedienza e quantunque la richiesta arrivi direttamente dal successore di Pietro in persona, la stessa sarà
prima messa al vaglio di un catechista!… ovvero prima Kiko, il Cammino ed i catechisti e poi
il Vicario di Dio in terra!

Mi presento: mi chiamo Marco Bianchi. Nato a Perugia, vissuto nelle Marche, trasferito a Chieti Scalo per lavoro, abito ora a Francavilla al Mare con consorte e progenie. Nel 1986 dietro invito di un ragazzo Neocatecumenale plagiato a dovere ed in grande stile, entrai anche io nella “setta” ma
allora le cose andavano ancora bene poiché non avevo nessuno che mi spingesse a guardare tutto
col paraocchi. La situazione è gradualmente cambiata dal 1990 in poi quando per lavoro mi trasferii in Abruzzo, ed in maniera ancora più incisiva dal 1993 anno in cui mi sposai.

Conobbi la mia ragazza alla giornata mondiale della gioventù del 1991 in Polonia. Avere conosciuto
mia moglie in quel contesto, è sempre stato visto come un disegno Divino attraverso cui il pensare comune mi avrebbe redarguito da quel momento in poi… e tacitamente in questa maniera: “l’hai conosciuta tramite i “Neocatecumenali”, tale dovrai essere da ora e vita natural durante!”

Il Disegno, però, ha cominciato a non andare più troppo bene da quando mi è stata diagnosticata una malattia neurologica che fino ad allora non immaginavo neanche esistesse: Sindrome atassica
cerebellare…

…e non tanto per me che, mi piaccia o meno, devo quotidianamente accettare, ma soprattutto per lei che penso ragioni in tal modo “Ora non avrei questa Croce se, allora, non mi avesse detto di far parte dei Neocatecumenali”.

Perciò fino a che ho risposto a dei clichè che rispecchiavano quelli del Neocatecumenale convinto, la Croce poteva essere anche accettabile, ma una volta venuti meno tali modelli, Essa è divenuta un fardello, qualora possibile, da eliminare. Ne è prova il fatto che da quando ho cominciato ad allontanarmi dal Cammino, di pari passo sono iniziati a deteriorarsi anche i rapporti con mia moglie al punto che, da dieci anni a questa parte, si vive insieme ma da separati in casa.

E veniamo alle delucidazioni in merito allo “pseudo-libro”!

Tempo fa cominciai a buttare giù alcune righe che si sono trasformate dapprima in una pagina, poi in due, poi un in capitolo ed infine in un libro. Conclusa la sua stesura sottoposi lo scritto originale ad un supervisore, dopo una prima scrematura che riguardava principalmente la sua esposizione. La copia che prese allora in visione è, chiamiamola così, la versione originale che è poi la stessa che regalai anche ad una Neocatecumenale convinta come regalo di Natale.

Ma a posteri posso dire che averglielo regalato è stato come mettere un agnello nella tana del lupo giacché in esso parlo della mia storia alla costante luce… “allucinogena” del Cammino. E poiché non ci sono andato per nulla leggero, ad una Neocatecumenale convinta non poteva di certo andare giù che ne parlassi con tanto livore, ma soprattutto usando quei termini.

Quindi ho dovuto scremarlo ulteriormente e la copia epurata fu giudicata degna di essere letta sia per la storia in essa raccontata sia per la sua esposizione… insomma voto: ottimo! Però mi sono
guadagnato un ottimo solo perché, facendomelo filtrare, lesse quello che non avrebbe leso la sensibilità della “setta” qualora il libro fosse stato reso di dominio pubblico.

Credetemi Santo Padre: non mi sto inventando proprio nulla e, a riprova di ciò dopo averne preso visione questa Neocatecumenale convinta mi disse: “Internet è pieno di cose come quelle che
hai scritto tu. A chi pensi possa interessare?”

A molti, dico io, poiché oltre a confermare esperienze analoghe alla mia, metterei in piazza particolari del Cammino che si vorrebbe, invece, rimanessero occulti qualora lo scritto, che spero
Vorrà leggere, venisse pubblicato.

Davvero il Cammino è un tunnel che crea dipendenza ed io ne ho il terrore poiché, pur non avendo conosciuto quello della droga, ho toccato con mano quello dei Neocatecumenali e, quantunque
cerchi di allontanarmene definitivamente, mi rendo conto che essi mi hanno lavato il cervello facendomi pensare che quello che ho scritto, e che sto scrivendo anche adesso, porterà me, prima
di tutti, alla “condanna senza fine” del “giudizio” nel libro!

Questa è la storia del componimento e del mio bisogno di disintossicarmi, ma sono altresì fermamente convinto che questi signori siano capaci di rendere l’Essere Supremo pieno di bontà
e pazienza per antonomasia, il Castigamatti di chi è diverso da loro.

Rimane solo il problema della sua pubblicazione… (se mai si verificherà una tale evenienza.)

Nella prima versione scrivevo: Per mio espresso desiderio, il presente scritto non dovrà vedere pubblicazione se non previa autorizzazione della Chiesa. Anche se nella copia che Vi invio questa parte è stata omessa, per quanto detesti questa setta, la mia coscienza si fa spesso presente nonostante la Chiesa non si sia mai pronunciata a sfavore di questo gruppo, sembra anzi appoggiarlo nonostante le numerose rimostranze che Le giungono, sovente, da più parti.

E maggiori sono le critiche, più forti si sentono Kiko Argüello, Carmen Hernàndez e tutti i seguaci poiché una condanna non presa in considerazione dalla Chiesa è vista, da loro, come una vittoria giacché lo Spirito Santo, in tal modo, protegge il Cammino dagli attacchi del maligno.

Perciò vorrei avere proprio il giudizio del successore di Pietro in persona riguardo questo scritto poiché non vorrei essere tacciato di avere distrutto l’esistenza ed il credo di molti che vedono in questo Cammino l’unica ancora di salvezza e, per quanto talvolta ma umanamente, condanni l’operato della Sposa, mi sottometterò volentieri al Suo volere che Voi incarnate, sapendo che
qualunque decisione Voi formulerete, sarà dettata davvero dallo Spirito Santo.

Dio Vi benedica
in fede,
Marco Aurelio Bianchi

domenica 22 settembre 2013

Minacciano l'ennesima "sorpresa"

«Quante sorprese vi attendono tra breve!» Sono anni che i seguaci dell'idolo Kiko ci scagliano addosso simili ridicolaggini.

«Nueva evangelizzazione»:
liturgia di battimani e girotondo
Visto che lo dimenticano sempre, ricordiamo loro il principio più semplice: ciò che conta è la verità. Se una nuova legge improvvisamente proibisse di dire che due più due fa quattro, la matematica resterebbe la stessa: è quella legge ad essere ridicola. Con lo stesso criterio, se una legge improvvisamente permette l'aborto (utilizzo di proposito sempre lo stesso esempio!), non vuol dire che il procurare aborti sia diventata un'opera buona agli occhi di Dio.

Insomma, la legge serve per sostenere la verità, non per fabbricarla. Per questo, a causa delle furberie di certi uomini, vediamo esistere leggi "cattive", vediamo esistere "immotivati" riconoscimenti, vediamo esistere "legalmente" delle grosse e continue ingiustizie. E parimenti, nella Chiesa, vediamo sussistere delle realtà formalmente "approvate" ma praticamente eretiche.

Il Cammino Neocatecumenale, con le sue tortuose "approvazioni", col suo Statuto a cui i neocatecumenali disubbidiscono, con le sue manovrine tutto all'insaputa del Papa, manifesta continuamente segni che sono tutt'altro che provenienti dallo Spirito. L'ostinazione nel celebrare gli strafalcioni liturgici proibiti da più Papi, gli insegnamenti di emerite corbellerie dotate di approvazione "segreta", le stranezze sulla gestione dei soldi (e in particolare delle "decime"), il privilegiare il prestigio del Cammino a scapito di tutto...

Arrivano i neocatecumenali!
Quando qualche neocatecumenale ci minaccia di imminenti "sorprese", significa che anzitutto è convinto che la verità possa essere fabbricata dalla legge (per cui "oliando" qualche legislatore si può far diventare verità ogni stortura). Basterebbe già questo per capire che si tratta di una mentalità che non è cattolica.

Le imminenti "sorprese" risultano poi essere solo l'amplificazione di voci di corridoio relative alle continue manovrine sottobanco (generalmente «all'insaputa del Papa», posto di fronte al fatto compiuto e con un discorso già scritto).

A volte gli annunci mega-galattici si risolvono in una figuraccia planetaria degli «orgogliosi ed arroganti leader del Cammino». Molto più spesso i minacciosi attivisti neocatecumenali spariscono dal blog per qualche tempo perché la classica montagna partorisse il classico topolino.

lunedì 16 settembre 2013

Pio XII ci parla dell'adorazione eucaristica

La seguente citazione è tratta dall'enciclica Mediator Dei, del 1947, ancor oggi attualissima e particolarmente sferzante per i neocatecumenali a causa degli strafalcioni insegnati loro dagli iniziatori del Cammino.

Ne raccomandiamo la lettura ai fratelli delle comunità del Cammino, comunità in cui vigono quelle boiate pazzesche di Kiko e Carmen che (più coi fatti che con le parole) banalizzano l'adorazione eucaristica. Infatti -fateci caso!- non si inginocchiano mai, hanno dei tabernacoli orrendi (che spesso velano addirittura di nero!), riducono la Messa ad una chiassata "tutti seduti", credono che l'aver costruito in Galilea una "cappella dell'adorazione" significhi culto eucaristico certificato per tutti, eccetera.


L’adorazione dell’Eucaristia

Il nutrimento Eucaristico contiene, come tutti sanno, «veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue insieme con l’Anima e la Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo»; non fa quindi meraviglia se la Chiesa, fin dalle origini, ha adorato il Corpo di Cristo sotto le specie Eucaristiche, come appare dai riti stessi dell'Augusto Sacrificio, con i quali si prescrive ai sacri ministri di adorare il santissimo Sacramento con genuflessioni o con inclinazioni profonde.

I Sacri Concili insegnano che, fin dall'inizio della sua vita, è stato trasmesso alla Chiesa che si deve onorare «con una unica adorazione il Verbo Dio incarnato e la sua propria carne»; e Sant’Agostino afferma: «Nessuno mangia quella carne, senza averla prima adorata», aggiungendo che non solo non pecchiamo adorando, ma pecchiamo non adorando.

Da questi principi dottrinali è nato e si è venuto poco a poco sviluppando il culto Eucaristico dell’adorazione distinto dal santo Sacrificio. La conservazione delle Sacre Specie per gli infermi, e per tutti quelli che venivano a trovarsi in pericolo di morte, introdusse il lodevole uso di adorare questo cibo celeste conservato nelle chiese. Questo culto di adorazione ha un valido e solido motivo. L'Eucaristia, difatti, è un sacrificio ed è anche un Sacramento; e differisce dagli altri Sacramenti in quanto non solo produce la grazia, ma contiene in modo permanente l'Autore stesso della grazia. Quando, perciò, la Chiesa ci comanda di adorare Cristo nascosto sotto i veli Eucaristici, e di chiedere a Lui doni soprannaturali e terreni di cui abbiamo sempre bisogno, manifesta la fede viva, con la quale crede presente sotto quei veli suo Sposo divino, gli manifesta la sua riconoscenza e gode della sua intima familiarità.

Di questo culto la Chiesa, nel decorso dei tempi, ha introdotto varie forme, ogni giorno certamente più belle e salutari: come, per esempio, devote ed anche quotidiane visite ai divini tabernacoli; benedizioni col santissimo Sacramento; solenni processioni per paesi e città, specialmente in occasione dei Congressi Eucaristici, e adorazioni dell'augusto Sacramento pubblicamente esposto. Le quali pubbliche adorazioni talvolta durano per un tempo limitato, talvolta, invece, sono prolungate per intere ore e anche per quaranta ore; in qualche luogo sono protratte per la durata di tutto l'anno, a turno, nelle singole chiese; altrove, poi, si continuano anche di giorno e di notte, a cura di Comunità religiose; e ad esse spesso prendono parte anche i fedeli.

Questi esercizi di devozione contribuirono in modo mirabile alla fede ed alla vita soprannaturale della Chiesa militante in terra la quale, così facendo, fa eco, in certo modo, alla Chiesa trionfante che innalza in eterno l'inno di lode a Dio e all'Agnello «che è stato ucciso». Perciò la Chiesa non solo ha approvato, ma ha fatto suoi e ha confermato con la sua autorità questi devoti esercizi, propagati dovunque nel corso dei secoli. Essi sgorgano dallo spirito della sacra Liturgia; e perciò, qualora siano compiuti col decoro, la fede e la devozione richiesti dai sacri riti e dalle prescrizioni della Chiesa, certamente aiutano moltissimo a vivere la vita liturgica.

Né si deve dire che questo culto Eucaristico provoca una erronea confusione tra il Cristo storico, come dicono, che è vissuto in terra e il Cristo presente nell'Augusto Sacramento dell'altare, e il Cristo trionfante in cielo e dispensatore di grazie; si deve, anzi, affermare che, in tal modo, i fedeli testimoniano e manifestano solennemente la fede della Chiesa, con la quale si crede che uno e identico è il Verbo di Dio e il Figlio di Maria Vergine, che soffrì in Croce, che è presente nascosto nella Eucaristia, che regna nel cielo. Così S. Giovanni Crisostomo: «Quando te lo vedi presentare (il Corpo di Cristo), di’ a te stesso: Per questo Corpo non sono più terra e cenere, non più schiavo, ma libero: perciò spero di avere il cielo e i beni che vi si trovano, la vita immortale, l’eredità degli Angeli, la compagnia di Cristo: questo Corpo, trafitto dai chiodi, dilaniato dai flagelli, non fu preda della morte . . . Questo è quel corpo che fu insanguinato, trapassato dalla lancia, dal quale scaturirono due fonti salutari: l'una di sangue, l'altra di acqua . . . Questo Corpo, ci diede e da tenere e da mangiare, il che fu conseguenza di intenso amore».

In modo particolare, poi, è molto da lodarsi la consuetudine secondo la quale molti esercizi di pietà entrati nell'uso del popolo cristiano si concludono col rito della benedizione Eucaristica. Nulla di meglio e di più vantaggioso del gesto col quale il sacerdote, levando al cielo il Pane degli Angeli, al cospetto della folla cristiana prostrata, e volgendolo intorno in forma di croce, invoca il Padre celeste perché voglia volgere benignamente gli occhi a suo Figlio, crocifisso per amor nostro, e a causa di Lui che volle essere nostro Redentore e fratello, e per suo mezzo, effonda i suoi doni celesti sui redenti dal sangue immacolato dell'Agnello.

Procurate, dunque, Venerabili Fratelli, con la vostra abituale, somma diligenza, che templi edificati dalla fede e dalla pietà delle generazioni cristiane nel decorso dei secoli come un perenne inno di gloria a Dio Onnipotente e come degna dimora del nostro Redentore nascosto sotto le specie Eucaristiche, siano il più possibile aperti ai sempre più numerosi fedeli, perché essi, raccolti ai piedi del nostro Salvatore, ascoltino il suo dolcissimo invito: «Venite a me voi tutti che siete tribolati ed oppressi, ed io vi ristorerò». Siano davvero i templi la casa di Dio, nella quale chi entra per domandare favori, si allieti di tutto conseguire e ottenga la celeste consolazione.

Soltanto così potrà avvenire che tutta l'umana famiglia si pacificherà nell'ordine, e con mente e cuore concordi canterà l'inno della speranza e dell'amore: «Buon Pastore, pane verace - o Gesù, di noi pietà: - tu ci pasci, tu difendici; facci tu vedere la felicità - nella terra dei viventi».

martedì 10 settembre 2013

La Comunione "tutti insieme contemporaneamente" non è lecita


I fondatori del Cammino danno il pessimo esempio:
comunione "seduti" e "tutti insieme contemporaneamente"
Visto che si parlava di prendere la comunione in contemporanea, vorrei riportare un documento della Congregazione del Culto Divino. A pagina 609 c'è una domanda sui dubbi liturgici, con conseguente risposta (la traduzione è libera mia, c'è una versione in inglese qui):

[Domanda]
Se sia lecito al sacerdote celebrante assumere la comunione solo dopo che la Santa Eucaristia sia stata distribuita ai fedeli o di distribuire la Santa Eucaristia ed in seguito assumere la comunione insieme alle persone?

[Risposta] Negativa ad entrambe.

L'uso di questo modo di celebrare da parte del sacerdote, cioè di assumere la comunione solo dopo che la santa Eucarestia è stata distribuita ai fedeli, oppure, avendo già distribuita la santa Eucarestia, assumere la comunione allo stesso tempo con tutti, deriva da una singolare opinione, ovvero che i fedeli, come ospiti della mensa eucaristica, debbano essere serviti per primi.

In tutti i Riti della Chiesa si può riscontrare l'ordine tramandato per accedere alla santa Comunione: prima comunica il Vescovo o il sacerdote celebrante, poi gli altri ministri secondo l'ordine gerarchico, ed infine il popolo.

Il sacerdote comunica per primo non per umano prestigio, ma a causa della dignità e natura del suo ministero. Egli agisce infatti nella persona di Cristo, per via dell'integrità del sacramento e poichè presiede alla congregazione del popolo: "Così i presbiteri, unendosi con l'atto di Cristo sacerdote, si offrono ogni giorno totalmente a Dio, e nutrendosi del Corpo di Cristo partecipano dal fondo di se stessi alla carità di colui che si dà come cibo ai fedeli." (Redemptionis Sacramentum, n. 97).

Quindi, a giudizio della Congregazione del Culto Divino, il modo di assumere la comunione nel cammino neocatecumenale non è lecito.
Kikarmezzi


Il fondatore del Cammino Neocatecumenale
Kiko Argüello mentre fa la Comunione
"processionalmente e senza mani"
(sia pure ostentando "braccia conserte"
come gesto di ostilità contro Benedetto XVI)
Mi permetto di aggiungere una postilla.

Il giudizio della Congregazione dà una indicazione "operativa": «prima comunica il Vescovo o il sacerdote celebrante, poi gli altri ministri secondo l'ordine gerarchico, ed infine il popolo».

Dà anche una breve spiegazione («non per umano prestigio...»), ma per brevità non entra ulteriormente nel merito, perché altrimenti dovrebbe dilungarsi su alcuni punti:

  • anzitutto il fatto che è il sacerdote ad offrire il sacrificio, i cui benefici vengono poi partecipati ai fedeli (il sacerdote che amministra l'Eucarestia ai singoli fedeli, uno per uno)
  • quindi il fatto che "tutti insieme contemporaneamente al sacerdote" implica il dover trattenere la particola consacrata fino a che non giunga il segnale convenuto, come se il sacramento avesse meno importanza delle comodità scenografiche dell'assemblea
  • il Concilio Vaticano II, nella Sacrosanctum Concilium al numero 55 dice: «Si raccomanda molto quella partecipazione più perfetta alla messa, nella quale i fedeli, dopo la comunione del sacerdote, ricevono il corpo del Signore con i pani consacrati in questo sacrificio».
Ancor oggi nel Cammino Neocatecumenale vige la prassi kikiana-carmeniana della comunione tutti insieme contemporaneamente al sacerdote, prassi teologicamente sbagliata rispetto al sacerdozio, liturgicamente sbagliata perché "trattiene" il Sacramento per adeguarlo al gesto del "tutti insieme", e infine anche illecita, come confermato dalla Congregazione.

A questo punto sorge una domanda: perché mai nelle comunità del Cammino è invalso quell'errore?

lunedì 2 settembre 2013

Mamotreti

Il termine mamotreto è pressappoco traducibile come "brogliaccio, quaderno non rilegato". Con questo termine, i cosiddetti "catechisti" del Cammino Neocatecumenale indicavano i sussidi ciclostilati contenenti le esternazioni degli "iniziatori" Kiko Argüello e Carmen Hernàndez, da ripetere alla lettera perfino nelle battute di spirito e nell'intonazione della voce, nonostante l'indicazione di "appunti": i due spagnoli, infatti, sono convinti di aver parlato sotto dettatura dello Spirito. E perciò fino a non troppi anni fa Kiko esaminava personalmente i suoi cosiddetti "catechisti" sulla loro fedeltà assoluta nel ripetere a memoria ogni passaggio, come tanti pappagalli.

Fin dagli inizi del Cammino Kiko e Carmen hanno infatti comandato di non lasciare nulla di scritto, in modo da potersi difendere insinuando di essere stati male interpretati. I cosiddetti "catechisti" erano tenuti a nascondere accuratamente le loro copie (persino ai loro cari) e, mentendo, a negare sempre risolutamente l'esistenza dei mamotreti: ebbero la faccia tosta di negarla persino anni dopo che padre Enrico Zoffoli ne era venuto in possesso di una copia pubblicandone e commentandone ampi estratti, scoprendovi errori madornali per quel che riguarda la fede.

Tale menzogna sistematica era necessaria per poter spacciare il Cammino come ispirato dallo Spirito. Nelle "catechesi per adulti" e nelle comunità i cosiddetti "catechisti", nel recitare la parte degli "ispirati" (talvolta perfino in buona fede), hanno sempre ingannato i neocatecumenali più semplici.

Padre Zoffoli nei primi anni non sapeva di aver scoperto solo uno dei quattordici volumi dei mamotreti, tutti zeppi di eresie, strafalcioni, ambiguità, riuscendo finalmente a far interessare le autorità ecclesiastiche. La consegna dei mamotreti alle Congregazioni procedette lentamente, ed ancor più lentamente procedette la loro "revisione" - tanto erano zeppi di errori. "Ufficialmente" vennero corretti una prima volta solo con l'aggiunta di un po' di rimandi al catechismo a pié di pagina, senza cambiare la sostanza. Il processo di consegna e di revisione impiegherà praticamente più di quindici anni.

Kiko stesso disse che Benedetto XVI voleva la pubblicazione dei mamotreti, salvo poi mordersi la lingua e dire che ciò «sarebbe un male».

Grazie ai potenti appoggi, il Cammino due anni fa è riuscito ad ottenere l'inaudito: l'approvazione senza pubblicazione, ed ancor oggi tali documenti - che aiuterebbero i neocatecumenali a capire se il cosiddetto "catechista" segue il testo approvato o gli strafalcioni cinquantennali di Kiko e Carmen - sono tuttora segreti.

Vediamo qui sotto alcune immagini delle diverse edizioni:

Copertina edizione 1982

Copertina edizione 1986

Copertina edizione 1999

Le prime tre foto sono della "copertina" in modo da vedere le diverse "edizioni" dei mamotreti, nel nostro caso l'edizione del 1982, quella rivista nel 1986 e quella nel 1999 (in occasione dell'indagine delle Congregazioni).

Differenze nell'impaginazione e nel contenuto
delle diverse edizioni dei mamotreti

Edizioni a raffica...

Qui vediamo la prima pagina dell'Elezione, ultima tappa. C'è annotato Rivisti nel 2001 perché furono gli ultimi ad essere sottoposti alle Congregazioni.

"Elezione" - prima pagina edizione 2001

"Elezione" - ultima pagina edizione 2004

Qui sotto vediamo le firme di Kiko e Carmen nell'edizione "approvata" del 1999 ("approvata" fra virgolette perché l'approvazione avverrà solo alla fine del 2011, mantenendo però la segretezza e quindi tutti i dubbi):

Firme degli iniziatori sull'edizione 1999

Qui sotto vediamo tre foto degli indici. Nel 1999 il cosiddetto "Kerygma" inizia a pag. 109, cioè ben 15 pagine prima dell'edizione precedente, ma ugualmente il volume termina a pagina 400.

La prima cosa da notare (a parte l'ingiallimento delle pagine ed i vari appunti) è il differente editing: diverso carattere di stampa, differente interlinea… Poi però, se si passa ad un'analisi più attenta, scopriamo delle differenze: nella versione del 1982 il cosiddetto "Kerygma" occupa due incontri (pag 124 e pag 149); il Precatecumenato-Catecumento-Vita Cristiana è a pagina 366; nell'indice non è riportato l'incontro con la comunità dopo la convivenza (da pag. 396 a pag. 405).

Nel 1986 il cosiddetto "Kerygma" si arricchisce di una nuova parte (Parigi): pag. 124, pag. 148, pag. 168; ne consegue uno sbalzo di circa 20 pagine. Tant'è vero che "Pregate…" parte da pag. 386. Ma il bello è che finisce ugualmente con la pagina 405. Infatti è diversa l'impaginazione di queste parti, segno che il rimaneggiamento accurato ha tentato di far rimanere identico l'aspetto esterno nonostante le edizioni. Come mai?

Indice edizione 1982

Indice edizione 1986

Indice edizione 1999

Notiamo inoltre che c'è una introduzione di Kiko che però non esiste nella versione ufficiale:

Introduzione (edizione 1982)

Introduzione (edizione 1986)

Nella seguente foto si vede il trucchetto delle note a pié di pagina coi rimandi al Catechismo della Chiesa Cattolica: anziché correggere le eresie e gli strafalcioni, i vertici neocatecumenali ebbero la geniale idea di inserire dei rimandi "in tema", che naturalmente non confermavano i contenuti kikiani-carmeniani:

Rimandi farlocchi al CCC

Ecco come "cambiano" le edizioni:

"Primo giorno" (edizione 1982)

"Primo giorno" (edizione 1986)

"Primo giorno" (edizione 1999)

Ultima pagina (edizione 1982)

Ultima pagina (edizione 1986)

Ultima pagina (edizione 1999)

In tutto questo guazzabuglio di edizioni e di impaginazioni, la sostanza non è cambiata. Per esempio, sulla spiegazione del fango nel brano di Vangelo del cieco nato, si dà sempre l'interpretazione originale kikiana-carmeniana. Rimane uguale anche l'elucubrazione sul Concilio di Trento riguardante l'esclusività dei sacerdoti nel toccare l'ostia consacrata. E così via.

Kiko e Carmen hanno fabbricato il Cammino Neocatecumenale e lo hanno spacciato per dono dello Spirito da imporre alla Chiesa. Per questo motivo sono costretti ad essere coerenti con la loro invenzione ("il Cammino va preso così com'è!") e ad utilizzare ogni trucchetto e furberia per non ammetterlo. Le parole degli "ispirati dallo Spirito" vanno ripetute fedelmente, a pappagallo, acriticamente: Kiko ha il carisma! chi sei tu per giudicarlo?