martedì 23 marzo 2021

La Comunione dei santi o la Comunione dei peccati?

Nella Lettera di Pentecoste 2020, che stiamo analizzando brano per brano perché, a nostro parere, è di straordinario interesse per comprendere alcuni aspetti della dottrina sottesa al Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello dichiara a un certo punto:


«I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento. Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi, che è meravigliosa e che ci permette di perdonarci.

“Amatevi come io vi ho amato”, cioè accettando che l'altro abbia i suoi difetti, come Cristo ha accettato i nostri peccati e li ha perdonati.

Il mondo non può perdonare, gli sembra una follia perdonare, perché se si perdona si continua a fare del male e non sopporta che esista il male, ne è scandalizzato.»

È molto interessante il concetto di "comunione dei santi", qui espresso dall'estensore della lettera di Pentecoste: essa sembra essere principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono a tutti gli effetti anche i cattivi.

I cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi, in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Consultando tre catechismi della Chiesa Cattolica (il Catechismo attuale, quello di san Pio X e il Catechismo di san Pio V) , abbiamo sintetizzato gli aspetti principali della dottrina sulla comunione dei santi della Chiesa cattolica di ieri e di oggi che esponiamo di seguito.

Nella Chiesa militante, che è quella parte di Chiesa non ancora salita alla beatitudine eterna ma in lotta sulla terra contro il mondo, la carne e il demonio, vi sono due specie di uomini: i buoni e i cattivi.

I cattivi partecipano dei medesimi sacramenti e professano la stessa fede dei buoni, ma ne differiscono per la vita e il comportamento.

I buoni sono quelli i quali sono congiunti e stretti tra loro non solo dalla professione della fede e dalla comunione dei sacramenti, ma anche dal soffio della grazia e dal vincolo della carità. Di essi è scritto: Il Signore conosce quelli che sono i suoi (2Tim 2,19).

Noi uomini possiamo immaginare chi siano gli appartenenti a questa schiera di buoni, non però saperlo con sicurezza.

Le vergini stolte e le vergini sagge

La Chiesa viene infatti prefigurata in Genesi nell' arca di Noè, dov'erano chiusi non solo gli animali mondi, ma anche gli immondi; Gesù la paragona alla rete che si getta nel mare, o al campo in cui viene seminato il loglio (Mt 13,47 Mt 13,24); o all'aia in cui si ammucchiano frumento e pula (Lc 3,17); o alle dieci vergini, metà stolte e metà sagge (Mt 15,1-2).

Alla Chiesa appartengono i buoni e i cattivi, ma è ben diversa la condizione di entrambi. I cattivi sono compresi nella Chiesa come la pula sta insieme col frumento sull'aia, o come le membra guaste restano congiunte al corpo vivo.

La comunione dei santi, dono di grazia che caratterizza la Chiesa, indica in primo luogo la comunione delle 'cose sante', cioè la comunione dei Sacramenti e di tutto ciò che, essendo praticato da ciascuno con devozione e santità, appartiene a tutti e viene a favore di tutti, in virtù della carità, che non cerca il proprio vantaggio.

Ma, mentre coloro che vivono una vita cristiana nella carità, come membra vive del corpo di Cristo, godono appieno di questi doni e benefici, le membra morte, e cioè gli uomini peccatori e lontani dalla grazia di Dio, restano pur sempre parte del corpo della Chiesa, ma non percepiscono, perché morti, quel frutto spirituale, di cui godono gli uomini giusti; a meno che, aiutati da coloro che vivono secondo lo spirito, non si ravvedano e ricevano nuovamente la grazia e la vita perduta.

San Pio X sintetizzo così questo concetto:

«Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, PURCHÉ non ne siano impediti dall’affetto al peccato.»

Se Kiko Arguello avesse voluto parafrasare San Pio X per predisporre la propria dottrina avrebbe scritto invece:

"Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, E NON ne sono impediti dall’affetto al peccato."

Infatti, lo ripetiamo, proprio questo è il concetto espresso nella Lettera di Pentecoste.

Secondo l'Arguello, la comunione dei santi è principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono pienamente anche i cattivi.

Detto in modo diverso: i cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Da dove viene questa impostazione erronea?

Lutero scriveva:

La chiesa per Lutero
«Questa è la comunione dei santi, di cui ci gloriamo… . Il mio peso, quindi, altri lo portano, la loro forza è la mia. La fede della Chiesa viene in soccorso della mia angoscia, la castità altrui mi sorregge nelle tentazioni della mia lascivia, gli altrui digiuni tornano a mio pro, un altro si prende cura di me nella preghiera. E così posso menar vanto dei beni altrui come dei miei propri; e miei propri sono quelli in verità, se me ne delizio e rallegro. Sia pur io vituperevole e turpe, coloro a cui tributo il mio plauso sono belli e gradevoli. Grazie a questo amore faccio miei non solo i loro beni, ma essi medesimi, e così in virtù della loro gloria la mia ingloriosità diventa onore, in virtù della loro dovizia viene colmata la mia indigenza, in virtù dei loro meriti sono sanati i miei peccati. (...) Credere che la Chiesa è santa che altro vuol dire se non che essa forma la comunione dei santi? Con i buoni così come con i cattivi: tutto appartiene a tutto, come è significato sensibilmente dal sacramento dell'altare nel pane e nel vino: vi siamo designati dall'apostolo come un solo corpo, un solo pane, una sola bevanda.»

Rileviamo anche su questo argomento  la perfetta contiguità delle affermazioni di Lutero con quelle di Kiko Arguello, su questo tema come su altri snodi molto importanti della dottrina.

Dedico poi queste poche battute a chi stesse pensando a un piccolo errore espressivo dell'iniziatore del Cammino Neocatecumenale e ricorresse alle solite scusanti:

  • "Kiko è spagnolo, non conosce bene l'italiano": ma questa lettera, nella versione scritta nella sua lingua materna, è perfettamente corrispondente. 
  • "Kiko è emotivo, impulsivo": questa è una lettera, non la sbobinatura di una conferenza o una catechesi, quindi l'emotività non può essere un giustificativo adeguato.
  • "Kiko non è teologo": qui di certo non si tratta di teologia, ma di rudimenti del catechismo. Come può costui arrogarsi il compito di catechizzare centinaia di migliaia di famiglie senza conoscerli?
  • "Kiko non intende dire nulla di diverso da quanto dice la Chiesa. Lo Spirito Santo corregge le sue parole nell'orecchio di chi ascolta": Beh ci arrendiamo! Di fronte a tanta stolidità, mancano addirittura le parole per replicare.

Sugli effetti concreti e nefasti che questi scivoloni dottrinali di Kiko e del Cammino neocatecumenale provocano nella vita di chi si è messo alla sua sequela, tratteremo in un successivo articolo, sempre dedicato alla Lettera di Pentecoste 2020.

Concludiamo, in proposito, con un commento di LUCA, che completa in modo opportuno questo articolo:

«Nel cammino c'è una cultura della croce da gettare sugli altri. I peggiori sono i primi a rifiutarla ma sono anche i primi a metterla sulle spalle del loro prossimo. A parole dicono che ognuno deve portare la propria croce, nei fatti ci sono migliaia di "piccoli" Cirenei incaricati di portare le croci degli altri. E devono essere anche felici di farlo, altrimenti le loro facce lunghe infastidiscono la gerarchia neocatecumenale. Ho pietà di tutti questi "piccoli" portatori di croci, perché loro neanche si rendono conto che quelle croci non sono le loro. Gesù Cristo parla di un giogo leggero, nel CN il giogo è pesante perché è legato ad una serie di croci, pesantissime che non ti appartengono .»

domenica 21 marzo 2021

Esiste un "metodo" nel Cammino per ridurti alla sua mercè in primis privandoti dell'autonomia economica: vittime privilegiate le donne.



Due assiomi neocatecumenali che vengono da lontano:

"Tu non vali niente!"

"Chi sei tu senza il cammino?"...

... e le ho detto cosa mi doveva dire...

Esiste una precisa strategia del Cammino Neocatecumenale ideata dai due subdoli iniziatori per ridurre persone normalmente dotate, a volte anche più della norma (cosa che non di rado mi ha sorpresa), in uno stato totale e irreversibile di soggezione e abbrutimento.
Strategia studiata ad hoc perchè non si abbia più nessuna reazione di fronte a offese e maltrattamenti di ogni genere, ma si chini timorosi il capo senza fiatare.
Scena penosa a cui ho assistito tante volte mentre Kiko e Carmen scandivano i succitati assiomi trasformati in minacce, che venivano scagliate violentemente sulla faccia degli "ammaestrati" senza nessun pudore. A volte parliamo di uomini e donne più avanti negli anni degli stessi iniziatori. Vederli tremare davanti a loro era qualcosa di raccapricciante.



da Porto:

Possiamo senz'altro chiamarlo metodo "diabolico" quello del Cammino per ridurti alla sua mercè e renderti di fatto incapace anche solo di pensare alla tua vita senza Cammino Neocatecumenale.

Privarti dell'autonomia economica è uno dei primi modi. Se questo è vero soprattutto per quelli che partono per la "missione", i catechisti ci provano anche con quelli che rimangono.
Uno dei modi è convincere le donne sposate che devono lasciare il lavoro, oppure convincerle che il loro lavoro non consente loro di prendersi cura dei figli, che devono essere numerosi, e quindi che devono trovarsene uno magari part-time, generalmente pagato una miseria.
Spesso però il lavoro della donna è importante o fondamentale per l'autonomia economica della famiglia, perché il solo stipendio del marito non basta. E poi il lavoro e l'indipendenza economica sono importanti per contribuire al benessere complessivo di una persona, e questo non significa affatto farne un idolo, come si esprimono i cosiddetti "catechisti". Negli anni ho visto alcuni casi di depressione in donne che avevano un lavoro spesso più di prestigio e meglio pagato di quello dei rispettivi mariti e che sono state convinte e a volte quasi costrette a lasciarlo.
Una pena infinita!
Donne dallo sguardo spento, figli tristi e depressi, mariti fanatici seguaci dei loro "catechisti"... Non c'è davvero niente di cristiano, solo una diabolica volontà di asservimento ai propri malvagi fini.
                                                                                                                                (Porto)


Perdonate l'orrida immagine 
indegna di essere pubblicata,
ma descrive a pennello 
lo stato miserevole in cui versa 
la povera pecorella
 che a Kiko e Carmen si è affidata.




Quanto dolore! Tante donne valenti sono rimaste turlupinate e si sono spente negli anni.
E non va tralasciata, nell'opera sistematica di demolizione della donna all'interno del cammino, l'enfasi eccessiva che viene data alla piena sottomissione della moglie al marito in tutti gli scrutini, dal Secondo Passaggio in poi. E, dal momento che nel cammino tutto si trasforma in legge (e solo come regola da osservare senza nessuno spirito viene recepito, a causa della deformazione strutturale che il cammino stesso produce inevitabilmente) la sottomissione assoluta della moglie al marito non ha trovato il suo giusto bilanciamento nella legge dell'amore, come ben insegna San Paolo.

La frase cult in questo caso era:  
"Chi comanda è il marito".
Che fa il paio con un altro mantra:
"Chi comanda è il capo-equipe"

I fratelli hanno anche un bel metro di paragone per comprendere il senso di questo diktat kikiano "secondo lo spirito del cammino".  

Parliamo della regola rigida che vige nelle equipe di kikatekisti, questa: 

"L'ultima parola spetta al capo-equipe". 

Dopodicché tutti devono obbedire a lui. 

(Accidenti quante maledette obbedienze in questo Cammino che, a sua volta, non ha mai obbedito a nessuno!). 

 Ossia, si poteva anche discutere MA alla fine tutti bisognava obbedire al responsabile dell'equipe.
Superfluo aggiungere che il capo-equipe era normalmente il laico marito della coppia di responsabili. Solo raramente responsabile era il presbitero e solo per alcune equipe di itineranti. Erano naturalmente quelli di provata fede kiko-carmeniana e quindi peggiori, come spiegato più volte, di qualunque laico.


Povere donne! Soggette due volte, in famiglia e in equipe, in una realtà dalla quale ogni spirito si è allontanato - se mai lo spirito ha ispirato qualcosa lì dentro e al netto di sapere con certezza di che spirito si tratti - per lasciare il posto a un sistema ferreo e spietato di governo tutto umano.

venerdì 19 marzo 2021

Pastorale di Mediazione Neocatecumenale: il grande bluff del cd. "post cresima".



Ricordate anche voi la cd. "Pastorale di Mediazione",che costituisce la consegna del cammino propria della Tappa della Redditio? 
Ennesimo bluff annunciato.


Il campo estivo dei ragazzi che frequentano
il postcresima del cammino neocatecumenale
Punto di partenza... 
 
Sono riusciti a camuffare dietro il "da oggi siamo tutti al servizio della Parrocchia e del Parroco" l'ennesima invasione di campo, con conseguente occupazione di spazi per fare proselitismo.
Chi ha frequentato il cammino per un numero sufficiente di anni ricorderà bene che, mentendo come sempre, dicevano: "Ora, una volta superata la Tappa della Solenne Professione di Fede, siamo finalmente adulti abbastanza per metterci al servizio della Parrocchia in obbedienza al Parroco". Queste le parole che non corrispondono ai fatti, come sempre!
Chi è arrivato a questo punto del Cammino ha compreso già abbastanza che la missione del Neocatecumenato non sarà mai e poi mai quella di "sciogliersi" nella Parrocchia, ma piuttosto di conquistarla spanna dopo spanna.

 
Nulla viene fatto nel Cammino per il bene della Chiesa intera, abituati come sono, anche a livello comunitario e di "servizio",  ad offrire tutto e solo a se stessi e di conseguenza al loro idolo Kiko Arguello.


Inginocchiati ai piedi del Cammino
...punto di arrivo!
Mentre i pastori fanno la guardia ...per Kiko.


 Ai giovani non viene offerta nessun'altra prospettiva che esuli dal cammino, nessuna apertura all'intera comunità ecclesiale.
Essi vengono prematuramente educati all'obbedienza ai padroni catechisti e abituati a dipendere, per ogni decisione, da loro. In una simile prassi non sono certo i giovani il centro dell'attenzione, ma il Cammino e il suo puro e semplice tornaconto.




 
 
 
Mettiamo in evidenza la testimonianza di LUCA sulla deriva attuale del "post-cresima" guidato dai neocatecumenali nelle Parrocchie, segnalando un suo recente post esaustivo sull'argomento:
 
"È vero, questi sono proprio alla canna del gas. 
Nella mia parrocchia i ragazzi che entrano nel post_cresima neocatecumenale vengono automaticamente "blindati". 
Non possono essere invitati ad eventi parrocchiali senza previa autorizzazione dei catechisti neocatecumenali. 
Non è possibile fare un gruppo su WhatsApp, non è possibile contattarli telefonicamente, tutto e dico tutto deve passare per il filtro del responsabile del post_cresima e dei catechisti neocatecumenali responsabili di quella parrocchia. 
Non dico stupidaggini, quello che dico l'ho vissuto personalmente. 
La realtà è più brutta di quello che sembra. 
Questi signori si sentono minacciati, si sentono "padrini" e "padroni" della vita degli altri. 
Loro rappresentano il discernimento dei giovani, loro sanno cosa é giusto e cosa è sbagliato da proporre ai ragazzi. 
I rapporti con i genitori sono minimali, si fa leva sui giovani per entrare nelle famiglie. 
Il post-cresima neocatecumenale è impegnativo per i "padrini" neocatecumenali. 
Queste coppie sono chiamate ad un compito difficile con i ragazzi. 
Hanno pochissimo appoggio da parte del CN, non c'è una preparazione adeguata, un corso propedeutico, un riferimento sicuro, degli esperti da consultare in caso di problemi o di necessità. 
Gli unici referenti di sempre sono i soliti catechisti neocatecumenali, sempre e soltanto loro. 
Praticamente hanno un piccolo mini-mamotreto Kikiano e poco altro. 
È normale che alcuni gruppi perdono i loro ragazzi.
 Durante il terzo anno di post_cresima neocatecumenale si realizza mediamente l'uscita del 50 % dei ragazzi. 
Non lo dice nessuno, ma anche questa realtà si regge sulla buona volontà delle coppie di padrini, non certo sulla bontà dei contenuti degli incontri. 
Il gruppo sopravvive dove si crea un forte rapporto padrini-ragazzi. 
E gente come Il Sanfilippo usa questo legame per traghettare i ragazzi nel cammino neocatecumenale. 
I giovani vengono convinti che il CN è la stessa cosa del post_cresima, anzi migliore perché i ragazzi sono più numerosi.
 E la storia si ripete, tutto bello all'inizio e poi i soliti problemi di sempre di una realtà settaria con il culto della personalità dei catechisti e del fondatore.
 Con i ragazzi e con i loro genitori ci vanno più morbidi, almeno all'inizio, perché sono l'ultima spiaggia, ma poi, per chi rimane funziona tutto come sempre, obbedienza, regole e regolette, dottrina distorta, liturgie neocatecumenalizzate, culto del CN è tanti bla, bla, bla...

 (da: LUCA)

                                                                                        

mercoledì 17 marzo 2021

Cardinal Sarah: la croce torni al centro dell'altare

Nota introduttiva.
I neocatecumenali, che hanno un rapporto decisamente conflittuale con la verità, da qualche anno vanno favoleggiando di una qual certa amicizia con il cardinale Robert Sarah, da poco prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Addirittura hanno sostenuto che, presente all'ultima Convivenza dei Vescovi di cui è stata data comunicazione ufficiale, quella del 2017, avrebbe celebrato alla Domus con la pagnottona sbriciolata al posto dell'Ostia e fra gli ululati dei cantori, proponendo a questo proposito una delle loro immagini poco abilmente photoshoppate.
Recentemente poi, hanno sostenuto che un documento con il quale il Cardinale Sarah chiedeva a tutti i vescovi di tornare a far celebrare la Messa nelle loro diocesi dopo il diuturno periodo di astinenza dai sacramenti in concomitanza con l'infuriare della pandemia da Covid-19, era stato confezionato per loro per obbligare i neocatecumenali renitenti a tornare nelle salette per dimostrare di avere la resurrezione incorporata.
Più volte invece, da parte nostra, abbiamo indicato il Cardinal Sarah come uno dei prelati che aveva appoggiato la decisione di Papa Benedetto XVI di togliere ai neocatecumenali il diritto di celebrare Messa nelle cosiddette "piccole comunità" per dare un taglio netto alla loro incoercibile disobbedienza e ai loro abusi liturgici.
Il Cardinale non ha mai fatto mistero delle proprie opinioni, del proprio amore per la liturgia e del desiderio che essa riprenda il proprio valore centrale nella vita della Chiesa, escludendo ogni irriverenza e ridando al silenzio e alla postura dei fedeli l'opportuno significato.
Riportiamo a questo proposito una parte di un'intervista rilasciata di recente dal cardinal Sarah, pensando in particolare a cosa il porporato vorrebbe riportare per sempre al centro dell'altare, la Croce, e a cosa invece i neocatecumenali abbiano messo al centro della mensa, il candelabro ebraico a nove braccia, simbolo della diffusione del Cammino Neocatecumenale a discapito di altre realtà cattoliche e del suo disprezzo per la liturgia della Chiesa.




La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini.
Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime.
Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito ma profondamente danneggiato.
La Chiesa corre quindi il rischio di tagliarsi fuori dalla sua fonte divina per diventare un’istituzione centrata su sé stessa che ha solo sé stessa da proclamare.
Sono molto colpito dal fatto che si parli molto della Chiesa, della sua necessaria riforma. Ma stiamo parlando di Dio? Stiamo parlando dell’opera di Redenzione che Cristo ha compiuto principalmente attraverso il mistero pasquale della sua benedetta Passione, della sua Risurrezione dall’inferno e della sua gloriosa Ascensione, del mistero pasquale con cui “morendo, ha distrutto la nostra morte e, risorto, ha ripristinato la nostra vita”? (Sacrosanctum Concilium, n. 5)?
Invece di parlare di noi stessi, rivolgiamoci a Dio! Questo è il messaggio che ripeto da anni. Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora è in pericolo di morte.
Ecco perché Benedetto XVI ha detto che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia perché è una crisi del rapporto con Dio.
Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è molto ben espresso nella celebrazione orientata [ad orientem].
“Dove l’orientamento diretto verso Oriente non è possibile”, dice Benedetto XVI, “la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede.
Deve quindi prendere il suo posto al centro dell’altare e concentrare lo sguardo del sacerdote e della comunità di preghiera.

Cosa hanno messo al centro i neocatecumenali?

In questo ci conformiamo all’antico invito alla preghiera che apre l’Eucaristia: Conversi ad Dominum: “Rivolti al Signore. Allora guardiamo insieme a Colui la cui morte ci dà la vita, a Chi ci rappresenta davanti al Padre, ci prende tra le sue braccia e ci fa vivere e nuovi templi dello Spirito Santo (cfr 1 Cor 6,19).'”
Quando tutti si girano insieme verso la Croce, evitiamo il rischio di un incontro faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i nostri cuori all’effusione di Dio.
“L’idea che, nella preghiera, il sacerdote e il popolo si guardano l’un l’altro nella preghiera è nata solo nel cristianesimo moderno, è completamente estranea all’antico cristianesimo. È certo che il sacerdote e il popolo pregano non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore”, Cristo che, in silenzio, viene ad incontrarci. (Joseph Ratzinger, Prefazione al Volume XI: La teologia della liturgia – delle opere complete, Parigi, Parole et Silence, 2020).
Anche per questo non ho mai smesso di tornare al luogo del silenzio nella liturgia. Quando l’uomo rimane in silenzio, lascia un posto per Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa loquace, dimentica che la croce è il suo centro, si organizza intorno al microfono.
Tutte queste domande sono cruciali perché determinano il luogo che diamo a Dio. Purtroppo si sono trasformati in questioni ideologiche. (…) Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e persino celebrare a volte verso l’Oriente, come fece Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, è il compimento profondo e spirituale del Concilio. (…)
La Chiesa oggi sta vivendo un Venerdì Santo. La barca sembra prendere acqua da tutti i lati. Alcuni la tradiscono dall’interno. Penso al dramma e agli orribili crimini dei preti pedofili. Come potrebbe la missione essere feconda quando tante bugie coprono la bellezza del volto di Gesù? Altri sono tentati di tradire quando lasciano la nave per seguire i poteri alla moda. Penso alle tentazioni all’opera in Germania nel cammino sinodale. Ci si chiede che cosa rimarrà del Vangelo se tutto questo giungerà alla fine: una vera e propria apostasi silenziosa.
Ma la vittoria di Cristo passa sempre attraverso la Croce. La Chiesa deve andare verso la Croce e verso il grande silenzio del Sabato Santo. Dobbiamo pregare con Maria accanto al corpo di Gesù.
Guardate, pregate, fate penitenza e riparate in modo da poter proclamare meglio la Vittoria di Cristo risorto!
Come vedo il mio futuro?
Non ho intenzione di smettere di lavorare! E infatti sono felice di avere più tempo per pregare e leggere. Continuerò a scrivere, a parlare, a viaggiare. Qui a Roma continuo ad accogliere sacerdoti e fedeli provenienti da tutto il mondo. Più che mai la Chiesa ha bisogno di vescovi che parlino in modo chiaro, libero e fedele a Gesù Cristo e agli insegnamenti dottrinali e morali del suo Vangelo. Intendo continuare questa missione e persino amplificarla.
Devo continuare a lavorare al servizio dell’unità della Chiesa, nella verità e nella carità. Desidero umilmente continuare a sostenere la riflessione, la preghiera, il coraggio e la fede di tanti cristiani disorientati, confusi e perplessi dalle tante crisi che stiamo attraversando in questo momento: crisi antropologica, crisi culturale, crisi di fede, crisi sacerdotale, crisi morale, ma soprattutto crisi nel nostro rapporto con Dio.

(Cardinale Robert Sarah)

lunedì 15 marzo 2021

"Anche se hai violentato tua figlia, Dio ti ama": la giustizia a geometria variabile dei kikos

La giustizia a geometria variabile, che pesa gli atti di più o di meno, secondo la categoria a cui appartiene l'autore del misfatto!
Dopo gli abusi morali a cui ho assistito, risponderei, a questi soggetti che praticano il protezionismo sistematico in favore degli stupratori di donne o di bambini: 
 
TU, e dico tu, col TUO corpo, e non col corpo di tua figlia o tuo figlio, che col corpo degli altri son tutti capaci, specialmente quelli come te che non rispettano né i vivi né i morti ; 
TU : accetteresti essere stuprato nelle TUE proprie carni, quando eri piccolo e anche ora che sei adulto per poi sentirti dire che devi ritenerti moralmente uguale, meglio se inferiore, al tuo stupratore? 
 
E bada che non se ne parla perché non conviene, ma queste cose succedono, non è che un maschio adulto sia intoccabile su questo fronte. 
QUALE santo deve apparire per convincerci a non schifare questi ratti di retrobottega, maestri di meschinità vilissime e di ritorsioni sotterranee, illusi di propugnare una sottomissione per gli altri, che non li riguardi? 
 
E invece risultano persino più spregevoli degli stereotipi da donnaccia che vorrebbero appioppare, unilateralmente s’intende, al genere femminile. 
I bambini abusati, poi, sono da loro considerati poco meno che un inerme strumento di peccato, cioè di salvezza, per l’abusatore. 

Se qualcosa di cui incolpare le donne e le ragazze la trovano sempre, quando le vittime sono bambini piccoli non osano cercare appigli. Allora li ignorano, passano semplicemente oltre. 

Li ho sentiti bene a predicare: "anche se hai violentato tua figlia, Dio ti ama! Abbandonati all'amore di Dio!". 
(Invece il resto della famiglia ti vuole depezzare da vivo, trai qualche conclusione.)
Ovviamente mai una parola di speranza per la povera bambina, né di raccomandazione per il duro e lungo lavoro di recupero di grazia perduta che attende l'abusatore. 
 
E se nell'uditorio a sentire ste bestemmie ci fosse stata una giovane vittima? Che doveva fare? Cosa doveva pensare di Dio? 
Cavoli suoi, zitta e accettare la sua presunta inferiorità, oppure purificare le salette col fuoco, magari con loro dentro mentre preparano le "catechesi", così si purificano un po'anche loro? 

Si meritano tante e vigorose punizioni sia morali che corporali, per questo viziaccio di sfruttare la religione all’unico scopo di trafugare una meschina virilità d’accatto, quella basata sull’abuso di potere su donne e bambini, invece che sul conseguimento delle virtù degli Uomini di Dio. 

Roba da far buttare via la fede nello scarico del cess@, con loro stessi attaccati dietro, altro che evangelizzazione. 

(da: Anonima sarda)

sabato 13 marzo 2021

Come il Cammino devasta i simboli cristiani

PERCHÉ CONTRASTO IL CAMMINO NEOCATECUMENALE
di Lino Lista
 
In giro per la rete, si trovano vari articoli e commenti, pubblicati dai neocatecumenali, specialmente in FB e fino a stamane, nei quali si inveisce contro di me. Al solo leggere il mio nome divengono assatanati e, essendo incapaci di confrontarsi nel merito, ricorrono all'insulto, alla fallacia contro la persona e alla censura, che sono le uniche armi che i kikos fanatizzati sanno impugnare, e non solo quelli a livello più basso. 
 
Il motivo per il quale solitamente mi attaccano è la mia critica al fango sul cieco nato secondo Kiko. 
Proprio non riescono a digerire che io sei anni fa sia stato il primo al mondo (ma non più il solo, ringraziando il Cielo) a svelare la vergognosa mistificazione di Gv 9 (Il cieco nato, Vangelo di Giovanni 9) una mistificazione senza la quale il Cammino dovrebbe chiudere i battenti: niente più fango che mostra i peccati dell'adepto cieco, niente più scrutini e kenosis secondo Arguello. 
 
I neocatecumenali, però, non hanno inteso il motivo fondamentale del mio impegno; mi pare il caso di riferirlo, per chiarezza. 
 
La scala, simbolo della vita contemplativa
per Kiko simbolo di discesa nel peccato
Io contrasto il Cammino giacché m'interesso di simboli (biblici e poetici) da oltre due decenni e perché il Cammino diffonde le devastazioni che Kiko Arguello fa del simbolismo dei Vangeli, non solo del fango/argilla. 
Il fango (essendo, a detta di Kiko, una immagine e un tempo del Cammino) è solo la catechesi sballata più rappresentativa del CNC. 
Dall'olio delle vergini al sicomoro di Zaccheo, dal vino di Cana alla pietruzza dell'Apocalisse è sempre così. 
E non è da poco la mistificazione del simbolo: falsificare il simbolo significa falsare i Vangeli e il deposito della Fede. 
 
Il simbolo è un codice della teologia, il linguaggio umano non ha parole e locuzioni per figurare l'Altro e l'Altrove. 
Soltanto con il simbolo si riescono a rappresentare contemporaneamente le cose di questo mondo e le idee concernenti le realtà invisibili. 
Solo il simbolo teologico (non l'allegoria, pure quando essa non sia forzata) rende entrambe le sue parti vere, sia la metà terrena sia la soprasensibile. Non casualmente "simbolo" è da "symbállo = metto insieme". 
Non per caso l'evangelista che maggiormente fa uso del simbolo è detto "Giovanni il Teologo". 
 
Il nostro Sommo Simbolo è Cristo, sin dal Prologo del IV Vangelo: 
"E il Verbo si face carne e venne ad abitare in mezzo a noi". 
Cristo unisce perfettamente in sé la natura divina, il Verbo, e quella umana, la carne. 
Simbolo in tali termini è l'Eucarestia, che unisce in sé la componente tangibile e visibile, il pane e il vino, con quella del Corpo e del Sangue del Signore. 
 
É questa, dal mio punto di vista, la massima eresia di Kiko Arguello e del Cammino: trasportare tutti i simboli dei Vangeli sul piano meramente terreno, esistenziale, antropologico, rimuovendone la metà trascendente. Lo è perché da questa eresia scaturiscono tutte le altre, in primo luogo l'Eucarestia trasformata in banchetto e trasmessa prevalentemente con un "tipo", la prefigurazione dell'Esodo. 
 
Oramai i neocatecumenali, più che il pane e il vino, più che il Corpo e il Sangue del Sacrificio di Cristo, vedono l'Esodo, il passaggio nella Terra promessa, il passaggio dalla morte alla vita figurato anche nel loro balletto attorno alla mensa. 
 
I neocatecumenali, nell'unzione di Gv 9, non riconoscono la Grazia che porterà a "vedere" Cristo, soltanto una lordura che mostra i peccati. 
 
I neocatecumenali, nel sicomoro di Zaccheo, non riconoscono l'ascesa, lo sforzo per "vedere" Cristo: per chi ha ascoltato Kiko alla GMG di Sidney, il sicomoro è un'altra kenosis, un'altra discesa nei propri peccati; è un montare sugli altri, un isolarsi sull'attaccamento "al denaro e al mondo", come predicò Arguello. 
 
Per i neocatecumenali (perlomeno per quelli che sono giunti alla tappa del "Padre nostro" e hanno ascoltato i catechisti ripetere la catechesi di Kiko sulle Nozze di Cana) la mancanza di Vino non significa la sopravvenuta insufficienza della Legge, della Torah per la salvezza, l'inadeguatezza sostitutiva colmata da Cristo con il Sacrificio dell'Ultima Ora: essa significa che "nella tua vita, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia manca il vino c’è una sofferenza!". 
 
Il Cammino: un Narciso allo specchio
 
Si potrebbe continuare per ore, perché questo è il criterio "esegetico" di Kiko Arguello, quando non si produce (per l'assenza di simboli nei passi evangelici che tratta) in allegorie forzate e fondamentaliste, che non hanno alcuna corrispondenza con la lettera dei Vangeli, quando non tira fuori interpretazioni sballate come per il peccato originale che, per decenni fino alle correzioni dei mamotreti, è stato insegnato come "una realtà che ci circonda". 
Purtroppo per i neocatecumenali (quelli fanatici, intendo), la favola del bambino che svela la nudità del re ha una sua morale. Una volta mostrato l'imbroglio, in tanti si rendono conto che i sarti del re sono imbroglioni e che il re è nudo (e non di una nudità biblica, è nudo di una nudità oscena). 
 
Perciò le mie critiche alle catechesi di Kiko sono state tradotte e diffuse in inglese, spagnolo, polacco, croato e non so in quante altre lingue. Tutto ciò con buona pace dei Pasqualoni della Rete, che non hanno compreso che io sto attuando quello che avrebbero dovuto fare altri: rieducare i neocat a una sana lettura del Vangelo, poco o nulla aggiungendo di mio alla sapienza della Tradizione. 
Con parecchi ci sono riuscito, perlomeno a insinuare il dubbio. 
Certamente non nei Pasqualoni, capaci soltanto di linkare un decreto di approvazione del Pontificio Consiglio per i Laici (successivo di sette anni alla correzione dei mamotreti) che la Congregazione competente, quella per La Dottrina della Fede, non volle dare.
 
(Lino Lista)

giovedì 11 marzo 2021

Il Catechismo Olandese e il Catechismo di Kiko

I libri di istruzione religiosa sono stati scritti fin dal tempo dei Padri della Chiesa, ma il termine catechismo è entrato in uso nel XVI secolo con la pubblicazione da parte di Lutero nel 1529 di testi diretti all'indottrinamento dei fedeli, spesso in forma di domande e risposte. 
 
Pasquale Cati, Allegoria del Concilio di Trento
(1588-1589), affresco; Roma,
Basilica di Santa Maria in Trastevere

Il primo Catechismo vero e proprio fu sviluppato durante il Concilio di Trento, diretto ai parroci perché potessero meglio insegnare la dottrina cattolica e contrastare la Riforma protestante. Il Catechismo tridentino fu promulgato da papa Pio V ed adottato dall'intera Chiesa cattolica. 
Fino alla promulgazione del catechismo attualmente in vigore (Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992 e poi il Compendio del 2005) non ci sono stati altri catechismi "universali", ma solo catechismi locali. Nel 1905 il catechismo redatto da papa Pio X per la diocesi di Roma (detto Catechismo maggiore) ebbe una grande diffusione e fu adottato da gran parte delle diocesi italiane circolando anche all'estero. Il Concilio Vaticano II non aveva chiesto la stesura di un nuovo catechismo, che sostituisse quello del Concilio di Trento; esso si era limitato a disporre la preparazione di un “Direttorio per l’istruzione catechistica del popolo” (Christus Dominus, n. 44), cosa che si era realizzata nel 1971.
Prima quindi del 1992, la stesura dei catechismi era lasciata all’iniziativa delle conferenze episcopali, le quali, nel periodo successivo al Concilio, si attivarono per la pubblicazione di catechismi nazionali per le diverse fasce d’età.
Uno sforzo immane, che però ebbe risultati piuttosto deludenti; tanto è vero che i Vescovi riuniti nel Sinodo straordinario del 1985 chiesero al Papa di preparare un catechismo unico per tutta la Chiesa; richiesta che fu prontamente esaudita con la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica nel 1992. Una volta pubblicato il catechismo universale (che è stato un enorme successo, non solo editoriale), i catechismi locali hanno perso qualsiasi rilevanza fino praticamente a scomparire.

Fra i catechismi inadatti e fallimentari che hanno preso forma nei turbolenti anni postconciliari, annoveriamo anche il Nuovo Catechismo Olandese (pubblicato nel 1966) e, perché no?, il Catechismo  neocatecumenale, che apparve, dattiloscritto nei famosi ed arcani libri blu detti "mamotreti" (cioè scartafacci), proprio dal 1968 in poi.

Ma dedichiamoci innanzitutto al Nuovo Catechismo Olandese. Si cominciò a lavorare al Catechismo nel 1956: i Vescovi olandesi affidarono in quell’anno all’Istituto catechetico superiore di Nimega il compito di rivedere il Catechismo allora in uso nelle loro diocesi. Già prima del Concilio esistevano catechismi locali; non si deve pensare che in tutta la Chiesa si facesse uso del Catechismo di San Pio X, che si era imposto solo in Italia. Tanto per fare un esempio, negli Stati Uniti fin dal 1885 si usava il Baltimore Catechism.

  • Invece del Catechismo di Kiko, fin dall'inizio, si negava addirittura l'esistenza. I due spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernandez sostenevano di predicare in modo spontaneo senza far uso di alcun testo. Kiko aveva una preparazione acquisita presso i Cursillos de Cristianidad, Carmen aveva frequentato un corso di Teologia quando era ancora novizia prima di essere cacciata, come racconta lei stessa, dalle Suore Missionarie.

Sicuramente i due facevano uso di testi specifici di cui Kiko si portava dietro gli appunti in misteriosi foglietti di cui parlò don Cuppini (nel libro intervista a cura di Tarcisio Zanni). Dal diario di don Cuppini. "7 dicembre 1968. Lisbona. Inizia la catechesi alla Penha de França. Kiko ha una serie di foglietti". Successivamente: "Zamora: lì Kiko ha scritto per la prima volta le catechesi. Avevo preso appunti mentre dava catechesi alla Penha: dopo io li leggevo e Kiko scriveva. Erano comunque già le catechesi (più o meno) che si danno ora".

Torniamo al Catechismo Olandese: Esso fu pubblicato poco dopo la conclusione del Concilio, il 9 ottobre 1966, col titolo Nuovo Catechismo. 

  • Il Catechismo di Kiko invece, pur girando da cinquant'anni nei famosi libri dattiloscritti (ora stampati) non è MAI stato pubblicato.

Fin da subito il Nuovo Catechismo Olandese suscitò forti perplessità, dentro e fuori i Paesi Bassi, tanto è vero che il Papa volle che tre teologi scelti dai Vescovi olandesi si incontrassero con tre teologi designati da Roma. L’incontro si svolse a Gazzada dall’8 al 10 aprile 1967. Questo incontro non ebbe alcun risultato, dal momento che le due parti rimasero ciascuna sulle proprie posizioni. 
 
  • Invece il Catechismo di Kiko, di cui si ignorava addirittura l'esistenza, e che i catechisti neocatecumenali dovevano imparare a memoria per poi sostenere di aver ripetuto sul momento quanto lo Spirito Santo andava ispirando loro, non poté essere analizzato. Solamente quando papa Giovanni Paolo II pretese che il movimento di Kiko si dotasse di uno Statuto, l'iniziatore spagnolo si vide costretto a consegnare i suoi testi perché fossero visionati e corretti. 
 
Per quanto riguarda il Catechismo Olandese, una volta conosciuto l’esito del colloquio di Gazzada, Paolo VI decise di affidare a una Commissione cardinalizia il compito di esaminare ed emendare il Catechismo.

  • In un arco di tempo fra il 1997 e il 2012 i testi del catechismo di Kiko furono l'oggetto di una laboriosa e di certo contrastata revisione nell'ambito di una commissione formata da teologi della Congregazione per il Culto della Fede e "teologi" del Cammino. 
 
Il 15 ottobre 1968 la Commissione che esaminava il Catechismo Olandese emanò una dichiarazione contenente i punti da correggere nel Catechismo:

  1. Circa la creazione degli angeli
  2. Circa la caduta di tutti gli uomini in Adamo
  3. Circa la concezione di Gesù da Maria in modo verginale
  4. Circa la “soddisfazione” operata da Nostro Signore Gesú Cristo
  5. Circa il sacrificio della Croce e il sacrificio della Messa
  6. Circa la reale presenza e la conversione eucaristica
  7. Circa l’infallibilità della Chiesa e la conoscibilità dei misteri rivelati
  8. Circa il sacerdozio ministeriale o gerarchico e circa la potestà di insegnare e di governare nella Chiesa
  9. Circa alcuni argomenti di teologia dogmatica
  10. Circa alcuni argomenti di teologia morale
I libri segreti del Cammino, i mamotreti

  • La commissione di teologi modificò profondamente il catechismo di Kiko e, non essendo sufficienti le drastiche correzioni e le censure nel corpo del testo, aggiunsero numerose note a piè di pagina con gli articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica su molteplici argomenti, tra i quali:

  1. Circa l'opera redentrice di Cristo e la realtà storica del peccato.
  2. Circa il rapporto tra Grazia divina e libertà umana. Circa la soddisfazione operata dal Nostro Signore Gesù Cristo offertosi come Vittima di espiazione
  3. Circa la salvezza operata da Gesù per i meriti della sua passione e morte
  4. Circa la Chiesa quale società visibile e gerarchica. .
  5. Circa la distinzione fra sacerdozio ordinato e sacerdozio universale
  6. Circa il sacrificio della croce e il sacrificio della Messa
  7. Circa la Transustanziazione e la reale presenza eucaristica
  8. Circa la pratica della Comunione frequente, le visite, le benedizioni, le processioni, le adorazioni solenni, i congressi; come pure il dovere di osservare le rubriche riguardanti il contegno da tenersi alla presenza di Cristo, e ogni norma volta a coltivare la sensibilità eucaristica dei fedeli, ecc..
  9. Circa la distinzione tra il sacramento della Penitenza e quello del Battesimo.
  10. Circa il sacramento della penitenza: la «conversione» del peccatore come fatto eminentemente personale, l'importanza del perdono di Dio tramite assoluzione, l'importanza della confessione auricolare
  11. Circa l'esistenza dell'Inferno 
  12. Circa l'importanza della Chiesa per la salvezza
  13. Circa Gesù, unico Redentore e Maestro, e unico Modello di santità che i credenti devono sforzarsi di imitare.
  14. Circa la piena armonia tra Concilio Vaticano II e quello di Trento.
  15. Circa l'interpretazione autorevole della Bibbia del Magistero della Chiesa
  16. Circa altri temi di teologia dogmatica e morale

Le correzioni romane non furono accolte dalla maggioranza dell’establishment cattolico olandese. Nel gennaio del 1969 il Consiglio pastorale olandese, riunito a Noordwijkerhout, emise una “dichiarazione di indipendenza”, con la quale si schierò a favore del Nuovo Catechismo senza le correzioni romane. Il Catechismo comunque fu tradotto in diverse lingue e diffuso. La Chiesa ottenne solo che venissero messe in allegato le correzioni con i riferimenti ai paragrafi corretti. 

  • Il catechismo di Kiko, denominato Direttorio, fu rilasciato dal Pontificio dicastero per i laici come vincolante per la catechesi del Cammino Neocatecumenale. Non essendo però mai stato pubblicato, non è chiaro se sia corrispondente ai testi dati in uso ai catechisti. Ciò che è certo comunque è che gli errori originali a tutt'oggi vengono trasmessi tramite le catechesi del Cammino ai suoi adepti.

Forse è il caso di fare qualche riflessione su questa vicenda: 
Il Catechismo olandese non è tutto da buttare. Può essere utile riportare la conclusione della dichiarazione della Commissione cardinalizia: Le presenti osservazioni, anche se non poche e non di lieve importanza, lasciano intatta la maggior parte del Nuovo Catechismo, con il lodevole suo carattere pastorale, liturgico e biblico. Esse non si oppongono all’intento degno di elogio degli autori del Catechismo di proporre l’eterno vangelo di Cristo in forma aderente al modo di pensare degli uomini del nostro tempo. Le grandi doti per cui l’opera si caratterizza, richiedono che essa rifletta sempre la dottrina della Chiesa senza oscuramento di alcuna ombra (loc. cit., p. 499). 
 
  • Per quanto riguarda il Catechismo di Kiko, non registriamo invece nessun elogio da parte della Commissione esaminatrice, mentre l'iniziatore Argüello, che ha sempre avuto un rapporto molto controverso con la verità, sostiene di essere stato lodato e che del suo testo originale è stato cambiato "pochissimo". 
 
Dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, fortemente voluto da Papa Giovanni Paolo II e dal futuro Benedetto  XVI, cardinal Ratzinger, la predicazione e la catechesi hanno cercato, in genere, di conformarsi all’insegnamento ufficiale della Chiesa e il Catechismo Olandese fu accantonato. 
 
  • Invece il Catechismo di Kiko ancora attualmente è insegnato e non è stato assolutamente sostituito dal Catechismo della Chiesa Cattolica. 
 
Le lacune del Catechismo olandese erano notevoli, ma non era impossibile colmarle. È ciò che fece la Commissione cardinalizia costituita da Paolo VI. Il problema è che si volle rifiutare la correzione proveniente da Roma, pensando che la posizione romana rappresentasse un passato destinato presto a finire, mentre quella olandese fosse l’inizio di un radioso futuro per la Chiesa. La storia dimostra che è stato esattamente il contrario. Non è un caso che il cinquantesimo del Catechismo non è stato celebrato da nessuno, non solo perché i protagonisti di quella vicenda erano nel frattempo scomparsi (cosa abbastanza comprensibile), ma anche perché non avevano lasciato nessun erede: nei Paesi Bassi, la Chiesa cattolica in questi cinquant’anni è andata progressivamente assottigliandosi fino quasi a scomparire, per essere sostituita dall’Islam. 
 
  • Le lacune e gli spropositi del
    Catechismo di Kiko erano notevoli e quasi impossibili da colmare. Il testo corretto non è stato pubblicato e gli errori teologici, dogmatici, antropologici, biblici continuano ad essere diffusi. Il Catechismo di Kiko in cinquant'anni ha prodotto il consolidarsi di una esperienza segnata dal settarismo e dal fanatismo che si è incistata all'interno della Chiesa Cattolica provocando danni enormi e gravi sofferenze. 
 
In conclusione, i risultati del “rinnovamento” della Chiesa olandese, di cui Il nuovo Catechismo è in qualche modo l’emblema, dovrebbero farci riflettere sulle prossime prospettive di sfacelo di cui il Catechismo di Kiko finirà per rendersi responsabile.

martedì 9 marzo 2021

Babele by Kiko



Citazione dalla Lettera di Pentecoste 2020, predicazione di Kiko Arguello:

Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi...


Atti 2, 3s.. 7s. opera di Dio:

 

Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.

Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?...

 

 


 

Dove mai ha letto Kiko questo dell'"unica lingua" a proposito della Pentecoste?

Quando i discepoli uscirono dal Cenacolo nella Pentecoste parlavano in altre lingue e tutti li comprendevano perfettamente. Erano diventati universalmente comprensibili. 

Kiko, al contrario, ha ridotto tutti i linguaggi umani ad un' "unica lingua": la sua.

 

Citazione dalla Lettera di Pentecoste 2020: 

Sapete che Babele, Babilonia significa "confusione delle lingue", cioè significa che non c'è comunione...


Ma non è proprio così!

Perché essi avevano trovato, piuttosto, una bella intesa. Fondata sull'idolatria! Tutti concordi nel realizzare progetti megalomani, centrati sull'"IO" luciferino. E Dio dice che non sarebbe stato loro impossibile. Per questo Egli stesso scende in campo e decide di intervire. È Dio che li getta nella confusione e condanna alla distruzione tutti i loro idolatrici progetti. E come realizza questo? Confondendo le loro lingue per far sì che non possano più intendersi.

Di quale comunione parla dunque Kiko? Fondata sull'unica lingua?
Come nel cammino che si capiscono solo tra di loro?


La comunione si fonda sul parlare il linguaggio dell'altro, non nell'imporre il proprio.


Genesi 11,1-9

1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.



 Kiko confonde, per pura convenienza, la Pentecoste che è una nuova creazione, con il mondo prima della Torre di Babele. Quando "Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole" (Gn. 11, 1-9), proprio come da 50 anni fanno loro. 

E dunque, Kiko impari la lezione!

Poichè Dio a Babele è sceso e ha confuso la loro lingua, condannandoli alla incomunicabilità. Li ha dispersi su tutta la terra e così essi "cessarono di costruire" (tra l'altro, cosa questa tra le più dolorose per il nostro Iniziatore!).

domenica 7 marzo 2021

Così si fa carriera nelle sette: sacrificando gli innocenti.

Mi pare che per ogni vittima del CNC che con grande carità mette a disposizione la sua vicenda, ce ne siano molte altre non conosciute, che magari si credono esse stesse casi isolati. 
Quindi, per quanto doloroso, è utile che se ne parli. 
 
Scendono in basso, sempre più in basso
Diverso tempo fa anche io ritenni per casi isolati, o mele marce, un gruppuscolo di catechisti e/o presbiteri di estrazione neocatecumenale e rango medio-basso all'interno della setta, i quali protessero molestatori e stupratori di donne o bambini, ideologicamente e, come conseguenza, anche di fatto. 
 
Gli abusatori dei casi a me noti direttamente non appartenevano al cammino, e tuttavia quei bravi neocatecumenali protettori del male riuscirono a dissuadere le vittime, che si erano confidate o confessate con loro, dall'intraprendere qualsiasi azione, convincendole, anzi, ad assumere su di sé l'intera portata del fatto, lo stress e addirittura la colpa in tutto o in parte. 
 
Come se l'abusatore, per il semplice fatto di essere tale, fosse esente dal dover rispondere delle azioni di cui si è macchiato. 

 


Adesso, considerato che la putrefazione dei costumi della gerarchia ecclesiastica rende impossibile avere giustizia nell'immediato (sanno tutto e lo fanno apposta a fregarsene), visto anche che le class action all'americana non funzionano, dobbiamo almeno organizzarci per difendere noi stessi, i nostri cari e chiunque altro, giovani in primis. 
Prevenire, de-ipnotizzare, boicottare in tutti i modi leciti e possibili. 
Curare e consolare dove c'è bisogno. 
 
Il lavoro di ristabilire la verità è fondamentale perché le vittime (in realtà siamo tutti vittime, perché se soffre un membro soffre tutto il corpo) devono sapere che, fuori dalla massa di coloro che sono ancora sotto anestesia, il resto del corpo è anch'esso sofferente e che chiama "male" il male e "crimine" il crimine. 
E che non cessa di esporre il peccato di questi irresponsabili, di rubare la verità mentre dovrebbero onorarla, e di rubare la giustizia mentre dovrebbero esercitarla. 
 
(da: Anonimo)

venerdì 5 marzo 2021

Nel catechismo di Kiko con i contenuti eretici viaggia di pari passo lo stile della comunicazione (Lino Lista).


da Lino Lista:

 C'è una questione nel catechismo di Kiko che viaggia di pari passo con i contenuti eretici: lo stile della comunicazione.

"A molti fratelli diremo: 'Tu non hai creduto alla predicazione, tu non credi'...". 

E chi sei tu per giudicare l'altrui credo, Kiko? A quale predicazione ti riferisci, al tuo kerygma? E il tuo giudizio, sulla base di quali elementi viene formulato, la disobbedienza alle prescrizioni tue, dei tuoi catechisti?.
E' un linguaggio autoritario, violento, arrogante di un laico che si esprime per fallacie (costante il ricorso insensato all'argumentum ab auctoritate), che pone sempre se stesso come attore e interlocutore dei dialoghi inventati ("Kiko, e io perché non vinco nulla?"), che si accanisce sui propri adepti manco fosse un angelo inviato a distruggere Sodoma e Gomorra.

Per i mamotreti solo il fuoco!


Io credo che un vocabolo avrebbe dovuto, nei nostri tempi, utilizzare la Chiesa nell'esame dei mamotreti: "IRRICEVIBILI". 

Nei nostri tempi, perché appena un secolo fa sicuramente sarebbero stati motivo per una scomunica, ancor prima per un rogo.

Purtroppo, l'ho scritto, nella Chiesa è stata attuata una complessa mediazione tra la potente lobby gnostico-protestante che appoggia Kiko e vari componenti della CdF. La quale CdF, terminato nel 2003 il lavoro di correzione tomo dopo tomo, nemmeno ha ritenuto il direttorio che ne è uscito degno di un'approvazione. Se lo fosse stato, il Cammino non avrebbe dovuto attendere la fine del 2010 per riceverla, solo dopo le ulteriori pressioni della PCpL che indussero la CdF a lavarsi pilatescamente le mani della sporcizia che permane nel catechismo di Kiko e lasciando al card. Rylko il peso della vergogna storica della firma sul decreto.

CITAZIONE dalla Traditio:  

«Uno domanda: “Kiko, e io perché non vinco nulla? Nulla! Continuo a stare schiavo del peccato e sto in comunità”. A molti fratelli diremo: “Tu non hai creduto alla predicazione, tu non credi. ‘Sì, io credo, vado sempre alla Parola e mi confesso nelle penitenziali’. La Chiesa mai ha dato il Battesimo se non si dimostrava con i fatti che si era creduto. Per questo dice S. Giovanni Crisostomo agli eletti, 4 anni di catecumenato: “Quante volte vi devo dire... Volete essere battezzati? Non vi posso dare il Battesimo”, dice S. Giovanni Crisostomo nel Secondo Sermone agli eletti. “Una, due, tre, quattro, cinque, mille volte devo dire a voi: non si tratta soltanto di amare il nemico, che vi sforzate, fate, non fornicate più, fate mille sforzi. Si tratta di fare la virtù senza sforzo: la fede. Viene dal Signore, non una cosa che “dovete”...: ahi ahi, che oppressione, che duro è questo di essere fedeli a Dio, che duro! No, mai han detto questo i santi della Chiesa: “Oh che orrore, con il bene che se la passano gli altri che non conoscono la religione!”. Senza sforzo! La fede è un dono gratuito per tutti noi. E in questi si conosceva che lo facevano con sforzo, era tutta una cosa di pugni, loro facevano:là si rendeva conto S. Giovanni Crisostomo che non potevano ancora.Per questo fratelli io vi annunzio una buona notizia: Cristo è risorto veramente, sta vivo, e Lui vi offre questa mattina la vittoria sulla morte e sul peccato!»


Kiko (con la sciarpa/stola nera) profeta tenebroso. Una finta Carmen veglia su di lui.

Quanto bene fa, ogni volta, rileggere le preziose sintesi del nostro Lino!

Vorrei poter fare una domanda a Kiko:

Chi ti ha detto che duro è questo di essere fedeli a Dio ( non fornicando, amando i nemici, per portare i tuoi stessi esempi))?

Chi ti ha suggerito una frase come: "che orrore, con il bene che se la passano gli altri che non conoscono la religione!"? 

Farebbe bene a interrogarsi poiché la lingua parla dalla pienezza del cuore!

Ma una domanda mi coinvolge: Come ho fatto io stessa, stando tanti anni dietro a Kiko, a non restare almeno perplessa davanti a simili affermazioni? Nessun santo ha mai ragionato in questi termini. Eppure in quegli anni ho letto anche tanto a mia vergogna devo dire. E questa stessa convivenza detta della Traditio Symboli l'ho vissuta e, da catechista, riportata tante volte!

Una cosa è certa. Tutti i santi hanno cantato la bellezza della sequela a Cristo, la dolcezza del suo giogo. Duro è il giogo del mondo, delle concupiscenze, altro che quelli di fuori se la passano bene fornicando e dandosi a tutti i piaceri, altro che i pagani, beati loro, che non sono costretti ad amare i nemici e, quando non c'è la fanno più, possono dar loro una bella bastonata e...tanti saluti!

immagine terrorifica del profeta per Kiko


Ah Kiko, Kiko!  (E con te tutti quelli che tentano inutilmente di difenderti). Non puoi prendertela con nessuno poiché non noi ti giudichiamo ma le tue stesse parole ti giudicano e ti smascherano e ti condannano.


Non dovrei rivolgermi a Kiko, lo so, che non ci legge. Ma, abbiate pazienza! Egli dice nella Traditio:

Uno domanda: “Kiko, e io perché non vinco nulla? Nulla! Continuo a stare schiavo del peccato e sto in comunità”

Pensa tu come questo fratello è cascato male. Egli infondo dice come mai non vinco nulla, sono sempre schiavo del peccato?


Ossia, da buon camminante questo povero fratello fa tutto quello che gli è stato consegnato: celebrazioni, penitenziali, preparazioni, catechesi...e soprattutto ASCOLTA e NON SI SFORZA in nulla...

...risultato....anni e anni di cammino, neanche una VIRTÙ. 

Ma "Kiko, come è possibile? Faccio tutto quello che mi dici tu. Risultato: zero! Senza sforzo neanche una virtù!". 

Ma Kiko ha sempre pronta la risposta: “Tu non hai creduto alla predicazione, tu non credi"

Ma allora, io mi domando e dico, le Tappe del neocatecumenato a cosa servono? I vari stadi nel cammino di fede? Se il centro è sempre e solo l'annuncio del tuo Kerigma, sempre uguale, sempre lo stesso; che è presente in tutte le convivenze, di passaggio e non, come inizio corso, ad esempio e annunci vari dei tempi forti. Ma tu vedi l'assurdo!

E poi ti viene un cerchio alla testa...pensi...Kiko mi ha detto che non credo, bah se lo ha detto lui, fammi ascoltare, io devo credere, voglio credere, e mentre Kiko si sbraccia con la croce in mano e urla tu lì, provi ad ascoltare di nuovo, per bene, ma poi...di nuovo non credi perché neanche nulla cambia....che follia!

Ora sì che finalmente comprendo perché andavano bene quei camminanti che cadevano, di tempo in tempo, almeno una tantum in peccatacci, ma peccatacci inconfessabili, pur dopo anni e anni di cammino, pur dopo anni e anni di itineranza. Poiché, per ascoltare il fatidico e fantasmagorico Kerigma kikiano dovevi sempre essere morto, ma morto proprio per il peccato in modo serio, allora sì, il Kerigma era per te.  Ascolta oggi, convertiti oggi, perché tu non sei cambiato per niente, sei un peccatore schifoso, un traditore, un adultero, un idolatra attaccato al potere....e quante ancora.
Dunque, se eri lì per servire il Signore perché nulla è più dolce e bello, perché la virtù praticata rende libero l'uomo....eri uno fuori posto, e tale ti facevano sentire. 

Kiko ti diceva sul muso: "Ma tu sei qui per diventare migliore, per essere santo?"

Insomma, a Kiko gli impenitenti di una vita mai hanno creato problemi più di tanto!
Una bastonata, qualche urlo e poi ....sottobraccio e "Bene, bene, coraio, avanti, disgraziato che Dio ti ama", in una identificazione totale con se stesso.
E già, quello che Kiko non ha mai tollerato era imbattersi in qualcuno che il problema dell'ascesi se lo poneva; era incontrare qualcuno che si poneva una semplce domanda: "Ma Kenosi Kenosi. Scendiamo, scendiamo sempre. Ma......senza sforzo dove andiamo, all'Inferno andiamo". Basta aver letto qualche vita di Santi che per amore a Gesù altro che sforzi, altro che passarsela male secondo il mondo! Dei veri eroi, giganti della fede, in guerra continua contro le proprie concupiscenze.
Ma Kiko ha insegnato solo a diventare complici delle proprie cattive tendenze, ad assecondare in tutto se stessi, vedendo i nemici fuori e combattendo chi contrasta. Chi ti fa la guerra è il demonio, diventa il Faraone, il Giuda, fosse anche lo stesso Papa, o un Cardinale, un Vescovo, un Parroco. Chiunque ci perseguita, a torto o a ragione.

E Kiko mai ha potuto tollerare accanto a sé qualcuno che gli stesse davanti nella "santità". Accanto a lui solo i peggiori sono rimasti.
I migliori - rispetto a lui non ci vuol tanto - sono andati via. O li ha cacciati, o li ha distrutti.

Ci aiutano a concludere:
 

Ha abbandonato i poveri ed è andato coi ricchi
    
 Valentina Giusti: 

Kiko insegna a diventare complici delle proprie cattive tendenze.

 
Per questo, in Cammino stanno molto bene davvero certi personaggi inveterati nei vizi, e spero proprio (per Kiko, Carmen e i loro destini ultimi) che alcuni non siano stati proprio loro a corromperli.
Riporto qui il messaggio di fine 2015 di Kiko, dalla lettura del quale si desume che sono due le categorie di persone alle quali si rivolge: i pervertiti e i ricchi (l'optimum sarebbe ricchi & pervertiti): non certo ai poveri, disoccupati, onesti padri di famiglia.
"Ascoltalo bene Dio ti ama! A lui non importa che tu sia andato in un bordello perché Dio non ha schifo di te, lui non si scandalizza dei tuoi peccati, a lui non importa che cadi e cadi nello stesso peccato, la nudità delle donne nei tuoi pensieri, perché per gli altri potrai essere un maiale, ma per Dio sei molto prezioso e ogni giorno ti dà un'opportunità nuova per farsi conoscere, una occasione nuova per entrare nella conversione.
Forse sei stato in un tempo di perdizione, vivendo come un animaletto che non ragiona, macchiando il tuo corpo, avendo rapporti qua e là, con un uomo e un altro uomo o con più donne. Forse Dio non ti importa, forse hai sentito che lui ti limita per quello che hai voluto vivere, di sicuro hai avuto casa, gioielli, viaggi, ma nonostante questo ti assicuro che c'è un vuoto, una solitudine tremenda nel tuo cuore."

(Da notare: al 100% i peccati sono sessuali, altro non viene contemplato).

San Michele sconfigge Satana

e....

EX-NC-???

 Le tre S che molto spesso ci dicevano erano l'origine di tutti i peccati dell'uomo: Sesso, Soldi, Successo.

A vederla con distacco dico invece che sono le tre idee fisse, i pilastri del cammino:
Sesso, unico peccato a cui si dedica, come dice giustamente Valentina, il 100% delle catechesi. Parlato mai con la stessa intensità di ira, rubare, uccidere, egoismo, arroganza...
Soldi: E' lo sterco del diavolo, ma non ti preoccupare fratello il cammino si sacrifica e per farti un servizio lo prende lui! Infatti sono contemplati solo i soldi dati al cammino, non ad altri bisogni esterni.
Successo: Ma esaltando numeri ad ogni occasione (numero sacerdoti, numero comunità, numero itineranti...) il pallino del successo ce l'ha proprio il cammino. Cari NC mica mi direte che Kiko e' una persona umile, che fugge ogni occasione per mettersi in mostra!