sabato 3 ottobre 2015

Perché il Cammino conta sui tuoi sensi di colpa?

Incontri ravvicinati all'UFO di Kiko
Sì, anche quando ero piccola io si facevano tali manifestazioni in piazza ...ci mandavano a noi bimbi a consegnare volantini mentre loro cantavano per tutta la piazza ... per noi era divertente.
I miei ( come ho scritto in un post ) sono stati in comunità per tanti anni, a 13 entrai anche io . All'inizio eravamo tutti ragazzi e ci si divertiva anche, ma da dopo il primo passaggio le cose cambiarono... troppo.

Ricordo che a me erano morti i miei nonni da poco e quando mi dissero "devi accettare questa croce , e vederci il bene" io volevo solo scappare via !!!! ma dissi: sì, l'accetto, e così andai avanti spinta dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali... Però ricordo che io e la mia migliore amica ci si chiuse in camera a piangere ... non volevamo nemmeno tornare giù !!!

Ma andammo avanti ... fino al 2° passaggio ( eravamo in 30 ) RINUNCIA AI BENI ... A un mio amico che aveva iniziato a lavorare da poco quando chiese quanto doveva dare per la "prova dei beni" ... dissero di dare via fino all'ultimo centesimo !!! rimanemmo sconvolti e se non davamo tutto ( almeno io ) mi sentivo in colpa...

E' stato li che sono entrata in shock !!! ... da li sono nati i miei sensi di colpa --- "facevo sesso con il mio attuale marito", e non essendo sposata mi sentivo in colpa .. avevo ricordi sul passato, e mi sentivo in colpa ...

Allora non me ne ero ancora accorta e andai avanti fino al 3° passaggio, quello della preghiera, nel frattempo sono stata in depressione ossessiva per 6 anni ... alla fine, dopo aver parlato con una psicologa, uno psichiatra e uno psicoterapeuta e con farmaci .. è saltato fuori che ero troppo moralista, e che mi condanno per un nonnulla, anche solo per un ricordo !!!! e sono uscita dal Cammino e e non ne voglio più sapere.

Sì ho fatto pure io la baby sitter in comunità !!! Pensa te che una mia amica la costringevano ad andare a guardare i suoi fratelli e figli altrui e non uscire con i suoi amici ogni volta che c'era un passaggio o convivenza !!! Quando ha avuto un figlio lei .. i suoi mai una volta lo han tenuto per farla uscire un po' con me o con suo marito ... ma solo se andavano in comunità glielo guardavano !! ... e ho detto tutto !!!
(da: Elisa)


Una nostra considerazione: il termine "sensi di colpa" è la banale versione psicologica del concetto di rimorso. E provare rimorsi per cose che non sono peccato, ti avvelena l'anima.

L'uomo è fatto per il bene, e però a causa del peccato originale è inclinato al male. Per la propria piena realizzazione, l'uomo deve dunque sforzarsi di vincere tale inclinazione: cioè deve sforzarsi di evitare il male e di perseguire il bene, fino all'ultimo respiro della sua vita. Che poi non sempre ci riesca, pazienza. Il rimorso per il male fatto è un ragionevole aiuto alla propria anima.

Nel Cammino Neocatecumenale vige il moralismo. In tutti gli ambienti dove la morale viene sostituita dal moralismo, si ottiene il triplice effetto di esagerare il male (sommergendo le povere anime di un'infinità di sensi di colpa), di promuovere l'ipocrisia (per cui il peccato "che gli altri non vedono" viene considerato meno grave: per cui l'importante è l'apparenza), e di devastare la virtù della speranza (per cui a furia di definirsi peccatori... si finisce per smettere di sforzarsi di fare il bene: "tanto siamo tutti peccatori, tanto io sono peccatrice inguaribile, tanto dopo tanti peccati già fatti uno in più non cambia niente...").

Il santo non è tanto "colui che non pecca praticamente mai" (una grazia particolarissima concessa a pochi santi), ma è colui che "quando cade, si sforza subito di rialzarsi" (chiedendo perdono con una buona confessione, vivendo bene i sacramenti, ecc.). Perfino don Bosco, negli ultimi giorni della sua vita, domandava preghiere per la sua anima (ed era un gigante come don Bosco! non aveva l'ipocrisia di Kiko che termina le proprie omelie con lo slogan "pregate per me" che nel suo caso significa "tenetemi sempre al centro della vostra attenzione"). Molti sedicenti cattolici hanno dimenticato (o non hanno mai saputo) che il sacramento della confessione non solo rimette i peccati, ma dà anche la forza di resistere al male (è per questo che fino a non troppi anni fa ci si ripeteva sempre: "per diventare santi, basta una confessione ben fatta").
(by Tripudio)

mercoledì 30 settembre 2015

Certe "telefonate"...

Dato che continuano ad arrivare commenti furiosi di neocatecumenali ossessionati dal libro di Lino, pubblichiamo qui una breve recensione di Aldo.


Io lo ho ordinato, come ha fatto Valentina è mi è arrivato in ufficio in 3 giorni lavorativi, anche scontato ...:), e non solo: l'ho letto in un giorno.

E' da escludere il fatturato che portano i neocat alle Paoline: i neocat comprano solo la Bibbia di Gerusalemme, la Liturgia delle Ore e poco altro.

I Capi sono a Porto San Giorgio e le notizie viaggiano veloci, è arrivata la classica telefonata di Cardinali che "possono" imporre il blocco.

E Ti assicuro che dopo averlo letto ho ben chiaro il motivo per cui il "Tuo libro è pericoloso"... molto pericoloso, induce ad interrogarsi, per la prima volta non ci sono confutazioni Liturgiche e/o Teologiche aggirabili con il "siamo stati approvati"...Tu fai parlare kiko e lo metti a confronto con i Santi, i Padri della Chiesa...(e i neocatecumenali sono abituati ad ascoltare kiko, non potranno non riconoscerlo); il Tuo libro "svela" in modo semplice e comprensibile a tutti "gli arcani"... tutti si erano fermati al "secondo passaggio", Tu sei arrivato all'elezione, hai svelato tutto il Cammino trentennale in poche pagine, con una semplicità disarmante, è un libro che possono leggere i Cardinali e la plebe ed entrare in un "segreto" che sembrava inconfessabile ed invece è di una banalità assurda, il Tuo libro è una "bomba", la velocità di intervento dei capi del Cammino me lo conferma, ma non fermeranno la divulgazione, quando io e come credo Michela ai nostri tempi cercammo di arrivare agli scritti di Padre Zoffoli io impiegai due anni per leggere delle fotocopie - introvabile - (non so neanche se Michela ci è mai riuscita), oggi fermare il Tuo libro è impossibile.

Pensa solo alla mia ex-comunità che sta per affrontare l'ultima tappa, leggerà tutto ciò che vivranno sul Tuo libro, che ho già provveduto a pubblicizzare... purtroppo per i capi neocat, la legittima "curiosità di sapere" cosa affronteranno è più grande dell'obbligo di non informarsi, e poi comunque i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali non godono di "buona fama"...

Il libro è stato fatto arrivare a Porto San Giorgio ai massimi capi neocatecumenali.
Lino, può darsi che mi sbaglio, ma secondo me riceverai una telefonata... di sicuro verrai menzionato nelle "convivenze" come il nuovo Padre Zoffoli, sono troppo prevedibili... ripetono sempre gli stessi errori.
(da: Aldo)

sabato 26 settembre 2015

SanPaolo Store censura il libro di Lino Lista

Esattamente come previsto, il libro di Lino Lista Il fango e il segreto è stato già cancellato dal catalogo della San Paolo Store, nonostante questa affermi che «al di là degli aspetti specificamente commerciali, e in linea con la missione paolina, Sanpaolostore.it si caratterizza per un’accurata e ricca attività redazionale: non vuole essere solo un "negozio virtuale" ma anche uno spazio di dialogo, confronto e riflessione».

Tale censura di sapore prettamente stalinista (aspettatevi le solite poco credibili scuse come "problemi tecnici" o "problemi commerciali") è invece un'ottima pubblicità per il libro stesso, che resta reperibile nelle principali librerie on-line e quelle sotto casa. Se un libro si può smentire, allora non dà fastidio a nessuno. Se invece coglie nel segno, allora va immediatamente eliminato dal catalogo.

Ed è anche un ottimo spunto di riflessione sui "potenti appoggi" del Cammino Neocatecumenale, per onorare il quale la SanPaolo Store ha preferito azzeccare una figuraccia togliendo improvvisamente un titolo dal suo sito web. Evidentemente "dialogo, confronto e riflessione" non valgono se è in gioco il prestigio del Cammino.

Sulla cache di Google la pagina censurata resterà ancora per qualche giorno ancora leggibile (seppur senza impaginazione), come da immagini snapshot qui sotto:




giovedì 24 settembre 2015

Una colletta anche oggi? Mano al portafoglio, fratelli!

Raccontiamoli, i "segreti più profondi del Catecumenato":

-la colletta mensile per la Decima
-la colletta mensile per le spese della comunità
-la colletta mensile per la convivenza periodica
-la colletta per la convivenza di riporto
-la colletta per gli arredi della saletta
-la colletta per le spese di manutenzione delle salette (riscaldamento, aria condizionata, ecc.)
-la colletta per la convivenza con i Rabbini (“…visto il grande successo ottenuto, cercheremo di farne una all’anno”)
-la colletta per battesimi, cresime, matrimoni e occasioni varie
-la colletta pasquale per palme e ristorante (si cena alle sei, ma... alle 6:00 del mattino)
-la colletta per il passaggio (catechisti gratis)
-la colletta durante lo Shemà (si accettano gioielli, preziosi, immobili)
-la colletta per la cena al ristorante dopo certi passaggi (catechisti gratis)
-la colletta per il regalo ai catechisti (vedi sopra)
-la colletta per ripianare debiti vari delle comunità in convivenza
-la colletta per la veste bianca e la coppa incrostata di pietre dure
-la colletta per il secondo battesimo in Israele (indicano Banca per prestito)
-la colletta per il matrimonio spirituale in Israele (vedi sopra)
-la colletta per comprare il testo dello statuto
-la colletta per comprare El kerigma (ovvero la salvezza a pagamento)
-la colletta per spese di gestione della domus
-la colletta per le tournée della kikorchestra
"Il Signore (signor Kiko) sia con voi..."
-la colletta per gli eventi straordinari (tanti...)
-la colletta per l'evangelizzazione (?)
-la colletta per i viaggi dei seminaristi
-la colletta per i viaggi delle famiglie dei seminaristi
-la colletta in occasione dell'ordinazione presbiterale
-la colletta per la convivenza alla Domus di prelati assortiti
-la colletta per gli itineranti
-la colletta per le spese dei seminari Redemptoris Mater
-la colletta per i viaggi di Sankiko (incluso elicottero)

Ci manca solo la colletta per le collette e si raggiunge la perfezione nello spennare il prossimo.
Questi sono "i segreti più profondi del Catecumenato"; di eresie, strafalcioni, liturgie bislacche sembra non freghi niente a nessuno.

El dinero, el corazon de Sankiko!
(da: L'apostata ed Elvio)

lunedì 21 settembre 2015

Deliri di Kiko: si vanta di essere casto (gli "piacciono le ragazze"), vuol combattere i mulini a vento...

Kiko Argüello presenta il suo nuovo autoritratto
Kiko (classe 1939) si vanta di essere casto. Nell'incontro con le famiglie neocatecumenali a Roma al santuario del Divino Amore lo scorso 8 giugno 2015, Kiko ha detto:
Noi non abbiamo nulla contro gli omosessuali, tanti sono entrati nel cammino, gli abbiamo voluto bene. Tanti sono itineranti, sono casti come me! Anche a me piacciono le ragazze ma non posso fornicare. Se a un omosessuale gli piacciono i ragazzi anche lui, se cristiano non fornica. E’ casto. Non abbiamo nessun conflitto, né lo discriminiamo. Tutto il contrario. Abbiamo fratelli omosessuali che sono ottimi catechisti...
Qualche breve considerazione a margine.

1) l'eventuale castità di Kiko non toglie nulla alla gravità delle eresie del neocatecumenalismo e dei suoi strafalcioni liturgici;

2) Kiko non è mai stato costretto alle "confessioni pubbliche" in voga nel Cammino: in qualità di «iniziatore», non è mai stato obbligato a "scendere da cavallo" sotto interrogatorio dei cosiddetti "catechisti", dove una simile vanteria sulla castità non sarebbe stata affatto accolta bene;

3) Kiko conferma l'esistenza di cosiddetti "catechisti" omosessuali neocatecumenali, col sottinteso che sarebbero tutti universalmente casti (come Kiko) e al di sopra di ogni critica (come Kiko);

4) i santi hanno professato le virtù senza farsene vanto. Kiko evidentemente ha inaugurato la nuova era: «Sono casti come me!» - le virtù kikiane si ereditano solo salendo la scala gerarchica del Cammino - «Anche a me piacciono le ragazze!» - speriamo che non dia la stura ad accuse di pedofilia - «Non abbiamo nessun conflitto, né lo discriminiamo» - cioè "excusatio non petita..." (se avesse chiesto scusa per averli sommariamente definiti "mele marce" o "fuori i gay dalle comunità" sarebbe stato più credibile)... - «Hanno una tendenza perché da piccoli sono stati violentati» - Kiko ha sempre una spiegazione universale degna di un trucido film splatter...

5) quell'incontro dell'8 giugno era preliminare alla manifestazione di piazza del 20 giugno 2015. Kiko infatti proseguì con la solita vanteria dei numeroni giganteschi: «Dobbiamo essere mezzo milione, lì in piazza ne entrano 200.000». Duecentomila, mezzo milione... (soliti numeri prefabbricati)... ma tanto oggi quella manifestazione nessuno se la ricorda più (è rimasta famosa solo per lo show kikiano con elucubrazione sul femminicidio). In fondo in fondo Kiko si è accodato ai titoloni dei giornali riguardo alle altre grandi occasioni (Concertone 1° maggio, adunate politiche, ecc.) dove c'è sempre stata la guerra dei numeri: "un milione in piazza! due milioni! cento milioni di manifestanti! ventimila preti per la Cina!"

6) come al solito, nel Cammino il Papa è considerato solo uno strumento per confermare i progetti di Kiko. Kiko infatti prosegue dicendo: «Lo ha detto oggi il Papa. Un po’ una risposta alla mia lettera».
Capite? Kiko - bontà sua - scrive, e subito dopo il Papa deve "rispondere" per ribadire quel che ha detto Kiko.

Questo vescovo è roba nostra!
7) quell'incontro dell'8 giugno scorsi continuava quindi con le solite deliranti affermazioni di Kiko: «È una questione importante, un’azione contro il demonio. Questa cosa che facciamo è come se Dio volesse che affrontiamo la bestia, ma la bestia è un mostro enorme, tutta la massoneria internazionale, potete immaginare, contro il Cammino, contro di noi. Noi come don Chisciotte contro i mulini a vento».

Ma sentitelo:

- «è un'azione contro il demonio»: il Cammino, se proprio vuole compiere un'azione contro il demonio, dovrebbe rinnegare le ambiguità e le eresie, tornare a celebrare la liturgia di tutta la Chiesa e chiedere perdono anche per aver sistematicamente oppresso e sfruttato i fratelli delle comunità;

- «affrontiamo la bestia»: la bestia si affronta anzitutto vivendo l'unica vera fede dell'unica vera Chiesa, non le ambiguità, gli strafalcioni e le vere e proprie eresie di Kiko e Carmen, altrimenti state affrontando una bestia immaginaria;

- «tutta la massoneria... contro il Cammino»: in realtà la massoneria gradisce il Cammino più di qualsiasi altro ambiente ecclesiale, poiché il Cammino deturpa i sacramenti, propugna eresie, disubbidisce alla Chiesa e fa guerra ai vescovi che non lo gradiscono, e contemporaneamente si vanta di essere cattolico;

- «come don Chisciotte contro i mulini a vento»: Kiko - specialmente in qualità di spagnolo - dovrebbe saper bene che i mulini a vento erano i nemici immaginari di don Chisciotte, che don Chisciotte intendeva combattere per glorificare sé stesso.

Kiko il 20 giugno scorso portò i suoi neocatekikos in piazza a combattere una bestia immaginaria, per glorificare sé stesso.

E sentitelo ancora, il KikoStalin contapresenze:

- «Martedì prossimo avremo un incontro con tutti gli itineranti d’Italia, dove ci diranno il numero di fratelli che vengono, quanti pullman, ecc. È importante che sappiamo anche quanti vengono da Roma? Dobbiamo sapere che succede, avere un’idea per preparare bene questo».

In realtà sappiamo tutti che è Kiko a dire ai cosiddetti "itineranti" quanta gente devono portare in piazza. Kiko ha appena programmato il numero minimo di presenze (200.000 in piazza e 500.000 totali) e visto che ha messo in giro la voce che la manifestazione l'ha organizzata lui, ha tutto l'interesse a mobilitare i suoi adoratori.

Notate che il problema, qui, è solo la prestabilita esibizione di "muscoli": arrogandosi in partenza tutto il merito, Kiko non è più credibile quando chiede che la manifestazione abbia successo.


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giovedì 17 settembre 2015

Il fango e il segreto. Gnosi del peccato e nuova estetica del cammino neocatecumenale

Il libro di Lino Lista aggiunge nuove pagine alla letteratura disponibile sul Cammino Neocatecumenale, generalmente mirata alla confutazione delle eterodossie dottrinarie e liturgiche o alle pratiche comunitarie che hanno indotto sociologi e psicologi a reputare il movimento alla stregua di una setta.

L'autore, infatti, fissa lo sguardo critico prevalentemente sulla nueva estetica di Kiko Argüello, considerata una chiave di lettura per addentrarsi negli esoterismi neocatecumenali.

Il fango e il segreto, mediante l'analisi di insegnamenti, strategie formative, simbolismi, icone, canti, scrutini di passaggio e rituali, anche grazie ai contributi di ex seguaci che hanno partecipato per decenni o che hanno completato le tappe iniziatiche, schiude un'ampia visuale sull'arcano del Cammino.

Dalle catechesi iniziali sino al pellegrinaggio finale nella Terra promessa, lo scenario che emerge appare intrigante e inquietante.

Il fango e il segreto. Gnosi del peccato e nuova estetica del Cammino Neocatecumenale

Autore: Lino Lista
Editore: Edizioni Segno
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 168
Formato: Libro
ISBN: 9788861389915
Prezzo: 15,00€

Il libro è già acquistabile on-line nelle maggiori librerie (fra cui San Paolo e Rizzoli).

lunedì 14 settembre 2015

Comunione sulle mani e altre frodi

Roba da saletta neocatecumenale...
Un interessante spunto di riflessione: molti strafalcioni liturgici e dottrinali hanno avuto larga diffusione solo perché in certi media cattolici è passata l'idea che erano "approvati" o addirittura "lodati", turlupinando così il popolo cattolico.

Quanto detto qui sotto per la Comunione "sulle mani" vale evidentemente anche per numerose altre questioni. Anzi: frodi.


In un editoriale del 21 maggio 1976, The Universe (il più grande settimanale cattolico inglese) informava i suoi lettori che:
Papa Paolo VI ha dato il permesso per la Comunione sulle mani perché crede, come i vescovi, che ciò evidenzi la natura sacra del comunicante come tempio dello Spirito Santo, così come la sacra natura dell'Eucarestia come Corpo e Sangue di Nostro Signore.
Il tipico fedele cattolico, leggendo queste parole, non si chiederà «ma è vero?» ma lo accetterà per vero semplicemente perché lo ha letto in The Universe. Sarebbe irrealistico aspettarsi che reagisca in qualsiasi altro modo. Per cui rimarrà ignaro del fatto che il Papa ha invece detto chiaramente che desidera che i fedeli seguano la maniera tradizionale di ricevere la Comunione; e che una minoranza di vescovi inglesi ha combattuto quell'innovazione coi denti e con le unghie; e che il modo tradizionale di ricevere la Comunione non riduce affatto la dignità del cristiano battezzato come tempio dello Spirito Santo ma era intesa ad evidenziare la natura del Santissimo Sacramento come Corpo di Cristo. I riformatori protestanti hanno abolito la pratica per evidenziare la loro credenza che l'Eucarestia non è il Corpo di Cristo, e tuttavia su The Universe si afferma - senza una sola parola di spiegazione - che tale innovazione enfatizzerebbe la Presenza Reale, certi che questa asserzione gratuita e senza senso non verrà verificata, oppure, che se qualcuno osasse sfidarla, i lettori non ne verrebbero a conoscenza.

(citazione dal primo capitolo di: Michael Davies, 'Comunione sulle mani e altre frodi dello stesso genere', Remnant Press, 1978)

venerdì 11 settembre 2015

L'idolatria per gli iniziatori

Uno dei problemi del cammino è la idolatria diffusa verso gli iniziatori.

Prendendo solo in esame chi ha chiuso il secondo passaggio ed è dunque arrivato a un discreto punto, il 70%/80% nutrono una vera e propria venerazione (per i più fanatici si può parlare di adorazione) nei confronti di Kiko e Carmen, non di Padre Mario.

Gli episodi a conferma di ciò sono innumerevoli. Basta andare ad un incontro (es. 20 giugno S. Giovanni oppure 3 settembre S. Paolo) e vedere con quanta fatica Kiko riesca ad andare via o ad arrivare sul palco, vedere fiumi di persone di tutte le età contente solamente di avergli toccato la mano o di essersi fatti una foto.

Ogni lettera di Kiko è oro colato, ogni sua parola è indiscutibile, ogni iniziativa è di ispirazione divina.

Nelle convivenze di invio delle famiglie in missione, dei sacerdoti e degli itineranti di fatto fa il direttore spirituale.


In poco tempo decide delle sorti di tante vite senza opposizione alcuna.

Molti pensano seriamente che sia un santo.

E Kiko e Carmen non fanno nulla per evitare tali comportamenti.

Ma questa idolatria sarà il problema più grande per il cammino post Kiko e Carmen.

(da: Romano Apostolico)




Il MESSIA presente in Kiko vuole avvicinarsi al suo popolo
(quale popolo esattamente? e fino a quel momento era lontano?)

martedì 8 settembre 2015

«Gente fanatica, abilissima a mentire, malata di presunzione»

Non si contano più le volte che gruppi di Comunità Neocatecumenali convenuti da varie parti d'Italia e del mondo a Roma, in Piazza S. Pietro, la domenica mattina all'ora dell'Angelus, sono gratificati da una particolare benedizione del Papa, compiaciuto che siano venuti a corroborare la propria fede presso la tomba di S. Pietro, primo Vescovo e Martire di Roma.

Raro esempio di Adorazione Eucaristica neocatecumenale:
in ogni caso il vero centro è sempre un'icona di Kiko col canto di Kiko
L'ultima volta l'incontro è avvenuto la mattina del 4 dicembre [1994], e come al solito Giovanni Paolo II ha espresso la sua soddisfazione ai membri delle Comunità Neocatecumenali di alcune parrocchie di Madrid, giunte in città per fare la propria professione di fede davanti alla tomba di S. Pietro (cf. L'Osservatore Romano, 5-6 dicembre 1994, pagina 5).

Nulla di più lodevole ed esemplare, ed è comprensibile la gioia del Papa, che ha concluso raccomandando a tutti di testimoniare con fermezza la propria fede in Cristo e il loro amore alla Chiesa.

Ovviamente, egli alludeva alla fede insistentemente insegnata in armonia con la tradizione apostolica, e all'unica vera Chiesa di cui è supremo Pastore, avente la pienezza dei poteri destinati a continuare l'opera della salvezza operata dal Cristo.

Ora, mi chiedo se i Neocatecumenali, e specialmente i loro Catechisti e responsabili abbiano capito e accettato precisamente quel che il Papa intendeva. Io ne dubito, ed anzi lo nego senz'altro, almeno se le Comunità spagnole di quel giorno erano convinte della dottrina di Kiko Argüello a proposito della storia della Chiesa.

Secondo il Capo carismatico del Cammino Neocatecumenale, la vera Chiesa di Cristo sarebbe quella dei primi tre secoli; che, appunto, dalle origini arriva all'inizio del IV secolo. Con la Pace Costantiniana, ossia dal primo grande Concilio ecumenico celebrato a Nicea dal 19 giugno al 25 agosto 325, la Chiesa avrebbe subìto una profonda alterazione, venendosi ad aprire, per conseguenza, una parentesi di circa 1640 anni. Ciò perché non prima del Vaticano II (11 ottobre 1962 - 8 dicembre 1965), essa sarebbe risorta dalle sue ceneri.

Schema kikiano della storia della Chiesa:
1640 anni di santità e Tradizione

(da Costantino al 1962)... messi fra parentesi!
Nel corso di questo lunghissimo periodo storico tutto quel che si è verificato nella Chiesa non avrebbe alcun valore dal punto di vista della fede, del culto, della vita cristiana. Ciò spiega perché Kiko nelle sue catechesi mostra d'ignorare quasi del tutto Padri, teologi, interventi del magistero pontificio, Concili ecumenici... Ma è principalmente il Concilio di Trento e tutte le iniziative da esso promosse in ogni settore della vita della Chiesa che egli apertamente e duramente condanna, come indice della prevaricazione iniziata dal tempo di Costantino.

Lascio aperto il problema di come la Chiesa, ormai defunta, abbia potuto rinascere col Vaticano II, e se realmente il Vaticano II abbia insegnato qualcosa di diverso da quanto la Chiesa aveva continuato ad insegnare durante i 1640 anni di cui sopra.

Ed ecco allora scoperto il vero significato della visita delle Comunità Neocatecumenali alla tomba di S. Pietro: si tratta, secondo loro, di risalire alle origini, dimenticate e tradite dalla Chiesa vissuta dal secolo IV in poi. Non c'è dunque protestante che non senta di elogiarli, essendo anch'egli convinto che la "Chiesa primitiva" sarebbe profondamente diversa da quella posteriore, decaduta, corrotta, infedele alla Tradizione apostolica...

Purtroppo, il Papa non ha mai letto le "catechesi" di Kiko e Carmen, e specialmente quelle dai titoli Orientamenti alle équipes di catechisti per lo shemà (del 1974) e Orientamenti alle équipes di catechisti per la convivenza della rinnovazione del primo scrutinio battesimale (del 1972 con aggiunte del 1986). Purtroppo, nessuno ha avuto (né quasi certamente avrà) la ventura di giungere fino a lui ed esporgli - in base a tutte le catechesi di Kiko-Carmen - l'esatta dottrina del Cammino.

Ecco perché Egli continua a fare buon viso alle osannanti Comunità neocatecumenali che sogliono sostare e applaudire sotto la sua finestra... Ma potrebbe gradire le loro acclamazioni, se venisse a sapere che i teorici del Cammino negano - dopo Lutero - il sacerdozio ministeriale, e quindi quel sacramento dell'Ordine che fonda la Gerarchia cattolica, ossia la sacralità del suo pontificato, l'infallibilità del suo magistero? Cosa penserebbe se fosse debitamente informato che, secondo le premesse teologiche del Movimento Neocatecumenale, il Papato è soltanto una Potenza, la maggiore Potenza morale del mondo, e non già la Dignità che deriva dalla pienezza del sacerdozio, qual è appunto quella del Vicario di Cristo, Sacerdote e Vittima di espiazione per i nostri peccati?

Certamente Giovanni Paolo II non sa che i Neocatecumenali strumentalizzano la sua protezione per propagare la propria dottrina, giungendo ad attribuire a lui le loro idee ereticali. Non potevano essere più scaltri nell'adottare questo metodo per imporsi non solo al popolino, ma persino a vescovi e sacerdoti, i quali, fidandosi del contegno straordinariamente favorevole del Papa, si son guardati bene dal vagliare l'ortodossia delle catechesi di Kiko e seguaci. La strategia è stata e continua ad essere di un'efficienza infallibile.

Si comprende allora come possano giungere ad accusare me - ed altri bene informati di tutto - non solo di opporsi al Papa, ma di essere altresì degli "eretici"... Veramente diabolica una tattica del genere. La sua inconsistenza però è tradita dall'ostinato silenzio col quale nascondono la propria malafede, non avendo mai potuto purgarsi delle accuse di eresia, professare apertamente la propria fedeltà al Magistero (ribattendo punto per punto quelle accuse), accettare un pubblico e sereno confronto d'idee, denunziare all'Autorità ecclesiastica i miei scritti come calunniosi.

So di avere a che fare con gente fanatica, abilissima a mentire e, insieme, malata di presunzione, decisa persino a fondare un'altra Chiesa, fornita di ingenti risorse economiche, con le quali pretende di realizzare ogni acquisto, vincere ogni resistenza, ottenere favori, credibilità, prestigio anche dalla Gerarchia...

Ma alla fine, sebbene "povera e nuda", la verità dovrà prevalere: "Veritas in seipsa fortis est et nulla impugnatione convellitur", come soleva ricordare S. Tommaso (Summa contra Gentiles, IV, capitolo 10). Il Signore non tarderà a risolvere una delle più strane e minacciose vicende che ricordi la storia della Chiesa di questi ultimi secoli.

p. Enrico Zoffoli

sabato 5 settembre 2015

Perché la Prima Comunione va fatta da piccoli

Prima Comunione,
in stile cattolico
Premessa importante: negli ambienti modernisti - e ancor più nel neocatecumenalismo - si tende sotto sotto a rinviare il più possibile la Prima Comunione. Si tratta di uno dei risultati dell'odio per la Santissima Eucarestia.

Qui sotto, un articolo di padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.


Un anno prima dell’apparizione della Santa Vergine nel 1917 ai pastorelli di Fatima, l’angelo del Portogallo diede la prima comunione a Giacinta (7 anni) e Francesco (9 anni). Lucia (12 anni) l’aveva già fatta. La Santissima Vergine li inviterà ad “offrirsi a Dio, accettando le sofferenze che Dio vorrà mandare loro in riparazione per i peccati”, a consacrarsi al Suo Cuore Immacolato e a “recitare ogni giorno il Rosario per la conversione dei peccatori”. I tre bimbi risponderanno con un “Sì” generoso. Grazie ai tre piccoli e alle loro penitenze, il Portogallo fu preservato da due guerre mondiali e Maria promise che questa nazione non avrebbe mai perso il dono della Fede.

San Pio X, col Decreto “Quam Singulari” (1910) abbassò a 7 anni l’età della prima comunione dei bambini. Voleva che “si portassero i piccoli all’Altare”, dall’età di discrezione, “quando si arriva a discernere il bene dal male”. “L’età della discrezione tanto per la Confessione quanto per la Comunione è quella in cui il fanciullo comincia a ragionare, cioè verso il settimo anno… anche al di sotto”. – Congregazione disciplina dei Sacramenti, 1910. / “L’obbligo della Confessione e della Comunione comincia non appena un certo uso della ragione rende capaci di peccare” – IV Concilio Lateranense.

Benedetto XV (1922). L’onnipotenza della preghiera dei bambini sul cuore di Dio è legata alla presenza in loro della Grazia – l’innocenza -. “L’onnipotenza mediatrice delle vostre preghiere è figlia della vostra innocenza. Perché la voce di un cuore rimasto puro è molto più efficace della voce di un cuore pentito e nuovamente purificato”. Che ricevano Gesù prima del primo peccato! “Presto!” (Pio XI).

Prima Comunione Neocatecumenale:
lo stile è quello di uno snack ai bimbi seduti
Oggi, più che mai. I bambini sono molto più precoci che 100 anni fa. Bombardati dal peccato ben prima dell’uso della ragione. Tv e media sollecitano molto presto, e male. Mai come oggi, il Maligno si è cosi accanito nei confronti dei piccoli per strappare loro l’innocenza il più presto possibile. Egli teme il primo bacio di Gesù ad un’anima innocente e fa del tutto per farla cadere nel peccato mortale prima. Oggi, i bimbi di tre anni sanno già distinguere fra bene e male.

Padre Pio dava la comunione a bimbi di 5 anni. Accertava la loro fede infantile e li confessava. Diceva: “Quanti bambini ricevono la Prima Comunione in stato di peccato mortale”.

Corruzione dei media. Tranquilli, ragazzi! Satana non aspetta quell’età per passare con Pokemon, Witch, Wings, Teletubbies, Film “per bambini”, scuole, pubblicità perverse, nell’anima dei piccoli. E come resisteranno senza la forza della Santa Comunione? La prima comunione in tenera età è l’arma più potente contro il male. Senza di lei, l’infanzia “perde l’innocenza e si arrende al vizio ancor prima di poter gustare i santi Misteri”. – S.Pio X

San Giovanni Bosco: “E’ da rifuggire come la peste l’opinione di chi desidera rimandare la prima comunione ad un’età troppo avanzata, quando il diavolo ha già per lo più preso possesso del cuore giovanile, con danno incalcolabile per la sua innocenza. Non appena il fanciullo sa distinguere pane e Pane, si prescinda dalla sua età; venga il Re celeste per regnare in questo cuore”. “Fino all’ XI secolo, la mamma Chiesa ha desiderato che lattanti e bambini di tenera età ricevessero la Santa Comunione. S.Pio X capì che già i bimbi piccoli hanno bisogno di questo cibo eucaristico…l’anima del bim bo è come la cera che cede ad ogni pressione”. “La perdita della prima innocenza è una perdita molto grave che si sarebbe potuto evitare se si fosse ricevuta in tenera età l’Eucaristia”. –Quam singulari.

Festa? Che sia celebrata nell’intimità, in un clima di preghiera e quiete. E’ la prima grazia di famiglia. Pochi doni, di valore sacro. Pranzi e regali lussuosi dissacrano. Farete il tradizionale raduno di parenti più in là. Dopo, vegliate a che si confessino e comunichino, possibilmente quotidianamente”. (Pio X) La Prima comunione non è un regalo di fine anno e poi buone vacanze! E’ un punto di partenza. “Fate gruppi di preghiera di piccoli. Il Rosario. Solo loro possono ancora salvare le anime.” -Padre Pio.

San Pio X ricevette un giorno una giovane coppia con una bimba di 4 anni. “Santo Padre, lei vorrebbe tanto ricevere Gesù, ma è troppo piccola”. Il santo si chinò verso la piccola: “Figliola, chi ricevi nella Prima Comunione?” -“Gesù Cristo”, rispose. -“E chi è Gesù Cristo?” -“Gesù Cristo è Dio”. Allora, abbracciandola: “Portatemela domani mattina. Gli daremmo Noi stessi la comunione”.

mercoledì 2 settembre 2015

Un falso "carisma" al posto di quello approvato dalla Chiesa

Il "carisma" neocat della "Comunione seduti": notate
il tizio seduto inebetito, con la particola in mano,
mentre aspetta che scatti il segnale manducatorio
Il carisma del Cammino è riconosciuto e lo riconosco anche io. Solo mi pare che il Cammino scambia un carisma per un altro: si fa approvare un carisma e ne vive come un altro.

Il carisma riconosciuto è espresso dagli Statuti del Cammino, che però, quando si fa la Comunione seduti, non vengono rispettati e così neanche il carisma viene rispettato.

I camminanti che si attengono al carisma approvato e agli statuti, portano buoni frutti. Nulla da dire. Ma quelli che fanno la Comunione seduti -per esempio-, loro sì che insultano la Chiesa e il Papa.

Per non parlare delle cose che valgono per tutti i cristiani, compresi quelli del Cammino. Come quell loro considerare il metodo Billings un metodo non tollerato dalla Chiesa, quando in realtà è benedetto (torno sui soliti punti perché i camminanti possano confrontarsi con certi argomenti per molti di essi tabù).

Mario, il problema di stare nella Chiesa è tutto tuo: da parte mia io credo che gli Statuti sono buoni, cosa vuoi di più?
Gli "iniziatori" del Cammino
danno il (pessimo) esempio
ai loro adoratori
Da parte tua, tu devi fare la Comunione in piedi (non solo "riceverla" in piedi, ma anche "consumarla" subito, senza trattenerla sedendoti in attesa che scatti il segnale), altrimenti, approvato o no, ti metti contro la Chiesa. Come il Lutero, che apparteneva agli agostiniani, che erano approvati, ma che ha inquinato la Fede e non ha ubbidito alla Chiesa.
(da: Pietro)

domenica 30 agosto 2015

Dicono "Dio", in realtà pensano "il Cammino"

Preparandosi a una carnevalata liturgica neocat
Quell'uscita di Kiko del 20 giugno 2015 ha fatto tanto scalpore sui giornali ma a ben pensarci non mi stupisce per niente, è perfettamente in linea con la visione dell'uomo presentata dal Cammino.

Quando ero un ragazzo ed ero in Cammino già mi urtavano i discorsi di questo tenore: "se non foste qua sareste in discoteca a sballarvi o drogarvi come gli altri vostri coetanei" (rivolto da un cosiddetto "catechista" neocatecumenale ai giovani in occasione di un pellegrinaggio).

Oppure le velate allusioni del super-catechista neocatecumenale che, quando ho lasciato il Cammino, mi faceva intendere che la mia vita sarebbe andata immancabilmente verso la perdizione. Per i neocat tutto quello è lontano da Dio (dicono "Dio", pensano "il Cammino") è male assoluto.

Ma non è questa la visione cristiana, e non è questa la realtà.

Ci sono persone lontane che provano a fare il bene seguendo la loro coscienza, ci sono giovani non in Cammino che fanno volontariato e non si drogano, e gli atei che vengono lasciati dalla moglie non fanno stragi.
(da: Paolo)


Nostra nota a margine: osservate questo dettaglio di una cosiddetta "icona di Kiko":


Per Kiko "Dio è comunità, liturgia, parola".

Come, come? Dio è "liturgia"? Ma che diavolo sta dicendo?

Provate a comprendere meglio cosa vuole intendere Kiko:

Dio è il Cammino, perciò «Dio» è comunità, liturgia e parola.

È chiaro adesso?

giovedì 27 agosto 2015

Per inquinare la fede occorre inquinare la liturgia

Papa Leone XIII, nella sua lettera Apostolicae Curae (13 settembre 1896) sull'invalidità delle ordinazioni anglicane, afferma:
«Essi [i riformatori anglicani] sapevano benissimo che legame stretto unisce la fede e il culto, la lex credendi e la lex supplicandi; così, con il pretesto di restaurare la liturgia per renderle la sua forma primitiva, intrapresero la sua alterazione su molti punti per metterla in accordo con gli errori dei novatori. Ne risulta che, in tutto l’ordinario, mai si parla chiaramente di sacrificio, della consacrazione, del sacerdozio, del potere di consacrare e di offrire il sacrificio; al contrario, come abbiamo già detto, si tolse e si soppresse deliberatamente dalle preghiere del rito cattolico, che non erano state puramente e semplicemente eliminate, ogni traccia di questi elementi, come altri simili».
Sembra che papa Leone XIII stia parlando degli autonominati "iniziatori" del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernàndez.


lunedì 24 agosto 2015

Dai "miei" ai "nostri" peccati: la responsabilità di fronte a Dio

Molti degli errori della mentalità neocatecumenale riguardano il concetto di peccato. Per i "kikos" il peccato è inevitabile (e così il sacramento della confessione è vissuto praticamente solo se lo organizza la comunità NC). Per gli adepti dell'idolo Kiko, sempre pronti a dichiarare «sono un peccatore» e «il Signore mi ha salvato», l'impegno personale conta poco (Kiko va dicendo che l'uomo è «schiavo del demonio», e addirittura a una certa tappa i kikos sono tenuti a dichiararsi «figli del demonio»).
Insomma, per i seguaci del Cammino Neocatecumenale, il "dichiararsi" peccatori davanti agli uomini finisce per sostituire il "riconoscersi" peccatori davanti a Dio.

La seguente riflessione dell'allora card. Ratzinger spiega come si dissolve il senso del peccato nel momento in cui l'accento è sui "nostri peccati" piuttosto che sulla responsabilità di ogni singola anima davanti a Dio.



La liturgia romana face­va pronunciare al celebrante in ogni messa, al "segno di pace" che precede la comunione, la seguente preghiera: "Domine Jesu Christe [...], ne respicias peccata mea, sed fidem Ecclesiae tuae"; cioè: "Signore Gesù Cristo, non guardare ai miei peccati, ma alla fede della tua Chiesa". Adesso, in molte traduzioni (ma anche nel testo latino rinno­vato) dell'ordinario della messa, la formula è stata portata dall'io al noi: "Non guardare ai nostri pec­cati".

Un simile spostamento sembra irrilevante ed è invece di grande rilievo perché è essenziale che l'invocazione di essere perdonati sia pronunciata in prima persona: è un richiamo a quella necessità di ammissione personale della propria colpa, a quella indispensabilità della conversione personale che oggi è invece molto spesso nascosta nella massa anonima del "noi", del grup­po, del "sistema", dell'umanità; dove tutti peccano e, dunque, alla fine nessuno sembra avere peccato. In questo modo si dissolve il senso della responsabilità, delle colpe di ciascuno. Naturalmen­te si può intendere in maniera corretta la nuova ver­sione del testo, poiché nel peccato si intrecciano sempre l'io e il noi. L'importante è che, nella nuova accentuazione del noi, l'io non scompaia. Quella preghiera che la sapienza liturgica inseriva al momento più solenne della messa, quello che precede l'unione fisica, intima, con il Cristo fattosi pane e vino.

La Chiesa pre­sumeva che chiunque celebrasse l'Eucaristia avesse bisogno di dire: "io ho peccato; non guardare, Si­gnore, ai miei peccati". Era l'invocazione obbliga­toria di ogni sacerdote: i vescovi, il Papa stesso alla pari dell'ultimo prete dovevano pronunciarla nella loro messa quotidiana. E anche i laici, tutti gli altri membri della Chiesa, erano chiamati a unirsi a quel riconoscimento di colpa. Dunque tutti nella Chiesa, senza alcuna eccezione, dovevano confessarsi pec­catori, invocare il perdono, mettersi quindi sulla via della loro vera riforma. Ma questo non significava affatto che fosse peccatrice anche la Chiesa in quan­to tale. La Chiesa – lo abbiamo visto – è una real­tà che supera, misteriosamente e insieme infinita­mente, la somma dei suoi membri. Infatti, per otte­nere il perdono del Cristo, si opponeva il mio pec­cato alla fede della Sua Chiesa.

Oggi questo sembra dimenticato da molti teo­logi, da molti ecclesiastici, da molti laici. Non c'è stato solo il passaggio dall'io al noi, dalla responsa­bilità personale a quella collettiva. Si ha addirittu­ra l'impressione che alcuni, magari inconsciamente, rovescino l'invocazione, intendendola come: "non guardare ai peccati della Chiesa ma alla mia fede"... Se davvero questo avviene le conseguenze sono gra­vi: le colpe dei singoli diventano le colpe della Chiesa e la fede è ridotta a un fatto personale, al mio mo­do di comprendere e di riconoscere Dio e le sue ri­chieste. Temo proprio che questo sia oggi un modo molto diffuso di sentire e di ragionare: è un segno ulteriore di quanto la comune coscienza cattolica si sia allontanata in molti punti dalla retta conce­zione della Chiesa.

  • (citazioni tratte dal capitolo III "Radice della crisi: l'idea di Chiesa" del libro-intervista Rapporto sulla fede - Vittorio Messori a colloquio col cardinale Joseph Ratzinger, edizioni Paoline, 1985)

giovedì 20 agosto 2015

Teodoro di Mopsuestia?

Tutte le volte che certi bulli vanno blaterando "Mopsuestia-Mopsuestia", si può esser certi che si tratta dei soliti integralisti del modernismo, cioè quelli che agiscono come se la verità e l'errore avessero gli stessi diritti, e come se la Tradizione della Chiesa fosse qualcosa di dannoso e vergognoso di cui sbarazzarsi al più presto.

Nel caso specifico di "Mopsuestia-Mopsuestia" intendono mettere a tacere chiunque faccia notare mancanze di rispetto, abusi e profanazioni riguardanti il "diritto" (in realtà l'indulto, visto che non è parte della liturgia romana, ma solo una deliberazione delle singole conferenze episcopali) della "comunione sulla mano". Vanno citando praticamente come unica fonte antica Teodoro di Mopsuestia (senza averlo mai letto), facendo il solito archeologismo liturgico (cioè disprezzando la Tradizione della Chiesa e innumerevoli generazioni di santi).

Contro i sofismi di costoro suggeriamo perciò la (ri)lettura dell'agevole (e tuttora attualissimo) libretto Comunione sulla mano? No, grazie! pubblicato da un gruppo di laici a Roma nel 1989, nell'imminenza dell'esecrabile "votazione" che - con una maggioranza di un solo voto e proprio mentre i vescovi più ostili erano assenti o malati - fu calata dall'alto, sui fedeli, la novità della "comunione sulla mano".


E nel frattempo ricordiamo che l'abuso della "comunione sulla mano" (fino alla fine del 1989 in Italia fu sempre un abuso liturgico) veniva perpetrato in tutti gli ambienti famosi per la loro disubbidienza alla Chiesa, incluso il Cammino Neocatecumenale, che si è da sempre distinto per il sostanziale disprezzo per l'Eucarestia (ancor oggi fanno la "comunione seduti" e "tutti insieme contemporaneamente", con le "pagnotte sbriciolose" e infischiandosene dei rimproveri di più Pontefici).
Nel Cammino non c'è alcun senso del sacro,
nessuna devozione per la Santissima Eucarestia

lunedì 17 agosto 2015

Per non burocratizzare la pastorale

Benedetto XVI, ai vescovi francesi, il 21 settembre 2012 disse:
"...La soluzione dei problemi pastorali diocesani che si presentano non deve limitarsi a questioni di organizzazione, per quanto importanti. Esiste il rischio di porre l'accento sulla ricerca dell'efficacia con una sorta di 'burocratizzazione della pastorale'; focalizzandosi sulle strutture, sull'organizzazione e i programmi, che possono divenire 'autoreferenziali', a uso esclusivo dei membri di tali strutture. (...) L'evangelizzazione richiede, al contrario, di andare all'incontro del Signore, in un dialogo stabilito nella preghiera, e poi di concentrarsi sulla testimonianza da dare al fine di aiutare i nostri contemporanei a riconoscere e a riscoprire i segni della presenza di Dio".
Il Santo Padre ha elogiato la generosità dei laici chiamati a collaborare negli uffici e nelle funzioni della Chiesa, avvertendo nel contempo come sia necessario ricordare:
"...che il compito specifico dei fedeli laici è l'animazione cristiana delle realtà temporali nelle quali essi agiscono di propria iniziativa ed autonomamente, alla luce della fede e dell'insegnamento della Chiesa. È dunque necessario vigilare sul rispetto della differenza fra il sacerdozio comune di tutti i fedeli ed il sacerdozio ministeriale di coloro che sono stati ordinati al servizio della comunità, differenza che non è soltanto di grado, ma di natura. D'altra parte, si deve conservare la fedeltà al deposito integrale della fede come è insegnato nel Magistero autentico e professato da tutta la Chiesa".

Nota bene: i fratelli del Cammino Neocatecumenale che tanto si vantano di fare "testimonianza" senza "burocratizzazioni", compiono invece proprio gli errori condannati da Benedetto XVI - la sottile banalizzazione delle differenze fra sacerdoti e laici (che avviene nei fatti, non a parole), e il disprezzo del deposito della fede (che avviene nei fatti, anche se a parole dicessero il contrario).

lunedì 10 agosto 2015

Neocatecumenali "perseguitati"?

Alcune immagini da tener presente quando i neocatecumenali si vanno vantando di essere "perseguitati".

San Paolo Miki e compagni,
crocifissi in Giappone il 5 febbraio 1597
Aleppo, 1916 - cristiani impiccati dai turchi
«I 19 martiri di Gorkum»,
cattolici impiccati e mutilati dai protestanti
il 9 luglio 1572 a Brielle, in Olanda
Suore di Avrillé condotte alla ghigliottina
dai rivoluzionari nel gennaio 1794 (qualche mese prima delle Carmelitane di Compiégne)
Rappresentazione della persecuzione dei cristiani
dagli imperatori Diocleziano e Massimiano, nel 301
Studenti cristiani dell'università di Garissa,
uccisi in Kenya nel 2015

venerdì 7 agosto 2015

Padre Pio e il teatrino liturgico neocatecumenale

Poco prima di morire, padre Pio da Pietrelcina definì Kiko Argüello e Carmen Hernàndez «i nuovi falsi profeti». Due mesi dopo la morte di padre Pio, Kiko e Carmen si stabilirono in Italia (novembre 1968) per fondare il Cammino così come lo conosciamo oggi.

Gli eventi descritti qui sotto, di oltre un secolo fa, sono un monito gravissimo contro le pagliacciate liturgiche neocatecumenali che proseguono ancor oggi.



A PADRE PIO GESÙ DISSE IN LACRIME: "LA MIA CASA È DIVENTATA UN TEATRINO PER DIVERTIRSI".


Il 12 marzo 1913, mentre padre Pio stava pregando, gli apparve Gesù, triste e dolorante, che gli disse: «Con quanta ingratitudine viene ripagato il mio amore dagli uomini! Sarei stato meno offeso da costoro se li avessi amati meno. Mio Padre non vuole più sopportarli». Gesù soffre per il tradimento delle «anime più predilette», i sacerdoti, i quali sono i primi a lasciarlo da solo nelle chiese, ignorando il Tabernacolo: «Il mio Cuore è dimenticato, nessuno si cura più del mio Amore». Padre Pio riportò fedelmente anche la condanna del mondo sacerdotale: «La mia Casa è divenuta per molti un teatro di divertimenti; anche i miei ministri, che io ho sempre guardato con predilezione, che io ho amato come pupilla dell’occhio mio; esse dovrebbero confortare il mio cuore colmo di amarezze; essi dovrebbero aiutarmi nella redenzione delle anime; invece chi lo crederebbe..! Da essi debbo ricevere ingratitudini e sconoscenze. Vedo, Figlio mio, molti di costoro – a questo punto Gesù comincia a piangere singhiozzando – che sotto ipocriti sembianze mi tradiscono con comunioni sacrileghe». Come uscire da questo “pantano”? «Figlio mio, ho bisogno di vittime – disse il Signore a padre Pio – per calmare l’ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna». San Pio, sacerdote santo, rinnovò il sacrificio dal profondo del cuore. Mi chiedo quanti sacerdoti, allora, ma soprattutto oggi, hanno il desiderio di sacrificarsi per le anime e per confortare il Sacro Cuore di Gesù, così tanto disprezzato dagli uomini.

"Prima Comunione" neocatecumenale:
il Santissimo Sacramento ridotto a uno snack...
Il 7 aprile, dello stesso anno, un venerdì, Padre Pio ebbe un’altra visione di Gesù, ma molto più tremenda della precedente. «Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato», scrisse il santo sacerdote cappuccino. «Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n’ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: “Macellai!”. E rivolto a me disse: “Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell’agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate… Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale…”.»

Sì, “macellai di anime”! Coloro che dovrebbero essere il conforto di Gesù e i pastori delle nostre anime, diventano coloro che crocifiggono nuovamente il Signore e che conducono le nostre anime alla perdizione. Cari sacerdoti, se non sarete santi, sarete dei “diavoli”. Meditate e tremate.

citato da: Epistolario [vol. 1] – Corrispondenza con i direttori spirituali (1910-1922), di San Pio da Pietrelcina (edizioni Padre Pio da Pietrelcina)

martedì 4 agosto 2015

C'è del marcio in Danimarca: è il Cammino Neocatecumenale

Neocatecumenali all'arrembaggio
La Diocesi di Copenagen (circa 38.000 cattolici su 5.700.000 abitanti totali) copre l'intera Danimarca e include le isole isole Fær Øer e la Groenlandia. È una delle diocesi cattoliche più vaste del mondo. Anche lì i fedeli cattolici di quella diocesi stanno subendo la devastazione portata lì dal Cammino Neocatecumenale.

Lo scorso 24 aprile 2015 una ventina di laici ha scritto al vescovo Czeslaw Kozon, al clero e al Nunzio Apostolico a proposito dei problemi creati dal Cammino Neocatecumenale (cliccare qui o qui per il testo in lingua originale). I firmatari della lettera sono laici cattolici di dieci delle 50 parrocchie di tutta la Danimarca e ne rappresentano virtualmente ogni area (alcuni sono cattolici fin dalla nascita, altri sono convertiti); uno di loro, Ole Schnell, era anche stato premiato con la Croce Pro Ecclesia et Pontifice (il più alto riconoscimento vaticano che un laico può ottenere).

Qui sotto, riportiamo la traduzione della lettera (riprendendola da Thoughtful Catholic):


24 aprile 2015

Caro vescovo Czeslaw Kozon, cari membri del Consiglio Episcopale, Consiglio Presbiterale, e presidente del Consiglio pastorale,

con questa lettera vorremmo esprimervi la preoccupazione sul futuro della Chiesa in Danimarca, preoccupazioni che per noi nascono dalle attività del Cammino Neocatecumenale e dalla sempre maggior influenza che esso ha in diocesi.

Nel corso degli anni, il vescovo è stato ripetutamente messo al corrente di seri problemi e divisioni nelle parrocchie, provati da tanti fedeli hanno provato quando nelle loro parrocchie è arrivato un prete neocatecumenale (anche quando non si trattava di una nomina a parroco). Noi siamo convinti che questa questione e il suo trattamento siano non solo urgenti, ma vitali per il futuro della Chiesa Cattolica in Danimarca, ed è per questo che ci siamo rivolti simultaneamente al Consiglio Episcopale, al Consiglio Presbiterale e al Consiglio Pastorale.

Invieremo per conoscenza la lettera anche al Nunzio Apostolico della Santa Sede per i Paesi Scandinavi e alla Conferenza Episcopale della Scandinavia.

Pur non essendo un gruppo preciso, insieme rappresentiamo diverse esperienze nella Chiesa Cattolica in Danimarca, e siamo tutti da lungo tempo partecipi della vita ecclesiale. Alcuni di noi, attraverso un periodo di studi informali e di esperienze, hanno formato un gruppo di risposta alle attività del Cammino nei contesti ecclesiali, e molti di noi hanno conoscenza diretta del Cammino, o come ex "camminanti" oppure dal proprio contesto parrocchiale con un prete neocatecumenale.

Per valutare con onestà le attività del Cammino ci siamo chiesti se i problemi riscontrati qui da noi esistono anche in altri paesi. Per esempio: è solo qui che i preti e laici neocatecumenali hanno problemi a integrarsi nelle comunità parrocchiali? Abbiamo studiato la proposta del Cammino e indagato su cosa faccia preoccupare tanti vescovi e pastori di anime, teologi e laici da tutte le parti del mondo, a proposito delle attività del Cammino. Una percentuale significativa di queste fonti esprime gravi riserve sul Cammino mettendone in questione il suo corpus teologico, la catechesi e la pratica missionaria, oltre che la sua particolare struttura organizzativa e la mancanza di inculturazione nelle comunità in cui opera.

Il risultato è una netta tendenza a formare enclavi isolate all'interno di congregazioni preesistenti, facendo un corso di catechesi tutto particolare, seguendo le proprie peculiarità liturgiche, creando comunità chiuse.

Queste fonti hanno confermato le nostre preoccupazioni a proposito dell'impatto del Cammino Neocatecumenale sulla Chiesa Cattolica. Nel documento che alleghiamo, ‘‘Caratteristiche del Cammino Neocatecumenale che destano serie preoccupazioni‘‘, abbiamo evidenziato le particolari attività neocatecumenali che a nostro avviso portano maggiormente a problemi per la Chiesa e per i fedeli danesi. È importante far notare che il contenuto di tale allegato non è diretto contro specifiche persone di quella organizzazione.

La nostra intenzione è piuttosto far notare il rischio che pone la presenza relativamente massiccia - e la corrispondente influenza - del Cammino Neocatecumenale in una diocesi piccola come quella danese e, secondo noi, le conseguenze che si avranno nel lungo termine. Questo vale sia per la vita di fede dei cattolici danesi, che per la Chiesa Cattolica in Danimarca e per la pratica della fede portata avanti dai vescovi che si sono succeduti qui insieme ai sacerdoti, alle suore e ai laici lungo tantissime generazioni.

Noi abbiamo profondamente a cuore la Chiesa. Questa iniziativa è perciò una chiamata urgente per il vescovo, in cooperazione con tutti gli organismi rilevanti e basata su una visione diocesana della Chiesa, anche al livello parrocchiale, per guardare nella direzione in cui stanno andando la Chiesa e la vita ecclesiale in Danimarca, per riconsiderarla bene. Questo è per assicurarci che la Chiesa mantenga la sua cattolicità e per scoraggiare i pregiudizi che si sono visti a causa dell'operato neocatecumenale e dell'influenza neocat in una piccola diocesi come la nostra. Dobbiamo perciò chiedere che la risposta alla nostra richiesta non sia d'ufficio, ma venga firmata. I nostri nomi e indirizzi sono indicati qui sotto. Saremo felici di partecipare ad una discussione per approfondire le questioni, se lo riterrete necessario.

Con i migliori saluti,
[segue elenco dei nomi]
C. C. The Apostolic Nuntiature and the Nordic Bishops’ Conference

Allegato: Caratteristiche del Cammino Neocatecumenale che destano serie preoccupazioni


(articolo originale: su Thoughtful Catholic).

sabato 1 agosto 2015

ll compito del Papa, lo scopo della Chiesa


Il Cammino Neocatecumenale contiene molti gravi errori e ambiguità, sia nel campo dottrinale (cioè in ciò che viene insegnato da Kiko Argüello e Carmen Hernàndez e dai loro cosiddetti "catechisti"), che in quello liturgico (cioè nella celebrazione dell'Eucarestia e dei sacramenti).

Nessuno degli elogi fatti dai Pontefici - tanto meno lo Statuto del Cammino - hanno mai "approvato" gli errori liturgici, le ambiguità dottrinali, le vere e proprie eresie.

Ci permettiamo di sperare che il Papa e i Vescovi evidenzino gli errori del Cammino Neocatecumenale, specialmente "quando i neocatecumenali sbagliano ma credono di aver ragione".