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| "Dal Cielo vi fa gli auguri" |
Qualche giorno fa un lettore del blog che non ha mai frequentato il cammino si chiedeva come mai tanti ex ci abbiano impiegato anche due o tre decenni per decidere di uscire dal movimento. Per spiegare in modo scientifico la questione, utilizziamo la ricerca psicologica del Dott. Robert J. Lifton sulle psicosette. Egli individua otto tecniche che permettono ai leader di una setta di controllarne gli adepti: raffronteremo queste tecniche con usi e prassi invalse nelle comunità.
1. Controllo del milieu: Si tratta del controllo totale della comunicazione del gruppo. Dietro alla scusa che “pettegolezzi” e “chiacchiere” strapperanno il tessuto del gruppo o ne distruggeranno l’unità, si nasconde la ben più subdola motivazione di impedire agli affiliati di esprimere dubbi o perplessità su quanto sta accadendo e di comunicare agli altri membri qualsiasi cosa non sia una positiva approvazione. “Agli aderenti viene insegnato di fare rapporto su chi infrange la regola, una pratica che serve anche a mantenere i membri isolati l’uno dall'altro, ed aumentare la dipendenza dalla leadership. Il controllo del milieu spesso implica anche scoraggiare i membri dal mantenere contatti con parenti o amici esterni al gruppo, e dal leggere qualsiasi cosa non sia approvata dall'organizzazione.” È quello che Hassan classifica come “controllo dell’informazione”.Negare ad una persona l’informazione necessaria a formulare giudizi fondati fa si che essa non sia in grado di formarsi delle opinioni proprie.
Primo punto centrato in pieno. Nelle comunità viene ripetuto fino allo sfinimento che è un grave peccato mormorare, discutere le decisioni dei catechisti, mettere in dubbio le parole e gli atti del fondatore Kiko, rispondere negli scrutini; è anche pratica comune la delazione di altri fratelli di comunità e del responsabile ai propri catechisti: fatti gravi e meno gravi devono essere puntualmente riferiti. In molti casi i catechisti informano gli itineranti di regione o di nazione, fino a Kiko in persona.
E' inoltre fortemente scoraggiata l'attività fuori del Cammino, comprese altre attività parrocchiali, se tolgono tempo al Cammino stesso, nonché la frequentazione assidua di persone fuori del circolo d'élite neocatecumenale. Quest'utlimo fenomeno non avviene in modo palese, ma progressivamente, aumentando gli incontri di gruppo (es. post-cresima, convivenze, incontri mensili "della parola", GMG, pellegrinaggi).
I commenti negativi esternati in qualsiasi modo, persino su siti internet, blog, forum, social media, sono scoraggiati, combattuti e perseguiti come nel peggiore regime totalitario. Interi siti internet sono stati chiusi dalla sera alla mattina per ordine del fondatore, profili social fino all'utilizzo del pc. Nel passato i libri contro la dottrina del Cammino scritti da P. Zoffoli venivano addirittura bruciati.
Dice Kiko nel
"mamotreto" relativo al passaggio dello Shemà:
«E’ meraviglioso!: che non
si può stare qui indefinitamente, che c'è un tempo di pazienza
con voi. Che il Signore avrà pazienza ed il cammino catecumenale
ha pazienza, un anno, due anni, tre anni torna e ci ritrova
senza frutti. Ma allora avrà desiderio di tagliare il
fico. Il catechista, la Chiesa, dirà al Signore: “Aspetta ancora
un anno, lasciami un altro anno, un altro anno di cammino,
che lo concimiamo, che diamo catechesi. Se dopo un altro
anno questo tipo continua con il suo orgoglio, continua con il suo collo
di ferro, mormorando tutti i giorni della comunità (che c'è
una mormorazione a volte orribile! il demonio assolutamente!...
distruggendo la carità, raffreddando la comunità costantemente...),
allora se l'anno prossimo continua a succedere
questo, allora tagliamo".»
Il cammino controlla il tuo milieu, il tuo ambiente.
2. Linguaggio caricato: L’utilizzo di un gergo interno al gruppo serve a limitare il pensiero dei membri e a cessare l’attività di pensiero critico. La traduzione dalla lingua originaria alla “neolingua” richiede un grosso sforzo e costringe i membri a censurare, correggere o rallentare esplosioni spontanee di critica o idee contrarie. Li aiuta a contenere sentimenti negativi o di resistenza. Alla fine, parlare il gergo della sètta diviene naturale e comunicare con gli esterni diventa faticoso e difficile. Fa parte del linguaggio caricato anche l’etichettare gli esterni con ogni possibile epiteto spregiativo: wog, sistemiti, reazionari, sporchi, satanici.
Chi non ha mai sentito parole come "faraone", "giuda", "pagano", "mondano", "cristiano della domenica", "religioso naturale"? Si può dire che non si tratti di epiteti dispregiativi che servono a etichettare chi è fuori del Cammino per impedire agli aderenti di dare credibilità a persone esterne?
Scrive Lino nel suo mai sufficientemente lodato saggio sullo gnosticismo del CNC: "
Il fango e il segreto":
«nell'argot neocatecumenale anche assistiamo a una semplificazione del linguaggio, una riduzione e trasformazione del numero di parole che evoca la neolingua descritta da Orwell in «1984». I verbi "partecipare", "recitare", "pregare" sono tutti sostituiti dal verbo "fare" (...) Conseguenza della semplificazione del vocabolario è la ripetitività nella comunicazione (...) Una ripetitività che si arguisce immediatamente dall'ascolto di ogni oratore neocatecumenale: "ho sperimentato l'intervento di Dio nella mia storia", "il Cammino mi ha salvato", "dite fatti concreti", "mettiti nella tua realtà", "cosa vorrà dirti il Signore con questo fatto?", "vieni e vedi", "poi capirete, nessuno può capirlo, se non lo vive".
L'impoverimento del lessico determina l'annichilimento dei pensieri complessi, la riduzione dei concetti esprimibili a quelli di mera natura esistenzialista, l'assuefazione a un modello formativo nel quale non è lecito porre domande né dare risposte non contemplate nel manuale delle istruzioni e delle esperienze concrete.
(...) nel CN si riscontra un ampio uso di termini ebraici veterotestamentari e di neologismi.»
Il cammino utilizza un linguaggio speciale di gruppo, con la funzione di umiliare il pensiero indipendente.
3. Richiesta di purezza:
“il sistema di credenza tutto-o-niente del gruppo promuove un orientamento noi-contro-loro del gruppo: noi abbiamo ragione; loro (esterni, non membri) hanno torto, sono malvagi, non illuminati e così via.”
Molti gruppi asseriscono che esiste solo un modo di pensare, reagire o agire in ogni situazione. Non esistono vie di mezzo e i membri devono giudicare se stessi e gli altri con questo standard del tutto-o-niente. Questo sistema diventa la giustificazione per il codice etico e morale interno del gruppo. Il fine giustifica i mezzi e siccome il fine, cioè il gruppo, è puro, i mezzi sono semplici strumenti per raggiungere la purezza. “Se si è un neofita, questi onnipresenti sensi di colpa e vergogna amplificano la dipendenza dal gruppo. Il gruppo in sostanza dice “Ti amiamo perché stai trasformando te stesso”, che significa che in qualsiasi momento tu non stia trasformando te stesso stai scivolando indietro.” Questo comporterà che il seguace si sentirà spesso inadeguato e il mondo esterno verrà continuamente contestato.
Il mondo esterno è pagano, e in tutte le occasioni viene ripetuto che i neocatecumenali sono "fortunati a stare lì" e non fuori, nel mondo, dove l'uomo si perde dietro a droga, prostituzione, alcol, ecc.
Dice Kiko:
«alienarsi, farsi borghesi, come sono il 90% dei
mortali, che non hanno nessuna colpa. Appena guardano a se stessi, e si
scoprono borghesi, amanti della comodità e del denaro, il risultato è:
non pensare, perché pensare è riconoscere che sono un sessuale, un
borghese, che mi piacciono le donne, che mi piace divertirmi, vivere bene
a qualunque costo»
I neocatecumenali che piovono qui senza volersi porre nemmeno una domanda, portano a sostegno della bontà del proprio percorso frasi come "
non vedete cosa succede fuori? Svegliatevi! Le parrocchie sono deserte! I mariti vanno al bar! I figli non si vedono a Messa! Il gender! I preti pedofili!" Con ciò pretenderebbero di dimostrare che il bene esista solo nel Cammino.
Impressionante la corrispondenza fra il "trasformare se stessi" e il continuo estenuante invito a una non ben definita "conversione" che non arriva mai. Per i catechisti si è in continua conversione e non si è mai convertiti: essi si presentano come la "chiesa adulta" che ha la "fede" mentre l'adepto è "da convertire". A ogni dubbio si risponde con "non hai fede", aumentando il senso di inadeguatezza e l'insicurezza. Progressivamente il Cammino rende dipendenti dal Cammino stesso, convincendo l'adepto che non ci sia possibilità per lui di vivere senza la sovrastruttura CNC.
E' perfettamente vero inoltre che il Cammino è tutto o niente, non per nulla i catechisti ripetono in continuazione che nel Cammino non si può dire "questo non mi piace" o "inventare": a conferma di ciò Don Pezzi disse, in una memorabile convivenza di inizio corso (
Porto San Giorgio, 26-29 settembre 2013):
«Kiko: mi dice Padre Mario che alcuni gruppi di preparazione al matrimonio hanno introdotto cose nuove senza il nostro consenso. Non potete inventare nulla, dovete dare quello che avete ricevuto, sarebbe catastrofico se un gruppetto inventa qualche cosa perché quello che vi abbiamo dato siamo sicuri che è stato dato dal Signore. Ma se lo inventate voi… nel Cammino non si può inventare nulla senza il consenso nostro.»
Una cretinata simile non merita nemmeno di essere commentata. O ancora è parte integrante del secondo scrutinio instillare nell'adepto la paura di "essere buttato fuori", se non si è "salati":
Perché se tu oggi
non sei disposto a far questo, domani sarai gettato fuori di qui. Finirai
come sale che non sala. Ed un sale che non sala non serve a nulla.
Esci di qui e sarai
INUTILE. Dire che Kiko mi fa schifo è poco.
Il cammino adotta pienamente il sistema del tutto-o-niente, per stringere gli adepti in una morsa da cui non potranno liberarsi.
4. Confessione: con questa pratica i membri vengono indotti a rivelare comportamenti passati e presenti, contatti con esterni e sentimenti indesiderabili, con la scusa che in questo modo si libereranno di un peso. Tuttavia qualsiasi cosa divulgata verrà successivamente usata per plasmare ulteriormente il seguace, per farlo sentire legato al gruppo e lontano dai non membri. “Le informazioni raccolte possono essere usate contro un membro per farlo sentire più colpevole, impotente, timoroso e, alla fine, bisognoso della bontà della sètta e del leader. La confessione può essere usata per far riscrivere la storia personale del soggetto in modo da denigrare la vita precedente all'affiliazione, facendo sembrare illogico ogni desiderio di ritornare alla vecchia vita, alla famiglia e agli amici.”Attraverso questo processo e grazie agli insegnamenti del gruppo, i membri imparano che tutto ciò che è legato alla loro vita precedente, compresi familiari e amici, è sbagliato e deve essere evitato. Gli esterni metterebbero a rischio la loro possibilità di raggiungere l’obiettivo prestabilito diminuendo la loro consapevolezza psicologica, impedendo il progresso politico del gruppo e ostacolando il cammino verso la massima conoscenza.
Qui è fin troppo facile. Negli scrutini, davanti a tutti si raccontano i fatti intimi della propria vita in palese violazione del foro interno, una pratica vietata dal Diritto Canonico e dallo Statuto del CN. Costringere una persona a rivelare i propri segreti più intimi, specialmente davanti al gruppo è un delitto canonico grave, che andrebbe denunciato al Vescovo.
In particolare nel secondo e nel terzo scrutinio ogni persona a turno si siede al centro di una stanza, sotto a una croce, davanti all'equipe di catechisti al completo e circondato dal gruppo. Si viene interrogati su tre domande, le quali sondano la propria vita sotto tutti gli aspetti, in particolare quelli della vita morale: c'è gente che confessa aborti, rapporti omosessuali, adulteri, abusi e così via e il risultato è che la persona spesso cade in pianto, in shock... si vedono persone tremare e soffrire come cani.
Dice Kiko stesso:
«L'importante è veramente toccare il fondo di noi stessi in maniera tale che
più cercate di fare luce su queste domande più profondamente sarà illuminata
la vostra realtà (...) Questo questionario è importantissimo. Su queste domande
lavorerete questo pomeriggio e su di esse sarete scrutinati uno ad uno,
davanti a tutti durante questo scrutinio. Dovete scrivere le risposte bene,
perché quando sarete scrutati dovrete leggere le risposte".
Così come Gesù Cristo è stato scrutato in questo Shemà, così sarete
scrutati tutti voi. Lì dove tutti noi uomini cadiamo Gesù Cristo ha vinto per
noi. Egli ha compiuto questa Parola perché la Chiesa ce la potesse consegnare
compiuta.»
Naturalmente per legittimare questo abuso, Kiko ci piazza Gesù Cristo, che secondo lui sarebbe stato "scrutato in questo Shemà" e per darsi un'aria di autorità ciancia di
consegna da parte della Chiesa. Non è dato sapere a che diavolo si riferisse, ma è sicuro che Gesù, il Figlio di Dio, non sia stato scrutato da nessuno, nemmeno davanti al sinedrio, a Pilato o a Erode, durante i molti interrogatori che subì. Gesù Cristo non mise mai in pubblico i peccati di nessuno, non lo fece con la peccatrice perdonata, o con il paralitico, con gli indemoniati, con l'uomo dalla mano inaridita. Questo perché Cristo non ha bisogno della PUBBLICA confessione dei peccati, ma della contrizione e dell'accusa a Egli stesso manifesto nella persona del confessore durante il Sacramento della Riconciliazione. La Chiesa inoltre
non approva la confessione pubblica bensì la condanna duramente.
Non fatevi ingannare, il cammino non ha bisogno della confessione pubblica dei peccati.
Il Cammino obbliga i suoi membri a confessare i propri peccati davanti alla comunità riunita e ai catechisti come forma di controllo degli adepti. Se non ci credete provate a rifiutarvi e vedrete.
5. Manipolazione mistica: il gruppo fa credere ai membri che i sentimenti e comportamenti nuovi sono frutto di una scelta spontanea maturata in questa nuova atmosfera. Il leader dichiara che si tratta di un gruppo prescelto con uno scopo superiore. I membri diventano esperti nell'osservare quale comportamento è richiesto, a captare tutti i tipi di indizi su cui verranno giudicati e a modificare il loro
comportamento di conseguenza.
“I leader dicono ai seguaci “Siete stati voi a scegliere di venire. Nessuno vi ha detto di farlo. Nessuno vi ha influenzato” quando in realtà i seguaci sono in una situazione in cui non possono andarsene a causa della pressione sociale o della paura.”
Pertanto per loro sarà più facile credere di avere realmente scelto quella vita. Se gli esterni accenneranno al fatto che sono stati plagiati o imbrogliati, i membri risponderanno che non è così, di aver scelto volontariamente. “Le sètte prosperano su questo mito della volontarietà, insistendo continuamente che nessun membro viene trattenuto contro la sua volontà.”
Questo punto è facilmente riassumibile nella seguente
passo:
Gesù è veramente fatto carne nella nostra propria
esperienza e ti pone oggi di fronte ad una decisione: "Scegli oggi chi vuoi
servire. Vuoi continuare con i tuoi ideali di Dio nella famiglia, in tutto
ciò che vuoi, o veramente vuoi il Dio manifestato in Gesù Cristo? " Questa
elezione la faremo noi nel rito (...)Il Signore sta lottando. Che cosa significa Giacobbe? Che sei stato
eletto. Tu sei Giacobbe, oggi (...)tu sei Giacobbe ed il Signore ti sta
chiamando. Ti sta scegliendo perché da Giacobbe tu passi ad essere Israele.
Non c'è bisogno di altri commenti. Nel secondo scrutinio gli adepti "degni" del rinnovo delle promesse battesimali saranno invitati a pronunciare un giuramento davanti a tutta la comunità, dopo aver teatralmente gettato nel cesto i propri idoli (di solito preziosi, denaro, proprietà, o altro di valore).
Tale giuramento ovviamente a livello canonico non vale un fico secco, perché i voti veri si prendono davanti a tutta la Chiesa, ma è psicologicamente un laccio molto forte, dato dal pronunciare con
aria di solennità le parole:
Presidente:“SCEGLIETE OGGI, FRATELLI, CHI VOLETE SERVIRE:
SE IL DIO UNICO RIVELATO IN GESU’ CRISTO
O GLI IDOLI DI QUESTO MONDO”.
Tutti: “Lungi da noi abbandonare il nostro Dio per
servire altri dei”.
Presidente: “SIETE DUNQUE TESTIMONI CONTRO VOI STESSI
CHE AVETE SCELTO DIO PER SERVIRLO”.
Tutti: “Siamo testimoni”
Il giuramento del popolo di Israele davanti a Giosuè non ha nessun valore davanti a Dio, oggi, non ha riscontro nella Chiesa e non rappresenta una formula o preghiera che la Chiesa approvi. Non è un sacramentale, non produce nessun effetto, ma nella mente degli adepti scava un solco profondo fra il prima e il dopo.
Il cammino manipola per far credere di essere eletti e di aver fatto una scelta irrevocabile ma volontaria, inducendo a pronunciare giuramenti per tener stretti a sé gli adepti e scoraggiare le fughe.
6. La dottrina è più importante della persona: dopo aver modificato in retrospettiva i racconti della loro storia personale, ai membri viene insegnato a interpretare la realtà attraverso i concetti del gruppo e a ignorare esperienze e sentimenti personali quando questi si presentano. Non va più prestata attenzione alle percezioni e bisogna semplicemente accettare la visione “informata” del gruppo.
7. Scienza sacra:
Alla saggezza del leader viene data una patina di scienza, aggiungendo in questo modo credibilità alle sue nozioni filosofiche, psicologiche e politiche centrali. Pertanto chiunque sia in disaccordo o abbia idee alternative a quelle del leader non solo è immorale e sfrontato, ma è anche non scientifico.
Kiko non fa che vantarsi pubblicamente dei suoi "successi" mondani: le lauree honoris causa, le opere pittoriche, la sinfonia, i suoi libri, vantando persino conversioni miracolose, sogni premonitori, e ovviamente non cessa mai di fare propaganda su tutti i mezzi di comunicazione riguardo a inaugurazioni, composizioni, viaggi...
8. Dispensazione dell’esistenza: L’ambiente totalitario della sètta enfatizza chiaramente che i membri appartengono ad un movimento elitario di prescelti. Se gli affiliati detengono l’illuminazione, allo stesso tempo i non membri sono esseri insignificanti, inferiori. Questo impianto di pensiero smorza la coscienza dei membri e giustifica, in quanto rappresentanti di un gruppo “superiore”, la manipolazione dei non membri per il bene del gruppo. “Oltre a rafforzare la mentalità noi-contro-loro, questo tipo di ragionamento significa che l’intera esistenza del seguace si incentra sull'appartenenza al gruppo. Se se ne va entrerà nel nulla. Questo è il passo finale per creare la dipendenza dal gruppo.
C'è bisogno di commentare questo punto? A tale proposito vale la pena di ricordare quanti ragazzi sono stati intruppati nel Cammino con il ricatto morale delle proprie fidanzate neocat: "se ti ama, allora deve venire a sentire le catechesi", per non parlare del Kiko delirante che sparlava di "cefale" neocatecumenali per adescare
"cefali" cinesi vogliosi di vedere ragazze occidentali:
«Cosicché noi, quando mandiamo le ragazze, tutti i cinesi che stanno desiderando vedere una ragazza, mirando le ragazze: "venite alla catechesi!" vengono tutti i cinesi alla catechesi.
Sai che i cefali, i cefali si pescano così: si prende una femmina, cefala, un pesce, e tutti i maschi -shh!- la seguono, e cadono nella rete. Uno scherzo, ma interessante.»