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mercoledì 30 marzo 2016

Inginocchiarsi durante TUTTA la consacrazione

L'arcivescovo di Lingayen-Dagupan (Filippine), mons. Socrates Villegas, ci è già noto per i suoi interventi di correzione al Cammino Neocatecumenale: si vedano in proposito gli articoli:
Mons. Villegas, in qualità di presidente della conferenza episcopale delle Filippine ha scritto lo scorso 19 marzo 2016 una lettera a tutti i vescovi della sua conferenza episcopale.

Riportiamo qui sotto i punti salienti della sua lettera, la cui traduzione completa è disponibile a [questo link].


Negli anni '90 cominciò la pratica di alzarsi in piedi dopo l'inizio della consacrazione... [...] Nel gennaio 2003, all'86esima Assemblea Plenaria della CBCP, una delle proposte... era stata: “Adattamento proposto per le Filippine: ‘Nelle Filippine, i fedeli si inginocchiano da dopo il Sanctus, si alzano per l'acclamazione del memoriale, e si inginocchiano dopo l'Agnello di Dio.’”

Per entrambi i casi, nelle Linee Guida per l'Eucarestia del 1990 and nelle proposte di Adattamenti per le Filippine dell'IGMR del 2002, non era mai giunto da Roma alcun riconoscimento.
[...] da allora ad oggi non abbiamo mai ricevuto una risposta formale scritta. [...]

Sulla base di quanto citato sopra, abbiamo chiesto consiglio ad alcuni dei nostri vescovi più esperti del Codice di Diritto Canonico. Ci hanno detto che la mancata risposta o il silenzio da parte di Roma indicano che non è stato dato alcun riconoscimento. Senza tale riconoscimento la CBCP non ha l'autorità di creare o implementare tali adattamenti. Essendo questo il nostro caso, dobbiamo riportare alla pratica preesistente alla richiesta.
Sulla base delle informazioni sopra documentate, il Concilio Permanente è giunto alla decisione che dobbiamo ABBANDONARE la pratica di stare in piedi da dopo la consacrazione fino all'Amen, a causa del fatto che non abbiamo l'autorità di creare tale adattamento, né abbiamo l'autorità di implementarlo. Dobbiamo ripristinare la pratica precedentemente stabilita di inginocchiarsi da dopo il Sanctus fino a dopo l'Amen della Preghiera Eucaristica.

[...] Vi ricordiamo qui alcune righe della nostra Esortazione Pastorale per l'Anno 2016 dell'Eucarestia e della Famiglia:
Inginocchiarsi è parte della nostra cultura cristiana. Non possiamo abbandonare la cultura dell'inginocchiarsi a favore dell'idea che gli uomini liberi devono stare in piedi di fronte a Dio. Piegare il ginocchio (genuflettersi) al Tabernacolo, inginocchiarsi alla celebrazione dell'Eucarestia, prostrarsi in adorazione del Santissimo Sacramento esposto - sono piccoli ma sublimi atti di adorazione che dobbiamo preservare e proteggere.
Sinceramente vostro,
+SOCRATES B. VILLEGAS


Nostro commento: come già fatto notare da JungleWatch, il punto più interessante per il Cammino è il fatto che la mancata risposta o il silenzio da parte di Roma, non indicano un "silenzio assenso", ma al contrario indicano l'assenza di un riconoscimento.

Per cui tutte le volte che i neocatecumenali dicono "finché non ce lo vietano, noi proseguiremo", stanno dichiaratamente disubbidendo alla Chiesa. Gli strafalcioni liturgici del Cammino, infatti, non hanno mai ricevuto alcun riconoscimento; al contrario hanno ricevuto la conferma di numerosi divieti che valgono già per la liturgia cattolica in uso in tutta la Chiesa (si veda lo Statuto del Cammino, articolo 3, nota 49, e l'articolo Dieci anni di disubbidienze).

I neocatecumenali infatti non si inginocchiano perché non adorano, e non adorano perché non credono (si vedano gli articoli: In ginocchio davanti a Kiko e Non credono alla presenza reale).

Infatti nelle loro chiassose carnevalate (che amano chiamare "liturgia"), nessuno si inginocchia, le seggiole sono disposte a mo' di teatrino e senza spazio per inginocchiarsi, il tavolinetto smontabile imbottito di fiori e gadget kikiani è fatto in modo da rendere l'idea della cenetta in trattoria piuttosto che dell'Altare del Sacrificio Eucaristico.

venerdì 6 giugno 2014

Costose panzane neocatecumenali

I cari fratelli del Cammino Neocatecumenale sono talmente abituati a credere alla loro stessa propaganda, che talvolta avviene qualche vergognoso pasticciaccio come quello che descriviamo qui sotto.

Il 18 maggio 2014 su U Matuna Si Yu'os, periodico ufficiale dell'arcidiocesi di Guam, compare un articolo intitolato «Pellegrinaggio nelle Filippine - A giugno i giovani di Guam andranno a Manila ad evangelizzare».



L'articolo di pura propaganda kikiana dice così:
Sua eminenza il cardinal Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha invitato gli iniziatori del Cammino NeoCatecumenale: Kiko Argüello, Carmen Hernàndez e don Mario Pezzi, sacerdote della diocesi di Roma, a fare un Incontro Vocazionale dei giovani delle Filippine il 6 giugno [2014].

L'invito è stato esteso alle comunità NeoCatecumenali di Guam e Saipan. Tale Incontro Vocazionale potrebbe essere un'esperienza che cambia la vita per circa 100 giovani neocatecumenali di Guam e Saipan [capitale delle Marianne settentrionali, ndt] che faranno il pellegrinaggio, inclusi i seminaristi del Seminario Redemptoris Mater.

I giovani saranno accompagnati da presbìteri, famiglie in missione, coppie sposate e altri interessati. Uno dei frutti del Cammino NeoCatecumenale è l'abbondanza di vocazioni, poiché è un processo di formazione che promuove l'intera famiglia e attrae i giovani.

Il contingente dei pellegrini di Guam si unirà alle parrocchie di Manila delle Cinque Piaghe e del Santo Rosario ad Alapang, ed evangelizzerà per le strade annunciando la Buona Novella. I pellegrini visiteranno anche siti religiosi come le cappelle del santo filippino san Pedro Calungsod e santa Teresa di Lisieux.
Tale articolo era comparso anche sul sito web di U Matuna ma misteriosamente - insieme ad un altro che riportava notizia del pellegrinaggio - ne è stato cancellato a fine maggio.

Jungle Watch il 1° giugno scorso riporta che non c'era stato nessun invito del cardinal Tagle di Manila, né a Kiko e al suo team, né alle "Comunità Neocatecumenali di Guam e Saipan", come invece riportava l'articolo sopra citato.

Capite? È stato organizzato un intero evento sotto false promesse (se non una menzogna vera e propria), ed è stato usato il nome di un cardinale senza il suo permesso e senza che ne fosse a conoscenza. «Questo è un abuso del livello più alto, certamente il tipo di abuso a cui Kiko ci ha abituati, ma ora abbiamo perfino la leadership della nostra arcidiocesi che partecipa direttamente all'abuso», commenta Tim su Jungle Watch.

La giornalista che ha scritto l'articolo ha semplicemente riportato una notizia che le era stata fornita. Ma dunque chi è che le ha passato la notizia? C'è da sospettare che sia stato l'arcivescovo di Guam, poiché nulla può essere stampato su U Matuna senza il suo esplicito consenso, tanto più per una cosa così grossa. Dunque o l'arcivescovo Apuron è un bugiardo, oppure è stato utilizzato da dei bugiardi (ricordiamo che mons. Apuron si definisce membro del Cammino).

I commenti su Jungle Watch da parte di alcuni lettori filippini sono tra il divertito e il seccato: «siamo già cattolici, e i neocatecumenali di Guam devono venire qui a evangelizzarci? -- è una barzelletta o cosa? -- qui nelle Filippine abbondano le Messe, il matrimonio è protetto, l'aborto è illegale, le vocazioni aumentano, le Messe vengono celebrate anche negli uffici durante la Quaresima perché le chiese sono strapiene, c'è una cappella in quasi ogni supermercato... e i neocatecumenali vengono qui a "evangelizzare"? o piuttosto a omaggiare il loro profeta e re, Kiko?»

Ancora il 1° giugno, "Diana" (pseudonimo di un Pasqualone di Guam, neocatecumenalissimo autore di un blog di "disertori"), risponde ad un commento anonimo confermando la notizia dell'evangelizzazione neocat di Manila:

Diana scrive: «Kiko è stato invitato nelle Filippine dal Cardinale. Dopo le Filippine, Kiko andrà in Giappone. È stato invitato anche dai vescovi giapponesi».

Non solo dà per vera la panzana, ma addirittura aggiunge che "i vescovi giapponesi" (che si ricordano molto, molto bene di Kiko e dei suoi "potenti appoggi") lo avrebbero addirittura "invitato".
A loro insaputa, come per il cardinale Tagle?

Jungle Watch scopre poi che il mega-incontro con Kiko di questo fine settimana è pianificato non nella diocesi del cardinal Tagle (Manila), ma nella Casa internazionale di preghiera del movimento carismatico El Shaddai nella diocesi di Parañaque...!

È di ieri la notizia che l'arcivescovo Apuron ha frettolosamente liquidato la faccenda dicendo che l'articolista di U Matuna era solo una collaboratrice volontaria (la toppa è peggiore del buco!).

Intanto molti fratelli del Cammino di Guam avevano già anticipato i 1.000 dollari a testa per partecipare all'evento kikiano a oltre duemila chilometri di distanza.




Letter by card. Tagle
La lettera del card. Tagle (29 maggio 2014)

Aggiornamento 1: il cardinale Tagle, il 29 maggio, aveva scritto alla giornalista di U Matuna:
Io non ho invitato gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale nelle Filippine per un incontro vocazionale con i giovani. In realtà è stato Kiko Argüello che aveva in programma di visitare Manila e attraverso i responsabili delle comunità del Cammino a Manila mi aveva chiesto un incontro. Attraverso le stesse persone Kiko mi aveva invitato all'incontro vocazionale dei giovani. Sono stati loro a invitare me.
Aggiornamento 2: l'arcivescovo Apuron si era già recato mercoledì 4 giugno in aereo a Manila, viaggiando in aereo in classe "business". Alla faccia dei neocatecumenali che gridavano "non è vero, non è vero, bugie, bugie". In un albergo di lusso a 287$ per notte.

Aggiornamento 3: è stata finalmente pubblicata una errata corrige in cui la falsa notizia che Tagle avrebbe invitato Kiko sarebbe figlia di... informazioni inesatte fornite al periodico U Matuna. In pratica si corregge la notizia ma nessuno se ne assume la responsabilità.
Addirittura riportano che Kiko avrebbe commentato la cosa dicendo: «non date troppa attenzione a quei reporter pazzerelli». Che tradotto dal linguaggio kikiano va inteso con: «non fate domande».
Aggiornamento 4: alcuni neocatecumenali di Guam hanno dichiarato che loro e il vescovo, prima della fine di maggio 2014, conoscevano già la lettera del card. Tagle! Provate a indovinare i motivi per cui hanno preferito evitare di farla conoscere (e i motivi per cui si sono accesi d'ira funesta quando la lettera è diventata pubblica).

martedì 11 gennaio 2011

Filippine: Arcivescovo corregge il Cammino

IL CAMMINO NEOCATECUMENALE NELL'ARCIDIOCESI DI LINGAYEN-DAGUPAN

Luci ed ombre
I semi del CAMMINO NEOCATECUMENALE furono piantati per la prima volta nell'Arcidiocesi di Lingayen-Dagupan nel 1981, nella Parrocchia di San Gabriele Arcangelo a Bonuan Boquig. Da allora, si è esteso ad altre comunità cattoliche dell'arcidiocesi – Bonuan Gueset, Calasiao, Calmay, Dagupan, Laoac, Lingayen, Mapandan Santa Barbara e San Jacinto. Il Cammino Neocatecumenale ha portato innumerevoli benedizioni ai fedeli cristiani nella nostra arcidiocesi. Ha profondamente cambiato molte vite tiepide. Ha ricostruito molte famiglie ferite ed ha portato molte vocazioni religiose e sacerdotali nella vigna del Signore.

Purtroppo, nonostante gli effetti positivi come quelli sopra menzionati, ci sono alcune preoccupazioni su dove stia portando il Neocatecumenato. Già ai tempi del mio stimato predecessore Arcivescovo Oscar Cruz, e fino ai mesi più recenti, sono sorte alcune questioni da parte di rispettabili membri del laicato ed un buon numero di parroci a proposito dell'integrazione dei membri delle comunità Neocatecumenali nella vita di questa chiesa locale, sulla loro cooperazione con i parroci e sulle loro relazioni col vescovo.

Communio
Gli Statuti del Cammino Neocatecumenale affermano che: "Il Cammino Neocatecumenale mirerà a promuovere nei suoi destinatari un maturo senso di appartenenza alla parrocchia e a suscitare rapporti di profonda comunione e collaborazione con tutti i fedeli e con le altre componenti della comunità parrocchiale" (art. 6, n. 3)

Per di più gli Statuti stabiliscono che "la realizzazione del Cammino Neocatecumenale va coordinata con la funzione propria che ha il Parroco in ciascuna comunità parrocchiale (cfr. can. 519 CJC) esercitando, anche con la collaborazione di altri presbiteri, la cura pastorale di coloro che lo percorrono" (art. 6, n. 2). Similmente, gli Statuti riconoscono che "il Neocatecumenato è realizzato, in comunione con il Parroco e sotto la sua responsabilità pastorale, da un'equipe di catechisti" (art. 8, n. 4).

Inoltre gli Statuti dichiarano che "il Cammino Neocatecumenale è al servizio del vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell'iniziazione cristiana e dell'educazione permanente alla fede" (art. 1, n. 2).

Catechesi
Nella celebrazione settimanale della Parola richiesta dall'articolo 11 degli Statuti, la mia attenzione è stata richiamata dalla mancanza di formazione e preparazione da parte degli incaricati di insegnarla secondo i principi della Chiesa Cattolica così come indicati nel Catechismo, nonché del significato delle letture bibliche proclamate nella celebrazione. Sembra esserci una tendenza verso l'interpretazione fondamentalista delle Sacre Scritture, staccata e talvolta addirittura contraria ai documenti del Magistero e al Catechismo della Chiesa.

Stanti le precedenti osservazioni, gli Statuti richiedono che "al Vescovo diocesano, quale responsabile dell'iniziazione, della formazione e della vita cristiana nella Chiesa particolare, compete... vigilare che l'attuazione del Cammino Neocatecumenale si svolga in conformità a quanto stabilito negli articoli 1 e 2, e nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa (art. 26).

Rispetto per i ministri ordinati
Tra i membri delle comunità c'è un prevalente sentimento di superiorità sulla base del solo far parte dei Neocatecumenali, sentimento che risulta in un atteggiamento sprezzante verso coloro che non stanno frequentando il Cammino o hanno smesso di partecipare agli incontri. Inoltre i catechisti delle comunità neocatecumenali sono stati sentiti ripetutamente criticare in modo sprezzante e irrispettoso il mio predecessore, diversi sacerdoti e perfino me, in maniera contraria alle buone maniere, alla buona condotta, al rispetto filiale e alla carità cristiana.

Il Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici aveva offerto tre linee guida per le comunità Neocatecumenali nel presentare l'approvazione del movimento da parte della Santa Sede: obbedienza ai vescovi, riconoscimento del ruolo dei sacerdoti e fedeltà ai libri liturgici della Chiesa. Nella stessa occasione Carmen Hernandez, co-fondatrice del movimento, disse: "ciò che è importante NON è il Cammino Neocatecumenale, ma la CHIESA", continuando con l'invito ai membri del movimento di praticare l'umiltà.

Nel gennaio 2009, quando il Cammino Neocatecumenale ha celebrato il suo quarantesimo anno da associazione di laici cattolici, il Santo Padre ringraziò Dio per i frutti degli sforzi evangelici del Cammino ma ricordò ai suoi membri che la piena realizzazione di tale lavoro giunge con la docile adesione alle direttive dei vescovi e nella comunione con tutte le altre componenti del popolo di Dio. Ha incoraggiato i neocatecumenali a lavorare per l'unità, per fare di ogni comunità un punto vivente e ben integrato nel corpo mistico di Cristo.


In verità possiamo far nostra l'osservazione di Augusto Faustini che scrisse al Papa per lamentare che il fondatore del movimento, Kiko Arguello, "ha stabilito come devi essere, come devi sederti, come devi pregare, come devi cantare, come e cosa devi suonare, come devi confessarti, come devi fare la Comunione, come devi leggere le Sacre Scritture, stabilendo chiaramente che chiunque non faccia tutto questo è totalmente in errore" (Urquhart, Le armate del Papa, pag. 250).

Direttive
PERTANTO, considerando i fatti sopra menzionati e i principi dello Statuto, in virtù della mia autorità quale Arcivescovo di Lingayen-Dagupan, allo scopo di guidare e riorientare il Cammino Neocatecumenale in questa diocesi, io impongo una moratoria su tutte le catechesi iniziali del Cammino in questa arcidiocesi fino a quando il Delegato Episcopale, menzionato qui sotto, raccomanderà di togliere tale moratoria.

Non dovranno essere aperte nuove comunità e non dovranno essere accolti nuovi membri nel Cammino Neocatecumenale durante il periodo di moratoria che comincia dalla solennità della Pentecoste di quest'anno [2010] fino alla solennità della Pentecoste del 2011.

Allo stesso modo ordino che durante l'intero anno, a partire dalla solennità della Pentecoste di quest'anno [2010] fino alla solennità della Pentecoste del 2011, vengano letti i paragrafi dal 748 al 945 del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardanti l'ecclesiologia, lettura da effettuarsi durante le celebrazioni settimanali della Parola di ogni comunità Neocatecumenale.

Inoltre ingiungo la recita dei cinque misteri del Santo Rosario prima della celebrazione settimanale della Parola, a partire dalla domenica di Pentecoste, in adesione a quanto richiesto dall'articolo 14, numero 4, degli Statuti.

In più, a far data da oggi, revoco il mandato canonico precedentemente accordato dall'Arcivescovo di Lingayen-Dagupan all'attuale "catechista itinerante" [neocatecumenale] di insegnare la fede cattolica entro i confini di questa giurisdizione ecclesiastica.

Delegato episcopale
Per dare corso alle sopramenzionate direttive, nomino PADRE MARIO DOMINIC SANCHEZ come mio delegato episcopale per le comunità Neocatecumenali nell'Arcidiocesi di Lingayen-Dagupan.

Il delegato episcopale è incaricato delle seguenti particolari funzioni: 1) implementazione della stretta osservanza delle direttive contenute in questo comunicato con la facoltà di imporre punizioni canoniche in nome dell'Arcivescovo quando pastoralmente necessarie; 2) supervisione di tutte le "convivenze" del Cammino Neocatecumenale tenute in questa giurisdizione ecclesiastica e verifica della regolarità delle confessioni tra i suoi membri, in conformità all'articolo 14 n. 1 degli Statuti; 3) estensione della cura pastorale e della carità a coloro che hanno smesso di partecipare agli incontri del Cammino a causa della scandalosa condotta dei leader locali in passato e stabilire attenzione pastorale ai membri malati e anziani che sono stati ritenuti non meritevoli di "fare il Cammino".

Il delegato episcopale è anche incaricato di verificare che la maniera di interrogare durante gli scrutini dei membri sia in accordo con la disciplina approvata dalla Chiesa, rispettando il diritto alla privacy e fatta entro i limiti della carità cristiana. Infine, gli chiedo di ispezionare la contabilità e l'amministrazione delle donazioni economiche fatte dai fedeli cattolici alle comunità e di farmene rapporto ogni tre mesi.

Ammonizione finale ed appello
Colgo l'occasione per riaffermare la mia convinzione che il Cammino Neocatecumenale, con il suo obiettivo di portare la gente alla comunione fraterna e alla maturità della fede attraverso il tripode di "Parola-Liturgia-Comunità", è un dono dello Spirito Santo alla Chiesa e alla società del nostro tempo.

Come tutti i doni, si deve aver cura del Cammino Neocatecumenale e proteggerlo dagli effetti del peccato originale che è in noi. Va difeso contro l'orgoglio e l'arroganza dei suoi leader. Coloro che seguono il Cammino non devono mai mancare di carità o deviare dalla via della verità.

La carità pastorale per i fedeli cattolici membri di tali comunità mi ha costretto a prendere queste decisioni per garantire la stabilità della nostra fede e la purezza dell'insegnamento che i fedeli hanno diritto di ricevere.

Mi sia consentito di concludere con queste parole della Sacra Scrittura: "Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce" (1 Pietro 5:1-4).

La pace sia con tutti voi! Amen!

Dalla Cattedrale di San Giovanni Evangelista, Dagupan City, 3 maggio 2010.

+ SOCRATES B. VILLEGAS, DD
Arcivescovo di Lingayen-Dagupan

(nostra traduzione dal sito web ufficiale dell'arcidiocesi di Lingayen-Dagupan, alcune evidenziazioni nostre)

(aggiornamento giugno 2011: Filippine: il Cammino è ancora da correggere)

(aggiornamento gennaio 2012: Filippine: Arcivescovo proibisce nuove iniziative del Cammino)


original English statements:
* May 2010
* June 2011
* December 2011

sabato 19 maggio 2012

Filippine: il Cammino deve usare le ostie normali, non le pagnotte

14 maggio 2012 - festa di san Mattia apostolo

Circolare 2012-16 riguardante la liturgia del Cammino Neocatecumenale

Miei cari confratelli sacerdoti:

per quanto riguarda le questioni che i nostri parroci hanno sollevato a proposito delle pratiche del Cammino Neocatecumenale nella celebrazione dell'Eucarestia, ho chiesto assistenza alla Commissione Episcopale sulla Liturgia della Conferenza Episcopale Filippina. Allegata a questa circolare c'è la risposta di detta Commissione Episcopale sull'argomento.

Vi prego di notare che gli unici permessi accordati al Cammino sono lo spostamento del Segno della pace a dopo la Preghiera dei fedeli, e la ricezione della Santa Comunione sotto le due specie o in ginocchio o in piedi, ma mai da seduti.

Al di là di queste due concessioni, le Messe celebrate per i membri del Cammino Neocatecumenale devono strettamente osservare l'Ordinamento Generale del Messale Romano e le altre istruzioni della Congregazione per il Culto Divino. In particolare, le ostie e il vino da utilizzare per l'Eucarestia devono essere gli stessi che si usano nelle diocesi delle Filippine. I fedeli laici possono essere autorizzati a predicare nella chiesa o in oratorio ma solo al di fuori della Messa (Redemptionis Sacramentum, 161).

Affido questi chiarimenti alla vostra conoscenza e fedele osservanza. Siate certi della mia sollecitudine pastorale.

Sinceramente vostro,
+ Socrates B. Villegas
Arcivescovo di Lingayen Dagupan

***

Riportiamo qui sopra una nostra traduzione dal sito web ufficiale dell'arcidiocesi di Lingayen Dagupan. Qui sotto, i link ad altre comunicazioni dallo stesso arcivescovo Villegas:

- dicembre 2011: nella diocesi di Lingayen Dagupan per tutto il 2012 al Cammino Neocatecumenale è proibito formare nuove comunità e proibito iniziare nuove catechesi

- giugno 2011: il Cammino è ancora da correggere

- gennaio 2011: occorre difendere il Cammino «dall'orgoglio e dall'arroganza dei suoi leader».

domenica 8 marzo 2020

Mentalità neocatecumenale: le famiglie in Missione per il Cammino

La "comunione tutti insieme al celebrante",
ridotta praticamente a uno snack obbligatorio
Commentiamo qui sotto un'intervista che comparve il 13 gennaio 2006 su Gente Veneta e che qualche anno fa venne commentata a Guam sul sito web Thoughtful Catholic con un articolo intitolato We've been judged!.

Il giorno dopo la pubblicazione a Guam la signora Francesca ha scritto, sulla stessa pagina di Thoughtful Catholic, un commento di generiche scuse che però - come fa notare lo stesso Chuck - non è un vero scusarsi perché non entra nei dettagli, cioè lascia il sottinteso che la fede dei "cristiani della domenica" di Guam non sarebbe autentica, né vissuta, come invece lo sarebbe nel Cammino.

Qualunque convinzione abbiano oggi i cosiddetti "missionari" intervistati nell'articolo di Gente Veneta, non cambia il valore di tale intervista,
che manifesta bene la mentalità neocatecumenale, mentalità che presuppone che coloro che non fanno il Cammino devono essere "evangelizzati", e che coloro che rifiutano il Cammino starebbero con ciò stesso rifiutando lo Spirito Santo.

Facciamo anche notare che a gennaio 2006, al momento di quell'intervista, il Cammino disponeva solo di un'approvazione "ad experimentum", che non era affatto detto che divenisse definitiva; inoltre i cosiddetti "mamotreti" non godevano ancora di alcun riconoscimento (dal Vaticano non hanno mai ricevuto approvazioni, tranne - nel 2010 - la sola «approvazione alla pubblicazione»); per di più, dal 1° dicembre 2005, era entrata in vigore la cosiddetta "lettera di Arinze" contenente le mai modificate «decisioni del Santo Padre» contro gli strafalcioni liturgici neocatecumenali. Pertanto, ancor prima di fare considerazioni sulla missionarietà e sull'arroganza, bisogna sottolineare che i sullodati "missionari" neocatecumenali stavano spiritualmente compiendo un passo troppo azzardato (infatti le virtù cristiane non consistono nel "chi esagera di più"; la missione non consiste nel "dilettanti allo sbaraglio"; i doveri di stato degli sposi non consentono di "giocare ai missionari a casaccio" sradicando per giunta i figli dal loro ambiente; ma nella setta neocatecumenale si compiono sempre questi errori, ed anche peggiori).



"Andiamo agli antipodi per servire"

Enrico e Francesca D.P., 37 e 34 anni, sono i coniugi di una delle quattro famiglie, appartenenti alla comunità neocatecumenale di Ss. Apostoli, che partiranno presto per la missione: in Serbia, in Irlanda, In Inghilterra e nell'isola di Guam, nelle Filippine. Ben tre di queste famiglie sono legate tra di loro dal legame di parentela: i tre uomini sono tre fratelli. Famiglie giovani e coraggiose, con al seguito 3, 4 e 6 figli, che hanno fatto la scelta di dedicarsi a tempo pieno all'annuncio del Vangelo, lasciando lavoro, amici, casa e comfort. «Proveniamo entrambi da famiglie neocatecumenali» spiega Francesca: «Io poi ho vissuto da bambina l'esperienza della missione itinerante in Irlanda. Mio padre era anestesista, mia madre gestiva dei negozi qui a Venezia e hanno lasciato la loro vita agiata per andare nel mondo ad annunciare il Vangelo. A me e ai miei nove fratelli non è mai mancato nulla perché il Signore ha sempre provveduto alla nostra vita». La fede nella Provvidenza è un tratto costante nella vita di Enrico e Francesca: «Ci siamo sposati giovanissimi» prosegue lei: «Io avevo 20 anni e il mio desiderio più grande era costruire una bella famiglia numerosa, come lo erano state le nostre.

Ma i progetti del Signore erano diversi. Per molti anni non abbiamo potuto avere figli. Ma anche in questa sofferenza abbiamo visto l'intervento di Dio. Lui usa strade diverse dalle nostre per fare la sua volontà. Infatti abbiamo vissuto l'esperienza dell'adozione con un bambino russo. Poi i medici hanno scoperto la causa della mia sterilità e sono arrivati anche Giosuè e Miriam».
Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione. Ma in che modo una famiglia finisce con l'aprirsi a questa esperienza? «All'inizio si dà la propria disponibilità - dice Enrico - poi si viene assegnati a una destinazione. Un periodo di prova e se va tutto bene ci si trasferisce definitivamente. A monte c'è la richiesta da parte di comunità neocatecumenali di tutto il mondo di avere l'aiuto di una famiglia che è già inserita nel Cammino. In Europa questa esperienza è viva da 30 anni, ma in alcuni paesi del mondo è agli inizi. Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».

Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi? No, quando si dà la propria disponibilità non si sa dove si verrà assegnati. Poteva capitare il Nordeuropa come il Burundi, Taiwan o la Serbia. Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità. A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività.

In cosa consisterà la vostra vita a Guam? Io - continua Enrico – mi dividerò tra il lavoro al seminario e la parrocchia; poi saremo inseriti nella comunità e proseguiremo lì il nostro cammino, disponibili dove ci sarà bisogno di aiuto.

Quali difficoltà vi attendono? Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare. L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.

Sarà difficile essere così lontani da casa… Ci attendono tre scali e circa 30 ore di volo - sospira Francesca - e non potremo tornare a Venezia molto spesso. Solitamente le famiglie in missione fanno ritorno una volta l'anno. Ma non siamo eroi. Anche noi abbiamo paure e difficoltà per l'attaccamento alla nostra città, agli affetti, alla casa e alle famiglie. Noi non stiamo fuggendo da qualcosa, non andiamo via perché qui non stiamo bene, anzi. Ma siamo sicuri che il Signore ci darà anche gli affetti di cui abbiamo bisogno.

Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia? Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini. Eppure sono felici di vedere che i propri figli lavorano per la Chiesa. Il 6 gennaio conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il P atriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione». Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.
(C) Gente Veneta n.2/2006


Cosa dire sulle famiglie neocatecumenali in missione?

Niente, se è una loro libera scelta.
Conosco personalmente alcune famiglie in missione del Cammino ed alcune sono veramente ottime persone.
Quello che mi chiedo è se sanno cosa vanno a portare in MISSIONE.
Portano la Chiesa o il cammino neocatecumenale?
Fanno sacrifici e li impongono a tutta la loro famiglia (molto spesso numerosa), per portare la gente alla Chiesa di Cristo o al cammino di Kiko?
Questo è il punto di queste missioni “famigliari”.
Poi ci sono altre cose da considerare.
Tipo ad esempio, il fatto che in virtù del sacramento del matrimonio, quando si forma una famiglia si assumono delle responsabilità, in particolare verso i figli.
Sradicare una famiglia dal suo paese, dalla sua storia, dalle sue origini e dai suoi affetti, non è sempre facile e neanche indolore, non tanto per gli adulti, ma per i bambini e gli adolescenti.

Qualche tempo fa mi hanno raccontato che nel Cammino esisterebbero alcune regole interne al Cammino, regole "non scritte", per valutare la vocazione delle famiglie con prole che vogliono andate in missione all’estero, proprio per tutelare i figli di queste famiglie un po' troppo frettolose nel dare la propria disponibilità.

Ma, come tutto quello che riguarda il cammino, non esiste nulla di scritto, è tutto relativo secondo l’estro di Kiko e dei suoi cosiddetti "catechisti".

Perché se i genitori vogliono andare in missione ed i figli non sono d’accordo, ci pensa poi il buon catechista di turno a convincere i figli a dichiararsi d’accordo negli incontri vocazionali o nelle convivenze con estrazione “a caso” fatte da Kiko.

L’illuminato Spagnolo fondatore e riferimento UNICO del Cammino, alle volte segue la sua personale ispirazione (lui ha un collegamento diretto 24 ore su 24 con lo "Spirito Santo") e magari, in certi casi non si fida del CASO (o come dicono i catechisti: estrarre a sorte i nomi e le località della missione cioè lasciare la scelta la Signore), ma decide lui la destinazione di certe famiglie.
“Perché proprio a Guam? L'avete scelto voi?“No, quando si dà la propria disponibilità.Spesso si fa una semplice estrazione, ma altre volte si tiene conto anche di altre necessità”.
Chiaro !!!

Generalmente sceglie "lo Spirito Santo" (cioè Kiko estrae a sorte, cioè, secondo lui, lascia la scelta al Signore).
In questo caso no.
Forse c’era una richiesta “precisa”?
Magari dal parte del vescovo Apuron o del catechista itinerante Gennarini, responsabile e compagno di merende del Vescovo in quella zona?
Quindi, per questa volta, (e per tutte le volte in cui sono in gioco gli interessi personali di Kiko o dei suoi SUPER-CATECHISTI) niente ispirazione DIVINA,
Mi sembra chiarissimo, quando è importante decidono LORO, quando si tratta di ordinaria amministrazione decide la SORTE, no, scusate, decide il SIGNORE.

Ma noi cristiani della domenica, non possiamo capire, noi cerchiamo di usare la testa ed il buonsenso.
Nel Cammino di Kiko, testa e buonsenso sono disprezzate, sono chiamate le armi preferite dal demonio, quindi, le decisioni del Cammino sono sempre ispirate dal discernimento degli illuminati catechisti o dal loro capo-catechista-unico Kiko Argüello o dalle loro CONVENIENZE, altro che: “noi facciamo decidere al SIGNORE.”

Quello che per i cattolici è un tentare Dio, per i neocatecumenali è invece un affidarsi alla PROVVIDENZA.
Se hanno ragione i neocatecumenali, allora perché la Chiesa manda come missionari i suoi sacerdoti? Sacerdoti che hanno scelto questa vita, sacerdoti che hanno rinunciato liberamente ai vincoli familiari per donarsi interamente al Signore per tutta la vita, sacerdoti che vengono preparati accuratamente alla Missione in terra straniera.

La Chiesa manda i suoi Sacerdoti Missionari tra gli atei, i pagani o gli aderenti ad altre religioni.

Il cammino di Kiko manda le sue famiglie senza alcuna preparazione, senza alcuna conoscenza del posto, della lingua degli usi e dei costumi locali.
Con vincoli familiari e figli e li manda là dove c’è già la Chiesa ed i cristiani.
Loro hanno il Kerigma di Kiko e la “stoltezza della predicazione”, ma siamo proprio sicuri che non serve altro?

Capite la differenza?

Questa famiglia evidenzia la grande incongruenza delle missioni neocatecumenali.
Kiko ed il suo “movimento” laico, vanno a fare “Missione” ed a convertire al cristianesimo, atei, pagani o la gente di altre religioni, come ha fatto per secoli la Chiesa?

No, le famiglie missionarie del Cammino di Kiko vanno in terra straniera, ma solo dove già ci sono Chiesa e cristiani.

Che senso ha questa cosa?
Dice Enrico: “Per quanto riguarda l'isola di Guam - Enrico prende un mappamondo per mostrare dove si trova Guam: estremo Oriente, oltre le Filippine, in mezzo all'Oceano Pacifico: «La proposta è partita dal vescovo locale, che richiedeva l'intervento di una famiglia come aiuto pastorale. Lì c'è un parroco molto coraggioso che sta operando un rinnovamento profondo e strutturale nella sua parrocchia. Il cammino neocatecumenale è iniziato da appena otto anni».”
Capito!!!

Lì c’è un parroco molto coraggioso (sottinteso: è un presbikiko che ha il compito di neocatecumenalizzare la parrocchia; e in effetti ci vuole un barbaro coraggio, una temerarietà, per cancellare la fede cristiana e sostituirla con quella neocatecumenale), cioè un parroco che non sta cercando di evangelizzare il 15% di popolazione non cristiana, ma “CORAGGIOSAMENTE” sta tentando di rifilare la “PATACCA” neocatecumenale ai suoi parrocchiani, sotto forma di Nuovo modo di fare Chiesa, Nuova Evangelizzazione, Nuova Estetica, Nuova Liturgia, Nuovo Seminario.

E sono già otto anni che ci sta provando e gli serve una mano.

Quindi nel 2006 il Cammino a Guam c’era già da otto anni?

Ma allora a che servono ben 4 famiglie in Missione?
A cosa serve la MISSIONE Kikiana dove c’è già il cammino neocatecumenale, di che MISSIONE stiamo parlando?
Allora è vero che il cammino “evangelizza” solo i cristiani?
Allora è vero che il cammino tenta di sostituirsi alla Chiesa e di portare i cristiani in una realtà parallela al Cristianesimo?
“A Guam ad esempio serviva aiuto anche nella ristrutturazione nella manutenzione degli impianti idraulici ed elettrici del seminario, e poi c'è una canonica da costruire. Questo è il mio lavoro, perciò siamo stati assegnati lì, in modo che potessi essere utile anche in quell'attività. “
Ecco la vera missione Kikiana, lavorare gratis presso il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Guam (soppresso nel 2017) e per la costruzione della canonica.
Serve una “Missione di Evangelizzazione” per fare questo?

Ma andiamo avanti e cerchiamo di capire perché è importante la testimonianza di queste famiglie.
Ecco cosa afferma candidamente la nostra futura missionaria la signora Francesca:
“L'isola è civilizzata - prosegue Francesca - e vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica. È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo. Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.”
Avete capito il concetto?

Mettetevi nei panni di un "missionario neocatecumenale", che prima di partire si mette a giudicare pubblicamente l'autenticità della fede altrui.

E stiamo parlando dell’isola di Guam, piccola isola del Pacifico, davanti alla coste Americane, un isola in cui circa l’85% delle persone sono già di religione Cristiana.
Questo secondo la Chiesa, mentre secondo la signora Francesca, questa gente:
“vive molte contraddizioni: a una grande adesione esteriore al culto non si accompagna una fede autentica.”
Chiaro !!!!

La signora Francesca, grande esperta di religione, teologia, liturgia, scienze comportamentali, psicologia, sociologia e grande conoscitrice degli usi, dei costumi, delle tradizioni e della cultura degli isolani di Guam ha capito il problema di queste persone: sono finti cristiani, ed hanno bisogno di queste famiglie neocatecumenali per riscoprire i veri valori della FEDE in Cristo.

Fantastico!!!!

La signora Francesca - anzi, qualunque persona "missionaria" che sotto sotto condivide la mentalità neocatecumenale espressa in quell'intervista - dovrebbe essere chiamata in Vaticano come consigliera personale del Papa.

Un così grande talento, una così grande cultura e percezione della realtà della fede degli altri, dovrebbe essere messa in evidenza e riconosciuta a livello Internazionale.

Una vera esperta in materia, che dovrebbe quanto prima occupare un posto di responsabilità all’interno della Chiesa, non è concepibile mandare una persona così preparata e così esperta di Evangelizzazione in un isoletta del Pacifico, a convertire pochi “religiosi naturali”.

Kiko, mi dispiace dirtelo, ma stai sprecando le tue risorse migliori per compiti di poco conto.
Tanto per chiarire la mentalità neocatecumenale, il discorso prosegue in modo ancora più illuminante:
“È un paese che non vive, come invece accade qui, la secolarizzazione: le chiese sono ancora piene di fedeli”
Allora io mi chiedo, che cosa ci và a fare una esperta come lei?
Ecco la risposta da perfetto manuale Kikiano :
“le chiese sono ancora piene di fedeli, ma si tratta di persone che aderiscono solo esteriormente al messaggio cristiano e che poi nella vita quotidiana non si comportano in modo aderente al loro credo.”
Incredibile analisi a distanza !!!

Ma come avrà fatto la signora Francesca a sapere cosi bene, come vivono la fede, questi cristiani dell’isola di Guam ?
Avranno dei rapporti dettagliati dalla Diocesi di Venezia, avranno un Dossier completo preparato per loro dalla “Congregazione per la Fede” o dalla “Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli.”
O forse hanno un rapporto, ultra dettagliato, redatto dal Vescovo di Guam, un certo Apuron,  detto «fratel Tony» dai suoi fratelli di comunità neocatecumenale.

Magari ci sono delle telecamere sparse su tutta l’isola, comprese le case degli isolani, da dove la signora Francesca o per lei il Vescovo Apuron, si rendono conto, senza ombra di dubbio, quello che succede davvero e decidono di sollecitare Kiko e di conseguenza, il Papa, ad un intervento in loco.
E si, sarà proprio così perché, subito dopo, la nostra signora Francesca (agente segreto nome in codice libellula), spiega i compiti della Task Force, scelta da Kiko sicuramente con la collaborazione di nostro Signore (o su precise e chiare indicazione del Vescovo Apuron e dei suoi ispiratori):
“Il nostro compito è anche quello di dare testimonianza di quel modello di famiglia cristiana che il Signore ci ha chiamati a vivere.”
Ecco, ora è chiaro: questi isolani di Guam, sono “religiosi naturali”.
Capito l’antifona?
Questi sempliciotti si credono cristiani ma non lo sono perché, per diventare cristiani VERI, hanno bisogno di un modello di riferimento, quindi presto avranno una “perfetta” famiglia Kikiana che li ispirerà verso l’unica e Vera Fede in Kiko.
Anzi, visto che le famiglie sono 4, avranno già una “piccola comunità neocatecumenale” di riferimento e di appoggio al tipo di EVANGELIZZAZIONE richiesta esplicitamente dal Vescovo Apuron.
Ora si capisce meglio, Kiko, và ad esportare il cammino neocatecumenale a Guam, con un modello “concreto” di piccola comunità, forte dell’appoggio del SUO “tifoso” e “sostenitore”, Vescovo Apuron, fedelissimo amico del Cammino e garante della Ortodossia Neocatecumenale.
“Le vostre famiglie di origine come hanno reagito alla notizia? Comprendono la nostra scelta e ne sono felici, ma anche per loro non sarà facile. Soprattutto per i genitori di Enrico: di 7 figli ne vedranno partire 3, gli unici tre ad essere sposati e ad aver dato loro dei nipotini.”
Poveri nonni, felici di avere dei nipotini “in missione” all’altro capo del mondo.
E si, sono proprio FELICI questi nonni.
“Il 6 gennaio conclude Enrico- alla celebrazione in Basilica con il Patriarca, mio padre era commosso nel vederci tutti e tre davanti al Patriarca a ricevere il crocefisso per l'invio in missione.”
Ma certo, piangeva di… gioia, al pensiero che tutti e tre i suoi figli sposati e le loro famiglie, andavano oltre-oceano ad esportare il Kikianesimo.
Speriamo che questi nonni siano autosufficienti e che non abbiano problemi fisici, altrimenti saranno felici e gioiosi anche gli altri 4 figli che dovranno risolvere, da soli, i problemi dei loro genitori.

In fondo questi nonni sono fortunati, infatti partono solo le 3 famiglie e rimangono a casa ben 4 figli, io ho visto partire in missione anche figli unici con genitori anziani, di cui si fanno carico badanti e fratelli di comunità pagati dai catechisti neocatecumenali con i soldi delle “decime” delle comunità.

Certo le missioni Kikiane sono più importanti dei doveri familiari, in fondo il Vostro primo catechista, non ripete sempre da 50 anni lo stesso mantra :”Lascia che i morti seppelliscano i morti” e afferma che l’ha detto nostro Signore Gesù, e l’ha detto “esattamente” come lo intende Kiko; cioè che LUI (Kiko) ed il SUO cammino neocatecumenale vanno sempre messi al PRIMO posto, nella vita dei SUOI adepti.
Quindi prima Kiko e poi tutti gli altri: coniuge, figli, genitori e fratelli.
“Sono 230 le famiglie che partiranno per la missione in tutto il mondo nei prossimi giorni. Più di 500 sono già in missione.”“Il 12 gennaio tutte le 230 famiglie saranno in Sala Nervi a Roma, ricevute dal Santo Padre. Poi la partenza.”
Non poteva mancare, nell’articolo, un po’ di propaganda neocatecumenale.
Peccato che c’è sempre una grande pubblicità sui numeri delle partenze e delle famiglie già in missione, ma nessuna informazione sulle famiglie che falliscono e rientrano in patria, magari dopo aver rinunciato alla casa, al lavoro, alle responsabilità ed agli affetti familiari.
Ma si, una bella esperienza, una lunga vacanza pagata dalle comunità, magari con il risultato di una vita distrutta e da ricostruire, comunque sempre a spese delle comunità, anzi scusate della “PROVVIDENZA” neocatecumenale.
“Quali difficoltà vi attendono? Innanzitutto - spiega il marito - un clima perennemente caldo e umido al quale ci dovremo abituare. A Guam poi si parla inglese, mia moglie è facilitata dalla sua esperienza in Irlanda e dai suoi studi, io dovrò imparare.”
Enrico non ti preoccupare, avrete tutti i confort che merita chi “si mette a disposizione dello Spirito missionario di Kiko Argüello”.
Non vi mancherà nulla, anzi è facile che vi troverete con un di più che non avevate prima.
Tutto pagato dal Cammino, voi siete il fiore all’occhiello di Kiko, sarete coccolati e vezzeggiati, voi e le vostre famiglie.
Magari qualcuno delle vostre comunità italiane dovrà tirare la cinghia, ma voi non vi date pensiero, in fondo quelli sono solo piccoli borghesi da divano e da sedere piatto.
Voi siete la punta di diamante del perfetto sistema di proselitismo neocatecumenale, voi esportate la VERA CHIESA.
Quindi Voi meritate la bellezza e la meritate in tutte le sue manifestazioni, su questo il vostro Gurù fa scuola, LUI non si fa mancare NIENTE.
LUI serve il Signore, lo serve da 50 anni e quindi ha diritto solo al MEGLIO.


Conclusioni

Se ancora qualcuno è così tonto da non aver capito la mentalità neocatecumenale che viene così perfettamente evidenziata nell'intervista, si chiederà che senso ha riportarla dopo oltre quattordici anni dalla pubblicazione.

Il senso è quello di vedere certe storie in prospettiva diciamo “diversa”, alla luce degli eventi “reali”che si sono verificati in seguito.
Dare una chiave di lettura “diversa” a queste storie, quando gli entusiasmi calano e succedono altri “fatti” che chiariscono il “contesto generale” in cui si muovono le scelte e le strategie Kikiane.

Tutto quello che succederà in seguito: “lo scopriremo solo vivendo” come dice il nostro Lucio Battisti, quello che sappiamo di sicuro è che, nella missione di Guam, le cose, purtroppo, non sono andate “esattamente”, come si aspettano nell’ordine: il guru Kiko, l'ineffabile super-catechista Gennarini, l’ex Vescovo Apuron, l'ex parroco "coraggioso" e l'ex famiglia “missionaria”.

Ma questa è un’altra storia.

giovedì 16 giugno 2011

Filippine: il Cammino è ancora da correggere

Istruzione pastorale sul Cammino Neocatecumenale nell'Arcidiocesi di Lingayen-Dagupan
7 giugno 2011

CERCANDO LA COMUNIONE NELLA CARITA'

Nella mia lettera sul Cammino Neocatecumenale al popolo di Dio nell'Arcidiocesi di Lingayen-Dagupan [Filippine] dello scorso 1° maggio 2010, scrissi che «il Cammino Neocatecumenale, con il suo obiettivo di portare la gente alla comunione fraterna e alla maturità della fede attraverso il tripode di "Parola-Liturgia-Comunità", è un dono dello Spirito Santo alla Chiesa e alla società del nostro tempo».

«Come tutti i doni, si deve aver cura del Cammino Neocatecumenale e proteggerlo dagli effetti del peccato originale che è in noi. Va difeso contro l'orgoglio e l'arroganza dei suoi leader. Coloro che seguono il Cammino non devono mai mancare di carità o deviare dalla via della verità».

La nostra carità pastorale per i fedeli cattolici che hanno intrapreso il Cammino ci ha spinti lo scorso anno ad imporre alcune linee guida pastorali allo scopo di preservarne la stabilità e di mantenerne la purezza di vita nello Spirito. Sottolineo che si trattava di istruzioni pastorali e non punitive.

Ho apprezzato il fatto che i leader del Cammino hanno correttamente seguito la direttiva pastorale del piano ecclesiale, riguardante la lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica da parte dei membri del Cammino, così come la fervente preghiera del rosario nelle celebrazioni settimanali della Parola. Riconosco anche la diligenza dei neocatecumenali quanto alle donazioni. Le comunità hanno mostrato la loro obbedienza ai pastori della Chiesa fin dalla pubblicazione delle linee guida pastorali.

Spinti dalla stessa carità pastorale che ci impose di pubblicare quelle linee guida l'anno scorso, in unità di preghiera con i membri del clero locale che hanno comunità Neocatecumenali nelle loro parrocchie, stabiliamo le seguenti istruzioni come frutto della moratoria di un anno che termina con la domenica 12 giugno 2011, festa di Pentecoste:

(1) Sebbene riconosciamo nella fede e nella carità pastorale i doni spirituali che il Cammino Neocatecumenale ha portato alla Chiesa, dobbiamo ricordare ai nostri fedeli cattolici che seguono il Cammino che esso è solo di uno dei molteplici movimenti di rinnovamento della Chiesa. La Chiesa, in quanto madre, ha un posto nel suo cuore per qualsiasi movimento laicale ed associazione, ministero laico, programma di evangelizzazione ed apostolato, ogni approccio pastorale. Dobbiamo rispettare gli altri movimenti ed associazioni ed essere pronti agli altri ministeri a cui lo Spirito ci guida, evitando sempre qualsiasi forma di esclusività e pregiudizio.
Ugualmente ammonisco coloro che fanno il Cammino ricordando che ogni parroco, spesso caricato di molti impegni pastorali e limitati, ha da seguire tutti i fedeli cattolici nei limiti del suo tempo e delle sue capacità fisiche.

(2) La proibizione di avere Messe speciali per le comunità neocatecumenali in parrocchia è parzialmente abolita. Secondo la disponibilità dei parroci, le comunità Neocatecumenali potranno celebrare l'Eucarestia del sabato sera una sola volta al mese. Nelle altre domeniche del mese, i neocatecumenali devono partecipare alle normali Messe della parrocchia.
Lo scorso anno i neocatecumenali insistevano a dire che la Messa della parrocchia così come prescritta dalla Santa Sede sarebbe stata “parziale, incompleta e non altrettanto significativa” rispetto alla Messa neocatecumenale. Secondo il nostro giudizio pastorale, i membri del Cammino non hanno ancora compreso correttamente che non esiste alcuna differenza tra la Messa della parrocchia e la Messa dei gruppi particolari. Prendiamo dunque a cuore le parole del beato Giovanni Paolo II: “anche quando è celebrata all'umile altare di una chiesetta di campagna, l'Eucarestia è sempre in qualche modo celebrata sull'altare del mondo. Unisce il cielo e la terra. Abbraccia e permea la creazione” indipendentemente dai canti e dai gesti speciali che vi vengono effettuati.

(3) Senza consultarsi con l'Arcivescovo, l'equipe nazionale del Cammino ha unilateralmente deciso di non effettuare i "passaggi" per le comunità neocatecumenali presenti nella nostra arcidiocesi sebbene tali comunità fossero pronte a effettuarli. Sia chiarito categoricamente che l'Arcivescovo non ne era stato informato e non avrebbe approvato questa decisione dell'equipe neocatecumenale nazionale. Di conseguenza, tutte le comunità a cui erano destinati i "passaggi" non devono essere private del progredire nel Cammino. La moratoria sulle catechesi iniziali e l'apertura di nuove comunità termina con la domenica di Pentecoste di quest'anno.

(4) La preghiera del rosario durante la celebrazione settimanale della Parola dovrà continuare per un altro anno.

photo by Noli Yamsuan
(5) Ai pastori delle parrocchie consigliamo di dare ragionevole presenza e cura pastorale alle comunità Neocatecumenali presenti nelle loro parrocchie. I neocatecumenali devono essere incoraggiati dai parroci a collaborare alle attività della parrocchia, apostolati e associazioni. Ai parroci parimenti si richiede di verificare l'ortodossia dottrinale in ciò che viene insegnato ai neocatecumenali durante le celebrazioni settimanali della Parola. I parroci vigilino sull'implementazione del Cammino Neocatecumenale nel nome dell'Arcivescovo, assicurandosi che aderisca alla disciplina e alla dottrina della Chiesa (cfr. Statuti, art. 27). Non si aprano nuove comunità neocatecumenali in una parrocchia senza l'approvazione del parroco.

(6) Ai parroci do piena autorità, in nome dell'Arcivescovo, di determinare gli orari delle celebrazioni dell'Eucarestia mensile e della celebrazione settimanale della Parrocchia, così come di sospendere qualche attività neocatecumenale se a loro giudizio si ponessero in contrasto con le attività della parrocchia o se venisse in qualche modo compromessa la dottrina o la disciplina della Chiesa.

Chiederò regolarmente le valutazioni, raccomandazioni e i consigli dei miei confratelli parroci in spirito di comunione fraterna per assicurare che le comunità Neocatecumenali contribuiscano veramente alla vita pastorale dei fedeli.

La ricerca della comunione nella fede e nella carità è l'obbiettivo che ci si pone di fronte. Ammonisco i membri del Cammino a cercar sempre la comunione con i parroci e con la comunità parrocchiale. Parimenti incoraggio i parroci a dare alle comunità Neocatecumenali presenti nelle loro parrocchie la loro cura pastorale nella carità, riconoscendoli di fronte al Signore. La promozione della comunione richiede un atteggiamento di conversione nella mentalità e nei paradigmi sia per il pastore che per il gregge. Per questo santo compito di promuovere la comunione nella carità, invoco le mie pastorali benedizioni affinché in tutte le cose il Signore possa essere glorificato.

Dalla cattedrale di san Giovanni Evangelista, 12 giugno 2011, domenica di Pentecoste

+ Socrates B. Villegas
Arcivescovo di Lingayen Dagupan

(nostra traduzione dal sito ufficiale della diocesi di Lingayen-Dagupan, con alcune evidenziazioni nostre)


In sintesi:
  • l'arcivescovo Villegas conferma esplicitamente che il Cammino Neocatecumenale «va difeso contro l'orgoglio e l'arroganza dei suoi leader»
  • l'Arcivescovo non ha perseguitato il Cammino ma lo ha soltanto corretto intendendo farlo "progredire"
  • durante l'anno di "moratoria", i neocatecumenali hanno ubbidito alle richieste più facilmente verificabili (rosario e lettura del Catechismo)
  • il Cammino è stato "diligente" nelle "donazioni" (interessante onesta precisazione, che dimostra che l'Arcivescovo agisce alla luce del sole e non è corrompibile con trenta denari)
Ma il Cammino ha ancora molto da migliorare. Come si legge nel resto del testo, i neocatecumenali:
  1. continuano ad avere un atteggiamento di "esclusività" e "pregiudizio", ritenendosi migliori di tutti gli altri movimenti e associazioni
  2. pensano che solo la loro celebrazione eucaristica sia "completa e significativa", disprezzando ancor oggi il Messale Romano approvato da papa Paolo VI e in uso in tutta la Chiesa
  3. come al solito prendono decisioni "unilateralmente" senza neppure informare l'Arcivescovo, specialmente quando il vescovo aveva dato loro direttive chiare!
  4. sono pronti ad abbandonare immediatamente il rosario (tant'è che l'Arcivescovo ha imposto esplicitamente che si continui a recitarlo per un altro anno)
  5. continuano imperterriti con gli errori dottrinali che li hanno reso famosi (ma non dovrebbero seguire quel Direttorio "approvato" ma non pubblicato?) ed il disprezzo della disciplina, creando divisioni nel clero e nelle parrocchie
  6. insistono a considerare diritto acquisito ogni più piccola concessione locale (per cui ai parroci vien dato potere, in nome del vescovo, di sospendere attività neocatecumenali che a loro giudizio ostacolino la vita della loro parrocchia o che vi diffondano errori dottrinali).

giovedì 17 agosto 2017

"I catechisti mi hanno giudicato: sarei un badante, non un marito"

Tipica "allegria"
neocatecumenale
Sono nel Cammino Neocatecumenale da più di quindici anni ma ho finalmente deciso di non continuarlo più.

Ciò che mi è avvenuto nel Cammino è qualcosa su cui non posso chiudere un occhio: la nostra comunità ha dovuto subire questi "scrutini" dove ci venivano fatte parecchie domande, ci veniva dato del tempo per rispondere, e il nostro cosiddetto "catechista" pretendeva le risposte. Erano domande anche a questioni che prima non erano mai state toccate.

Questo è avvenuto per ognuno di noi, singolarmente, in presenza di tutta la comunità. L'interrogatorio di ognuno andava avanti per un'ora o più. Nelle domande i "catechisti" neocatecumenali chiedevano anche le cose più personali e sensibili, e dopo la risposta del singolo si mettevano a dare il giudizio su di lui.

Nel mio caso sono stato giudicato come un badante, non come un marito, poiché mia moglie soffre di epilessia e perciò mi prendo cura di lei su tutto - medicine, visite, stare sempre insieme perché non può rimanere da sola... Ma i nostri "catechisti" neocatecumenali sono stati velocissimi a giudicare che io non sarei per lei un marito ma solo un badante.

Questa cosa mi ha ferito molto: dei cristiani si permettono di dire cose del genere? Dove altro potrei trovare un'ispirazione di vita cristiana se la Chiesa non è più rifugio delle persone che hanno bisogno del sostegno di Dio?

Penso che sia ora che la Chiesa riconosca lo scempio operato dal Cammino.

(nostra traduzione di un commento dalle
Filippine presentato su Thoughtful Catholic)

Neocatecumenali seduti con l'ostia-snack in mano
in attesa che scatti il segnale mangiatorio.
Da uno spot pubblicitario neocatecumenale
trasmesso dal TG2 della RAI-TV il 7 gennaio 2012
Nota: gli anziani kikos sono travestiti da druidi perché la costosa vestina bianca indica che hanno fatto tutte le tappe del Cammino (tranne quelle inventate successivamente).

domenica 26 agosto 2018

Giappone: la vendetta di Kiko... arriva a sorpresa (o quasi)

Nostra traduzione da un articolo di Riposte Catholique pubblicato lo scorso 22 agosto 2018, evidenziando alcuni punti importanti:
Attrito fra l'arcivescovo di Tokyo e il cardinal Filoni

Mons. Tarcisio Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo nominato da papa Francesco a ottobre 2017, in un intervento del 15 agosto [2018] si è dichiarato sorpreso per il contenuto di una lettera ricevuta dal cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, nella quale questi annuncia la costituzione di un seminario sul territorio [dell'arcidiocesi giapponese].

Il cardinal Filoni lo ha informato che la Santa Sede avrebbe approvato la creazione di un seminario Redemptoris Mater «per preparare al sacerdozio i fedeli laici del Cammino Neocatecumenale in vista dell'evangelizzazione dell'Asia».

Il problema è che la lettera del cardinal Filoni dichiara che tale decisione di erigere il seminario sarebbe stata presa in accordo col Romano Pontefice e «dopo aver consultato i vescovi e i sacerdoti [...]» coinvolti nell'evangelizzazione dell'Asia. Ma né l'attuale arcivescovo di Tokyo né il suo predecessore sono stati consultati, tanto meno - a quanto pare - il clero dell'arcidiocesi.

Nel 1990 c'era stata la precedente creazione di un seminario del Cammino Neocatecumenale nella diocesi di Takamatsu. È stato chiuso diciannove anni più tardi a causa dei costi finanziari insopportabili per i fedeli locali.

L'arcivescovo afferma: «È difficile per me capire perché si vada ricreando un seminario in Giappone esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale senza aver studiato e riflettuto sulla sua storia». L'arcidiocesi di Tokyo comprende novantamila fedeli su una popolazione di oltre nove milioni di abitanti.


Anzitutto ricordiamo che già a settembre 2017 il cardinal Filoni aveva portato ai vescovi giapponesi una generica lettera del Papa calibrata in modo che tali vescovi pensassero che bisogna imporre il Cammino Neocatecumenale. Evidentemente il piano strategico per riaprire il seminario di Kiko era già in corso da tempo. A quella lettera mons. Kikuchi, all'epoca vescovo di Niigata, aveva già risposto che il Cammino Neocatecumenale crea problemi e divisione.

Nonostante i tentativi filoniani di imporre a forza il neocatecumenalismo, i vescovi giapponesi non hanno cambiato idea sul Cammino. Così, un anno dopo, Filoni annuncia a sorpresa l'apertura del seminario kikiano "con sede principale a Tokyo".
Cliccare a questo [link] per i nostri articoli e traduzioni sul caso Giappone e, a fine pagina, cliccare su "Post più vecchi" per vedere le altre pagine sullo stesso caso.
Alcune considerazioni in ordine sparso:
  • in Giappone non esistono facilitazioni come "l'otto per mille" e simili. Lì la Chiesa cattolica dipende interamente dalle libere offerte dei fedeli - che sono meno dello 0,5% della popolazione (ecco perché le diocesi giapponesi contano pochi battezzati); perciò possiamo dire che l'arcivescovo Kikuchi - che è anche presidente della Caritas giapponese e dell'Asia - capisce benissimo l'entità della questione;
  • i kikos sono espertissimi nel trovare trucchetti e furbate per far pagare ai fedeli cattolici i costi (esorbitanti come sempre) delle iniziative interne del Cammino. Per di più, quando i neocatecumenali (o i loro super amiconi come Filoni) parlano di "evangelizzazione", in realtà stanno parlando non dell'evangelizzazione cattolica ma solo della diffusione del Cammino e della costituzione di nuove comunità del Cammino;
  • la chiusura del seminario di Takamatsu è dovuta anche ai costi esorbitanti addossati ai 5.000 fedeli cattolici di quella diocesi. Ma il motivo principale, esposto da diversi vescovi di Takamatsu e dalla maggioranza assoluta della conferenza episcopale giapponese, oltre che dal clero e dai fedeli locali, è il fatto che i seminari neocatecumenali servono solo al Cammino Neocatecumenale e sono nocivi per tutta la Chiesa;
  • "seminario per l'Asia"? e perché? Ci sono seminari kikiani a Taiwan, nelle Filippine, in Corea, più altri tre in India: a che serve un altro "per l'Asia"?
  • non ci sono motivi pratici per scegliere Tokyo e il Giappone, né geografici, né di presunta necessità di "evangelizzazione": in realtà la scelta è dovuta solo alla sete di vendetta di Kiko, che non ha mai digerito la chiusura del seminario kikiano di Takamatsu. L'imperatore mondiale Kiko dispone di un mappamondo sul quale pianta bandierine per marcare l'espansione del proprio potere, e la sua ira raggiunge vette indicibili quando è costretto a togliere qualche bandierina (come per il Giappone e per Guam);
  • per placare l'ira funesta dell'imperatore mondiale Kiko bisogna fare violenza alla Chiesa, ai vescovi, al clero, ai fedeli, aprendo seminari neocatecumenali laddove non c'entrano niente, non servono a niente, non erano stati chiesti da nessuno se non dai kikos che non possono mandare le loro false vocazioni nei seminari veri perché verrebbero subito scoperte e mandate a casa;
  • l'arcivescovo di Tokyo fa capire bene il problema: se si riflette sull'attività del Cammino e se ne studia la storia (a cominciare da ciò che ha fatto in Giappone), si capisce subito che aprire un seminario neocatecumenale porterà solo danni, divisione, problemi, esattamente come era avvenuto prima tra il 1990 e il 2009 a Takamatsu;
  • nella lettera, Filoni è stato come minimo ambiguo, se non addirittura menzognero, nel parlare di "vescovi e clero" che sarebbero stati "consultati" prima di prendere la decisione. Mons. Kikuchi non è stato consultato ed ha ricevuto la sorpresa direttamente per lettera;
    • immaginate la seguente scenetta: mentre il Papa sta uscendo indaffaratissimo, oppure è in ascensore e si stanno chiudendo le porte, un kikos gli dice a mezza voce (senza neppure essere sicuro di farsi sentire): «beh, poi magari potremmo presentarle l'idea di un nuovo seminario missionario, magari per l'Asia...» Il Papa non risponde neppure (può darsi che nemmeno ci ha fatto caso), il giorno dopo Filoni invia la roboante lettera al vescovo di Tokyo dicendo: «in accordo col Santo Padre abbiamo deciso di aprire un seminario R.M. per evangelizzare l'Asia, e abbiamo già parlato con vescovi e preti coinvolti...» Mettere il Papa e i vescovi davanti al fatto compiuto: tipica strategia neocatecumenale. Per questo ci permettiamo di dubitare che papa Francesco abbia veramente voluto approvare l'istituzione di tale seminario neocatecumenale.

    giovedì 23 maggio 2024

    NIENTE APPLAUSI DURANTE LA MESSA

    Che il Movimento Neocatecumenale non sia gradito nelle Filippine non è né un mistero né una novità.

    Risale infatti al 2010 la lunga lettera che l'arcivescovo Socrates Buenaventura Villegas, della Diocesi filippina di Lingayen-Dagupan, scrisse per lamentarsi di tale Movimento.

    Ma l'indice di "sgradimento" evidentemente deve essersi mantenuto inalterato fino ad oggi, niente ripensamenti nel corso di 10 anni...

    Questo vescovo, infatti, oltre a non segnalare il Movimento Neocatecumenale nella sezione dedicata ad “Associazioni, Organizzazioni e Movimenti” della sua diocesi di Lingayen-Dagupan, come invece fa con il Movimento Carismatico, per esempio, nella sua lettera sulla Quaresima del 2020 espresse concetti che vanno in netto contrasto con le prassi e le credenze neocatecumenali e che dovrebbero servire d’esempio per molti altri prelati.


    "L'arcivescovo Villegas chiede ai fedeli
    di astenersi dall'applaudire in Chiesa
    "
    Si legge:

    Il prelato chiede ai cattolici di astenersi da “applausi inappropriati durante la Messa”, ricordando che l’Eucarestia è “un memoriale del Calvario”. 

    Se ciò non viene interrotto il più presto possibile “gli applausi possono derubarci del vero significato della liturgia e del culto cristiani”.

    “Chi avrebbe mai applaudito sul Calvario? Lo avrebbero mai fatto la Beata Madre o il prediletto Giovanni?"

    È la domanda che l’ arcivescovo di Lingayen-Dagupan e presidente della Commissione per i seminari della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), pone ai fedeli nella sua lettera di Quaresima.

    “Il Mercoledì delle Ceneri, che apre il tempo di Quaresima, ci dona una buona occasione per riflettere sul valore e l’importanza della sobrietà, del silenzio e del dominio di sé nella ricerca della santità della vita."

    L’arcivescovo analizza “i cosiddetti motivi” per un applauso in chiesa, prima o dopo la celebrazione eucaristica:

     “Battere le mani è forse l'antidoto alla noia in chiesa? Battere le mani nel mezzo dell'omelia o dopo, sarebbe un segno di vitalità liturgica? Questa noia non viene forse da un frainteso senso di adorazione e preghiera?”. Ma in questo modo, “la comunità di preghiera diventa solo un pubblico bisognoso di intrattenimento; i ministri liturgici diventano artisti; e i predicatori diventano eruditi annunciatori di brindisi. Non dovrebbe essere così”.


    Nel Movimento Neocatecumenale
    non solo si battono le mani, si balla anche...

    Mons. Villegas ricorda quanto detto sul tema da due importanti pontefici. San Pio X, che vietò i battimani a lui rivolti all'interno della basilica di San Pietro, dicendo che:

    “Non è giusto applaudire il servo nella casa del padrone”.

    Più di recente, papa Benedetto XVI ha spiegato:

    “Là, dove irrompe l’applauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso”.

    L’arcivescovo di Lingayen-Dagupan critica l’applauso come gesto per mostrare apprezzamento o riconoscenza:

    “L'applauso può essere superficiale e a buon mercato”.

    Rivolgendosi ai sacerdoti, mons Villegas aggiunge:

    “Evitate di usare gli applausi per tenere vigili e svegli i nostri parrocchiani durante l'omelia. Un'omelia ben preparata, breve, ispirata e stimolante ha una vita più lunga rispetto all'applauso intermittente mentre predicate”.

    Se è necessario recapitare all'assemblea un messaggio post-comunione, il presule scoraggia la citazione di particolari persone o gruppi con cui la parrocchia desidera congratularsi, per il lavoro o le donazioni fatte alla Chiesa. Gli apprezzamenti, aggiunge:

    “Devono esser fatti al di fuori della Messa”.

    “Non applauditemi dopo la messa quando visito la vostra parrocchia o cappella. Voi ed io siamo ospiti nella Casa di Dio. Siamo solo servi alla Tavola del Padrone. […] Lo spezzare il pane è una commemorazione della violenta morte che il Signore ha attraversato. Chi applaude mentre altri soffrono? È dolore con amore, si; ma è pur sempre dolore”.

    “Il tempo di Quaresima ha un austero colore viola; un'aura sobria e calma. Le decorazioni dell'altare sono contenute. Gli strumenti musicali sono sommessi. Digiuniamo dal piacere e tratteniamo il nostro appetito. Aggiungiamo più astinenza a questo tempo sobrio. Asteniamoci dagli applausi in Chiesa. Possa questa astinenza dall'applaudire scorrere negli altri giorni dell'anno”.

    A tal proposito, riferendomi a quanto detto a proposito degli applausi e della "citazione di particolari persone o gruppi...", mi sovviene un ricordo di un episodio che all'epoca, con la mente neocatecumenale fuorviata, avevo anche stimato.

    Il responsabile regionale, ad un incontro annuale per fare il punto sull'evangelizzazione, chiamava come di consueto il capo-equipe di ogni equipe evangelizzante o il responsabile delle varie comunità, rigorosamente facendo seguire l'applauso di circostanza in relazione ad ogni singola persona chiamata. 
    Ci fu un responsabile novello, che non sapendo ancora come dovevano girare le pale, quando fu chiamato disse che non avrebbe gradito essere applaudito.
    Certo, si stava distinguendo dalla "massa", che obbedientemente e sovrappensiero applaudiva e veniva applaudita ad ogni chiamata. Già all'epoca, però, la cosa mi risultava noiosa e ripetitiva: ogni chiamata un applauso, così per un numero infinito di persone... "Applausi superficiali e a buon mercato", come ben svela l'arcivescovo Villegas, oltre che estremamente INUTILI.

    Comunque, il povero responsabile in erba, digiuno delle indifferibili prassi neocatecumenali, si prese davanti a tutti una ramanzina durissima da parte del capo catechista regionale, che lo chiamò SUPERBO, ORGOGLIOSO e UNO CHE SI VOLEVA METTERE IN MOSTRA, volendo "fare il diverso" da tutti gli altri.
    Io non so perché il malcapitato, paonazzo in viso e sensibilmente a disagio dopo la stringata, avesse agito così, ma so di certo che una tale sgridata gratuita lo mise sicuramente in imbarazzo.


    Questo per dire che nel Movimento Neocatecumenale, non ti puoi permettere di sgarrare nemmeno nelle cose ordinarie, avere sensibilità ed opinioni diverse da quelle previste e catalogate, ma devi SEMPRE E SU TUTTO MARCIARE NELLE FILE DEL BATTAGLIONE, COME "Z LA FORMICA".
    Se non ti adegui su tutto e osi "pensare" o "contrariare", una bella figura di m... gratuita non te la leva nessuno: ti psicanalizzano e ti "scrutinano" ipso facto, dicendoti con sicumera di quale "disturbo o vizio soffri"...


    Tornando all'arcivescovo filippino, si legge che nel 2019 sono state inoltrate denunce contro una lista di persone, compreso il vescovo mons. Villegas ed altri 3 vescovi, da parte del gruppo filippino di polizia nazionale, sulla base di un “testimone” che li ha accusati di aver diffuso, attraverso una serie di video, sedizione, incitamento alla sedizione, cyber calunnia, calunnia, frode e ostruzione alla giustizia.


    I 4 vescovi denunciati dal regime di Duterte
    Naturalmente il regime del presidente filippino Duterte è una forma di dittatura che ostacola ogni tipo di espressione contraria al governo.

    Nonostante tutto, a febbraio 2020, le accuse contro i vescovi sono state cancellate.

    E’ comunque da sottolineare che quando un vescovo è amato dal suo popolo (contrariamente a come è avvenuto per il rimosso vescovo neocatecumenale Del Palacio), le persone si mobilitano spontaneamente in sua difesa.

    A luglio 2019, infatti, centinaia di persone hanno organizzato una Messa, al termine della quale hanno marciato in preghiera a sostegno del vescovo Villegas e degli altri 3 vescovi denunciati dal regime di Duterte.
    Cattolici solidali con l'arc. Villegas
    Firme a favore dell'arc. Villegas
    Arc. Villegas amato dal popolo
    Queste manifestazioni spontanee niente hanno a che fare con l'induzione al gradimento avvenuta tramite PETIZIONE nei confronti dal vescovo Del Palacio, di cui parlavamo negli articoli passati.
    La cosa è strana, perché al terzo anno di vescovato di Del Palacio, la Fondazione spagnola Citizen Go, che è una piattaforma di petizioni online con sede a Madrid e uffici in altri paesi, si è attivata per diffondere, a livello mondiale, questa petizione a favore di un vescovo che già si sapeva essere disconosciuto dal popolo come "pastore".

    E' infatti il gregge che riconosce l'odore del pastore, come ben dice Papa Francesco:

    "Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara."
    “Questo vi chiedo: di essere Pastori con “l’odore delle pecore”

    Chi deve ricorrere ad una petizione per dimostrare gradimento, non ha certo quel tipico odore, che fa sì che le pecore lo riconoscano.

    Presidente della Fondazione CitizenGo, e fondatore dell'equivalente HatzeOir, è lo spagnolo Ignacio Arsuaga, che ha ammesso di avere rapporti piuttosto stretti con un certo tipo di politica.
    VERGOGNA!
    Discorso di elogio e ringraziamenti
    contenuti nella PETIZIONE

    Formulario prestampato per la PETIZIONE, in tutte le lingue,
     a favore del vescovo Del Palacio






















    Ci vuole coraggio, ma non è impossibile remare contro chi vuole sostituire la Chiesa cattolica con eretiche innovazioni fai-da-te, giusto per animare e dare il "senso" dell'allegra novità, all'unico scopo di introitare le genti, andando poi tronfiamente a mostrare gli eretici risultati...