All'inizio a noi tutti è stato annunziato a chiare lettere che il cammino - in quanto itinerario - sarebbe durato per un tempo per poi "sciogliersi" nella Parrocchia. "QUESTA LA SUA MISSIONE".
Da che addirittura è “la sua missione”, al protrarsi all'infinito di questa esperienza ultraquarantennale all'interno della tua piccola comunità, ne passa! Eppure questo è ciò che accade.
Da che addirittura è “la sua missione”, al protrarsi all'infinito di questa esperienza ultraquarantennale all'interno della tua piccola comunità, ne passa! Eppure questo è ciò che accade.
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| Raffigurazione kikiana dello spirito che il Cammino diffonde nelle Parrocchie. |
Solo uscendo dalla comunità e frequentando questo blog, il quadro della grande truffa costituita dal cammino neocatecumenale diventa chiaro e sempre più completo [ndr: e questo è stato vero per molti di noi].
Finché sei dentro, vedi delle cose che non vanno, anche molte cose, ma pensi che magari sei stato sfortunato tu a incontrare quel fratello o quella sorella. Leggendo le esperienze degli altri ex fratelli, ti rendi conto che tutte le "storture", e i comportamenti tutt'altro che cristiani derivano dall'impostazione del cammino. Perfetta è la sintesi… che dice che i camminanti provano disinteresse e disprezzo per tutto quello e quelli che non sono del cammino. Quello è proprio l'atteggiamento del neocatecumenale doc! Parafrasando il passo del Vangelo, si potrebbe dire: "da quello li riconoscerete…" Bel riconoscimento, eh? Altro che dall'amore…
Una buona notizia che mi è arrivata qualche giorno fa è che la nostra ex comunità è decimata… Sono rimasti in poco più di 10 e dovranno fonderli con un'altra comunità. Ovviamente non è la prima fusione…[ndr. anche questo possiamo confermare - non senza un grande sollievo - che avviene, senza eccezioni, in tutte le nostre ex comunità].
(da: Porto)
Ora Paolo entra più nel dettaglio e ci aiuta a concretizzare questa peculiarità vera del cammino, il suo tratto distintivo fondamentale.
Invito a riflettere, tanto per smascherare una volta di più la menzogna che il cammino sia Sale, Luce Lievito dentro la Chiesa e per la Chiesa mentre invece, al contrario, esso è strutturato per formare persone inadatte a vivere in ogni contesto e ambito, tanto meno preparate, in tanti anni, a "fare comunione" col prossimo che dovrebbe stimare "superiore a sé". Con enfasi fino ai giorni nostri si annunzia nelle catechesi iniziali - precisamente nella IV Catechesi neocatecumenale sulla Missione della Chiesa - che il cammino, in ogni singolo fratello "con la fede adulta", è destinato a scomparire/morire/sciogliersi/perdersi PER DARE LA VITA AL MONDO; a quel punto, va da sé!, si lascia finalmente il chiuso delle salette e termina l'ascolto delle catechesi esclusive.Le comunità che hanno terminato l'itinerario catecumenale non hanno più alcun senso di esistere in quanto tali.
Ci domandiamo:
Perchè questa catechesi ingannevole e falsa NON È STATA MAI RETTIFICATA NEI MAMOTRETI?
Dopo che Kiko stesso proclama ai quattro venti che IL CAMMINO NON PUÒ MAI FINIRE?
Paolo conclude:
Avete già spiegato perché, per mille motivi organizzativi, economici e di potere, da parte dei vertici del cammino, non c'è alcuna volontà che finisca. E spero che nessuno abbia qui il coraggio di sostenere la balla che da un punto di vista pratico il cammino finisca e le comunità si sciolgano. Ma c'è anche un altro fatto: già dopo 10 o 15 anni chi ha fatto il cammino è difficilmente in grado di staccarsene. In particolare nasce nei camminanti una profonda insofferenza e giudizio negativo verso tutto ciò che riguarda la parrocchia, per cui lo "sciogliersi" verrebbe comunque vissuto come una retrocessione e un allontanamento da ciò che è IL vero percorso. Dopo 10 anni in cui sente solo quelli del cammino, anche i canti "della domenica" gli saranno difficili da ascoltare. Si è creato un gusto, una prassi, un'abitudine totalizzante per cui ormai tutto quello che esce da questo schema provoca fastidio. Si sono allenate attitudini che stridono con quelle di iniziativa, mediazione, condivisione che servono nel servizio in parrocchia. È come se uno venisse allenato per anni come lottatore di sumo e poi gli si dicesse "da domani fai il fantino"."
(da: Paolo)
Vorrei ampliare, per completezza, con un ultimo ma non secondario aspetto, che la dice lunga sul totale fallimento kikiano:
Grazie all'iniziazione che hanno portato a termine, nei camminanti si genera una profonda insofferenza e giudizio negativo verso tutto ciò che NON SONO LORO STESSI, loro che vivono nel mondo fittizio circoscritto al neocatecumenato. Perché succede questo? Perchè sono stati allenati ogni giorno, una catechesi dietro l'altra, a guardare con disprezzo e sufficienza non solo tutti gli altri "fedeli", parrocchiani compresi della Parrocchia in cui vivono, che non hanno mai ascoltato il Kerigma, ma anche tutti i "ciechi" (perché non sono entrati in comunità), i cd. lontani che vivono nella loro stessa famiglia, nell'ambiente di lavoro, nella società che li circonda, nel mondo intero.
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Si finisce per generare dei disadattati, gente incapace di relazionarsi col prossimo che neanche "vede" vivergli e passargli accanto.
Questo atteggiamento di superiorità che si sviluppa, come dicevamo, in tutti gli aspetti della vita, si impone anche nei rapporti dei fratelli con i fratelli della stessa comunità e li condiziona, e a farne le spese sono come sempre i più deboli. Tutti giudicano tutti e tutto. Sentirsi l'ultimo, il più piccolo non è proprio frutto del cammino; "sentirsi il peggiore di tutti" invece, mantra ripetuto allo sfinimento negli scrutini e obiettivo che si prefigge ogni buon catechista nei confronti di chi conduce, è l'ennesima medaglia al petto dei gloriosi camminanti, che si pavoneggiano ORGOGLIOSI di aver raggiunto l'apice della vera gnosi - in sintesi "come pecco io non pecca nessuno" - : ALTRO MOTIVO NON DI UMILTÀ (dov'è mai nel Cammino?) ma di indomita e tronfia SUPERBIA.
Dei piccoli megalomani, ciascuno schiavo del suo IO-IO-IO "da questo li riconoscerete"! A immagine e somiglianza del fondatore che ogni impegno ha profuso per informare tutto di sé e intanto rendere se stesso sempre più superbo, ogni giorno di più.
Quale comunione? Quale "essere UNO" può mai realizzarsi?
Questo atteggiamento di superiorità che si sviluppa, come dicevamo, in tutti gli aspetti della vita, si impone anche nei rapporti dei fratelli con i fratelli della stessa comunità e li condiziona, e a farne le spese sono come sempre i più deboli. Tutti giudicano tutti e tutto. Sentirsi l'ultimo, il più piccolo non è proprio frutto del cammino; "sentirsi il peggiore di tutti" invece, mantra ripetuto allo sfinimento negli scrutini e obiettivo che si prefigge ogni buon catechista nei confronti di chi conduce, è l'ennesima medaglia al petto dei gloriosi camminanti, che si pavoneggiano ORGOGLIOSI di aver raggiunto l'apice della vera gnosi - in sintesi "come pecco io non pecca nessuno" - : ALTRO MOTIVO NON DI UMILTÀ (dov'è mai nel Cammino?) ma di indomita e tronfia SUPERBIA.
Dei piccoli megalomani, ciascuno schiavo del suo IO-IO-IO "da questo li riconoscerete"! A immagine e somiglianza del fondatore che ogni impegno ha profuso per informare tutto di sé e intanto rendere se stesso sempre più superbo, ogni giorno di più.
Quale comunione? Quale "essere UNO" può mai realizzarsi?























