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| Un "selfie" con Kiko: quale onore! |
Ho assistito alla veglia pasquale animata dalle comunità neocatecumenali due sole volte in vita mia: la prima volta da adolescente, all'epoca del catechismo di preparazione alla Cresima, in una parrocchia molto popolata e completamente invasa da un numero notevole di queste comunità; all'epoca mi chiesi come mai fosse necessario dividersi in ben 18 comunità, se il cammino è lo stesso non potevano farlo insieme? Domanda rimasta priva di risposta, comunque confermo l'impressione di tetraggine, la scarsissima qualità liturgica e la noia nell'ascoltare le esternazioni degli "adulti", durante la veglia pasquale in questione.
La seconda volta (in un'altra parrocchia) sono stata invitata dal parroco a far battezzare mia figlia in quell'occasione perché nella comunità quell'anno non c'erano bambini da battezzare durante la veglia pasquale, così io e un'altra mamma "esterna" abbiamo acconsentito.
Ovviamente, avendo altri bambini piccoli, non siamo restate fino all'alba, siamo andate via poco dopo il battesimo.
Non solo i canti e l'ambientazione generale erano davvero deprimenti: in più i partecipanti, quasi tutti della comunità, in pratica ci ignorarono per tutto il tempo, nonostante avessimo accettato quell'orario insolito per i battesimi sia per venire incontro alla richiesta del parroco (il quale ci disse che la presenza di qualche battezzando completava il valore simbolico di quella celebrazione), sia per accostarci noi stessi e comprendere un po' meglio cosa significava vivere in quel modo il proprio percorso di fede.
Attualmente abito in un condominio piuttosto affollato, dove abitano molte famiglie appartenenti a una stessa comunità, e per lo più sono imparentate tra loro; al di là di un freddo formalismo ipocrita (appena ti allontani di qualche passo ti accorgi che dopo averti salutato e sorriso già stanno parlando male di te), guardano tutti quelli che non sono "dei loro" con malcelato disprezzo, mentre invece fra di loro sono solidali e si aiutano in tutti i modi possibili, da quello finanziario al coprirsi a vicenda mentendo e testimoniando il falso.
Una di queste vicine di casa mi ha invitato in un giorno di Quaresima ad assistere a una rappresentazione della Passione di Cristo che avrebbero tenuto in chiesa: invece della Via Crucis, ciascuno di loro interpretava i vari ruoli di Pilato, del centurione, dei soldati, per rievocare quegli avvenimenti. Un po' per curiosità, un po' per instaurare rapporti di buon vicinato, sono andata. L'orario stabilito, indicato anche sulle affissioni e sul giornalino della parrocchia, era nel tardo pomeriggio di un giorno feriale; esco dal lavoro e mi affretto per arrivare in tempo; la chiesa però era quasi vuota, salvo le solite due o tre signore anziane che si soffermano per conto proprio a dire il rosario davanti alle immagini dei Santi. Meravigliata, mi dispongo ad aspettare - possibile che siano tutti in ritardo? E i fedeli venuti ad assistere, dove sono? - Dopo mezz'ora iniziano ad arrivare alcuni "spettatori" e i primi neocatecumeni con le varie palme e toghe e costumi da indossare, ridendo e chiacchierando tra loro con tutta calma, e si dirigono verso le salette per prepararsi alla "recita".
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| Pagliacciate neocatecumenali in pubblica piazza |
A quel punto, dato che mi era stato detto che l'intera rappresentazione sarebbe durata a lungo me ne sono tornata a casa a preparare la cena: primo, perché ho impegni familiari da rispettare; secondo, perché, se il buongiorno si vede dal mattino, con delle persone che credono di poter imporre agli altri due ore di attesa senza alcun motivo che giustifichi un ritardo sul programma prestabilito, religione condivisa o meno, io non ho nulla da spartire.
Aggiungo la conclusione di una conversazione che ho avuto proprio stamattina con altri parrocchiani: nella mia città le comunità neocatecumenali sono presenti soltanto nelle chiese del centro, frequentate dalle persone più benestanti; in quelle chiese hanno completamente estromesso e soppiantato con grande arroganza e con modi spicci i fedeli "non affiliati" al Cammino, e persino quei parroci che hanno cercato di opporsi ora sono finiti altrove.
Tutti i neocatecumeni versano alla comunità la decima del loro reddito annuale, per dimostrarlo devono esibire il 730 ai "dirigenti", e un decimo del reddito di un dentista o di un notaio sappiamo bene a quanto ammonta.
Una parte di queste decime va alla diocesi, è così che i parroci riescono a tenere aperte quelle chiese, altrimenti avrebbero difficoltà anche a pagare le bollette dell'Enel. Quindi se ne deduce che è per questo che i neocatecumeni hanno a disposizione tutte le salette che vogliono nell'oratorio per celebrare in privato i loro riti "personalizzati" e i parroci zitti e mosca, hanno fatto questo calcolo: vale più una comunità di 20 persone "disposte a dare" che 100 fedeli semplici che mettono degli spiccioli nel cestino delle offerte. Se vi informate, noterete che le comunità sono formate in prevalenza da famiglie di professionisti: qui da noi di manovali, operai o inservienti tra i neocatecumeni non ce ne sono. Nelle chiese di periferia, nei quartieri disagiati di comunità non ce ne sono. Credo che su questo ci sia da riflettere...
(Genuflessa '63)
















































