Visualizzazione dei post in ordine di data per la query "comunione sulla mano". Ordina per pertinenza Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di data per la query "comunione sulla mano". Ordina per pertinenza Mostra tutti i post

giovedì 8 gennaio 2026

Sì, la risposta è proprio quella: la Messa tradizionale in latino

Liturgia tradizionale:
in ginocchio per la Comunione
Come già detto da molti collaboratori di questo blog, anche tanti anni fa, la liturgia tradizionale in latino (quella che alcuni chiamano "Messa tridentina", o "forma straordinaria", o "Vetus Ordo") è la miglior risposta allo scempio liturgico conciliare (e ancor più alle carnevalate liturgiche del Cammino Neocatecumenale).

La liturgia "tridentina" è rimasta sostanzialmente uguale per almeno una quindicina di secoli: le notizie certe più lontane le abbiamo già dal VI secolo con papa Gregorio Magno (santo e dottore della Chiesa), ma possiamo essere certi che nei secoli precedenti nessuno avesse osato inventarsi modifiche arbitrarie, e che i punti fondamentali - come ad esempio la consacrazione - risalgono agli stessi Apostoli. La liturgia della Messa è vero culto a Dio, è il sacrificio compiuto dal sacerdote perché Nostro Signore comandò «fate questo in memoria di me».

Storicamente l'autorità della Chiesa ha messo mano alla liturgia solo raramente, con grande timore reverenziale, e con la certezza che «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».

Il problema della liturgia moderna - quella introdotta a partire dal 1965, ed entrata in vigore nel 1969 con l'avallo di Paolo VI - è che fu costruita a tavolino, sulla scia di un "rinnovamento" liturgico non ben definito e neppure necessario, e introdotta nel momento sbagliato: proprio quando un sacco di autoinventati "iniziatori" e "rinnovatori" aveva un'irrefrenabile voglia di rivoluzionare la Chiesa e la fede. Dal 1969 ad oggi la liturgia moderna è stata accompagnata sempre e ovunque da abusi liturgici, svarioni, modifiche arbitrarie (pensate un po': "rubricista", cioè colui che nel celebrare segue le "rubriche", cioè le indicazioni del Messale, è oggi comunemente considerato un insulto), al punto che tra i fedeli spesso si dice con amarezza: "due parrocchie diverse, due messe diverse".

Anche Kiko e Carmen, i due autoproclamati "iniziatori", pretesero di spettacolarizzare la liturgia e di personalizzarsela infischiandosene del nuovo Messale Romano approvato da Paolo VI nel 1969, con aggiunte, modifiche, omissioni, più tutto il setup idolatrico (canti esclusivamente di Kiko, "icone" esclusivamente di Kiko, drappi e suppellettili sacre designed by Kiko, gesti come il girotondino col passetto e la "comunione seduti" inventati da Carmen e Kiko, eccetera: in pratica, con la bocca menzionano Dio, ma con la liturgia celebrano il Kiko).

Diversi ex neocatecumenali, disgustati che lo scempio della setta neocat non ricevesse adeguata punizione dalla Chiesa, o che avevano finito per confondere il Cammino con la Chiesa, hanno rinunciato alla fede. Di ciò Nostro Signore chiederà severamente conto alla gerarchia neocat, agli autonominati "iniziatori", e ai loro complici a tutti i livelli.

Molti ex neocatecumenali, invece, hanno scoperto la liturgia tridentina, riconoscendovi il culto a Dio gradito, il santo sacrificio dell'altare, il nutrimento spirituale che ha acceso il cuore dei santi di tutte le epoche (incluso padre Pio da Pietrelcina).

Come già fatto notare in tante occasioni, la messa moderna (Novus Ordo), è qualitativamente inferiore alla liturgia tradizionale (Vetus Ordo), in quanto ha introdotto diverse novità e ha sminuito in più punti (specialmente nell'offertorio) l'aspetto di sacrificio, la figura del sacerdote, eccetera.

Ci permettiamo dunque di consigliare di ascoltare la catechesi di don Leonardo qui sotto, che spiega in modo semplice le principali differenze invitando alla riflessione. La catechesi dura circa un'ora (dopodiché risponde ad alcune domande) ma vale davvero la pena seguirla, indipendentemente da quale tipo liturgia si frequenta normalmente.


Video (clicca [qui] se non si vede):

venerdì 2 gennaio 2026

Carmen che forniva a Kiko "il Concilio su un piatto d'argento", cioè un aiuto contro la fede e contro la Chiesa

"Prima Comunione" nel Cammino Neocatecumenale:
seduti, intristiti, a fare cosplay nella sala riunioni
Non ci stancheremo mai di ricordare ai lettori vecchi e nuovi di queste pagine che la questione "Concilio Vaticano II" - sia i documenti conciliari, sia l'interpretazione della gerarchia cattolica, sia le personalissime interpretazioni dei suoi tifosi - è fondamentale per capire come mai la Chiesa oggi è in crisi. Crisi nella liturgia, crisi di autorità, crisi nei fedeli, crisi di vocazioni...

In qualità di cattolici, la nostra massima urgenza è salvarci l'anima.

Nostro Signore ha istituito la Chiesa proprio per la nostra salvezza, incaricando determinati uomini (Simon Pietro e gli Apostoli, e dunque i loro successori) ad insegnare le cose della fede (dottrina), a santificare (sacramenti), a guidare spiritualmente il gregge.

Dunque la Chiesa in sé, in quanto istituita e garantita da Nostro Signore, non sarà mai "in crisi" fino alla fine dei tempi. Ma la Chiesa "militante" è composta da peccatori, anche nella gerarchia, e quindi può attraversare "crisi" che ne ostacolano la sua divina missione.

Se dunque la Chiesa attraversa una crisi, cioè se gran parte della gerarchia viene meno al proprio sacro compito di nutrirci spiritualmente (con dottrina, sacramenti, guida spirituale), a pagarne le conseguenze siamo noi cattolici, siamo noi agnelli e pecorelle del gregge del Signore.

Nostro Signore ammonì severamente Pietro: «pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle» (cfr. Gv 21,15-17). Dunque quando la gerarchia cattolica non pasce bene, quando viene meno alla sua sacra missione, quando ci infligge cibo spirituale che non nutre (o addirittura cibo ambiguo che consente veleni), si ricordi che dovrà risponderne al Signore nel giorno del giudizio.

Facciamo qui notare che per "venir meno" non è mica obbligatorio proferire orride eresie. Può benissimo bastare il sostituire l'insegnamento con le chiacchiere (ad esempio, il tanto ciarlare sulla sinodalità e sul dialogo e su tutte le altre cose che non accrescono la fede), oppure il ridurre la liturgia ad un teatrino (e dunque i sacramenti a un "gettone di presenza", ad un cerimoniale, uno spettacolino autogestito), il ridurre la guida morale ad un moralismo politically correct (tanta cagnara sul "salvare il pianeta" e praticamente silenzio sul salvarsi l'anima; tanta condanna a chi "non fa dialogo", e praticamente silenzio-assenso-benedizione sulle "coppie irregolari" autocandidatesi all'inferno...).

La banalizzazione della fede da parte della gerarchia ha dato la stura ai peggiori "rivoluzionari" - come Kiko e Carmen -, autoincaricatisi di proporre tenacemente "novità" che sostituissero ciò che la Chiesa aveva sempre saggiamente detto e fatto. Ed il Concilio Vaticano II è stato universalmente percepito (fin da quando Giovanni XXIII a sorpresa lo annunciò, sorprendendo perfino i suoi più stretti collaboratori che non ne sapevano nulla) come foriero di infinite "novità", cioè come l'obbligo di spedire in soffitta tutto ciò che la gerarchia cattolica aveva tradizionalmente comandato e raccomandato, tutto ciò che i santi avevano di conseguenza vissuto.

Ha un che di incredibile il fatto che oggi ci sia gente che ha conosciuto personalmente padre Pio da Pietrelcina - praticamente l'ultimo santo "preconciliare", salito al cielo anni dopo la fine del Concilio -, e che abbia vissuto a cavallo degli anni '70 una rivoluzione nella Chiesa che ha prodotto solo danni spirituali e materiali che continuano a crescere e funestarci ancor oggi. Provateci voi a spiegare ad una persona cara, e magari impegnata a "preparare le celebrazioni", che la sobrietà e la sublimità non coincidono con lo spettacolarismo e la teatralità.

In quegli stessi anni in cui padre Pio si avvicinava al termine dei suoi giorni celebrando la santa liturgia (vero culto a Dio gradito), gente del calibro di Kiko e Carmen straziava la liturgia riducendola a un cerimoniale casereccio e chiassoso nei baraccati, in cui censurare del tutto l'aspetto di sacrificio, in cui dimenticare del tutto la transustanziazione.
Mentre padre Pio insegnava in semplicità le cose della fede, i due spagnoli facevano bislacche elucubrazioni di sapore protestante. Mentre padre Pio guidava spiritualmente i fedeli (soprattutto tramite il sacramento della confessione: abbiamo un ragguardevole numero di persone che per averlo incontrato o per essercisi confessati una sola volta, si convertirono, e si convertirono anche quelli che venivano "trattati male" in confessione e fuori), Kiko e Carmen millantavano improbabili "ispirazioni" dello Spirito e arcidubbie "esperienze" mistiche, trasmettendo ai loro adepti una spiritualità funerea e di fatto ostile alla divina grazia.

E tutto questo perché il Concilio Vaticano II - concilio "pastorale", vale a dire che non impegna la nostra fede - era percepito come l'autorizzazione (anzi, l'obbligo) a stravolgere dottrina e sacramenti.

Quella rivoluzione ha sempre annacquato le verità di fede. Per esempio, oggi, gli appartenenti a un qualsiasi movimento o associazione ecclesiale, lo difendono anzitutto dicendo: "ma questo itinerario mi ha fatto incontrare Cristo!"

Ora, è assolutamente vero che l'incontro con Cristo ti cambia la vita: lo abbiamo visto in tutte le vite dei santi. Ma l'aspetto diabolico della faccenda è che per i rivoluzionari "conciliari" l'esperienza viene contrapposta a dottrina e sacramenti: "ritengo di aver fatto esperienza di Cristo, perciò non ho bisogno di conoscere bene le verità di fede, mentre la liturgia può essere anche una carnevalata". Ed è purtroppo fin troppo facile chiamare "esperienza" l'ambientino spettacolaristico/spiritualeggiante che ti produce tante emozioni.

Sul serio, ripensate a tutte le volte che i kikolatri - o gente di altri movimenti ecclesiali - ha ritenuto di potersene infischiare di ciò che sta accadendo nella Chiesa, ha ritenuto di non aver nulla da imparare riguardo alla santa dottrina cattolica, ha ritenuto che non ci sia nulla da correggere nelle proprie liturgie-carnevalata. È successo in tutti i movimenti e associazioni ecclesiali, spaziando dai pur benemeriti ciellini - con la loro frettolosa "comunione sulle mani" e il loro eccessivo accento sull'esperienza - fino al lercio neocatecumenalismo - con le sue carnevalesche liturgie e il suo eccessivo accento sull'esperienza comunitaria e separata anche fisicamente dalla Chiesa.

Piccolo promemoria: la "comunione sulle mani" ha parecchie gravi implicazioni, anzitutto quel continuo diminuire la fede nel realmente presente Nostro Signore Gesù Cristo in Corpo e Sangue. C'è evidentemente una grossa differenza, sul piano della fede, fra chi è convinto che il Santissimo Sacramento debba essere toccato solo da mani consacrate al sacerdozio, e chi "non ci trova niente di male" a maneggiarlo (come se una lunghissima tradizione di santità, fino a padre Pio, si fosse grandemente sbagliata).

Ed infatti i neocatecumenali - che non credono nella presenza reale - e gli altri movimenti ecclesiali - che amministrano "sulla mano" per fretta (o per sciatteria spacciata per "comodità") -, anche quando a parole professassero di crederci, di fatto agiscono come se il Santissimo Sacramento fosse un "gettone di presenza", quando non una sorta di "sacro snack di unità fraterna". Provateci voi, nelle liturgie di oggi (non solo di tali movimenti), ad inginocchiarvi per ricevere la comunione "alla bocca", provateci e fatemi sapere com'è andata a finire.

Insistiamo a far notare che coloro che attorno agli anni '60 bramavano di rivoluzionare la Chiesa erano convinti che fosse loro sacro dovere non l'adeguarsi alla disciplina ecclesiastica e alla dottrina cattolica (e alla liturgia cattolica), ma solo il diffondere le proprie "novità".

Quando Carmen Hernández si vantava di aver fornito a Kiko "il Concilio" (cioè l'opportunità di "rivoluzionare") addirittura su "un piatto d'argento" (cioè occasione particolarmente propizia), ci stava facendo capire che Kiko era solo un burattino nelle sue mani, e lei stessa un burattino di altri oscuri soggetti intenzionati a rivoluzionare.

La strategia ha funzionato proprio perché Kiko e Carmen erano allergici a dottrina, liturgia, disciplina ecclesiale. Proprio perché non avevano alcuna intenzione di adeguarsi alla Chiesa. Proprio perché dal loro inossidabile orgoglio, erano convinti di aver qualcosa da insegnare alla Chiesa, anzi, di essere chiamati a riconfigurarla per bene (cfr. quando Kiko pretese di insegnare al Bergoglio che le parrocchie dovessero diventare "comunità di comunità [neocatecumenali]"...). Non a caso padre Pio definì Kiko e Carmen «i nuovi falsi profeti».

"Il Concilio su un piatto d'argento" ovviamente non significa il Concilio Vaticano II. Infatti la costituzione Sacrosanctum Concilium, il primo e più massiccio documento del Concilio Vaticano II, stabiliva che al canto gregoriano spettasse nelle liturgie il posto principale. Ebbene, tutti i tifosi del Concilio hanno detestato e cancellato il canto gregoriano, a cominciare da Carmen stessa col suo "Concilio su un piatto d'argento" (infatti nelle liturgie kikolatriche vigono esclusivamente i canti di Kiko). Questo significa che chi parla di "Concilio", parla in realtà della rivoluzione nella Chiesa. "Concilio" è solo un'etichettina elegante, una foglia di fico, fermo restando che i documenti del Concilio - e i suoi massimi fautori - contraddicono il Magistero precedente.

Dopo oltre cinquant'anni dalla fine del Concilio Vaticano II, dopo una quantità abominevole di frutti marci, dopo che la nuova liturgia "conciliare" in lingua parlata è stata esclusivamente teatro di abusi piccoli e grandi (soprattutto grandi) e troppo spesso ridotta a carnevalata da osteria (come nel caso del Cammino Neocatecumenale), dopo che l'ignoranza delle cose della fede è arrivata a livelli stratosferici (a tantissimi fedeli, anche di elevata cultura, mancano proprio le nozioni più basilari delle verità di fede), dopo che la partecipazione si è ridotta a un marcapresenza moralistico, dopo che gli ordini religiosi sono passati da trenta vocazioni l'anno a una vocazione ogni trent'anni. qualche onesta domanda sul Concilio e sui suoi tifosi bisogna pur farsela.

giovedì 4 settembre 2025

«E io sono morto di crepacuore»: testimonianza di don Leonardo Maria

C'è una lunga (77 minuti) ma interessante testimonianza di don Leonardo Maria Pompei, sacerdote piuttosto noto sul web per le sue catechesi.

Nella testimonianza racconta di come i suoi genitori entrarono nel Cammino Neocatecumenale e lui stesso, dodicenne, andando per la prima volta alle celebrazioni del sabato sera e vedendone la gran caciara di canti e balli, vi si appassionò.

Ma ebbe la grazia di incontrare negli anni successivi altre figure di vita cristiana e di maturare la propria vocazione; la testimonianza più importante fu quella di un suo amico, Francesco, che si spense rapidamente (ma serenamente) a 23 anni a causa di un linfoma leucemico. Grazie a tali testimonianze matura la vocazione al sacerdozio.

Entra così in un seminario Redemkikos Mater ma... comincia a comportarsi male rispetto agli standard neocatecumenali: legge vite dei santi, documenti del Magistero, e comincia a vedere delle «storture» in ciò che faceva e insegnava il Cammino rispetto a ciò che aveva sempre fatto e insegnato la Chiesa.

I primi due anni di seminario vanno (stranamente) abbastanza tranquilli, ma all'inizio degli studi teologici comincia a vedere che quelle «storture» sono un po' troppe - e i dubbi non gli passano neppure al vedere Giovanni Paolo II a Porto San Giorgio.

Don Leonardo dice: «chi conosce i neocatecumeni lo sa, non ci si può mettere mai in ginocchio, la Comunione "in mano", seduti, col pane azzimo... ho cominciato a dire: "ma che son queste cose!". Quindi cominciai a capire la Presenza Reale, e altre cose, la natura sacrificale della Messa... e loro: "però c'è andato il Papa, e però c'è stato il Concilio Vaticano II, e c'è il rinnovamento della Chiesa"... io non sapevo che fare, e cominciano i primi grossi conflitti di coscienza... Vedo una cosa che è storta, oggettivamente storta, ma che vive in un contesto ecclesiale, per cui se tu ti metti contro questa realtà, tu ti metti contro la Chiesa, contro il Papa: ma che sei matto?... seguiresti la volontà tua invece di quella di Dio? e ti metti pure contro la famiglia?... Insomma, non vi dico quello che ho passato».

Nel 2000 fu inviato - da seminarista - a fare l'itinerante neocatecumenale in Campania. E si ritrova ad una mega-convivenza dove tutti gli itineranti neocat, per lo più laici, «negli incontri o nei pasti, parlavano senza freni, perché non c'era il vescovo, il cardinale, ad ascoltare». 

Così, un giorno, prende la macchina e va a Loreto, ad inginocchiarsi davanti alla Madonna di Loreto a pregare: «non ce la faccio più... io per il Signore vado in capo al mondo, ma io qui non ci resisto più».

Così, scartata l'ipotesi di ordini religiosi, decide di passare al seminario diocesano, divenendo infine sacerdote per la diocesi di Latina (nel frattempo legge tutta la Summa Theologica dell'Aquinate, perché gli sembrava «molto limitata» una formazione teologica incentrata solo sul Concilio Vaticano II).

Vi risparmio il resto della testimonianza, peraltro interessantissima perché a furia di informarsi - perfino quando era scettico sulla Messa in latino, «tutta strana» - ha capito da solo ciò che nessun altro dei suoi formatori e parroci gli aveva detto.

Cliccare qui se non si vede il video.



martedì 17 ottobre 2023

Osservazioni sul Cammino, che anche gli estranei possono verificare

Osservazioni d’indole generale e introduttiva,
verificabili anche dagli estranei al Cammino


1 - Cominciando dalla terminologia, la voce «cammino» è suggestiva, ma equivoca. Non basta muoversi, bisogna sapere dove si va. Cammina l’assassino per uccidere e il santo per soccorrere un moribondo; l’atleta nello stadio per vincere, e il pazzo che si precipita verso il burrone... La morale deve essere diretta dalla teologia dogmatica...

2 - Il Cammino prepara ad un nuovo battesimo. Benissimo. Ma di quale battesimo si tratta? Si parla di «battesimo» anche dalle molte sètte protestanti, dai Testimoni di Geova e dalle tante altre società pseudomisteriche, quale rito d’iniziazione... Ora, il «nuovo battesimo» dei Neocatecumeni è realmente e integralmente cattolico, almeno dal punto di vista (assolutamente primario) dei contenuti della fede? È quanto resta da esaminare.

3 - Altro lato negativo — come si è già notato — è la segretezza di questi contenuti. Nessuno potrà mai pensare che Kiko-Carmen abbiano da insegnare qualcosa di più vero e di misterioso del depositum fidei esposto, difeso e divulgato dalla Gerarchia Cattolica, che non esclude nessuno dal suo messaggio, neppure i più rozzi, prevenuti e ostinati dei suoi nemici. Pochi giorni fa, un signore mi ha spedito una vera piccola dissertazione dal titolo «massoni e neocatecumenali - Strane concordanze tra i principi dei primi e i comportamenti dei secondi». [Disponibile in formato PDF a questo link]

4 - Gravemente errato, indegno di un cristiano, proporre i libri del Nuovo Testamento come «meno importanti» di quelli dell’Antico, come fa Kiko.

5 - Solo i Protestanti, dopo Lutero e collaboratori della Riforma, hanno presunto di interpretare la S. Scrittura indipendentemente dalla Tradizione Apostolica e dal Magistero di Papi e Concili... Ma Kiko non si preoccupa di tal Magistero. Egli insegna che «la Bibbia si interpreta da se stessa, attraverso parallelismi».
«L’interpretazione arbitraria della Bibbia, adatta alle esigenze individuali, è un’altra delle eresie neocatecumenali. Tutti i catecumeni — scrive un testimone —spiegano arbitrariamente la Bibbia e strumentalizzano la parola di Dio, tutti sono invitati a dire pubblicamente ciò che la "parola" ha ispirato loro; e, in genere, essa ispira solo testimonianze di peccato...».

6 - In seno al C.N. il potere è detenuto ed esercitato in modo autonomo e insindacabile dai «catechisti» che si attribuiscono il delicato compito non solo di formare, assistere e organizzare la vita della «comunità»; ma altresì quello di dirigere spiritualmente gli adepti, esigere da essi la confidenza dei propri segreti e debolezze, intimidirli, umiliarli in pubblico, decidere della loro sorte... Appunto ciò che da essi è negato ai presbiteri, perché anche questi sudditi, ossia subordinati in tutto ai catechisti, a cui compete il diritto di commentare la Bibbia, catechizzare i fedeli; mentre ai sacerdoti spetta il dovere di ascoltarli come tutti gli altri ed eseguire le liturgie secondo le disposizioni dei catechisti...
 «Lo stesso presbitero — scrive un altro ex neocatecumeno — deve apprendere a situarsi nella comunità come gli altri, e deve fare lo stesso cammino di conversione e di fede. E così sminuisce sempre più il suo magistero. E così perdono valore i Sacramenti, specie la confessione individuale e la Comunione, che qui insegnano ad intendere solo come "simbolo e non come reale presenza" di Gesù...».
Qui dunque il carisma (?) prevale sul sacramento dell’Ordine sacro, un’istituzione di laici supera la Chiesa Gerarchica.

Neocatecumenalizzazione
di una chiesa tradizionale:
tappeti, seggiole pieghevoli,
kikolatrie varie
7 - Non meno preoccupanti sono la diffidenza e il deliberato rifiuto della speculazione teologica, quale tentativo di cogliere il senso intelligibile della Rivelazione cristiana. La Chiesa, pur essendo assistita dallo Spirito Santo, non ha voluto mai prescindere dal contributo dei «teologi» che — negli scritti degli Apologisti, nella catechesi dei Padri, nelle grandi sintesi dei pensatori della Scolastica e di quanti altri hanno continuato il solco da essi aperto — hanno preparato i responsi della S. Sede e le definizioni dei Concili Ecumenici... Il modo di esprimersi di Kiko-Carmen echeggia il fideismo della riforma luterana...

8 - Il comune credente — anche se sommariamente informato di storia della Chiesa — sa bene che questa, dall’età apostolica al Vaticano Il, non ha mai subito contaminazioni quanto alla struttura giuridica e soprattutto alla vitalità che caratterizza il Corpo Mistico... Ma, purtroppo, Kiko-Carmen, seguendo i pregiudizi della Riforma protestante, hanno preteso di scoprire nel corso della sua millenaria vicenda storica una frattura durata ben sedici secoli. Secondo loro, con la Pace costantiniana (e quindi dal Concilio di Nicea fino al Vaticano II), la Chiesa, istituzionalizzandosi, avrebbe prevaricato rispetto a quella primitiva eminentemente carismatica dei primi tre secoli...
Eppure, Gesù aveva promesso che non l’avrebbe lasciata «orfana», che il potere delle tenebre non avrebbe prevalso. Una volta interrotta — e per una lunga serie di secoli — la linea di successione dei suoi Pastori, chi e con quale autorità avrebbe potuto risuscitare la defunta Chiesa Apostolica?
Osservazioni particolari d’indole teologica

So bene che non sono state né saranno mai gradite queste osservazioni a quanti non intendono saperne di «dogmi», ossia di verità assolutamente certe, definitive, irreformabili, contro il relativismo gnoseologico e quindi lo storicismo seguito dal modernismo, secondo il quale «la verità non è più immutabile dell’uomo stesso, giacché essa si evolve in lui, con lui e per lui» (Decr. Lamentabili, n. 58). E: «Cristo non insegnò un determinato corso di dottrina applicabile a tutti i tempi né a tutti gli uomini» (iv., n. 59).

Come s’intuisce, uno storicismo del genere obbligherebbe a ritenere egualmente vere tutte le religioni d’ogni epoca e cultura; per cui la Chiesa Cattolica non sarebbe l’unica vera fondata da Cristo, non potrebbe imporsi alle altre come l’unica madre e maestra di verità e quindi l’unica arca di salvezza per tutti i redenti.

Ciò richiamato, posso dichiarare, contro la teologia di Kiko-Carmen:

  1.  È falso che l’uomo, pur subendo le conseguenze del peccato originale, non sia più capace di resistere al male e di fare il bene: la sua libertà e responsabilità morale è indiscutibile, contro il pessimismo luterano.
    Fosse nere al posto degli occhi,
    mano  enorme e aberrante,
    "ω" rovesciata, segno "V"...
    la diabolica "arte" di Kiko
  2. È falso che il demonio, per quanto malvagio e insidioso, possa dominare la volontà umana al punto da costringerla al peccato, per cui la colpa non ricadrebbe principalmente sull’uomo.
  3. È falso che l’uomo, col soccorso della grazia, non possa ne debba lottare contro le proprie passioni, ossia sforzarsi di correggersi e tendere positivamente alla santità del suo stato.
  4. È falso che una vera conversione comporti solo il riconoscimento e l’accusa dei propri peccati con la speranza del perdono di Dio; e non esiga quindi anche la contrizione e il fermo proposito di non peccare più.
  5. È falso che il ricupero della grazia non implichi quella «giustificazione» che, insieme, è espiazione del peccato, riconciliazione con Dio e reale rigenerazione dell’anima, che torna a godere la sua amicizia e meritare la vita eterna.
  6. È falso che l’uomo, peccando, non offenda veramente Dio e non sia perciò tenuto ad espiare la sua colpa, soddisfacendo un grave dovere di giustizia.
  7. È falso che Dio, esigendo tale soddisfazione mediante il sacrificio, sia «crudele»: Egli non intende ricuperare qualcosa che l’uomo, peccando, Gli ha sottratto; e l’uomo può solo danneggiare se stesso, rifiutando il suo unico Bene. La «soddisfazione» a cui è obbligato consiste nel ri-affermare l’assoluto primato di Dio e la radicale dipendenza della creatura da Lui. Soltanto così essa dà a Dio quel che è di Dio, e a sé quel che è suo. Il dovere della giustizia coincide con quello del rispetto dovuto alla verità ontologica di Dio e dell’uomo.
  8. È falso che la «religiosità», fondata sulla natura e la ragione, non sia un vero e degno culto dovuto a Dio quale Creatore e Provvidenza; e non sia perciò la legittima e doverosa tappa da raggiungere, necessaria perché l’uomo arrivi ad adorare il «Dio vivente» della Rivelazione ebraico-cristiana.
  9. È falso che, nella Chiesa Cattolica, il sacrificio sia un residuo della mentalità pagana. Lo sarebbe soltanto se Dio, a cui si offre, fosse un idolo qual era concepito dalla mitologia classica: geloso e vendicativo... La legge mosaica prescriveva un «sacrificio di espiazione» ed altri, per celebrare i quali istituì il «sacerdozio». Perché la Chiesa non dovrebbe averlo come supremo atto di culto?
  10. È falso e blasfemo affermare che Gesù, Verbo Incarnato, non abbia redento l’umanità peccatrice, espiando le sue colpe col Sacrificio della Croce.
  11. È falso e offensivo negare che Egli si sia presentato come unico e supremo Modello di vita, e che la salvezza sia possibile soltanto a coloro che si sforzano di imitare il suo esempio.
  12. È falso insegnare che Gesù, per continuare sulla terra la sua mediazione salvifica e applicare alle future generazioni i meriti del suo Sacrificio di espiazione e redenzione, non abbia istituito la Chiesa come società anche gerarchica, ossia visibile e giuridicamente organizzata.
  13. È falso ritenere che i poteri da Lui conferiti alla Chiesa non siano fondati unicamente sul sacramento dell’Ordine Sacro, ossia sul sacerdozio ministeriale, essenzialmente distinto da quello comune a tutti i battezzati.
  14. È falso soprattutto pensare che il più sublime e caratteristico atto del culto cattolico non sia la celebrazione del sacrificio eucaristico quale ri-presentazione incruenta dell’unico, perfetto e irripetibile Sacrificio della Croce. Soltanto morendo Cristo ha redento il mondo, non risorgendo, come soltanto per la partecipazione alla sua morte l’uomo può meritare la vita dell’anima (= la grazia) oggi, e domani la risurrezione della carne.
  15. È falso che la Messa non sia «il» sacrificio per eccellenza, ma solo un «convito fraterno»; è innegabile invece che questo — ossia la Comunione eucaristica — deriva il proprio significato e l’efficacia santificante dalla partecipazione dei fedeli al Sacrificio di Cristo, ripresentata nella distinta consacrazione del pane e del vino, fatta all’altare dal sacerdote-ministro, non dalla comunità, la cui eventuale assenza non rende invalida la celebrazione eucaristica.
  16. È falso che la consacrazione del pane e del vino si limiti a conferire a questi elementi un nuovo significato, lasciandoli essenzialmente immutati; essa infatti fa diventare l’uno e l’altro il Corpo e il Sangue di Cristo in virtù del prodigio assolutamente unico della transustanziazione.
  17. È falso che, in seguito alla consacrazione, sull’altare abbiamo soltanto dei segni del Corpo e del Sangue di Cristo, e non l’uno e l’altro veramente, realmente e sostanzialmente presenti, ossia la stessa Umanità integrale assunta dal Verbo. Non adoriamo «il segno», ma il Significato; non «il simbolo» di Cristo, ma la sua stessa Persona divina.
  18. È falso che la Comunione eucaristica non esiga la Confessione sacramentale dei peccati mortali o che, al più, sia sufficiente un atto di contrizione perfetta per riceverla degnamente...; ed è altrettanto falso che non il sacerdote-confessore, ma la comunità riconcili il peccatore con Dio.
  19. È falso che Dio perdoni e salvi tutti: perdona soltanto chi si pente di averlo offeso; e si salva unicamente chi, corrispondendo alla sua grazia, muore in pace con Lui. L’inferno è realissimo come e quanto è possibile l’ostinazione del peccatore che muore nello stato d’impenitenza finale.
  20. È falso che non siamo tenuti ad imitare le virtù di Cristo e tendere alla santità, possibile mediante l’esercizio di un’ascesi ch’è volontaria pratica dei consigli evangelici. La purificazione interiore che ne segue è indispensabile per evitare il purgatorio.
Molto reverendo P. Livio, concludo l’elenco delle aberrazioni dottrinali di Kiko-Carmen, che sembra abbiano presunto di riformare la Chiesa inventando un nuovo Cristianesimo. Di fatto ne è risultato un sincretismo quale mostruoso agglomerato di fandonie, nel quale restano solo alcuni frammenti della dottrina cattolica, simili a tante verità impazzite, avulse dal loro originale, autorevole e venerando contesto.

Ho voluto che il pubblico udisse un’altra campana, da moltissimi non ancora udita. Il suo suono è talmente grave, solenne, assordante, da coprire tutte le voci di approvazione e di elogio dei vari membri della Gerarchia, che — in buona fede — si son lasciati sedurre da Kiko-Carmen.

Ed è con sincero rispetto che mi permetto ancora una volta di invitare tutti (Papa, cardinali, vescovi, parroci, sacerdoti) ad esaminare personalmente gl’incriminati Orientamenti, leggendone pagina dopo pagina e parola per parola le Catechesi quali risultano citate e discusse nei miei volumi.

Non prima sono disposto a reddere rationem del mio operato.
[...]

 p.  Enrico Zoffoli, 22 febbraio 1994

giovedì 12 ottobre 2023

Come rendere cattolico il Cammino Neocatecumenale? È sufficiente ripartire dalla dottrina cattolica e dalla liturgia cattolica

Ci tocca purtroppo chiarire spesso alcuni punti che per noi fedeli cattolici sono scontati, ma che per i fratelli del Cammino Neocatecumenale sembrano ostici, incomprensibili, sconosciuti, irrilevanti.

I fratelli in Kiko, infatti, in mezzo a tante cosiddette "catechesi del Cammino", vengono solo diluviati di paroloni altisonanti e slogan menzogneri, secondo i quali il loro attivismo settario costituirebbe un "itinerario di fede", "di riscoperta del battesimo", "di iniziazione"... Tante chiacchiere farcite di termini del lessico cristiano, ma dietro cui c'è il nulla, c'è solo una setta che di cattolico ha solo la decorazione.


Come abbiamo spesso ricordato in tutti questi anni, un "Cammino Neocatecumenale" cattolico non è impossibile: basta estirpare dal Cammino attuale tutto ciò che non è allineato all'unica vera fede dell'unica vera Chiesa, cioè tutto ciò che chiaramente non viene dallo Spirito.

Cominciamo dal punto più semplice: per riscoprire il battesimo, cosa serve? Serve anzitutto conoscere l'insegnamento della Chiesa - la dottrina cattolica -, perché non si può "riscoprire" ciò che non si conosce.

Nostro Signore ha investito la miglior parte del suo ministero terreno all'insegnamento (cfr. anche Mc 4,33-34: «...ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa»), e nel costituire la Chiesa addirittura le garantisce lo Spirito che «vi guiderà alla verità tutta intera» (cfr. Gv 16,12-15). Per conoscere quel divino insegnamento, occorre dunque affidarsi alla Chiesa, che ha avuto in esclusiva l'incarico di riportarlo fedelmente. Non può essere chiamato "catechesi" qualcosa che non rispecchia chiaramente e fedelmente l'insegnamento perenne della Chiesa, non si può definire "esperienza cristiana" qualcosa che si fonda sull'ignoranza - o addirittura l'alterazione - dell'insegnamento di Nostro Signore di cui solo la Chiesa è garante.

Dunque il "riscoprire il battesimo", "itinerario di riscoperta", "iniziazione cristiana", son tutte cose che hanno anzitutto bisogno dell'insegnamento della Chiesa. Ebbene, il Cammino, tuttora, purtroppo non dà l'insegnamento della Chiesa ma solo quello di Kiko e Carmen, insegnamento piuttosto sballato e ripetuto pedissequamente da oltre cinquant'anni, zeppo di svarioni e strafalcioni che non sono mai stati veramente corretti (e li trovate commentati non solo su questo blog, ma soprattutto da diversi autori molto più preparati e validi di noi).  Non basta ripetere che "Gesù è il Signore", se poi si dicono ambiguità e vaccate (esempi: "il Signore ti manda le disgrazie". non sei pentito ma "il Signore ti ha già perdonato", ecc.).

Nella loro foga di farsi promotori di una "novità", e forti della loro abissale ignoranza teologica, i due eretici spagnoli hanno portato avanti una cosiddetta "catechesi" zeppa di comici equivoci, patetici errori, emerite vaccate, pericolosi svarioni, disprezzo per le verità di fede, espressioni ridicole, vere e proprie eresie, il tutto sempre calpestando la dignità degli adepti...

Per rendere cattolico il Cammino, i "camminanti" devono rifiutare le cosiddette "catechesi" dei suoi fondatori (sul serio, non si salva praticamente nulla), e ripartire dalle sole fonti che la Chiesa garantisce. Cioè, tanto per cominciare, il Catechismo della Chiesa Cattolica. Che è un documento pubblico, disponibile nelle maggiori librerie, perfino gratis su internet. Il Catechismo spiega in modo esteso, autorevole, documentato, con tutti i riferimenti ai tre pilastri della fede (Tradizione, Magistero e Scrittura, e quest'ultima è incomprensibile senza gli altri due), tutto ciò che c'è da conoscere.

Eh sì, perché la Bibbia non è un documento scritto allo scopo di far capire la fede chiaramente e a tutti, ma è un insieme di testi ispirati da Dio e scritti da autori molto diversi, di indole molto diversa, di epoche molto diverse, di stili molto diversi, di destinatari molto diversi, che ha bisogno di un interprete autorevole altrimenti ognuno la interpreterebbe a modo suo (ed è il motivo per cui esiste una sola Chiesa cattolica, e un'infinità di chiesuole protestanti con le loro diverse interpretazioni). La Bibbia, per quanto ispirata da Dio, non è un documento costruito per spiegare i "come" e i "perché" della fede (fuori dalla Chiesa non c'è nemmeno accordo su quali siano i vari libri della Bibbia). Perfino i Vangeli hanno bisogno di chiarimenti perché altrimenti nel leggerli uno potrebbe prendere fischi per fiaschi (si pensi ad esempio al clamoroso equivoco riguardante il «se uno non odia suo padre e sua madre...»: vi pare mai possibile che Nostro Signore possa comandare l'odio? eppure Kiko e Carmen insegnano proprio quell'equivoco, al punto che certi kikos hanno trascurato perfino i funerali di un proprio genitore pur di non mancare ad una "convivenza" kikiana).

Il Cammino salva anche la torta!

Invece il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato scritto allo scopo di far capire chiaramente e a tutti, e contiene in maniera estensiva, ragionata, documentata, spiegata, tutto ciò che c'è da sapere sulla fede. A chi ci obietterebbe che è un volume bello grosso, dobbiamo rispondere che il Cammino Neocatecumenale dura più di trent'anni, e la lettura meditata del Catechismo, anche fatta "a puntate" e "meditata", durerebbe molto meno. Nel Cammino il Catechismo è un perfetto sconosciuto, tranne forse qualche sporadica e brevissima apparizione ipocrita intesa solo a far sembrare che si segue la Chiesa. Se Kiko e Carmen contraddicono il Catechismo, i neocatecumenali non hanno dubbi: vogliono seguire i due spagnoli, perché avrebbero "il carisma"! (sottinteso: le elucubrazioni di quei due varrebbero più di ciò che la Chiesa garantisce d'autorità a tutti i fedeli).

Un Cammino che oggi è zeppo di eresie trarrebbe enorme vantaggio spirituale se abbandonasse le ambiguità degli autonominati "iniziatori" e ripartisse dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Conoscere bene l'insegnamento della Chiesa consentirebbe davvero di "riscoprire il battesimo", sarebbe davvero un ottimo fondamento per un "itinerario di iniziazione", per far crescere una fede "più adulta", per chiarire meglio ciò che si vive "nella propria esperienza". E invece...

Nostro Signore ha insegnato cose semplici alle persone semplici e spiegato in dettaglio ai discepoli ciò che voleva intendere, precisando che non c'era alcun segreto arcano da mantenere, se non per motivi contingenti: «quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti» (cfr. Mt 10,27), cioè l'unico motivo per non annunciare chiaramente e subito certe cose era solo il... non dare perle ai porci, il non dare alibi gratuiti a gente che già lo odiava e non vedeva l'ora di condannarlo («Ha bestemmiato!... è reo di morte!...»: cfr. Mt 26,65-66; tutti quelli che vanno elucubrando sul "segreto messianico" dimenticano sempre che Gesù non poteva banalmente presentarsi in pubblico dicendo "sono la seconda Persona della santissima Trinità"; e anche potendo, non lo avrebbe fatto, perché anziché imporre le cose dall'alto, sfidava gli ascoltatori a capire, a riflettere, a mettere in moto la ragione, come ad esempio in Lc 5,23: «che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?», non ti ha esposto una "teoria" ma ti ha invitato a ragionare su ciò che tutti avevano sempre visto e sempre saputo di quel paralitico). Sì, la fede richiede davvero l'uso della retta ragione: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (cfr. Gv 18,23).

L'insegnamento delle cose della fede, ovviamente, non basta. Occorre nutrirla anche con i sacramenti, da ricevere secondo le dovute disposizioni. Non come il Cammino Neocatecumenale che ti fa "partecipare" alle celebrazioni imponendoti - con ricatti morali, con sguardini ironici o di sufficienza, col ricattino morale e la fretta di chi ti sembra dire: "tutti si stanno comunicando e tu no? dai, non fare il bastian contrario!", ecc. - di eseguire cose per le quali non ti sentivi pronto, incluso il far la Comunione nonostante la coscienza sporca di peccati mortali, ecc. Nel Cammino l'Eucarestia ha purtroppo un valore meramente simbolico, vi simboleggia l'unità della comunità (per cui l'apparenza del "tutti si comunicano" vale più della libera scelta delle singole anime). Invece nella Chiesa Cattolica i sacramenti sono per la tua salvezza personale, con o senza "comunità", con o senza "attività", con o senza "tutti": nessuno si meraviglia (né scandalizza) quando scegli di non comunicarti.

Il Cammino trarrebbe enorme vantaggio spirituale ad abbandonare le sue carnevalate liturgiche e ad abbracciare la liturgia della Chiesa cattolica, così come descritta dal Messale e dagli altri documenti liturgici, ricordando che la liturgia è da intendersi come l'unico culto a Dio gradito, non come una carnevalata che porta i fratelli "dalla tristezza all'allegria", non come un ritualismo comunitario parolaio e spettacolarizzato in cui l'assemblea finisce per celebrare sé stessa (e in modo molto patetico) anche se sta nominando continuamente il Signore.

Ricordiamo a tutti che quanto alla liturgia cattolica, il Messale spiega in ogni punto ciò che si "deve" dire e fare, ciò che si "può" dire o fare, e fa anche qualche esempio di ciò che non si deve dire o fare; dopotutto Nostro Signore non ha detto "fate come vi pare in memoria di me", tanto meno ha mai detto "fate come dicono Kiko e Carmen in memoria di me".

Ai fratelli delle comunità neocatecumenali, dunque, conviene rifiutare quelle celebrazioni in cui Kiko è praticamente al centro di tutto (letteralmente l'autore dei canti, il designer delle suppellettili sacre, il pittore delle "icone", l'ideatore delle variazioni/omissioni/aggiunte, l'arredatore che ha deciso che bisogna isolarsi in una saletta laterale con seggiole pieghevoli e tavolinetto smontabile, lo chef che ha imposto l'utilizzo di grosse pagnotte-focacce e di grosse quantità di vino, ecc.), e conviene invece abbracciare in pieno la liturgia cattolica così come descritta dal Messale e dagli altri documenti liturgici.

Allo stesso modo i fratelli delle comunità devono sbarazzarsi di tutte le scelte fatte per sembrare più speciali, per esempio tornando a fare la Comunione così come si fa in tutta la Chiesa (come esige anche lo Statuto del Cammino, articolo 13, nota 49, lettera del 1° dicembre 2005, a cui ancor oggi i kikolatri disubbidiscono) e riconsiderare seriamente la devozione al Santissimo Sacramento.

Dottrina e sacramenti, ecco l'essenziale per qualsiasi "itinerario", per qualsiasi "riscoperta": dopotutto è esattamente ciò che alimentava la vita di fede dei "primi cristiani"... e dei cristiani di tutte le altre epoche. Non si può prescindere da ciò che la Chiesa insegna e dai sacramenti, in nome di un'autocertificata "ispirazione", di un ambiguo "carisma", di un'imprecisata "esperienza" (che nel Cammino pare piuttosto una specie di attivismo che imita i club degli alcolisti anonimi, un riunirsi autoreferenziale che se la canta e se la suona). Altro che "preparazioni", "letture della Bibbia" e quant'altro: si rischia di diventare espertissimi della battaglia di Taanach sulle acque di Meghiddo che non fruttò bottino d'argento, e di non sapere quale mano usare per farsi il segno della croce, si rischia di effettuare mille convivenze ma zero gesti di carità. L'eccessivo accento sull'esperienza produce degli ignoranti autoreferenziali che finiscono per vivere in modo abitudinario e spettacolaristico i sacramenti.

Il neocatecumenalismo, purtroppo, ti mantiene nell'ignoranza, il più possibile, ti nasconde le cose (che poi ti piovono addosso inesorabili, specialmente quando proveresti enorme difficoltà a tirarti indietro, come quando ti dicono «darai la Decima!» al fatidico Secondo Passaggio, e non ti ammettono eccezioni o dubbi o rinvii, devi proprio pagare, "dietro quella porta c'è il diavolo: che fai, lasci il Cammino?", e ti colpevolizzano se non ti adegui, e ti chiamano "schiavo di mammona" se contesti che questa bidonata ti era stata furbescamente nascosta fin dal primo giorno, specialmente se fino a quel momento avevi già fatto enorme fatica per arrivare a fine mese).

Il cattolicesimo, invece, non ha nulla da nascondere. Catechismo? Pubblico, e pure sul web. Diritto Canonico? Pubblico. Documenti liturgici? Pubblici. Encicliche, lettere pastorali, commissioni diocesane, dicasteri vaticani, udienze del mercoledì, incarichi dei parroci? Tutto pubblico, e trovi pure sul web archivi, notizie, commenti. Solo il Cammino ti nasconde tutto, a cominciare dal contenuto del suo Direttorio Catechetico e dalla destinazione dei soldi che ti estrae dalle tasche. E se osi nutrire anche un singolo, piccolo, onesto dubbio, anche esprimendolo con la massima gentilezza e correttezza, ti chiamano "schiavo di Mammona", "in braccio al demonio", "Faraone", "Giuda", "non hai fede", "il demonio ti inganna", eccetera. Ed infatti tutte le pressioni psicologiche, tutti i ricatti morali, tutto il calpestare la dignità dei fratelli delle comunità da parte dei cosiddetti "catechisti", c'è proprio perché hanno inquinato dottrina e sacramenti. Il Cammino è fondato sull'arroganza e sull'ignoranza di Kiko e Carmen. Hanno piegato la dottrina quanto basta per rendervi dei disperati paganti Decima che non hanno una via d'uscita. Vi hanno cotto a fuoco lento, con la furberia del farvi trovare sempre in una situazione in cui "sarebbe brutto, complicato, fastidioso, doloroso" seguire la Chiesa anziché i dettami del Cammino, i capi del Cammino, gli autoproclamati "iniziatori" del Cammino.

Il Cammino non ti porta alla fede cattolica ma all'idolatria. L'idolo è ciò a cui viene arbitrariamente assegnato un valore universale ed infinitamente alto: gli ebrei si fabbricarono il vitello d'oro e dichiararono che li aveva fatti uscire dall'Egitto, senza nemmeno fermarsi un attimo a pensare a come diavolo avrebbe fatto una cosa costruita dopo l'uscita a farli uscire.

I fratelli delle comunità hanno un triplice idolo, un vitello d'oro di categoria superiore: il tripode Kiko-Carmen-Cammino. Con la scusa che Kiko e Carmen sarebbero "ispirati" dallo Spirito (e senza chiedersi come mai lo Spirito ispirerebbe tanti madornali errori su dottrina e sacramenti, e perché diavolo ancor oggi non vengono corretti), tutto ciò che hanno detto quei due spagnoli sarebbe al di sopra di ogni critica. E con la scusa che il Cammino sarebbe "ispirato" dallo Spirito, qualsiasi nefandezza - come ad esempio le speculazioni immobiliari milionarie coi soldi delle "missioni" -, qualsiasi porcata dei cosiddetti "catechisti", sarebbe al di sopra di ogni critica (pensate un po' al pedocatechista neocatecumenale che ai genitori della vittima dice: "non denunciatemi, altrimenti «Dio» si vendicherà"). E quindi, anche nella vita di tutti i giorni, vediamo scenette come quella del seminarista neocatecumenale che ride di gusto alle barzellette blasfeme ma si ritira in silenzio con la faccia da cane bastonato quando qualcuno fa una banale illazione sui due fondatori spagnoli del Cammino: per i kikos è proprio impossibile che Kiko e Carmen abbiano sbagliato in qualcosa, ingannato su qualcosa, mentito riguardo a qualcosa. Sono stati addestrati fin dal primo giorno ad essere volontariamente incapaci di qualsiasi considerazione critica, e di qualsiasi gesto di carità che non sia "approvato" e voluto dai cosiddetti "catechisti" della setta.

Suvvia, non è difficile rendere cattolico il Cammino. È sufficiente ripartire da ciò che insegna la Chiesa, e da ciò che celebra la Chiesa.

lunedì 18 settembre 2023

Il mistero della Transustanziazione è vero con o senza attività dei fedeli

Vorrei qui aggiungere una breve riflessione sul mistero della Transustanziazione e il carattere essenzialmente sacrificale della Santa Messa.

Il punto è cruciale, perché sulla Liturgia, che è la sintesi più sublime della fede cattolica, si sono combattute aspre battaglie nel corso della storia, e, per quanto ne ho memoria, tutti o quasi i movimenti ereticali hanno messo in discussione soprattutto la dimensione sacrificale della Messa, la conversione delle sostanze del pane e del vino nella sostanza della Carne e del Sangue di Nostro Signore, o mettendo in contrasto alcuni significati con altri, nel tentativo di annacquare ciò che più caratterizza la cattolicità.

Ciò si realizza non solo propalando eresie, ma anche modificando nei fatti la Liturgia, che da atto nel quale viene amministrato il Sacramento diventa uno spettacolo autogestito dove "si portano avanti significati" dubbi o eterodossi, si compiono strafalcioni e si toglie spazio all'unica parte davvero importante, ovvero al mistero sublime per il quale si perpetua il Sacrificio del Signore.

Introduco l'argomento con la splendida e autorevole spiegazione del teologo domenicano P. Angelo Bellon:

1. la Messa è la perpetuazione del sacrificio di Cristo sui nostri altari.
Allora sia che venga celebrata da un solo sacerdote oppure da molti, sia con nessun fedele oppure con la presenza di una moltitudine di gente, ogni Messa offre a Dio un’adorazione, una lode e ringraziamento, una supplica di perdono e di richiesta di grazia che ha un valore infinito.

(…)

6. Il sacerdote, per motivi seri, può celebrare anche senza la presenza di un solo fedele.
Nel nostro Ordine, per antico privilegio, questo è sempre stato concesso.

Ultimamente i Papi non hanno cessato di esortare i sacerdoti a celebrare quotidianamente anche se non vi fosse la presenza del popolo.
Per il merito intrinseco ad ogni Messa, un sacerdote dà di più alla Chiesa e al mondo intero con la celebrazione dell’Eucaristia che con molte altre opere.


L'ottima spiegazione dottrinale di P. Bellon afferma alcuni concetti che mi preme sottolineare:

  • Il Sacrificio di Cristo che si perpetua sull'altare in modo incruento al momento della consacrazione ha un valore infinito;
  • questo valore esiste a prescindere dalla presenza del popolo;
  • il Sacrificio perpetuato attraverso l'Eucarestia produce frutti di grazie che si spandono nel mondo intero, ed è così grande che sarebbe sufficiente anche una sola Consacrazione per tutte le anime del mondo.

È che ovvio che sia raccomandabile che il Sacrificio si svolga davanti al popolo, ovvero, se non vi sono motivi per celebrare la Messa senza il popolo, non è giustificabile farlo, ma primariamente è necessario che il sacerdote celebri quotidianamente la Messa, offrendo Cristo in sacrificio per il bene proprio e di tutto il mondo.

Il bene primario è la celebrazione della Messa, non la partecipazione del popolo.

Nel Cammino, per anni, si è invece insegnato che l'Eucarestia sarebbe principalmente un rendimento di grazie, in linea con le convinzioni di stampo giudaico-luterano di Kiko e Carmen e che durante l'Eucarestia il Signore "passa" come se fosse una specie di alito di vento, per "trascinare" l'assemblea al Cielo.

Carmen, la "serva del dio-Kiko", insegnava inoltre che i Tabernacoli sono inutili, dato che Cristo non vorrebbe stare lì, e anzi che Gesù si sarebbe fatto pietra se la Sua intenzione fosse stata di essere conservato con mille onori nel Tabernacolo, ed effettivamente convertire il pane (l'ostia) nella propria divina sostanza in vera Carne e vero Sangue da preservare per l'Adorazione. E dunque, dato che il pane va a male, la transustanziazione (che secondo Kiko è solo una parolina) si verifica solo per il tempo che serve a che l'assemblea consumi il pasto, perché (Carmen dixit) a una cena si va per mangiare e per bere.

L'enfasi sul rendimento di grazie (un aspetto dell'Eucarestia ma non il principale), sul passaggio del Signore ("pesach"), sul consumare tutto il pane transustanziato come in un banchetto nel quale non devono esserci avanzi, sono tutti segnali piuttosto evidenti del fatto che Kiko e Carmen non hanno mai realmente creduto nella Presenza Reale di Cristo, al massimo in una manifestazione transitoria del Signore nelle sacre specie e che la stessa sia dipendente dalla celebrazione assembleare. Senza l'assemblea il mistero non si perpetua, poiché è l'assemblea dei fedeli con un "presbitero" come officiante amministratore liturgico, nell'antico senso di "anziano", capo dell'assemblea.

È ovvio che in questa teologia distorta non c'è spazio per la santità della celebrazione del sacrificio supremo di Gesù. Tutto nel Cammino è temporaneo, smontabile, trasportabile. Il Tabernacolo non serve, l'Adorazione è inutile, l'altare fisso è superfluo e se c'è assume la forma di una tavola del banchetto, una mensa per una "santa cena". Esso inoltre è collocato in basso, anziché in alto verso Dio (dalla notte dei tempi persino i primitivi avevano intuito che se c'era divinità essa dovesse trovarsi in alto, nei cieli e in ogni cultura gli uomini hanno costruito luoghi elevati dove offrire sacrifici) come invece nella stragrande maggioranza delle chiese di tutto il mondo dove si salgono dei gradini per raggiungere lo spazio dell'altare, il presbiterio, o al limite lo stesso si trova separato dall'assemblea anche da barriere fisiche.

Nella teologia kikiana-carmeniana invece ogni sforzo è teso ad annullare qualsiasi elemento di sacrificio (non importa che di quando in quando i due eretici parlino di piaghe di Gesù o che Egli offrì se stesso al padre), e a far pensare che non ci sia nulla di sacro nella Liturgia

Gli spazi dove si svolgono le celebrazioni eucaristiche neocatecumenali non sono neppure spazi sacri o dedicati, ma normalissime sale dove si svolgono altre attività come conferenze, scrutini, anche buffet e banchetti, prove dei canti, catechismo, nonostante le raccomandazioni dello stesso Concilio Vaticano II.

Non raccomandare di inginocchiarsi (ma se Dio è davanti a te nel Pane, perché non inginocchiarsi alla Sua Maestà, alla infinita Bellezza di un Dio che ci ha considerati tanto importanti da morire per noi? Inginocchiarsi per amore e gratitudine!), non raccomandare l'Adorazione ("io guardo Lui e Lui guarda me", persino un contadino analfabeta è in grado di capire i misteri più dei kikolatri con cammini fino alla morte che non portano da nessuna parte), insistere ossessivamente sul Cristo Risorto tralasciando il Cristo morto sulla Croce (persino nell'inquietante "Cena pascual" con il Gesù già risorto che istituisce l'Eucarestia), insistere ossessivamente sulle origini ebraiche (che noi abbiamo superato e compiuto in Gesù che ha distrutto il Tempio, edificandolo in se stesso per sempre, vera Vittima, Altare e Sacerdote), esaltare il ruolo dell'assemblea fino al parossismo (tanto che è tutto un "fare", un "preparare", allestire con le suppellettili designed by Kiko non consacrate: crocefisso kikiano, hanukkiah kikiana, patene e calici kikiani con misteriosi simbolismi, pane made in Kiko-land, vino aleatico e tutto l'armamentario completato adesso dalle icone idolatriche di Carmen sanitificata a prescindere), tutto lascia pensare nei fatti che Kiko e la defunta collaboratrice fossero nemici del Sacrificio e che non ci abbiano mai creduto.

Come tutti gli eretici non hanno fatto altro che dissimulare e ingannare, nascondendosi nel sottobosco e nel caos post-conciliare, finché non hanno avuto sufficienti adepti per rivendicare un peso nella Chiesa cattolica.

Hanno fabbricato una liturgia e un movimento dove essere capi indiscussi, venerati e spesati, altro che riscoperta delle origini! La verità di fede è invece che il Sacramento è amministrato dal Sacerdote e che l'assemblea può solo unirsi a lui per ricevere benefici e offrire le proprie fatiche e le proprie buone opere all'unico sacrificio di Gesù, che si perpetuerebbe anche se sulla faccia della Terra ci fosse un solo sacerdote vivente a celebrare un'unica messa, perché egli non sarebbe solo ma unito a tutta la schiera celeste in virtù della Comunione dei Santi. Questa è la verità, questo è ciò che accade nella Messa:

“Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull’altare, nella mano del sacerdote, si rende presente Cristo, il Figlio del Dio vivo” (S. Francesco d'Assisi)

martedì 29 agosto 2023

Come si riceve la conversione?

Un esempio di kikolatria:
drappi "sacri" che riproducono
gli sgorbi disegnati da Kiko
(notare il "font" di caratteri kikiani)
Voglio riprendere un commento kikolatrico del 25/10/2022 postato sotto al thread sulla storia di Fuentes del Carbonero, per evidenziare quanto il Cammino sia essenzialmente rimasto il medesimo dai tempi delle convivenze all'Hotel Ergife di Roma e anche prima. Questo il commento:

La conversione come si riceve, senza un cammino di conversione? Senza un catecumenato? Come ci si converte, con un atto di volontà? Oppure con una bacchetta magica? Cosa è la conversione per te? Nella Chiesa ci si è sempre convertiti attraverso il catecumenato, che era un metodo, i sacramenti presuppongono la fede, ma per chi non ha fede? Chi non crede all'eucarestia? Chi non crede alla confessione? Ma poi è evidente che non basta solo accostarsi ai sacramenti, alcuni prendono i sacramenti ma non sono cristiani, non fanno una vita cristiana, scappano dalla Chiesa. Non vi rendete conto che siete in un corto circuito? Continuate ad offrire una cosa che non interessa più, la gente nemmeno lì capisce più i sacramenti perché essi presuppongono la fede. La vostra soluzione è superata, bisogna evangelizzare di nuovo la Chiesa non ostinarsi in metodi ormai caduchi e atrofizzati.

Tralasciamo il fatto che questo commento puzza parecchio di pasqualoneria (il nostro ripete questo concetto con le stesse parole come un mantra da anni nel tentativo di estenuarci), chiunque nel cammino potrebbe ripeterlo nello stesso modo. Provate a domandare a 10 camminanti di quelli duri e puri perché serve un "catecumenato" oggi nella Chiesa e vedete in che percentuale vi risponderanno così. Se non volete perdere tempo in questo esercizio di ricerca sociale ve lo dico io: il 100%.

Non si tratta di farina del sacco loro, chiaro, ma della trasposizione pedissequa di quanto predicato da Sankiko e Sancarmen lungo tutto l'arco del Cammino, fissato nei mamotreti e ripetuto a pappagallo dai catechisti pasciuti a eresie dal 1968 almeno fino al 2011 (e oltre). In quasi tutti i volumi il concetto è riportato in diverse declinazioni: la Chiesa moderna è morta, la predicazione non serve più a nulla, il mondo è secolarizzato (?), nessuno più fa una vita cristiana (tranne loro), e così via.

Il Cammino è un "movimento" solo di nome, in realtà è fermo immobile, o meglio ancora cammina sì ma in tondo, come i girotondi e balletti che si fanno attorno alla mensa, in stile tribù centrafricana. La predicazione non ha subito una vera evoluzione, le parole ma soprattutto i concetti sono gli stessi da tempo immemore e modificarli è vietato. Sebbene nello Statuto si richieda che il Cammino si attui "secondo le linee proposte dagli iniziatori", ciò non significa che gli iniziatori non possano modificare queste stesse linee, adeguandosi di conseguenza man mano che il tempo passa e le epoche cambiano (e in questi decenni del XXI secolo cambiano in fretta usi e costumi, rendendo doveroso un aggiornamento dei metodi di predicazione), o apprendendo dalle proprie esperienze, o errori. Quanto bene farebbe all'arrogante luterano Kiko raccogliere le idee e le proposte delle famiglie inviate in missione o degli itineranti o dei "seminaristi"! Ma ahimé queste persone pesantemente indottrinate non hanno altro compito che riportare le stesse catechesi del 1972 (sbobinatura Hotel Ergife) ai nuovi adepti della setta, ma non possono nulla aggiungere o modificare, pena la damnatio memoriae. Il Cammino neocat, come dimostrano gli stessi adepti neocat, non è cambiato in niente nei quasi 60 anni di vita.

Chiarito questo, facciamo un piccolo esercizio a uso dei camminanti in buona fede e dei passanti che vogliano informarsi sulla setta e rispondiamo punto per punto alle trite osservazioni dell'anonimo.


1. La conversione come si riceve, senza un cammino di conversione? Senza un catecumenato?

La conversione non dipende da fantomatici cammini. Essa è una disposizione stabile dell'anima che come l'ago di una bussola si orienta a Dio che è il "nord", il punto di riferimento, che con la sua forza attrattiva chiama a Sé tutti i suoi figli in continuazione. È inoltre un dono di Dio, che viene elargito a chi Egli desidera, secondo i profondi desideri dell'anima stessa che a volte grida a Lui senza neppure accorgersene. I casi di conversioni improvvise sono innumerevoli e molti illustri: san Francesco, san Paolo, san Camillo, sant'Agostino; nessun cammino neocatecumenale, nessun itinerario di iniziazione, nessuna riscoperta, nessuna catechesi... Dopo l'iniziale adesione, ciò che serve non sono periodici incontri, versamenti di decime, passaggi, scrutini, piazzate, e così via discorrendo, ma la frequentazione dei Sacramenti, che uniscono alla vita divina della Santissima Trinità e sono il nostro Cielo sulla terra; la conversione va alimentata, protetta e lasciata sviluppare, restando per tutto il pellegrinaggio della vita terrena nella volontà divina, per quanto possibile nelle umane debolezze. Lo dice Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Dives in misericordia (13):

La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, è anche infinita. Infinita quindi ed inesauribile è la prontezza del Padre nell'accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita. Da parte dell'uomo può limitarla soltanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, cioè il perdurare nell'ostinazione, contrastando la grazia e la verità, specie di fronte alla testimonianza della croce e della risurrezione di Cristo.

Pertanto, la Chiesa professa e proclama la conversione. La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè quell'amore che è paziente e benigno a misura del Creatore e Padre: l'amore, a cui «Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo», è fedele fino alle estreme conseguenze nella storia dell'alleanza con l'uomo: fino alla croce, alla morte e risurrezione del Figlio. La conversione a Dio è sempre frutto del «ritrovamento» di questo Padre che è ricco di misericordia. L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo «vedono», non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a lui. Vivono, dunque, in stato di conversione; ed è questo stato che traccia la più profonda componente del pellegrinaggio di ogni uomo sulla terra in stato di viandante.

E vale la pena citare il vangelo di Luca e la predicazione di Giovanni il Battista, che annunciava un battesimo con acqua per la conversione:

[Lc 3,7] Giovanni dunque diceva alle folle che andavano per essere battezzate da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? [8] Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: "Noi abbiamo Abraamo per padre!" Perché vi dico che Dio può da queste pietre far sorgere dei figli ad Abraamo. [9] Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».

Sono quindi le quotidiane opere buone, l'esercizio delle virtù nel concreto (non in teorici sentimenti religiosi), l'assiduità nei sacramenti, a mantenere costante la giusta rotta. Non serve nessun cammino neocatecumenale.

Il "catecumenato" citato dal pasqualonide anonimo, come abbiamo più volte spiegato, è una fase dedicata ai non battezzati che desiderano ricevere da adulti il sacramento del Battesimo ed essere incorporati nella Chiesa. Continuare a definirlo così conferma solo che per i neocatecumenali il battesimo dei bambini fuori del Cammino non vale niente. La fantasiosa "riscoperta" del Battesimo altro non è che una baggianata che maschera il vero intento, ossia condurre i neocatecumenali a un secondo "battesimo" nel fiume Giordano alla fine del Cammino.

2. Come ci si converte, con un atto di volontà? Oppure con una bacchetta magica?

Si, esattamente: è un atto di volontà, che il kikino sprezzante chiama "bacchetta magica", confermato dalla Grazia divina santificante ad avviare la conversione. È Dio a scegliere i modi e i tempi, laddove trova un'anima che desideri conoscerLo. A limitare questo fenomeno infatti non è il peccato, come insegnava Giovanni Paolo II, ma l'uomo che non vuole convertirsi a Dio. Egli rispetta la volontà della Sua creatura e non forza nessuno a seguirLo, così come non lo ha fatto nella Sua prima venuta, quando camminava tra noi.

3. Nella Chiesa ci si è sempre convertiti attraverso il catecumenato.

Questa affermazione è una colossale mistificazione: sin da tempo immemore e con ogni probabilità dal tempo degli stessi Apostoli intere famiglie venivano battezzate, compresi i figli piccoli dopo una singola predicazione (vedi Atti 10,44-48, circa Cornelio in Lidia, in At 16,14ss, del carceriere di Filippi in At 16,33, del capo della sinagoga di Corinto, Crispo, in At 18,8ss, di Stefana a Corinto 1Cor 1,166), e si verificavano allo stesso modo conversioni di intere folle (anche in questo si vedano gli Atti degli Apostoli).

L'affermazione del neocat viene dal fatto che nella Chiesa primitiva l'assoluta maggioranza degli adulti veniva dal paganesimo e doveva essere istruita, per cui era stabilito un catecumenato di durata non ben definita (alcune fonti dicono 3 anni) che servisse a spiegare i fondamenti della fede cristiana. Inoltre la Chiesa dei primi secoli visse in una profonda persecuzione che richiedeva prudenza e nascondimento, da cui il percorso del catecumenato che prevedeva alcune fasi intermedie per assicurarsi che chi non fosse realmente interessato alla conversione al cristianesimo non accedesse a misteri che non era in grado di comprendere.

Dopo la liberalizzazione del cristianesimo il catecumenato venne man mano abbandonato, i missionari si diffusero in tutto il mondo predicando il Vangelo e battezzando i pagani: Nostro Signore non disse "Andate dunque e diffondete un catecumenato a tappe" ma disse «ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,16-17).

Oggi, anche se le persone non sono più cristiane come un tempo e la fede è in forte crisi, i Sacramenti non possono perdere di efficacia. Il bambino battezzato riceve la Fede in modi misteriosi dalla Chiesa universale che assiste come unico Corpo Mistico e ad esso si appoggia. L'anima inoltre ha una coscienza superiore che travalica quella psichica e vede Dio anche se il bambino nella mente non può comprenderlo. Ecco perché la Chiesa da sempre raccomanda il battesimo dei più piccoli, prima possibile, per la remissione del peccato originale. Il Battesimo da solo è sufficiente a risvegliare il desiderio di conversione perché la Grazia che viene effusa non si può cancellare. Nessun cammino neocatecumenale è necessario.

4. I sacramenti presuppongono la fede, ma per chi non ha fede? Chi non crede all'eucarestia? Chi non crede alla confessione?

Non sono sicuro al 100% di cosa l'anonimo intendesse, ma i Sacramenti non presuppongono un bel nulla. I Sacramenti sono efficaci ex opere operato, per il fatto stesso di essere amministrati validamente, e alcuni di essi imprimono un incancellabile carattere; ciò che serve non è la Fede ma lo stato di grazia perché il sacramento sia fruttuoso. Essendo un dono di Dio non c'è nulla che l'uomo possa fare per rendere efficace un Sacramento, esso può essere solo valido o invalido. Se invalido, non è amministrato all'origine, cioè è nullo, non si è mai verificato. Tante persone si sposano senza Fede con il rito religioso, ma se c'è il consenso la grazia è incancellabile.

Per credere all'Eucarestia è sufficiente, come insegnava san Pio X, che il bambino sia in grado di distinguere il pane comune dal Pane eucaristico, ecco perché raccomandava la Prima Comunione in tenera età e sono diversi i casi di santi bambini che l'hanno ricevuta anche a 4 anni: nessuna speciale Fede più alta di credere che Dio esiste ed è presente nel Santissimo Sacramento. La Fede come virtù peraltro è un dono divino e l'uomo non può né concedersela da solo né acquisirla in cammini infiniti per non si sa quali meriti. La fede viene attraverso l'ascolto della Parola di Dio, ma non è un presupposto dei Sacramenti. La volontà di riceverlo rende il Sacramento valido.

Per la Riconciliazione il semplice desiderio di essere perdonati manifestato dal fatto di dirigersi al confessionale è già un atto di contrizione sufficiente a ricevere il Sacramento del perdono. Anche in questo caso nessun cammino e nessun "presupposto". Potremmo continuare con gli esempi, ma mi fermo qui.

È chiaro pasqualoni? Voi come i farisei non entrate nel Regno dei Cieli e impedite a chiunque di entrarvi.

5. Ma poi è evidente che non basta solo accostarsi ai sacramenti, alcuni prendono i sacramenti ma non sono cristiani, non fanno una vita cristiana, scappano dalla Chiesa.

Anche questa è una falsità mostruosa come dimostrato dall'esempio di un esercito di Santi di ogni epoca, fra cui il recentissimo Beato Carlo Acutis, i cui meriti derivavano dal solo essersi accostato frequentemente ai sacramenti. I Sacramenti hanno un potere divino che trascende l'uomo in tutto: è l'equivalente di trovarsi esposti al sole, una persona si abbronza anche se non sa cosa significhi abbronzarsi. Il sole non perde il suo potere solo perché non vogliamo avere la sua luce. Chi prende i sacramenti senza fare una vita cristiana non riceve i frutti dei sacramenti stessi, mentre solo in alcuni casi la Chiesa richiede lo Stato di grazia per la validità del sacramento, stato che si ottiene con una confessione fatta bene (è il caso del matrimonio, dell'ordine sacro, della confermazione). È compito della Chiesa e dei suoi ministri provvedere a ciò. Anche se molte persone poi abbandonano la Chiesa, l'effetto dei sacramenti ricevuti non si può annullare, perciò quel piccolo seme, che resta nella terra dell'anima, forse un giorno porterà frutto in modi impensabili, in tempi imperscrutabili.

Viene il dubbio che i neocatecumenali non credano alla divina Grazia, per loro la vita cristiana sembra tutto un effetto di qualche attività umana, concept by Kiko: vedi Dio io faccio le piazze, faccio l'Eucarestia, faccio la GMG, faccio la convivenza, un passaggio fuerte!


6. Continuate ad offrire una cosa che non interessa più, la gente nemmeno lì capisce più i sacramenti

Il neocatecumenalismo è tutto un "capire" qualcosa, e infatti è un'eresia gnostica-luterana. Triste che un tizio che in teoria dovrebbe amare la Chiesa e Dio dica una cosa così deprimente: "non interessa più", come se i Sacramenti fossero una specie di moda da aggiornare. C'è da dire che sebbene la chiamata sia universale, la Chiesa di fatto è per le moltitudini, non per la totalità, perché non tutti vorranno rispondere a questa chiamata. Il compito della Chiesa non è quello di trascinare la gente per i piedi, ma di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni, fino all'ultimo uomo sulla Terra in attesa del ritorno del Signore, dal che poi la risposta è libera. Dio non vuole robot senza cervello ma figli che coscientemente anche in un unico attimo della propria vita rispondano "sì". Il resto lo farà la potenza di Dio.

Il cristianesimo è semplice, in realtà, non come vogliono far credere certi falsi profeti. L'insegnamento è pubblico, chiunque può ascoltarlo ovunque nel mondo. Non ci sono segreti, tutto è alla luce del sole. Il cammino invece opera nelle tenebre e insegna eresie. La Chiesa non ha previsto mamotreti segreti contenenti formule speciali per cristiani di livello superiore; il Nuovo testamento, il Catechismo e i Sacramenti sono più che sufficienti per vivere una vita degna e aspirare alla santità.

Non fatevi ingannare: l'unica cosa che vogliono, come Simone il Mago, è il potere, l'autorità e il denaro.

domenica 18 giugno 2023

Il Sacro Cuore di Gesù

O cor Jesu
Inflamma cor nostrum amore tui

O cuore di Gesù
Infiamma il nostro cuore di amore per Te

Kiko Argüello, iniziatore e leader indiscusso del Cammino neocatecumenale, nelle sue catechesi, ci tiene più  volte a ripetere che il suo insegnamento viene a scardinare la religiosità  naturale dei fedeli cattolici, che egli equipara al paganesimo e considera una vera iattura incompatibile con la fede.
Di questa religiosità naturale ritiene responsabile la Chiesa Cattolica che insegna ad aborrire il peccato, a sviluppare, con l'aiuto della grazia, le proprie buone inclinazioni naturali e ad aspirare a conseguire le virtù teologali (fede, speranza, carità); in particolare egli prende di mira le devozioni, che la Chiesa da sempre raccomanda e consiglia di praticare come aiuto e conforto per la propria vita quotidiana e spirituale. Una di queste devozioni schernite da Kiko è  proprio quella del Sacro Cuore di Gesù, unitamente all'Immacolato Cuore di Maria, di cui ricorre la festività e a cui è dedicato tutto il mese di giugno.


Per Kiko le devozioni della Chiesa sono tutte ciarpame da mettere da parte perché  non risponderebbero ai bisogni spirituali  dell'uomo "moderno".
Dice infatti già  nelle catechesi iniziali (brani tratti da "Orientamenti alle équipe dei catechisti per la fase di conversione" 1972) :

"E' chiaro che un cristiano di 20-30 anni fa ... dato che è dentro ad una Chiesa che  sta attraversando un momento grave, perchè è una Chiesa  monolitica, molto dommatica, una Chiesa eccessivamente  ritualistica, una Chiesa in cui non c'è Parola di Dio perchè è  tutto in latino, perchè la Bibbia era praticamente proibito leggerla, una Chiesa dove il popolo è alimentato da devozioni  particolari, come il Sacro Cuore, novene, culto dei santi, ecc.
Quest'uomo ha una teologia molto giuridica ed è molto poco  formato, generalmente ha una formazione di prima comunione, cui  è seguito poi quello che gli hanno insegnato a scuola o al  collegio nella materia "religione" e poco altro. E' un uomo che  ha fatto esercizi spirituali e che spesso ha un direttore  spirituale ma che si trova in una situazione molto povera per  poter rispondere a quello che gli è cascato addosso: un mondo  che cambia seriamente, cui deve dare una risposta." (Pag. 42)

"Perchè viviamo molto alienati, tranquilli nella nostra vita meschina e piatta. Chiamare a conversione l'uomo è chiamarlo alla sua realtà profonda. Per questo, attenti con certi concetti di Dio buono che è tutta misericordia.... Perchè la vita è molto più seria. Venite con me, voi che avete certi concetti di Dio tipo Sacro Cuore, con la manina così e la faccia ritoccata, tutto zucchero e miele, tutto soavino e tenerino... andiamo a una baracca a vedere una donna il cui marito si ubriaca ... andiamo a vedere le prostitute ecc.
La vita è molto più seria di tutto ciò e non si può fare di essa una caricatura. Quel Dio di cartapesta non esiste. Il Dio della Bibbia non è così." (Pag. 115)

"Molti hanno una idea di Dio molto sdolcinata. Pensano che Dio è "buonino" secondo il loro modo di vedere. Siamo ingannati dalle false immaginette della prima comunione. Una signora mi diceva: Ah, quando lei parla così soavemente, mi ricorda Gesù Cristo, ma quando si mette a gridare no.... Perché noi crediamo che Gesù Cristo era sciropposo, di zucchero, così, con le sopracciglie ritoccate e la mano così... State attenti! Stiamo per demistificare alcune idee di Dio, altrimenti non possiamo capire il Dio della Bibbia." (Pag. 224)

Sacri Cuori di Gesù e di Maria
Stazione ferroviaria di Vallo della Lucania
Kiko contrappone il "Dio della Bibbia" alle devozioni della Chiesa Cattolica, come se queste fossero puro paganesimo, detto appunto religiosità naturale.
E chi vince fra il "il Dio della Bibbia" e "il Dio della Chiesa"? Naturalmente, il Dio della Bibbia, seguendo l'idea protestante che l'esperienza della Chiesa e il suo Magistero perenne vale nulla se non letteralmente dettato nelle Scritture, e in particolar modo nell'Antico Testamento.
Tutto il resto è  paganesimo: il culto dei santi, quello della Vergine, le devozioni al Corpo di Cristo e ai Sacri Cuori di Gesù  e Maria.

Infatti, eccolo a ribattere sempre sul medesimo tasto anche nelle catechesi del Primo scrutinio (brani tratti da "Orientamenti per il primo Scrutinio", 1986):

"Uh, Dio che vomita dalla sua bocca! Che cose! Chiaro, ci siamo abituati a un Dio dolce, a un Sacro cuore  con la manina così e con le sopracciglia depilate... non conosciamo Dio. Gesù si arrabbia molte volte."(Pag. 119)

"Allora la gente che si faceva cristiana non veniva dall'ateismo, ma veniva dalla sua religiosità, veniva dai suoi templi, dai suoi riti nel tempio, dalla credenza nei suoi idoli familiari, gente che quando andava in vacanza si portava appresso le statuette e i dipinti delle divinità, per pregarla, come tu ti puoi portare l'immagine di sant'Antonio perché  gli sei molto devoto" (Pag. 41)

"Questa è la nostra religiosità  naturale: quella che ci fa rivolgere a santa Barbara quando tuona." (Pag. 123)


E naturalmente c'è  sempre una parola "buona" contro il cosiddetto devozionismo alla Vergine, che sopravvive anche alla tappa di Loreto.

Infatti nelle catechesi del passaggio del Padre Nostro, ritroviamo l'incoercibile Kiko affermare:

"Ma attenzione: per ricevere la Madonna come tua madre in casa tua devi essere discepolo, e avere imparato a stare sotto la croce. La croce gloriosa del Signore risorto: alla sua ombra ho messo la mia tenda!, Noi non cominciamo dalla Madonna, facendo un devozionismo - "Fiori a Maria, che buona Mamma mia!"

"dietro il devozionismo c’e' gente molto nevrotica, mammista, fanatica, c'e' di tutto! Tanto e’ cosi' che questo devozionismo mariologico ha perso molto valore, e lo stesso Papa Paolo VI lo critica e fa un’Enciclica sulla Madonna che si chiama "Marialis culto” e in cui riequilibra la devozione a Maria.(pure farneticazioni, è  vero esattamente il contrario)
C'erano preti mezzo pazzi che deviavano anche la devozione alla Madonna .... si faceva poco meno che una specie di idolatria della Vergine"

Apparizione di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque


In particolare, è  comprensibile l'avversione di Kiko e Carmen per la devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Apparendo a Margherita Maria Alacoque (1649-1690), monaca a Paray-le-Monial, Gesù le fece alcune promesse, dette "Le promesse  del cuore di Gesù ":

«A coloro che per nove venerdì consecutivi riceveranno l'Eucaristia
concederò grazie necessarie a realizzare il volere di Dio sulla propria vita;
proteggerò la pace nella loro famiglia;
li sosterrò nelle loro sofferenze;
li proteggerò in vita e specialmente in punto di morte;
benedirò fortemente il loro agire;
troveranno nel mio Cuore una misericordia infinita;
incrementerò il loro fervore;
farò crescere rapidamente il desiderio di perfezione;
benedirò le case di chi esporrà e venererà l’immagine del mio Sacro Cuore;
renderò i sacerdoti capaci di convertire i cuori più induriti;
amerò particolarmente chi propagherà questa devozione;
infine, la cosiddetta «Grande Promessa»
Io ti prometto, con un senso fortissimo di misericordia, che il mio amore onnipotente concederà la grazia del pentimento a tutti coloro che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi di seguito. Essi non morranno in uno stato di peccato. Riceveranno i santi sacramenti e negli ultimi momenti della loro vita terrena il mio cuore sarà loro una difesa sicura."
 
San Giovanni ebbe il privilegio
di posare il capo sul cuore di Gesù
Intanto si tratta di promesse fatte al singolo e non alla comunità, e sappiamo che per Kiko ci si salva solo a grappoli.

Poi si parla di far crescere un desiderio di perfezione che in casa neocatecumenale  verrebbe rigettato come indice di superbia e di vanagloria; caso mai l'unica crescita ammissibile è  quella all'interno del Cammino neocatecumenale seguendo le indicazioni di Kiko e Carmen e quelle delle loro visioni e locuzioni di cui la Chiesa non è  mai stata messa a conoscenza né  ha potuto vagliare.

I sacerdoti capaci di convertire i cuori più induriti sono solo quelli che annunciano il kerigma di Kiko, non quelli che seguiranno la devozione consigliata da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque.

E la promessa di salvezza in punto di morte lascia Kiko del tutto indifferente, perché  lui ai suoi promette la salvezza certificata e addirittura la grazia di morire come la Vergine Maria e d'essere traslati direttamente in Cielo.

Come lo lascia del tutto indifferente (se non apertamente contrario) la frequenza della Messa ogni primo venerdì del mese; almeno fino a che, per motivi suoi, non pensi di "kikizzare" anche questo, magari legandolo ad una convivenza per le sole comunità, o a una sequenza di notti svegli a interpretare le aperture a caso della Bibbia, come per il Corpus Domini. Potrebbero sembrare incongruenze del Cammino: sono invece una vera e propria azione di espropriazione e di inquinamento delle autentiche devozioni cattoliche.



Leggiamo invece quale considerazione ha da sempre avuto la Chiesa per la devozione al Sacro Cuore di Gesù, istituendolo formalmente in seguito alle esperienze mistiche di santa Gertrude e, successivamente, di santa Margherita Maria Alacoque e cosa ne hanno detto gli ultimi pontefici, da Pio XII a papa Francesco, con buona pace di Kiko, Carmen e delle loro idee balzane e contrarie a fede e tradizione della Chiesa cattolica.

La tradizione di consacrare il mese di giugno al culto del Sacro Cuore nacque nel 1833 a Parigi nel Convento degli Uccelli dal quale si propagò poi in tutta la Francia ed a partire da papa Pio IX molti papi approvarono questa memoria.
Tale culto è stato donato all’uomo da Dio affinchè “il mondo si riscaldi di nuovo al calore di quei palpiti ed il calore del divino amore lo infiammi un’ultima volta”, come san Giovanni in una visione riferì a santa Gertrude e come l’apostola del Sacro Cuore, la mistica santa Margherita Maria Alacoque, trasmise le seguenti parole di Gesù "per stabilire nei cuori il regno del mio amore".

Santa Margherita Maria Alacoque, suora della visitazione  nata in Borgogna nel 1647, rivelò i doni d’amore dei cuore di Gesù, traendone grazie strepitose per la propria santità, e la promessa che i soprannaturali carismi sarebbero stati estesi a tutti i devoti del Sacro Cuore.
E così nacque la festa del Sacro Cuore e la pratica pia dei primi Nove Venerdì del mese. 

Molti papi ‘incitarono’ i fedeli a questa devozione: nel 1956 papa Pio XII nell’enciclica ‘Haurietis aquas scrisse: “Ma, mentre la Chiesa ha sempre tenuto in alta considerazione il culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, così da favorirne in ogni modo il sorgere e il propagarsi in mezzo al popolo cristiano, non mancando altresì di difenderlo apertamente contro le accuse di Naturalismo e di Sentimentalismo; è da lamentare che non uguale onore e stima, sia nei tempi passati che ai giorni nostri, questo nobilissimo culto gode presso alcuni cristiani e talvolta anche presso alcuni di coloro, che pur si dicono animati da sincero zelo per gli interessi della religione cattolica e per la propria santificazione… E’ necessario quindi tener sempre presente in questo così importante ma altrettanto delicato argomento, che la verità del simbolismo naturale, in virtù della quale il Cuore fisico di Gesù entra in un nuovo rapporto con la Persona del Verbo, riposa tutta sulla verità primaria dell’unione ipostatica; intorno a cui non si può nutrire alcun dubbio, se non si vogliono rinnovare gli errori, più volte dalla Chiesa condannati, perché contrari all’unità di Persona in Cristo, nella distinzione e integrità delle due nature”.

Papa Paolo VI nella lettera apostolica "Investigabiles divitias Christi", pubblicata nel 1965, parla di: “imperscrutabile ricchezza di Cristo (Ef 3, 8), sgorgata dal fianco squarciato del Redentore divino nel momento in cui, morendo sulla croce, egli riconciliò col Padre celeste il genere umano, è stata posta in luce così fulgida in questi ultimi tempi dai progressi del culto al Ss. Cuore di Gesù, che lietissimi frutti ne sono derivati a beneficio della Chiesa… Poiché infatti il Ss. Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, è simbolo ed espressiva immagine di quell’eterno amore, nel quale Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figliuolo unigenito ... nutriamo altresì la fiducia che i fedeli tutti ne sappiano trarre ispirazione sempre più risoluta a configurare al Vangelo la propria vita, a emendare diligentemente i costumi, a mettere in pratica la legge del Signore”.

Papa Giovanni Paolo II nel messaggio del 18 settembre 1984, durante il viaggio apostolico in Canada, ha sottolineato: “Qui tocchiamo più direttamente la realtà del cuore di Gesù.
Il cuore, infatti, è un organo umano, che appartiene al corpo, che appartiene all’intera struttura, alla dimensione spirituale e a quella fisica dell’uomo: ‘E il Verbo si è fatto carne’. In questa duplice dimensione, il cuore trova il suo posto come organo. Ha nello stesso tempo un significato come centro simbolico dell’io interiore, e questo io interiore è, per la sua stessa natura, spirituale. Il cuore di Gesù fu concepito sotto il cuore della Madre Vergine, e la sua vita terrena cessò nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Lo testimoniò il soldato romano che forò il costato di Gesù con la lancia. Per tutta la sua vita terrena il cuore di Gesù fu il centro in cui si manifestò, in maniera umana, l’amore di Dio: l’amore di Dio Figlio, e attraverso il Figlio, l’amore di Dio Padre”
.

Anche papa Benedetto XVI, nella lettera in occasione del 50° anniversario dell’enciclica "Haurietis aquas" (2006), ha sottolineato: “Questo mistero dell’amore di Dio per noi, peraltro, non costituisce soltanto il contenuto del culto e della devozione al Cuore di Gesù: esso è, allo stesso modo, il contenuto di ogni vera spiritualità e devozione cristiana. E’ quindi importante sottolineare che il fondamento di questa devozione è antico come il cristianesimo stesso. Infatti, essere cristiano è possibile soltanto con lo sguardo rivolto alla Croce del nostro Redentore, ‘a Colui che hanno trafitto’… La contemplazione adorante del costato trafitto dalla lancia ci rende sensibili alla volontà salvifica di Dio. Ci rende capaci di affidarci al suo amore salvifico e misericordioso e al tempo stesso ci rafforza nel desiderio di partecipare alla sua opera di salvezza diventando suoi strumenti. I doni ricevuti dal costato aperto, dal quale sono sgorgati ‘sangue e acqua’, fanno sì che la nostra vita diventi anche per gli altri sorgente da cui promanano ‘fiumi di acqua viva'".

 


Infine papa Francesco nella Messa a Santa Marta per la solennità del Sacro Cuore di Gesù ha ribadito: “Il Cuore di Cristo è un cuore appassionato, ferito d’amore, squarciato per noi sulla croce. Il Sacro Cuore è l’icona della passione: fa vedere quanta sofferenza sia costata la nostra salvezza. Quel Cuore svela qual è la passione di Dio: l’uomo."


 O cor Jesu
Inflamma cor nostrum amore tui