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Un esempio di kikolatria: drappi "sacri" che riproducono gli sgorbi disegnati da Kiko (notare il "font" di caratteri kikiani)
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Voglio riprendere un commento kikolatrico del 25/10/2022 postato sotto al thread sulla storia di
Fuentes del Carbonero, per evidenziare quanto il Cammino sia essenzialmente rimasto il medesimo dai tempi delle convivenze all'Hotel Ergife di Roma e anche prima. Questo il commento:
La conversione come si riceve, senza un cammino di conversione? Senza un catecumenato? Come ci si converte, con un atto di volontà? Oppure con una bacchetta magica? Cosa è la conversione per te? Nella Chiesa ci si è sempre convertiti attraverso il catecumenato, che era un metodo, i sacramenti presuppongono la fede, ma per chi non ha fede? Chi non crede all'eucarestia? Chi non crede alla confessione? Ma poi è evidente che non basta solo accostarsi ai sacramenti, alcuni prendono i sacramenti ma non sono cristiani, non fanno una vita cristiana, scappano dalla Chiesa. Non vi rendete conto che siete in un corto circuito? Continuate ad offrire una cosa che non interessa più, la gente nemmeno lì capisce più i sacramenti perché essi presuppongono la fede. La vostra soluzione è superata, bisogna evangelizzare di nuovo la Chiesa non ostinarsi in metodi ormai caduchi e atrofizzati.
Tralasciamo il fatto che questo commento puzza parecchio di pasqualoneria (il nostro ripete questo concetto con le stesse parole come un mantra da anni nel tentativo di estenuarci), chiunque nel cammino potrebbe ripeterlo nello stesso modo. Provate a domandare a 10 camminanti di quelli duri e puri perché serve un "catecumenato" oggi nella Chiesa e vedete in che percentuale vi risponderanno così. Se non volete perdere tempo in questo esercizio di ricerca sociale ve lo dico io: il 100%.
Non si tratta di farina del sacco loro, chiaro, ma della trasposizione pedissequa di quanto predicato da Sankiko e Sancarmen lungo tutto l'arco del Cammino, fissato nei mamotreti e ripetuto a pappagallo dai catechisti pasciuti a eresie dal 1968 almeno fino al 2011 (e oltre). In quasi tutti i volumi il concetto è riportato in diverse declinazioni: la Chiesa moderna è morta, la predicazione non serve più a nulla, il mondo è secolarizzato (?), nessuno più fa una vita cristiana (tranne loro), e così via.
Il Cammino è un "movimento" solo di nome, in realtà è fermo immobile, o meglio ancora cammina sì ma in tondo, come i girotondi e balletti che si fanno attorno alla mensa, in stile tribù centrafricana. La predicazione non ha subito una vera evoluzione, le parole ma soprattutto i concetti sono gli stessi da tempo immemore e modificarli è vietato. Sebbene nello Statuto si richieda che il Cammino si attui "secondo le linee proposte dagli iniziatori", ciò non significa che gli iniziatori non possano modificare queste stesse linee, adeguandosi di conseguenza man mano che il tempo passa e le epoche cambiano (
e in questi decenni del XXI secolo cambiano in fretta usi e costumi, rendendo doveroso un aggiornamento dei metodi di predicazione), o apprendendo dalle proprie esperienze, o errori. Quanto bene farebbe all'arrogante luterano Kiko raccogliere le idee e le proposte delle famiglie inviate in missione o degli itineranti o dei "seminaristi"! Ma ahimé queste persone pesantemente indottrinate non hanno altro compito che riportare le stesse catechesi del 1972 (sbobinatura Hotel Ergife) ai nuovi adepti della setta, ma non possono nulla aggiungere o modificare, pena la
damnatio memoriae. Il Cammino neocat, come dimostrano gli stessi adepti neocat, non è cambiato in niente nei quasi 60 anni di vita.
Chiarito questo, facciamo un piccolo esercizio a uso dei camminanti in buona fede e dei passanti che vogliano informarsi sulla setta e rispondiamo punto per punto alle trite osservazioni dell'anonimo.
1. La conversione come si riceve, senza un cammino di conversione? Senza un catecumenato?
La conversione non dipende da fantomatici cammini. Essa è una disposizione stabile dell'anima che come l'ago di una bussola si orienta a Dio che è il "nord", il punto di riferimento, che con la sua forza attrattiva chiama a Sé tutti i suoi figli in continuazione. È inoltre un dono di Dio, che viene elargito a chi Egli desidera, secondo i profondi desideri dell'anima stessa che a volte grida a Lui senza neppure accorgersene. I casi di conversioni improvvise sono innumerevoli e molti illustri: san Francesco, san Paolo, san Camillo, sant'Agostino; nessun cammino neocatecumenale, nessun itinerario di iniziazione, nessuna riscoperta, nessuna catechesi... Dopo l'iniziale adesione, ciò che serve non sono periodici incontri, versamenti di decime, passaggi, scrutini, piazzate, e così via discorrendo, ma la frequentazione dei Sacramenti, che uniscono alla vita divina della Santissima Trinità e sono il nostro Cielo sulla terra; la conversione va alimentata, protetta e lasciata sviluppare, restando per tutto il pellegrinaggio della vita terrena nella volontà divina, per quanto possibile nelle umane debolezze. Lo dice Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Dives in misericordia (13):
La misericordia in se stessa, come perfezione di Dio infinito, è anche infinita. Infinita quindi ed inesauribile è la prontezza del Padre nell'accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita. Da parte dell'uomo può limitarla soltanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, cioè il perdurare nell'ostinazione, contrastando la grazia e la verità, specie di fronte alla testimonianza della croce e della risurrezione di Cristo.
Pertanto, la Chiesa professa e proclama la conversione. La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia, cioè quell'amore che è paziente e benigno a misura del Creatore e Padre: l'amore, a cui «Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo», è fedele fino alle estreme conseguenze nella storia dell'alleanza con l'uomo: fino alla croce, alla morte e risurrezione del Figlio. La conversione a Dio è sempre frutto del «ritrovamento» di questo Padre che è ricco di misericordia. L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo «vedono», non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a lui. Vivono, dunque, in stato di conversione; ed è questo stato che traccia la più profonda componente del pellegrinaggio di ogni uomo sulla terra in stato di viandante.
E vale la pena citare il vangelo di Luca e la predicazione di Giovanni il Battista, che annunciava un battesimo con acqua per la conversione:
[Lc 3,7] Giovanni dunque diceva alle folle che andavano per essere battezzate da lui: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? [8] Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento, e non cominciate a dire in voi stessi: "Noi abbiamo Abraamo per padre!" Perché vi dico che Dio può da queste pietre far sorgere dei figli ad Abraamo. [9] Ormai la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero dunque che non fa buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».
Sono quindi le quotidiane opere buone, l'esercizio delle virtù nel concreto (non in teorici sentimenti religiosi), l'assiduità nei sacramenti, a mantenere costante la giusta rotta. Non serve nessun cammino neocatecumenale.
Il "catecumenato" citato dal pasqualonide anonimo, come abbiamo più volte spiegato, è una fase dedicata ai non battezzati che desiderano ricevere da adulti il sacramento del Battesimo ed essere incorporati nella Chiesa. Continuare a definirlo così conferma solo che per i neocatecumenali il battesimo dei bambini fuori del Cammino non vale niente. La fantasiosa "riscoperta" del Battesimo altro non è che una baggianata che maschera il vero intento, ossia condurre i neocatecumenali a un secondo "battesimo" nel fiume Giordano alla fine del Cammino.
2. Come ci si converte, con un atto di volontà? Oppure con una bacchetta magica?
Si, esattamente: è un atto di volontà, che il kikino sprezzante chiama "bacchetta magica", confermato dalla Grazia divina santificante ad avviare la conversione. È Dio a scegliere i modi e i tempi, laddove trova un'anima che desideri conoscerLo. A limitare questo fenomeno infatti non è il peccato, come insegnava Giovanni Paolo II, ma l'uomo che non vuole convertirsi a Dio. Egli rispetta la volontà della Sua creatura e non forza nessuno a seguirLo, così come non lo ha fatto nella Sua prima venuta, quando camminava tra noi.
3. Nella Chiesa ci si è sempre convertiti attraverso il catecumenato.
Questa affermazione è una colossale mistificazione: sin da tempo immemore e con ogni probabilità dal tempo degli stessi Apostoli intere famiglie venivano battezzate, compresi i figli piccoli dopo una singola predicazione (vedi Atti 10,44-48, circa Cornelio in Lidia, in At 16,14ss, del carceriere di Filippi in At 16,33, del capo della sinagoga di Corinto, Crispo, in At 18,8ss, di Stefana a Corinto 1Cor 1,166), e si verificavano allo stesso modo conversioni di intere folle (anche in questo si vedano gli Atti degli Apostoli).
L'affermazione del neocat viene dal fatto che nella Chiesa primitiva l'assoluta maggioranza degli adulti veniva dal paganesimo e doveva essere istruita, per cui era stabilito un catecumenato di durata non ben definita (alcune fonti dicono 3 anni) che servisse a spiegare i fondamenti della fede cristiana. Inoltre la Chiesa dei primi secoli visse in una profonda persecuzione che richiedeva prudenza e nascondimento, da cui il percorso del catecumenato che prevedeva alcune fasi intermedie per assicurarsi che chi non fosse realmente interessato alla conversione al cristianesimo non accedesse a misteri che non era in grado di comprendere.
Dopo la liberalizzazione del cristianesimo il catecumenato venne man mano abbandonato, i missionari si diffusero in tutto il mondo predicando il Vangelo e battezzando i pagani: Nostro Signore non disse "Andate dunque e diffondete un catecumenato a tappe" ma disse «ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» (Mt 28,16-17).
Oggi, anche se le persone non sono più cristiane come un tempo e la fede è in forte crisi, i Sacramenti non possono perdere di efficacia. Il bambino battezzato riceve la Fede in modi misteriosi dalla Chiesa universale che assiste come unico Corpo Mistico e ad esso si appoggia. L'anima inoltre ha una coscienza superiore che travalica quella psichica e vede Dio anche se il bambino nella mente non può comprenderlo. Ecco perché la Chiesa da sempre raccomanda il battesimo dei più piccoli, prima possibile, per la remissione del peccato originale. Il Battesimo da solo è sufficiente a risvegliare il desiderio di conversione perché la Grazia che viene effusa non si può cancellare. Nessun cammino neocatecumenale è necessario.
4. I sacramenti presuppongono la fede, ma per chi non ha fede? Chi non crede all'eucarestia? Chi non crede alla confessione?Non sono sicuro al 100% di cosa l'anonimo intendesse, ma i Sacramenti non presuppongono un bel nulla. I Sacramenti sono efficaci ex opere operato, per il fatto stesso di essere amministrati validamente, e alcuni di essi imprimono un incancellabile carattere; ciò che serve non è la Fede ma lo stato di grazia perché il sacramento sia fruttuoso. Essendo un dono di Dio non c'è nulla che l'uomo possa fare per rendere efficace un Sacramento, esso può essere solo valido o invalido. Se invalido, non è amministrato all'origine, cioè è nullo, non si è mai verificato. Tante persone si sposano senza Fede con il rito religioso, ma se c'è il consenso la grazia è incancellabile.
Per credere all'Eucarestia è sufficiente, come insegnava san Pio X, che il bambino sia in grado di distinguere il pane comune dal Pane eucaristico, ecco perché raccomandava la Prima Comunione in tenera età e sono diversi i casi di santi bambini che l'hanno ricevuta anche a 4 anni: nessuna speciale Fede più alta di credere che Dio esiste ed è presente nel Santissimo Sacramento. La Fede come virtù peraltro è un dono divino e l'uomo non può né concedersela da solo né acquisirla in cammini infiniti per non si sa quali meriti. La fede viene attraverso l'ascolto della Parola di Dio, ma non è un presupposto dei Sacramenti. La volontà di riceverlo rende il Sacramento valido.
Per la Riconciliazione il semplice desiderio di essere perdonati manifestato dal fatto di dirigersi al confessionale è già un atto di contrizione sufficiente a ricevere il Sacramento del perdono. Anche in questo caso nessun cammino e nessun "presupposto". Potremmo continuare con gli esempi, ma mi fermo qui.
È chiaro pasqualoni? Voi come i farisei non entrate nel Regno dei Cieli e impedite a chiunque di entrarvi.
5. Ma poi è evidente che non basta solo accostarsi ai sacramenti, alcuni prendono i sacramenti ma non sono cristiani, non fanno una vita cristiana, scappano dalla Chiesa.
Anche questa è una falsità mostruosa come dimostrato dall'esempio di un esercito di Santi di ogni epoca, fra cui il recentissimo Beato Carlo Acutis, i cui meriti derivavano dal solo essersi accostato frequentemente ai sacramenti. I Sacramenti hanno un potere divino che trascende l'uomo in tutto: è l'equivalente di trovarsi esposti al sole, una persona si abbronza anche se non sa cosa significhi abbronzarsi. Il sole non perde il suo potere solo perché non vogliamo avere la sua luce. Chi prende i sacramenti senza fare una vita cristiana non riceve i frutti dei sacramenti stessi, mentre solo in alcuni casi la Chiesa richiede lo Stato di grazia per la validità del sacramento, stato che si ottiene con una confessione fatta bene (è il caso del matrimonio, dell'ordine sacro, della confermazione). È compito della Chiesa e dei suoi ministri provvedere a ciò. Anche se molte persone poi abbandonano la Chiesa, l'effetto dei sacramenti ricevuti non si può annullare, perciò quel piccolo seme, che resta nella terra dell'anima, forse un giorno porterà frutto in modi impensabili, in tempi imperscrutabili.
Viene il dubbio che i neocatecumenali non credano alla divina Grazia, per loro la vita cristiana sembra tutto un effetto di qualche attività umana, concept by Kiko: vedi Dio io faccio le piazze, faccio l'Eucarestia, faccio la GMG, faccio la convivenza, un passaggio fuerte!
6. Continuate ad offrire una cosa che non interessa più, la gente nemmeno lì capisce più i sacramenti
Il neocatecumenalismo è tutto un "capire" qualcosa, e infatti è un'eresia gnostica-luterana. Triste che un tizio che in teoria dovrebbe amare la Chiesa e Dio dica una cosa così deprimente: "non interessa più", come se i Sacramenti fossero una specie di moda da aggiornare. C'è da dire che sebbene la chiamata sia universale, la Chiesa di fatto è per le moltitudini, non per la totalità, perché non tutti vorranno rispondere a questa chiamata. Il compito della Chiesa non è quello di trascinare la gente per i piedi, ma di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni, fino all'ultimo uomo sulla Terra in attesa del ritorno del Signore, dal che poi la risposta è libera. Dio non vuole robot senza cervello ma figli che coscientemente anche in un unico attimo della propria vita rispondano "sì". Il resto lo farà la potenza di Dio.
Il cristianesimo è semplice, in realtà, non come vogliono far credere certi falsi profeti. L'insegnamento è pubblico, chiunque può ascoltarlo ovunque nel mondo. Non ci sono segreti, tutto è alla luce del sole. Il cammino invece opera nelle tenebre e insegna eresie. La Chiesa non ha previsto mamotreti segreti contenenti formule speciali per cristiani di livello superiore; il Nuovo testamento, il Catechismo e i Sacramenti sono più che sufficienti per vivere una vita degna e aspirare alla santità.
Non fatevi ingannare: l'unica cosa che vogliono, come Simone il Mago, è il potere, l'autorità e il denaro.