Pubblichiamo una nostra traduzione di un articolo di A.Lina, A.Chávez e A.Gómez comparso sul periodico peruviano Altavoz il 29 maggio 2017.
Abuso sessuale, droga e ricatti nella Chiesa:
la storia di Camillo nel Cammino Neocatecumenale
Monsignor Javier del Río; il vescovo di Callao,
José Luis del Palacio, e il sacerdote Víctor Guerrero Timaná coinvolti in una causa per abuso sessuale.
Quando Camillo aveva 18 anni, fu accolto in una organizzazione religiosa chiamata
Cammino Neocatecumenale. Dopo sei mesi dal suo ingresso, è stato violentato dal padre Víctor Guerrero Timanà, un sacerdote della comunità
religiosa.
Questo sarebbe solo l’inizio di una serie di abusi sessuali e psicologici a suo carico, che hanno provocato la sua uscita dal movimento. Come per molte vittime di abusi sessuali clericali, a Camillo ci sono voluti 15 anni per far venire alla luce la sua storia, che qui abbiamo raccolto.
Cos’è il Cammino Neocatecumenale?
Il Cammino Neocatecumenale è un movimento ecclesiale ed un’organizzazione cattolica al servizio della catechesi e sotto la direzione principale dei vescovi. La sua storia risale al 1960, anno in cui il pittore José "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, di professione chimica, fondarono il Cammino – come viene anche chiamato – nel quartiere di Palomeras, a Madrid.
Nell’anno 2002, papa Giovanni Paolo II approvò i suoi statuti. Oggigiorno, raggruppa più di un milione di persone in tutto il mondo.
Proprio quest’anno il Cammino neocatecumenale compie quarant'anni da quando è arrivato nel nostro Paese.
Sono stati l’arcivescovo di Arequipa, Javier del Río, e l’attuale
vescovo del Callao, José Luis del Palacio, ad impegnarsi nella ricorrenza di questa “traversata”, come la chiamano nel proprio sito web ufficiale.
Il Cammino Neocatecumenale ha trovato uno spazio proprio nella
Diocesi di Callao, da dove provengono e operano le sue basi.
Attualmente, affronta dure critiche da parte di un settore dei cittadini della zona che affermano che vengono spodestati i sacerdoti diocesani della zona per
rimpiazzarli con i sacerdoti neocatecumenali.
Il cammino traviato di Camillo
Camillo ha avuto un’infanzia complicata. Nel mezzo dei problemi familiari con i propri genitori, decise di abbandonare la casa all’età di 17 anni e trovò lavoro in una fabbrica tessile a Gamarra. Naturalmente Camillo – senza un posto dove vivere – passava le notti per strada o dentro il proprio luogo di lavoro.
Le cose, nonostante tutto, parvero cambiare per il meglio quando conobbe il sacerdote Miguel Parientes ed ebbe un colloquio con lui. Camillo gli raccontò la propria situazione e questi si disse disponibile ad aiutarlo. Parientes doveva parlare con l’attuale arcivescovo di Arequipa, monsignor Javier del Río, che in quel periodo era attivo come vicario generale del Callao, per vedere come potevano dargli una mano.
Così, Camillo cominciò ad assistere agli incontri del Cammino Neocatecumenale. Secondo quanto ci racconta, il più interessato a coinvolgerlo in quelle attività, era il presbitero Víctor Guerrero. Tramite lui, i suoi primi contatti con il cammino gli fruttarono un alloggio ubicato nella via Haya de la Torre, a Callao, e cominciò ad assistere alle catechesi nel
Seminario Diocesano di La Perla, Cuore di Cristo.
Il tempo trascorreva e il rapporto tra Camillo, il monsignore del Río e il padre Víctor Guerrero si fece più stretto. Secondo il suo racconto, accompagnava Guerrero nei viaggi che realizzava all’interno del Paese.
La prova di ciò sta nella seguente foto, nella quale si può vedere Camillo insieme a Guerrero in un viaggio che realizzarono a Piura.
“Víctor Guerrero era il vice rettore e la mia relazione con lui, all’inizio, era come di un figlio con il padre; cioè, io lo vedevo come un padre e lui mi chiamava figlio”, ricorda.
Però Camillo riferisce che, ad un certo punto, la relazione con padre Guerrero cambiò: il sacerdote avrebbe cominciato a mostrargli un affetto speciale fino a toccarlo “in un modo diverso”. Secondo il suo racconto, i toccamenti furono progressivi. Sarebbero cominciati con abbracci prolungati per arrivare a baci sul collo e sul viso e, infine, toccamenti sui genitali sopra i vestiti. “Mi diceva:
‘Però se a te piace. Altrimenti, dove potresti andare ora? Non hai famiglia, andresti a stare per strada’ ”. Oggi crede che il suo timore di doversene andare fu quello che gli fece sopportare lo stato di cose.
Maledetto Natale
Dicembre del 2001. Víctor Guerrero offrì a Camillo la possibilità di passare il Natale nella casa dei Guillermo “Papo” Barriga – membro della Comunità Neocatecumenale – ubicata in San Bartolo.
Anche Javier del Río gli disse che era una buona idea per non passare le feste da solo. Siccome non aveva nessuno con cui passare le feste, accettò. Una volta terminata la cena della celebrazione, Camillo fu invitato a passare la notte nella stessa abitazione nella quale dormiva Padre Guerrero. Quando ormai tutti si erano addormentati, il sacerdote sarebbe andato nella camera dove dormiva Camillo laddove, ci dice, cominciò con i toccamenti sessuali.
“Voleva baciarmi in bocca e io mi negavo. Mi diceva:
‘Vieni, abbracciami’ ed io non sapevo che fare. Incominciò ad abbracciarmi a toccarmi il sedere, tutto. Gli dissi:
‘Perché fai queste cose con me?’ Stetti male, mi misi a piangere”, ricorda.
Dopo che Camillo lo respinse e lo implorò continuamente di contenrsi, il sacerdote lo lasciò in pace e Camillo si addormentò. Improvvisamente, si svegliò sentendo un dolore intenso: Guerrero l’aveva penetrato.
“Il giorno seguente, ero molto spaventato. Quando rientrammo a Lima, non dissi nulla, e lui neppure”, riferisce Camillo fra le lacrime e con le mani tremanti. È evidente che la cosa lo tormenta.
Camillo racconta che, al rientro in Seminario, Víctor lo ricercò per chiedergli perdono. Gli chiese anche di non raccontare a nessuno ciò che era successo . Ma ciò che era capitato in quella notte del 25 dicembre fu solo l’inizio: dopo quell’incontro, cominciarono le minacce e i ricatti di padre Guerrero allo scopo di continuare ad abusare sessualmente di lui.
Poco dopo, Javier del Río offrì a Camillo la possibilità di lavorare e di vivere nel Seminario stesso, in cambio di un pasto al giorno e di un salario di S/. 200
[200 nuevi sol valevano circa 60 euro, ndt] per i servizi – pulizia e lavori pesanti, tra gli altri – che avrebbe dovuto svolgere in futuro. In questo luogo, Camillo condivideva gli spazi comuni con Javier del Río – che era anche il rettore -, Abel Larrea, Manuel Celestino, Willy Cruz e Víctor Guerrero.
“Non posso negarlo, mi sentii sollevato.
‘Alla fine voglio avere una casa, qui le cose sono differenti, non sarà più come prima’. Passavo la mia vita in vari luoghi, come scappando dalla sofferenza. Dissi: ‘Alla fine, preferisco stare qui’. Cercavo una consolazione, una luce. Javier del Río mi disse: ‘Vieni al Seminario per stare in compagnia’.
Però, una volta sistematosi in Seminario, gli abusi del Guerrero sarebbero continuati e sarebbero diventati più frequenti. Camillo credeva che obbedendo lo avrebbero accettato. Aveva trovato un luogo in cui si sentiva utile. Aveva dove mangiare e dormire e non voleva perderlo. “Cedevo per guadagnarmi la vita, e lui si approfittava di questo. La paura mi dominava, mi teneva legato. A volte andavo in parrocchia, mi cercava, mi baciava”, racconta con la voce incrinata.
Dopo vari episodi, Camillo si armò di coraggio e raccontò a monsignor
Javier del Río i supposti abusi del Guerrero. Questo gli disse che avrebbe parlato con colui che oggi è vescovo del Callao,
José Luis del Palacio, e gli chiese di raccontare quanto successo ai suoi catechisti, fra i quali Carlos Espinoza, fondatore della catena evangelica di farmacie Boticas & Salud, Guillermo la Rosa e César Queto, ambedue ex calciatori e neocatecumeni. Secondo Camillo, questi gli avrebbero risposto che
“se lo avevano toccato era perché Dio lo aveva permesso per la (sua) salvezza”.
Tuttavia, in un’intervista con questo giornale, Cèsar Queto affermò che, per la quantità di tempo passata dal 2003, non ricordava di aver conosciuto Camillo né di essere stato suo catechista. Inoltre l’ex calciatore riferì che non ricordava alcuna denuncia di abuso sessuale a carico di Guerrero.
“Che mi ricordi, nulla di simile. Discutetene col signor Víctor Guerrero”, segnalò. “Nella loro libertà di persone, possono commettere cose che non sono permesse e che Dio non permette, che sono opera del maligno, del demonio”, aggiunse.
Inoltre, Queto affermò che padre Guerrero “sarà sottoposto a giudizio se ha commesso questo delitto”, sebbene precisò di non sapere se la denuncia fosse certa.
Infine, chiarì che la partecipazione al Cammino Neocatecumenale è totalmente libera e che uno può entrare ed uscire quando gli pare, per la qual cosa l’azione di ciascuno è responsabilità personale, non del Cammino Neocatecumenale”.
Altavoz
[il giornale, ndt] si è messo in contatto con Guillermo La Rosa, che ha dichiarato di non conoscere Camillo. L’ex calciatore ci chiese di richiamarlo, ma non abbiamo ottenuto risposta. D’altra parte, abbiamo tentato di metterci in contatto con Carlos Espinoza, ma non abbiamo avuto successo, e Boticas & Salud ci ha riferito di non poterci mettere in comunicazione con lui.
Un'altra pensata che ebbe Del Río fu di trasferirlo alla Parrocchia Maria Madre de la Paz, ubicata a Surco.
“Non potevo restare nella Parrocchia Maria Auxiliadora perché Victor andava lì. Per questo mi trasferirono a Maria Madre de La Paz e lì raccontai i fatti ai fratelli
[di comunità neocatecumenale, ndt]. Fu un errore, e quelli lo presero come se il problema fossi io. Io raccontavo perché non potevo tenermelo per me e quelli lo vedevano come un “Ah Camillo, racconta sempre la stessa storia”
Il monsignor del Río decise allora che la scelta migliore fosse che Camillo smettesse di vivere in Seminario e gli affittò una sistemazione, ma solamente per due mesi. Passato questo tempo, si ritrovò nuovamente senza domicilio. Fu a quel punto che padre Victor Guerrero venne a cercarlo e gli offrì di affittargli una stanza in cambio del suo silenzio su quanto successo. “Se non stai con me, non portai vivere nella stanza”, gli diceva.
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| Cronologia |
Ricordatevi questo nome:
Víctor Guerrero Timaná
Víctor Guerrero è un sacerdote diocesano, incardinato nella diocesi di Callao, che appartiene all’arcidiocesi della Chiesa Cattolica in Perù.
Ebbe la propria formazione sacerdotale nel Seminario Redemptoris Mater insieme a Javier del Río, attuale arcivescovo di Arequipa.
Nel 1997, quando l’allora vescovo di Callao nominò del Río rettore del Seminario “Corazón de Cristo”, il padre Guerrero faceva l’economo nello stesso Seminario e, nell’anno 1999, fu nominato vice rettore fino al 2004. Successivamente si trasferì alla parrocchia Maria Auxiliadora, nel Callao.
Guerrero si presentò a Camillo come una sorta di “guida spirituale”. Gli offrì la sua amicizia e la possibilità di guidarlo nel Cammino Neocatecumenale, che comprende una serie di passaggi che, secondo ciò che predica il movimento, si devono seguire per arrivare a Dio.
Però, dopo il primo presunto abuso, la relazione tra i due cambiò: Guerrero ricattava Camillo minacciando di toglierli il luogo dove viveva se gli resisteva.
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| Victor Guerrero (Facebook, post pubblico) |
“I tuoi occhi vedranno cose strane
e la tua mente dirà perversità”
(Proverbi 23,33)
Lo stato d’ansia di Camillo lo portò a consumare cocaina fino a raggiungere elevati livelli di dipendenza. Guerrero aveva propiziato e finanziato l’uso di questa droga. Secondo la sua testimonianza, gli dava sempre da S/. 5 a S/. 10 per comprare una dose al giorno e per non raccontare a nessuno degli abusi subiti.
Camillo ricorda anche che padre Guerrero lo portava in discoteche gay e in una sauna chiamata “Olimpus” – anch’essa frequentata da omosessuali – ubicata nel Callao. Un giornalista di questa rivista ha provveduto a visitare questo locale e, quando ha chiesto del padre
Víctor Guerrero, un massaggiatore ha risposto che
“il pretino” veniva da loro il lunedì, martedì o mercoledì, tutte le settimane.
La dipendenza dalla cocaina portò Camillo ad entrare, nel 2006, al
centro di riabilitazione Virgen de Fátima, ubicato nel distretto di Zapallal. Secondo quanto riferito, il trattamento sarebbe stato pagato dalla Comunità di Maria Madre de la Paz.
Camillo lasciò il Cammino neocatecumenale nel 2009, dopo aver affrontato il
Secondo scrutinio del movimento, nel quale lo esortarono a vendere i suoi beni e a donare il denaro alla chiesa. Secondo quanto ci racconta, tutto il suo patrimonio consisteva in un materasso e i vestiti, che provvedette a vendere per S/. 60.
Ai neocatecumenali non parve sufficiente e lo chiamarono idolatra. “Mi dicevano che non mi staccavo dai miei beni. Fu allora che decisi di andarmene”.
Il lato oscuro di Javier Del Río,
attuale arcivescovo di Arequipa
Secondo quanto riferito da Camillo, quando decise di raccontare ciò che succedeva con il padre Víctor Guerrero Timaná all’attuale arcivescovo di Arequipa, cioè monsignor Javier del Río, questi gli disse che il padre Guerrero “era un essere umano e poteva sbagliare”.
“Non capisco perché Javier (del Río) non abbia fatto nulla. Sebbene suoni assurdo, io Javier l'ho sempre ammirato. Senza dubbio, tutta questa ammirazione si offusca: come posso ammirare chi non ha detto nulla dopo ciò che gli ho raccontato? Questo è la fine di tutto. Ho molta paura, molta rabbia! Mi sento differente dalle altre persone, sì, io mi sento diverso. Mi hanno distrutto la vita. Sì, mi hanno distrutto. Mi sento nervoso, piango per ogni cosa. Sono impaurito, ho tentato di suicidarmi, mi sento differente dagli altri”, oggi racconta.
Questo giornale si è messo in contato con monsignor Javier del Río, che ha negato di aver mai ricevuto una denuncia per abuso sessuale. Senza dubbio ha riconosciuto che, nell’epoca in cui fu nominato rettore del Seminario, il padre Guerrero svolgeva le funzioni di economo. D’altra parte, ha ammesso anche che Camillo frequentava la parrocchia di Maria Auxiliadora e “ che era portato avanti molto bene dal padre Guerrero”, per il fatto che, in quegli anni, la parrocchia era a lui affidata.
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| Mons. Javier del Río Alba |
Oggi: José Luis del Palacio
Il nostro giornale ha preso contatto anche col vescovo attuale del Callao, José Luis del Palacio, che ha risposto ad una serie di domande inviate tramite e-mail. Ha affermato di conoscere mons. Del Río e padre Víctor Guerrero Timaná (quest'ultimo fin da circa il 1987).
Il vescovo attuale del Callao ci dice invece che nel 2001 – anno in cui Camillo gli avrebbe raccontato dell’episodio con Guerrero Timaná – era missionario a Lima e in altri dipartimenti del Perú. Ha negato di conoscerlo ed ha affermato di non conoscere denunce di abusi sessuali a carico del Guerrero.
Il nostro giornale ha contattato tre volte il vescovado del Callao per chiedere informazioni su come contattare Víctor Guerrero Timaná, ma il personale ha rifiutato di fornirle. Siamo anche riusciti a contattarlo telefonicamente due volte, ma in entrambe le occasioni ha rifiutato di rispondere sulle accuse a suo carico. D’altra parte, ad oggi, il vescovado del Callao afferma che - a seguito delle nostre comunicazioni -
ha avviato un’inchiesta “a norma del diritto canonico” contro il Víctor Guerrero, secondo quanto affermato dal vicecancelliere Carlos E. Echeverría.
(traduzione a cura di Valentina Giusti)