lunedì 14 novembre 2022

Il Cammino è possibile solo grazie al modernismo

Insistiamo a far notare ai lettori di questo blog che la radice fondamentale dell'eresia neocatecumenale è il "modernismo".

Non spiegheremo qui i contorni filosofici e teologici del modernismo. Ci limiteremo a far osservare che il pensiero "modernista" si basa ultimamente sulla convinzione che l'errore e la verità avrebbero gli stessi diritti. Perciò Kiko e Carmen, "iniziatori" del Cammino, hanno potuto esalare un mucchio di panzane, errori, vere e proprie eresie, presumendo di avere come minimo la stessa dignità delle verità di fede che la Chiesa insegna da venti secoli.

...e neppure questa volta
dicono chi sono
Il cosiddetto "itinerario" inventato dai due spagnoli eretici ha addirittura la pretesa di portare alla fede cattolica. Sarebbe come se un bambino capriccioso impastasse sabbia e acqua di mare e dicesse di aver reinventato l'elettronica. Non è che etichettando "resistenze" e "condensatori" quelle polpettine di sabbia avverrebbe la magia. Non è che ricordando che nella sabbia c'è anche silicio, che l'elettronica improvvisamente prende vita. La fede cattolica non è il magico prodotto di qualche estemporanea invenzione. La fede è un dono di Dio. Per desiderarla, per alimentarla, per rafforzarla, occorre fidarsi della Chiesa che per venti secoli l'ha nutrita, promossa, diffusa, per esplicito mandato del Signore; Kiko e Carmen si sono illusi di sostituirsi alla Chiesa, si sono illusi che il loro errore avesse la stessa dignità della verità insegnata dalla Chiesa... si sono dati da fare per crearsi il loro piccolo impero in cui essere capi riveriti, osannati, temuti, e soprattutto pagati. Il Cammino è andato avanti fino ad oggi grazie all'ignoranza dei suoi adepti.


Un anziano giornalista se la prendeva con certi politici «privi di cultura generale, adoratori di una modernità che non hanno i mezzi intellettuali per capire nelle sue insidie e nelle sue falle e imposture: per questo la adorano come un idolo, i “Mercati”, la Scienzah, i Diritti… Una classe dirigente che crede alla propria propaganda…»

Sembra la descrizione dei facinorosi kikolatri:

- "privi di una cultura generale" sulle cose della fede. È inaccettabile che un qualsiasi "itinerario" di formazione cattolica non faccia conoscere gli elementi fondamentali della fede. Sul serio, Kiko va blaterando che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa e rinviabile a piacere («il Signore ti ha già perdonato... domani, se vuoi, sigillerai in confessione...») e nessuno dei kikolatri riconosce il madornale errore;

- "adoratori di una modernità che non hanno i mezzi intellettuali per capire nelle sue insidie e nelle sue falle e imposture": i kikolatri sono convinti che ciò che era di grandissimo valore per i santi fino a ieri, oggi sarebbe da buttare perché "preconciliare". Per esempio la Messa tridentina - quella celebrata da padre Pio da Pietrelcina - per loro è fumo negli occhi, è qualcosa da dimenticare e da abolire. Nella propaganda neocatecumenalizia le carnevalate kikiste-carmeniste del sabato sera sarebbero "adatte ai tempi odierni", ma non sanno spiegare perché - non hanno i "mezzi intellettuali" per capirlo, dunque non hanno alcuna intenzione di ascoltare chi dimostra che il Cammino ha ridotto la liturgia a uno spettacolino autogestito, ha ridotto la dottrina a fastidioso orpello, le devozioni a esteriorità per vecchiette "cristiane della domenica" (tranne nel caso in cui c'è da fingere devozione per la defunta cofondatrice del Cammino)... Non sanno spiegare perché una cosa che era valida fino a ieri (padre Pio) oggi sarebbe da rigettare con furiosa forza;

- "adorano come un idolo la modernità": ve lo ricordate Kiko che nella primavera 2013 si leccava i baffi gasatissimo dall'aver visto che il neoeletto Bergoglio aveva comandato di togliere gli inginocchiatoi dalla cappella Sistina? «Questo vuol dire qualche cosa! Questo vuol dire qualche cosa!» gridava, senza avere il coraggio di dire a chiare lettere il suo sogno: il divieto di inginocchiarsi davanti al Santissimo. (E infatti se parlate con qualche kikos vi dirà che l'adorazione eucaristica è tenuta talmente in gran conto nel Cammino che... è stata -nientemeno!- allestita una cosiddetta "cappella dell'adorazione" nella Domus kikiana in Israele, e quindi l'adorazione si può fare lì e solo lì; non sia mai che un kikolatra tradisca il proprio divin Kiko e si metta ad adorare il Signore Dio dell'Universo presente nel Santissimo Sacramento);

"Restaurata solo grazie allo sforzo
e al lavoro del Cammino neocatecumenale"
Sì, per farne una meta del proprio
turismo religioso
- «"Mercati", "Scienzah", "Diritti"...»: anche i kikolatri hanno i loro dogmi, "piccola comunità", "evangelizzazione", "testimonianza"... Notare la grande somiglianza concettuale: la critica non era ai mercati, alla scienza, ecc., ma alla loro perversione. Così, noi qui critichiamo non l'evangelizzazione (quale cristiano la criticherebbe mai?) ma il fatto che i kikolatri chiamano abusivamente "evangelizzazione" la propaganda della loro setta; qui critichiamo non la possibilità di vivere in modo comunitario la fede (che storicamente è avvenuta in tantissimi modi, non solo "parrocchia") ma il fatto che i kikolatri chiamano abusivamente "comunità" solo l'attivismo kikolatrico (come se l'intera Chiesa avesse sbagliato per venti interi secoli e fosse rinata solo grazie al comunitarismo kikiano-carmeniano, ed infatti, ad eccezione di quando devono "farsi notare", evitano in ogni modo qualsiasi iniziativa comunitaria cristiana); qui non critichiamo la necessità della testimonianza per ogni cristiano, ma il fatto che i kikos chiamino "testimonianza" i loro discorsetti preconfezionati ("io non faccio aborti risse divorzi discoteche: il Cammino mi ha salvato il matrimonio!") coi quali sentirsi nettamente superiori ai "cristiani della domenica";

- «una classe dirigente che crede alla propria propaganda»: esattamente come quella del Cammino Neocatecumenale, esattamente come quella dell'Unione Sovietica. Notare che l'URSS collassò all'improvviso proprio perché credette troppo ai numeroni inventati dalla propria stessa propaganda, giungendo al punto di chiedersi dov'era la crescente Produzione e il moltiplicarsi di Fabbriche.


In filosofia il concetto di "modernità" è grosso modo riassumibile così: «riconoscere alla verità e all'errore gli stessi diritti».

Applicatelo alla liturgia: "la liturgia cattolica è quella del Messale ma noi del Cammino celebriamo Variazioni Liturgiche che son molto belle, oh come sono belle, son proprio sentitissime".

Applicatelo alla dottrina: "la dottrina cattolica è quella del Catechismo ma noi del Cammino facciamo «esperienza», mica ci mettiamo sui libri (a proposito, avete comprato i libri di Kiko? e i libri di Carmen?), mica facciamo come i «cristiani della domenica»".

Applicatelo all'ubbidienza al Papa e alla Chiesa: "noi del Cammino siamo ubbidientissimissimi al Papa e alla Chiesa, che però certe volte «non capiscono il Cammino» e allora in quei casi facciamo di testa nostra, cioè testa di Kiko, per esempio la Lettera di Arinze non esiste, però è stata anche superata da qualcosa ma non ricordo cosa, ma comunque era privata ma è stata subito abolita, e poi nessuno deve intromettersi sul modo in cui celebriamo, poiché la liturkikia ci è stata consegnata da Kiko".


Sia lodato e ringraziato ogni momento...
Se l'errore ha gli stessi diritti della verità, uno smette di seguire la verità e l'autorità che la garantisce, e comincia a seguire le proprie paturnie. "Comunione seduti"? Autoreferenzialità esasperata? Liturgie carnevalesche con diluvio di omelie laicali? "Decime" obbligatorie e con ricatti morali? I cosiddetti "catechisti" arroganti e ignoranti che impongono arbitrariamente scelte di vita ai poveri adepti, fanno nefandezze di ogni genere, e devi continuare a incensarli? "Ma Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?"

Se l'errore ha gli stessi diritti della verità si finisce immediatamente nell'idolatria, nella menzogna, nell'arroganza. "Kiko ha il carisma, chi sei tu per giudicarlo?" "Il Cammino mi ha salvato! Ha salvato il mio matrimonio da ubriachezze, risse, divorzi, discoteche! Noi facciamo evangelizzazione! E voi invece?"

Ricordatevene, specialmente quando i kikolatri blaterano di "ventimila preti per la Cina" (a proposito, a che punto siamo? nel corso di tutta la loro esistenza i seminari neocatecumenali Redemkikos Mater hanno "prodotto" neanche 1800 presbikikos - includendo nel novero quelli poi spretati, quelli poi morti, quelli che poi hanno abbandonato il Cammino -, quanto manca per arrivare a 20.000?), o vi mostrano foto degli "alzati" che stanno in ginocchio davanti a Kiko (e vi dicono "90 ragazzi" quando nella foto super-panoramica non sono neanche 40), "trecento neocatecumenali a cantare sotto la finestra del Papa" (in realtà erano mezza dozzina di cui uno con la chitarrella e uno coi tamburelli, e il monsignore che si affacciò non lo fece per ringraziarli ma per dire di fare silenzio che il Papa era ammalato e doveva riposare), o gli stessi presbikikos e cosiddetti "catechisti" vi dicono ereticamente che «Gesù era un peccatore che ha fatto esperienza del perdono del Padre»...

venerdì 11 novembre 2022

Coerenza evangelica – Incoerenza neocatecumenale


 Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Veterano


"fatemi vedere dopo la grazia sacramentale il cambiamento di costumi e, la trasformazione in meglio, fatela conoscere con la purezza della vita. 

c’è bisogno di una dimostrazione evidente che faccia riconoscere l’uomo novello, affinché distinguiamo con segni evidenti l’uomo nuovo da quello vecchio. Penso che questi siano i moti deliberati dell’anima, per cui essa si stacca dalla vecchia consuetudine, si mette in una via nuova, fa vedere chiaramente ai suoi conoscenti d’essere diventata tutt’altra e non conserva più segno di quel che era prima. 

Prima del battesimo c’era un uomo scostumato, avaro, rapace, oltraggiatore, bugiardo, calunniatore e con altri simili vizi. Adesso diventi modesto, sobrio, contento della sua roba, anzi generoso a soccorrere i poveri, sincero, rispettoso, gentile nel parlare ed esercitato in ogni lodevole attività. Perché come con la luce scompare il buio e non si vede il nero se viene dipinto in bianco, così l’uomo vecchio scompare quando si adorna delle opere di giustizia……………………………Tale deve essere la rinascita: troncare la consuetudine del peccato e vivere da figli di Dio, poiché tali siamo diventati con la grazia del battesimo” (S. Gregorio di Nissa, Disc. Sul battesimo di Cristo). 


Risuonano spesso nella memoria, ancor oggi a distanza di tanto tempo, le parole uscite dalla bocca di Kiko: “Mica sei entrato nel Cammino per diventare santo?”. D’impulso verrebbe da rispondere: “No, sono entrato per diventare peggiore di prima!”. Ma di norma si resta muti e basiti. Con simili frasi - una oggi, una domani - Kiko è solito forgiare, pian piano i suoi. Dopo qualche anno ciascuno sa cosa lo aspetta nel neocatecumenato. Questa nuova consapevolezza si accompagna - nel 90% dei casi, più o meno - ad un totale asservimento mentale, psicologico e spirituale, anche questo perseguito ad arte da Carmen e Kiko, una vera e propria strategia. Se solo il cervello si connette e provi a dialogare o peggio ancora ad eccepire, vieni subito irretito:
“Il Cammino si fonda sull’obbedienza ai catechisti, senza pensare”;
“Pensi forse di essere più intelligente di me?”;
“Tu devi essere legato a noi”. 


Col tempo te lo spiegano bene cosa significa essere “legato”. Devi aver rinunciato a tutto, lasciato tutto, per dipendere totalmente dal Cammino, in primis sul piano economico – fondamentale per laici non consacrati -, tu e la tua famiglia (cosa gravissima, rispetto alle responsabilità e doveri verso i figli e che ti rende completamente ricattabile). Poi viene tutto il resto. Ecco che ora la loro dottrina può impregnarti del tutto, Questo il loro scopo primario. E tu ti presti a sperimentarla su te stesso e a trasfonderla – pari pari – agli altri. Con i frutti deleteri e marci di cui su questo Blog abbiamo ampiamente e dettagliatamente rendicontato nel dettaglio.


Quante volte abbiamo detto o sentito dire, anche comunemente: “Mica sono un santo?”. Frase per giustificare nostri o altrui comportamenti che non corrispondono a ciò che è scritto nei Vangeli che non tolgono niente, ma indicano all’uomo una vita migliore per essere felici: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15, 11; cfr. Dt 5, 33) e santi come Dio: “Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro Dio” (Lev. 20, 7; cfr. Lev 11, 44-45; 19, 2; Mt 5, 48; Gc 1, 4). Il pensiero che non siamo chiamati alla santità, e quindi la convinzione che non possiamo nulla contro la nostra precarietà, è un qualcosa che ha sempre cercato di farsi strada all’interno della Chiesa Cattolica, ma non ha mai trovato spazio come è avvenuto, invece, nella chiesa protestante. 

Interessante mettere in relazione due frasi che hanno pronunciato prima s. Agostino e dopo Lutero: 

Pecca fortemente, ma ancor più fortemente confida e godi in Cristo (s. Agostino)


Sii peccatore e pecca fortemente, ma più fortemente credi e godi in Cristo che è vincitore del peccato della morte e del mondo (Lutero)


Come si vede due frasi analoghe, molto simili, anzi molto probabilmente Lutero ha ricopiato, riadattato e fatta propria quella di s. Agostino per dimostrare ancora di più che il suo pensiero era cattolico, perché espresso precedentemente da uno già riconosciuto “Dottore” della Chiesa. Questo dimostra che i proverbi, le frasi famose, i detti sapienziali, specialmente quelli inerenti alla religione e quindi al mondo spirituale, non devono essere usati come verità assiomatiche non passibili di errori di interpretazione, ma bisogna calarli nel contesto del discorso o collegarli al concetto che l’autore sta trattando conformemente alla sua spiritualità. 

Grazie a Dio s. Agostino ha anche detto “Ama e fa ciò che vuoi” ridimensionando e gettando luce sulla precedente affermazione, perché è sicuro che chi Ama veramente Dio, Ama anche l’altro e non ha più alcuna intenzione, con volontà ferma, di peccare; chi pecca uccide il prossimo e Dio in se stesso. Si coniuga perfettamente la regola rabbinica fondamentale di non interpretare mai nulla nella Scrittura contro la gloria di Dio

Ora, come interpretare la doppia affermazione di s. Agostino? 

Che la “passione” per Cristo deve superare la passione per il peccato, perché il godimento che si prova con Lui supera notevolmente quei promessi piaceri corruttibili che poi si rivelano fittizi quando si pecca. Agostino era certo di rivolgersi ad un popolo di peccatori ai quali vuol far conoscere la Buona Notizia del Vangelo! Agostino li vuole conquistare e introdurre nel Regno dei Cieli: anche per loro c’è un posto nella Chiesa. Da buon conoscitore di se stesso (tutti conosciamo la sua vita prima della conversione e quante lacrime è costata a s. Monica) sa con certezza che la “passione” per Cristo riesce a dissipare come nebbia al sole ogni altra passione mondana e che, se si comincia a godere di Lui che è la “Parola” vivente, come sarà mai possibile continuare a stare nel peccato?

Pecca fortemente, ma ancor più fortemente confida e godi in Cristo

Agostino non pretende un cambiamento moralistico dei peccatori, li farebbe scappare immediatamente da lui e dalla Chiesa, ma dà un consiglio da fratello maggiore: quello di godere di Cristo. Il successivo abbandono dei peccati è solo una sicura conseguenza che provvisoriamente viene nascosta all’interessato. La frase di Agostino comincia con un presente: Pecca fortemente, per arrivare ad un futuro prossimo ma ancor più fortemente confida e godi in Cristo e noi possiamo aggiungere con il senno di poi: affinché non pecchi più, in accordo con quanto dice diverse volte Cristo: “E non peccare più” (Gv 5, 14; Gv 8, 11) o quanto afferma sempre Giovanni nella sua lettera: “Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio” (1 Gv 3, 9). 

All’opposto, la frase di Lutero è molto ambigua perché comincia con un futuro: Sii peccatore condizione imperativa che regna sulla vita di ogni persona che pecca fortemente. E’ vero che continua ma più fortemente credi e godi in Cristo che è vincitore del peccato della morte e del mondo, ma questo contraddice il “Sii peccatore”.
Questa triste condizione per i protestanti dura tutta la vita e non se ne può in alcun modo uscir fuori con la nostra volontà. Non esiste la confessione, il perdono sacramentale, ma solo “La Grazia”.
Ricordo che per i protestanti esistono solo due sacramenti: Il Battesimo e l’Eucarestia visti come “segni” e non perfetti dispensatori della “Grazia santificante”. E nell’Eucarestia non credono alla presenza reale di Cristo.

Ma Kiko fa qualcosa di peggio. Perché si inserisce lui e si pone come unico mediatore tra il riconoscersi peccatore e la salvezza con l’annuncio del suo Kerigma. Tutto passa per l’”udito”: ascoltare e credere e - di pronto – si genera la “creatura nuova” e inizia la “gestazione”. Utero è la “piccola comunità” nella parrocchia, cordone ombelicale i catechisti che tutto comandano e ci si salva a grappoli attraverso l’obbedienza cieca sempre ai propri catechisti.

Si fa un unico conto nella comunità neocatecumenale tra chi pecca “più fortemente” e chi meno e chi non pecca affatto. 

“Dio ti ama così come sei”.

         Violenta predicazione di Kiko,

              sensazionale ed emotiva

Che nel contesto diventa aberrante. Il Cammino è una gnosi, come ben descrive Lino Lista, ciò che conta è conoscere che sei un “peccatore che non può non peccare” per il quale ogni pretesa di migliorarsi è assurda, moralista, stigmatizzata da Kiko e Carmen e bandita dalle salette.

Come tu sei il Kerigma te lo mostra. E tanto basta.
A questo si riduce il Cammino. Il di più, ossia il desiderio di non più peccare la volontà di santificarsi, sono ridotti a pura superbia spirituale.

Cosa ne è, per costoro, di chi non ascolta il Kerigma kikiano e resta nell’ignoranza?
Di chi non entra nel C.N., come di chi ne esce?... ...alla buon’ora (visto che mai finisce né porta da nessuna parte)?
Non è dato saperlo.

Di quelli che chiamano “i salati”, nella migliore delle ipotesi, o “i giuda”. A seconda della collocazione nell’esaustivo disegnino kikiano che circoscrive e comprende l’intera umanità in una balorda semplificazione rapportata al Cammino

Tutto il mondo kikocentrico


Sii peccatore e pecca fortemente, ma più fortemente credi e godi in Cristo che è vincitore del peccato della morte e del mondo (Lutero).

       “La morte ma non peccati”

            San Domenico Savio


La frase di Lutero non si può interpretare in maniera rabbinica - non interpretare mai nulla nella Scrittura contro la gloria di Dio - perché contiene una contraddizione:  

Che si possa continuare ad essere peccatori e buoni cristiani contemporaneamente, perché i cristiani sono salvati per la grazia e non per le opere (Rm 11, 6; 2 Tm 1, 9). 

Parole di Paolo che interpretano a supporto della “teologia della giustificazione”, mentre non vogliono assolutamente mettere in opera la volontà a migliorarsi

Cosa che i protestanti e tutti coloro che aderiscono a questa teologia, non considerano fondamentale nè fattibile, anzi, credono che dietro questa volontà si nasconda quel moralismo e quella ipocrisia che molti cattolici mostrano con il loro comportamento e usando la Parola di Dio come arma per distruggere il prossimo. 




Oggi come allora, Cristo dice ai Farisei che sono ipocriti (12 volte nel vangelo di Matteo, una volta in Marco e due volte in Luca). 

Oggi e in tutti i tempi passati, questo pensiero protestante ha cercato di insinuarsi nella Chiesa Cattolica e molte volte riuscendovi; portando le persone a credere che ogni cosa che si potesse fare per il proprio innalzamento spirituale è un inutile volontarismo che non gioca a favore della salvezza, essa è già predestinata. Un certo estremismo protestante afferma che di sicuro, fin dal momento della nascita dell’individuo, è già predisposta la salvezza o la perdizione eterna. A conferma di questa teoria abbastanza dubbia, inverosimile e priva di senso, portano come riprova il salmo che dice: “Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno” (Sal 127, 2).

Salmo che se si legge nella forma interlineare e dal suo inizio, si capisce immediatamente ciò che vuole dire: tutto è inutile se al centro della nostra vita non c’è l’avvento del regno dei cieli sulla terra, tutto il resto è vano perché sparirà con la nostra dipartita, come pula dispersa al vento per usare un’altra espressione di Davide (Sal 1, 4). D’altronde il salmo citato è rivolto ai Suoi amici, che hanno discernimento per intendere, e solo Abramo, in tutto il Tanak, è chiamato Amico di Dio e, per diventare tale, egli ha combattuto fortemente contro la mentalità del secolo per un continuo miglioramento, tant' è vero che il suo figlio è diventato immagine del figlio spirituale

Tutti i Santi e Padri della Chiesa Cattolica hanno confermato questo con espressioni che non lasciano spazio al dubbio (come abbiamo evidenziato in premessa): 

Chi ha in se qualcosa di ingiusto non può essere considerato giusto, anche se crede in colui che ha risuscitato il Signore Gesù dai morti, poiché l’ingiustizia non può avere niente in comune con la giustizia, né la luce con le tenebre o la vita con la morte. Così, anche a coloro che credono in Cristo, la fede non può essere ascritta a giustizia se non depongono il vecchio uomo con le sue azioni ingiuste. Ugualmente, come la giustizia non può essere attribuita all’ingiusto, così neppure il pudore può essere attribuito all’impudico, l’equità all’iniquo, la generosità all’avaro, la pietà all’empio fino a che costoro non getteranno via i vecchi abiti dei vizi e non si avvicineranno all’uomo nuovo, creato secondo Dio, “che si rinnova, per una piena coscienza, a immagine del suo creatore” (Col 3, 10). Gesù “è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato resuscitato per la nostra giustificazione” (Rm 4, 25), per mostrarci che anche noi dobbiamo aborrire e respingere tutto quello che è stato motivo della Sua morte. Se infatti crediamo che egli è morto per i nostri peccati, come non considerare estraneo e avverso ogni peccato, a causa del quale sappiamo che il nostro Redentore è stato messo a morte? Se ancora manteniamo qualche legame o amicizia col peccato, dimostriamo di non tenere in nessun conto la morte di Gesù Cristo, abbracciando e seguendo proprio quello che egli ha combattuto e vinto. È stato messo a morte per i nostri peccati, ed è risorto per la nostra giustificazione. Se siamo risorti con Cristo, che è la giustizia, e camminiamo in novità di vita, cioè viviamo secondo giustizia, Cristo è risorto in noi, per la nostra giustificazione. Se invece non abbiamo ancora deposto l’uomo vecchio con le sue azioni, ma viviamo nell’ingiustizia, oso dire che Cristo non è ancora risorto per la nostra giustificazione, né è morto per i peccati nostri. Se credo questo, come posso amare quello per cui subì la morte? Se credo che egli è risorto per la mia giustificazione, come può piacermi l’ingiustizia? Cristo dunque giustifica soltanto coloro che, sull’esempio della Sua resurrezione, si sono rivestiti di una vita nuova, gettando via come causa di morte i vecchi indumenti dell’ingiustizia e dell’iniquità. -Dopo una breve disquisizione su cosa sia la Pace, conclude- Se uno dunque è in pace con Dio ed è riconciliato con il sangue di Cristo, non abbia più niente in comune con ciò che è nemico di Dio(Dalle catechesi di Origene sacerdote). 


Su un’ultima cosa resta da interrogarsi: come mai il Divino Maestro riservi le sue espressioni più dure proprio alla classe dirigente (leggi, nel nostro caso, quelli che reggono e comandano nel Cammino: Kiko, gli iniziatori e gli itineranti e tutti i presbiteri a codazzo)

Si compie che sulla Cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei ipocriti… e questi falsi profeti e maestri, mentre pretendono di salvare gli altri, perdono rovinosamente per primi se stessi.

Gesù Cristo, per far notare che questo processo non è avvenuto nella classe dirigente dell’epoca, li denuncia dicendo: “Allora il Signore gli disse: Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e d’iniquità; Stolti! Chi ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l’interno? Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo” (Lc 11, 39-41).
I vangeli, come la Torah, sono sempre riferiti ad un tu, alcune volte ad un noi, ma mai ad un voi, quindi dobbiamo cercare innanzitutto di conoscerci e agire di conseguenza nel dare in elemosina l’usufrutto delle rapine e delle iniquità che il vangelo denuncia.

Sono prima gli annunciatori che devono mettere in pratica per se stessi!

Quali sono gli usufrutti della rapina e dell’iniquità che dobbiamo dare in elemosina? Ci viene incontro il Vangelo di Zaccheo che è stato iniquo e ha rapinato tutta la vita il suo prossimo: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto” (Lc 19, 8). Zaccheo sta distribuendo i suoi beni estorti con inganno, ma l’elemosina non è questa, piuttosto quella che fa verso se stesso: spogliarsi di ciò che lo rendeva iniquo e ladro affinché si rendano vere anche le parole di Paolo: “Ci preoccupiamo infatti di comportarci bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini” (2Cor 8, 21; cfr. Mt 5, 16; At 24, 16; Rm 14, 18). E se qualcuno con l’iniquità e la rapina non si è arricchito come Zaccheo, ma ne ha usufruito solo per acquistare potere e fama è la stessa cosa. Bisogna devolvere il loro usufrutto per gli altri, cioè facendo acquistare potere e fama a chi ci sta intorno e specialmente a Cristo ricordandoci le parole di Giovanni il Battista: “Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 30).


Ma costoro si sono messi al centro, e Kiko si è seduto sul trono.

Madre di ogni Grazia, ora pro nobis!


                                                                                                                   (da Veterano)

martedì 8 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Quinta parte: La mancanza di bellezza porta al suicidio, dice Kiko

Estratto del mamotreto di Inizio Corso 2022/23, pag. 27. Dichiarazioni di Kiko:

"Mi piacerebbe molto parlare della bellezza, anche della creazione, perché l’Ecclesiastico dice che ogni cosa nella natura che Dio ha
creato canta la bellezza dell’altra. Vuol dire che nella natura c’è un linguaggio d’amore, un contenuto. Il segreto della bellezza è questo linguaggio d’amore:
la tersura del cielo, l’azzurro del cielo canta la bellezza delle nuvole che sono come cotonate, ossia ogni cosa canta la bellezza dell’altra. È Parola di Dio. E dipingendo questo si capisce subito. Anche uno sfumato aiuta a vedere la bellezza di una riga netta. Per esempio, la natura del cristallo esalta la bellezza del rugoso, il rugoso canta il cristallo nel senso che ama la tersura, la durezza del cristallo. Questo dialogo d’amore sta in tutta la natura. Il problema, perché si dia l’artista, sono le proporzioni: quanto di rugoso, quanto di liscio… le proporzioni. Per questo la matematica è molto importante.
[...] quando tutto è brutto stai malissimo, hai una sensazione di malessere, quando vai in un posto pieno di spazzatura, che puzza, stai malissimo. Per questo la mancanza di bellezza porta alla disperazione, al suicidio: per questo l’estetica è importantissima."


Il Cristo Giudice - Cappella Sistina
Capolavoro non apprezzato da Kiko che vuole
"risanare la rottura
che l’arte ha vissuto dal XV secolo in poi
"


Un concatenarsi di elementi perfetti derivante da una matematica definibile divina che Kiko richiama ma non annette a sé. La motivazione è palese: Kiko predilige la bruttezza.

Salmo 19:
“I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle mani annuncia il suo firmamento. Il giorno al giorno ne trasmette notizia e la notte alla notte ne dà comunicazione”.

La bellezza è ordine e armonia, un incontro di estasi e meraviglia con ciò che ci eleva ed edifica. Le proporzioni, nominate da Kiko ma da esso mai applicate - basta un colpo d'occhio rivolto alle sue creazioni per accorgersene e nutrire un singolare sentimento di intima insoddisfazione - consentono ai nostri sensi di percepire la realtà contemplata nel suo insieme, la quale, per procurarci diletto, deve essere adeguata alla capacità dei sensi di percepirla, con la vista ad esempio. Dunque, se all'ordine corrisponde il guadagno, al caos si associa la perdita: la perdita di uno sguardo appagato, la perdita della tranquillità intima e spirituale, lo smarrimento della pienezza e l'instaurarsi del vuoto. I fuoriusciti dal cammino che hanno fatto esperienza della famosa kenosis kikiana, ritrovandosi a scendere i gradini della perdizione che implicano uno studio approfondito e crudele della propria intimità, conoscono perfettamente queste emozioni.

Per essere chiari: il caos non può essere bellezza perché non svela la Verità.

“Bellezza è verità e verità è bellezza. Questo solo sapete sulla Terra ed è quanto basta” scriveva il poeta inglese John Keats.

Il segreto e il mistero della bellezza potrebbero esser sunte, osando umilmente, in una formula matematica (siccome Kiko disquisisce di matematica), a tal proposito il tedesco Kepler coniò l’espressione “proporzione di Dio”, per esplicare il piacere divino che l’occhio umano prova nell’osservare una particolare proporzione, la quale può essere impiegata in tutti i campi del sapere, dalla matematica alle arti, e si rintraccia ovunque nel creato, 'dai fiori di qualche centimetro alle grandi galassie cosmiche'.

Se parliamo di propozioni, e Kiko è il primo a farne riferimento volendo addirittura darne spiegazione, non possiamo prescindere dall'aprire una parentesi sul "regalo" distribuito alle comunità come simbolo dell'attuale 'inicio de curso', vale a dire la rappresentazione di San Pelayo realizzata, come è facile intuire, da Kiko. Le parti costitutive del disegno in discussione risultano disarmoniche, squilibrate e stravaganti, oltre che irriverenti. 

Ma ancora più esplicito è il "ricordino" confezionato per l'annuncio del periodo di Avvento 2020. In quel caso furono riprodotte due figure Sacre, Gesù e San Giovanni Battista, caratterizzati da una testa sproporzionata e contornati da tratti infantili e sciagurati che rivelano la mancanza di dedizione e pace dell'artista.

Un'altra immagine degna di evidenziazione è la Pietà di Argüello, la quale assomiglia in modo sconcertante ad un'opera di Pietro Cosentino raffigurante San Francesco e il Cristo. Da notare (in foto) che nel disegno di Kiko sulla mano della Madonna si ritrovano in trasparenza anche le stimmate presenti sulla mano del san Francesco di Cosentino; la cosa è  strana davvero e a qualcuno potrebbe far pensare che ciò sia segno di incapacità e al contempo presunzione, oltre che di sgraziato scopiazzamento. 

Pietro Cosentino / Kiko Argüello
  

Kiko realizza delle deformità deliranti e delle estetiche amorfiste, pertanto ci si chiede: come è possibile che dei fedeli assetati di bellezza si ritrovino inconsciamente morti disidratati a causa della bruttezza? Perchè se la bellezza è un termine suggestivo, evocativo, con un suono gentile che è presagio di amore e di verità, la bruttezza è il perfetto inverso. Perchè lì dove la Bellezza non è più diffusa, come nel cammino nc., la bruttezza riesce spesso eparadossalmente a soppiantarla, riuscendo ad "impressionare" l’immaginario con modelli che, pur laidi e sgangherati, veicolano un senso apparente di "potenza" che può divenire trascinante e a-ccattivante (ossia, capace di "recludere", nel senso etimologico del termine).


Ce ne parla Lino Lista nel suo libro "Il Fango e il Segreto" (pag. 59):

- Non c'è bellezza, in tutto ciò che non conduce all'Altro e all'Altrove, ma soltanto al Cammino e ai suoi luoghi. Non può esserci bellezza in un'estetica che, dentro le forme, racchiude costantemente il pensiero dell'iniziatore, la comunità e il suo operare. È come nella celebrazione eucaristica neocatecumenale dove [...] il Sacramento è vissuto come finalizzato al banchetto conviviale e nella durata del banchetto comunitario circoscritto: "All'inizio qui non c'è nient'altro che lo spazio cosmico e, dopo, non rimane altro che lo spazio cosmico: il Signore è passato". [...] Esiste una corrispondenza biunivoca tra l'estetica neocatecumenale e la sua teorizzazione. La questione, quindi, più che estetica è teologica.

 

 
👆Altri esempi di ispirazione artistica👆


Sul rapporto controverso fra Kiko e l'arte, possono essere letti i seguenti articoli:
 
 
 

sabato 5 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Quarta parte: Rispondiamo al questionario nefario

Come al solito anche in questo Annuncio di Inizio Corso non poteva mancare il questionario. Stavolta è particolarmente inappropriato ed imbarazzante. Kiko spara le sue ultime cartucce per conoscere i cavoli vostri fino all'ultima foglia. Leggendo, pensate a quelli che hanno dovuto dare le risposte... a 80 anni (l'età dei pretoriani che vanno alla convivenza con Kiko si aggira intorno a questa cifra). Pensate anche che, dopo le risposte ai questionari, scatta subito la fase del gruppo di auto-aiuto neocatecumenale contro le dipendenze da pornografia, se ti classificano come caso grave.

Ma fa tutto da solo, Kiko, o glielo preparano, l'interrogatorio da reality show? E chi glielo prepara? Gli psicologi discernenti e scrutinanti del Cammino? E se gli psicologi del Cammino ne sanno di psicologia quanto i PresbiteriRM™️ di teologia


Ma andiamo a leggere direttamente il mamotreto a pag. 35:
INTRODUZIONE AL QUESTIONARIO
Mentre il nostro intorno si separa ogni giorno di più dalla Rivelazione e dal Vangelo, marciando a gran velocità verso l’apostasia e il paganesimo, noi siamo rafforzati dal Signore con tanti doni che non ci meritiamo: come l’avere un cammino di riscoperta del Battesimo, l’essere aiutati dai catechisti, il vivere la fede in una comunità cristiana; i tanti giovani, le vocazioni, le famiglie in missione, i seminari, ecc.
Ottima pubblicità, peccato che abbiano passato mezzo mamotreto a parlare di problemi di dipendenza dalla pornografia nel Cammino, che affliggono padri di famiglia, giovani, presbiteri RM...
In questo varco che si apre tra noi e il mondo, pensiamo sia importante:

1. non scandalizzarci, perché siamo chiamati ad amare ogni uomo, ateo, pagano, mussulmano, immigrato…, con lo stesso amore di Cristo;

2. l’essere disposti ad annunziare Cristo, salvezza eterna per ogni uomo, e ciò sappiamo che si fa fondamentalmente attraverso la comunità cristiana. In questo senso, cellula base della comunità cristiana, è la famigliachiesa domestica, dove l’uomo si fa adulto e si prepara a ricevere il destino celeste che gli affida il Signore.

Se ci soffermiamo un momento sulla famiglia, vediamo che in questa situazione di “marcia verso l’apostasia” della nostra società, la realtà più attaccata dal demonio è la famiglia: i media, l’ambiente, la scuola, la società in genere, con le sue manifestazioni sulla sessualità, la pornografia, l’ideologia gender, lo spaccarsi delle coppie dappertutto, il divorzio rapido, il matrimonio omosessuale, le coppie di fatto, l’aborto, l’eutanasia, la solitudine, la mancanza dei figli, l’ateismo - soprattutto a livello tecnologico e scientifico -, i cambiamenti sociali del internet, ecc…, ecco possiamo dire che la famiglia si trova al centro di una battaglia in atto.

La nostra esperienza ci mostra che famiglia e comunità cristiana sono un binomio vincente oggi di fronte al paganesimo…

Ricapitolando il discorsone di Kiko: "bisogna evangelizzare, perché il mondo è pieno di atei, di pagani, di mussulmani e di immigrati. È la comunità (neocatecumenale), che evangelizza il mondo. La cellula della comunità è la famiglia. E la famiglia è sotto attacco da parte del mondo. Quindi, se si vuole evangelizzare gli atei, i pagani etc.., bisogna prima sanare la famiglia (neocatecumenale)."

Par di vedere un cane che si morde la coda. Auguri a chi volesse entrare nella testa di Kiko per capire:

1. Come Kiko definisca ed identifichi la famiglia, dal momento che ogni nucleo familiare neocatecumenale si deve dissolvere nel Cammino e, per decreto kikiano, non è in grado di autoconservarsi a prescindere dalla vita di comunità. Poi, quando i genitori, in quanto sudditi morali dei catechisti, non riescono né a contenere se stessi né ad educare i figli, la soluzione del Cammino è... ancora più Cammino!

2. Come Kiko riesca a distinguere tra problemi e soluzioni. Le soluzioni che il guru cerca di assegnare ai problemi della famiglia - problemi che il Cammino, con le sue dinamiche tipiche, ha contribuito a consolidare - non sono altro che ulteriori aggravanti dei soliti meccanismi decennali neocatecumenali di avvelenamento familiare: isolamento dall'esterno, mentalità fatalista e connivente con il male, simbiosi con la comunità, violazione del foro interno, intromissione dei catechisti nella vita coniugale ...

Andiamo a leggere le domande del questionario kikiano. 

La prima domanda contiene la solita esazione feudale della tassa di sudditanza morale al Cammino.  

Domande:

1. Dopo tutto ciò, sinceramente, puoi testimoniare che il Cammino Neocatecumenale ti ha aiutato a riscoprire e vivere il valore del corpo, della sessualità, del matrimonio e della famiglia o la vita in castità secondo il piano di Dio? Dì fatti concreti!

Prima domanda, prima contraddizione:
Non si può essere al medesimo tempo casti e pudichi e raccontare i propri fatti concreti davanti a tutti, neppure velatamente. Neppure il confessore richiede i dettagli a cui sono abituati i neocatecumenali, anzi, ne fa volentieri a meno. Non è affatto detto che tutti abbiano gli stessi fatti concreti da raccontare. La crudezza esibizionista di alcuni scandalizza molti. Il voyeurismo di altri alimenta mostri. L'affidamento di giovani ad adulti disordinati, nelle comunità, ha dato luogo a gravi problemi ed abusi.

La purezza inizia dal cuore dell'uomo, dall'amore a Dio a quello per il prossimo. L'istruzione cristiana in materia è sana e ben ordinata quando è presentata in modo generale e lascia i singoli a meditare alla luce della carità, senza forzarli ad esprimersi o ad ascoltare le testimonianze altrui. A ciascuno compete poi un santo sforzo di volontà, sostenuto dalla grazia divina che si può invocare anche fuori dal Cammino, anche prima delle catechesi iniziali. Ma su questi fatti il lumacone cingolato Kiko è sempre passato con ghignante sufficienza.

Rispondiamo quindi al Kiko come ci hanno insegnato i Gesuiti: con altre domande. 

Rispondi! Di' fatti concreti, Dón Kikolón, se ci riesci!

1. Kiko (e compagnia cantante): perché hai combinato e scombinato un'enormità di matrimoni, hai preteso figli su figli da sacrificare all'altare del Cammino (in questo caso l'altare diventa sacrificale eh, furbacchione) ma tu no, non ti sei sposato e neppure ti sei riprodotto (e hai fatto benissimo)?

1 bis. E non ti sei neppure consacrato, cosa che hai invece imposto ai tuoi adepti celibi, nubili ed indecisi. Come mai?

2. Perché proteggi i pedofili e, soprattutto, i "tuoi" presbiteri e catechisti pedofili? Che esempio di castità danno, loro, in comunità?

3. Perché nel Cammino viene chiesto di violare il vincolo sacro del matrimonio ed i confini della famiglia, per raccontare a tutti cosa succede tra gli sposi o ai figli?

4. Piuttosto: quali sono i confini della famiglia, dal momento che i panni della famiglia vengono lavati non nel lavatoio di casa ma in comunità? 

5. Se, come tu hai voluto, la famiglia si fonde nella tribù della comunità, come può la famiglia essere nucleo cristiano, dal momento che non è neppure definita fuori dal Cammino e se, anzi, tu stesso la minacci di disgregazione e perdizione in caso dovesse allontanarsi da esso?

6. E quanto alle tue pratiche da comunità di alcolisti anonimi, cosa pensi che succeda, abituando la gente a questo tipo di discorsi inappropriati: che la gente diventa più pudica o che si abitua allo sciorinamento delle intimità coniugali e familiari?

7. Cosa intendeva dire San Paolo con la frase: "Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie!" (Ef. 5, 3-8)? Consigliava il santo di parlarne il più possibile  - per passare poi dalle parole agli atti - oppure di seguire il proverbio "lontano dagli occhi (orecchi), lontano dal cuore", per utilizzare piuttosto il tempo prezioso in azioni di grazie, invece che in risonanze e scrutinii?
 
Continua il questionario 
e va ad invadere la privacy dei figli del Cammino:
2. Nella trasmissione della fede ai figli, soprattutto nelle lodi della domenica, vi preoccupate, marito e moglie insieme, di trasmettere la visione cristiana del corpo e della sessualità? Si vive nella tua famiglia il senso del pudore e del rispetto dell’altro? Parli con i tuoi figli di quanto vedono in televisione, in internet, o ascoltano nell’ambiente della scuola o con gli amici? Cerchi di aiutarli nel combattimento che debbono sostenere, anche andando spesso contro corrente?
Come vedi i tuoi figli in rapporto al fidanzamento cristiano?
Quali difficoltà trovi per portare a compimento la tua vocazione?

E continuano le nostre risposte gesuitiche:

8. A Kiko: ma che ### te ne frega?! Sei confessore? Sei direttore spirituale? Perché mai qualcuno dovrebbe rendere conto a TE della sua vita matrimoniale e familiare?!

9. Perché sei così libidinosamente fissato con lo spremere pubblicamente i fatti altrui?

10. Cosa provi internamente nel tuo io più intimo (se ne hai uno), dopo aver indotto la gente ad una messinscena collettiva fatta di esibizionismo e voyeurismo, mentre tu stesso dirigi ed ascolti? Di' fatti concreti! Avverti forse come un sentimento di ordine e pulizia o ti senti magari lurido e putrido?

11. Come pensi che questa tua perversione voyeuristica abbia influito sulle dottrine strampalate con cui ci ammorbi da quasi un secolo, complici alti prelati afflitti dalla tua stessa degenerazione?

12. Sarà mica forse-forse per colpa dei metodi del Cammino, se le convivenze dei giovani abbondano di droga, sesso e rock'n roll?!

Rispondi! Non è difficile!

Terza ed ultima domanda del questionario, con la quale Kiko pianta il becco direttamente nelle carni dei propri adepti, andando a frugare per cercare i frutti di conversione:
3. Il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo, come dice S. Paolo: come vivi tu oggi il rapporto con il tuo corpo dal punto di vista cristiano: apprezzi il valore della castità, anche nel matrimonio, come donazione di te stesso a Dio e all’altro, e come segno concreto della dimensione escatologica, celeste, che ha il tuo essere persona?

Rispondiamo. 
Ma insomma, Kiko:

13. Ti ritrovi ormai un Cammino malandato che ti scivola tra le dita, un Cammino che prometteva il centuplo quaggiù e l'eternità e si scopre invece afflitto da gravi problemi di dipendenza da pornografia, tanto da doverne parlare in lungo e in largo (più che degli ipotetici miracoli della Santacarmen!) annaspando per cercare soluzioni che non si trovano. Secondo te - e te la mettiamo facile, metti una crocetta sul punto corrispondente:

A. È solo un caso! Cose che succedono. Insistiamo come abbiamo sempre fatto, procuriamo che le magagne non saltino fuori (perdonate e dimenticate!), altrimenti finisce che mi fate chiudere il Cammino! Tiremm innanz!

B. È la diretta conseguenza di decenni di dottrine (e pratiche) perverse e squilibrate, le quali, a loro volta, discendono direttamente dalle perversioni mai sanate dei personaggi che hanno ideato e propagandato queste dottrine.

Fine delle domande. 
Poi hanno formato i gruppi, nei quali hanno trascorso due orette di reality show ed infine, a sorteggio, i fortunati estratti hanno lavato i loro panni più o meno sporchi davanti a tutti e davanti a Kiko:
Formazione dei gruppi. Si lavora fino alle 18, cominciate a lavorare alle 15:30 circa. Alle 18:15 passano gli autobus e siete qui alle 18:45. Alle 19 cominciamo ad ascoltare i segretari dei gruppi, che siederanno nel presbiterio. Allora dovete eleggere un segretario che parlerà qui, si lavora dalle 15:30 fino alle 18.

Ore 18:45 – Esperienze di alcuni fratelli sul questionario - Risposte di alcuni fratelli (a sorteggio). I fratelli delegati dai propri gruppi siedono in presbiterio. Kiko sorteggia il numero del gruppo e il fratello sorteggiato dà brevemente la propria esperienza.

"E dirò sempre le stesse cose viste sotto mille angoli diversi, cercherò i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i visi che si sono persi, canterò soltanto il tempo... E via, e via, e via parole vane che scivolano piane dalle chitarre. E se ne vanno e vibrano, non resta niente, un suono che si sente e poi scompare..." (cit.)

- Poi, ho iniziato a tradire mia moglie, a ***, a ***, ho *** e persino ***, e addirittura ***...
- Ma quanti peccatacci contra sextum, sei veramente il più bravo di tutti noi!

mercoledì 2 novembre 2022

Inizio Corso 2022-23. Terza parte

Completiamo l'analisi della catechesi di don Pezzi, riportando alcune sue indicazioni ai catechisti  neocatecumenali a partire da pag.65 del mamotreto della Convivenza di Inizio Corso 2022/2023. Qui la prima e qui la seconda parte del nostro commento.

"INDICAZIONI AI CATECHISTI SUL DISCERNIMENTO
IN CASI DI DIPENDENZA (Internet, alcol, droghe, pornografia, ecc.)

Il Rito dell’Iniziazione cristiana degli Adulti, parlando degli Scrutini (n. 25,1), dice  che gli scrutini “mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le  buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli  scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e  infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti”. È proprio dell’Iniziazione cristiana illuminare e curare le “manchevolezze e le storture del cuore degli eletti perché siano sanate”: la Chiesa ha coscienza di ciò che c’è nel cuore degli eletti, come proprio del cuore dell’uomo ferito dal peccato."
Scrutini neocatecumenali
Fermiamoci qui, per constatare un ennesimo voluto stravolgimento del RICA (il Rito d'Iniziazione dei Cristiani Adulti, per la preparazione  al battesimo degli adulti).

La frase citata dal Pezzi infatti, tratta dall'introduzione del RICA, è introdotta infatti in questo modo: 

Durante questo tempo si fa più intensa la preparazione spirituale, che ha più il carattere di riflessione spirituale che non di catechesi, e viene ordinata a purificare il cuore e la mente con una revisione della propria vita e con la penitenza, e a illuminarli con una più profonda conoscenza di Cristo salvatore. Tutto questo si realizza attraverso vari riti, specialmente con gli scrutini e con le consegne (traditiones).

1. Gli "scrutini", che si celebrano solennemente di domenica,(...)

Il testo del RICA continuava poi con la parte citata dal presbitero ex comboniano don Pezzi:

mirano al duplice scopo sopra accennato, cioè a mettere in luce le fragilità, le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate, e le buone qualità, le doti di fortezza e di santità, perché siano rafforzate. Gli scrutini infatti sono predisposti per liberare dal peccato e dal demonio e infondere nuova forza in Cristo che è via, verità e vita degli eletti.

È  chiaro? Gli "scrutini" previsti dal RICA si celebrano di domenica, nella liturgia della Messa.

Mettiamo di seguito la spiegazione di cosa siano gli scrutini nella iniziazione dei catecumeni della Chiesa Cattolica e la loro tempistica:

158. Gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono   che presiede la comunità, perché dalla liturgia degli scrutini anche i   fedeli ricavino profitto e nelle orazioni intercedano per gli eletti.
159. Gli scrutini si svolgono nelle Messe degli scrutini che   si celebrano nelle domeniche III, IV e V di Quaresima; si scelgano le   letture del ciclo «A» con i loro canti, come sono assegnate nel   Lezionario domenicale e festivo. Se, per ragioni pastorali, non si   possono tenere in queste domeniche, si scelgano altre domeniche di   Quaresima o anche giorni feriali particolarmente adatti. Tuttavia la   prima Messa degli scrutini sia sempre la Messa della samaritana, la   seconda del cieco nato, la terza di Lazzaro (nn. 386-389).


Quindi gli scrutini sono celebrati dal sacerdote o dal diacono e si svolgono nel corso della Messa di tre domeniche, la III, la IV e la V di Quaresima.

Ecco come si svolge ad esempio il 1° scrutinio nel RICA:  

PRIMO SCRUTINIO          

 160. Il   primo scrutinio si celebra nella III domenica di Quaresima, usando le   formule che si trovano nel Messale (Messa rituale «Per gli scrutini   battesimali») e nel Lezionario domenicale e festivo, ciclo A (cfr nn.   386-387).
OMELIA
 161.
   Nell'omelia il celebrante, soffermandosi sulle letture della sacra   Scrittura, spiega le ragioni del primo scrutinio, tenendo presenti sia   la liturgia quaresimale come anche l'itinerario spirituale degli eletti.
PREGHIERA IN SILENZIO
162.
   Dopo l'omelia, gli eletti insieme con i padrini e con le madrine si   dispongono davanti al celebrante. Questi, rivolgendosi anzitutto ai   fedeli, li invita a pregare in silenzio per gli eletti per chiedere in   loro lo spirito di penitenza, il senso del peccato e la vera libertà dei   figli di Dio.
Poi, rivolgendosi ai catecumeni, invita anche loro a pregare in silenzio   e li esorta a esprimere anche esteriormente il senso della penitenza o   inchinandosi o inginocchiandosi. Infine conclude con queste parole o con   altre simili: 
Eletti   di Dio, inchinatevi   [oppure:            inginocchiatevi ]   e pregate. 
Gli   eletti si inchinano o si inginocchiano. Tutti pregano per qualche tempo   in silenzio. Poi, secondo l'opportunità, tutti si alzano.
Preghiera per gli eletti
Esorcismo
Congedo
Messa

Il secondo e il terzo scrutinio si svolgono nello stesso modo, con formule e preghiere diverse.

Ora, se torniamo a quanto detto dal presbitero neocatecumenale Pezzi, colui che si è fatto formare dai due laici Carmen e Kiko nei primi anni '70 dello scorso secolo, ci rendiamo conto che ha riportato una frase del RICA, cioè che gli scrutini servono "a mettere in luce le fragilità,  le manchevolezze e le storture del cuore degli eletti, perché siano sanate" omettendo la prima parte del paragrafo, in cui si specifica che si tratta di riti celebrati nel corso tre Messe di Quaresima dal sacerdote o dal diacono; 
chi ascolta (e si fida delle parole del presbitero senza controllare) è portato a credere invece che il RICA stesso preveda un vero e proprio esame del candidato atto a portare alla luce le sue fragilità eccetera, il che è esattamente  ciò  che i catechisti neocatecumenali fanno subire ai loro adepti nel corso dei loro scrutini: dei veri e propri interrogatori pubblici sulla vita privata ed intima del neocatecumeno, spesso una scarnificazione della coscienza.

Stabilita questa prima grossa "bufala", senza nessuna difficoltà  visto che l'uditorio è già aduso da decenni a questo errore (ma dobbiamo ricordare che questa  catechesi dovrà essere riportata dal presbitero o dal catechista dell'equipe a tutte le comunità del Cammino, anche a quelle più  giovani e ancora senza esperienza nel corso delle convivenze "di riporto"), don Pezzi prosegue a vele spiegate affermando:

"In alcuni casi queste “storture” possono assumere forme di addizione grave che hanno bisogno dell’intervento di uno specialista, cioè non è sufficiente il processo normale di iniziazione cristiana, con i tempi propri di essa, perché la “ferita” ha  bisogno di essere affrontata con una cura appropriata. Dove e quando questo si dà – pochi casi e ben definiti – si può (e anche si deve) ricorrere al “medico specializzato”."
N.B: con "addizione" il presbitero non intende parlare di operazione matematica, ma probabilmente intende una "dipendenza".

Hanno il rimedio per tutti i mali...
Cosa si intende qui in particolare? Che alcune problematiche personali del soggetto che ha avuto la disgrazia di entrare nel Cammino  neocatecumenale, invece che essere confidate nel confessionale per ricevere sia l'assoluzione sacramentale, sia la direzione spirituale  da parte del sacerdote, vengono prima di tutto confessate in pubblico nel corso dello scrutinio-interrogatorio, in secondo luogo diventerà  materia di esame da parte di un pool di laici senza alcuna preparazione psicologica che dovrà decidere se la "stortura" è  "meno grave" e quindi possono trattarla loro con comodo (come non si sa...) oppure se è  grave e va consultato uno specialista.
Ricordiamoci che questa seconda opzione, pur suonando come un campanello di allarme - visto che appunto, tali decisioni debbono essere prese individualmente e con la guida del solo sacerdote, tenuto al segreto confessionale o adempiendo al ruolo di direttore spirituale, oppure anche, se si tratta di un minore, con l'aiuto dei genitori - sono pur sempre sempre un "progresso" visto che fino a poco tempo fa i catechisti neocatecumenali pensavano di risolvere anche i problemi psichici più gravi con la propria illuminata saggezza e a suon di urlacci.

Andiamo avanti. Continua don Pezzi:

"A questo proposito è di fondamentale importanza non confondere i due campi e i  ruoli distinti degli attori che possono intervenire:
1. Nell’iniziazione cristiana è il “catechista” – l’equipe che la porta avanti 
Prima un colloquio privato con il capo equipe e poi con tutta l’equipe e con il 
presbitero a stabilire modalità e tempi per sanare manchevolezze e storture, secondo il  processo di iniziazione e con i mezzi adeguati;
Andare a pregare 3 giorni in monastero o altre soluzioni, andare a messa tutti i giorni".
Il team dei catechisti diagnostica la patologia
È  chiara la successione del protocollo di intervento? Prima lo scrutinio davanti a tutti, in cui il singolo "confessa" la sua dipendenza e tutti ma proprio tutti, la sanno. In secondo luogo il colloquio privato con il capo équipe. Chissà  a cosa serve questo colloquio. Poi con tutta l'equipe  e, bontà  loro, il presbitero, per decidere come "sanare le storture".
Poi prosegue con i consigli. Mentre alle coppie in crisi li mandavano a fare il viaggio di nozze, anche qui hanno il "pacchetto" di soluzioni bell'e pronte: 3 giorni a pregare oppure a Messa tutti i giorni. Soprattutto la seconda delle due sarebbe un consiglio da dare a tutti sempre, invece i catechisti se lo riservano  per trattare i casi che sfuggono al loro controllo e per cui non basta la messinscena del sabato sera.
Di seguito vengono le distinzioni:
"2. Nel caso della dipendenza è il medico che deve operare secondo le procedure proprie della “medicina”. Può sorgere un problema dovuto alla particolare  condizione della dipendenza che toccando un ambito non fisico, ma  psicologico (neurologico e quant’altro), può sovrapporsi al campo spirituale  proprio dell’iniziazione cristiana, confondendosi con il compito proprio del  catechista.
Qui bisogna essere chiari: il catechista non può diventare psicoterapeuta, curando una addizione grave che non è di sua “competenza”, e lo psicoterapeuta non deve  diventare catechista, perché anche questo non è di sua competenza. Anche se il  catechista ha una formazione specifica nel settore.
Il catechista è chiamato a fare un discernimento con la grazia del suo ministero catechetico vedendo se ci sono segnali seri che fanno sospettare una dipendenza e se è il caso invitare quella persona a sottomettersi con umiltà alla valutazione di uno  specialista per accertare il reale livello della dipendenza e se essa richiede l’intervento dello specialista. Passo previo il sacramento della riconciliazione che aiuti in questo  percorso".
Qui vediamo come la confessione è  consigliata solo come un "passo previo", una formalità  a cui essere avviati da parte dei catechisti; gli stessi che poi valuteranno se e quando avviare il tapino dal medico o dal neurologo o altro specialista.
Bontà sua, il Pezzi consiglia ai catechisti di non vestire il camice bianco e operare direttamente sul paziente, dopo aver diagnosticato il male e inviato la persona dal prete per la "formalità" della confessione.
Catechista discernente all'opera
Certo non sappiamo esattamente da dove tragga la convinzione che "Il catechista è chiamato a fare un discernimento con la grazia del suo ministero catechetico" anche perché non ci risulta che i catechisti praticoni neocatecumenali siano stati investiti di alcun ministero catechetico e che soprattutto tale ministero dia loro il compito di occuparsi dei problemi di salute e soprattutto di situazioni che riguardano il foro interno del singolo.

La preoccupazione di don Pezzi però è che gli eventuali gruppi di recupero non distolgano l'adepto dalla frequenza del Cammino: sa bene che uno dei primi consigli di qualsiasi psicologo sarebbe quello di cambiare "ambiente", visti gli effetti negativi che esso provoca. Quindi si cautela:
"È bene indirizzare questa persona a gruppi di terapia cattolici o almeno rispettosi del percorso di fede della persona – on line o di presenza a seconda della scelta dell’interessato – che possano aiutarlo nel processo terapeutico di guarigione."
E anche:
"Per venire incontro alla necessità di trovare Istituzioni o Centri che si occupano della prevenzione a queste dipendenze o del recupero delle persone può essere utile cercarle nell’ambito delle proprie Chiese locali, verificando però che siano in sintonia 
– o che per lo meno non si oppongano – al percorso di fede delle persone."
... e cioè  che non si oppongano alla frequenza  del Cammino neocatecumenale.
Perché  il loro obbiettivo  non è  il benessere psichico e spirituale  della persona, ma l'interesse del loro movimento.

Ma, siccome il peggio non ha mai fine, addirittura il dottor Pezzi (dottore honoris causa, sicuramente dopo questi suoi interventi, in psicoterapia dell'età  dello sviluppo) attribuisce al RICA l'affermazione che il lavoro del terapeuta non deve interferire con il sacro compito del catechista neocatecumenale!

Sentite cosa dice a questo proposito:
"Sulla base di quanto affermato dal RICA (OICA) appare anche ben definito il lavoro del terapeuta che non dovrebbe mai interferire né sovrapporsi al cammino di fede del paziente, perché esso mira a “liberare dal peccato e dal demonio” e infonde “una forza nuova in Cristo”"

Appare appena il caso di ricordare che nel RICA è  il rito, detto Scrutinio, che viene celebrato dal sacerdote o dal diacono nelle tre domeniche di Quaresima, con le letture le preghiere e le benedizioni a liberare dal demonio e a dare una nuova forza in Cristo, non le follie da "piccolo chirurgo" e "medico fai-da-te" dei seguaci del tuttologo Kiko!

Il RICA, d'altra parte, si occupa della preparazione  del  candidato a ricevere il Sacramento  del Battesimo, non prevede interrogatori e intrufolamenti  nel foro interno del catecumeno da parte di ignoranti laici camuffati da esperti discernenti.

Il RICA non si occupa di recupero da pornografia o altre dipendenze. Il RICA non mette di mezzo terapeuti, psicologi o altro, soprattutto Il RICA non si sostituisce alla coscienza del singolo ne' tantomeno all'educazione e all'accudimento dei genitori nel caso di minori.

Se facessero a Kiko
il test delle macchie di Rorschach
In conclusione, tutto questo sforzo organizzativo - ormai da tre anni a questa parte l'allarme dipendenze è continuo e costituisce l'argomento principe dell'Inizio corso neocatecumenale - cela il fallimento della formazione del Cammino, e il tentativo di dare valenza ecclesiale al proprio operato stravolgendo il testo dell'iniziazione dei catecumeni al battesimo è fin troppo evidente.

Il presbitero don Pezzi non è comunque nuovo a queste discutibilissime operazioni sui testi del Magistero cattolico, e in particolare su quello del RICA. Rimandiamo alla lettura delle dichiarazioni fatte nell'Inizio Corso del 2017 (parte 1 e parte 2).

Un'ultima osservazione  riguarda la strategia neocatecumenale: quando si tratta di stilare delle linee guida per la difesa dei minori e dei fragili dall'abuso sessuale e psicologico, si rifiutano dichiarando d'essere una fondazione e non un'associazione; quando invece si tratta di fare interventi pesanti e senza alcun controllo sulla vita dei propri adepti, allora si dimenticano d'essere una fondazione e si mettono a fare i super-psicologi, in grado di definire quando, per esempio un minore nell'età dello sviluppo, sta attraversando una normale crisi o è in un momento di fragilità (o così dichiara d'essere) o quando si tratta di una situazione scompensata o di una patologia. Ma soprattutto la cosa più grave è  che lo fanno a partire da una violazione del foro interno che chiamano "scrutinio" mistificando lo scrutinio dell'iniziazione cristiana degli Adulti.

Prima erano solo "per adulti"; poi sono diventate "'per giovani e adulti"; ora sono "per tutti". Ma non dicono mai la cosa fondamentale, cioè che sono catechesi per entrare nel Cammino neocatecumenale, non semplici ed innocui incontri parrocchiali

(Fine terza parte)