Proseguiamo con la lettura della Catechesi sul Cammino dagli Orientamenti alle équipes di catechisti per il secondo scrutinio battesimale del Cammino Neocatecumenale (1977). In questa catechesi Kiko tratteggia le modalità di proseguimento successive al secondo passaggio, in un lungo e contorto discorso dal quale abbiamo estrapolato sette aspetti salienti. Kiko presenta ai fratelli un Cammino di:
3) Sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio.
4) Accettazione supina (salvo privilegi) dei peccati altrui, presentata come amore al nemico.
5) Inclusione di criminali impenitenti, perché nessuna vittima è migliore del suo carnefice.
6) Precarietà, spirituale e materiale, imposta come stile di vita. (Parte I, Parte II)
7)
Siamo alla seconda parte: Un cammino di opposizione agli sforzi verso la santità, considerati idolatrici.
Invertendo l'importanza di necessario ed accessorio, Kiko "pittura", sopra alla santità definita da Madre Chiesa, la sua immagine di santità: quella di un santo "puzzolente"(es. a pag. 19), pieno di difetti, repellente al senso comune, che però "ha lo Spirito".
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| Dal Concorso Pittorico "Dipingi San Paolo Apostolo" (Giovanni Battista Gaulli detto Baciccio - Francisco Argüello detto Kiko) |
"Il giusto invece, è come il sole, sempre uguale nella sua serenità, qualunque cosa succeda, perché la sua gioia sta nel uniformarsi alla volontà divina, e per questo gode una pace imperturbabile. Pace in terra agli uomini di buona volontà (Lc. 2,14), disse l’angelo ai Pastori. Gli uomini di buona volontà, sono coloro, che stanno sempre uniti alla volontà di Dio, che è sommamente buona, e perfetta: sì, perché Dio infatti vuole il bene e la perfezione.
Nell’ uniformarsi alla volontà di Dio i santi han goduto in terra un Paradiso anticipato. San Doroteo scrive che gli antichi padri mantenevano una grande pace prendendo ogni cosa dalle mani di Dio. Santa Maddalena de' Pazzi al solo sentire pronunciare le parole: "Volontà di Dio", si sentiva così consolata, da uscire fuori di sé, in estasi d'amore.
Certamente le avversità non mancheranno di farsi sentire e di trafiggere il cuore. In questi momenti si soffre molto, ma nel profondo della nostra anima regnerà la pace e la tranquillità, essendo la volontà unita a quella di Dio. Il Redentore disse agli Apostoli: "Nessuno potrà togliervi la vostra gioia… La vostra gioia sia piena" (Gv. 16, 22)."
Nella visione di Kiko, invece, la spinta alla perfezione non può che essere dovuta alla vanità di volersi vedere a posto nello specchio. Leggiamo a pag. 141:
Prima di tutto voglio dirvi una cosa, dirvi che facciate bene attenzione a non credere che già non peccherete più, che mai più cadrete perché il demonio se n'è andato (il giorno prima, durante le rinunce, n.d.r.) ed ora avete lo Spirito Santo. C'è molta gente che desidera che, in questo cammino, le venga lavato il cervello; perché siccome in definitiva non si accettano come sono, devono essere accettati e ciò che vogliono è essere cambiati loro, e strumentalizzano Dio e Gesù Cristo per non irritarsi più, per poter amare, per diventare dei santi da altare e questo titolo non si dà alla gente come loro. Il Signore ti cambierà, però non come credi tu, perché tu non sai che cosa è la santità.
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| Idea di uno zelante nella fede, secondo Kiko (Narciso, di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio) |
Kiko proietta la sua vanagloria giovanile (v. a pag. 142), mai sanata, su tutti i cristiani-della-domenica. Il lavaggio del cervello da cui Kiko prende falsamente ed ipocritamente le distanze, sarebbe, come emerge dalla catechesi, la massima -benché meschina- aspirazione di perfezionisti vanitosi e conformisti che, detestando essere liberi di scegliere e di peccare, insistono nel vacuo ed ossessivo rispetto della legge, restando tuttavia puntualmente delusi dei propri insuccessi ed arrabbiati con Dio perché non permette loro di essere perfetti. A pag. 141:
Tu ti basi magari su un perfezionismo umano, di tipo nietzscheano; ma questo magari non è il cristianesimo, non è la perfezione alla quale ti chiama Gesù Cristo. La perfezione alla quale ti chiama Gesù Cristo è il Vangelo di ieri: è l'amore al nemico*: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro dei Cieli". E quando dice "Com'è perfetto il Padre vostro dei Cieli" non dice, perché si alza alle cinque del mattino, fa tre ore di ginnastica, non fuma e non beve, perché lavora 18 ore, perché mai commette un peccato o ha mai un cattivo pensiero, perché mai si irrita, perché è un uomo così... (* l'amore al nemico sarà oggetto di un prossimo post su questa catechesi.)
Del resto, a pag. 19 dello stesso mamotreto, parla così Kiko di San Paolo, deturpandone l'immagine per promuovere lo stereotipo neocatecumenale di quella "santità puzzolente" che il Cammino oppone, come più veritiera, al modello di santità della Chiesa, che Kiko considera impossibile o effimera:
Ricordati S. Paolo. Dicono che avesse l'angelo di satana. Ma forse aveva delle crisi colleriche. Pensate un cristiano con le crisi colleriche! E queste crisi gli facevano perdere la faccia. Tutti pensavano che fosse un santo e invece si trovavano davanti uno che perdeva le staffe. Questo demonio lo umiliava, lo faceva soffrire e siccome soffriva tanto si decise a chiedere al Signore che gliele togliesse. E quasi idolatricamente suppongo che sia stato in ginocchio nella sua stanza. E prega al Signore: "Signore, toglimi questa croce, non ne posso più". Ma il Signore non risponde quella notte, continua così la seconda notte, digiuno ecc. La terza volta che lui lo fa con difficoltà il Signore gli risponde e gli dice: "Ma non sai che io sono forte nella tua debolezza? E tu vuoi che io te lo tolga?" Tutti vedono che tu sei uno schifo e allora la gente pensa che le comunità non sono opera di S. Paolo perché noi ci siamo avvicinati a lui e puzza. Ma allora è Dio? Infatti, Egli appare nella tua debolezza. E questo ti sta molto bene perché sei un superbo tremendo e vorresti che tutti i frutti dell'evangelizzazione venissero a te.
Se è vero che esiste per il cristiano il grande rischio di perseguire idolatricamente le virtù per vanagloria piuttosto che come strumento per tendere all'unione con Dio, è anche vero che il Cammino abitua a confondere, ipocritamente ed ingiustificatamente, il pericolo di fingere o di idolatrare tali virtù e la certezza che ciò avvenga regolarmente.
(Nell'immagine: il Martirio di S. Stefano - Juan Vincente Macip vs. Francisco Argüello.)
Il centro della questione della perfezione, che Kiko manca di lunghezze, è che nessun Santo è mai voluto essere perfetto per vedersi perfetto. Non c'è quindi bisogno di imbruttire la santità dal momento che in essa non esiste una spinta indebita ad abbellire se stessi.
I Santi (idealmente, ogni cristiano) tendono alla perfezione in virtù dell'ardente amore che nutrono per Dio, che li fa sentire talmente inadatti di fronte a tanta Divina Maestà e pieni di gratitudine allo stesso tempo, da decuplicare gli sforzi di osservarne la volontà, pur continuando a sentirsi inadatti per tutta la vita e gestendo con grandissima umiltà ed altrettanta serietà le eventuali cadute. Ogni passo verso la perfezione invece è, per un Santo, non un merito personale ma grazia di misericordia divina. I Santi conservano nel cuore la nozione di Infinito e di Infinitamente Buono, da cui per confronto, l'umile consapevolezza della piccolezza dell'uomo.
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| Adolphe Tanquerey (1854 - 1932), Sacerdote, teologo e scrittore. |
Al capitolo terzo della prima parte, intitolato Perfezione della vita cristiana leggiamo:
309. Sorge quindi la questione di sapere se, tra queste virtù, non ve ne sia una che riassuma e contenga tutte le altre, e costituisca, a così dire, l'essenza della perfezione. S. Tommaso, sintetizzando la dottrina della S. Scrittura e dei Padri, risponde affermativamente e c'insegna che la perfezione consiste essenzialmente nell'amor di Dio e del prossimo amato per Dio [...].Ma, poiché nella vita presente l'amor di Dio non può praticarsi senza rinunziare all'amore disordinato di se stessi, ossia alla triplice concupiscenza, in pratica all'amore bisogna aggiungere il sacrificio. [...]
L'essenza della perfezione consiste nella carità.
310. [...] L'amore di Dio e del prossimo, di cui trattiamo, è soprannaturale nel suo oggetto come nel suo motivo e nel suo principio. Il Dio che noi amiamo è il Dio manifestatoci dalla rivelazione, il Dio della Trinità; e l'amiamo perchè la fede ce lo mostra infinitamente buono e infinitamente amabile; l'amiamo con la volontà perfezionata dalla virtù della carità e aiutata dalla grazia attuale. Non è dunque un amore di sensibilità; è vero che, essendo l'uomo composto d'anima e di corpo, spesso si mescola ai nostri più nobili affetti un elemento sensibile; ma un tal sentimento manca talora intieramente, e in ogni caso è del tutto accessorio. L'essenza stessa dell'amore è la dedizione, è la volontà ferma di darsi e, occorrendo, d'immolarsi intieramente per Dio e per la sua gloria, di preferire il suo beneplacito al nostro e a quello delle creature.
311. Conviene dire altrettanto, salve le proporzioni, dell'amor del prossimo. In lui amiamo Dio, un'immagine, un riflesso delle sue divine perfezioni; il motivo quindi che ce lo fa amare è la bontà divina in quanto è manifestata, espressa, irradiata nel prossimo; o, in parole più intelligibili, noi vediamo e amiamo nei nostri fratelli un'anima abitata dallo Spirito Santo, ornata della grazia divina, riscattata dal sangue di Gesù Cristo; e amandola, ne vogliamo il bene soprannaturale, lo spirituale perfezionamento, la salute eterna.
Non vi sono quindi due virtù di carità, l'una verso Dio e l'altra verso il prossimo; ve n'è una sola che abbraccia insieme Dio amato per se stesso e il prossimo amato per Dio.
[...]
641. Abbiamo detto, al n. 309. che la perfezione essenzialmente consiste nell'unione con Dio per mezzo della carità. Ma, essendo Dio la stessa santità, non possiamo essergli uniti se non possedendo la purità di cuore, che abbraccia un doppio elemento: l'espiazione del passato e il distacco dal peccato e dalle sue occasioni per l'avvenire.
Purtroppo, Kiko, un sedicente ex-probando monaco che un frate Domenicano rimandò a casa a terminare gli studi (pag. 142) e Carmen, una ex-suora espulsa dall'ordine per disobbedienza, si sono incontrati subito dopo aver entrambi subito una grossa frustrazione nelle loro aspirazioni spirituali che, alla luce dei fatti che sono seguiti nei decenni successivi, sembra più una vanagloria di ascesi che un genuino desiderio di santità.
Hanno quindi deciso di fondare una "creatura" in cui combattere, negli altri, il fantasma di quella perfezione che essi non avevano potuto contemplare nello specchio, per via del cattivo amore che, lo diciamo alla luce di mezzo secolo di misfatti, avevano nutrito verso Dio.
Incamminatisi per questa via, non hanno mai insegnato né a parole né tantomeno con l'esempio la vera perfezione dei Santi, salvo poi pretendere di far parte della famiglia presentandosi al traguardo di un percorso non sudato e spingendo ed oliando per ottenere la canonizzazione di Carmen.
Altra "riforma" del Cammino: eliminato il Culto dei Santi!
La "Comunione dei santi" neocatecumenale non è quella cattolica. Avranno anche i loro cimiteri?
"Cristiani della domenica", cioè cattolici normali
Contrordini neocatecumenali sulla santità (a partire da Luglio 2016*):
categoria: santacarmen
Per "santa Carmen" i neocatecumenali sempre in vena di novena
Il Cammino Neocatecumenale proclama i "suoi" Santi, prima e a prescindere da ogni riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa.





























