domenica 13 maggio 2018

Allora coraggio, non contristatevi mai!

La star saluta i suoi fan
Abbiamo più volte udito da San Paolo che "La gioia è frutto dello Spirito Santo" (Gal 5,22):
chiaro che l'apostolo non si riferisce ad una gioia superficiale, dettata da enfasi transitorie che scaturiscono da situazioni dalle origini prettamente umane e per nulla spirituali; egli parla piuttosto della gioia vera, donata dallo Spirito Santo e che produce Amore e Pace.

A tal proposito il Vicario di Cristo - irrispettosamente inserito dai neocatecumeni in un palcoscenico meramente kikiano - sprona i presenti, alla festa organizzata per i 50 anni del cammino a Roma, ad addolcire i tratti omologati e contriti che caratterizzano da sempre i partecipanti al cammino, nonostante la festosità di alcune azioni inserite in frangenti strategici.

Papa Francesco:
"Dio continua ad amarci fedelmente. Questa è la fonte della nostra fiducia, la grande consolazione della vita. Allora coraggio, non contristatevi mai! E quando le nubi dei problemi sembrano addensarsi pesantemente sulle vostre giornate, ricordatevi che l'amore fedele di Dio splende sempre, come sole che non tramonta. Fate memoria del Suo bene, più forte di ogni male, e il dolce ricordo dell'amore di Dio vi aiuterà in ogni angustia".
Il Pontefice, dopo i dovuti ringraziamenti e dopo aver reso chiaro il significato biblico del numero che contraddistingue l'evento, ha proposto con priorità la riflessione appena esposta, chiamando in causa la fedeltà di Dio nell'amore - e non parliamo della salvezza a prescindere - spesso dimenticata dagli afflitti kikiani, i quali sguazzano nelle varie persecuzioni immaginarie, trascendendo la realtà a favore delle imposte riflessioni neocatecumenali.
Quindi il Papa conosce la malsana abitudine delle "esperienze fasulle e sovrabbondanti di tristezza e depressione" che spesso i neocatecumeni non solo propongono a parole ma anche vivono, per stravolgimento psichico che le sette in genere causano!

La richiesta del Vicario di Cristo è facilmente identificabile, basta far caso alla meravigliosa parola che viene ripetuta nell'estratto: "fedeltà" di Dio, che vorrebbe infrangere le barriere del "peccato neocatecumenale" che aleggia su ogni adepto come legge di vita, e fare invece emergere una delle caratteristiche più misericordiose e gioiose attribuite a Dio, la fedeltà appunto.

Il Papa parla di angustia, non di malinconia o problemi ma di vera e propria angustia che, come purtroppo ben sappiamo, è un sentimento che vige tra le mura della comunità. L'angustia è rappresentata dal soffocamento, dalla profonda angoscia e dalla prepotente depressione;  in questo caso chiamiamo in causa il rovinoso stile di vita kikiano, inculcato con durezza nel soggetto senza rispetto del singolo.

Dal discorso del Papa durante l'evento in oggetto:
"Siamo pellegrini che, accompagnati dai fratelli, accompagnano altri fratelli, ed è bene farlo personalmente, con cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno, perchè la risposta a Dio matura solo nella libertà autentica e leggera".
 Andiamo avanti, Papa Francesco a Tor Vergata:
"...perchè nel Tuo battesimo le cose vecchie sono passate e gusto le cose nuove".
L'apostolo Paolo (Ef 4,20-24) :
"Voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in Lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità vera".
Stesse identiche esortazioni quelle del Papa e dell'apostolo Paolo, di certo non casuali, che ancora una volta sospingono a ricrearsi della gioia divina derivante da un animo ripieno di Spirito Santo.
Papa Francesco il 5 maggio con i kikos

Come dicevo, nulla è casuale e le parole del Pontefice risultano ovviamente adeguate al cammino, che piuttosto appare prostrato alla mondanità.
Ma paradossalmente il viso del Papa pareva esprimere un senso di scontentezza, rifiuto di espressioni adeguate all'evento cui era partecipe, anzi, ospite d'onore, anche se indubbiamente sempre dopo Kiko.

Come poter catalogare questa circostanza se non "azzardando" ipotesi che poi così fantomatiche non sono, anzi oserei dire che paiono scontate? Presentiamole.

Una grande manifestazione ha provocato un movimento mondiale; un anniversario che ricorre con fervore e frenesia, che accoglie pastori e gente da ogni dove ha trovato riscontro un dì, ed ecco che come per ogni festeggiamento dalle caratteristiche terrene che si rispetti, balli, canti e vanità non sono mancati, ma l'ospite d'onore non ha partecipato, si è appartato alla meglio, con le mani giunte e il viso basso, senza manifestare alcuna allegria "di paese" e frivola, preso da una sorta di insoddisfazione che ha chiarito la sua posizione nei confronti dell'accadimento ben più del discorso in sé.

Ma qualcuno ha supposto che un malessere fisico possa averlo afflitto, addirittura! Beh, il divino non doveva essere concorde con quella sceneggiata quindi; ovviamente la buttiamo sulla battuta, eh.

Ma fatto sta che un energico e sereno Papa Francesco, il giorno seguente, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica - negata invece ai neocatecumeni - finiamola con la favoletta secondo cui kiko avrebbe preferito non svolgerla - nei pressi della periferia di Roma, a Tor de' Schiavi, inaugurando la " Casa della Gioia" - coincidenza che ha il sapore di Provvidenza - una casa famiglia per ragazzi disabili.

Papa Francesco, 6 maggio, con i "cristiani della domenica"
La parrocchia romana del SS. Sacramento ha goduto di una meravigliosa omelia fondata sulla gioia che, in realtà, è amore! Un discorso semplice, spontaneo, senza direttive scritte su un foglio, che solitamente serve per ricordarsi di raddrizzare il tiro del contesto in cui si comunica. Parole dolci, giuste, un po' simpatiche hanno diretto l'evento, creando un'atmosfera accogliente e deliziosa, contraddistinta dalla commozione. Era il 6 maggio 2018, giornata conseguente alla gran caciara neocatecumenale dominata dalla frenesia ma non dalla spiritualità.

Chiaro quindi che la gioia manifestata dalle espressioni deve potersi identificare nel contesto cui si ci trova, senza lasciarsi trasportare da inutili, false ed equivocabili esternazioni di allegria, che altrimenti acquisirebbero un significato alterato e non conforme alla verità, la quale è imprescindibile per chi ama Dio.

Quindi il Papa ha parlato ben più del discorso letto e pronunziato, poiché l'indifferenza del Vicario di Cristo nei confronti delle esaltazioni neocatecumenali ha ben presentato la posizione della Chiesa nei confronti del cammino.
  • Una Chiesa non concorde a questo contesto, che non propone gioia al riguardo, che ritiene sia doveroso utilizzare cautela ma anche rimproverare, sperando che qualche buon proposito faccia capolino e le correzioni possano trovare riscontro.
  • Una Chiesa che non permette la celebrazione kikiana - fatto sta che il Papa rifiuta di compromettersi effettuando una simile leggerezza - e che pensierosa prende le distanze dalla reale sostanza che contraddistingue questo percorso.


  • Una Chiesa agli occhi di kiko minuscola, basta guardare la foto proposta sopra per rendersene conto, ma che in realtà risalta e predomina nonostante l'abominevole, astuta e mastodontica apparecchiatura; semplicemente perchè così ha deciso Dio!

Ma torniamo alle espressioni del Papa il 5 maggio a Tor Vergata, che chiaramente si è riferito al peccato: "...e il dolce ricordo dell'amore di Dio vi aiuterà in ogni angustia".
L'angustia, come sinonimo di peccato, è parte integrante del concetto, ed essendo una delle distorsioni più diaboliche della dottrina di kiko quella riguardante il peccato, risulta ovvia la sostanza del rimprovero effettuato, infatti non dimentichiamo che la vera fonte di tristezza è il peccato poiché scaturisce da una distorsione dell'animo dal giusto ordine di Dio. È lo Spirito Santo che elimina la tristezza e dà la gioia.

Ma come? E tutto quel fiorire di Spirito Santo sciorinato durante gli annunci del kerigma kikiano, della quale azione è stata annunciata fino allo sfinimento che fine ha fatto? Contraddizioni concrete che non trovano accordo, essendo lo Spirito Santo contrario all'angustia, quindi al peccato. 1+1=...

Il Vangelo è un invito alla gioia vera e profonda. Così nell'Annunciazione, Maria viene invitata alla gioia: "Rallegrati (Khaire), piena di grazia" (Lc 1,28). La gioia di Maria si coronerà con la venuta dello Spirito Santo, annunciata a Maria come motivo del "Rallegrati".
Senza gioia non sussiste Spirito Santo, quindi constatiamo che quelle frasi kikiane del genere: "maiale!"; "Sei uno schifoso"; "Devi sperimentare le tue miserie"... e le altre umiliazioni neocatecumenali elargite con sorprendente "generosità", risultano contrarie alla trasmissione della fede, quindi al Paraclito, poichè instaurano un animo contrario e... contrito!

I neocatecumenali hanno provveduto ad utilizzare il mese di maggio per la loro festicciola, tempo dedicato alla Vergine Maria, contraddistinto dall'amore e dalle rose, simbolo di verginità ed elevazione spirituale.
Ma non solo, il giorno preposto riguarda il cinque, il primo sabato del mese, dedicato proprio a Lei, la Madre del cielo, festosa nell'animo per amore. Eppure, a questo proposito, non posso esimermi dal ricordare le detestabili e incoerenti esternazioni di kiko durante i suoi annunci di Avvento e Quaresima riguardanti l'Assunzione della Vergine, negata nella Sua totalità e presentata come un evento similare a quello di chiunque, quindi salita al Cielo con l'anima e non il corpo, come a significare che fosse stata corrotta dal peccato, negando a questo modo tutti e 5 i Dogmi Mariani. Che triste convinzione. Altro che Spirito Santo!

Ed ecco che kiko non ha stentato a manifestare il suo reale animo, proponendo il quadro della sua "beata tra le donne" ben più in evidenza rispetto alla Vergine Maria, che seppur mal disegnata perlomeno avrebbe preteso un posto d'onore.

• Ha ragione Papa Francesco:
"Dopo 50 anni di cammino sarebbe bello che ciascuno di voi dicesse: "Grazie Signore perché mi hai davvero liberato; perchè nella Chiesa ho trovato la mia famiglia... perché attraverso il cammino mi hai indicato il sentiero per scoprire il Tuo amore tenero di Padre".
Sarebbe  stato bello Sua Santità, davvero bello! Ma come Lei deduce sono passati ben 50 anni ma sono di coccio!

Come da tradizione neocatecumenale,
Kiko bussa sempre a denari...

giovedì 10 maggio 2018

"De Profundis" per Kiko: glielo ha cantato Papa Francesco a Tor Vergata il 5 maggio 2018.

Iniziamo a rimettere in ordine partendo da un commento del fratello neocatecumenale Roberto:
"Credo che il Papa oggi all’Angelus abbia cancellato ogni vostro dubbio.
Non UNA parola contro ma solo totale approvazione e tantissimo amore e sostegno."
(Roberto)
Ma io ti domando:
...e i tuoi di dubbi, il Papa, li ha cancellati?

Vi siete recati all'Angelus, il giorno dopo Tor Vergata, con l'amaro in bocca, spinti dalla speranza di recuperare in extremis il sigillo papale, almeno in "zona Cesarini"!
Intendo dire che, certo, non poteva bastarvi quanto il Papa Francesco vi ha detto e che tutti abbiamo ascoltato, diamine!
Festeggiavate i 50 anni! Se non vi ha consacrati in questa occasione, quando lo farà mai?

Palco, sgargiante e grandioso, per il megalomane Kiko.
Mistica Carmen, photoshoppata alla prima maniera,
oscura la Madonna del Cammino


Ora potete anche tentare di rigirare la frittata, fare salti e piroette, come vostro solito; il discorso che il Papa vi ha riservato, sulla spianata di Tor Vergata, è di quelli che lasciano il segno e i cui effetti si dispiegano solo col passare del tempo.
Intendo dire che il disagio inconfessato che avete provato ascoltando le Sue parole, mentre pensavate: "OK, i catechisti ci spiegheranno!" è niente, rispetto alle ricadute che registrerete in futuro.
Lo stesso Kiko ha ben camuffato la sua amara delusione (e se parlo  è perchè lo conosco, mi pare di vedere la sua reazione dietro le quinte!)

Da oggi in poi, questo discorso del Papa tutto per voi potreste trovarlo stampato, in bella vista, sulla scrivania dei Parroci delle Parrocchie che andrete a visitare. Lo terranno lì, bello e pronto, e vi chiederanno: "Cosa è questo che vi dice il Papa?". Sappiate che molti aspettavano con ansia questo giorno, più di voi!
Leggere nero su bianco è diverso che dire: "Il Papa ci approva!"
Leggere, interpretare, applicare al cammino, è molto diverso: "Verba volant, scripta manent".
Sono convinta che i frutti di questo evento saranno copiosi e duraturi, mentre mi sorge una curiosità: Kiko vi dirà di farne una pergamena da esporre nelle vostre case, in un posto di onore, come la famosa Lettera Ogniqualvolta, estorta con uno stratagemma al Papa Giovanni Paolo II e che costò la carriera a mons. Cordes?

Entriamo nel merito:
Un primo messaggio chiaro per Kiko voglio evidenziarlo subito per dire che, forse, già si è pentito di aver organizzato tutto questo!. Avrà capito che era molto meglio per lui non mettersi tanto in mostra, che meglio sarebbe stato evitare i riflettori e commemorazioni tanto impegnative.
E comunque, credo, avrà capito una cosa: da ora in poi, più sta nell'ombra e meglio è, per lui in primis e poi per il cammino! Fin che campa. Si fa meno male.

In Piazza san Pietro vi siete esibiti con la più bella foga dei vecchi tempi, quando, dovunque il Papa andasse, in Italia o all'estero, eravate maestri ineguagliabili nel precederlo ovunque, tallonarlo sempre, blandirlo con mille serenate, sotto le sue finestre, pur di strappare una affacciatina in più, un supplemento di discorso tutto per voi, un'accento affettuoso dedicato solo a voi, che dimostrasse a tutti di essere voi i figli prediletti, gli unici, i migliori e, ovviamente, anche i più numerosi (se pure erano sempre le stesse truppe a spostarsi da una parte all'altra, con canti, chitarre, bonghi e schiamazzi, al grido incalzante "Viva il Papa!" "Viva il Papa!".
(come il famoso esercito di Franceschiello Re di Napoli).

Queste le parole del Papa all' Angelus del 6 maggio:
  • "Ho sentito anche alcuni canti dei Neocatecumenali… Eccoli! Grazie! Grazie per il vostro lavoro di evangelizzazione.
(Fa capire che nessun saluto per loro aveva programmato e, in ogni caso, li ha risposti per pura cortesia, nessuna enfasi.)
  • Siete dappertutto, grazie!"
(Quel «siete dappertutto» è quasi la stessa imprecazione della nonna quando scopre una colonna di formiche...)

Del Discorso del Santo Padre del 5 maggio qualche lapidaria notazione:
All'inizio il Papa ringrazia tutti quelli che hanno accolto la chiamata e, dice, "un grande grazie va anche a chi ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant'anni fa." (Pare chiaro il riferimento ai primi fratelli entrati in cammino.)
Ma non era questo il momento in cui il Papa Francesco avrebbe dovuto esprimere un minimo di gratitudine agli "Iniziatori" del Cammino (non "a chi ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant'anni fa")? Magari chiamandoli per nome! No, il Papa li ha totalmente ignorati, sia i vivi che i morti. Quale cosa più ovvia e più semplice di questa, nei confronti di una realtà che vive nella Chiesa ormai da 50 anni? Più che ovvia, naturale! Il distacco del Papa, il suo silenzio a proposito è stato assordante.


Papa Francesco sopporta, in attesa di parlare.
Nè all'inizio dell'incontro, nè alla fine, magari parlando a braccio (cosa che, contro le sue abitudini, non ha fatto in nessun momento).
Nè all'inizio e nè alla fine del suo discorso (che ha letto rigorosamente così come era scritto) ha fatto il minimo cenno a Kiko, Carmen e padre Mario. Mentre Carmen Hernandez - santa subito - troneggiava sul palco in una immensa icona, molto più grande di quella della Madonna del Cammino.

Il Papa va subito al sodo e dice: 
  • "a quanti state per andare in missione. Sento di dirvi qualcosa dal cuore proprio sulla missione."
Questo incipit sgombra il campo da ogni eccezione si tentasse di sollevare, sostenendo che il Papa ha dato tutta una serie di indicazioni (chiaramente indigeste per i neocatecumeni) rivolgendosi in forma generica a tutti, alla "Chiesa che evangelizza". Ma se pure così fosse: loro non sono parte del tutto?, non sono, in ogni caso, Chiesa?
Ma intanto, a scanso di equivoci, il Papa si rivolge proprio ed esclusivamente a loro: "gli evangelizzatori neocatecumenali".
D'altronde e come ultima annotazione, scusate, ma i neocatecumeni, alla scuola di Kiko, non dicono che nessun altro evangelizza nella Chiesa (solo loro hanno l'annuncio del Kerigma)? 
Che solo loro hanno questo carisma, di andare - laici e presbiteri in equipe - come i primi discepoli e secondo il primo modello apostolico (senza borsa, senza bisaccia, senza calzari... come condannati a morte...)?
Allora, ditemi voi, se non sono rivolte a loro le esortazioni del Papa, a chi sono rivolte? Al nulla?

Partendo da queste premesse, è evidente che il Papa conosce molto a fondo il cammino perchè lo conosce anche attraverso le migliaia di testimonianze, di storie vissute a lui raccontate. Questo io colgo, essendo stata a lungo dentro l'esperienza, questo il messaggio più accorato del Papa riservato a me e a quelli come me. Sento che, dietro ognuna delle sue esortazioni,  alcune delle quali altrimenti inspiegabili, c'è tutto questo popolo di poveri che hanno sofferto tanto a causa del cammino, a cui il Papa non fa espresso riferimento, ma che tiene presente nelle Sue parole e mostra di avere particolarmente a cuore perchè lo conosce molto bene. Oltre noi, certamente, anche Kiko comprende tutto molto bene, altro che se lo comprende!

Ecco come ci riducono i kikatechisti
dopo il loro "passaggio".

Tor Vergata il giorno dopo l'incontro.
Ancora ho tutto negli occhi.
Durante gli incontri con i Pastori, non solo col Papa, diceva sempre entusiasta: "Ottimo! Ragazzi, tutto meraviglioso!" Poi dopo, nei giri più ristretti, tirava fuori tutto il malcontento: "Ma non avrebbe dovuto dire questo e questo? Perchè ha detto invece così?". Posso testimoniare che mai hanno ascoltato, quello che gli era scomodo, lo hanno sempre ignorato, mistificato, trasfigurato alla Carmen maniera.

Racconto un episodio molto esemplificativo di questo loro atteggiamento. 
Molti anni fa, al tempo dei primi lavori per preparare gli Statuti, si tenne un incontro nell'Aula Nervi col Papa Giovanni Paolo II. Grande era l'aspettativa per quello che il Santo Padre avrebbe detto, ci si diceva che Kiko e Carmen gli avevano espressamente richiesto, attraveso padre Stanislao, di sostenerli, per carità!, con una parola di incoraggiamento e di conferma, che ne avevano tanto bisogno, poiché forte era la battaglia per l'approvazione degli Statuti e tanti i nemici. Ebbene il Papa gelò l'assemblea neocatecumenale dicendo testualmente: "Vi invito ad essere docili a tutte le indicazioni che questi Autorevoli Dicasteri vorranno darvi per la stesura degli Statuti". Finita l'udienza, seguì subito un incontro con Kiko e Carmen, per riflettere sull'incontro, tanto importante, tenuto col Papa e caricato da loro di tante aspettative. Vi fu un lungo silenzio, Kiko era nero; a un certo punto Carmen dice, rompendo il silenzio, candidamente: "Io non ho capito. Cosa voleva dire il Papa?", si guardava tutto intorno, nessuno rispose, non ci fu alcuna discussione. 
Questa è la sintesi, per chi li ha conosciuti da vicino, del loro vero rapporto con la Chiesa. Quel suo "Io non ho capito" seppellì tutto nell'oblio. Dal giorno dopo invece di obbedire in semplicità e umiltà, confidando in Dio, hanno ricominciato, come il giorno precedente all'incontro col Papa, a brigare nei palazzi Vaticani peggio di prima. Ecco quanto conta per loro la parola del Papa, quando non è quella che loro si aspettano, quando non è utile per facilitarli nel conseguimento dei loro fini; mentre di obbedienza, non se ne parla nemmeno.

Tornando al Papa Francesco, egli ha parlato, sperando di suscitare l'«ascolto» dei camminanti di buona volontà, che gli stanno a cuore. Forse, spera di recuperare il Cammino neocatecumenale partendo da questi, come ultima spiaggia:
"Sento di dirvi qualcosa dal cuore..." (per chi qui ascolti col cuore: "chi ha orecchi per intendere, intenda")

Colgo solo gli aspetti più salienti, quelli che incarnano le criticità e le contraddizioni più stridenti del cammino, incancrenite ormai per colpa della arcinota e pluridecennale disobbedienza (anche di questa hanno festeggiato il giubileo! 50 anni, che tenaci però!). E sono arrivati a questo punto perchè mai hanno prestato "ascolto" alle istanze di correzione, sempre più accorate, provenienti dalla Chiesa, come mai hanno ascoltato le istanze che salivano all'interno stesso dell'esperienza. E di questo noi siamo testimoni.
  • "Gesù non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati:non potete portar dietro tutte le suppellettili di casa"
Qui mi sovvengono tutte le partenze ostentate, finite in rovinosi ritorni, con annessi tutti i disagi per i coniugi e i numerosi figli, in più l'onta di "non essere stati fedeli alla chiamata".
Come tutte le mormorazioni serpeggianti nelle comunità di provenienza delle famiglie in missione, spremute come limoni, per mantenerle, con biglietti aerei, case, sostentamento, scuole ai figli nei paesi di destinazione. (vado per pennellate, come piace a Kiko, perché qui ci sarebbe da scrivere un romanzo di mille "storie maledette": sottolineo solo un aspetto, che si aggiunge a volte e peggiora il quadro notevolmente, ossia che la famiglia che parte ritiene che tutto le sia dovuto da parte della comunità, finendo per pretendere tantissimo e, molte volte, la famiglia non è una sola in quella unica comunità e, magari, c'è anche un seminarista R.M. sbattuto in America Latina o qualche sorella single in aiuto alle famiglie. Troppe comunità sono stremate e scocciate).


  • "Camminare insieme, un'arte da imparare ogni giorno.Bisogna stare attenti a non dettare il passo agli altri,senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia".
  • "Si va avanti uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti......cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno,perchè la risposta di Dio matura solo nella libertà autentica e sincera".
(N.B. della fedeltà allo "spirito degli Iniziatori" NEANCHE UNA PAROLA) 

  • Gesù non dice: conquistate, occupate, ma "fate discepoli"

QUI UN PASSAGGIO CRUCIALE che trascrivo:
  • "Missione è tornare discepoli con i nuovi discepoli di Gesù. È riscoprirsi parte di una Chiesa che è discepola. Certo, la Chiesa è maestra, ma non può essere maestra se prima non è discepola, così come non può esser madre se prima non è figlia. Ecco la nostra Madre: una Chiesa umile, figlia del Padre e discepola del Maestro, felice di essere sorella dell’umanità. E questa dinamica del discepolato – il discepolo che fa discepoli – è totalmente diversa dalla dinamica del proselitismo."
Questo passaggio del Papa è sorprendente e dimostra che il Santo Padre conosce profondamente Kiko Argüello. A chi, se non a lui, ricorda che per essere maestro devi essere prima discepolo? Anzi il Papa dà più importanza a questo secondo aspetto "essere discepolo" che non al primo, "essere maestro"
Anche il Santo Padre ha chi gli predica gli esercizi spirituali, ma a Kiko chi predica? 
Chi è il suo direttore spirituale? Sempre mi sono fatta questa domanda! 
E, visto che Kiko si fregia di ispirazione mariana, il Papa lo inchioda mettendogli davanti il modello di Maria: umile, figlia, discepola, sorella. Tutto questo il Papa definisce "dinamica del discepolato" totalmente diversa dalla "dinamica del proselitismo". (la prima si esplicita nel "farsi servo di tutti", la seconda nel "fare sempre il comandino")

  • "Tutti chiamate amici e tutti siate amici.Amate le culture e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti. Non partite dalle teorie e dagli schemi, ma dalle situazioni concrete: sarà così lo Spirito a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi. E la Chiesa crescerà a sua immagine: unita nella diversità dei popoli, dei doni e dei carismi."
Ultima raccomandazione, "l'umile semplicità"
E poi, per finire:
  • "Ringraziamo il Signore per questi cinquant’anni: un applauso ai cinquant’anni!"
Insomma il Papa (poverino!) ringrazia i cinquant'anni, pur di non ringraziare "Kiko Argüello dei poveri delle baracche", finito coi borghesi più borghesi di Roma; applaude ai cinquant'anni, pur di non esaltare gli Iniziatori, neanche per un attimo, neanche una mezza volta!
Ah, come li conosce bene! Che subito se ne vanno di testa. E così Lui, il Santo Padre, li ha tenuti buoni e a cuccia: povero Kiko, sai che sangue amaro!

Equipe Responsabile al completo:
ad intimorire, sullo sfondo, inquietante icona.
Neanche un ringraziamento, neanche un cenno ai due Autonominati, Pre-canonizzati, Iniziatori spagnoli; non una sola parola per Kiko, per Carmen, per il padre Mario, che da una vita sta con loro, per la successora Ascen, che sarebbe stata imposta dal Vaticano, poiché è vitale, per la Chiesa, avere l'Équipe Internazionale al completo!
Ma, dico io, con tutti i grattacapi che il Cammino Neocatecumenale procura alla Santa Sede, la priorità assoluta - che avrebbe richiesto una missiva ad hoc che nessuno ha mai letto - poteva mai essere la nomina della sostituta della insostituibile Carmen?
Kiko non ha mai obbedito, questa obbedienza ostentata puzza di una invenzione delle sue. (vedi nota sotto)

In conclusione, contrapponiamo lapidariamente il Credo iniziale di Roberto al Credo di Lino, che riassume bene le convinzioni di chi collabora a questo blog e  che si fonda sulla nostra consolidata esperienza con i neocat ed è confermato da chi li ha conosciuti e studiati a lungo e seguiti nel loro percorso, scandito da reiterate disobbedienze, per cui abbiamo dovuto tante e tante volte constatare essere "la disubbidienza" immutabile e consolidata prassi del cammino neocatecumenale.

Roberto:
  • Credo che il Papa oggi all’Angelus abbia cancellato ogni vostro dubbio.


Lino:
Io, Roberto, Credo che voi oggi stiate confermando la natura del CNC: incorreggibile. 
Io Credo che voi:
  • non lascerete a casa le suppellettili di Kiko
  • non rinuncerete ai trionfalismi
  • continuerete a pretendere di dettare il passo agli altri
  • continuerete ad isolarvi e a voler imporre il vostro senso di marcia
  • continuerete a voler fare i maestri e non i discepoli
  • continuerete a non rispettare (perché non le amate) le culture e le tradizioni dei popoli,   pretendendo di evangelizzare partendo dai vostri modelli prestabiliti, dai vostri schemi e teorie
  • ancora crederete che lo Spirito Santo non vi anticipa ma viene assieme a voi
  • pretenderete sempre che il cammino degli altri debba essere identico al vostro, tappa dopo tappa, mamotreto dopo mamotreto.
Queste considerazioni di sopra, naturalmente, sono mie invenzioni, perché a voi il Papa ha dato solo totale approvazione.
Meritate tutta la disappravazione che riscuotete all'esterno delle vostre salette, Roberto.

_______________

(nota):
Mi spiego. 
Quando mai Kiko ha ostentato la sua obbedienza alla Chiesa, menandone vanto?
Penso che questo, di sbandierare ai quattro venti che la Chiesa gli aveva imposto di completare la Sua Equipe, sia stato un modo per mettere al centro dell'attenzione, della Chiesa in primis, l'Équipe Internazionale Responsabile del C.N., per sottolinearne il ruolo centrale nella "gestione" e "conduzione" del Cammino stesso (la famosa espressione, da loro tanto amata e rimarcata in ogni occasione, che recita "secondo le linee degli Iniziatori", frase che Kiko avrebbe voluto sentire dalla bocca del Papa, sigillo inconfutabile della loro legittimazione).

Ma il Papa Francesco ha completamente ignorato sia Kiko che il ruolo, anche la stessa esistenza, nella struttura del C.N.  della fantomatica Equipe Internazionale Responsabile, non nominando MAI nè lui, nè questa.
Mentre ha detto, espressamente, che i Neocatecumeni vadano avanti "uniti" "come Chiesa" "coi Pastori".


mercoledì 9 maggio 2018

Lettera aperta a un camminante in buona fede

Caro camminante in buona fede,
mi rivolgo a te che, come me anni fa, sei approdato su questo blog non certo per caso, né per dare sfogo al fanatismo privo di buon senso come qualche tuo “collega” che certamente non apprezzi. Come non hai mai apprezzato tanti estremismi del cammino, tante meschinità e ingiustizie ma ti sei sempre detto di guardare avanti, in virtù del buono che hai ricevuto, e di non indugiare in certi pensieri che, ti hanno spiegato, vengono dal demonio.

Ma questi pensieri da qualche tempo sono sempre più invadenti e la tua coscienza non è tranquilla. Alcune cose ti sono poco chiare, altre lo sono talmente tanto che vorresti non esistessero. Allora hai iniziato a sentire l’esigenza di cercare risposte altrove, visto che quando hai chiesto all’interno della tua comunità ne hai ricavato solo altra confusione, imbarazzo e senso di solitudine misto a senso di colpa.

Ti è capitato di cercare in Internet perché a un certo punto qualcosa ti ha spinto a farlo, e ti sei imbattuto in questo blog. Alcune cose ti hanno infastidito profondamente, ma ogni tanto in qualche frase, sparsa qui e là, ti sei riconosciuto e hai voluto approfondire sempre di più.
Sei rimasto dell’opinione che molte accuse siano esagerate, che tante cose da te non sono successe (grazie a Dio) e quindi non puoi giudicare, che noti a volte troppo astio e rancore, e che alcuni blogger usano toni e contenuti che non condividi e non capisci, eppure qualcosa continua a tenerti legato al blog, a cercare notizie e informazioni, a scoprire un mondo che ignoravi del tutto o quasi, perché in comunità in definitiva, ti accorgi, non si parla mai di niente.
Kiko, i misteri sui mamotreti, le differenze irrinunciabili con la Chiesa cattolica, gli statuti, la santificazione di Carmen ad ogni costo, la missione anche con i vescovi contrari, gli scandali, i casi di depressione e vocazioni forzate a causa di catechisti che calcano troppo la mano…, erano cose di cui avevi un’idea vaghissima e ora prendono sempre più forma, e qualcosa si fa sempre più inaccettabile.

Ti dico subito che una volta che questo processo si è innescato è irreversibile. Sta a te la scelta se protrarre la tua agonia e vivere da dissociato (camminante fuori, pagatore di decima, granellino di un meccanismo che percepisci sempre più sbagliato e travagliato dentro, solo, profondamente solo, perché guai a parlarne apertamente). Magari a volte ti concedi qualche sfogo, sugli aspetti meno importanti alzi la cresta, fai quello che ogni tanto si ribella ai catechisti, e questo ti dà ogni tanto l’illusione che in fondo va tutto bene, sei in un meccanismo sano in cui sei libero. Ma nel profondo sai che non è così. Sei libero nella misura in cui altri hanno deciso che puoi esserlo. Puoi fare il ribelle ma solo entro limiti ben codificati, leggi non scritte e giochi dei ruoli che tutti conoscete perfettamente senza mai averne parlato apertamente.

Allora succede che alcune cose inizi a sentirle come pugnalate al cuore, attentati alla tua dignità. Per me un evento traumatico è stato il family day del giugno 2015. Quanta vergogna e amarezza mascherata da soddisfazione. L’entusiasmo di far parte di quella folla di gente e l’imbarazzo di trovarsi di fronte a un guru vuoto e inutile, deludente nelle sue esternazioni pubbliche, incapace di cambiare contesto, totalmente inefficace a sentirlo dall’esterno, intento solo a replicare l’ennesimo show per i suoi. Un disadattato, in fondo. Perché, diciamocelo, cantare a squarciagola sotto la pioggia un inno a Maria col ritornello che fa “laa la la la la…” a ripetizione, in un evento pubblico, civile e laico, non è granchè. Autoreferenzialità fine a se stessa. E tu che sei una persona intelligente lo capisci e te ne vergogni anche se intorno a te tutti sembrano contenti (ma molti stanno fingendo, come te, è solo che non lo ammettete).

Chiamasi Idolatria
Ripensando a quel giugno 2015, a quella vergogna che ho dovuto metabolizzare prima di ammettere a me stessa, mi sei venuto in mente tu, le decine, le centinaia, le migliaia di “tu” vittime in ostaggio del cammino neocatecumenale (quanti siamo stati e quanti saremo nessuno può saperlo, ma la pena che ci portiamo dentro è un marchio che ci unisce) che stai/state per assistere a qualcosa di molto simile, o forse peggiore, chi lo sa… la celebrazione dei 50 anni del cammino!
E tu sai che la parola d’ordine è partecipare perché sia data gloria a Dio, ma la verità è molto più semplice e meschina. Servono numeri. E diranno, e direte, che per voi è un grande onore e una cosa molto importante condividere l’evento col Papa perché siete suoi figli fedeli e obbedienti. Ma tu sai che se servisse e potesse il cammino non esiterebbe un attimo a passare sopra il Papa e tutta la Chiesa cattolica per andare avanti. Lo sai perché sei intelligente e lo sai perché da qualche tempo Kiko stesso e i catechisti non si prendono neanche più la briga di dissimularlo. “Se serve ce ne andremo dalla Parrocchia”, e del resto già le vostre celebrazioni non sono in Chiesa, il dopocresima ai ragazzi li fate nelle case, le missio ad gentes anche, la Pasqua, le missioni nelle piazze... Due più due fa quattro, anche se non si può dire.

Volevo solo dirti che se quest’ennesima dissociazione spirituale, emotiva e psicologica che vivrai per questo cinquantenario sarà quello che ti serve per dire finalmente “Basta!” come è capitato a me, vivrai momenti molto difficili, ti sentirai solo e spaventato e non sarà per nulla semplice. Ma sarà il male minore, e dopo che lo avrai affrontato potrai guadagnare una nuova serenità. Nella Chiesa, quella vera. E non te ne pentirai, come me e come gli altri che hanno avuto il coraggio di affrontare questo salto nel buio.

Per qualunque cosa non sei solo,

Donna Carson

N.b. Questa lettera è stata scritta prima dell'evento del cinquantenario del cammino ma resta sempre attuale perchè malgrado nelle salette, non dubitiamo, si respiri ancora un clima  di autoesaltazione a seguito delle parole di incoraggiamento del Papa, sappiamo perfettamente che i neocatecumenali in buona fede, quelli a cui appunto la lettera è rivolta, hanno tanto su cui riflettere... (Apuron, il senso profondo delle parole del Papa, la mancata celebrazione eucaristica, la gigantografia di Carmen...)


Entusiasmo ed imbarazzo di
appartenere a quella folla...

lunedì 7 maggio 2018

"Siamo approvati!" Ma davvero? Anche questo fracasso?

Roma, parrocchia dei
Martiri Canadesi:
5 maggio 2018,
il balletto-girotondo conclusivo
del gran sabba neocatecumenale
Il gruppo neocatecumenale Facebook JMJ-CNC ha pubblicato un video girato nella parrocchia dei Martiri Canadesi a Roma al termine della carnevalata neocatecumenale del sabato sera del 5 maggio 2018: una mega-celebrazione con maxi-balletto finale, invitati anche gli ospiti "di fuori" (immaginiamo non tutti, forse solo le comunità dei figli del Cammino).

Mentre proseguono gli sdrèng-sdrèng-sdrèng conclusivi (nessuno di loro si accorge di essere nella casa di Dio?), l'autore del video, commosso, spiega che quella è la parrocchia dove il Cammino è cominciato cinquant'anni fa (cioè dove Kiko e Carmen si incistarono a novembre 1968).

Per l'occasione del cosiddetto cinquantesimo anniversario del Cammino, papa Francesco non ha voluto celebrare l'Eucarestia.

Dunque, sabato 5 maggio, davanti al Papa si sono messi con il vestitino bello, la sera poi è venuto fuori ciò che è veramente il Cammino, che la Chiesa mai approverà.

Quale grande ipocrisia!

E i commentatori che vengono qui a fare gli innocenti innocentini fregiandosi dell'approvazione del Papa? Dimenticano quel grande sabba del sabato sera? Fatevi approvare quello, mostrate il vostro vero volto, se avete coraggio!



Sotto il baldacchino credo ci sia il SS. Sacramento,
ma non riesco a vedere se c'è il lume acceso.

La seguente vignetta circola sui gruppi neocatecumenali di Facebook (ma Kiko non aveva vietato Facebook?): con enorme faccia di bronzo fingono di non sapere che Kiko non è mai stato fedele alla Chiesa poiché dal 1964 ad oggi ha insegnato emerite fandonie (ambiguità e vere e proprie eresie) ed ha comandato di celebrare la liturkikia con "comunione seduti" e "tutti insieme contemporaneamente al celebrante", con omelie dei laici travestite da "monizioni" e "risonanze", con bislacco balletto-girotondo conclusivo (come da foto sopra), ecc. Il sabato mattina plaudono al Papa e il sabato sera disubbidiscono al Papa e alla Chiesa. (e la domenica mattina sono nuovamente pronti a fare sdrèng-sdrèng-sdrèng con le chitarrelle per farsi notare dal Papa).
E quindi procedono a pubblicare su Facebook queste menzogne:


Ulteriore esempio dell'arroganza neocatecumenale: il vescovo pedofilo neocatecumenale riconosciuto colpevole dalla Santa Sede era sul palchetto d'onore dei vescovi neocatecumenali (foto da Jungle Watch; vedi anche articolo su InfoVaticana):

Al centro il giovane Edivaldo e alla sua sinistra
Apuron (quello con la barbetta stile capitan Findus)

domenica 6 maggio 2018

Il Papa ribadisce le sue critiche al Cammino

Il demonio sovrasta
l'immagine di SanCarmen

(ma Kiko non aveva detto
di non enfatizzare troppo
l'immagine di SanCarmen?)
Ieri c'è stato il cosiddetto "cinquantenario" del Cammino (il 3 novembre 1968 Kiko e Carmen si incistarono in una parrocchia di Roma, per cui sono solo quarantanove anni e mezzo), e perciò oggi leggerete un sacco di mistificazioni neocatecumenali che grideranno al trionfo e all'approvazione.

Ma nonostante gli slogan trionfali dei neocatecumenali, l'aria festosa, e le tante presenze (peraltro molto meno delle 150.000 programmate da Kiko), bisogna essere onesti e riconoscere che papa Francesco ha ribadito quei rimproveri che fece al Cammino il 1° febbraio 2014.

Non solo ha ribadito quei rimproveri, ma ha condannato diversi vergognosi aspetti del neocatecumenalismo.

Consideriamo attentamente, dal suo intervento di ieri, alcuni punti.

  • «...[il Signore] non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati»
I cosiddetti "catechisti" del Cammino, salvo rari casi dovuti al buon cuore del singolo, letteralmente campano di rendita a spese delle comunità neocatecumenali. Con la scusa che "l'operaio è degno della sua mercede" mangiano e bevono gratis "e qualche volta ci esce pure la macchina nuova".

I "missionari" neocatecumenali in partenza ieri partono da una parrocchia dell'area di Roma per andare in una parrocchia dell'area di Roma. Secondo voi si può chiamare "missione" una trasferta ridotta Roma-Roma?

  • «Ma come si fa per andare? Bisogna essere agili, non si possono portar dietro tutte le suppellettili di casa...»
Papa Francesco rincara la dose di ironia sulle comode missioni neocatecumenali.

  • «Per andare bisogna essere leggeri. Per annunciare bisogna rinunciare. Solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore. Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo»
I neocatecumenali, vincolati al potere e al denaro, letteralmente schiavi di trionfalismi e clericalismi, potranno mai testimoniare Cristo in modo credibile?

A proposito dell'inciso «per annunciare bisogna rinunciare»: vi ricorda qualcosa? A noi sì: il 1° febbraio 2014 questo stesso Papa aveva detto ai neocatecumenali: «...a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe...»

Fratelli del Cammino: siete sicuri di non essere clericali? Non c'è mica bisogno di travestirsi da preti. È sufficiente illudersi di aver diritto di metter bocca nelle questioni di coscienza altrui (come fanno i cosiddetti "catechisti" laici e i seminaristi Redemkikos Mater).

  • «Bisogna stare attenti, ad esempio, a non dettare il passo agli altri...»
Buffet "liturgico" neocatecumenale
Evidentemente il Papa sa come funziona il Cammino: i cosiddetti "catechisti", detentori della dottrina kikista-carmenista, dettano il passo ai fratelli delle comunità su tutto (ricordiamo ad esempio il caso di un "corso di economia domestica" per insegnare ai fratelli delle comunità "a gestire meglio il bilancio famigliare così da poter essere più generosi nel soccorrere ai bisogni della Comunità"), dando "suggerimenti" (cioè ordinando categoricamente) sulle scelte della tua vita riguardanti matrimonio, consacrazione, lavoro, famiglia, ecc.

  • «...ricordando che il cammino dell’altro non è identico al mio»
Ecco dove voleva andare a parare il Papa: ribadire le sgridate fatte il 1° febbraio 2014 e negare il dogma kikista-carmenista secondo cui "il Signore salva a grappoli".

Chiaro? Ve lo sta dicendo proprio il Papa: ognuno ha un proprio percorso spirituale, diverso da tutti gli altri. Movimenti, associazioni, itinerari, pratiche di pietà, sono strumenti utili a facilitare il percorso del singolo, non sono una catena di montaggio.

Ricordate cosa disse il Papa quattro anni fa? «La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore»

  • «...senza isolarsi e senza imporre il proprio senso di marcia; si va avanti uniti, come Chiesa, coi Pastori, con tutti i fratelli, senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento. Siamo pellegrini che, accompagnati dai fratelli, accompagnano altri fratelli, ed è bene farlo personalmente, con cura e rispetto per il cammino di ciascuno e senza forzare la crescita di nessuno...».
Sì, il Papa sta ribadendo le correzioni che fece al Cammino il 1° febbraio 2014.

Ricordate? «...questo significa mettersi in ascolto della vita delle Chiese nelle quali i vostri responsabili vi inviano, a valorizzarne le ricchezze, a soffrire per le debolezze se necessario, e a camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali».

"Con cura e rispetto per ciascuno": vi siete accorti che sta facendo eco di ciò che vi disse nel 2014? «...e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana...»

  • «...[il Signore] Non dice: conquistate, occupate...»
Il Papa evidentemente allude alla neocatecumenalizzazione delle parrocchie. Vi ricorda qualcosa? No? Proviamo a considerare qualche esempio a caso di parrocchie "conquistate e occupate" dai neocatecumenali (senza contare le diocesi con vescovo neocatecumenale):


  • «...[missione è] riscoprirsi parte di una Chiesa che è discepola»
Carnevalata liturgica neocatecumenale
Il Papa sa che i kikos non si sentono parte della Chiesa. E glielo fa notare, sebbene in modo molto gentile: "una Chiesa che è discepola [di Cristo]".

Cari fratelli del Cammino, dovete essere discepoli di questa stessa Chiesa di cui oggi ve ne infischiate perché credete di aver qualcosa da insegnare alla Chiesa, qualcosa da far "riscoprire" alla Chiesa e che ancor oggi vi illudete di aver "riscoperto" solo voi.

  • «...non la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire»
Altra stangata contro il neocatecumenalismo che non vuole servire ma vuol solo imporsi. Chi ha orecchi per intendere, intenda!

  • «...Amate le culture e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti. Non partite dalle teorie e dagli schemi...»
Chiaro? Il Papa ribadisce di nuovo le correzioni del 1° febbraio 2014.

Questo tipo di rimprovero al Cammino è stato fatto molto spesso al Cammino. Per esempio, nel 2011, mons. Bottari De Castello scrisse praticamente le stesse cose a proposito del Cammino in Giappone:
Qui, direi, sta il punto controverso e le difficoltà poste dal metodo dei membri del Cammino Neocatecumenale. Da quanto si vede, essi vengono ed applicano alla lettera un metodo nato e preparato in Europa, senza curarsi di adattarlo al mondo locale. Ho ritrovato tra loro qui in Giappone lo stesso stile che ho visto in Camerun, dove ero missionario vent'anni fa: gli stessi canti (con la chitarra), le stesse espressioni, le stesse catechesi, il tutto trasmesso con uno stile più impositivo che propositivo. Si capiscono allora le tensioni, i dissapori e le reazioni che, trovando a volte poca disponibilità al dialogo, arrivano al rifiuto. È certo ammirevole in loro l'intenzione, la buona volontà, ma manca l'inserimento nella cultura locale: questo - a mio modesto parere - è quanto stanno chiedendo loro i vescovi giapponesi: spogliarsi del vestito europeo per presentare il cuore del messaggio in maniera purificata e vicina alla gente...

  • «...non dimenticatevi di pregare per me»
Qualcosa mi dice che il Papa sa che i kikos non lo sopportano e non pregano per lui.

Oggi sulla stampa e sui social network vedrete comunque i kikos cantar vittoria e fingere di non aver udito.

Si concentreranno sulle parole paterne che il Papa ha elargito per addolcire loro la mazzata: «il vostro carisma è un grande dono di Dio per la Chiesa del nostro tempo».

Già, ma come mai questo "grande dono" viene criticato dal Papa?

Correzioni, critiche e rimproveri sono venuti da Giovanni Paolo II (fin dal 1983) e da Benedetto XVI (specialmente sulla liturgia nel 2005), si sono quindi aggiunti quelle da Francesco il 1° febbraio 2014, e Francesco ieri ha ripreso pari pari le tre critiche che aveva fatto al Cammino.

Allora, siete ancora lì a incensarvi a vicenda parlando del "grande dono di Dio per la Chiesa"? Che razza di dono è se il Papa critica quel dono? 

È ormai sempre più chiaro che quando il Papa parla di "carisma" dei neocatecumenali non sta parlando del Cammino come metodo e come insegnamenti ma sta parlando del buon cuore dei singoli fratelli.

E li sta incaricando di dissociarsi dagli errori del Cammino.

venerdì 4 maggio 2018

Tor Vergata, 5 maggio 2018, incontro ecumenico del Papa con i kiko's

Il prossimo 5 maggio 2018 a Tor Vergata si terranno le celebrazioni per il 50esimo della presenza del Cammino Neocatecumenale in Italia, nel corso delle quali papa Francesco porterà il proprio saluto.

Incontri ecumenici:
Papa Francesco con Kiko
e con il Pastore Traettino
Il neocatecumenalismo è a tutti gli effetti una diversa confessione rispetto a quella cattolica che il papa rappresenta e guida.

Infatti, nonostante gli Statuti approvati nel 2008 e il Direttorio, Catechismo Neocatecumenale pesantemente corretto e tenuto nascosto ai più, i fondamenti teologici del Cammino e molti aspetti principali di questo percorso hanno somiglianze profonde con le chiese protestanti pentecostali.
Ripassiamoli brevemente.
  • In primo luogo il "sola fide".
Il catechismo Neocatecumenale è inflessibile su questo punto più di quanto lo fosse Lutero: la salvezza avviene per la sola fede, basta credere profondamente e si è salvi, senza alcun riguardo per l'importanza delle opere di cui san Giacomo scrisse: "Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede." (Gc 2,17-18)
Addirittura secondo Kiko potrebbe essere deleterio anche solo lo "sforzo" di compiere il bene.
Non è una celebrazione neocat
ma una celebrazione protestante!
  • A questo principio si associa il "sola Gratia".
Per il catechismo di Kiko è Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La corresponsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore stesso che, anzi, più pecca, più ha la garanzia di essere graziato.
  • Poi la dottrina del "solus Christus".
Essa assicura che non ci sono altri, oltre a Cristo, che possano intercedere con Dio per la salvezza del credente, né santi, né sacerdoti attraverso i sacramenti.
Sappiamo infatti che il cammino è allergico a tutti i santi che non siano i propri stessi fondatori e ridimensiona il ruolo del sacerdote come guida spirituale e come tramite di Dio per il perdono nella confessione sacramentale, che per i kiko's "sigilla" il perdono che scende sul fedele nel momento in cui crede alla predicazione.
  • Naturalmente non poteva mancare il "sola Scriptura".
L'insegnamento della Bibbia è considerato sufficiente di per sé stesso per portare una persona a conoscere la via della salvezza dal peccato. Ciò che converte non è la lettura della Bibbia e la riflessione personale, ma è precisamente la "predicazione" del Catechista Neocatecumenale che, più potente di ogni altro sacramento, veicola lo Spirito Santo e opera la conversione.
  • Ne consegue il "soli Deo Gloria".
Di ogni cosa ha merito sempre e solamente Dio, non l'uomo immerso nella propria inettitudine, non il sacerdote, puro vettore della parola di Dio, non santi né Madonne, ma Dio solo. Naturalmente Dio si manifesta attraverso i catechisti.
  • Altre caratteristiche: il ridimensionamento del culto della Madonna.
Orrori neocatecumenali
e fosse nere al posto degli occhi
Il Cammino ha sempre utilizzato la Madre di Dio come ispiratrice di questo percorso, però Kiko non ha mai perso occasione per appiattire la figura di Maria, rimandando il più possibile la "consegna" del Rosario, ritenendo il culto alla Madonna di Fatima un "devozionismo" e recentemente persino "dimenticando" l'assunzione con il corpo della Madre di Dio.
Naturalmente quest'ultimo dogma è uno dei più avversati dalle Chiese protestanti.
  • Giudizio particolare e universale.
Inoltre: non è secondo la dottrina cattolica la convinzione che non vi sarà un giudizio particolare perché il credente è di per sè un "salvato" (principio protestante della certezza della salvazione) e neppure un giudizio finale perché la Chiesa non sarà sottoposta a giudizio.



Kiko copia l'icona bizantina del Giudizio Universale,
ma "dimentica" di sottoporre i giusti a giudizio

  • Svalutazione dei sacramenti.
L'Eucaristia diviene una Cena del Signore in cui l'aspetto assembleare e del convito gioioso annulla quella del sacrificio di Cristo, il Battesimo dei bambini non è creduto efficace perché è necessario essere adulti e credere alla predicazione. Al battesimo in acqua viene sostituito un battesimo nello spirito la cui efficacia però permane solo finché il credente rimane nella comunità dei salvati: quando se ne allontana, la salvezza decade.
  • Occhiolino al "Popolo Eletto"
Un altra particolarità che avvicina il kikianesimo alle confessioni evangeliche, soprattutto ad alcune, è un certo "travestitismo" ebraico, messo in atto per accattivarsi le simpatie del popolo eletto.
Dice Kiko nella convivenza con i Rabbini alla Domus del 2015: "voi siete il vero olivo che sostenete noi. L'elezione su di voi, per noi, è irrevocabile, siete voi il popolo eletto" mistificando così san Paolo.
Nulla può cancellare il fatto che sono i cristiani ad essere coeredi di Gesù, ed eredi di Dio (Rm 8,16-17) e che i cristiani sono l'olivo selvatico innestato sulla radice nobile al posto dei rami originali (il vecchio Israele) e che quei rami potranno essere di nuovo fertili solo se si convertiranno a Lui, per essere nuovamente innestati sul vero olivo (Rm 11,24). Gli ebrei vengono compiaciuti e blanditi anche da evangelici che ne assumono aspetto e riti per il fine, non dichiarato, di convertirli ed affrettare così la fine del mondo con il conseguente "rapimento" della Chiesa.
  • Rapimento della Chiesa
La dottrina, detta del rapimento della Chiesa, è un'altra convinzione mutuata da Kiko dalle chiese evangeliche, basata principalmente su 1Tessalonicesi 4,17: "E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell'aria", e su Luca 17,34-35: "Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto: l'uno verrà preso e l'altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà presa e l'altra lasciata».

Kiko la instilla in ogni Annuncio di Pasqua, ad ogni Veglia Pasquale, durante la quale Cristo in persona, a suo dire, potrebbe manifestarsi per portare in cielo i Neocatecumenali svegli -e non i parrocchiani dormienti-.
  • Predestinazione
Poi, la predestinazione. Non è un caso il fatto che venga detto a chi si allontana dal cammino "non era per te". Cosa si intende con questa frase sibillina? 
Lo spiega Kiko nel suo «Annuncio» di Quaresima 2018:
"Parlavo prima del mistero dell’elezione divina, perché siamo noi qua quando c’è gente che sta in galera, gente che sta soffrendo tantissimo negli ospedali: è che noi siamo più virtuosi degli altri? No. Allora dov’è il segreto? Il segreto lo dice la Scrittura: Ho amato Giacobbe e odiato Esaù. Questa è una parola molto forte, il mistero dell’elezione che Dio ha fatto con te: perché ha eletto te e tuo fratello si è separato dalla moglie, sta con un’altra ed è distrutto? E tu perché no? Che significa: Ho amato Giacobbe e odiato Esaù? Dio non ha bisogno di ragioni: il Libro di Giobbe è un libro che dice questo: Dio non ha bisogno di alcuna ragione. Allora che cosa è, uno schiaffo alla nostra intelligenza? Sì, sì, se volete è così! Per questo l’elezione divina è sorprendente, Dio non ha bisogno di ragioni per agire, ha eletto te! Perché? Giacobbe è forse anche peggiore di Esaù: è il soppiantatore, Giacobbe è peggiore di Esaù. Perché tuo cugino non sta qui? Amai Giacobbe e odiai Esaù. È che Dio è ingiusto o ha preferenza di persone? Accetta con umiltà che Dio ti ha eletto e ringrazialo, ringrazialo. Non mettere la tua intelligenza al di sopra dell’azione divina".
Ebbene, questa è una rozza spiegazione della dottrina predestinazione: Kiko si dimentica che tutti siamo chiamati ed eletti da Dio, per sostenere che Giacobbe, peggiore, a suo dire, di Esaù, era stato predestinato all'elezione, senza alcun suo merito personale.
Viene da pensare che anche dopo trent'anni, quarant'anni di cammino, nonostante non ci si avveda di nessuna vera crescita spirituale, si possa pensare che l'uscirne, sarebbe la tardiva dimostrazione di non essere un predestinato.



  • Infine, il ritorno della Chiesa (cioè del Cammino) nelle case. 
Anche in questo sviluppo, che Kiko ha ipotizzato o minacciato o prefigurato che dir si voglia, cioè l'uscita dalla parrocchia per andare nelle case, è una realtà sempre più presente nel mondo protestante, che vede l'allontanamento sempre più copioso dei fedeli dalle congregazioni per formare delle vere e proprie Chiese domestiche.
Contribuiscono a questa diaspora:

  1. l'insofferenza alle regole viste come costrittive delle chiese madri;
  2. la massificazione e il desiderio di tornare alle "piccole comunità" in cui ci si conosce personalmente;
  3. il rifiuto della chiesa vista come costruzione umana, simbolo di potere, eredità della Chiesa da Costantino in poi, vissuta come traditrice degli autentici valori religiose e commista al paganesimo.
Proprio le idee di Carmen e Kiko, illustrate nella Storia della Chiesa delle Catechesi iniziali e recentemente riproposte da Kiko, che non si sente più molto amato dalla chiesa Cattolica, che sempre più reagisce al suo parassitismo.

Ecco perché il 5 maggio a Tor Vergata ci sarà un incontro ecumenico della Chiesa Cattolica con la Chiesa Neocatecumenale.

Papa Francesco, abilissimo nel fare ponti anche con le confessioni più renitenti, siamo sicuri che farà del proprio meglio per avvicinare alle posizioni cattoliche questi suoi figli in serio pericolo di allontanamento.


Tor Vergata:
Il Giudizio Universale

mercoledì 2 maggio 2018

Carlo Maria Martini versus Kiko Argüello: quale bellezza salverà il mondo?

Dostoevskij ha scritto che la bellezza salverà il mondo. Il cardinal Carlo Maria Martini  ha scritto quasi vent'anni fa (nel 1999) una stupenda lettera pastorale con questo interrogativo: Quale Bellezza salverà il mondo?


La 'nuova estetica' portata avanti da Kiko Argüello, veicola l'idea che questa salvezza è legata ad una risposta collettiva, piuttosto che individuale, che una realtà come il cammino neocatecumenale può dare attraverso la complessa costruzione che sta a fondamento dei suoi insegnamenti, trasmessi anche attraverso canoni estetici e simboli antichi da lui reinterpretati arbitrariamente. Un pensiero ed una costruzione che costituiscono una sfida per il cambiamento.

Ma un cambiamento che porta dove? Alla Verità e Bellezza di Cristo o a perdersi nell'affascinante immaginifico mondo dell'iniziatore di tutto questo?

Poniamo a confronto l'incipit della lettera del Cardinale Martini che in modo semplice e diretto descrive in cosa consista per un cristiano questa salvifica bellezza e le immagini di alcuni campioni della nuova estetica neocatecumenale, altrettanto eloquenti nella loro triste e significativa bruttezza, che rappresenta ed esprime quel clima tetro e senza speranza, quel dio castrante e punitivo, quelle madonne sterili ed emaciate che rattristano purtroppo tante chiese, case e cuori.




Sempre più mi è entrata nel cuore la domanda che Dostoevskij, nel suo romanzo L’idiota, pone sulle labbra dell’ateo Ippolit al principe Myskin.
"È vero, principe, che voi diceste un giorno che il mondo lo salverà la ‘bellezza’? Signori - gridò forte a tutti - il principe afferma che il mondo sarà salvato dalla bellezza... Quale bellezza salverà il mondo?".

"Dio è il Cammino",
opera di Kiko Argüello
Il principe non risponde alla domanda (come un giorno il Nazareno davanti a Pilato non aveva risposto che con la Sua presenza alla domanda "Che cos’è la verità?": Gv 19,38). Sembrerebbe quasi che il silenzio di Myskin - che sta accanto con infinita compassione d’amore al giovane che sta morendo di tisi a diciotto anni - voglia dire che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.

La bellezza di cui parlo non è dunque la bellezza seducente, che allontana dalla vera meta cui tende il nostro cuore inquieto: è invece la "bellezza tanto antica e tanto nuova", che Agostino confessa come oggetto del suo amore purificato dalla conversione, la bellezza di Dio;
è la bellezza che caratterizza il Pastore che ci guida con fermezza e tenerezza sulle vie di Dio, che è detto dal vangelo di Giovanni "il Pastore bello, che dà la vita per le sue pecore" (Gv 10,11).
È la bellezza cui fa riferimento san Francesco nelle Lodi del Dio altissimo quando invoca l’Eterno dicendo: "Tu sei bellezza!".


Kiko e la bruttezza
che deprime il mondo
È la bellezza di cui recentemente ha scritto il Papa (ndr: Giovanni Paolo II) nella Lettera agli artisti affermando: "Nel rilevare che quanto aveva creato era cosa buona, Dio vide anche che era cosa bella... La bellezza è in un certo senso l’espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza" (n. 3).
È la bellezza di fronte alla quale "l’animo avverte una certa nobile elevazione al di sopra della semplice predisposizione al piacere sensibile" (Immanuel Kant, Critica del giudizio, § 59).
Non si tratta quindi di una proprietà soltanto formale ed esteriore, ma di quel momento dell’essere a cui alludono termini come gloria (la parola biblica che meglio dice la "bellezza" di Dio in quanto manifestata a noi), splendore, fascino: è ciò che suscita attrazione gioiosa, sorpresa gradita, dedizione fervida, innamoramento, entusiasmo; è ciò che l’amore scopre nella persona amata, quella persona che si intuisce come degna del dono di sé.