lunedì 10 aprile 2017

Vetus Ordo vs Novus Ordo: quel "vs" travisato e fuorviante (soprattutto per il CNC)

Nell'attesa della Santa Pasqua, festa di tutte le feste cristiane, desidero condividere con gestori, lettori, commentatori e consultatori del blog, alcuni estratti del messaggio del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, al 18° incontro liturgico di Colonia sul tema del decimo anniversario del Motu proprio Summorum pontificum, tenutosi dal 29 marzo al 1° aprile a Herzogenrath, in Germania.

Rinvio all'articolo "Scismi, sacrilegi e poca fede scuotono la messa" a cui ho fatto riferimento e all'articolo Summorum Pontificum: la source de l'avenir per la lettura completa del messaggio in francese (lingua originale).

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Vetus Ordo
I seguenti punti evidenziati dal cardinal Sarah circa la crisi di fede, legata indissolubilmente a una liturgia ormai inquinata, balzano alla vista per il riferimento evidente a certi aspetti della "celebrazione eucaristica" del CNC. Lungi dal voler manipolare le considerazioni del cardinale Sarah, il quale sicuramente ha uno sguardo più ampio del mio sull'intera realtà ecclesiale, alcune assonanze sono tuttavia impressionanti:
1. La riforma (ben diversa dal "restauro" voluto dal Concilio Vaticano II) "è stata realizzata con uno spirito superficiale e sulla base di un solo criterio: sopprimere a tutti i costi un patrimonio percepito come totalmente negativo e sorpassato, al fine di creare un abisso tra il prima e il dopo concilio." 
Alzi la mano chi ha sentito per anni catechesi sul Concilio di Trento come punto di massima oscurità della Chiesa Cattolica, sulla Messa Tridentina come "quel rito che faceva da solo il prete e nessuno capiva niente", l'Adorazione Eucaristica come un qualcosa di inutile ("Tu puoi anche stare davanti al Tabernocolo due ore: non cambia assolutamente niente"), ecc.

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Più che Novus Ordo
2. L'ormai cinquantennale crisi di fede, è legata al "mancato rispetto, la desacralizzazione e la riduzione alla dimensione orizzontale degli elementi essenziali del culto divino".
Andiamo con ordine:
- Alzi la mano chi ha fatto per anni la comunione da seduti,
- Alzi la mano chi si è sentito dire "non serve che stai lì a spulciarti la mano, è solo farina" (un seminarista, ahime);
- Alzi la mano chi è stato convinto per anni che "non c'è Eucarestia senza assemblea".

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Comunione come prevista dalle norme kikiane: ben seduti mentre il sacerdote passa tra le sedie
3. "Noi non possiamo chiudere gli occhi sul disastro, la devastazione e lo scisma che i promotori moderni di una liturgia viva hanno provocato rimodellando la liturgia della Chiesa secondo le loro idee. [...] L'atto liturgico è, non soltanto una preghiera, ma anche e soprattutto un mistero nel quale si realizza per noi qualche cosa che noi non possiamo comprendere pienamente, ma che noi dobbiamo accettare e ricevere nella fede, nell'amore, nell'obbedienza e nel silenzio adoratore. E questo è il vero senso della partecipazione attiva dei fedeli".
Alzi cortesemente la mano chi può dire di aver vissuto in questo modo l'Eucarestia, soprattutto relativamente a obbedienza e silenzio adoratore, chi si è dovuto sorbire monizioni del tutto fuori luogo e non inerenti alla Parola proclamata, laddove non fossero vere e proprie omelie, chi ha aspettato anche mezz'ore intere in attesa che qualcuno facesse una benedetta risonanza, sennò non si andava avanti, chi ha poi "danzato" intorno all'altare a suon di bonghi, chitarre e quant'altro.
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Comunione come prevista dalle norme liturgiche: in processione e in piedi (dopo l'inchino) o in ginocchio

4. La crisi di fede riguarda "anche e soprattutto numerosi preti e vescovi, che ci ha messo nell'incapacità di comprendere la liturgia eucaristica come un sacrificio, come atto identico, compiuto una volta per tutte da Gesù Cristo, e che rende presente il Sacrificio della Croce in una maniera non cruenta, ovunque nella Chiesa, attraverso tutti i tempi, luoghi, popoli e nazioni. Si ha spesso la tendenza sacrilega di ridurre la Santa messa a un semplice pasto conviviale, alla celebrazione di una festa profana e a una autocelebrazione della comunità, o peggio ancora, a un mostruoso intrattenimento contro l'angoscia di una vita che non ha più senso, o contro la paura di incontrare Dio faccia a faccia, perché il suo sguardo svela e ci obbliga a guardare in verità la nostra interiorità. Ignorano che la finalità di tutte le celebrazioni è la gloria e l'adorazione di Dio, la salute e la santificazione degli uomini".
Alzi la mano chi si è sentito dire per anni che l'Eucarestia non è un sacrificio bensì un banchetto conviviale in cui Cristo viene a liberarci dalla schiavitù, ecc.

5. "Relativismo nell'insegnamento dottrinale, morale e disciplinare, gravi abusi, desacralizzazione e banalizzazione della santa liturgia, visione puramente sociale e orizzontale della missione della Chiesa. Molti credono e affermano in modo alto e forte che il concilio Vaticano II ha suscitato una vera primavera nella Chiesa. Tuttavia, un numero crescente di ecclesiastici stanno prendendo in considerazione questa "primavera" come un rifiuto, una rinuncia del patrimonio secolare, e anche come una rimessa in causa radicale del passato della Chiesa e della sua Tradizione. Si accusa l'Europa politica di abbandonare o di negare le sue radici cristiane. Ma la prima ad avere abbandonato le sue radici e il suo passato cristiano, è incontestabilmente la Chiesa cattolica postconciliare".
Alzi la mano chi ha visto deturpare la libertà e la coscienza del singolo anche da parte di fratelli mediante monizioni mirate, chi si è sentito dire di essere figlio del demonio piuttosto che di Dio, chi è stato ripreso per essersi inginocchiato alla consacrazione, chi ha subìto invasioni nella vita personale e intima con una serie di regole non previste da alcun ordinamento ecclesiale (esempi: figli e vocazione), ecc.

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Liberati dalla schiavitù, si balla per poi lanciarsi sui fiori
6. "Il Vangelo e la Rivelazione, anch'essi, sono reinterpretati, contestualizzati e adattati alla cultura occidentale decadente.[...] Molti rifiutano di guardare in faccia all'opera di autodistruzione della Chiesa con le sue stesse mani, attraverso la demolizione pianificata dei suoi fondamenti dottrinali, liturgici, morali e pastorali".
Alzi la mano chi ha ascoltato le interpretazioni kikiane circa: il vangelo delle dieci vergini (le buone opere sono l'andare in convivenza e in comunità a prendere olio, a scapito dell'umana pietà), il vangelo di Zaccheo (esattamente contraria alla catechesi di s. Agostino), il vangelo del fico sterile (il fratello cacciato dalla comunità perchè mormoratore), il vangelo del cieco nato (con il fango che sono i peccati anziché l'opera creatrice), per non parlare di passi inventati a piè pari ("Vedo un popolo in piedi", dal libro di Isaia...???).

7. "Da dove cominciare? Io mi permetto di proporre tre piste che ho riassumo in queste tre lettere: SAF, silenzio, adorazione, formazione.[...] Il silenzio, senza il quale non possiamo incontrare Dio, [...] l'adorazione [...] e la formazione liturgica a partire da un annuncio della fede o catechesi avente come riferimento il Catechismo della Chiesa Cattolica, ciò che ci protegge da eventuali elucubrazioni più o meno convincenti di alcuni teologi ammalati di novità". 
Alzi la mano chi non ha avuto modo, per anni, di raccogliersi in preghiera dopo la comunione perché deve cantare all'unisono con la comunità, chi ha pregato a comando nei momenti previsti dai catechisti nelle convivenze o anche nella vita privata ("l'importante è che fai le lodi che ti abbiamo consegnato, il tuo dialogo con Dio è qualcosa che viene dopo e non può sostituire le lodi").
Infine, alzi la mano chi ha ricevuto l'ordine di predicare facendo riferimento ai sacri mamotretri non rivisti ("li dovete imparare praticamente a memoria", "non dovete aggiungere né togliere niente: così Dio l'ha ispirata a Kiko e si è visto che questo funziona", "dovete riportare anche gli stessi esempi").

Alzi la mano chi si è stufato di dover imporre alla sua coscienza di zittirsi per accettare con immotivata violenza le interpretazioni di "teologi malati di novità".

Così, mentre sabato notte le comunità celebreranno una Veglia a parte, magari andando fuori parrocchia o fuori diocesi (eh si, perché dovete sapere che se il  vostro Vescovo non vuole veglie al di fuori di quelle parrocchiali nella sua diocesi, se tu prendi baracca e burattini - mai modo di dire fu più appropriato - e ti cerchi una saletta (un teatro, un garage, una sala d'albergo, ecc.) e celebri fuori diocesi... essendo fuori dalla giurisdizione del tuo Vescovo, NON STAI DISOBBEDENDO A NESSUNO! La sapevate questa? Poi c'è il paradosso di quelli che vanno in una diocesi in cui anche lì il Vescovo ha proibito veglie extra e i relativi catecumeni si sono spostati a loro volta di diocesi per non essere formalmente disobbedienti, il che produce una catena di disobbedienze a mo' di domino)... Dicevo: mentre avviene tutto questo, cardinali come Sarah non hanno paura di dire la verità. E di questo io gli sono personalmente grata.

Ai catecumeni duri e puri del "ci hanno approvato tutto", tra una scazzottata e l'altra per chi canta l'Akeda, lo Shema, il Preconio, l'Alleluja, per chi mette meglio i fiori e tutto il resto, suggerisco di considerare tutto quello che la Chiesa pronuncia ascoltandolo per bocca della Chiesa stessa, e non tramite manipolazioni e interpretazioni farlocche, di andare oltre le telefonate ricevute da Kiko e riportate come approvazioni, di leggere cosa afferma la Chiesa in tema di liturgia e auguro di passare presto dal CNC alla vera Chiesa: una, santa, cattolica, apostolica e, aggiungo io, ROMANA, NON SPAGNOLA.

sabato 8 aprile 2017

Crescere in una famiglia neocatecumenale senza capire che c'è una Chiesa che non si identifica con il Cammino.

Riportiamo un'intervista ad un "figlio del cammino" pubblicata originariamente su Vice.

Ciò che impressiona, leggendola, è che questo giovane, nel corso della propria vita familiare, ha identificato nel modus vivendi e nel sistema di pensiero neocatecumenale  l'unica proposta di vita e di fede cristiana, cosicché il rifiuto delle idee dei genitori, si traduce necessariamente nel rifiuto della fede.
Di certo, il fondamentalismo neocatecumenale, che fornisce un unico e specifico modello di vita di fede, crea dei gravi problemi ai figli, sia a quelli che vi si adeguano supinamente, sia a coloro che vi oppongono un rifiuto.


Com'è crescere in una famiglia neocatecumenale.

Ho 24 anni e sono il terzogenito di 12 fratelli, l'ultimo dei quali nato poco più di un anno fa. Come qualcuno potrà aver pensato leggendo questo semplice dato, i miei genitori fanno parte di una comunità religiosa—neocatecumenale, nello specifico. 

Sono cresciuto in una città italiana di medie dimensioni, dove i miei si erano avvicinati al cammino già prima della mia nascita; fin da subito, quindi, mi sono ritrovato immerso in questa atmosfera. E anche se da un po' sono uscito dalla comunità, dopo più di 15 anni al suo interno una certezza ce l'ho: quando nasci in una famiglia neocatecumenale non hai molte scelte. 

O credi in Dio, o credi in Dio. 
I neocatecumenali sono gente che ha
ricevuto da Kiko le Palme Alte

Quello che da molti è percepito come una setta, e che per altri è al massimo lo stereotipo della famiglia folkloristica ospitata a Sanremo nel 2015, è infatti un percorso ben diverso da quello intrapreso dalle famiglie di credenti "semplici". A volte, come qualche mese fa, quando il Papa ha invitato a non procreare come "conigli", è pure, con una certa ottusità, in disarmonia con la chiesa. Una sorta di binario parallelo a essa, ma che paradossalmente sta sempre un passo dietro.

È per questo che crescere in una famiglia neocatecumenale non significa soltanto far parte di una famiglia cattolica particolarmente osservante. È tutto molto più dogmatico e incentrato sulla devozione a Dio, che era in tutti noi, in tutte le cose e in tutto ciò che accadeva.

Non posso negare che si è trattato di un imprinting fortissimo, e arrivare col tempo a mettere in dubbio l'esistenza di Dio è stato difficile, perché c'è sempre quella vocina del passato che ti redarguisce minacciosamente. Riuscire a non ascoltarla quando dal primo giorno della tua vita sei stato indotto a crederci è un'impresa—se devo essere sincero—piuttosto destabilizzante. 

Ma facciamo un passo indietro: il cosiddetto cammino neocatecumenale ha la sua base, oltre che nella già citata famiglia, nella parrocchia. In quanto tale, come strumento di approfondimento della fede, è "guidato" da un'équipe di sacerdoti, catechisti e fedeli che sono punto di riferimento di ogni "fratello" o "sorella". Come ogni cammino ha inoltre delle tappe stabilite all'epoca della nascita del movimento, avvenuta in Spagna tra gli anni Sessanta e Settanta.

Nella prima tappa, detta pre-catecumenato, l'obiettivo è quello di conoscersi attraverso la comunità in cui si è inseriti. A questa segue la riscoperta del catecumenato, una "riflessione" sulla prima tappa e preparazione alla terza detta "riscoperta dell'elezione" che culmina poi con un pellegrinaggio in Terra Santa.

A tredici anni non hai altra scelta
che entrare in comunità
Il cammino neocatecumenale è una realtà piuttosto organizzata a livello territoriale, anche se in Italia non ci sono dati ufficiali sul numero di persone che vi hanno aderito. Io stesso quando ne facevo parte non avevo coscienza delle proporzioni del fenomeno. Semplicemente, soprattutto nei primi anni, perché non concepivo l'esistenza di un mondo diverso. Dalla preghiera prima dei pasti alle lodi la domenica—che sono delle letture o dei canti con mio padre che suonava la chitarra—fino ai ritiri con la comunità e gli scrutini da parte dei catechisti per vedere se eri abbastanza fedele per proseguire nel percorso neocatecumenale, tutto nella mia esistenza seguiva sempre il ritmo del cammino.

A scuola e nella vita di tutti i giorni non mancavano ovviamente le situazioni di disagio. Come quella volta in cui dovevo andare in scambio culturale ad Amsterdam e mia madre prima di partire mi stampò due fogli A4 con tutti i preti e le chiese cattoliche in città, in modo che non mi perdessi "tra le tentazioni". Il sermone illuminante sul potere malefico della prostituzione e delle droghe mi venne ripetuto in più occasioni prima della partenza, e fu una delle poche volte in cui i miei mi parlarono faccia a faccia (seppure tramite allusioni) della questione sesso.

Ovviamente in famiglia non c'erano solo argomenti "scomodi" come la sessualità e l'omosessualità, che passavano ampiamente in sordina: anche nelle sottigliezze della quitidianità avevamo dei divieti più duri in confronto a quelle che poi ho scoperto essere le regole delle altre famiglie. In casa mia, per esempio, non potevamo guardare i Simpson, non potevamo giocare ai videogiochi, e avevamo un coprifuoco ridicolo—con i miei genitori che attendevano il nostro ritorno per controllare che non sgarrassimo.

Ma questo era solo la punta dell'iceberg. Sotto c'era un mare di cose di cui non andavo propriamente fiero—come quando andavo in gita con la scuola per qualche giorno, e i miei si assicuravano scrupolosamente che la mia camera da letto non fosse condivisa da ragazze; o come quando vedevo alcuni miei fratelli andare in vacanza con le proprie fidanzate per dormire poi in stanze separate.

A proposito di stanze, per vent'anni io ho diviso la mia con altri due fratelli. Ciò ha fatto sì che, oltre al dover combattere ogni mattina per la sveglia, nessuno di noi abbia mai avuto una parvenza di intimità. E per quanto puoi voler bene a una persona, starci costantemente e strettamente a contatto per giorni, mesi, anni, è snervante—così come erano snervanti i miei genitori ogni volta che uscivo leggermente dagli schemi in cui avevano incasellato ognuno di noi.

Bastava pochissimo, un leggero comportamento sopra le righe, e mi ritrovavo in cattiva luce. La richiesta di andare in vacanza, in discoteca, o quella di uscire con tizio e caio quando tizio e caio non erano persone della chiesa. È ovvio che non mi potevano impedire certe cose, ma altrettanto ovvio era il fatto che ci provavano nei modi più svariati.

Tutta questa pressione culminò in un vero e proprio problema quando dovetti presentare la mia prima vera ragazza ai miei. Era atea, e di conseguenza non "adatta" a me. Quello che più mi infastidiva non era tanto il fatto che i miei potessero aver avuto un cattivo giudizio nei miei confronti, quanto il fatto che lei si sentiva a disagio ogni volta che veniva a trovarmi. Era diventata una sorta di complice di un delitto inesistente, l'ospite non gradito a tavola e un motivo per farmi prendere in giro dai miei fratelli. Per quanto mi riguarda, invece, era un po' come se un daltonico criticasse i colori di un quadro: era tutto molto assurdo, ma alla fine riuscivo a fregarmene.

Nel frattempo, la mia vita pubblica di neocatecumenale procedeva tra la messa e due incontri a settimana in parrocchia, nel corso dei quali—divisi in gruppi—allestivamo la sala per la funzione del fine settimana, preparavamo i canti, leggevamo insieme le letture e commentavamo con il sacerdote quelle che ci avevano colpito di più. Finché sei piccolo segui gli incontri con la comunità dei tuoi genitori. Poi sulla soglia della fase adolescenziale vieni inserito nella tua comunità e segui il percorso con persone più o meno della tua età. Ma questa transizione corrisponde anche a una fase in cui ti viene richiesta una maggiore devozione: altri incontri, partecipazione al volontariato, e l'aggiunta della funzione del sabato sera.

È stato in tutto questo miscuglio di "rituali", che è arrivato un momento in cui mi sono sentito distante da tutto quello che avevo attorno. Ero distante da ciò in cui avrei dovuto credere, distante da alcuni dei miei fratelli e soprattutto distante dai miei genitori—con i quali ho sempre avuto un rapporto complicato: loro non riuscivano a parlare con me, e io non riuscivo a farlo con loro. 

Non che ci fossero tensioni particolari; semplicemente, ci ignoravamo. Vedevo spesso come parlavano con i miei fratelli, mentre con me non funzionava—o forse non volevo che funzionasse. Improvvisamente, durante la mia adolescenza, mi sono ritrovato a essere la pecora nera della famiglia, il fratello da non seguire, e il figlio "sbagliato".

Col senno di poi non facevo nulla di diverso dai miei coetanei: uscivo, avevo iniziato a fumare e andavo ai concerti, ma tutto ciò non rientra nella normalità se sei inserito in un percorso neocatecumenale. Non a caso, questo momento è corrisposto alla mia "ribellione": dopo circa un anno e mezzo nella mia comunità ero arrivato al limite. Nulla di assurdo, semplicemente non era ciò che volevo dalla mia vita. Percepivo quell'esistenza come qualcosa di estremamente forzato a cui non volevo più partecipare.

Castellammare di Stabia, oggi:
esibizione delle Palme Alte Neocatecumenali
con lamentoso canto di Kiko dal megafono
Ricordo bene il momento in cui quella sensazione si è trasformata in azione. Avevo appena compiuto 16 anni ed ero fuori con un gruppo di ritiro: una gita organizzata dalla comunità in cui, con il tuo gruppo, vai da qualche parte a leggere la Bibbia e a fare attività collettive e ricreative. Eravamo in una città marittima del sud Italia, e una delle attività finali dell'incontro consisteva nell'alzarsi a turno, di fronte a tutti, e dichiarare apertamente la propria volontà di accettare lo Spirito Santo.

Dopo aver ascoltato i sì ossequiosi dei 15 ragazzi che mi precedevano mi sono alzato in piedi, e dopo essere rimasto in silenzio per un po' di secondi, incerto, ho detto "no", sotto lo sguardo di dissenso e disperazione dei miei genitori. È stato un gesto di stizza, più che una presa di coscienza su quello che volevo veramente. 

Successivamente le cose si sono complicate: io ero sempre meno abbordabile, e in casa percepivo gli sguardi costantemente frustrati della mia famiglia. Per un lasso di tempo sono stato costretto a continuare ad andare a messa la domenica mattina. I miei e i miei fratelli ci andavano il sabato sera, e siccome ero solo, finiva che mi nascondevo dietro la chiesa ad ascoltare i Sonic Youth. 

Per un po' è continuata questa pantomima, ma era sempre più chiaro che l'atteggiamento dei miei genitori non sarebbe cambiato. Non riuscivano ad accettare la mia scelta ed è proprio in questo che sta il punto delicato del cammino neocatecumenale: se i tuoi genitori sono devoti alla chiesa e credono che questa rappresenti la salvezza o comunque il modo giusto per vivere, non possono accettare che un figlio non segua questa strada. Per loro ero perso, risucchiato dal mondo. Dove "mondo" stava per peccato.

Così, dopo continue pressioni, ho dato una seconda possibilità al cammino. Ma è durato pochissimo. Soprattutto perché nell'esatto momento in cui ricominciai, mi resi conto di aver sviluppato una serie di convincimenti che cozzava con i suggerimenti da guru del prete di turno. Lo avevo fatto per i miei genitori, non per me.

Dopo aver lasciato la seconda volta ho iniziato a vivere con meno senso di colpa, e anche a concentrami sullo studio e le cose che ritenevo più importanti. Un po' alla volta la comunità è diventata qualcosa con cui ho a che fare solo per vie traverse, visto che tutti i membri della mia famiglia ne fanno ancora parte. Si è formato un equilibrio fra la mia scelta, il loro stile di vita e le reciproche aspettative.

Adesso sto per prendere la mia seconda laurea e anche loro sembrano aver mollato un po' la presa sulla mia fede, sulla mia vita e su chi mi circonda. Io, da parte mia, sono estremamente rispettoso nei confronti di tutto ciò che mi circonda e credo di dovere molto ad alcuni insegnamenti che i miei mi hanno dato. Mi ricordo ancora di come mio padre era impegnato nel sociale, sempre il primo a rispondere ai supermercati per i prodotti che sarebbero stati buttati per portarli ai più bisognosi. Lo ammiravo e ne andavo fiero. 

Per questo non voglio dire che il cammino neocatecumenale sia malvagio o qualcosa di estremamente terrificante. C'è gente che lo vive in pace, non lo nego. Li vedo che stanno bene e li vedrei persi senza il cammino: per molti rappresenta un appiglio a cui aggrapparsi per riuscire ad andare avanti.

Quanto a me, io mi tengo stretto la mia vita, e i piccoli piaceri che trovo in essa. Che siano parte del volere di Dio, non lo so, e difficilmente me lo chiedo: da quando sono uscito dal gruppo mi capita di pensarci di rado. Così come ad ogni questione che riguarda la religione. Quello che invece so, è che dopo aver testato una convivenza così stretta con 12 fratelli, la mia visione della contraccezione è estremamente laica.


Domenica delle Palme giganti anche a Valencia (Spagna)



giovedì 6 aprile 2017

Nomina sunt consequentia rerum...

In attesa di esaminare i mamotreti riferiti alle catechesi dei passaggi più avanzati del Cammino, che verranno prossimamente pubblicati sul  nostro blog Osservatorio, riprendiamo in mano una catechesi neocatecumenale a caso, quella del Secondo Scrutinio, nella quale abbiamo abbiamo estrapolato tutti i riferimenti ai termini moglie, marito, matrimonio, figli, con i passaggi  che ad essi si riferiscono. Il risultato può essere letto qui sotto.
Dalla impressionante sequenza di termini negativi associata a queste parole, traiamo la conclusione che la suggestione, per chi ascolta queste catechesi, poi ripetute infinite volte in ammonizioni e risonanze, non può in nessun modo essere positiva, né lasciar campo a sensazioni di fiducia o anche solo di speranza. Il matrimonio viene infatti presentato, con pedante monotonia, come una continua umiliazione, di cui i coniugi si fanno strumento l'uno nei confronti dell'altro,  i figli sono una delusione, un peso, una assurda pena.
"Quante volte nel matrimonio sei stato tentato di prendere il coltello? Il marito si trasforma in un mostro insofferente, la moglie è insopportabile, una schiavitù, i figli si drogano, non studiano, ti dicono che sei uno scemo."
"Nomina sunt consequentia rerum": i nomi sono conseguenza delle cose, cioè il nostro linguaggio tende ad esprimere la realtà così come noi la vediamo. 
Ma c'è anche una fase successiva, cioè quella in cui siamo noi ad essere parlati dal nostro linguaggio, cioè quella in cui nell'interpretare e nel vivere la realtà, siamo influenzati dalle parole che la definiscono, soprattutto da quelle più autorevoli e che più spesso sentiamo ripetere nei contesti emotivamente più forti e penetranti.
Benvenuti nel museo degli orrori coniugali!
Difficile salvare la famiglia quando la si descrive con linguaggio inquinato di pessimismo, fallimento e disillusione.

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 Il marito sarà disperato ... trasformato in un mostro, insofferente
con il marito ... colpa al marito egoista ... il peccato di tuo marito ... tuo marito è insopportabile ... il marito non le vuole bene ... il marito ha fatto un giudizio su di lei ... il marito è il padrone ... il marito non le dà più soldi ... i peccati di tuo marito ... odia tua madre, tua moglie, tuo marito ... suo marito faccia un gesto fuori dal normale ... suo marito non è perfetto ... problemi di tuo marito ...

Schiavitù di mia moglie ... la moglie non ti accontenta ... la moglie insopportabile che ha ... la moglie non lo vuole ... alla nuova moglie scoccia ... il peccato di tua moglie ... quando la moglie ci fa una cosa cattiva ... quando mia moglie mi parla un po' più alto mi distrugge ... tua moglie, i tuoi figli, i fatti di morte ... chi non odia suo padre, sua moglie ... come tua moglie tratta i figli ... tua moglie deve fare quello che vuoi tu ... tua moglie ti può essere infedele ... quando dite alla vostra moglie tu sei pazza ... non ha continuato nel cammino perché non ha odiato la moglie ... chiede conto alla moglie ... così che la moglie non debba subire l'umiliazione ... dai peccati di tua moglie ... se tua moglie ti fa un'ingiustizia ... perché accettare mia moglie ... odia tuo padre, tua madre, tua moglie ... e anche se si oppongono tuo padre, tua moglie ... l'assurdità di tua moglie ... tua moglie ti abbandona ... ciò che fai è strillare a tua moglie ... se appena tua moglie ti dice qualcosa ... credo che la moglie lo abbia lasciato sai? ... facendo arrabbiare tua moglie ... la moglie non gli serve a nulla ... croce concreta di sua figlia, di sua moglie ... i problemi di tua moglie ... ti puoi arrabbiare con tua moglie ... ebbe una lite con la moglie e le tirò la zuppiera ... l'amore di tua moglie, tutti gli amori ti condizionano ... picchiava la moglie ... la moglie del responsabile è un'impicciona ... lascia il denaro alla moglie o cose così ... non riusciva a mantenere la moglie ... essere intrattabile con la moglie ... ti divide da tua moglie ... il peccato di mia moglie ... dominato dalla moglie ...
In Palestina i matrimoni non si fanno per amore ... i matrimoni li contrattano i genitori ... non sopporta quel matrimonio ... i problemi del matrimonio ... il matrimonio religioso non è più valido ... quante volte nel tuo matrimonio sei stato tentato di prendere il coltello ... il tuo matrimonio è sbagliato ... la vita non è nel sesso, né nelle donne, né nel matrimonio ... eravate politeisti chiedevate molte cose alla carriera, al matrimonio...
I suoi figli resteranno senza madre ... hanno i figli che si drogano ... sua figlia era in galera ... aveva tentato di violentare i figli ... insofferente con il marito, con i figli ... non sopporta i figli che ha ... sta arrivando il terzo figlio e non lo vuole ... non si fa più di un figlio ... i figli non vogliono i vecchi ... il figlio ha un macello a casa e non viene mai ... il peccato dei figli ... figlio, lavora ... i problemi dei figli con i genitori e dei genitori con i figli ... i figli che non studiano mi distruggono ... come tua moglie tratta i figli e tu non sei d'accordo ... devi odiare il tuo papà, i tuoi figlioletti, non lo dico io, lo dice Gesù Cristo ... una madre ama il figlio perché si realizza nel figlio ... l'assurdità di tua moglie dei tuoi figli ... e anche se si oppongono tuoi figli, tu vieni con me ... sofferenza che ti provoca il carattere dei tuoi figli ... la croce di rinunciare ai tuoi figli ... l'assurdità dei tuoi figli ... non sei disposto ad accettare i tuoi figli ... i tuoi figli ti dicono che sei uno scemo ... picchiare i figli ... e questo lo pagano i tuoi figli ... e i figli? Ah, li ha abbandonati ... né i figli né nessun'altra cosa gli serve ... tuo figlio non voleva studiare

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* Come antidoto e contravveleno, al termine i questa lettura, si consiglia  l'assunzione di un paio di capitoli dell'esortazione di papa Francesco, "Amoris Laetitia" .

martedì 4 aprile 2017

Il furbo Sankiko e il “cavallo di Troia” del suo clero.

Bravo «apostata»! Hai smascherato il diabolico genio kikiano.
Dicasi signor trettre dottor (h.c.)  de-formator Arguello:
A un simile esaltato è stato concesso di aprire un Seminario, di vagliare le vocazioni, di formare a modo suo il clero, che solo a lui obbedisce.

Davvero un colpo geniale!
La costituzione di un clero formato (!) a sua immagine e somiglianza e solo a lui obbediente. 

Giovanni Paolo II accigliato
e circondato dai rettori, formatori e padri spirituali obbedienti a Kiko
Tu hai colto il punto centrale: questo clero, de-formato nei R.M., è "il cavallo di Troia" che si introduce come "un dono divino" nel cuore della Chiesa. (*)
Per questa via, il cammino neocatecumenale riesce a incunearsi nella Chiesa stessa, che si ritrova ad allevare una "serpe in seno". (**)

Qualcosa verrà alla luce, dunque, nel cammino di gestazione, ma non sarà per la vita!

Dal cavallo uscirà violenza, devastazione e presa del potere.
La serpe seminerà veleni, terrore e morte.

Per «Apostata».....

I primi veri responsabili sono i preti che hanno disinvoltamente buttato alle ortiche il Messale per obbedire a Sankiko.
Per me il centro di tutto l'ingranaggio è lì.
Se i preti obbedissero solo alla Chiesa non ci sarebbero Mamotreti che tengano, né si sarebbe arrivati a situazioni come quella di Guam.

Ancora oggi la consacrazione avviene alla neocat, e Comunione e manducazione con il didietro ben fermo.

Senza dimenticare poi che prima della Lettera di Arinze parti intere venivano omesse e alterate, quali Gloria, Credo, Lavabo, Orate fratres, Agnus Dei.

E' stato furbo, Sankiko. Aveva capito che il cavallo di Troia per costringere la Chiesa a non ostacolarlo era la costituzione di un clero formato (!) a sua immagine e somiglianza e solo a lui obbediente.



Raduno del clero sotto ammaestramento kikiano,
Merkaba-Porto San Giorgio
Ho provato, negli anni, a cercare di scoprire su quali presupposti il cardinale Dell'Acqua possa averlo concesso, ma inutilmente.

Il segreto è ancora più profondo di quello che ammanta la Fondazione.

Negli anni '80 chi era per la Chiesa il signor trettre dottor (h.c.) mistificator Arguello?

Un laico qualunque che diffondeva eresie, come ampiamente dimostrato dalle pesanti correzioni intervenute decenni dopo.

Un laico qualunque a capo di un'organizzazione non riconosciuta dalla Chiesa, basata su soldi e segretezza.

Un laico qualunque che millantava ordini divini e visioni, cambiandone periodicamente versione.

Un laico qualunque che pretendeva, e pretende, obbedienza cieca e assoluta per sé e per i suoi luogotenenti, fregandosene della libertà di coscienza.

Un laico qualunque che manipolava ( e manipola) Scrittura e Liturgia a proprio uso e consumo.

Un laico qualunque che pretendeva (e pretende) di avere una permanente ispirazione divina, che si autonominava angelo, inviato, nuovo Giovanni in mezzo a voi.
E con il tempo i suoi deliri sono addirittura peggiorati, senza che nessuno osasse riprenderlo. E' arrivato al punto di dichiararsi esorcista, di autonominarsi santo, di scrivere che il Messia è presente in lui, di essere l'evangelizzatore dei vescovi, di fare viaggi apostolici.

A un simile esaltato è stato concesso di aprire un Seminario, di vagliare le vocazioni, di formare a modo suo il clero, che solo a lui obbedisce.
Seminario Redemptoris Mater,
Denver - Colorado, maggio 2009
Chi manovrava e manovra Sankiko?

Chi ha convinto Dell'Acqua, in base a quali presupposti?

Perché la documentazione è impossibile da a consultare?

Cosa c'è da nascondere nell'iter di apertura di un Seminario?

Nessuno ha mai aperto bocca.

Eppure di fronte a una simile concessione logica vorrebbe che venisse reso tutto pubblico. Quale modo migliore per dimostrare la propria appartenenza alla Chiesa.

E invece, anche qui, buio totale.

Sui punti chiave del Cammino c'è il segreto: Mamotreti, svolgimento reale degli scrutini, giro di soldi e Fondazione, i Seminari.

Il tutto rinforzato dalle menzogne, tipiche del cosiddetto Cammino, e dalla costante pressione psicologica.

Non c'è da stupirsi quindi se i neocat duri e puri si bevono qualunque assurdità senza ragionare, non ultima la storiaccia di Guam.
   
Vorrei tanto chiedere a un "presbitero" neocat perché disobbedisce alla Chiesa per obbedire a un laico qualunque, ma dubito che qualcuno abbia il coraggio di rispondere.

Più in là del "siamo approvati" non sanno andare.

Vediamo come andrà a finire con Byrnes e se ci saranno ripercussioni anche negli altri Paesi dove si è installato il cosiddetto Cammino.

Personalmente ho poca fiducia. Sankiko gestisce ancora troppo denaro.

Credo che le cose cambieranno solo per due motivi:

* quando alla Cara Estinta si aggiungerà il Caro Estinto: si scatenerà la lotta per il potere tra i caporioni neocat. Mancando il dittatore cominceranno le divisioni;

* la diminuzione della disponibilità economica. Già da qualche anno il Cammino è in caduta. Meno adepti significa meno decime. Meno decime meno oliature. Meno oliature meno potere.

Soldi e potere insomma, molto evangelico.

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(*)   Troia fu espugnata da un gruppo di Greci nascosti all'interno di un cavallo di legno introdotto nella città dai Troiani stessi che lo credevano un dono divino.

(**)   Il contadino e la serpe
          favola di Esopo
Un vecchio contadino durante la stagione dell'inverno, avendo trovato una serpe intirizzita dal freddo e avendone avuto compassione, la prese e se la mise in seno. Quella poi, riscaldandosi e riprendendo la propria natura, ferì il benefattore e lo uccise.
Allora lui morendo disse: "Ho quello che mi merito, poiché ho avuto compassione di quella malvagia".
da Esopo
La favola mostra che i malvagi sono immutabili, anche se sono trattati con estrema bontà.

domenica 2 aprile 2017

"Se l’eucarestia del sabato sera è aperta a tutta la parrocchia, come si può permettere Kiko di proibirmi di andarci?"

Messe private
e Corpo di Cristo in ostaggio:
disobbedienza alla Chiesa
Un messaggio a tutti i neocatecumeni che visitano queste pagine per criticare e per intervenire intralciando o facilitando (nel caso dei pasqualoni) il serio lavoro di liberazione che i responsabili di questo blog stanno facendo da anni: o perché ne erano schiavi incoscienti o perché, secondo le vicende che hanno vissuto nella loro pelle, si sono resi conto della non ortodossia alla teologia della Chiesa, Santa, Cattolica e Apostolica di cui da sempre facciamo parte e forse da noi stessa sconosciuta per quanto sia vasta di ricchezze spirituali.

Per conto mio ho fatto parte del cammino per ben trentacinque anni perché ci ho creduto veramente al potere liberatorio che ha Dio nel cambiare la vita delle persone.
Inizialmente non si parlava assolutamente né di Madonne varie e neanche di questa obbedienza che oggi è diventata un’ossessione e si ripete in qualsiasi occasione; se me l’avessero detto solamente una volta all’inizio del cammino, sicuramente non ci sarei stato non 35 anni, ma lo stesso momento che avessi ascoltato questa “Bestemmia” alle orecchie di Dio, mi sarei allontanato e distrutto i ponti dietro di me.
L’ubbidienza è alla Parola di Dio e alle “Dieci Parole di vita”, non a persone che interpretano per i loro interessi e sete di potere!

Non voglio entrare nello spiegare come abbia potuto resistere tutti questi anni ad ascoltare sempre le stesse cose e all’arroganza sempre più crescente da parte dei catechisti e più si saliva nella scala gerarchica, più esageravano.
Nel mio essere Naif pensavo che per ignoranza si comportavano in quella maniera, ma appena avessero capito la Parola di Dio e il messaggio evangelico nella sua vera direzione, certamente si sarebbero convertiti!

Altarino sincretico neocat.
Nell'ordine: Tabernacolo,
vangelo,
candelabro a nove braccia, Torah.
Chi pensa che il cammino sia approvato dalla Chiesa con tanto di Statuti - che tra l’altro non mettono in pratica loro stessi, come se un Padre benedettino non seguisse la “Regola di San Benedetto” -  mi deve rispondere al perché sono stato allontanato dalla comunità (dopo avere fatto tutte le tappe, fine del cammino e matrimonio spirituale) da Kiko stesso e non da altri catechisti che si potrebbe pensare che non sapevano quello che facevano all’insaputa degli iniziatori.

Motivazione: potevo sviare e sovvertire i fratelli del cammino perché chiedevo che senso avesse avere ancora i catechisti, il perché dell’ubbidienza cieca, perché additato se non volevo andare a fare la missione nelle piazze e varie iniziative del genere che in qualsiasi altro posto nella chiesa sono facoltative mentre nel cammino tutto diventa “obbligatorio” e se non lo fai devi dare conto e ragione.
Ebbene sì, ad un certo punto non ne potevano più di me e Kiko mi ha detto che non dovevo partecipare più alle riunioni di comunità, non mi dovevo fare più vedere nelle celebrazioni eucaristiche e non dovevo avere più contatti con nessun fratello della mia comunità e questo sarebbe stato quello che avrebbe detto anche ai fratelli di comunità, nessuno più mi doveva contattare!

Dopo lo shock iniziale ho capito che quella era stata una liberazione vera e propria e continuando nella mia testardaggine e fregandomene altamente di quello che mi aveva detto Kiko, è vero che non sono andato più in comunità, ma volevo sapere le reazioni dei fratelli con cui ho condiviso 35 anni della mia vita, gioie, dolori, avventure, comunione, divisioni e successive riappacificazioni, non mi capacitavo come improvvisamente si comportavano da “assenti”, cercavo di contattarli, ma io non esistevo più (l’amore al nemico?)! 

Domande ai camminanti: 

Eucaristia cattolica?
No, messinscena
solo per "eletti" neocat
1°) Se l’eucarestia del sabato sera è aperta a tutta la parrocchia, come si può permettere Kiko di proibirmi di andarci?

2°) Quando si fa la tappa del matrimonio spirituale, quella inventata in maniera supplementare e facoltativa perché non si sapeva più come controllare i fratelli, e si dice ad ognuno se è disposto a prendersi cura del fratello che potrebbe avere anche uno sbandamento, come mai tutti i miei fratelli e sorelle non si sono interessati al mio caso? Come si permettono di annullare 35 anni di vita?

3°) Come mai se il cammino si identifica con la Chiesa mi dice di non partecipare più ai suoi incontri? Come mai la parrocchia dove adesso frequento e conosce benissimo la mia storia mi vuole eleggere nel consiglio pastorale e in una riunione per decidere se accettare le catechesi iniziali, hanno subito rifiutato con indignazione? 

Sarebbero tantissime ancora le domande da fare, ma se vi è rimasto un briciolo di comprensione e la facoltà impagabile del libero pensiero, sarete voi stessi a farvele e porle anche ai vostri catechisti che puntualmente vi manderanno a quel paese dove sono anch’io. Benvenuti nel mondo della libertà!
(da: Veterano)



venerdì 31 marzo 2017

La Chiesa, il minestrone e il pentolone

Il Regnante Pontefice, forse mira a mettere assieme, come in una minestra di verdure che assume un unico nome – in questo caso il nome di Chiesa Cattolica anziché di minestrone – ogni genere di ortaggio, inclusi i finocchi, ingredienti determinanti a qualsiasi genere di brodo ecclesiastico vegetale. E con ciò è presto detto: tra poco ci ritroveremo in una Chiesa nella quale dovranno convivere sotto lo stesso tetto: da una parte gli scalmanati di Kiko Argüello e di Carmen Hernández che celebrano imperterriti la metodica profanazione dell’Eucaristia con le loro celebrazioni sui generis, dall’altra i non meno scalmanati lefebvriani pronti a mettere in discussione la transustanziazione delle specie eucaristiche per un involontario errore formale del celebrante.

La Messa Kika [“convivenza“], quella ideata da Kiko Arguello e Carmen Hernandez in palese spregio al Sacrificio Eucaristico vivo e santo della Santa Messa cattolica, con allestimento del tavolo ristorante con pane e copponi di vino, dai quali poi i neocatecumenali riceveranno l’Eucaristia seduti sulle sedie.

Da una parte i kikiani che ballano al suono dei bonghi attorno alla mensa allestita il sabato sera in qualche salone per fare Eucaristia allegra, dall’altra i canti gregoriani dei lefebvriani con le mani giunte all’unisono. E dentro la stessa minestra racchiusa nell’unico pentolone, i lefebvriani daranno a sacrosanta ragione degli eretici ai kikiani, mentre i kikiani daranno degli olezzanti naftalina pre-conciliare ai lefebvriani, ma senza aver però dal canto loro alcuna ragione, perché…

Una Messa Kika presieduta presso il centro della Domus Galileae (Israele) da Sua Beatitudine il Patriarca Fouad Boutros Ibrahim Twal che spezza una pagnotta eucaristica, segue poi la fractio panis mentre Kiko Argüello, fautore con la sua sodale Carmen Hernández di simili abomini, canta. di fronte a queste immagini, la domanda è semplice: chi tratta così l’Eucaristia, crede veramente alla presenza reale di Cristo nelle sacre specie eucaristiche?

…perché è indubitabile, oltre che lodevole, che i lefebvriani celebrino con sacra devozione la Santa Messa intesa come Sacrificio Eucaristico, non come festa degli amici attorno alla mensa. Anzi, a meritato onore dei lefebvriani, posso aggiungere che seguitando di questo passo, nel giro di dieci anni, per avere memoria di come una volta era la Messa cattolica, bisognerà andare necessariamente ad assistere alle celebrazioni fatte dai Sacerdoti della Fraternità Sacerdotale di San Pio X, mentre nei luoghi di culto della nuova Chiesa misericordiosa aperta a tutto e tutti, specie a tutto ciò che non è cattolico, avverrà ogni genere di abominio, dalle Eucaristie kikiane alle celebrazioni inter-confessionali con gli eretici scismatici luterani e anglicani.

La celebrazione della Santa Messa fatta da un sacerdote della Fraternità Sacerdotale di San Pio X.

Danze tribali della liturgia pasquale kika.

(citazioni da un articolo di don Ariel Levi di Gualdo
l'articolo completo è sul sito web L'isola di Patmos)

mercoledì 29 marzo 2017

Metà dei presbikikos lascia il sacerdozio in appena un paio d'anni

Pretini neocatecumenali
sfilano attorno allo schitarrante Kiko
compiendo il suo "gesto del gorilla"
L'estate scorsa andai a far visita a un monastero di clausura con una mia amica e sorella di comunità e un sacerdote NC che era in Italia per motivi di studio ed era appoggiato a un seminario RM.

Ebbene, il sacerdote chiese alle monache di pregare perché nel CNC si stava verificando che (cito testualmente) "quasi la metà dei nostri sacerdoti entro due anni lascia il sacerdozio e non riusciamo a capire il perché. Anche il rettore ci chiede spesso quale può essere il motivo: la verità è che siamo territorio di Dio e per questo il mondo e il demonio fanno di tutto per farci cadere, perché non possono accettarlo".
Ora, come al solito, un quarto di concetto buono portato all'esasperazione e contornato dalla tipica mentalità settaria, propria del CNC.

Eppure io di sacerdoti NC che hanno lasciato ne ho conosciuti.

Eppure io di catechisti che dopo averli indirizzati al sacerdozio, li hanno denigrati davanti ad assemblee di 600 persone, ne ho visti.

Eppure io di monache assolutamente estranee al CNC che sono rimaste allibite per il numero di sacerdoti NC che arrivavano disperati in monastero dicendo "Non capisco come ho fatto ad arrivare a una scelta simile, che non è in alcun modo mia", ne ho conosciute, ed erano allucinate. Una una volta mi disse "Sembrano quelli di cui parla Gesù nel Vangelo quando dice che caricano altri di pesi che loro non portano".

Eppure io di sacerdoti NC in crisi esistenziale, ne vedo.

Eppure io di seminaristi con attacchi di panico a cui è stato detto "Se sei qui è perché Dio ti ci ha portato, sono tentazioni", ne ho conosciuti (e anche da molto vicino).

Eppure io di seminaristi con dubbi, resistenze serie e fondate, a cui è stato detto di reprimere praticamente tutto quello che sentivano, perché sicuramente erano inganni, e di fidarsi di chi su di loro ha discernimento, ne ho incontrati.

Eppure io di seminaristi NC che sono entrati in seminario perché i catechisti vedevano buono per loro questo, ne ho incontrati.

Eppure io da molti di loro sono stata indicata come il demonio solo per aver loro rivolto parola (un fratello di comunità seminarista, al secondo anno, neanche ci salutava il sabato sera all'Eucaristia).

Eppure a quanto pare va tutto bene, il punto è che "il mondo ci odia".

lunedì 27 marzo 2017

I fratelli anziani devono mollare il malloppo

Il santino di san Kiko
Lettera inviata ad un cosiddetto "catechista" del Cammino:

Buonasera, dopo l'annuncio di Quaresima 2017 sono a chiedervi delle spiegazioni.

Come è possibile che venga detto che la "Fondazione Famiglia di Nazareth per l'Evangelizzazione Permanente" abbia un debito di oltre 250.000€ così come sostenuto da Kiko («Sapete che anche noi abbiamo debiti; quando facciamo la convivenza degli itineranti a Porto S. Giorgio sempre ci lasciano un debito di 250 mila o 300 mila euro. Non so quanti debiti abbiamo adesso, lo saprà Giampiero. Senza il vostro aiuto ho pensato che non avremmo potuto evangelizzare, e spero che ci diate qualcosa. Il Signore ce li darà», Annuncio di Quaresima 2017, pagg. 22-23), quando da una semplice visura catastale* la suddetta fondazione possiede i seguenti immobili:
  • un appartamento di 5 vani in via La Spezia a Roma (zona san Giovanni) a metà con l'Associazione di Volontariato Casa di Pulcinella Claudio De Santis;
  • un appartamento di 7,5 vani in via Lucrino (quartiere Trieste);
  • un'abitazione di 4,5 vani a Carinola (CE) e un annesso vigneto di 150mq.
Ma non vi vergognate a chiedere l'eredità a dei poveri anziani? Testuali parole di Kiko: «In Spagna, alcune persone anziane hanno lasciato qualcosa in eredità alla Fondazione. In Italia, no! Non abbiamo una lira: forse qualche anziano, che ha qualcosa in banca, lo può lasciare per l’evangelizzazione, li usiamo solo per evangelizzare.»

Iniziate a rendere pubblici i bilanci della fondazione se volete essere credibili.
Saluti e buona Quaresima


Risposta del cosiddetto "catechista" e membro del CdA della Fondazione (lo stesso che qualche anno fa rassicurava tutti che la Fondazione ha un regolare bilancio consultabile da chiunque...):

vedo che continua a seguirci con interesse. Le consiglio di leggere tutto l'annuncio non le potrà fare che bene.
Per il resto, come lei sa, avere un patrimonio non esime dall'avere debiti e con l'attuale situazione del mercato immobiliare non è facile realizzare.
In quanto al resto lasciamo a ciascuno la libertà di regolarsi come crede.

Buona Quaresima a lei


Nostre considerazioni:

mentre è vero che avere un patrimonio non significa essere senza debiti, è anche vero che il cosiddetto "catechista" non ha risposto a nessuna delle questioni:
  • quel debito di 250-300mila euro è dovuto alle attività di Kiko e dei "catechisti";
  • Kiko scarica il peso di quei debiti sulle spalle dei fratelli di comunità, anziché usare di quel "patrimonio" per sanarli subito;
  • la Fondazione ha diverse proprietà che potrebbero sanare i debiti di molte "convivenze";
  • Kiko si lamenta che i fratelli del Cammino, in Italia, non lasciano molte eredità alla Fondazione, neppure dai propri conti bancari;
  • Kiko insiste a promettere che userà le future eredità "solo per evangelizzare";
  • fin dal 1972, negli Orientamenti per il primo scrutinio, 1972 Kiko afferma: «Se ti ascoltano si convertono e se si convertono devono mollare il malloppo»

Considerazioni conclusive:

Sarebbe davvero una sciagura se un giorno qualche giornalista nemico della Chiesa decidesse di indagare su questo tema e i piccoli nella fede ne fossero scandalizzati. Lei, che si può fregiare della veste bianca, sa benissimo quello che Gesù dice nel Vangelo a proposito di chi scandalizza i piccoli. D'altronde se non c'è niente da nascondere (fatto di cui sono certo), non vedo il motivo di rischiare uno scandalo. Papa Francesco, che più volte ha fatto appello alla trasparenza all'interno della Chiesa, non potrebbe che apprezzare un gesto del genere.

Mi perdoni l'ardire, ma lei da adulto nella fede dovrebbe sapere che dire bugie è un peccato: è infatti risaputo che gli immobili di lusso (quale è l'appartamento da 7 stanze al quartiere Trieste) sono i più facili da vendere e non risentono della crisi del mercato immobiliare.

Indipendentemente dal suo suggerimento, ho letto anche il resto dell'annuncio, ma l'ho trovato soltanto un'accozzaglia di richieste di denaro, eresia di stampo protestante e minacce da psico setta. Ho quindi ho preferito prepararmi alla Santa Pasqua con la "Filotea" di San Francesco di Salle.

Un saluto e un augurio di una Santa Pasqua a lei e anche al suo capo (ultimamente nei discorsi mi sembra un po' più nervoso del solito).


(*) Ricordiamo che le informazioni catastali, a eccezione della consultazione delle planimetrie, riservata esclusivamente agli aventi diritto sull’immobile o ai loro delegati, sono pubbliche e dunque l’accesso è consentito a tutti.

sabato 25 marzo 2017

Il falso storico della devozione alla Madonna degli iniziatori neocatecumenali.

La Madonna di Pompei con
Kiko-S.Domenico
e Carmen-S.Caterina 
Succede alla Watch Tower Society: il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova si riunisce e vengono decise drastiche modifiche alla dottrina o all'interpretazione della Scrittura. Da quel momento la verità di fede è esattamente corrispondente a ciò che è stato deliberato, ma non solo: lo era anche per il passato, e ad essa si adeguano disciplinatamente gli adepti delle congregazioni di tutto il mondo.

Allo stesso modo vorrebbe Kiko che funzionasse per il Cammino Neocatecumenale.

Avendo deciso che il suo curriculum vitae, insieme a quello di Carmen, era un po' carente sotto l'aspetto "Santa devozione cattolica", ecco che Kiko corre ai ripari e, ora per allora, "ricostruisce" una fervida fede nella Madonna di Lourdes, di Pompei, di Fatima e anticipa alcuni pensieri, che afferma essere tratti dal diario di Carmen, più che adatti alla biografia di una santa.

Peccato che solo ora rifulga tutta questa devozione, nascosta con cura quando non addirittura negata e tacciata di religiosità naturale e superstizione nelle loro ultracinquantennali esternazioni e negli umilianti scrutini subiti da cattolici per decenni, umiliati e derisi se frequentavano o facevano pellegrinaggi a santuari e se tenevano con sé medagliette o immaginette di qualsiasi Madonna...non camminante.



Perché diciamo che siamo di fronte ad un falso storico, cioè ad una falsa ricostruzione di eventi passati?

Nell'Annuncio di Quaresima 2017, un discorso penosamente auto celebrativo, Kiko ostenta una devozione alla Madonna che ci sorprende, al punto che la nomina per quasi trenta volte, novità assoluta, visto che negli annunci precedenti la Vergine Maria veniva ricordata senza troppa enfasi e mai con l'appellativo che le è proprio di Madonna.

Invece in questo Annuncio quaresimale il devoto Kiko ricorda la Madonna di Lourdes e di Pompei. Vediamo come.
"La Madonna sempre ci ha aiutato. Era il giorno della Madonna di Lourdes, eravamo qui in seminario e nella sala dei professori c’è una statua della Madonna di Lourdes in legno, molto bella, non la classica di scagliola, no! Questa è bellissima, potete vederla. A un certo punto non sapevamo più che fare e la Madonna ci ha dato un’ispirazione: se siamo una iniziazione cristiana, l’iniziazione cristiana dipende dal Vescovo della diocesi. (...)
Il Card. Ryłko è rimasto molto colpito dalla nostra decisione ed abbiamo cominciato a preparare un altro Statuto. Questo miracolo per noi lo ha fatto la Madonna di Lourdes."
Siamo andati a rileggere i discorsi ufficiali di Kiko Argüello, Carmen Hernandez e don Mario Pezzi alla consegna dello Statuto, certi di ritrovare il segno della gratitudine degli iniziatori alla Madonna di Lourdes per la sua ispirazione miracolosa.

Invece, NULLA DI NULLA.

La Madonna di Lourdes non viene né ricordata né ringraziata dal tripode, e non per mancanza di tempo, visto che ognuno ha l'opportunità di fare un ampio discorso.. 
Kiko, con un po' di piaggeria, attribuisce l'intuizione a papa Giovanni Paolo II 
Carmen parla di iniziazione cristiana solo per esprimere la sua speranza di morire nella Chiesa e non nel kikianesimo, ma non accenna a intuizioni miracolose della Madonna di Lourdes, pur ricordando il braccio di ferro con Rylko che li voleva far diventare un'associazione e lamentandosi di Stafford che 'sembrava non capire' e che la venne a trovare in ospedale, mentre era malata, promettendole un aiuto economico ('e non mi ha dato un dollaro').
Don Pezzi, come d'abitudine, non dice nulla di interessante.


È facile concludere che l'alto patrocinio della Madonna di Lourdes sugli Statuti Neocatecumenali è esclusivamente frutto dell'alacre fantasia e della capacità istrionica di Kiko Argüello ed è quindi un falso storico.

Ma non bastava. Nell'Annuncio di Quaresima Kiko scopre anche l'alto patrocinio sul cammino, fin  a dai suoi primi passi, della Madonna di Pompei.
"Allora dopo tanti esami della Santa Sede, anche il Papa Francesco ci ha aiutato, è stato meraviglioso. D. Dino Torreggiani aveva messo il Cammino Neocatecumenale ai piedi della Madonna di Pompei, che ha ai suoi piedi S. Domenico di Guzman e S. Caterina da Siena. D. Dino vedeva nei due santi Kiko e Carmen, e ha detto: “Andiamo a Pompei e mettiamo la vostra missione ai piedi della Madonna”. Pensate che quando ci sembrava tutto perduto – sembrava che non ci permettessero l’Eucarestia in piccole comunità, ecc. – il giorno della Madonna di Pompei, 8 di maggio, mi ha chiamato il Sostituto Segretario di Stato, Mons. Becciu, dicendo che il Papa Bergoglio ha detto che il Cammino sta bene così come è! Diamo un applauso al Papa. Al Papa e alla Madonna di Pompei. I miracoli che ha fatto la Madonna di Pompei al Cammino sono immensi!"
Sorvoliamo sulla blasfemia dell'identificazione di Kiko e Carmen nel miracoloso quadro della Vergine di Pompei con San Domenico e Santa Caterina. Probabilmente chi ha potuto immaginare una cosa del genere non era un autentico devoto della Madonna di Pompei.

In realtà la lettera di mons. Angelo Becciu, in risposta alle lamentele di Kiko, lettera con la quale non si permette al cammino di continuare con le proprie messe private, visto che viene richiamato al rispetto degli articoli 12 e 13 dello Statuto nella loro integralità, arriva i primi giorni di aprile, mentre la festività della Madonna di Pompei, come Kiko stesso ricorda, è l'8 maggio. A quale telefonata Kiko si riferisca, se mai c'è stata, non si sa, certo che comunque sarebbe stata molto successiva alla lettera, per cadere così opportunamente l'8 maggio, festa della Madonna di Pompei.


Ed è facile attribuire ad una telefonata la frase "il Cammino sta bene così come sta", dimenticando assai comodamente la lettera ufficiale che richiama al rispetto dello Statuto.

Aspettiamo altre sicure proteste di devozione anche alla Madonna di Fatima, che nel 2011, nel suo discorso ai Cappuccini, Kiko definì senza mezzi termini un "devozionismo", cioè una manifestazione alterata e patologica di devozione.

Fermo restando che la Madonna più importante per Kiko è quella che "è apparsa in Spagna". E non intende certo parlare di Fatima, ma di un luogo di cui dice: "spero che andiate a vedere dove è apparsa, stanno andando tutte le comunità del mondo". (indovinate il sottinteso)
A proposito, se era una visione intellettiva, Kiko ci deve spiegare com'è che era "con il bambino".

Neocatecumenali di tutto il mondo, con ancora intatte le facoltà di memoria e di senso critico, ma non vi sentite presi in giro e trattati da cretini?

Non potete perdervi, cari fratelli Neocatecumenali,
un luogo di tanta ed intensa spiritualità!