giovedì 14 luglio 2022

"Vivi per la comunità" anziché per la famiglia

Un figlio di famiglia neocatecumenale, famiglia "in missione in Etiopia", concede un'intervista al podcast "Il treno va".

Anzi, famiglia ex neocatecumenale. Dopo tanta missione kikiana-carmeniana, alla fine hanno lasciato il Cammino perché... compivano atti di carità verso persone non del Cammino. Nello specifico, hanno adottato bambini. Imperdonabile, per il Cammino: la perfida Carmen Hernández urlava infatti di "lasciarli nei fossi", perché la presunta "testimonianza", il presunto percorso di perfezionamento spirituale, nella mentalità del Cammino non può avere a che fare con opere di carità.

Ai vertici del Cammino, infatti, la famiglia era considerata "problematica" (o addirittura "eretica") perché faceva qualcosa che non era proprio previsto dal Cammino. Faceva opere di carità al di fuori della setta.

L'intervistato spiega ad un certo punto che Carmen era ostile alla "teologia della liberazione". Purtroppo l'affermazione è foriera di equivoci. La "teologia della liberazione", infatti, è un guazzabuglio di teorie pseudoteologiche diffusesi in certi paesi dell'America Latina, che spesso sfociava in atteggiamenti assurdi (i preti che imbracciavano le armi per fare la guerriglia), cioè riduceva il cristianesimo a ideologia politica, a lotta politica. Ma l'intervistato intendeva solo dire che per Kiko e Carmen il cristiano non deve resistere al male ma deve "farsi crocifiggere" (il che è altrettanto sbagliato, perché perfino Nostro Signore, schiaffeggiato dal servo del sommo sacerdote, chiese ragione e mostrò l'errore; e ancora Nostro Signore si guardò bene dal farsi provocatoriamente vedere in pubblico a Gerusalemme nel momento di festeggiare la Pasqua; e comunque rovesciò i tavoli dei banchieri nel tempio; in breve, l'atteggiamento completamente passivo e autolesionista, predicato da Carmen e Kiko, non è cristiano, e non c'entra quasi niente con la cosiddetta "teologia della liberazione).

Da notare che l'intervistato non ha una piglio polemico anti-neocatecumenale, al contrario (mentre la famiglia lasciava il Cammino lui era persino entrato in un seminario neocatecumenale in Finlandia - sede non scelta da lui -  sia pure lasciando tutto al termine degli studi). Ma ciò che spiega è sufficiente a capire la perfida mentalità neocatecumenale alla quale i genitori dell'intervistato non si erano completamente piegati, altrimenti, ubbidendo ciecamente alle direttive neocatecumenali, non avrebbero mai adottato bambini dando loro un futuro diverso. Chi pratica la cristiana virtù della carità ha già un piede fuori dal Cammino.

"Fatta la legge, trovato l'inganno": così l'intervistato spiega le "approvazioni" del Cammino, e menziona specificamente gli scrutini e la mancanza di cautela da parte di chi conduce l'interrogatorio e la mancanza di un vero consenso da parte dei poveracci seduti sulla "sedia bollente".

L'intervistato spiega anche che il lasciare il Cammino non è una cosa che avviene da un giorno all'altro, ma include - prima e dopo - tanti momenti di dubbio, incertezze, fatiche. E comunque, nel suo caso, lo hanno "maledetto" quando ha lasciato, hanno profetizzato che avrebbe "combinato solo disastri", e robe così. Quando tutto ciò che era diventato il tuo mondo "improvvisamente ti vomita", è un momento durissimo (ed è anche il motivo per cui gli ex di una qualsiasi esperienza totalizzante hanno spesso tanta ritrosia a parlarne).

Il podcast dura 47 minuti e contiene purtroppo canzonette e intermezzi, e l'intervistatore sempre pronto a interrompere, ma può essere interessante.

lunedì 11 luglio 2022

Il Cammino che preoccupa Papa Francesco

 

Sul settimanale "il venerdì" di Repubblica dello scorso 8 luglio 2022 è  comparso, per la rubrica "Cronache celesti" del vaticanista don Filippo Di Giacomo, un trafiletto con la foto di Kiko Argüello, iniziatore del Cammino  Neocatecumenale.

Il titolo è il seguente:

"Il Cammino che preoccupa Bergoglio"

E subito di seguito si spiegano i motivi che hanno portato alla  scelta proprio di quell'immagine e di quel titolo:

"Gli ultimi a ricevere il papagno bergogliano sono stati i rappresentanti del Cammino neocatecumenale.
Ricevuti il 27 giugno dal Papa si sono sentiti dire, senza se e senza ma, che devono operare "nella Chiesa e con la Chiesa". E che "il capo delle diverse Chiese è  il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre...".
Ai discepoli di Kiko Argüello viene infatti rimproverato il  contrario, cioè di  obbligare i vescovi ad obbedire a ciò  che il Cammino intende dire e fare, in ogni campo."

Il seguito dell'articolo è incentrato sulle "beghe" che riguardano i più potenti movimenti laicali soprattutto nella Capitale, Cammino neocatecumenale, Focolarini, Comunione e Liberazione, Opus Dei, e sulle azioni che questo pontificato ha intrapreso per ridurne un potere ritenuto eccessivo e riportarli al rispetto del carisma originario.

Noi ci soffermiamo su ciò  che ci interessa particolarmente, e cioè sulla dimostrazione  che non è  assolutamente frutto di  una nostra impressione, ma una realtà  riconosciuta dai più  attenti osservatori della politica vaticana, il fatto che Papa Francesco, lo scorso 27 giugno, abbia volutamente espresso una forte critica al Cammino neocatecumenale, approfittando di un evento che Kiko Argüello ha sempre usato per blandire i pontefici e per carpirne lodi e approvazioni, e cioè l'invio delle famiglie neocatecumenali nelle Missio ad Gentes.

Cartellino giallo!

Il Santo Padre, nel suo discorso del 27 giugno 2022,  ha sostanzialmente ribadito le tre "tirate d'orecchie" del suo stesso discorso ai neocatecumenali fatto il 5 maggio 2018, risalente al 18 marzo 2016, ma già pienamente formato il primo febbraio del 2014 quando disse:

«...camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali. La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte...»;

«...la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale... Tanto più importante sarà il vostro impegno ad "imparare" le culture che incontrerete...»

«La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore».

Nell'articolo de "il venerdì" l'accento cade sulla prima delle raccomandazioni, l'obbedienza ai pastori, che per i neocatecumenali deve piuttosto risolversi in una obbedienza dei pastori al Cammino; è  chiaro che si fa riferimento alla situazione della diocesi di Roma, dove la neocatecumenalizzazione è  a uno stadio avanzato proprio per demerito degli "amici vescovi e cardinali".

Non è improbabile che il severo richiamo al rispetto della cultura e della personalità altrui provenga al Pontefice anche dalla lettura del delirante mamotreto per la preparazione alla Cresima neocatecumenale che sta girando proprio in questi giorni sicuramente nelle diocesi e nelle parrocchie italiane.
 
Attenti, fratelli del Cammino,
che dopo il cartellino giallo, c'è quello rosso!

Preghiamo perché il Pontefice sia in grado di districare questo nodo, questo cappio a scorsoio del Cammino neocatecumenale stretto alla gola delle parrocchie di Roma e di tutto il mondo.

venerdì 8 luglio 2022

Giù le mani dai bambini! Nelle parrocchie i neocatecumenali vogliono monopolizzarli dai 10 anni in poi

AVVISO IMPORTANTE

A tutti i cattolici che frequentano parrocchie in cui è presente il Cammino neocatecumenale: 

da quest'anno la preparazione alla Cresima potrebbe diventare per i vostri figli una strada senza uscita che porta alla adesione/reclutamento forzato al Cammino neocatecumenale.  

Se volete che i vostri figli abbiano qualche probabilità di ricevere una educazione nella dottrina cattolica e non un training che destina esclusivamente all'ingresso nel Cammino neocatecumenale, oltre che a dare idee dottrinalmente errate e colpevolizzanti, non iscrivete i vostri figli ai corsi gestiti dai neocatecumenali e

 CAMBIATE PARROCCHIA!

Se volete sapere di cosa si tratta concretamente, potete saltare l'introduzione A) e leggere dal punto B) in poi.

Scavano scavano, sfruttano e parassitano le parrocchie già allo stremo:
ma non dovevano evangelizzare i "lontani"?

A)INTRODUZIONE: il tarlo del proselitismo neocatecumenale  (a spese della parrocchia)

C'è un tarlo continuo all'interno del Cammino neocatecumenale, ben individuato da Papa Francesco, che è quello del proselitismo indiscriminato.

Il Papa lo vede all'opera (e lo teme) nelle famose "missioni" neocatecumenali, in particolare in quella che viene pomposamente definita "implantatio Ecclesiae" delle Missio ad Gentes delle famiglie neocatecumenali.
Il Pontefice viene indotto dalle ipocrite richieste di invio e benedizione a fermare l'attenzione  - e quindi a porsi delle preoccupazioni - su una attività del Cammino che, benché spinta da forte proselitismo, generalmente rimane del tutto sterile: la famiglia in missione semplicemente si stabilisce in un nuovo paese oppure se ne torna a casa dopo anni a volte senza neppure aver appreso la lingua di coloro che intendeva evangelizzare. Come ammettono gli stessi neocatecumenali, fanno tutto questo sforzo solo per la propria conversione, o per la propria umiliazione, o per rafforzare la propria fede. Non fanno proseliti, se non all'interno del gruppo di coloro che, già cattolici, invece che andare in parrocchia, se ne distaccano per frequentare a vita la comunità  neocatecumenale.

In realtà il proselitismo neocatecumenale si è sempre applicato all'interno della Chiesa, a spese delle parrocchie, parassitate e dissanguate a volte in modo del tutto intollerabile; ed è sempre stato agito nel cuore della parrocchia, adescando i cattolici, con l'aiuto o il permesso dei parroci che pensavano di attirare invece i lontani, con delle catechesi per adulti, che si presentano come un semplice approfondimento  biblico e dottrinale.
Questo meccanismo, che tende a imprigionare le persone in un gruppetto separato ed elitario, sfruttando le risorse economiche delle famiglie, legando le persone a vita e inducendole a fare entrare nel gruppo separato (o setta) anche i figli per poi portarli a sposarsi sempre nell'ambito neocatecumenale, ha avuto un momento di massimo sviluppo, negli anni 90, per poi declinare in modo inarrestabile.
I motivi di questa recessione sono molti, ma il principale è  che, con lo sviluppo della libera informazione in rete e dei social, le caratteristiche volutamente tenute nascoste ai più, sono divenute di dominio comune.
Insomma, all'esca delle catechesi parrocchiali non abbocca più nessuno.

Per questo motivo si è  cercato di trovare nuove formule con cui agganciare adepti, come le famose- e fallimentari - 100 piazze, o le missioni due a due.
Più recentemente, sono state messe in campo iniziative rivolte principalmente ai figli del Cammino, il cosiddetto post-cresima, in cui si è cercato di inglobare il più possibile altri ragazzi che orbitano intorno alla parrocchia.
Anche in questo caso, i risultati non sono stati incoraggianti, ma soprattutto le nuove comunità (l'unico obiettivo di tutte queste operazioni) si sono riempite di giovani senza lavoro e quindi totalmente a carico del sistema.

Orrida cripta kikiana
ai Martiri Canadesi - Roma
Ebbene i neocatecumenali, hanno nuovamente dato un occhiata alle parrocchie, per vedere cosa ancora si sarebbe potuto parassitare, ed hanno messo gli occhi su una delle poche attività "floride" che richiamano molte famiglie, quella delle Prime Comunioni.
Ed ecco pronta la nuova idea da mettere in atto con la maggiore celerità!
In questi mesi infatti gira nelle parrocchie e nelle diocesi una infaticabile èquipe capeggiata da Mariolina, un personaggio molto noto della prima comunità del Martiri  Canadesi di Roma, i primi catechizzati da Kiko e Carmen, delegata a proporre ai parroci delle parrocchie neocatecumenali di indirizzare i tanti bambini appena comunicati (e le loro famiglie) nella rete del Cammino.

Come è uso del Cammino, nel momento in cui il parroco aderisce al progetto (e se la parrocchia è  già  neocatecumenalizzata difficilmente potrà tirarsi indietro) l'equipe "itinerante  internazionale" di Mariolina, che prima sosteneva d'essere "a servizio" del parroco, impone il mamotreto di Kiko con il progetto completo deciso persino nei particolari (addirittura stabilisce le ore in cui deve essere fatto il catechismo), elegge le coppie più  anziane del Cammino a responsabili del progetto e dà le indicazioni per lo svolgimento di questa nuova "missione" all'interno della parrocchia al fine, scontato, di dar maggior gloria al Cammino.

 

B) IL CORSO PER LE CRESIME: perché  non è ciò  che vogliono far credere

La strategia per trasformare un corso di Cresima in un ingaggio a vita nelle fila del Cammino neocatecumenale (con tutti gli obblighi di corresponsione a vita della decima parte delle entrate, partecipazione obbligatoria a tutte le riunioni, obbedienza e sottomissione ai catechisti, matrimoni precoci all'interno del gruppo, pressioni inaudite ai ragazzi/e senza fidanzata/o perché entrino in convento o si facciano preti eccetera eccetera eccetera) è semplice e graduale:

appena terminata la cerimonia della Prima Comunione con abito bianco, confetti eccetera, alle famiglie dei comunicandi viene proposto, a iniziare da subito, cioè durante le vacanze estive, un anno 0 (zero) di corso, cioè alcuni mesi in parrocchia divisi in gruppetti e affidati alle cure delle solite coppie (dette padrini) neocatecumenali che ben conosciamo,  ad approfondire le figure delle matriarche della Bibbia. Si comincia subito cioè con un argomento legato al concetto di paternità  irresponsabile tanto caro ai neocatecumenali e colpevolizzante nei confronti delle normali famiglie cattoliche. Dalle "istruzioni di Kiko" apprendiamo infatti:
"Vengono a chiedere la Cresima in buona parte figli di genitori separati o divorziati che portano nel loro animo delle piaghe gravissime oppure figli unici che non conoscono la fratellanza. Queste sono due tra le tante situazioni abbastanza comuni nella realtà di oggi. Sono prodotte certamente da una situazione esistenziale di scristianizzazione: quella di sfuggire a tutto ciò che nella vita appare come sofferenza. I figli unici sono spesso soffocati di cure, con il pericolo di essere nevrotizzati, sono coperti di attenzioni in modo che non abbiano a soffrire. I loro genitori, tante volte lontanissimi dal Cristianesimo, non capiscono il senso della sofferenza, si scandalizzano della Croce e cercano con ogni mezzo di sfuggire ad essa. Questo è il motivo per cui spesso molti figli non vengono pure più corretti. Si è come terrorizzati dall'idea della sofferenza e non si comprende la necessità delle correzioni".

I  genitori della parrocchia sappiano già, quindi, che cosa si pensa di loro e dell'educazione impartita ai figli: tutto sbagliato, tutto da rifare, sotto la guida di persone totalmente ignoranti ed impreparate su argomenti come psicologia dell'età evolutiva e pedagogia, ma che credono di saperne più di tutti per ispirazione "divina".

Il programma continua poi ad ottobre con le stesse modalità  (un'ora e mezza a settimana in parrocchia divisi in gruppetti e con i catechisti-padrini, dopo un'introduzione del sacerdote e una lettura) il primo anno di catechismo, a cui segue un secondo, un terzo, e si comincia un quarto anno con convivenza finale e celebrazione della Cresima. (Si sa che subito dopo si prospetta per loro, oltre all'adesione al Cammino, la continuazione con altri 6 anni di postcresima sempre nelle mani e nelle case degli stessi "padrini" neocatecumenali).

In modo che nell'apposito "mamotreto" viene raccomandato sia cauto e graduale per non suscitare opposizioni,  i padrini o catechisti invitano il gruppetto di ragazzini a casa loro e prendono contatto con le famiglie di origine informandosi di tutto ciò che li riguarda. 

Sulla gradualità leggasi le "istruzioni per l'uso" del mamotreto: "Spesso, almeno all’inizio, si può incorrere nel rischio che interpretino ogni intervento dei catechisti nella vita della famiglia come un'intromissione abusiva o come un'invadenza non richiesta. Toccherà quindi ai catechisti dimostrare il loro spirito di collaborazione, vincendo la diffidenza e, a volte, la gelosia dei genitori."

Il legame si fa via via più stretto, nel corso degli anni, come un nodo a scorsoio: si infittiscono le visite a casa dei padrini (ove i bambini non neocatecumenali, fra love-bombing e gustose merende, dovrebbero, secondo i loro piani, rimanere fulminati da come vive una famiglia "credente" -e possibilmente disgustati dalla propria-), si segnalano come "occasioni da non perdere" eventuali contro inviti da parte delle famiglie dei bambini, si aggiungono gli inviti alle famiglie alle Messe di comunità e alla Veglia Pasquale, oltre a organizzare incontri a Natale e a Pentecoste e visite ai luoghi kikiani come il Seminario Redemptoris Mater (per prepararli alle prossime "alzate vocazionali": in proposito va letta questa esperienza).

Gli argomenti trattati negli incontri sono sempre i soliti cavalli di battaglia neocatecumenali, particolarmente incentrati su letture veterotestamentarie che i padrini inducono ad attualizzare ed interpretare a loro modo, senza tener conto dei programmi ufficiali per la preparazione alla Cresima, per esempio del programma del Catechismo per i giovani  approvato da Benedetto XVI.

Chiaramente, senza un testo di riferimento che tenga conto anche dell'età dei bambini e del loro processo di sviluppo, non faranno altro che riproporre le catechesi per adulti che costituiscono l'unico argomento di cui sono in grado di parlare, ed anche gli incontri avranno sempre la medesima struttura: lettura biblica, catechesi del padrino o madrina, esperienze dei ragazzi, preghiere libere, Padre Nostro (mai che preghino un'Ave Maria, hanno paura di intossicarsi?),  benedizione finale. La medesima struttura di tutti gli incontri neocatecumenali dalle catechesi iniziali in poi.

C'è  anche l'arcano: per esempio appena fatta la Cresima verrà proposto ai ragazzi di fare delle visite agli anziani negli ospedali, ma fino ad allora questo non si deve sapere. Come anche non si deve sapere che si faranno le alzate per entrare nel Cammino neocatecumenale!

Il guinzaglio è molto stretto: i ragazzini  (e i loro genitori) sono tenuti a giustificare ogni eventuale assenza telefonicamente, tutte occasioni in cui il padrino o la madrina possono "amabilmente" e abilmente introdursi nelle problematiche e negli eventi particolari di ogni famiglia.

Ciò a cui non si arriva con le buone, si può ottenere con le cattive: se in più di 4 anni la frequenza non è considerata soddisfacente, soprattutto l'ultimo anno e la convivenza finale, il catechista può prendersi l'arbitrio di minacciare di non far fare la Cresima  al candidato: 

"E' importantissimo che la frequenza sia continua, salvo motivi seri. A questo proposito, proprio per dare maggior importanza a quello che si fa, i ragazzi telefonino ai catechisti nel caso prevedano di essere assenti ovvero giustifichino l'eventuale assenza con una comunicazione telefonica. E' opportuno anche ricordare ai ragazzi l'importanza della frequenza: man mano che si avvicinano alla Cresima si può loro dire che, soprattutto per quanto riguarda la convivenza finale e la frequenza del terzo anno, non faranno la Cresima se i catechisti non vedranno nel ragazzo una preparazione sufficiente".

In generale, l'intromissione indebita nella privacy delle famiglie è ben conosciuta e anche prevista dal mamotreto, che consiglia ai padrini di agire con progressione graduale per non scatenare nei genitori dei fanciulli le (legittime) reazioni di protesta e rifiuto.
Le intromissioni cominciano comunque, a ben vedere, fin da subito, imponendo al ragazzino già il primo giorno di presentare se stesso e la sua famiglia, mentre anche la coppia di padrini darà la propria esperienza (e già lì si prevede che, con il passo pesante che è loro proprio, parleranno di crisi del matrimonio, divorzi, peccati, lutti e tragedie varie superati in forza della loro fede).

Nel contempo, si raccomanda ai "padrini" di non dire di essere appartenenti al Cammino neocatecumenale, perché non si inneschino reazioni di sospetto per quanto riguarda le loro reali finalità (e magari qualche ricerca in rete che possa portare alla lettura di articoli come il nostro).

Il progetto del Cammino, attraverso le coppie dei padrini, di fare proselitismo per sé  ammantandosi della autorità  della Chiesa, ma senza permettere da parte dei suoi ministri, i sacerdoti, i primi ad avere il diritto/dovere di formare il Popolo di Dio, una partecipazione se non minima e controllata, lo si desume dal paragrafo dedicato al ruolo dei presbiteri in questo corso di preparazione alla Cresima:

"Per quanto riguarda i rapporti con il presbitero, occorre fare molta attenzione che la figura del sacerdote appaia ai ragazzi in piena luce: devono rendersi conto che dietro ai catechisti c'è la Chiesa. Di conseguenza è molto importante quella breve liturgia che all'inizio di ogni incontro fa il presbitero, vestito con i paramenti, in un ambiente liturgico. Quanto al ragazzo serve ad avere chiara una cosa: che è la Chiesa che si prende cura della sua formazione. Perciò è importante che il presbitero sia sempre interessato a quello che i ragazzi fanno con i catechisti: cosi abbiamo visto che è importante che il presbitero ogni tanto partecipi all'incontro della coppia con alcuni dei piccoli gruppi. E' chiaro che questa visita non deve essere fatta all'improvviso cosi da farlo apparire come un ispettore: la visita va programmata ed i ragazzi, la volta precedente, vanno messi sull'avviso circa l'importanza dell'avvenimento. Si dirà ai ragazzi che la prossima volta verrà da noi il sacerdote, icona di Cristo che è il capo della Chiesa... accogliamolo come il Signore; in questa occasione può essere detta una parola su che cosa rappresenta il presbitero nella Chiesa. Il sacerdote arriverà e lui stesso condurrà l'incontro."

Il sacerdote viene ipocritamente presentato come una figura ieratica, icona della Chiesa, che copre le spalle ai catechisti cosicché questi possano truffaldinamente dichiarare di essere LA Chiesa: non come un formatore (benché ne abbia il compito e la preparazione), un amico e un educatore. Non sia mai che metta in ombra le potentissime coppie del Cammino! Ed è esattamente il ruolo in cui il cammino neocatecumenale confina i sacerdoti, dando l'arbitro totale agli ignorantissimi e kikizzatissimi  laici.

L'apoteosi del cosiddetto corso di  preparazione alla Cresima, è la convivenza finale, il quarto anno prima della Cresima, e l'auspicato ingresso nella Comunità neocatecumenale dei ragazzini, che nel frattempo hanno raggiunto l'età per potervi accedere, ma soprattutto delle loro famiglie, se non l'hanno già fatto in precedenza.
Si pone ogni attenzione nel non far capire la natura elitaria e chiusa del Cammino neocatecumenale: in ogni gruppo di bambini, per esempio, non ne vengono inseriti più di due del Cammino per non far sentire gli altri degli isolati pesci fuori d'acqua. Dispone però il mamotreto: "Uno o due ragazzi figli di genitori facenti parte del cammino neocatecumenale, invece, è il numero ideale per aiutare i catechisti a "tirare" il gruppo nei momenti di bisogno".

Nello stesso tempo gli amici vanno separati, a loro dire per evitare che gli impegni comuni li allontanino dalla frequenza degli incontri, ma il sospetto è che preferiscono che i ragazzi (e le loro famiglie) non abbiano altri punti di contatto tra loro che i padrini neocatecumenali non possano controllare, o altri educatori in comune che possano avanzare dei sospetti sulla troppa e indebita influenza sui fanciulli delle coppie del Cammino.

Tutta l'operazione di "pescaggio" deve avvenire in modo fluido e semi-casuale, come già sperimentato nei gruppi di post-Cresima e nell'ambito delle famiglie in missione, cui viene insegnato ad invitare a casa propria gli amichetti dei figli e a offrire loro golose merende vezzeggiandoli in tutti i modi per favorire l'amicizia con le loro famiglie, sempre allo scopo di attirarli, figli e genitori, nella comunità  neocatecumenale.

Non diffidate della prima impressione:
tristezza e spiritualità malata
sono il frutto della "deformazione" neocatecumenale

D'altronde, c'è  chi ha suggerito loro che quella è  l'età ideale per fare facilmente breccia nelle menti dei fanciulli. Recitano infatti le istruzioni neocatecumenali, stilate per l'occasione:

"Era necessario trovare l'età più conveniente per iniziare ed abbiamo visto che non si potevano prendere dei ragazzi troppo maturi perché avevano ormai delle ferite molto difficili da sanare né tanto meno si potevano prendere troppo piccoli. Abbiamo concluso che l'età ideale fosse intorno a 9/10 anni quando il bambino non è ancora entrato nella pubertà, non ha ancora cessato di essere bambino ed è ancora molto aperto."

Non  c'è bisogno di ulteriori dimostrazioni delle intenzioni di costoro: cambiate parrocchia e portate via i vostri figli, finché siete in tempo! 

P.S.: anche perché, chi non sa educare i propri figli, anzi, li esaspera, perché  mai dovrebbe essere capace di educare i vostri?


Allegato: Mamotreto delle cresime sul sito di "The thoughtful Catholic" di Charles White

martedì 5 luglio 2022

Catechesi parrocchiali e diocesane affidate ai neocatecumenali: fedeli cattolici confusi e costernati. (Parte 2/2)

Completiamo la testimonianza (qui la prima parte, con l'introduzione al testo) inviataci da lettori cattolici che, pur non avendo frequentato il Cammino, ne hanno ascoltate molte idee e suggestioni, causa la pesante neocatecumenalizzazione della diocesi di appartenenza.

Questa testimonianza dà ulteriore conferma del fatto che quando il Cammino Neocatecumenale si insedia in una parrocchia o in una diocesi, le catechesi e le attività dell'organismo ospitante finiscono inevitabilmente per ricalcare il modus operandi neocatecumenale. L'obiettivo del Cammino, quando si adopera sul territorio per la parrocchia o per la diocesi, è quello di predisporre i cattolici ad essere successivamente attirati nella cerchia neocatecumenale.

Chi, senza entrare in una comunità, frequenta regolarmente incontri o ritiri organizzati dal Cammino viene fortemente esposto alla cosiddetta "neocatecumenalizzazione", esercitata con discorsi martellanti e ferree pratiche esclusive, dalle pessime conseguenze sulla salute spirituale, psichico-intellettiva, emotiva, organizzativa, materiale e fisica, nel senso stretto della sicurezza personale.


CONTINUIAMO CON IL RESOCONTO:




7. Ipocrita disparità di trattamento verso le donne:

Durante i resoconti dei questionari o le condivisioni spontanee, registravamo nei presbiteri un atteggiamento sbilanciato, nei confronti di maschi e femmine. I presbiteri soprassedevano, annuendo con paterna comprensione, su racconti di misfatti maschili al limite del penale. Trattavano invece le femmine con paternalistica impazienza, rimproverandole con accanimento per aspetti caratteriali sgradevoli ma di nocività obiettivamente inferiore. Dall'immediatezza delle reazioni di questi soggetti deducevamo l'esistenza di due precisi (benché non espliciti) sistemi di giudizio, a cui veniva fatto riferimento a seconda del genere dell'interlocutore. Lo stesso vigore con cui pretendevano di ammaestrare le ragazze non veniva applicato per far crescere e contenere i ragazzi in un modello di virile e capace cristianità.

Avevamo avvistato la punta dell'iceberg del maschilismo di matrice neocatecumenale ma non lo sapevamo ancora: portando i loro discorsi a compimento, una società di donne isteriche oppresse e di maschi come bestie allo stato brado risultava essere il desolante panorama della normalità umana: è precisamente ciò che Kiko predica e che è trascritto nei mamotreti, ma questo non potevamo saperlo. Pareva che il ruolo della donna fosse quello di subire e di perdonare l'uomo, e quello dell'uomo di peccare e di essere perdonato dalla donna e da Dio. Erano le premesse per arrivare a considerare la violenza come un dato quasi naturale, inevitabile. 


8. Narrativa catechetica condiscendente verso l'abusatore di donne e bambini:

Raccontando aneddoti di abusi sessuali commessi su donne e bambini, i presbiteri si dilungavano sul recupero del colpevole da parte di Dio misericordioso "che ama l'uomo così com'è" e spendendo poche parole sul dovere morale di prevenzione e giustizia. Come risultato, la figura della vittima veniva relegata nel dimenticatoio narrativo: un effetto piuttosto sinistro. Ma infine tornano i conti perché nei libri segreti delle dottrine del Cammino sta scritto che la condizione di vittima è voluta da Dio per la conversione di chi vi incorre e va quindi accettata senza giudicare e senza denunciare.

Nelle storie esemplari delle catechesi, la vittima brava, convertita, che perdona il colpevole, era più spesso la moglie che il marito. In tempi di processi penali a preti abusatori di giovani maschi, i pedofili nominati da questi presbiteri erano regolarmente i padri di figlie femmine. E puntualmente era tralasciato il discorso sul durissimo processo di espiazione e purificazione che spetta al peccatore che si pente e si converte.

Le contraddizioni neocatecumenali: trascinare una ragazza per
i capelli va bene, 
basta che a mezzanotte ce la riporti a casa!

9. Matrimonio impossibile all'uomo ma possibile a...  ...al Cammino:

Mentre predicavano che soltanto il Signore può far funzionare i matrimoni perché ciò è impossibile all'uomo, mostravano di ritenere che nessuna coppia possegga, per semplice grazia di Dio ma senza bisogno di alcun sostegno nella vita di fede (sottinteso: un ambito come la comunità neocatecumenale), la buona volontà e le risorse per mantenere l'amore in equilibrio, tra le mille difficoltà. Sorvolavano sugli esempi contrari, insinuando talvolta il sospetto che qualche problema ancora nascosto dovesse affiorare prima o poi in quelle relazioni.

Invece di focalizzarsi in modo incoraggiante sulla solida e nobile dottrina cattolica in materia di relazioni e matrimonio, si accanivano atrocemente sulla descrizione di tutti i problemi di coppia possibili ed immaginabili, per poi invitare i catechizzati, come unica soluzione praticabile, a seguire il "Signore". E questo inseguimento portava alle salette neocatecumenali. Si trattava della modalità del "vieni e vedi" che ritroviamo nei mamotreti, un invito privo di ulteriori spiegazioni a causa del rinnegamento neocatecumenale del ricco patrimonio della Chiesa.

In effetti i presbiteri sembravano anche ritenere che gli uomini non siano per natura inclini ad amare le donne e, viceversa, le donne gli uomini. Insegnavano quindi che quando "Dio ti manda una persona" non è bene fare capricci sulla persona che Dio ti ha mandato. Prospettavano quindi due possibilità ai fidanzati: sposarsi entro un anno (il famoso "fissa la data!" neocatecumenale) oppure lasciarsi. Se, da cattolici quali eravamo, ritenevamo già che le relazioni di coppia vissute con superficialità e ignavia sono peccato e rovinano la vita, l'imprudenza e la faciloneria con cui questi presbiteri pareva considerassero la scelta di una persona a scopo matrimonio mettevano addosso una profonda inquietudine. 

A fianco di alcune belle testimonianze di sposi da "vetrina della fede", ne affioravano altre, tra i partecipanti, che al contrario incarnavano l' idea neocatecumenale di matrimonio come unione forzata e dolorosa che solo Dio (leggi: la frequentazione della comunità) può tenere insieme e che solo in seguito abbiamo scoperto essere un tema dominante nel Cammino. Per nostra maggiore inquietudine veniva pubblicizzato il numero esorbitante di divorzi, presentandolo come probabilità aprioristica di fallimento, uguale per tutti ed indipendentemente dalle condizioni specifiche. Non lo sapevamo ma ci stavano già lanciando addosso le esche endogamiche tipiche del discorso neocatecumenale in cui il coniuge deve essere del Cammino, il coniuge è la tua croce e se lasciate il Cammino vi lascerete anche tra voi.



APPENDICE DOLENTE SUI PRESBITERI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE


Il discorso dei presbiteri di Kiko è fedele ai mamotreti eretici di Kiko e Carmen.
La stessa fedeltà si riscontra nelle prassi, nei giudizi, negli atteggiamenti.


10. Cattivi giudici: I gradi della colpa? Non pervenuti.

Senza mai menzionare la questione dei gradi della colpa, i presbiteri sfumavano la gravità di colpe mortali, gravi e veniali. A volte ne invertivano il peso relativo, secondo la categoria del peccatore. Per farlo si servivano dell'accostamento di esempi, del tono della voce, di altri trucchetti retorici. In questo modo, senza doversi arrischiare a dichiararlo esplicitamente, la violenza sessuale perpetrata da un uomo appariva di gravità pari alla scenata di gelosia isterica di una moglie. Un gesto duro di autodifesa risultava peggiore dell'atto più grave che lo aveva scatenato, così come per altri insegnamenti del genere, che ora sappiamo essere fedeli ai mamotreti e formalmente contrari alla dottrina della Chiesa.


11. Cattivi maestri: I progressi dello spirito? Dei gran salti immaginari.

Premettiamo che l'eroica pazienza insegnata dai Santi è la qualità del cristiano, soprattutto del consacrato, che si raggiunge dopo anni di pratica di vita ascetica, in virtù della Grazia Divina.

I presbiteri che esigevano, talvolta con sdegno superbo, questo tipo di pazienza dalle donne vittime di molestie o violenze, erano gli stessi consacrati perfettamente in grado di ribellarsi violentemente alla semplice contraddizione da parte di un ascoltatore. Figuriamoceli a sopportare pazientemente le persone moleste o insulti spregevoli contro la loro persona fisica. In definitiva questi presbiteri parevano afflitti da problemi irrisolti con l'altro sesso e forse anche col proprio e mai del tutto guariti dai dichiarati disordini della vita precedente all'ordinazione, persino incapaci di fronteggiare chi li contraddiceva. Quindi non potevano essere presi sul serio nell'indicazione della via dell'eroismo ad anime cosiddette "incipienti". La loro incoerenza faceva perdere di credibilità alla Chiesa che essi rappresentavano.

La valutazione che davano dei progressi spirituali era molto semplice: coloro che essi ritenevano ben ricalcare le loro orme (e cioè i diktat, le scelte, il linguaggio e le categorie di giudizio neocatecumenali), erano portati ad esempio di persona di grandissima fede. Chi nella vita di fede percorreva le vie dell'intelletto (che, se ordinato a Dio, è una forma di amore) veniva da essi considerato con sufficienza o riprovazione. Il dogma kikiano a cui si appigliavano per discriminare era quello della sperimentazione nel qui ed ora nelle sue varianti: il Signore passa qui, oggi, Dio ti parla oggi tramite me, il Signore ti ha chiamato qui, la Parola letta a casa domani non ha lo stesso effetto di quella che ascolti qui oggi.


12. Cattivi medici: La malasanità dello spirito.

Avendo essi catalogato le persone secondo le direttive eretiche del Cammino, non è una sorpresa che in qualità di medici spirituali le loro "diagnosi" fossero supponenti, ricalcate e sbrigative. Ad ascoltare i loro consigli si finiva o in Cammino o fuori strada - quindi, all'atto pratico, sempre fuori strada. 

Le conseguenze del loro operato erano quelle comuni a tutta la cattiva medicina, cioè, che il paziente finisce da un altro medico a curarsi sia per il male originario che per i danni provocati dalla cura del cattivo dottore.

Metteresti la tua salute, fisica, mentale, spirituale,
nelle mani di un medico di torbida fama? E quella dei tuoi figli?


Termina qui questa selezione (non esaustiva) dei più eclatanti tratti neocatecumenali che abbiamo rilevato negli incontri organizzati dal Cammino in parrocchia o in diocesi. Confermiamo anche la neocatecumenalità del metodo: iniziatico, gnostico, superstizioso, apodittico, emotivo, contestatario. Tutti questi aspetti non raggiungevano l'intensità a cui si arriva nelle comunità ma, in maggiore diluizione, la sostanza era la stessa. Un ulteriore punto dolente erano le Messe, celebrate alla neocatecumenale con canti, balli, bonghi e battimani, la focaccia, la coppa del vino, la consumazione insieme da seduti, le risonanze. Come già detto, chi veniva catechizzato in parrocchia dai neocatecumenali poi entrava più facilmente in comunità.

Le storture venivano somministrate in mescolanza a parti ortodosse della dottrina e a pratiche accettabili. Tuttavia, nella confusione dottrinale imperante e per la fiducia (e pigrizia) generali, gli aspetti eretici non erano facilmente identificabili. Se ne salvava in parte chi di sua iniziativa si volgeva alle buone letture. Ciononostante, in quel momento in cui anche il Cammino non aveva iniziato a declinare, il successo che queste catechesi, incontri e ritiri riscuotevano era dovuto alla spiegazione ed alla attualizzazione che in essi veniva offerta della Parola di Dio. 

La domanda interiore, soprattutto da parte dei giovani, era molto forte e sarebbe stato bello avere accesso ad una sapienza nutriente per l'anima, ma in modo ortodosso e strutturato, non neocatecumenale. Si perse quindi, in questo modo, una bella occasione di evangelizzazione, che all'epoca servì soprattutto per portare persone e potere alla realtà del Cammino Neocatecumenale.

sabato 2 luglio 2022

Catechesi parrocchiali e diocesane affidate ai neocatecumenali: fedeli cattolici confusi e costernati. (Parte 1/2)

Riceviamo e pubblichiamo una lunga e meditata testimonianza (che abbiamo separato in due parti - qui la seconda) di nostri lettori cattolici che, pur non avendo frequentato il Cammino, ne hanno ascoltate molte idee e suggestioni, causa la pesante neocatecumenalizzazione della diocesi di appartenenza.

Questa testimonianza dà ulteriore conferma del fatto che quando il Cammino Neocatecumenale si insedia in una parrocchia o in una diocesi, le catechesi e le attività dell'organismo ospitante finiscono inevitabilmente per ricalcare il modus operandi neocatecumenale. L'obiettivo del Cammino, quando si adopera sul territorio per la parrocchia o per la diocesi, è quello di predisporre i cattolici ad essere successivamente attirati nella cerchia neocatecumenale.

Chi, senza entrare in una comunità, frequenta regolarmente incontri o ritiri organizzati dal Cammino viene fortemente esposto alla cosiddetta "neocatecumenalizzazione", esercitata con discorsi martellanti e ferree pratiche esclusive, dalle pessime conseguenze sulla salute spirituale, psichico-intellettiva, emotiva, organizzativa, materiale e fisica, nel senso stretto della sicurezza personale.



TESTIMONIANZA: 
Uno sguardo critico sul passato.

Pur non appartenendo al Cammino Neocatecumenale, era molto difficile evitarne l'influenza. Il Cammino era presente in numerose parrocchie della diocesi in ruoli decisionali o preminenti: nei consigli pastorali, nell' animazione delle Messe, con canti, ammonizioni ed occasionali redditio. Anche le omelie erano modellate sui testi segreti del Cammino, che ancora non conoscevamo, con tutte le esagerazioni e le eresie del caso. I neocatecumenali gestivano il catechismo per bambini, di pre- e post-cresima, cicli di catechesi sui dieci comandamenti ed ovviamente le immancabili catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale con cui all'epoca rimpolpavano ancora le file degli adepti. Magari non li vedevi al volontariato ma avevano in mano la narrativa catechetica.

Nelle parrocchie rimaste fedeli alla dottrina cattolica il discorso catechetico si contrapponeva a quello neocatecumenale. Tuttavia, la libertà lasciata ai fedeli di scegliere tra due realtà opposte ed inconciliabili, come se fossero entrambe valide, dava luogo ad una penosa confusione, aggravata dal fanatismo con cui questi neo-schitarratori convinti di sé, veri parvenus del "rapporto finalmente personale col Signore", criticavano  la fede "dei nonni", fatta di messe giornaliere, rosari, sacrifici, digiuni e devozioni, tutti aspetti in realtà ammirevoli.

Leggendo questo blog abbiamo finalmente trovato ragione delle numerose dissonanze a cui va incontro un battezzato cattolico in una diocesi fortemente neocatecumenalizzata. All'epoca dei fatti ignoravamo che dietro al fanatismo chiassoso ed apparentemente spontaneo di molte parrocchie governasse la ferrea volontà di un'organizzazione ben finanziata e dalla rigida struttura occulta, il messaggio della quale, lungi dall'essere improvvisazione dello "Spirito Santo" come vantato, era scritto in copioni tenuti segreti. Il Cammino avanzava in diocesi, seguendo il suo progetto di colonizzazione.

I recenti post sugli scrutini, sui garanti, sulle vicende di abusi, sia fisici che di potere, ci hanno dato occasione di confrontarci per raccogliere i ricordi sul messaggio catechetico neocatecumenale in materia di relazioni interpersonali. Desiderando lasciare una testimonianza ma limitati da ragioni di brevità, ci siamo focalizzati sulle catechesi sul sesto comandamento, per via delle stringenti somiglianze con quei metodi neocatecumenali che avete ampiamente documentato nel blog.

Le catechesi diocesane e parrocchiali a cui torna la nostra memoria, gestite da presbiteri del Cammino e loro collaboratori, erano aperte a tutti e vi partecipavano perlopiù giovani e giovani adulti di età compresa tra i 17 ed i 35 anni. Ciascuna delle sezioni che seguono si riferisce a momenti diversi delle catechesi sul sesto comandamento o del corrispondente ritiro finale della durata di qualche giorno.


1. I "gruppetti" di discussione sui peccati contro il sesto comandamento:

Gli organizzatori dividevano il gruppo dei partecipanti al ritiro sul sesto comandamento in piccoli sottogruppi, separati per sesso, nei quali era richiesto di aprirsi gli uni agli altri seguendo le domande di un questionario. Improvvisamente ci si trovava in questi mini-gruppi formati in modo casuale, composti da persone sconosciute e di età e stili di vita anche molto diversi tra loro. A tutti era chiesto di aprirsi: si mescolavano abitudinari della promiscuità, persone afflitte da tristi vicende di aborto, personaggi rancorosi ed aggressivi che usavano il sesso come un'arma, altri dipendenti da pornografia ed altri vizi, sposi dal matrimonio in disordine o in crisi, ma anche persone che non avevano molto da dire, continenti, vergini, e qualche minorenne. Alla fine della discussione, il referente di ciascun mini-gruppo riportava, di fronte a tutti quanti i partecipanti, un resoconto anonimo di quanto richiesto dal questionario. I resoconti venivano brevemente commentati dai presbiteri, secondo categorie di giudizio che abbiamo in seguito individuato come tipiche del Cammino.

Questo "lavoro di gruppo", oltre che non preannunciato, non era veramente facoltativo, senza considerare il fatto che poteva risultare estremamente sgradevole. Tuttavia era una tappa obbligata in questo percorso chiamato "di incontro col Signore". Si dava per scontato che tutti avessero qualcosa da raccontare e che tutti volessero parlare dei fatti propri ed ascoltare quelli degli altri. 

Indipendentemente dalla carità e dalla discrezione dei partecipanti, forzare questo tipo di condivisione era, già di per sé, una sorta di violazione morale dei confini personali, una specie di morbido preludio agli scrutini neocatecumenali, che possono essere molto scioccanti. Anche se il linguaggio e l'atteggiamento dei partecipanti, perlopiù di formazione o cultura cattolica (non ancora neocatecumenali) erano rispettosi, gli organizzatori avevano organizzato le attività in modo da lasciare briglia sciolta alla condivisione spudorata. Anche le catechesi erano ricche di esempi concreti ed espliciti. L'impudicizia primigenia proveniva dal Cammino e consisteva nell'imporre le sue abitudini ai cattolici che esso definisce "della domenica".

Purtroppo, si riscontrava anche una certa complementarietà con il punto seguente:


2. L'eccessiva facilità con cui la maggior parte dei giovani esponeva i dettagli più delicati della vita intima:

La maggior parte dei partecipanti ai gruppetti di discussione si apriva senza ribellarsi, incoraggiata sicuramente dalla scriteriata ideologia, già da tempo imperante, del condividere i fatti propri, in pieno contrasto con le indicazioni di San Paolo: ”Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi." (Ef 5,3). Questo tipo di condivisione costituisce già una molestia sessuale di tipo morale, sia sui maschi che sulle femmine.

In molti casi si trattava di incosciente fiducia nel prossimo. In taluni soggetti si riscontravano superficialità, esibizionismo, voyeurismo, desiderio di sporcare almeno a parole, insomma quei mali che andrebbero gestiti in ambiente controllato, come in una pudica e ben fatta confessione oppure in un ambulatorio psichiatrico o addirittura in un'aula di tribunale. Invece, tutti erano tenuti ad "accogliere l'altro nell'ascolto e nella condivisione". 

Eccettuato un brevissimo richiamo formale dei presbiteri alla delicatezza e alla segretezza con l'esterno, la moderazione dei contenuti era lasciata ai partecipanti. Alcune coincidenze ci hanno fatto capire che gli organizzatori raccogliessero, da queste esternazioni semipubbliche, materiale da portare come esempi di supporto in catechesi per altri gruppi. 

A volte i presbiteri, senza indicare il peccatore, riportavano materia udita in confessione, specificandolo esplicitamente. Quando in seguito abbiamo scoperto i mamotreti, non ci ha stupito leggere che Kiko avvalora le sue indicazioni con il fior fiore delle confessioni pubbliche ottenute nei suoi scrutini (in alcuni casi addirittura riportati nella loro completezza).



3. Inopportuna esposizione dell'intimità coniugale:

Durante le risonanze e i giri di esperienze, succedeva che persone sposate esponessero, tranquillamente e pubblicamente, dei fatti da rendere noti solo al confessore. La cosa avveniva persino a coniuge presente e di fronte ad una foltissima assemblea di sconosciuti. Nessuno si permetteva di commentare e riteniamo anche possibile che la maggior parte dei presenti, caritatevolmente, non abbia fatto pettegolezzi in quel periodo. Ma sulla correttezza di quelli che successivamente sono entrati nel Cammino Neocatecumenale, in cui si parla senza veli dei fatti di tutte le persone che si conoscono, non possiamo scommettere.

Solo in seguito abbiamo riconosciuto come neocatecumenali il linguaggio e l'atteggiamento di queste persone. All'epoca non sapevamo che nelle comunità neocatecumenali si travalicano i limiti dell'individuo e della coppia, arrivando persino ad obbligare lo scrigno santo e sacramentale dell'unione tra l'uomo e la donna ad aprirsi alla conversazione con i fratelli di comunità ed a sottostare alla supervisione dei cosiddetti "catechisti ispirati".

Abbiamo considerato come la trivializzazione pubblica, tipicamente neocatecumenale, dei discorsi sul legame tra uomo e donna, a lungo andare crei una massa indistinta di confidenze illecite, che forza tutti ad essere trasversalmente pseudo-sposati con tutti e ad oltrepassare i confini di ciò che è lecito pensare, dire e fare a proposito della vita degli altri. Quando le persone non sono abituate alla continenza, né verbale, né psicologica, né fisica, si rischia di sconfinare nella violenza, sia morale che fisica. Si tratta di casi dalle tinte estreme ma purtroppo tutt'altro che rari.


4. Introduzione del dogma dell'inevitabilità del vizio ed allontanamento dagli apostati:

In generale, con il procedere delle catechesi, venivano sparse le spore dello stigma di bigotto, di ipocrita, di bugiardo, di stolto che perde il "passaggio del Signore" e rinuncia al cielo per aggrapparsi alla propria buona fama, contro chi difendeva la virtù e contro chi si rifiutava di sottoporre "volontariamente" la propria intimità alla revisione altrui (boicottando per esempio i questionari e le risonanze). Il Cammino, tramite i suoi emissari in ambiente diocesano, stava lentamente iniziando a screditare chi rifiutava il dogma dell'inevitabilità del vizio e la condivisione impropria e forzata.

In quel contesto, in cui si andava principalmente per ascoltare, le relazioni tra i partecipanti non erano particolarmente forti e neppure conflittuali. Tuttavia il cammino dei colpi bassi iniziava ad aprirsi: in diversi erano già in trance da annuncio: in mesi di ascolto passivo e di fallacie logiche avevano assorbito il linguaggio neocatecumenale e la relativa forma mentale. 
Al termine dei cicli di catechesi, dietro invito o sotto pressione dei presbiteri, molti partecipanti entravano nelle comunità neocatecumenali e portavano a compimento le abitudini acquisite alle catechesi parrocchiali e diocesane.

Dottrina neocatecumenale del peccato:
Quando vi trovate davanti una pozza di fango cosa fate, non vi ci buttate?!
Non cercate di negarlo, ipocriti! Borghesi!

5. Ignoranza del dovere di riparazione:

Durante gli incontri di catechesi, alcuni collaboratori (forse fratelli di comunità) davano la loro testimonianza di conversione. In materia di sesto comandamento raccontavano le esperienze sbagliate della loro vita precedente l'incontro con il Signore, una specie di redditio. 

Una cosa però mancava alle loro storie finite bene: benché in certi casi avessero arrecato gravi danni al matrimonio proprio o a quello altrui, parlavano di misericordia divina sempre intesa come "annullamento del debito" e mai ricordavano la necessità di far penitenza e riparare. Benché la loro stessa testimonianza di conversione potesse essere considerata una forma di riparazione, lo stile omissivo con cui catechizzavano lasciava passare (non sappiamo quanto consapevolmente) il messaggio neocatecumenale che a riparare i peccati anche molto gravi ci pensa esclusivamente il Signore e che nessuna responsabilità e nessuna riparazione sono richiesti al peccatore. I presbiteri invece contestavano esplicitamente la riparazione, insegnando che il peccato è un atto talmente grave che l'uomo è folle se pensa di poter riparare. Unendo questa nozione a quella dell'impossibilità di evitare di peccare, ci si allontanava di molto dalla via dello sforzo personale e dell'ascesi e ci si avvicinava alla kenosi del Cammino.


6. Colpevolizzazione delle vittime e l'inversione di ruolo tra vittima e colpevole:

Durante i giri di esperienze o nelle direzioni personali, i maestri di spirito neocatecumenale invitavano donne e ragazze vittime di torti contra sextum (molestie, violenze, maltrattamenti, tradimenti...) a spostare piuttosto l'attenzione sui propri peccati, per convincerle di non essere meno peccatrici della persona da cui avevano subito il torto, che andava perdonata con una sanatoria generale e definitiva. Di fatto pretendevano che la vittima si ripiegasse su se stessa, rivolgendo su di sé l'eventuale aggressività e dimenticasse l'idea di volere giustizia, facendosi carico del male altrui.

Questa strana ideologia, mai sentita fino a quel momento, suonava da subito visceralmente invertita e sinistramente infetta e non capivamo come mai la Chiesa, che sempre ha un occhio per tutti, si mettesse a salvare "il primo che picchia", tramite questi emissari. Tuttavia, purtroppo, succedeva anche che se una vittima veniva catturata dalla predicazione di questi fanatici, proseguiva per la via dell'autodistruzione e a nulla valevano i richiami alla ragionevolezza degli amici. Distorcendo gli esempi di eroica pazienza dei santi, il Cammino Neocatecumenale preparava gli animi di chi sarebbe successivamente entrato in comunità, a non denunciare e addirittura a chiedere perdono al violentatore.

Fine della prima parte. 

mercoledì 29 giugno 2022

Repetita iuvant? Ennesima tirata d'orecchie da Papa Francesco

Glielo aveva detto a meno di un anno dalla sua elezione al soglio Pontificio, nel 2014, il primo febbraio; ripetuto il 18 marzo del 2016; ribadito il 5 maggio 2018, per il 50esimo del Cammino neocatecumenale a Tor Vergata; lunedì 27 giugno 2022, tre giorni fa, nell'aula dedicata a san Paolo VI, dove persino i muri hanno recepito quei semplici concetti,  papa Francesco, reggendosi a fatica con il bastone e con l'ostinazione che gli è  propria, ha dovuto ripeterlo ancora una volta: evangelizzare non vuol dire conculcare, non vuol dire snaturare, non vuol dire portare se stessi, non si fa senza la Chiesa o nonostante la Chiesa. Se no, è chiaro per noi, per i neocatecumenali immaginiamo ancora no, non si può essere dono per la Chiesa, come rivendicato da Kiko Argüello nella sua introduzione (rigorosamente scritta).
 
Per questo papa Francesco ha fatto un discorso interamente a braccio, come ha fatto notare esultante Salvatore Cernuzio su Vatican News: ormai questi rimproveri ai neocatecumenali può ripeterli a memoria, senza bisogno di appunti scritti....

Riportiamo perciò l'asciutto discorso papale, questa volta senza neppure le rassicurazioni con cui i pontefici contemperano i richiami e le tirate d'orecchio, con una semplice esortazione finale ad "andare avanti", un riconoscimento alla generosità dei cuori di chi si mette a disposizione, e un'ultima ammonizione a sentire su di sé lo sguardo di Gesù (non di altri) che li invia a predicare e a obbedire alla Chiesa (non ad altri).

 


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLE COMUNITÀ NEOCATECUMENALI
Aula Paolo VI
Lunedì, 27 giugno 2022


Abbiamo sentito la missione di Gesù: “Andate, date testimonianza, predicate il Vangelo”. E da quel giorno gli apostoli, i discepoli, la gente tutta è andata avanti con la stessa forza di quello che Gesù aveva dato loro: è la forza che viene dallo Spirito. “Andate e predicate… Battezzate…”.
Ma sappiamo che, una volta che abbiamo battezzato, la comunità che nasce da quel Battesimo è libera, è una nuova Chiesa; e noi dobbiamo lasciarla crescere, aiutarla a crescere con le proprie modalità, con la propria cultura… È questa la storia dell’evangelizzazione. Tutti uguali in quanto alla fede: credo in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, il Figlio che si è incarnato, è morto e risorto per noi, lo Spirito che ci aiuta e ci fa crescere: la stessa fede. Ma tutti con la modalità della propria cultura o della cultura del posto dove è stata predicata la fede.
E questo lavoro, questa ricchezza pluriculturale del Vangelo, che nasce dalla predicazione di Gesù Cristo e si fa cultura, è un po’ la storia della Chiesa: tante culture ma lo stesso Vangelo. Tanti popoli, lo stesso Gesù Cristo. Tante buone volontà, lo stesso Spirito. E a questo siamo chiamati: andare avanti con la forza dello Spirito, portando il Vangelo nel cuore e nelle mani. Il Vangelo di Gesù Cristo, non il mio: è di Gesù Cristo, che si adegua alle diverse culture, ma è lo stesso. La fede cresce, la fede si incultura, ma la fede è sempre la stessa.
Questo spirito missionario, cioè di lasciarsi inviare, è un’ispirazione per tutti voi. Vi ringrazio di questo, e vi chiedo docilità allo Spirito che vi invia, docilità e obbedienza a Gesù Cristo nella sua Chiesa. Tutto nella Chiesa, niente fuori dalla Chiesa. Questa è la spiritualità che deve accompagnarci sempre: predicare Gesù Cristo con la forza dello Spirito nella Chiesa e con la Chiesa. E quello che è il capo – diciamo – delle diverse Chiese è il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre. È lui il capo della Chiesa, in questo Paese, in questo Stato…
Andate avanti. Coraggio! Grazie della vostra generosità. Non dimenticatevi dello sguardo di Gesù, che ha inviato ognuno di voi a predicare e a obbedire alla Chiesa. Grazie tante!

 

Inculturazione in salsa neocat:
bambini coreani festeggiano l'arrivo dei re magi alla Domus

Anche dopo quest'ultimo, chiarissimo, articolato rimprovero, siamo convinti che ci sarà più  di un neocatecumenale che verrà a commentare essendo convinto di aver ricevuto soltanto l'ennesima approvazione; riportiamo quindi e facciamo nostra già in anticipo la risposta data da Lino Lista ad un fratello del Cammino che "credeva" senza probabilmente aver prima ascoltato.

Io Credo che voi oggi stiate confermando la natura del CNC: incorreggibile.

Io Credo che voi:
 
  • non lascerete a casa le suppellettili di Kiko
  • non rinuncerete ai trionfalismi
  • continuerete a pretendere di dettare il passo agli altri
  • continuerete ad isolarvi e a voler imporre il vostro senso di marcia
  • continuerete a voler fare i maestri e non i discepoli
  • continuerete a non rispettare (perché non le amate) le culture e le tradizioni dei popoli,   pretendendo di evangelizzare partendo dai vostri modelli prestabiliti, dai vostri schemi e teorie
  • ancora crederete che lo Spirito Santo non vi anticipa ma viene assieme a voi;
  • pretenderete sempre che il cammino degli altri debba essere identico al vostro, tappa dopo tappa, mamotreto dopo mamotreto.


Queste considerazioni, naturalmente, sono mie invenzioni, perché a voi il Papa ha dato solo totale approvazione.

Meritate tutta la disapprovazione che riscuotete all'esterno delle vostre salette.

Neocatecumenali in Danimarca, Tanzania
Colombia, Libano: scopri le differenze...

Facciamo nostra l'analisi di A. Non.

Proviamo a tradurre il discorso del Papa per i fan de "il Papa ci loda!"
"La Chiesa chiede al Cammino, quando non sa cosa fare (cit. 2021)!"

1. La comunità che nasce da quel battesimo è libera = non è una serva del Cammino

2. Dobbiamo lasciarla crescere = non li soffocate subito con le vostre catechesi iniziali e non vi appropriate di queste persone come al solito

3. Il Vangelo di Gesù Cristo, non il mio = bruciate quegli accidenti di mamotreti una buona volta, meglio per voi se lo fate prima che scoppi uno scandalo sulla stampa mainstream.

4. Questo spirito missionario, cioè di lasciarsi inviare, è un’ispirazione per tutti voi. Vi ringrazio di questo, e vi chiedo docilità allo Spirito che vi invia, docilità e obbedienza a Gesù Cristo nella sua Chiesa. Tutto nella Chiesa, niente fuori dalla Chiesa. = Kiko deve sistemare le bandierine e voi ci credete veramente. Va bene, partite allora, ma non combinate disastri come avete fatto in Giappone. Rimanete fedeli alla Chiesa e non a Kiko

5. E quello che è il capo – diciamo – delle diverse Chiese è il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre. È lui il capo della Chiesa, in questo Paese, in questo Stato… = come in Giappone, appunto, ve lo ridico, cercate di capire. E smettetela di dire cose come "Siamo andati a Vescovi!", "Animo, che i vescovi vanno a obbedire a noi!" che poi lo veniamo a sapere fino in Vaticano.

6. Non dimenticatevi dello sguardo di Gesù, che ha inviato ognuno di voi a predicare e a obbedire alla Chiesa. = ve lo dico un'altra volta sperando che finalmente la capiate: OBBEDIRE, non comandare.

Il "giogo soave"

Per chi non avesse voglia o tempo di visionare il video dell'udienza dello scorso lunedì 27 giugno (che comunque è breve), riportiamo qui di seguito gli avvenimenti  salienti.

Canto d'ingresso: Benedetta sei tu Maria (tutti i canti sono urlati e stonati).

Il Papa entra nell'aula e stringe la mano a Kiko, don Pezzi e Ascension.
Applauso.

Il Papa fa il segno di croce.

Kiko introduce (leggendo). Saluta i vescovi, arcivescovi, membri del dicastero per i laici la famiglia e la vita presenti.
Dà una notizia che "sappiamo La renderà felice: la diocesi di Madrid ha fatto sapere che prossimamente sarà avviato in modo ufficiale il processo di canonizzazione di Carmen" (ne davano per certo l'avvio a settembre scorso).

"Applauso a Carmen!".
Rapidissima presentazione delle famiglie a partire dalle famiglie che erano in Ucraina "e che stanno desiderando di tornare" e di quelle destinate alla Cina che non possono rientrare per motivi sanitari, con un applauso per ogni continente.

Kiko fa alzare anche i catechisti itineranti responsabili delle nazioni, i presbiteri e i seminaristi. Nominati i seminaristi e formatori in partenza per il Seminario di Macao.

Per fare numero, le comunità di Roma.

Di seguito Kiko legge una presentazione del Cammino Neocatecumenale che porterebbe ad una "fede adulta".

In piedi, si canta l'inno allo Spirito Santo, quello composto da Kiko in cui lo Spirito Santo "è un giogo" che "ci insegna ad essere pazienti con i nostri peccati".

Un sacerdote legge cantando un brano dal Vangelo di Matteo.
Discorso del Papa.
Kiko subito dopo prosegue con "diamo un canto a la Virgen" e si canta il Salve Regina dei Cieli (anch'esso con il testo modificato per farci entrare l'onnipresente cammino).

Il Papa legge la preghiera sulle famiglie "inviate secondo le necessità  delle Chiese particolari".

Kiko ordina di "arrodigliarsi" (inginocchiarsi):  momento di grande confusione tra i camminanti  non abituati a piegare le ginocchia. Sempre Kiko ordina: "in ginocchio! Tirate fuori la croce! (Sogghignando) Che si vedano le vostre croci!".
Il Papa le benedice: "fa che si impegnino a rinnovarsi nell'immagine del Tuo Figlio".
In seguito 5 famiglie si accostano, una alla volta, al Papa, in rappresentanza di tutte le presenti, quantificate in 430. Poi è la volta dei presbiteri, mentre risuona il canto martellante  "andate ed annunciate ai miei fratelli che vadano in Galilea".

Il Papa saluta i vescovi e i membri del dicastero per i laici presenti ed esce dall'aula.

Infiorata neocatecumenale Vs. infiorata cattolica

Nel frattempo, all'incontro mondiale delle famiglie  a Roma dal 22 al 26 giugno chi ha partecipato? Ma naturalmente, quei bigottoni della Messa delle 12!