domenica 18 giugno 2023

Il Sacro Cuore di Gesù

O cor Jesu
Inflamma cor nostrum amore tui

O cuore di Gesù
Infiamma il nostro cuore di amore per Te

Kiko Argüello, iniziatore e leader indiscusso del Cammino neocatecumenale, nelle sue catechesi, ci tiene più  volte a ripetere che il suo insegnamento viene a scardinare la religiosità  naturale dei fedeli cattolici, che egli equipara al paganesimo e considera una vera iattura incompatibile con la fede.
Di questa religiosità naturale ritiene responsabile la Chiesa Cattolica che insegna ad aborrire il peccato, a sviluppare, con l'aiuto della grazia, le proprie buone inclinazioni naturali e ad aspirare a conseguire le virtù teologali (fede, speranza, carità); in particolare egli prende di mira le devozioni, che la Chiesa da sempre raccomanda e consiglia di praticare come aiuto e conforto per la propria vita quotidiana e spirituale. Una di queste devozioni schernite da Kiko è  proprio quella del Sacro Cuore di Gesù, unitamente all'Immacolato Cuore di Maria, di cui ricorre la festività e a cui è dedicato tutto il mese di giugno.


Per Kiko le devozioni della Chiesa sono tutte ciarpame da mettere da parte perché  non risponderebbero ai bisogni spirituali  dell'uomo "moderno".
Dice infatti già  nelle catechesi iniziali (brani tratti da "Orientamenti alle équipe dei catechisti per la fase di conversione" 1972) :

"E' chiaro che un cristiano di 20-30 anni fa ... dato che è dentro ad una Chiesa che  sta attraversando un momento grave, perchè è una Chiesa  monolitica, molto dommatica, una Chiesa eccessivamente  ritualistica, una Chiesa in cui non c'è Parola di Dio perchè è  tutto in latino, perchè la Bibbia era praticamente proibito leggerla, una Chiesa dove il popolo è alimentato da devozioni  particolari, come il Sacro Cuore, novene, culto dei santi, ecc.
Quest'uomo ha una teologia molto giuridica ed è molto poco  formato, generalmente ha una formazione di prima comunione, cui  è seguito poi quello che gli hanno insegnato a scuola o al  collegio nella materia "religione" e poco altro. E' un uomo che  ha fatto esercizi spirituali e che spesso ha un direttore  spirituale ma che si trova in una situazione molto povera per  poter rispondere a quello che gli è cascato addosso: un mondo  che cambia seriamente, cui deve dare una risposta." (Pag. 42)

"Perchè viviamo molto alienati, tranquilli nella nostra vita meschina e piatta. Chiamare a conversione l'uomo è chiamarlo alla sua realtà profonda. Per questo, attenti con certi concetti di Dio buono che è tutta misericordia.... Perchè la vita è molto più seria. Venite con me, voi che avete certi concetti di Dio tipo Sacro Cuore, con la manina così e la faccia ritoccata, tutto zucchero e miele, tutto soavino e tenerino... andiamo a una baracca a vedere una donna il cui marito si ubriaca ... andiamo a vedere le prostitute ecc.
La vita è molto più seria di tutto ciò e non si può fare di essa una caricatura. Quel Dio di cartapesta non esiste. Il Dio della Bibbia non è così." (Pag. 115)

"Molti hanno una idea di Dio molto sdolcinata. Pensano che Dio è "buonino" secondo il loro modo di vedere. Siamo ingannati dalle false immaginette della prima comunione. Una signora mi diceva: Ah, quando lei parla così soavemente, mi ricorda Gesù Cristo, ma quando si mette a gridare no.... Perché noi crediamo che Gesù Cristo era sciropposo, di zucchero, così, con le sopracciglie ritoccate e la mano così... State attenti! Stiamo per demistificare alcune idee di Dio, altrimenti non possiamo capire il Dio della Bibbia." (Pag. 224)

Sacri Cuori di Gesù e di Maria
Stazione ferroviaria di Vallo della Lucania
Kiko contrappone il "Dio della Bibbia" alle devozioni della Chiesa Cattolica, come se queste fossero puro paganesimo, detto appunto religiosità naturale.
E chi vince fra il "il Dio della Bibbia" e "il Dio della Chiesa"? Naturalmente, il Dio della Bibbia, seguendo l'idea protestante che l'esperienza della Chiesa e il suo Magistero perenne vale nulla se non letteralmente dettato nelle Scritture, e in particolar modo nell'Antico Testamento.
Tutto il resto è  paganesimo: il culto dei santi, quello della Vergine, le devozioni al Corpo di Cristo e ai Sacri Cuori di Gesù  e Maria.

Infatti, eccolo a ribattere sempre sul medesimo tasto anche nelle catechesi del Primo scrutinio (brani tratti da "Orientamenti per il primo Scrutinio", 1986):

"Uh, Dio che vomita dalla sua bocca! Che cose! Chiaro, ci siamo abituati a un Dio dolce, a un Sacro cuore  con la manina così e con le sopracciglia depilate... non conosciamo Dio. Gesù si arrabbia molte volte."(Pag. 119)

"Allora la gente che si faceva cristiana non veniva dall'ateismo, ma veniva dalla sua religiosità, veniva dai suoi templi, dai suoi riti nel tempio, dalla credenza nei suoi idoli familiari, gente che quando andava in vacanza si portava appresso le statuette e i dipinti delle divinità, per pregarla, come tu ti puoi portare l'immagine di sant'Antonio perché  gli sei molto devoto" (Pag. 41)

"Questa è la nostra religiosità  naturale: quella che ci fa rivolgere a santa Barbara quando tuona." (Pag. 123)


E naturalmente c'è  sempre una parola "buona" contro il cosiddetto devozionismo alla Vergine, che sopravvive anche alla tappa di Loreto.

Infatti nelle catechesi del passaggio del Padre Nostro, ritroviamo l'incoercibile Kiko affermare:

"Ma attenzione: per ricevere la Madonna come tua madre in casa tua devi essere discepolo, e avere imparato a stare sotto la croce. La croce gloriosa del Signore risorto: alla sua ombra ho messo la mia tenda!, Noi non cominciamo dalla Madonna, facendo un devozionismo - "Fiori a Maria, che buona Mamma mia!"

"dietro il devozionismo c’e' gente molto nevrotica, mammista, fanatica, c'e' di tutto! Tanto e’ cosi' che questo devozionismo mariologico ha perso molto valore, e lo stesso Papa Paolo VI lo critica e fa un’Enciclica sulla Madonna che si chiama "Marialis culto” e in cui riequilibra la devozione a Maria.(pure farneticazioni, è  vero esattamente il contrario)
C'erano preti mezzo pazzi che deviavano anche la devozione alla Madonna .... si faceva poco meno che una specie di idolatria della Vergine"

Apparizione di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque


In particolare, è  comprensibile l'avversione di Kiko e Carmen per la devozione al Sacro Cuore di Gesù.

Apparendo a Margherita Maria Alacoque (1649-1690), monaca a Paray-le-Monial, Gesù le fece alcune promesse, dette "Le promesse  del cuore di Gesù ":

«A coloro che per nove venerdì consecutivi riceveranno l'Eucaristia
concederò grazie necessarie a realizzare il volere di Dio sulla propria vita;
proteggerò la pace nella loro famiglia;
li sosterrò nelle loro sofferenze;
li proteggerò in vita e specialmente in punto di morte;
benedirò fortemente il loro agire;
troveranno nel mio Cuore una misericordia infinita;
incrementerò il loro fervore;
farò crescere rapidamente il desiderio di perfezione;
benedirò le case di chi esporrà e venererà l’immagine del mio Sacro Cuore;
renderò i sacerdoti capaci di convertire i cuori più induriti;
amerò particolarmente chi propagherà questa devozione;
infine, la cosiddetta «Grande Promessa»
Io ti prometto, con un senso fortissimo di misericordia, che il mio amore onnipotente concederà la grazia del pentimento a tutti coloro che si comunicheranno il primo venerdì del mese per nove mesi di seguito. Essi non morranno in uno stato di peccato. Riceveranno i santi sacramenti e negli ultimi momenti della loro vita terrena il mio cuore sarà loro una difesa sicura."
 
San Giovanni ebbe il privilegio
di posare il capo sul cuore di Gesù
Intanto si tratta di promesse fatte al singolo e non alla comunità, e sappiamo che per Kiko ci si salva solo a grappoli.

Poi si parla di far crescere un desiderio di perfezione che in casa neocatecumenale  verrebbe rigettato come indice di superbia e di vanagloria; caso mai l'unica crescita ammissibile è  quella all'interno del Cammino neocatecumenale seguendo le indicazioni di Kiko e Carmen e quelle delle loro visioni e locuzioni di cui la Chiesa non è  mai stata messa a conoscenza né  ha potuto vagliare.

I sacerdoti capaci di convertire i cuori più induriti sono solo quelli che annunciano il kerigma di Kiko, non quelli che seguiranno la devozione consigliata da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque.

E la promessa di salvezza in punto di morte lascia Kiko del tutto indifferente, perché  lui ai suoi promette la salvezza certificata e addirittura la grazia di morire come la Vergine Maria e d'essere traslati direttamente in Cielo.

Come lo lascia del tutto indifferente (se non apertamente contrario) la frequenza della Messa ogni primo venerdì del mese; almeno fino a che, per motivi suoi, non pensi di "kikizzare" anche questo, magari legandolo ad una convivenza per le sole comunità, o a una sequenza di notti svegli a interpretare le aperture a caso della Bibbia, come per il Corpus Domini. Potrebbero sembrare incongruenze del Cammino: sono invece una vera e propria azione di espropriazione e di inquinamento delle autentiche devozioni cattoliche.



Leggiamo invece quale considerazione ha da sempre avuto la Chiesa per la devozione al Sacro Cuore di Gesù, istituendolo formalmente in seguito alle esperienze mistiche di santa Gertrude e, successivamente, di santa Margherita Maria Alacoque e cosa ne hanno detto gli ultimi pontefici, da Pio XII a papa Francesco, con buona pace di Kiko, Carmen e delle loro idee balzane e contrarie a fede e tradizione della Chiesa cattolica.

La tradizione di consacrare il mese di giugno al culto del Sacro Cuore nacque nel 1833 a Parigi nel Convento degli Uccelli dal quale si propagò poi in tutta la Francia ed a partire da papa Pio IX molti papi approvarono questa memoria.
Tale culto è stato donato all’uomo da Dio affinchè “il mondo si riscaldi di nuovo al calore di quei palpiti ed il calore del divino amore lo infiammi un’ultima volta”, come san Giovanni in una visione riferì a santa Gertrude e come l’apostola del Sacro Cuore, la mistica santa Margherita Maria Alacoque, trasmise le seguenti parole di Gesù "per stabilire nei cuori il regno del mio amore".

Santa Margherita Maria Alacoque, suora della visitazione  nata in Borgogna nel 1647, rivelò i doni d’amore dei cuore di Gesù, traendone grazie strepitose per la propria santità, e la promessa che i soprannaturali carismi sarebbero stati estesi a tutti i devoti del Sacro Cuore.
E così nacque la festa del Sacro Cuore e la pratica pia dei primi Nove Venerdì del mese. 

Molti papi ‘incitarono’ i fedeli a questa devozione: nel 1956 papa Pio XII nell’enciclica ‘Haurietis aquas’ scrisse: “Ma, mentre la Chiesa ha sempre tenuto in alta considerazione il culto al Cuore Sacratissimo di Gesù, così da favorirne in ogni modo il sorgere e il propagarsi in mezzo al popolo cristiano, non mancando altresì di difenderlo apertamente contro le accuse di Naturalismo e di Sentimentalismo; è da lamentare che non uguale onore e stima, sia nei tempi passati che ai giorni nostri, questo nobilissimo culto gode presso alcuni cristiani e talvolta anche presso alcuni di coloro, che pur si dicono animati da sincero zelo per gli interessi della religione cattolica e per la propria santificazione… E’ necessario quindi tener sempre presente in questo così importante ma altrettanto delicato argomento, che la verità del simbolismo naturale, in virtù della quale il Cuore fisico di Gesù entra in un nuovo rapporto con la Persona del Verbo, riposa tutta sulla verità primaria dell’unione ipostatica; intorno a cui non si può nutrire alcun dubbio, se non si vogliono rinnovare gli errori, più volte dalla Chiesa condannati, perché contrari all’unità di Persona in Cristo, nella distinzione e integrità delle due nature”.

Papa Paolo VI nella lettera apostolica "Investigabiles divitias Christi", pubblicata nel 1965, parla di: “imperscrutabile ricchezza di Cristo (Ef 3, 8), sgorgata dal fianco squarciato del Redentore divino nel momento in cui, morendo sulla croce, egli riconciliò col Padre celeste il genere umano, è stata posta in luce così fulgida in questi ultimi tempi dai progressi del culto al Ss. Cuore di Gesù, che lietissimi frutti ne sono derivati a beneficio della Chiesa… Poiché infatti il Ss. Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, è simbolo ed espressiva immagine di quell’eterno amore, nel quale Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figliuolo unigenito ... nutriamo altresì la fiducia che i fedeli tutti ne sappiano trarre ispirazione sempre più risoluta a configurare al Vangelo la propria vita, a emendare diligentemente i costumi, a mettere in pratica la legge del Signore”.

Papa Giovanni Paolo II nel messaggio del 18 settembre 1984, durante il viaggio apostolico in Canada, ha sottolineato: “Qui tocchiamo più direttamente la realtà del cuore di Gesù.
Il cuore, infatti, è un organo umano, che appartiene al corpo, che appartiene all’intera struttura, alla dimensione spirituale e a quella fisica dell’uomo: ‘E il Verbo si è fatto carne’. In questa duplice dimensione, il cuore trova il suo posto come organo. Ha nello stesso tempo un significato come centro simbolico dell’io interiore, e questo io interiore è, per la sua stessa natura, spirituale. Il cuore di Gesù fu concepito sotto il cuore della Madre Vergine, e la sua vita terrena cessò nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Lo testimoniò il soldato romano che forò il costato di Gesù con la lancia. Per tutta la sua vita terrena il cuore di Gesù fu il centro in cui si manifestò, in maniera umana, l’amore di Dio: l’amore di Dio Figlio, e attraverso il Figlio, l’amore di Dio Padre”
.

Anche papa Benedetto XVI, nella lettera in occasione del 50° anniversario dell’enciclica "Haurietis aquas" (2006), ha sottolineato: “Questo mistero dell’amore di Dio per noi, peraltro, non costituisce soltanto il contenuto del culto e della devozione al Cuore di Gesù: esso è, allo stesso modo, il contenuto di ogni vera spiritualità e devozione cristiana. E’ quindi importante sottolineare che il fondamento di questa devozione è antico come il cristianesimo stesso. Infatti, essere cristiano è possibile soltanto con lo sguardo rivolto alla Croce del nostro Redentore, ‘a Colui che hanno trafitto’… La contemplazione adorante del costato trafitto dalla lancia ci rende sensibili alla volontà salvifica di Dio. Ci rende capaci di affidarci al suo amore salvifico e misericordioso e al tempo stesso ci rafforza nel desiderio di partecipare alla sua opera di salvezza diventando suoi strumenti. I doni ricevuti dal costato aperto, dal quale sono sgorgati ‘sangue e acqua’, fanno sì che la nostra vita diventi anche per gli altri sorgente da cui promanano ‘fiumi di acqua viva'".

 


Infine papa Francesco nella Messa a Santa Marta per la solennità del Sacro Cuore di Gesù ha ribadito: “Il Cuore di Cristo è un cuore appassionato, ferito d’amore, squarciato per noi sulla croce. Il Sacro Cuore è l’icona della passione: fa vedere quanta sofferenza sia costata la nostra salvezza. Quel Cuore svela qual è la passione di Dio: l’uomo."


 O cor Jesu
Inflamma cor nostrum amore tui

giovedì 15 giugno 2023

Perché citiamo padre Enrico Zoffoli

Ventisette anni fa, il 16 giugno 1996, carico di meriti saliva al cielo padre Enrico Zoffoli.
 
Quando qui ribadiamo le storture dottrinali insegnate dal Cammino Neocatecumenale, facciamo spesso riferimento all'opera di padre Zoffoli.

Padre Enrico Zoffoli, salito al cielo carico di meriti il 16 giugno 1996, è l'autore di quella che ancor oggi è ancora la più documentata e precisa esposizione degli errori dottrinali - ambiguità, imprecisioni, vere e proprie eresie - che gli autonominati "iniziatori" del Cammino (e dunque anche tutti i loro sudditi) non hanno mai voluto correggere.

Padre Zoffoli fu un autore molto prolifico e scrisse numerosi testi di spiritualità e di apologetica. Le sue opere venivano recensite sull'Osservatore Romano ed elogiate dai Papi. Giovanni Paolo II lo apprezzava e ne citò in pubblico il Dizionario del cristianesimo. Un commento di padre Zoffoli su san Paolo della Croce (fondatore dei Passionisti, sul quale padre Zoffoli scrisse una monumentale opera) fu inserito nel breviario passionista, divenendo preghiera per i suoi stessi confratelli. Insomma, sebbene sia un autore "poco conosciuto" (nel senso di "poca fama mondana"), la sua opera ha un valore notevole.

Ad oggi non c'è mai stato nessuno capace di trovare un errore logico o teologico riguardo all'analisi delle eresie di Kiko e Carmen. Non poterono far altro che tentare di zittirlo, con arroganza, agitando un imprecisato futuro "giudizio della Chiesa" riguardo a cose già ben documentate nel presente. Occorre sempre ricordare che per riconoscere un eretico non c'è bisogno di aspettare il giudizio della Chiesa: essere eretici non è una questione giuridica, ma una questione relativa alla fede. Per esempio: Martin Lutero era eretico già prima di ribellarsi, perché professava eresie; nel 1517 avvenne la leggendaria affissione delle 95 tesi eretiche a Wittemberg, che da sole confermavano che era eretico; e la bolla di scomunica partì solo nel 1521...
P. Zoffoli insegna a un nipote la devozione
a Gesù Crocifisso

Tutti coloro che criticano padre Zoffoli non ne hanno mai letto una singola riga. Troppo comodo giudicare severamente colui che ha avuto la pazienza e la costanza di gettare luce sulle eresie dei due autonominati "iniziatori" spagnoli e della setta neocatecumenale. Sfido chiunque a leggere onestamente qualche opera di padre Zoffoli sul Cammino e a rimanere favorevole al Cammino.

Tra le "misure di sicurezza" adoperate dagli amiconi del Cammino contro padre Zoffoli ci fu persino quella di comprare tutti i suoi libri allo scopo di mandarli al macero. Per quanto possa sembrare assurdo, ci sono testimoni del fatto: esimi monsignori di curia andarono rovistando tutte le librerie di Roma per comprare tutti i testi che non erano riusciti a far rispedire indietro. L'editore ricevette "avvertimenti" e vere e proprie minacce, al punto che non procedette più a ristampe. Intanto Kiko Argüello coi suoi "potenti appoggi" mobilitava contro il passionista padre Zoffoli nientemeno che il padre generale dei passionisti: una mossa perfida, visto che padre Zoffoli in una sua breve autobiografia scriveva che entrare nell'Ordine era un privilegio, e morirvi una grazia.

Kiko tentò addirittura di fabbricare l'idea che padre Zoffoli avrebbe agito "per amore della Chiesa", col sottinteso che ciò sarebbe spontanea iniziativa personale, non dovuta, e possibilmente anche equivoca. Padre Zoffoli lo corresse immediatamente: «per amore della verità!» L'amore per la verità non tollera equivoci, l'amore per la verità non è un passatempo, l'amore per la verità non contempla menzogne e inganni. Ovvio che la perfidia neocatecumenale si scatenò comunque, diffondendo nelle comunità del Cammino la falsa leggenda che padre Zoffoli in fin di vita avrebbe chiesto perdono a Kiko.

I fratelli del Cammino che tuttora lo considerano peggio che fumo negli occhi, dovrebbero chiedersi perché occorre censurarlo anziché confrontarsi onestamente con i suoi scritti. Dovrebbero chiedersi come mai un uomo di Dio, apostolo del confessionale, prolifico scrittore di testi di teologia, spiritualità, apologetica, ha rilevato tanti madornali errori nelle cosiddette "catechesi" di Kiko e Carmen. E come mai i suoi scritti, ancor oggi, sono ancora così attuali.

lunedì 12 giugno 2023

Il padre Abramo secondo Kiko: un fallito e un idolatra

Proponiamo in traduzione un interessante articolo di Charles White pubblicato sul blog "The Thoughtful Catholic" sulla 12ª serata delle Catechesi  iniziali, molto importante per stabilire quale sia il modello di persona e di fede proposta dal Cammino neocatecumenale. Questa catechesi verrà  continuamente ripresa e "rinfrescata" nel corso del Cammino neocatecumenale, sia in altre specifiche catechesi in particolar modo durante il Primo Scrutinio, sia nei "temi" da trattare nel corso delle liturgie della Parola infrasettimanali.

Nell'articolo si dimostra come la figura di Abramo già nelle catechesi iniziali venga sminuita e deformata per poter coincidere con quella del neocatecumeno: un fallito, idolatra, un incapace con l'unica fortuna d'aver incontrato il Tripode neocatecumenale sulla propria strada.

La figura di Abramo viene strumentalizzata per poter rappresentare il modello del neocatecumenale che mette da parte la propria ragione e sacrifica il proprio Isacco esclusivamente per fede cieca nei propri catechisti restando fedele alla propria "elezione"  nel cammino neocatecumenale.

Come infatti dirà Kiko nel mamotreto del Primo Scrutinio:

"Per questo la fede è un tempo di gestazione. (...) Abramo molte volte si dimenticherà di Dio e vorrà fare le cose per conto suo, con la sua testolina, e le cose gli riusciranno molto male e picchierà centomila volte la testa. Uscirà dal cammino e con quelle legnate imparerà e ritornerà al cammino. Infatti solo così si impara. Dovrà imparare a credere. E la sua fede iniziale dovrà essere purificata, come nel momento di sacrificare Isacco. Infatti sempre tenterà in qualche modo di strumentalizzare questa fede per fare i suoi comodi, allora Dio non ha altro rimedio che metterlo in qualche situazione particolare affinché continui a camminare ..." (ORIENTAMENTI - PRIMO SCRUTINIO BATTESIMALE - 1986).

Leggendo l'articolo Chuck White, comprendiamo come questo "destino" del neocatecumenale sia già anticipato nelle catechesi iniziali con la presentazione di un "padre Abramo" del tutto riletto e rivisto secondo le mire di Kiko Argüello e di Carmen Hernàndez.

 

Se mai ti ritroverai a frequentare la 12a sera della catechesi iniziale del Cammino Neocatecumenale , sentirai i catechisti dire alcune cose sconvolgenti su Abramo, nostro padre nella fede. Quella notte inizia l'insidiosa pressione a considerare se stessi come "falliti" e un "idolatri".

Ecco alcuni esempi  dell'insegnamento contorto di Kiko Arguello per quella sessione, tratti dal primo volume del suo Direttorio catechetico segreto:

“Abramo, dicevamo, è un fallito. Abramo è forse il personaggio più esistenziale della Bibbia. Questo è talmente vero che Kierkegaard, che è un esistenzialista, ha scritto un libro su Abramo». (p.216)

Kiko si riferisce al filosofo protestante Søren Kierkegaard (1813–1855), fondatore del movimento esistenzialista, che scrisse “Paura e tremore”, un libro che contiene quattro rivisitazioni della storia di Abramo. Kiko si rivolge a Kierkegaard per trarne ispirazione, non alle Scritture.

Continuiamo.

“Abramo è... un politeista, crede in molti dèi come tutti quelli della sua epoca. Però quest'uomo ha una particolarità: quest'uomo è un fallito; perché già vecchio non ha né figli né una terra dove essere seppellito». (p. 228)

“Bene, mi piacerebbe sapere ora dove vi coglie questa parola, perché tu sei Abramo. Mi piacerebbe sapere quando tu eri in Ur, cioè eri un idolatra - cercavi la felicità nei soldi, nel lavoro, nella famiglia, ecc .... Mi piacerebbe sapere se tu come Abramo un giorno ti sentivi fallito” (p. 231)

“Mi piacerebbe sapere se tu come 
Abramo un giorno ti sentivi fallito, perché non eri felice, non 
ti sentivi realizzato, non sapevi nemmeno perché vivevi.” (p. 232)

“Questa è un po' la figura di Abramo: un uomo vecchio che si sente fallito, quasi al limite del suicidio. Si trova a un punto di non voler più lavorare, perché trova la sua vita senza senso.”.

“…OGGI, QUESTA NOTTE,QUI C'E' QUALCUNO CHE SI TROVA COME ABRAMO, LA CUI VITA SIA UN PO' FALLITA E SENZA SENSO, CHE SI TROVA STANCO E SENZA FELICITA'…”   (p. 235)

“In seguito idolatra tanto questo figlio che Dio gli chiede che glielo sacrifichi. Dio vuole aiutarlo perché si è messo in una situazione molto pericolosa”.(p. 231)

«Perché Abramo, che è amato da Dio, si è messo in una posizione tale che stava cominciando a dubitare, ed era capace di non fare la volontà di Dio, per l'amore esclusivo che aveva a questo figlio. Cosa che può succedere a te».(p. 240)

Insomma, se assisti alla 12a sessione delle catechesi iniziali neocatecumenali, ti verrà insegnato che Abramo era un miserabile fallito, quasi un suicida, e che idolatrava suo figlio Isacco. Ti verrà chiesto: “ Qual è l'Isacco (idolo) nella tua vita? “.

E questo è il punto principale. Se continui a camminare nel Cammino, ti verrà costantemente ricordato che sei un fallito e sarai spinto a considerare i tuoi familiari come i tuoi "idoli".
 
L'icona dei Tre Angeli di Rublëv
stravolta e reinterpretata da Kiko

 

Ma cosa dicono in realtà le Sacre Scritture? Abramo era un fallito? Aveva tendenze suicide? Era un politeista? Ha idolatrato Isacco?

Vediamo.

Le Scritture ispirate non ci dicono che Abramo fosse un politeista: Kiko se lo è inventato. Le Scritture ci dicono solo che il padre di Abramo, Terah, servì molti dèi:

E Giosuè disse a tutto il popolo: «Così dice l' Eterno , l'Iddio d'Israele: I vostri padri hanno abitato un tempo al di là dell'Eufrate, Tera, padre di Abramo e di Nahor; e servivano altri dèi. [ Giosuè 24:2]

Infatti, in uno dei più famosi commentari rabbinici ebraici tradizionali alla Genesi, troviamo una storia di Abramo che si oppone all'idolatria del padre dimostrando l'inutilità di pregarli:

“Tera adorava gli idoli. Una volta dovette recarsi in un luogo e lasciò Abramo a capo del suo negozio. Quando un uomo entrava per comprare [idoli], Abramo chiedeva: Quanti anni hai? Rispondevano: cinquanta o sessanta. Abramo allora rispondeva: Guai a chi ha sessant'anni e adora qualcosa fatto oggi - il cliente si imbarazzava e se ne andava. Una donna entrò portando un piatto pieno di farina. Gli disse: questo è per te, offrilo davanti a loro. Abramo prese in mano una mazza e spezzò tutti gli idoli,e ha messo la mazza nelle mani del più grande idolo. Quando suo padre tornò, chiese: chi ha fatto tutto questo? Abramo rispose: Non posso nascondertelo – venne una donna portando un piatto di farina e mi disse di offrirlo davanti a loro. L'ho fatto, e uno di loro ha detto 'Lo mangerò prima' e un altro ha detto 'Lo mangerò prima'. Il più grosso si alzò, prese una mazza e fracassò gli altri. Terah ha detto: cosa, pensi di potermi ingannare? Non sono esseri viventi! Abramo disse: Le tue orecchie odono ciò che dice la tua bocca? Terah prese Abramo e lo mandò dal [re] Nimrod. (Midrash B'reshith Rabba  38, 13, VI secolo d.C)

 
Abramo serve gli angeli
(Miscellanea Rothschild 1470-1480).

Kiko insegna anche che Abramo idolatrava suo figlio Isacco. La prova di Abramo (Gen. 22:1-19 ), quando Dio gli chiese di sacrificare suo figlio Isacco, dimostra proprio il contrario! Abramo non esitò minimamente ad obbedire a Dio. La mattina dopo partì presto per obbedire alle istruzioni di Dio:
"Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato». (Genesi 22:3)

Inoltre, leggiamo nel Libro del Siracide:
"Abramo fu grande padre di una moltitudine di nazioni, nessuno fu trovato simile a lui nella gloria. Egli custodì la legge dell'Altissimo,
con lui entrò in alleanza.
Stabilì l'alleanza nella propria carne
e nella prova fu trovato degno di fede." (Siracide  44:19-20)

Le Sacre Scritture ci fanno intravedere il carattere di Abramo.

Abramo era fiducioso, soprattutto nella sua amicizia con Dio.    Quando Dio gli disse che avrebbe distrutto Sodoma e Gomorra (Gen. 18:1-33), Abrahamo negoziò fiduciosamente con Dio per salvare la vita di suo nipote Lot e della sua famiglia che vivevano a Sodoma.

Abramo era coraggioso . Quando Lot e la sua famiglia furono catturati da Chedorlaomer, re di Elam, Abramo sollevò un esercito di 318 servi e in un'audace incursione notturna contro un esercito molto più numeroso, salvò loro e i loro possedimenti (Gen. 14:11-16).

Abramo era opportunista, specialmente quando si trattava della sua ricchezza e della sua autoconservazione. Disse al Faraone che sua moglie Sara era sua sorella per sfuggire alla morte e per acquisire una dote quando il Faraone la prese come sua moglie (Gen.12:10-20). Questa tecnicamente non era una bugia, dal momento che Sarah era la sua sorellastra (Gen. 20:12). Disse la stessa cosa al re Abimelech di Gherar, con lo stesso risultato.

Abramo (conosciuto come "Abram" in precedenza) non fallì nell'opera delle sue mani, e infatti prosperò :

“Ora Abramo era ricchissimo di bestiame, d'argento e d'oro”. (Genesi 13:2)

Era sposato con una donna molto bella, Sarah (Sarai):

“Quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarài: "Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente.”  (Genesi 12:11)

Fu benedetto in ogni cosa:

“Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa.». (Genesi 24:1)

Abramo era un amico di Dio .
“Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico". (Isaia 41:8)

Monreale, Duomo:
"Sacrificio di Isacco (Fermati Abramo)", mosaico bizantino

 

Quindi è facile constatare che Kiko Argüello e i suoi catechisti si sbagliano di grosso su Abramo. Stravolgono le Sacre Scritture. 

Attenzione. L'insidiosa pressione a considerarsi un fallito e a considerare i propri familiari come i propri idoli inizia la 12a notte della catechesi iniziale .

 



venerdì 9 giugno 2023

Come si può trattare l'Eucaristia in certi modi se si crede davvero a ciò che la Chiesa crede e insegna sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia?

Considerazioni sulla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia

Come si può trattare l'Eucaristia in certi modi se si crede davvero a ciò che la Chiesa crede e insegna sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia?


La dottrina tridentina sul Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è estremamente interessante e quanto mai attuale anche nei canoni successivi. 

E’ importante, infatti, ricordare, come si legge nel terzo e quarto canone, che la conseguenza immediata e diretta della dottrina della transustanziazione è duplice: 

primo, Gesù è realmente presente non solo tutto intero in ciascuna delle due specie, ma anche in ogni singolo frammento o parte di esse, anche infinitesimale; 

secondo, tale presenza perdura anche dopo l’uso o dopo l’atto liturgico, fino a quando le sacre specie non vengano completamente dissolte. 

Il motivo di ciò è molto semplice e cercherò di spiegarlo nel modo più comprensibile possibile.

Se la sostanza della specie “pane”, dopo la consacrazione diventa “sostanza corpo di Cristo”, dobbiamo considerare che anche in un piccolo frammento di pane consacrato (ossia dove ci sia ciò che prima della consacrazione integrava la sostanza del pane) è presente (sotto gli accidenti del pane) la vera sostanza “corpo di Cristo”. Dove c'era ciò che insegna (anche a livello delle moderne conoscenze della chimica) la ”sostanza-pane”, dopo la sua miracolosa conversione nella sostanza "corpo di Cristo" ne segue che in un frammento di “pane consacrato” c’è la conformazione chimica della sostanza “corpo di Cristo” ovvero del vero corpo umano di nostro Signore!!! 


Ma dato che nostro Signore Gesù è vivo e si trova col suo vero Corpo seduto alla destra del Padre, è allora evidente che - come in ogni corpo di un essere vivente – al suo interno scorre il suo Sangue vivo e vero, che quel corpo è unito alla sua vera anima e, nel caso del Figlio di Dio”, è anche unito ipostaticamente alla seconda Persona della Santissima Trinità: ecco allora che, attraverso la sostanza “corpo di Cristo” è presente ("per concomitanza", come si dice in teologia) Cristo tutto intero e, ovviamente, se è presente in ogni singolo frammento di pane consacrato è chiaro che anche in un  piccolissimo frammento (purché visibile ad occhio umano) ci sarà “tutto Gesù”. 

Analogo discorso vale per il vino consacrato. Dovunque si trovi, a livello chimico, in una minima goccia, la conformazione chimica del vino (che dopo la consacrazione non c’è più come sostanza), è chiaro che lì c’è la vera sostanza del Sangue di Cristo, Sangue che ora scorre nelle vene divine del Suo Corpo, a cui è unita la sua anima e a cui è unita la sua divinità! 

 


Trattandosi di presenza legata al mutamento di sostanza, essa dunque può cessare solo quando gli “anomali e miracolosi accidenti” (ovvero la forma, il colore, l’odore e il sapore del pane e del vino) si dissolvono: quindi solo quando un’Ostia è consumata e assorbita dal nostro organismo (circa quindici minuti da quando la si è assunta) e quando il Sangue di Cristo è stato completamente assunto oppure è completamente evaporato.
Si badi che quanto detto non è altro che la spiegazione di un dogma di fede e dei suoi corollari. Mi chiedo, se davvero si avesse questa chiarezza dottrinale, con quale coraggio si potrebbe rischiare di disperdere un solo frammento di Ostia consacrata, cosa molto facile con alcune prassi oggi largamente in vigore?... 

Non è certamente un caso se, nel Vetus Ordo del rito della santa Messa le rubriche prescrivevano al sacerdote di non disgiungere mai i pollici dagli indici dal momento della consacrazione fino alla purificazione delle dita. Tanto grande era la fede e il conseguente rispetto dovuto al Santissimo Corpo di Gesù e la cura di evitare, per quanto possibile, sacrilegi e profanazioni anche del tutto involontarie! Mi chiedo anche - se si credesse realmente e veramente che la presenza di Gesù continua anche dopo la liturgia – come potrebbe  essere possibile vedere fedeli entrare in Chiesa senza neanche guardare il Tabernacolo, passarci davanti senza compiere nemmeno un minimo gesto di adorazione, trascurare la visita al Santissimo Sacramento, non comprendere la forza e l’importanza straordinaria dell’adorazione eucaristica, specie quando Gesù è solennemente esposto. 

Per non parlare delle Chiese ridotte e pubblici mercati, dove si parla e si grida senza ritegno alcuno, oppure a musei dove - a differenza dei musei profani in cui quanto meno si osserva un rigoroso silenzio - si è liberi di schiamazzare, fotografare e chiacchierare a piacimento, anche durante lo svolgimento dei sacri riti. 

Mi chiedo infine chi avrebbe il coraggio di “portare a spasso” nostro Signore, uscendo subito dalla Chiesa dopo aver fatto la comunione, senza sostare - come doveroso - in preghiera e adorazione di Gesù presente nella propria anima…

Queste considerazioni confermano la mia personale convinzione che dinanzi ad atteggiamenti atipici o del tutto inopportuni, il vero problema di fondo è sempre di fede. Se qualcuno crede veramente a queste cose e non agisce di conseguenza, non saprei infatti cosa pensare… Perché commetterebbe ad occhi aperti delle gravi irriverenze verso Colui che nel suo infinito amore per noi si è degnato e si degna di scendere e rimanere tra i figli degli uomini… 

da Don Leonardo Maria Pompei

Canoni sull'Eucarestia (Concilio di Trento)

  1. Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema.
  2. Se qualcuno dirà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia assieme col corpo e col sangue di nostro signore Gesù Cristo rimane la sostanza del pane e del vino e negherà quella meravigliosa e singolare trasformazione di tutta la sostanza del pane nel corpo, e di tutta la sostanza del vino nel sangue, e che rimangono solamente le specie del pane e del vino, - trasformazione che la chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama transustanziazione, - sia anatema.
  3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o la semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non si deve offrire per i vivi e per i morti, per i peccati, per le pene, per le soddisfazioni, e per altre necessità, sia anatema. 
  4. Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, nel mirabile sacramento dell’eucarestia non vi è il corpo e il sangue del signore nostro Gesù Cristo, ma solo nell’uso, mentre si riceve, e non prima o dopo; e che nelle ostie o parti consacrate, che dopo la comunione vengono conservate e rimangono, non rimane il vero corpo del Signore, sia anatema.
  5. Se qualcuno dirà che il frutto principale della santissima eucaristia è la remissione dei peccati, o che essa non produce altri effetti: sia anatema. 
  6. Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell'eucaristia il Cristo, unigenito figlio di Dio, non deve essere adorato con culto di latria, anche esterno; e perciò non deve neppure essere venerato con una particolare solen­nità; né deve essere portato solennemente in processione, secondo il lodevole e universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non deve essere esposto pubblicamente all'adorazione del popolo; e che coloro che l'adorano sono degli idolatri: sia anatema. 
  7. Se qualcuno dirà che non è lecito conservare la santa eucaristia nel tabernacolo, ma che deve essere distribuita ai presenti subito dopo la con­sacrazione, o che non è lecito portarla solennemente agli ammalati: sia anatema. 
  8. Se qualcuno dirà che il Cristo, dato nell'eucaristia, viene mangiato solo spiritualmente, e non anche sacramentalmente e realmente: sia anatema. 
  9. Se qualcuno negherà che tutti i fedeli cristiani dell'uno e dell'altro sesso, giunti all'età della ragione, sono obbligati ogni anno a comunicarsi almeno a Pasqua, secondo il precetto della santa madre chiesa: sia anatema. 
  10. Se qualcuno dirà che non è lecito al celebrante comunicare se stesso: sia anatema. 
  11. Se qualcuno dirà che la fede sola è preparazione sufficiente per ricevere il sacramento della santissima eucaristia: sia anatema.

martedì 6 giugno 2023

Perfino Orwell smaschera il Cammino Neocatecumenale

Brevi citazioni dall'autore di 1984:
  1. "Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato."
  2. "Se il pensiero distorce il linguaggio, anche il linguaggio è in grado di distorcere il pensiero."
  3. "Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario."
Di fronte a quella che la Carmen Hernández stessa chiamava "propaganda kikiana", cioè al narcisismo autoreferenziale e ingannatore di Kiko Argüello, il dire la verità è un "atto rivoluzionario", che getta scompiglio, ira e terrore tra i fratelli del Cammino Neocatecumenale. Che infatti reagiscono con furente rabbia aggredendo verbalmente (e talvolta anche fisicamente) gli interlocutori, o tentano di sviare il discorso (magari inforcando il solito finto sorrisetto di plastica), oppure semplicemente scappano atterriti.

Vaccate kikiane che i kikolatri
hanno cercato di far sparire in ogni modo

I burattinai* di Kiko e Carmen sapevano benissimo che il linguaggio può distorcere il pensiero. Ed è il motivo fondamentale per cui nel Cammino vige un gergo tutto particolare fondato su quattro princìpi:

  1. l'abuso di termini del lessico cristiano per indicare realtà interne al Cammino. Qualche esempio:
    • "evangelizzazione", per indicare non la diffusione del Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo, ma solo per intendere il "fare proselitismo per il Cammino, costituire nuove comunità di Paganti Decima, diffondere le dottrine di Kiko e Carmen"
    • "eucarestia", per significare "le liturgie celebrate il sabato sera alla maniera di Kiko e Carmen, anche se profondamente diverse dalla celebrazione dell'Eucarestia cattolica"
    • "catechisti", per indicare non coloro che insegnano il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma per indicare gli scagnozzi di Kiko e Carmen che «scarnificano le coscienze», impongono scelte di vita e di lavoro e di famiglia, comandano in maniera assoluta nel Cammino ed è vietatissimo contraddirli poiché -come dice Kiko- «l'ubbidienza al catechista è tutto»; Kiko è lo stesso che va presentandosi come «io sono il Vostro Catechista», «io sono Giovanni Battista in mezzo a noi», «pensi che mi canonizzeranno?»
    • "apertura alla vita", per significare non ciò che dice la Chiesa Cattolica (che non censura la ragione, e pertanto predica anche la "paternità responsabile": i figli sono un dono di Dio e perciò vanno allevati come desidera il Signore), ma per significare un generico "sfornare figli come conigli" (rifilando poi i figli a babysitter, nonni, "didàscali", ecc.; «a che quota sei?»: l'importante, alle "convivenze", è potersi vantare del gran numero di figli);
  2. l'utilizzo di un proprio gergo composto sia da paroloni altisonanti che non trovano riscontro nel gergo ecclesiale cattolico, sia da un semplificazionismo verbale in cui ogni attività del Cammino è sempre un "fare". Qualche esempio:
    1. "fare l'ambientale" (l'omelia laicale prima della celebrazione);
    2. "le fai le Lodi?" (la effettui la preghiera kikizzata della domenica mattina a casa in sala da pranzo con chitarrella cero Bibbia tovaglia e "icone" di Kiko?);
    3. "facciamo eucarestia" (celebrare la liturgia eucaristica; i kikos hanno in odio i termini cattolici come "sacerdozio", "Messa", "transustanziazione", ecc., che ricordano il concetto di sacrificio, tanto inviso a Kiko e Carmen);
  3. la fissazione con l'Antico Testamento (come il battezzare i figli usando nomi veterotestamentari, ecc.), che a parte un esibirsi non ha alcun senso;
  4.  l'abuso di termini ebraici ("ho fatto un Midràsh!", "la Shekinàh del Signore!", ecc.), e perfino latini se serve per fare bella figura ("Catechumenium", "communitates in missionem", "traditio symboli", "redditio", "scrutatio", ecc.).

La 'storia della salvezza' secondo Kiko.
Notare i 1600 anni di storia della Chiesa
messi fra parentesi come se non valessero nulla

Nel Cammino Neocatecumenale il "controllo del passato" avviene nella maniera più rozza possibile: cancellandolo, sminuendolo, mistificandolo.

Infatti per gli autoproclamati "iniziatori" del Cammino, Kiko Argüello Wirtz e Carmen Hernández Barrera, la storia della Chiesa è composta solo da tre fasi:

  1. i "primi cristiani delle origini cristiane", intesi alla maniera di Kiko e Carmen, cioè non secondo ciò che gli archeologi e gli storici sono stati capaci di ricostruire, ma secondo una visione idealizzata e neocatecumenalizzata;
  2. la lunga parentesi buia "da Costantino al Vaticano II", cioè diciassette secoli in cui la Chiesa avrebbe sbagliato, e di cui tutto lo splendore (a cominciare dalle innumerevoli figure di santità) sarebbe da buttar via;
  3. il Concilio Vaticano II che la Carmen avrebbe servito a Kiko «su un piatto d'argento», cioè la fondazione del Cammino Neocatecumenale, poiché la Chiesa continua a sbagliare in quanto ancor oggi «i vescovi non capiscono di aver bisogno dei carismi [del Cammino]».

Il "santino" di sanKiko
A furia di insistere su questi concetti, il tipico kikos non avverte alcuno stimolo o interesse alle figure di santità dal Medioevo fino a padre Pio da Pietrelcina, né all'arte sacra, né alla liturgia cattolica, né ad altro. Per il tipico kikos l'unica forma possibile del cattolicesimo è esclusivamente il Cammino, e padre Pio era reo non solo di non grattugiare la chitarrella coi canti di Kiko, ma addirittura era "preconciliare", cioè appartenente ad un'epoca che per la mentalità neocatecumenale è fumo negli occhi. E i "primi cristiani delle origini cristiane", secondo i kikos, erano tutti concentrati a versare Decime, a fare le Lodi Domestiche la domenica mattina (allo scopo di non andare in parrocchia), a organizzare Convivenze, a fare Preparazioni di letture bibliche, di Ambientali, di Monizioni, di Risonanze, di Giri di Esperienze...

Quelle tre citazioni di Orwell si applicano benissimo al Cammino Neocatecumenale. Il "controllo" (cioè la reinterpretazione arbitraria) del passato (cioè della storia della Chiesa), il "linguaggio che distorce il pensiero" (in modo da sembrare cattolici ma senza esserlo, anzi, mistificando il valore dei termini del lessico cattolico), e la persecuzione accanita ai membri della setta neocatecumenale che osassero dire la verità (per il timore di scoprire che "il re è nudo"). Per questo invitiamo i fratelli del Cammino a mettere alla prova l'onestà e la correttezza dei cosiddetti "catechisti", per esempio con gesti come:

  • versare la propria "Decima" non nelle mani di esponenti del Cammino, ma segretamente in beneficenza a qualche ente cattolico meritevole e che non c'entri nulla col Cammino. Il Signore vede nel segreto e apprezzerà. Invece, i cosiddetti "catechisti"...
    Gadget venduti nei kiko-shop
    per ostentare manie di ebraismo

  • il chiedere esplicitamente che le liturgie neocatecumenali siano uguali a quelle della Chiesa, così come esigono i documenti liturgici validi per tutta la Chiesa, così come ha comandato espressamente il Papa (lettera del 1° dicembre 2005), così come esige lo Statuto del Cammino (art.13, nota 49);
  • il correggere i fratelli e soprattutto ai cosiddetti "catechisti" quando dicono qualche fandonia o addirittura eresia (tipo l'assurda "il Signore ti manda le disgrazie"); ma anche il discutere apertamente su quanto sia pericoloso per la propria anima seguire e ubbidire a uno che va dicendo che «Dio ci parla attraverso i testimoni di geova», «trecentomila incesti a Napoli», «le cefale» adescatrici...


* Nota: sono convinto che certe fabbricazioni del Cammino siano troppo ben pianificate per essere state partorite dalla mente di Kiko e Carmen, i quali, per tutta una vita, hanno esalato clamorose vaccate. Ricordo per esempio Carmen blaterare insistentemente di una Quarta Coppa, del tutto fuori contesto (a meno che non credesse di poter trovare un nesso teologico fra la briscola e l'Ultima Cena).

sabato 3 giugno 2023

La spina di san Paolo

Quando si parla di ira è necessario distinguere tra sentimento (passione) e vizio capitale (peccato).
Il sentimento dell’ira, e cioè quella reazione che istintivamente si prova dinanzi ad una determinata realtà quando la si percepisce come un male da eliminare, non è né buono né cattivo. Come tutti gli altri sentimenti, di per sé è neutro.
Di fatto diventa buono o cattivo dipendentemente dall’uso che se ne fa, come il sentimento o passione dell’amore diventa buono quando si ama Dio o il prossimo e diventa cattivo quando si ama il male e il peccato, così l’ira può essere buona se ci si accende di sdegno per le cose sante che vediamo profanate, oppure cattiva quando ci si adira a sproposito.

Quindi gli attacchi d'ira violenti e preventivi, se c'è il deliberato consenso e la piena avvertenza, si configurano come peccato mortale.

Dice infatti San Tommaso che  l’ira, quando è antecedente, svia la ragione dalla sua rettitudine e quindi è peccaminosa.

 

Hieronymus Bosch "I sette peccati capitali": l'ira (dettaglio)
(guarda caso, anche qui sedie che volano!)

Kiko Argüello, volutamente, semina la confusione anche in questo campo e, per poter affermare che si può essere santi solo se peccatori, secondo la concezione luterana, non ci pensa due volte ad attribuire ai santi la quotidiana frequentazione con il peccato mortale, in particolare quello dell'ira, ma anche quello della superbia e tutti gli altri peccati capitali.

Uno dei suoi soggetti preferiti è  San Paolo, dal momento  che si identifica personalmente  con il grande Apostolo delle genti, ed in particolare uno dei suoi brani più  bersagliati è  quello celebre della seconda lettera ai Corinzi 12, in cui San Paolo parla della spina nella carne. 

Ecco una affermazione di Kiko tratta dal mamotreto del secondo scrutinio (pagg. 80-81):

"Bene, chi sta in questo cammino pensando che il Signore ti toglie la croce, sei uno sciocco! Ma come te la toglie se è proprio quella che ti sta salvando, che ti sta ridimensionando, che ti fa essere umile. Ricorda S.Paolo. Dicono che avesse l'angelo di satana. Ma forse aveva delle crisi  colleriche. Pensate un cristiano con le crisi colleriche! E queste crisi gli  facevano perdere la faccia. Tutti pensavano che fosse un santo e invece si trovavano davanti uno che perdeva le staffe. Questo demonio lo umiliava, lo faceva soffrire e siccome soffriva tanto si decise a chiedere al Signore che gliele togliesse. E quasi idolatricamente suppongo che sia stato in ginocchio nella sua stanza. E prega al Signore: "Signore, toglimi questa croce, non ne posso più". Ma il Signore non risponde quella notte, continua così la seconda notte, digiuno ecc. La terza volta che lui lo fa con difficoltà il Signore gli risponde e gli dice: "Ma non sai che io sono forte nella tua debolezza? E tu vuoi che io te lo tolga?" Tutti vedono che tu sei uno schifo e allora la gente pensa che le comunità non sono opera di S. Paolo perché noi ci siamo avvicinati a lui e puzza. Ma allora è Dio? Infatti, Egli appare nella tua debolezza. E questo ti sta molto bene perché sei un superbo tremendo e vorresti che tutti i frutti dell'evangelizzazione venissero a te".

Ebbene, sono state fatte molte ipotesi sulla spina nella carne che tormentava San Paolo, ma la corretta esegesi ipotizza un problema fisico, una malattia e una debolezza corporale che nulla ha a che fare con il peccato o la volontà peccaminosa dell'apostolo.

Infatti scriveva San Paolo ai Corinzi (2 Corinzi 12:6-10)

"Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.
Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte."
L'Apostolo si riferisce ad una debolezza fisica, non certo a violenti e immotivati attacchi d'ira come ipotizza Kiko Argüello!

Gesù infatti diceva san Paolo, che pregava d'essere sollevato da questo tormento, "ti basta la mia grazia" e lo stesso Apostolo, scrivendo ai Romani (6,1-2), li ammoniva: "Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?"

Insiste Kiko, che da sempre ha la "fissa" per San Paolo:

"Allora non potete immaginare quello che significa il potere che il Signore concede a noi, che siamo gente peccatrice, di questa Parola che noi riassumiamo nel Kerygma, la possibilità di annunziare il suo Vangelo, di donare la vita, donare la vita! A tanta gente Dio non lo permette. San Paolo dirà “A me, l’ultimo degli uomini, un aborto io sono, Dio mi ha dato questo ministero, mi ha dato accesso a questa liturgia, alla predicazione, a evangelizzare, evangelizzare”.
Eppure l'apostolo Paolo diceva ai Filippesi: “Fratelli, fatevi insieme miei imitatori". E perchè poteva dirlo? Perché la grazia di Gesù gli permetta d'essere, con tutte le sue difficoltà d'uomo, un modello da raccomandare.
E non solo proponeva se stesso  come modello, ma anche i propri discepoli.

Infatti l'Apostolo poi così proseguiva: "e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi".
Vuol dire che non solo San Paolo era un modello da raccomandare, ma anche chi si ispirava a lui lo era, allo stesso modo. E quindi pure Carmen, pure Kiko, che non sono santi ma si dichiarano apostoli (se non addirittura angeli) non sono esentati da questo imperativo: e neppure i loro seguaci, che tanto si vantano invece d'essere peccatori!

Sappiamo comunque che Kiko è un recidivo: non potendo e non volendo elevarsi al livello dei santi, li trascina giù  al proprio. Fu così che accusò San Francesco d'essere un superbo:

"Sta là San Francesco d’Assisi prendendosi un caffettino e gli diciamo (questo lo sappiamo perché sta nella vita di tutti i santi): "Tu sei un superbo!" Sapete la risposta di San Francesco? Come risponderà San Francesco? "Hai visto benissimo. Guarda e non hai visto del tutto bene, di più, di più ecc…". Allora possiamo domandarci: San Francesco sta mentendo? Allora San Francesco non è un santo o sta dicendo la verità? Allora è un superbo. Sì. È un superbo. Ma, allora, come fa San Francesco ad essere santo? Ha scoperto una cosa immensa: Dio è capace d’amare un superbo come lui e questo gli basta per ritornare a Lui."
Scriveva qualche tempo fa la commentatrice Irene:

"Riguardo la libertà di peccare, ancora una volta nei mamotreti non si accenna al peccato mortale che fa letteralmente perire l'anima. Nessun richiamo al sacramento della penitenza e nessun accenno al fatto che, per esempio, c'è l'inferno.
Un catechizzatore di folle che si vanta di portare Gesù e il Vangelo ai lontani, e di essere in sintonia con la Chiesa Cattolica, sorvola su uno dei pilastri del cattolicesimo. Complimenti Kiko, bel lavoro.
Sant'Agostino invece capisce l'importanza del tenersi lontani dal peccato e quando si interroga sui motivi che hanno ritardato il suo battesimo scrive (ne ''Le confessioni'')
Fu un bene per me che mi siano state allentate per così dire, le briglie al peccato, o sarebbe stato bene il contrario? Per questa
ragione dunque ancor oggi si sente dire da ogni parte dell’uno e dell’altro: "Lascialo fare: non è ancora battezzato".
Eppure riguardo alla salute fisica non diciamo: "Lascia che si produca altre ferite: non è ancora guarito".
Dall'esempio dei Santi impariamo come comportarci e da quello di Kiko cosa dobbiamo evitare.
Io spero che sempre più persone abbandonino il cammino e ritrovino la serenità e la guarigione spirituale nella Chiesa Cattolica".

Grazie Irene! Condividiamo la tua speranza e il tuo auspicio. 

Hieronymus Bosch "I sette peccati capitali"

 

E a proposito dell'ira, un'ultima osservazione, tratta da un articolo di padre Angelo Bellon: l'ira costituisce peccato capitale ed essere demeritoria o biasimevole, come nel caso degli accessi d'ira attribuiti a San Paolo ed invece tipici dello stesso Kiko, ma può essere buona e positiva: l'ira, e cioè lo sdegno che ha provato il Signore nel vedere il Tempio trasformato in una spelonca di ladri, è stata un’emozione conseguente ed esercitata secondo ragione.

Cosicchè talvolta potrebbe esserci peccato per mancanza d’ira.
San Giovanni Crisostomo dice che "chi non si adira quando c’è motivo di farlo, pecca.
Infatti la pazienza irragionevole semina i vizi, nutre la negligenza, e invita al male non solo i cattivi, ma anche i buoni" (Op. imp. in Mt. hom. 11).
Quando non si elimina il male, anche col castigo, là dove ve ne è bisogno, “indubbiamente si commette un peccato” (San Tommaso, Somma teologica, II-II, 158,8).

Ed anche questo lasciamo alla riflessione di chi è stato convinto di non dover mai reagire al male e chiedere giustizia per sé e soprattutto per gli altri: sempre da Kiko Argüello, naturalmente, che sembra essersi fatto un punto d'onore nel rovesciare esegesi e dottrina cattolica nel suo esatto contrario.

 

 

 


mercoledì 31 maggio 2023

Cagliari: non passate sotto il retablo di Kiko ma a lato. (da FungKu)

Esimii lettori del Blog: neocatecumenali, non neocatecumenali e Puntini (che è un ibrido di tutt'e due le cose); l'altro giorno entrando in redazione mi sono messo come sempre a sbirciare da dietro le spalle cosa scorreva nei monitor e intanto catechizzavo tutti quanti, con salmi imprecatorii e lamentazioni perché la Sampdoria scende in serie B, mentre il Genoa risale in serie A! Sono arrivati i tempi del dem@nio! Penitenziàgite!!

Mentre Valentina cercava gentilmente di scacciarmi, ho scorto, tra le email pervenute, una comunicazione dalla Sardegna ed ho iniziato a porre domande indiscrete. Ed è così che, per tenermi impegnato, la redazione mi ha incaricato di riferirvi il contenuto di questa segnalazione, che è tragicomica, con i nostri più sentiti ringraziamenti a chi ce l'ha inviata!

In breve, il contenuto è il seguente: da Cagliari, più precisamente dal quartiere Poetto, emerge la notizia che le magnifiche opere e progressive di Kiko Arguello il novatore stanno già ai restauri. La nueva estetica di Kiko il distruttore dell'antichità è già un'anticaglia, un successo conseguito in soli 50 anni. I ponti romani sono ancora in piedi, il retablo di Kiko ha bisogno di 150 mila euri dalla Regione (ma che siete matti? ma lo sapete cosa ci esce con 150 mila euri?!) per restaurarlo. 

La notizia la trovate a questo link da cui riportiamo solo una citazione degna di nota:

L’umidità, dovuta anche a celebrazioni affollate e della durata di ore, sta minacciando le opere d’arte della chiesa della beata Vergine della Salute. La giunta Truzzu dà il via libera ai lavori di restauro finanziati dalla Regione.

Le cosiddette opere d'arte in questione sono principalmente il suddetto retablo kikiano, che, per chi - fortuna sua - non lo sapesse, è quella pala gigantesca nelle tonalità nero-rosso-oro (ha intinto il pennello nella bandiera della Germania, Kiko?) piena di imprecisioni iconografiche (cioè di eresie) che il guru ha fatto copiare ovunque gli sia riuscito di colonizzare gli edifici di culto. In questo blog se ne è parlato, per esempio, qui (2010), qui (2011), qui (2013), qui (2018). 

Ecco il capolavoro a cui non dovete passare sotto, che vien giù tutto! (Io non ci posso manco passare di lato, che le opere di Kiko mi ispirano lo stesso affetto di quelle del Rùppniqq).

Anche dal punto di vista tecnico, il retablo è stato dipinto con una tale maestria che i ragli, volevo dire, i canti, protratti per ore e ore, dei fratelli impacchettati in batteria, sono riusciti a farlo ammuffire! A questo link poi ci fan sapere che il retablo ha impreziosito la chiesa di Nostra Signora della Salute di via Ausonia – quartiere Poetto, nel 2013. 10 anni di gloria, 150 mila euri di riparazioni. Morale: appendi nella tua chiesa un Kikez di molto discutibile valore artistico, e sono subito 15 mila euri all'anno di spese di manutenzione! E siccome il sacco nero ormai gira e rigira a vuoto, andiamo pure a scroccare dai contribuenti, che saranno felicissimi di mollare questo malloppo al Kiko sottraendolo agli ospedali, alle scuole, alle strade da riasfaltare, al restauro del vero patrimonio artistico...

Un'altra citazione degna di nota, da stampare ed appendere in bacheca insieme alle vignette di Snoopy e alle citazioni di KungFu Panda e di Osho, è la seguente definizione di Cammino Neocatecumenale:

Il Cammino Neocatecumenale è la dottrina che promuove il ritorno al cristianesimo primitivo e la riduzione della distanza fra il potere temporale e quello spirituale al fine di ricondurre i fedeli alla Chiesa.
Il resto lo trovate ai link indicati, e con questo è tutto. Torno a piangere la Sampdoria e viva sempre la Sardegna! Una, autonoma, indipendente, libera (soprattutto dal Cammino) e repubblicana - oppure anche monarchica, ma questo sarà deciso grazie ad un referendum popolare.

Mellus unu burricu biu che unu dottori mortu! 
Meglio un asino vivo che un dottore morto, tradotto: se sei somaro è meglio rimanere vivo invece che ammazzarsi a studiare. Proverbio che, oltre a me e FAV, pure il 4v. Dottore HC Argutello ha capito benissimo.

domenica 28 maggio 2023

Pentecoste 2023: pecore neocatecumenali a caccia di presbiteri

«La diocesi di Roma si prepara a vivere nella sera di sabato 27 maggio il compimento del Tempo di Pasqua attraverso le celebrazioni della Veglia di Pentecoste, che saranno diverse per favorire la partecipazione dei fedeli: Nella cattedrale di San Giovanni in Laterano alle ore 19;
– Settore Centro presso la Basilica dei Santi Apostoli alle ore 21;
– Settore Nord presso la parrocchia di Sant’Ugo alle ore 20.30;
– Settore Sud presso il Santuario della Madonna del Divino Amore alle ore 21;
– Settore Est presso la parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio alle ore 21.

22 maggio 2023»


Queste le indicazioni al popolo cattolico di Roma per la Veglia di Pentecoste 2023; mentre altre diocesi si sono organizzate per un'unica veglia diocesana, ospitata in cattedrale o in una parrocchia prescelta. 

È una delle feste più importanti e significative per i cristiani la Pentecoste,  cioè la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo.  È l’inizio della predicazione dei discepoli di Gesù. Raccontano gli Atti degli Apostoli che “mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”, il Cenacolo. Oggi quel ritrovarsi in tante città del mondo è come quel radunarsi “tutti assieme nello stesso luogo” per ascoltare la Parola di Dio e continuare a vivere assieme nella memoria del Signore Risorto.

L'intento che ispira queste celebrazioni diocesane riunite con il più  ampio possibile concorso di popolo, è  proprio quello di compiere nuovamente ciò  che narra il Vangelo, di ritornare cioè a quella riunione nel cenacolo degli apostoli che "si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" con la Vergine Maria per celebrare il momento nel quale lo Spirito Santo come potenza dell'amore di Dio che viene a dare fiamma di energia nuova alla comunità del Cristo Risorto.

Quali sono, invece, in totale controtendenza, le disposizioni date da Kiko Argüello e dalla équipe internazionale del Cammino neocatecumenale per la Pentecoste 2023? Mentre le diocesi si riuniscono per formare un unico corpo, la lettera prescrittiva inviata dal Tripode neocatecumenale ai responsabili di Nazione, Regionali, Provinciali per essere diramate fino alla più  piccola comunità, ribatte l'ordine di scuderia di isolarsi dalla parrocchia e dalla diocesi, facendo la veglia del Cammino neocatecumenale  e per il Cammino neocatecumenale a parte, direttamente in albergo se possibile e separatamente comunità per comunità, con convivenza il giorno di Pentecoste; cosicché nessun "fratello" possa partecipare a veglie diocesane e neppure alla Messa della domenica in parrocchia o in cattedrale.

"Piccolo gregge" neocatecumenale a caccia
di presbiteri canonica per canonica
Le istruzioni specifiche giunte ai catechisti con la solita circolare dai massimi responsabili del Cammino, abbondando di caratteri in grassetto e di sottolineature, statuiscono infatti che
"è molto importante che ogni comunità celebri la Veglia di Pentecoste da sola".
Non interessa loro nulla della pastorale diocesana e parrocchiale, tirano in ballo infatti la "tradizione del Cammino"... come fosse il Magistero della Chiesa!
"La tradizione del Cammino è che ogni comunità possa vivere la Veglia di Pentecoste da sola e in convivenza".
Ma siccome la tradizione del Cammino non sembra loro sufficiente, citano anche l'Inno dell'Ascensione "Ascende il Buon Pastore" là dove dice:

"veglia il piccolo gregge con Maria nel cenacolo". 

E il piccolo gregge chi è,  per loro? Ma la piccola comunità  neocatecumenale, che riceve lo spirito neocatecumenale per portare al mondo l'annuncio neocatecumenale!

Per essere certi che nessuno possa partecipare a nussun altra iniziativa, nè religiosa, nè familiare nè ricreativa, prescrivono, sempre invocando la "tradizione del Cammino", che si  inizi  il sabato pomeriggio con la preparazione della Parola in gruppi, a cui segue la Veglia di Pentecoste con l'immancabile agape.
La domenica mattina poi si fanno le Lodi, si pranza e si sta ancora insieme, perché ormai la giornata non può prevedere altri programmi con familiari, con parenti o amici.
Se proprio non è possibile andare in convivenza da sabato, le inderogabili disposizioni stabiliscono comunque che  la Veglia si celebri "comunità per comunità", e che la domenica si vada in convivenza "come comunità".

E naturalmente questa frammentazione per comunità presuppone e richiede che ciascuna abbia il suo prete, motivo per cui le lettere arrivate a tutti i capo-responsabili di comunità li richiamano al compito (non facile) di "cercarsi dei presbiteri"  allo scopo di vivere la Pentecoste con una Eucaristia "più intima e non massiva".

E non viene detto, ma anche I battesimi verranno fatti in albergo, in una sala e non in una chiesa consacrata, utilizzando un fonte posticcio.


Ma perché – vien da chiedersi - si dà tanta importanza alla Pentecoste neocatecumenale? E’ chiaro! Perché costoro celebrano la nascita della kikiana chiesa sorta per rinnovare quella stessa Parrocchia da cui, come sempre, si tengono a debita distanza. E chi non l’accolga è condannato all’estinzione. Celebrano, in definitiva, l’avvento dello Spirito Santo sulle loro “piccole comunità”. 

Dice infatti Kiko: 
“Avete visto di Pentecoste in Pentecoste Dio che sta benedicendo la vostra comunità.” 
“Questo amore... che prima non esisteva sul nostro pianeta, Dio lo ha voluto dare a noi. Questo amore è nel fondo il compimento della Torà...” 
“I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento.”  (cit. tratte dalla Lettera per la Veglia di Pentecoste 2020) 

Insomma, per fare quella che a loro parere è la volontà dei Papi, dei Vescovi, della Chiesa, vanno contro alle disposizioni, valide per tutti i cattolici e per tutte le realtà e movimenti emanate proprio dai Pontefici, dai Vescovi e dalla Chiesa.

Usciranno mai da questa terribile confusione mentale e spirituale?

giovedì 25 maggio 2023

Spargere a terra il Corpo di Cristo: è ciò che avrebbe fatto Giuda

«Poco tempo addietro ho partecipato a una Santa Messa dove è stato consacrato pane azzimo: era a forma di disco, di dimensione media, circa 14-15 centimetri. Sebbene è stato diviso in cinque parti, siamo stati costretti a prendercele con la mano, per poterle mangiare. 

E' lì che ho capito meglio perché delle persone che erano inserite in un Movimento religioso cattolico che consacra sempre il pane azzimo sotto forma di pagnotte, le quali sono fatte dalle appartenenti al Movimento, sono poi uscite disgustate dal Cammino che effettuavano, nonché dalla Chiesa. 
 

Ho faticato non poco, per aiutare queste persone a riavvicinarsi a Santa Romana Chiesa. 

Erano contrariate, e anche talora profondamente sofferenti, per quello che avevano visto e udito alle S. Messe a cui avevano partecipato (dove ovviamente il pane azzimo casereccio viene consumato dagli astanti): alcuni non avevano apprezzato che la Mensa eucaristica fosse ridotta a una cena comunitaria, a una agape gioiosa, altri erano rimasti sconvolti dai commenti di cui era oggetto il Corpo Santo di Cristo, dopo che il pane era stato consacrato: "Ma quanto è bruciato, ma quanto è salato...". 

I loro compagni di merenda non parevano avere coscienza che parlavano del corpo di Gesù. 

Quel giorno di poco tempo fa ho capito meglio i racconti che mi avevano fatto quelle persone. 

Ho capito meglio le profanazioni. Non da parte dei satanisti, ma da parte dei cosiddetti "nostri". 

Quando ti trovi di fronte a del pane che non ha la perfezione di purezza della Sacra Particola, quando sei di fronte a del pane comune, in tutti i sensi, con una crosta o una bruciatura, è difficile ancora di più Credere. 

E fin qui ci potremmo anche essere, nel senso che il problema, per chi veramente ha fede, è superabile. 

Però poi lo prendi in mano, pensi che è il corpo di Gesù anche se è bruciacchiato, e lo mangi. Anzitutto il senso devozionale si attenua, quando non va a farsi friggere malgrado la buona volontà.

Una mia amica, che è al vertice di un Istituto e quindi si presume che stupida non sia, ha partecipato in una paesino del Sud a una Santa Messa dove il prete, molto apprezzato dai suoi parrocchiani per il suo impegno nel sociale, ha consacrato pane casereccio. Davanti a lei un vecchio ha dato alla moglie un pezzo del pane pagnotta che il prete gli aveva consegnato, dicendole: io non ho fame, la vuoi tu? 

Era pane consacrato, era il corpo di Gesù. Ma come è possibile non capire che si perde la coscienza, la sacralità della sostanza fisica che si sta per prendere in bocca? L'Ostia aiuta ad avere la fede, la focaccia aiuta a perderla.

Tra noi, ci può essere il senso devozionale, anche in presenza del pane casereccio consacrato, ci può essere anche in questo Movimento che ne ha fatto uno dei suoi portabandiera: ma non è come prenderlo in bocca, c'è poco da fare. Non è come prenderlo in bocca da un prete. E poi: il pane si sbriciola con le mani, per poterlo mangiare, o si addenta. In entrambi i casi le briciole finiscono da qualche parte. 

Un anziano, accanto a me nella Santa Messa a cui stavo partecipando, teneva in mano il pane consacrato con la destra e lo mangiava. La sinistra era lungo il corpo. L'ho pregato di metterla sotto il pane a mo' di trono, onde evitare che le briciole finissero per terra e poi calpestate. Le briciole, cioè la cosa più sacra in Cielo e sulla terra. Perché in ogni briciola c'è il corpo Santo di Gesù. Meminisse iuvabit. Non è difficile, nella situazione suddetta, che delle briciole cadano. O rimangano in mano. 

Al sacerdote, sull'altare, erano avanzate nella patena delle briciole, che poi ha riversato nel calice. Però quando invece di un pane a forma di disco si consacra una pagnotta di pane casereccio, lo sbriciolamento è consistente, e il pane rimane nella tovaglia, non sulla patena. 

E' malizioso credere che delle briciole cadano per terra, nel lavoro di pulizia? Temo che sia solamente realistico. Provare per credere, se è facile o difficile toglierle tutte. 

E' un trauma, per chi ama Gesù, vederlo trattato in certi modi.


Anche a Gerusalemme la folla lo acclamava, ma il giorno dopo lo ha tradito: occorre vigilare, per non trovarci anche noi nella stessa situazione di quella folla.

Ai suoi Sacerdoti, che avevano un compito particolare nei Suoi intendimenti, portare l'Eucarestia nel mondo, Gesù concede di prendere il Suo corpo in mano. A Giuda, che non lo amava e stava per tradirlo, dà Lui il pane consacrato in bocca. Chi non mi dice che glielo ha offerto Lui in bocca perché temeva che Giuda potesse lasciar cadere delle briciole in terra? Cosa lascia credere che fosse unicamente un segnale, una indicazione per il discepolo che Gesù amava? Poteva ben lasciare cadere delle briciole Giuda, anche inavvertitamente o involontariamente: briciole di pane consacrato, Suo corpo prezioso. Gesù non rischia, glielo mette Lui in bocca.»

(da: Sorella Angela Musolesi -laica francescana collaboratrice di padre Amorth)

lunedì 22 maggio 2023

Tutti Frutti. Wop bop a loo bop a lop bom bom!… ovvero: tutti i “frutti” del Cammino

Il camminante che si firma Eros, nel commento delle 12 e 13 del 16 maggio, scrive:

“Servono i frutti per qualificare un albero. Se i frutti sono buoni (evangelizzazione del vangelo e della dottrina cristiana, vocazioni, missionari ecc.) l'albero è buono. Se sono cattivi (sistemi finanziari sessuali e morali) allora l'albero è cattivo”.

Ma discernere i frutti come fa Eros è puro semplicismo, tanto che lui stesso, parlando di “evangelizzazione del vangelo”, intuisce che si potrebbe “evangelizzare” un messaggio diverso da quello del Vangelo, cosa che non si può certo considerare un frutto buono.

"I frutti sono sotto gli occhi di molti. Il fatto sconcertante -cecità? malavoglia? superficialità? orgoglio? peccato contro lo Spirito Santo (Mt 12,32)?- è che spesso si apprezzano i frutti ma non si vuole l'albero che li produce."
Scrive don Pasotti, sconcertato perché le parrocchie non si fanno più parassitare dal Cammino.


San Paolo perciò, più che di “frutti” esteriori, parla del frutto dello Spirito, che produce “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22), che poco si rendono visibili tra i camminanti.

Perciò nemmeno l’elevato numero di consacrazioni sacerdotali che può vantare un movimento è necessariamente riconducibile a un frutto buono: Bella Dodd, che fu dirigente del partito comunista americano e che si convertì grazie a Fulton Sheen, riferisce come lei stessa, per ordine dell’URSS, ha spinto molti giovani comunisti a entrare nei seminari al fine di distruggere la Chiesa dall’interno (cosa che fa capire meglio le parole della Madonna a suor Lucia sugli errori che la Russia avrebbe esportato nel mondo, che sostanzialmente sono il materialismo e l’ateismo, e che oggi sembrano concentrarsi soprattutto in Occidente, arrivando perfino a condividere gli stessi “spazi” della Chiesa).

Ma è vero che, a volte, ci sono ex del Cammino che rimpiangono quelli che considerano dei pregi del Cammino, e cioè lo “scrutare” la Parola di Dio e lo “studio” della Bibbia.

Ma in questo caso, come per i protestanti, occorre distinguere tra ciò che è dovuto alla tradizione cattolica e ciò che sono le novità: lo studio della Bibbia, infatti, non l’hanno inventato né il Cammino, né i protestanti, ma risale ai Padri della Chiesa, mentre ciò che è proprio dei protestanti, e del Cammino, è una stravagante interpretazione della Scrittura.

Perciò, se studiare la Scrittura è un frutto buono perché è in continuità con la Tradizione della Chiesa, interpretare la Scrittura in modo stravagante, che è proprio ciò che caratterizza il Cammino come tale, è un frutto velenoso. In tal senso un frutto può essere pure bello, ma è cattivo, e la sua "bellezza" può aumentarne la letalità. 

I frutti del Cammino: banane, zucche e angurie sull'altare-tavolone


Il carisma che la Chiesa riconosce al Cammino è solo quello che si deduce dallo statuto, nulla di più e nulla di meno: tutto il resto viene dal maligno. Perciò lo statuto, che viene dalla Chiesa, è buono, mentre ciò che c'è in più, e che viene solo dal Cammino, è patrocinato dal demonio.

E' un po' come per i protestanti, che possono portare frutti buoni solo grazie a ciò che hanno mantenuto in comune con la Chiesa cattolica (e alla loro buona fede), e non certo per la loro ribellione.

Scrive San Paolo: “Alcuni… predicano Cristo… per invidia e spirito di contesa... con intenzioni non pure, pensando di aggiungere dolore alle mie catene. Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene” (1Fil 1,16-18): in tal senso, quando capita che le stravaganze interpretative vengono lasciate da parte, anche i camminanti possono portare un certo frutto.

Inoltre, per discernere sul carisma del Cammino, la Chiesa avrebbe dovuto prima discernere sulla veridicità delle presunte apparizioni di Kiko e Carmen che ne stanno all’origine e su cui si basa il principio dell'ubbienza cieca dovuta ai "catechisti".

Ma si può ritenere per certo che il Cammino ha sempre tenuto nascoste alla Chiesa queste presunte apparizioni, che tra i camminanti si tramandano come una saga nordica, per sostituirle, nella storiografia ufficiale e politicamente corretta, con il Concilio Vaticano II.