mercoledì 18 maggio 2022

Il Vitello d'Oro di Categoria Superiore: il tripode Kiko-Carmen-Cammino

Guai ai fratelli del Cammino
se non mettono al primo posto
gli sgorbi kikiani
Quando qui ci permettiamo di definire il Cammino come una forma di idolatria, lo facciamo in base a una vasta quantità di indizi, a cominciare ad esempio dal fatto che i kikolatri respingono come proveniente dal demonio, o completamente falsa ("non è come dite voi!"), oppure del tutto immaginaria ("non ci conoscete! non avete fatto esperienza del Cammino!") qualsiasi osservazione critica.

Il concetto biblico di idolatria lo notiamo in maniera eccellente col famoso episodio degli ebrei che si fabbricano un "vitello d'oro" da poter adorare (episodio descritto nel capitolo 32 del libro dell'Esodo). "Idolo" non è solo la statua materialmente adorata; è un termine che più in generale indica qualsiasi cosa a cui viene assegnato arbitrariamente un potere divino che non ha - e, nel caso peggiore, un potere che può avere solo Dio: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!».

Quando si parla del Cammino, si parla dunque di idolatria: "Ecco il Cammino, o fratelli del Cammino, il Cammino ti ha salvato! il Cammino ha salvato il tuo matrimonio! il Cammino ti salva da divorzi ubriachezze aborti discoteche mammona omicidi!»!" Assegnano arbitrariamente all'idolo "Cammino" un potere che solo Dio ha. E non è uno svarione equivoco proveniente dalle fasce basse dei fratelli "camminanti": è Kiko stesso che proclama che il Cammino è "Parola, Liturgia, Comunità", per poi dire che Dio è "Parola, Liturgia, Comunità". Cioè è Kiko stesso a insinuare nei suoi orridi sgorbi dipinti che il Cammino sarebbe Dio.

Così come gli ebrei si provarono con mammona e diedero il loro gioielli d'oro ad Aronne per farli fondere e forgiare il vitello-idolo, allo stesso modo i fratelli del Cammino devono dare i loro beni ai capicosca della setta affinché il Vitello d'Oro di Categoria Superiore, insaziabile consumatore di ricchezze altrui, possa ingigantirsi.

Aronne costruì anche un altare davanti al vitello d'oro: Kiko ha fatto erigere le cosiddette "Domus", enormi e costosissimi monumenti eretti a sé stesso, meta obbligatoria di tappe e pellegrinaggi neocat e lodi sperticate, e altre "cattedrali kikizzate nel deserto".

Kiko e Carmen hanno costruito
una liturgia personalizzata (e abusiva)
per evitare la liturgia cattolica
e i "cristiani della domenica"

L'idolatria per il tripode Kiko-Carmen-Cammino genera tutta una selva di idolatrie collegate. «L'ubbidienza al catechista è tutto!»: la tua vita non vale in quanto figlio adottivo di Dio, ma solo in quanto "ubbidiente" ad uno scagnozzo di Kiko, scagnozzo che non ha alcuna autorità davanti a Dio e davanti agli uomini - e quasi sempre è del tutto ignorante perfino dei più elementari concetti di Catechismo -, ma che ha "autorità" solo in quanto fedelissimo esecutore dei comandi di Kiko (che comanda anzitutto di insaccare soldi per la setta).

Sono certo di non essere il solo a poter dire che la disponibilità di Aronne  all'idolatria mi ha sempre provocato brutte sensazioni. Fin da ragazzino mi chiedevo come diavolo avesse fatto il popolo ebreo, pur stressato dal viaggio dell'esodo, pur spazientito dal fatto che Mosè non tornava, a convertirsi così velocemente e così efficacemente all'idolatria. Proprio non riuscivo a capirlo, mi sembrava che la Bibbia omettesse qualche particolare importante, qualche evento del tipo "se ci convertiamo a un idolo guadagneremo l'applauso dei popoli vicini" (ma nel deserto non c'era nessun altro ad applaudire, c'era solo questa enorme carovana di ebrei a vagare di qua e di là senza una meta per mesi, anni, decenni...).

Gli studiosi hanno tentato di trovare affinità con altri culti idolatrici, come ad esempio con il "culto del toro Apis" praticato in Egitto all'epoca, culto che doveva essere piuttosto ben conosciuto agli ebrei vista la lunga "schiavitù nel paese d'Egitto". Ma può bastare un'influenza culturale-sociale a spiegarlo? Forse dal punto di vista psicologico sì - per esempio se Apis fosse un culto da persone egiziane ricche e famose, "se ci mettiamo ad adorare anche noi un vitello o un torello, saremo ricchi e famosi". Anche nel Cammino vige questa specie di sudditanza culturale in parecchie forme (scimmiottare l'ebraismo per sentirsi "popolo eletto", scimmiottare gesti sacerdotali per sentirsi "cristiani più elevati", scimmiottare la vita da nababbi in alberghi con la scusa delle convivenze, scimmiottare i viaggi dei ricchi con l'andare alle varie GMG e Domus con l'alibi dell'Esperienza e delle Tappe, ecc.).

Ma la cosa più scandalosa è stata il nudo e crudo fabbricarsi l'idolo. Hanno dato i propri beni (gioielli d'oro, le poche ricchezze che avevano potuto portare con sé uscendo dalla schiavitù dell'Egitto, quindi addirittura più preziose di quel che valevano, e forse anche la loro unica speranza economica di ricostruirsi una vita una volta usciti dal deserto), per forgiare un vitello d'oro, per poi dire: «ecco colui che ci ha fatto uscire dall'Egitto». Ma come, se la settimana scorsa questo vitello non esisteva, come ha fatto a farvi "uscire dalla schiavitù dell'Egitto"? State mentendo a voi stessi, oppure state insinuando che siete usciti dall'Egitto solo per merito vostro? C'è un'assonanza pazzesca con la parlantina neocatecumenale: "io faccio il Cammino, il Cammino ha salvato il mio matrimonio, perciò devo fare il Cammino", cioè è merito mio se il mio matrimonio si è "salvato" (sottinteso: voialtri "cristiani della domenica" il matrimonio riuscite solo a rovinarlo, non sapete fare altro). L'idolo come immagine della propria superbia.

La psicologia moderna non può spiegare quell'incapricciarsi, quella fissazione capricciosa e collettiva - ci vuol parecchio oro per forgiare un vitello senza che si elevino serie proteste dal resto del popolo: doveva essere una piccola minoranza quella di coloro che continuavano a pregare il Signore e ad aspettare Mosè, che magari sarà stata accusata di essere "in braccio a mammona" perché non contribuiva abbastanza o non voleva proprio contribuire.

L'incapricciarsi ad adorare vitelli d'oro restò ancora a lungo, se ne parla anche in 1Re 12, di nuovo con "ecco Israele il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto". Quantomeno significa che un vizietto del genere non si estingue col solo condannarlo e col solo pentimento formale: c'è sempre il rischio di ricaderci. Motivo per cui i fratelli del Cammino dovrebbero continuamente interrogarsi sull'idolatrizzazione di tutto ciò che fa capo al Cammino, cioè chiedersi seriamente e onestamente perché diavolo ogni cosa del Cammino debba essere da loro considerata un bene assoluto e ogni critica al Cammino un male assoluto. "Ci siamo costruiti la nostra comunità del Cammino - cioè il nostro vitello d'oro - e dichiariamo che ci ha salvati dal paese d'Egitto - ha salvato il mio matrimonio e bla bla bla".

In un manoscritto del XII secolo vengono raffigurati i fratelli del Cammino mentre effettuano il ridicolo girotondino "liturgico" alla fine della celebrazione del sabato sera, attorno al vitello d'oro:



domenica 15 maggio 2022

Che cosa ha da spartire san Carlo de Foucauld con Kiko Argüello?

Qui la versione inglese dell'articolo a cura del blog "Neocatechumenal Way in the USA".

Statua di Charles de Foucauld
a Nazareth
Oggi, 15 maggio 2022, viene proclamato santo in Piazza San Pietro Charles de Foucauld,  un originale apostolo del Vangelo che ardeva dal desiderio di far conoscere e amare il “suo” Gesù, vivendo tra i Touareg nel Sahara algerino: “Risiedo qui, solo europeo… Felice di essere solo con Gesù, solo per Gesù”.

L'evento, come ogni canonizzazione, coinvolge e commuove tutta la Chiesa, e soprattutto le 19 famiglie di laici e sacerdoti che si richiamano alla sua spiritualità.

C'è  però anche un 'figlio spurio' che si sente coinvolto e quasi accomunato al nuovo santo in questa giornata speciale, ed è  Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale.

Sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale infatti alla canonizzazione di fratel Carlo è stato dedicato un articolo, a firma di don Ezechiele Pasotti,  in cui si afferma che, con Kiko,  vi  sarebbero «legami vari e profondi, e vanno dal momento della loro conversione, all’intuizione della vita nascosta in mezzo ai poveri, al modo di stare come “poveri tra i poveri”, sino al “sogno” di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini».

Vogliamo analizzare uno ad uno questi presunti legami fra il santo che oggi viene elevato agli altari e colui che, con tanta insistenza, da più  di mezzo secolo sostiene di essere un suo fedele imitatore.

La conversione.

Charles de Foucauld, dopo un’adolescenza vissuta lontano dalla fede, immerso nei piaceri di una vita facile e agiata, cominciò ad avvertire un’inquietudine esistenziale durante una pericolosa esplorazione in Marocco e, rientrato in Francia, continuò la sua ricerca stimolato dai buoni esempi di persone cristiane: «Ho iniziato ad andare in chiesa, senza essere credente, non mi trovavo bene se non in quel luogo e vi trascorrevo lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa che io Ti conosca!”». Con l’aiuto di un santo sacerdote, il padre Huvelin, ritrovò la fede e tornò ai Sacramenti nel 1886; aveva 28 anni. 
 
«Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo». 
Il cammino di fratel Charles, dal giorno del suo rinnovamento interiore, continua ad essere ricerca appassionata di Cristo, delle sue orme, da ricalcare amorosamente una per una, in modo tale che la sua vita sia insieme imitazione fedele di Gesù e perdita di sé nel “Beneamato”: «Amo Nostro Signore Gesù Cristo e non posso sopportare di condurre una vita diversa dalla Sua... Non voglio attraversare la vita in prima classe, quando Colui che amo l’ha attraversata in ultima classe...».
 
Anche Kiko ebbe una crisi esistenziale, e una conversione, ma il suo obbiettivo non era quello professato da Charles de Foucauld, il seguire l'esempio di Cristo. 
Lo spiega più tardi, nei suoi "Orientamenti per la fase di conversione" (il mamotreto delle catechesi iniziali): «Gesù Cristo non è  affatto un ideale di vita»  «la gente pensa che Gesù Cristo è  venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ndr: ossia per tutti i credenti) Gesù  è un ideale, un modello di vita» «se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?»
 
Kiko nelle grotte di Murcia
in una posa "alla de Foucauld"

Il teologo passionista padre Enrico Zoffoli commentava queste, che definì senza esitazione "fandonie", scrivendo: 
«Kiko ignora che il Vangelo è  il messaggio esistenziale che in ultima analisi si riduce alla più  sapiente, amorosa ed eroica sequela di Cristo, spinta fino a pensare, sentire, vivere come Lui, in Lui e per Lui (Fil.2,5).»

Cosa pensava invece Charles de Foucauld della possibilità e necessità di imitare Cristo? Scriveva: «Approfittiamo degli esempi dei santi, ma senza fermarci a lungo né prendere per modello completo questo o quel santo, e prendendo di ciascuno ciò che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di Nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello, servendoci così delle loro lezioni, non per imitare essi, ma per meglio imitare Gesù».

Esponeva infatti in tal modo la propria ricetta spirituale: «L’imitazione è inseparabile dall’amore: è il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso millenovecento anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto è possibile alla mia debolezza.»

È  così  che, dopo essersi consacrato a Dio come monaco trappista,  assetato di maggior povertà, maggior penitenza, maggior conformità a Gesù, con il beneplacito dei superiori e del direttore spirituale, lasciò la Trappa e si recò a Nazareth come eremita presso un monastero di Clarisse; il suo scopo era quello di «condurre il più fedelmente possibile la vita di Nostro Signore, vivendo soltanto del lavoro manuale e seguendo alla lettera tutti i Suoi consigli...».

L'idea, il proposito e la trasposizione nella vita di fratel Carlo di Gesù della sequela di Cristo e del conformarsi a Lui è completamente antitetica a quella di Francisco (Kiko) Argüello.

La vita nascosta tra i poveri.

Charles de Foucauld volle approfondire la sua vocazione attraverso una sorta di vita eremitica, in preghiera, adorazione, lavoro silenzioso e grande povertà.
Ciò avviene inizialmente in Terra Santa presso le Clarisse di Nazareth.

Fratel Charles desiderava condividere questa “vita di Nazareth” con altri fratelli. Per questo scrisse la Regola dei Piccoli Fratelli, che codifica come una “vita di famiglia attorno all’Ostia consacrata”. 
«La mia regola – scrisse – è così strettamente legata al culto della Santa Eucaristia che è impossibile che molti la osservino senza che ci siano un prete e un tabernacolo; solo quando sarò diventato prete sarà possibile avere un oratorio attorno al quale riunirsi e solo allora potrò avere qualche compagno...».

Tornato nuovamente nel suo Paese venne ordinato sacerdote a 43 anni nella Diocesi di Viviers. Ma l’Africa lo chiamava nuovamente e così si recò nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès, povero tra i più poveri, poi più a sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar.


Kiko Argüello, sostiene l'articolo sul sito del Cammino, ha seguito passo passo le orme del santo. E riporta una affermazione del fondatore spagnolo: «De Foucauld mi ha dato la formula per realizzare il mio ideale monastico: vivere come un povero tra i poveri, condividendo la sua casa, il suo lavoro e la sua vita, senza chiedere niente a nessuno e senza fare niente di speciale».

Non sappiamo esattamente cosa fece Kiko, insieme a Carmen, nel rione popolare delle Palomeras di Madrid.
Certo è  che vi rimasero per poco, e quasi subito cercarono di esportare l'esperienza di "fraternità" provata in particolare con una colonia di zingari stanziatisi in quella zona nelle parrocchie ricche di Madrid.
La povertà estrema, dopo averla provata sulla propria pelle, non era assolutamente il loro ideale di vita, il paradigma di Charles de Foucauld era diversissimo dal loro!

Un esempio della totale indifferenza di Kiko Argüello rispetto all'apostolato fra i reietti della società, si ha con il suo arrivo, insieme a Carmen Hernàndez, in Italia.

Don Dino Torreggiani, primo sponsor ecclesiastico dei due ispanici sul suolo italico, aveva creduto nella autenticità delle loro vantate esperienze tra i poveri di Madrid  e nutriva grandi speranze e aspettative su di loro come "apostoli dei capelloni"  (simpatizzanti del movimento Hippy) che stazionavano giorno e notte in piazza Navona.

Ma Kiko, sbarcato nella Capitale proprio per questa missione, si rivelò un vero disastro! 
Non voleva saperne di evangelizzare i capelloni: dormiva, fino a tardi, andava al cinema...; come confidò lo stesso Kiko a don Cuppini, presbitero nella loro equipe prima di don Pezzi, la sua "ispirazione-aspirazione" era esclusivamente quella di andare a Roma per avvicinarsi al Papa (ed entrare nelle sue grazie).  (Dal libro "Intervista a Francesco Cuppini" di Tarcisio Zanni).

Altro che vita nascosta tra i poveri!

Lo stesso don Francesco Cuppini rileva come "interessante" il fatto che la prima parrocchia "evangelizzata" da Kiko e Carmen a Roma fosse quella dei Martiri Canadesi.
Scrive infatti «da uno che vive con i baraccati ci si poteva aspettare più  logicamente un apostolato rivolto ai poveri, una comunità  di poveri, un po' come a Madrid».
Ma conclude: «Invece il Signore qui a Roma il Cammino lo ha passato direttamente dalle baracche ai borghesi». Quindi, secondo l'idea che Cuppini vuole accreditare, è stato Dio a volerlo, facendo evaporare in breve volgere di tempo  il grande amore dei due iberici (borghesi pure loro) per Madonna povertà!
Non è inessenziale ricordare che questo afflato di vita nascosta tra i poveri non farà  mai più parte degli obbiettivi dei due fondatori del Cammino neocatecumenale.

Il sogno di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini

Scriveva Charles de Foucauld: «…Io credo mio dovere sforzarmi di acquistare il luogo probabile del Monte delle Beatitudini, di assicurarne il possesso alla Chiesa cedendolo poi ai Francescani, e di sforzarmi di costruire un altare dove, in perpetuo, sia celebrata la messa ogni giorno, e resti presente Nostro Signore nel Tabernacolo...». 
Su questo il santo ha tanto riflettuto e pregato che ne fissa anche la data: 26 aprile 1900, festa di Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed era profondamente convinto che la sua vocazione di «imitare il più perfettamente possibile nostro Signore Gesù, nella sua vita nascosta» riceverà qui, sul Monte delle Beatitudini, una consacrazione più radicale e definitiva. 
«Lì potrò infinitamente di più per il prossimo, per la mia sola offerta del santo sacrificio…, sistemando un tabernacolo che con la sola presenza del Santissimo Sacramento, santificherà invisibilmente tutti i dintorni, allo stesso modo in cui nostro Signore nel ventre della madre santificò la casa di Giovanni… come pure con i pellegrini… con l’ospitalità, l’elemosina, la carità che cercherò di praticare verso tutti».

Quando essere stati marxisti
ed atei diventa un vanto...
Ebbene, a questo proposito appare proprio il caso di ricordare il disprezzo nei confronti del Tabernacolo, la tiepidezza nei confronti della Presenza reale e dell'adorazione al Santissimo di Kiko e Carmen.

Diceva Kiko negli "Orientamenti per la fase di conversione": «Noi cristiani non abbiamo altare, perché  l'unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò  noi possiamo celebrare l'eucarestia sopra un tavolo; e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia! Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto».

E Carmen gli faceva da sponda dichiarando: «Io sempre dico ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male» e proseguiva descrivendo come devianti «l'adorazione, le genuflessioni durante la Messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino...Nel Medioevo all'elevazione si suonava la campana, e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo.»

Date queste premesse, è  normale che finiscano per dichiarare che «stanno scomparendo i contrasti con i protestanti perché andando al centro, all'essenziale, coincideremo con loro» (secondo Kiko e Carmen, saremo noi a coincidere con i protestanti, non viceversa!).

Sempre più abissale la differenza tra la visione di Kiko e Carmen, sulla quale hanno istruito tutti i propri adepti e mai è stata esplicitamente rigettata, e quella di fratel Carlo de Foucauld.

Su quanto poi il lussuoso mausoleo della Domus Galilaeae con la cappella dell'adorazione circolare oppressa dal gruppo bronzeo kikiano  corrisponda all'ideale di de Foucauld, si è  ben espresso in una lettera aperta dolorante e scandalizzata un membro di una delle fraternità ispirate all'esempio di vita di fratel Carlo.

Domanda più che lecita...
Infine, dopo aver parlato dell'imitazione di Cristo, della vita nascosta con i poveri, dell'adorazione davanti al Tabernacolo che furono i fondamenti su cui si è  santificato Charles de Foucauld e rispetto ai quali invece Kiko Argüello e Carmen Hernàndez hanno scelto una strada totalmente agli antipodi, concludiamo con l'idea che nutriva fratel Carlo dell'evangelizzazione cristiana.

Quella di Charles de Foucauld  è un'evangelizzazione «non attraverso la parola, bensì – come lui dirà – attraverso la presenza del Santissimo Sacramento, l’offerta del divino Sacrificio, la preghiera, la penitenza, la pratica delle virtù evangeliche, la carità, una carità fraterna ed universale che divide fin l’ultimo boccone di pane con qualsiasi sconosciuto che si presenti, e che riceve chiunque come fratello amatissimo...».
Imparando la lezione del Vangelo: “Tutto ciò che fate ad uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”, apriva sempre la porta quando qualcuno bussava, rompendo la sua solitudine contemplativa. «Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera – scriveva in alcuni giorni –, non smetto di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi».
La sua vita trascorreva così, all’interno del suo recinto, senza uscire a predicare ma pronto a ospitare chiunque passi di lì, amico o nemico che fosse.

Che differenza con la verbosa, ridondante, costrittiva, dispendiosa, elitaria, divisiva, rumorosa, autoreferenziale  "evangelizzazione" di Kiko, Carmen e del Cammino neocatecumenale!

Kiko voleva che fosse un "monastero"
ma dovette ripiegare sulla cappella

San Carlo de Foucauld, ti affidiamo nella preghiera tutti coloro che ancora credono nelle assurde pretese di santità e di cattolicità del Cammino neocatecumenale così come voluto dai suoi fondatori, perchè, considerando il tuo esempio e le tue virtù, rigettino senza altro indugio le finzioni e le inautenticità con le quali li si vuole tenere avvinti. Così sia.

giovedì 12 maggio 2022

Mettere nella verità il fratello durante il giro di esperienze

È importante il clima ed i rapporti con gli altri che si vivono in un qualsiasi gruppo o movimento ecclesiale.

Nel Cammino neocatecumenale, quando andavo in comunità, ad un certo punto c'era una pesantezza di fondo, vivevo una noia mortale o una esaltazione innaturale.

In ogni caso mi rendevo conto di entrare in un altro mondo, rispetto alla mia vita normale.

Era come per un drogato prima di drogarsi, un alcolista prima di ubriacarsi, un ladro prima di rubare, un lussurioso prima di soddisfare la sua lussuria.
Una sensazione forte che ti cattura per quel poco tempo, ma che poi non cambia la tua vita e non ti ottiene pace, serenità e benessere duraturo.

Diventa una dipendenza, una abitudine, una esperienza anomala che fai perché pensi che ti faccia bene ma di fatto non senti benefici a lungo termine.

Il rapporto con gli altri viene spinto ad essere sempre meno empatico, sempre meno misericordioso.
Ti viene detto che andare d'accordo con gli altri è un comportamento falso che non aiuta a crescere nella fede nè tu e neanche gli altri.

Bisogna essere distaccati dalle affettività malate, bisogna essere duri, dire quello che pensi senza paura di offendere l'altro, anzi, se si offende significa che gli hai detto la verità.

È come quando aspetti il giro di esperienze, durante le convivenze, con il coltello in mezzo ai denti per vendicarti di qualcuno.
Mica lo vai a trovare a casa o ci prendi un appuntamento per chiarire le tue pendenze con quella persona, no, aspetti la convivenza per inchiodarlo davanti a tutta la comunità.
Diventi meschino, vigliacco, traditore, infame, spietato.
Ma ti vanti di "Mettere quel fratello nella verità", ti vanti di "fargli un servizio" di distruggerlo davanti a tutti "per il suo bene".

Magari ti accordi con qualche altro fratello del tuo gruppetto per colpirlo da più parti ed in più punti, o solo per rendere più efficace e distruttiva la tua critica.
 
Poi dici che vai in comunità "per Gesù Cristo".

No, vai in comunità per alienarti, per uscire dalla tua vita reale che non ti soddisfa.
Non c'entra nulla Gesù Cristo.
Tu vai in comunità per sentirti più forte, vai in comunità per essere ammirato, invidiato, rispettato.
Vai in comunità per trovarti un posto che valorizzi te stesso.

Vai in comunità per recitare un ruolo che ti dia soddisfazione, non importa se nella vita sei un fallito, in comunità sei apprezzato, quindi, anche se ti prendono in giro e ti usano va bene così.
E ti accorgi della differenza quando sei tu ad essere attaccato, sei tu ad essere distrutto, sei tu ad essere "messo nella verità".
 
Allora forse capisci. 
 
Allora forse ti rendi conto di dove sei capitato.

Allora forse cominci a crescere, cominci a capire il male che hai fatto, il male che fai o che continuerai a fare in nome di una menzogna che tu hai propinato agli altri e che gli altri ora propinano a te.

 

(da: LUCA)

lunedì 9 maggio 2022

Nel mezzo del Cammin, la Triade Oscura. Test: 1/3 (Machiavellismo)

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Mt 7, 15-20 

Mentre cercavamo in Internet informazioni sull'argomento delle dinamiche settarie abbiamo trovato, tra varie cose, anche questo test della Triade Oscura (Dark Triad, in Inglese - cfr. in un'altra versione a questo link).

La denominazione di Triade Oscura è stata proposta (ed è tuttora discussa) da psichiatri e psicologi per indicare la coesistenza, in soggetti profondamente disturbati come i guru di sette, di tratti pronunciati, inequivocabili e persistenti di machiavellismo, psicopatia e narcisismo.

Sinteticamente ed indicativamente, il termine machiavellismo si riferisce ad una personalità manipolativa, fredda e controllata, dotata di scarso senso morale, autocentrata e tendente all’inganno. Psicopatia è il nome comunemente assegnato al disturbo anti-sociale della personalità, i tratti del quale includono: scarsa capacità empatica e bassa presenza di ansia, di rimorso e di vergogna, facilità nel violare regole e leggi, impulsività, malevolenza, crudeltà, aggressività che varia tra bullismo e crimine. Con narcisismo si fa riferimento al disturbo narcisistico della personalità, caratterizzato da grandiosità, dominanza, senso di superiorità e di maggior diritto, atteggiamento arrogante, presunzione o pretesa che gli altri si posizionino con naturalezza in inferiorità di valore ed in ruoli secondari o servili, ed uso strumentale del prossimo.

Il test online consta di una trentina di proposizioni, a cui viene chiesto di rispondere con un indice di accordo che varia tra -2 e +2. Il test si propone a scopo informativo e non come strumento di accertamento clinico.

Nell'ottica di riconoscere i falsi profeti dai loro frutti, abbiamo risposto a queste domande per il Cammino Neocatecumenale cioè pensando ad atti e misfatti pubblici e noti ed agli insegnamenti stilati nero su bianco dei fondatori, come anche dell' archetipo del neocatecumenale duro e puro, emulo e propaggine di costoro.

Ci ha motivato la vicenda del secondo scrutinio neocatecumenale raccontata coraggiosamente dalla blogger Lapaz e comune a moltissimi malcapitati fratelli, che ci ha fatto chiedere: Quis custodies ipsos custodiet? chi controlla questi controllori? Chi scrutina questi scrutinatori? Chi comanda i comandanti? Parroco, dove sei?.

Antisantino infernale di Kiko, pronto per lui se non si converte
(Kik-ikona in rosso e nero su sfondo bronzeo)
Non pubblicheremo i risultati che abbiamo ottenuto per questi filibustieri (lasciamo ai lettori la curiosità di ripetere l'esperimento) perché l'interesse del test risiede piuttosto nella rapida panoramica, che esso permette di compilare, dei numerosi lati di tenebra della setta neocatecumenale.

Nel seguito riportiamo quindi tutte le domande, con le nostre considerazioni in calce. Per comodità di presentazione le abbiamo raggruppate secondo i temi verso cui esse si orientano. L'esposizione si articola dunque in tre parti: nella prima (qui di seguito) ci occupiamo degli aspetti del machiavellismo. Nella seconda e terza, a venire, di quelli di psicopatia e narcisismo, rispettivamente.



TEST DELLA TRIADE OSCURA. PRIMA PARTE: MACHIAVELLISMO


INGRAZIARSI I POTENTI.

1. Sono particolarmente interessato a stringere amicizia con persone famose.

2. Mi servo dell' adulazione per ottenere ciò che voglio.

3. Evito il conflitto diretto con chi mi potrebbe essere utile in futuro.

RISPOSTE:

Stufo di giocare al poverello in favela, sentendo la nostalgia della vita da bohémien che facevo a casa, avendo altresì raccolto materiale sufficiente per vantare un'epopea antiborghese secondo la moda dei miei anni verdi, mi insedio in un quartiere agiato di Roma, protetto e raccomandato da alcuni cardinali che vedono in me un possibile megafono delle nuove idee che circolano nella Chiesa. Comincio a radunare pubblico pagante intorno a me e non mi sposto mai più dal centro del potere.

Per farmi largo nell'ormai multiforme panorama dell'associazionismo cattolico, adulo il Papa di turno e mi vanto davanti a tutti di essere suo amico e servo fedelissimo e necessario (idem col Vescovo e col Parroco). Distribuisco regaline ai cardinali ed olio ai Vescovi. Li invito alla presentazione dei miei libri e loro presenziano, anche se io, non solo non so scrivere, ma neppure presentare.

Il mio progetto su tutti loro è che essi agevolino il Cammino nell'opera di neocatecumenalizzazione di tutta la Chiesa Cattolica, ma non glielo dico certo in faccia. Nel separatismo occulto delle salette, però, faccio disobbedire i miei fedeli al magistero, alla liturgia ed alla disciplina sacramentale, alla gerarchia tutta e al Papa stesso, e li maldispongo nei confronti degli stessi che ho adulato in pubblico, con critiche, recriminazioni, insulti pesanti, commiserazione e ridicolizzazione. A parole devono dire sì a Papi e Vescovi ma nei fatti devono obbedire a ME.

All'interno della mia setta faccio prosperare una casta di sangue, ben radicata nel "mondo", che ricopre tutti i ruoli più importanti senza possibilità di ricambio, che sa come investire il denaro e che prende progetti e contratti remunerativi, come la costruzione di cattedrali nel deserto (letteralmente). Agli altri, la massa indistinta dei paganti semplici che credono alle mie esegesi balorde (la mia massa grassa! La mia riserva di energie!), non consento neppure di comporre un canto per la celebrazione del sabato.

San Niccolò da Firenze, ispiratore, patrono e protettore del Cammino Neocatecumenale e grande incompreso del Concilio di Trento. Il gesto devoto delle mani giunte in preghiera, indizio di santità decategoriasuperiore, è stato in seguito imitato quotidianamente da Santacarmen.

SFRUTTAMENTO E MICROGESTIONE DEL PROSSIMO.

4. Inganno le persone in modo da apparire migliore ai loro occhi.

5. Mento per ottenere ciò che voglio.

6. Manipolo gli altri per ottenere ciò che voglio.

7. Sfrutto gli altri per raggiungere i miei obiettivi.

8. La maggior parte delle persone sono pigre e non lavorano duramente a meno che non siano costrette.

9. Sono in buoni rapporti con la mia famiglia.

RISPOSTE:

Tengo segrete le catechesi finché qualche incidente maldestro non le fa affiorare in superficie ed un sacco di gente ci mette le mani sopra. Allora, faccio screditare il mio più acerrimo detrattore, Padre Enrico Zoffoli, che mi ha radiografato talmente bene da vedermi anche la staffa nell'orecchio medio. Continuo, per anni e anni, a dire - e a far dire - che le mie catechesi segrete da imparare a memoria sono invece ispirate sul momento dallo Spirito Santo. Faccio di tutto per presentarmi come un novello San Paolo. Un po' mi presento come lui, un po', quando ne parlo, è lui che somiglia a me. Guardate bene le mie icone, parlando di mimetismo.

Proibisco ripetutamente e categoricamente a chi è già in Cammino di informare i nuovi arrivati della vendita dei beni a cui, sotto ricatto morale, saranno costretti in futuro. Tutto deve sembrare accattivante, all'inizio, altrimenti non posso cuocerli a fuoco lento. Faccio calare una cappa di silenzio sull'esistenza degli scrutini, sull'esazione delle decime a vita, sulla durata infinita del Cammino - ho preso in giro il Papa Giovanni Paolo II sul fatto dei sette anni, per estorcere un'approvazione formale degli statuti del Cammino (che poi comunque non rispetto, soprattutto nel caso dell'iniqua imposizione della decima). 

Tutta la fanfara di "approvati! approvati!" non è altro che il famoso piede del venditore nella porta socchiusa, uno slogan che i miei utilizzano come lasciapassare universale. Nel segreto delle salette utilizziamo i mamotreti che ci pare e poi facciamo dire all'esterno che siamo fedeli al Catechismo. Tanto, chi se ne accorge.

PUBBLICITÀ! Nei nuovissimi reparti benessere, di recente apertura nei maggiori Kikoshop, trovate in vendita, ad un favorevolissimo prezzo lancio, l'antico e rinomato Olio di Serpente, ricreato per voi da Distillerie Kikiane s.r.l, secondo le ricette di una volta! Il nostro olio ha benefiche proprietà antibatteriche, antisettiche, cicatrizzanti ed esorcistiche. Insuperabile per la fortificazione e la lucentezza dei vostri capelli, come anche della pelliccia del vostro animale domestico, anche calmante naturale e quindi riparatore di matrimoni in crisi! Le comunità potranno ordinare i flaconi all'ingrosso, tramite i catechisti, con modico sovrapprezzo (di cui non sappia la sinistra, non sappia la destra, nessuno ha visto niente). Dopo il sale, il lievito, la Ferr*relle, il latte e miele, sarà presto disponibile, anche per il nostro eccezionale olio di serpente, una liturgia apposita con relativo mamotreto segreto. Prenotatevi dunque rapidamente!

Per farmi obbedire dalla massa dei miei fedeli, devo manipolarli in ogni aspetto della vita e comandarli a bacchetta, altrimenti non mi rendono, mi mettono in discussione, mi vanno a prendere idee strane in internet e poi mi si ribellano, mi sprecano persino i soldi che andrebbero alle decime per le loro vacanze e alla prima pandemia scappano tutti. (Anche io sono scappato, ma cosa c'entra. Io il Cammino l'ho finito prima di iniziarlo, loro no). 

Allora gli insegno che Dio fa passare la salvezza tramite l'obbedienza ai catechisti, ovvero, obbedienza a ME, che nomino catechista chi mi replica. E quelli, nelle comunità, credono davvero di aver fatto voto di obbedienza come dei religiosi.

E mi obbediscono a ME, si faccia da parte il parroco! 

V. anche
Sacerdoti di fronte all'arroganza del Cammino 
L'eretico Kiko e la peste del "clericalismo" neocatecumenale

FINE della PRIMA PARTE.



Nota degli autori:

Siamo consapevoli del fatto che questa carrellata di oscurità neocatecumenali rischia di rievocare dolorosi ricordi. Lungi dal voler ri-traumatizzare le persone, ciò che ci auguriamo, come sempre, è che chi soffre di "sindrome post-cammino" si distacchi progressivamente dagli automatismi, dalle esagerazioni e dalle storture della setta, riprendendosi l'identità, la volontà, la Fede. Questa panoramica si rivolge anche ai fratelli dubbiosi che stanno considerando l'idea di uscire dal Cammino.

A questo proposito desideriamo aggiungere qualche osservazione:

1. Il machiavellismo neocatecumenale agisce pesantemente sulla spiritualità delle vittime perché imprime ed impone l'obbedienza alle eresie del Cammino. Consigliamo di rivolgersi ad un santo sacerdote e vero uomo di Dio, non appartenente al Cammino né compiacente con esso, per riprendere contatto con la Madre Chiesa Cattolica. Scrive Sant'Alfonso che un buon confessore è padre, medico, dottore e giudice. Raccomanda Santa Teresa d'Avila di scegliere il confessore a cui si chiede direzione (v. il Cammino di Perfezione, ai cap. 4 e 5) con estrema prudenza.
 
Per la salute spirituale, ci sentiamo di consigliare le seguenti cose:

⦿ Partecipare alla Messa Tridentina per purificarsi l'anima da quella kikiana.
⦿ La preghiera quotidiana continua, in particolare il Santo Rosario contemplando i misteri.
⦿ Riprendere in mano il Catechismo (il Tridentino va benissimo) per separarsi progressivamente dalle idee radicalmente errate e velenose che vengono insegnate dai catechisti e sono scritte nei mamotreti.
⦿ Un buon esame di coscienza, dopo aver riconosciuto le differenze tra la predicazione cattolica e quella neocatecumenale.
⦿ La confessione sacramentale generale.
⦿ La Santa Comunione, frequente se si può, accompagnata da quella spirituale.
⦿ Leggere libri autografi dei Santi, per far respirare aria pulita all'anima.
⦿ Inserirsi in una parrocchia sana (priva del Cammino).
⦿ Se al leggere questi consigli insorge un senso di malessere, turbamento, fastidio, anteporre a tutta la lista una visita ad un buon sacerdote esorcista.

2. Lo psicopatico va a ledere le funzioni vitali sia fisiche che psicologiche delle vittime. Spinge verso i propri obiettivi egoistici e se ne infischia delle conseguenze sugli altri. Ci permettiamo di raccomandare di:

⦿ Interrompere ogni comunicazione diretta ed indiretta con i personaggi intromissivi ed abusanti (catechisti, garanti, etc.).
⦿ Interrompere o limitare il più possibile ogni relazione con quei componenti malati della comunità che reggono il sacco ai suddetti. Limitarsi al minimo indispensabile, parlare di argomenti generali, non di sé né dei propri cari.
⦿ Denunciare gli abusi presso le autorità competenti, ove doveroso, e/o privatamente presso chiunque sia opportuno e prudente contattare.
⦿ Mettere in guardia altre vittime potenziali o effettive, informandole con precisione ed onestà, senza aver paura di mettersi a giudicare con rettitudine - senza scadere nel giudizio temerario o peggio nella calunnia.
⦿ Praticare uno sport aerobico, l'ossigenazione quotidiana è fondamentale. Dedicarsi ad attività rasserenanti.
⦿ Rivolgersi eventualmente ad uno psicoterapeuta specializzato nel disturbo da trauma cumulativo o trauma complesso (in inglese, C-PTSD complex post traumatic stress disorder) ed abuso narcisistico. Valutare diversi specialisti e scartare quelli neocatecumenali, gli ideologizzati e gli anticattolici, per evitare di aggiungere altra propaganda a quella kiko-carmeniana.
⦿ In nessun caso sostituire la psicoterapia alla vita di fede. Dio ci ha creati e la nostra anima appartiene a Lui. La terapia deve dare metodo e cadenza all' esame di se stessi, dei propri comportamenti e  delle relazioni con gli altri. Particolare attenzione andrà dedicata a stabilire come evitare di ricadere, anche solo parzialmente, in meccanismi settari.

3. Il narcisista si adopera per colonizzare l'identità altrui e sovrascrivervi la propria; svuota progressivamente le vittime di se stesse, le isola e le costringe in un ruolo sussidiario e funzionale ai suoi desideri. Vogliamo consigliare di:

⦿ Obbedire al comandamento di Nostro Signore sull'amore al prossimo come a noi stessi. Egli ci ha proprio comandato di amare noi stessi, con la stessa elevazione e santità che richiede nell'amore per il prossimo.
⦿ Senza necessariamente arrivare allo scontro diretto, abbandonare "il narcisista" e riprendersi l'identità, de-colonizzandola dai riflessi condizionati neocatecumenali. 
⦿ Abbandonare il pensiero magico e la superstizione. Smettere di credere ai superpoteri mentali o parapsicologici che il narcisista vanta di possedere sugli altri. L'alimento dell'ego del narcisista sei tu. Senza la tua energia vitale e il tuo supporto, il narcisista si affloscia come un sacco vuoto e va a cercare un altro fornitore di energia. (Finché non si è sparsa la voce e riesce ancora a trovare qualcuno da vampirizzare).
⦿ Sgretolare, con la verità, l'immagine falsa che il narcisista vuole imporre di sé. Senza lo specchio delle sue brame egli sarà costretto a vedersi per come è, compreso il fatto che anche gli altri lo vedono per come è.
⦿ Ricostruirsi, recuperando gli interessi che la frequentazione della setta aveva fatto tralasciare.
⦿ Guardarsi intorno per trovare un nuovo senso di appartenenza ed amicizie sane, cioè prive delle dinamiche malate tipiche della comunità, sia da parte degli altri che da parte nostra.

Qualche fratello pio suggerisca a Kiko di rispondere a questo test sulla Triade Oscura - e, subito dopo, a quest' altro - per prepararsi bene alla confessione generale. Perché se va in Purgatorio Kiko (e che ci vada anche un po' al posto nostro, che ci siamo beccati una camminite per colpa sua), c'è speranza per tutti. E noi fuggiti dalla macina neocatecumenale preferiamo di gran lunga la speranza alla disperazione.

venerdì 6 maggio 2022

Il mio secondo scrutinio: la paura, il danno, la ferita.

IL MIO SECONDO SCRUTINIO. LA PAURA.

Leggere le testimonianze dei secondi scrutini mi ha messo in subbuglio. Tutta l'atmosfera di paura e di vulnerabilità che è stata descritta mi ha riportato  dei ricordi di un passato che non rivivo con piacere. 

Voglio parlarne per poterlo vomitare cosicché non mi rimanga dentro come un assillo che mi fa male come se l'avessi vissuto appena ieri. 

Per cominciare, abbiamo fatto la convivenza nella Valle dei Caduti con altre comunità di Madrid. In quei casi, l'équipe che guida la convivenza non è  composta da catechisti di una sola parrocchia ma è formata dalle coppie responsabili di catechisti o capi catechisti, per così dire, di ogni parrocchia.

Poi si ripartiscono i compiti:  alcuni fanno la catechesi delle Vergini stolte, altri quella dei Talenti, quella dell'Eucaristia, quella dei nuovi salmi (che era proibito cantare prima di quel passaggio).

Il nostro catechista era un uomo alto e corpulento. Sempre molto ben vestito (anzi direi molto elegante), si vedeva che la sua posizione sociale era buona e che doveva essere un professionista con una posizione importante.

Dico tutto questo perché la sua immagine trasmetteva molta autorità, condita con una certa spavalderia e un modo di essere asciutto e tagliente. Il tipo di persona che incute paura anche senza dire una parola. 

PAURA. DISSOCIAZIONE: Era in grado di incrociarti in un corridoio, fissandoti per metri e metri, senza neppure rispondere al tuo timido "ciao". 

Modello di catechista narciso
DANNOSO. INSINUANTE: Un tipo 'fico': non perché lo dico io, era qualcosa che lui stesso conosceva e sfruttava. Gli piaceva molto di potersi permettere d'essere ciò che era. So che a molte persone del Cammino non andava giù, né tra la gente comune (catecumeni) né tra le alte sfere (catechisti responsabili di altre parrocchie). 
 
Nessuno poteva competere con lui. Era un ottimo organizzatore, molto intelligente e veloce, molto efficiente. Non mi sarebbe piaciuto essere nei panni dei suoi inferiori al lavoro. Nell'arcidiocesi godeva di una buona reputazione e si interessava di una serie di questioni che ovviamente gli erano state espressamente delegate. 
Aveva un altro lato, era molto tenero e sensibilone, scoppiava in lacrime quando stava soffrendo per un qualche evento molto duro della propria esistenza, in particolare per quegli eventi di cui si parla nel Cammino e che diventano leggenda. 
Quindi vederlo così dopo che ti ha torturato produce uno strano conflitto interno. Improvvisamente ti rendi conto di poter provare pietà per lui, come se fosse un ragazzone che si comporta  da boss, ma che in fondo non è poi così male, ha il suo cuoricino. 
Avere un tale catechista aggiunge un qualcosa in più alla paura. 
 
ERA TEMIBILE E TEMUTO. Non era prevedibile. Non sapevi mai dove sarebbe andato a parare. Era un vero segugio.  Mirava a farti fuori e a sbranarti. La sua equipe doveva sempre intervenire a fermarlo. Questo tizio avrebbe fatto un buon tandem con Rafael il Crudele e qualcun altro di quel genere.  
Nel Cammino si dovrebbe sostituire "carogna" a "categoria". 
Più un catechista è carogna, maggiore è la fama e la gloria che lo precedono.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: IL DANNO 

La prima prova di cosa fosse lo scrutinio l'abbiamo avuta  proprio in convivenza. Ciascun capo  catechista estrasse (tramite il pezzo di carta preso a caso dalla borsa) uno dei suoi catecumeni. 

È toccato a una signora sulla settantina. Una brava donna, tutta una vita nella Chiesa, sempre prudente e molto affettuosa con tutti, disponibile, sempre di buon umore. Una donna incantevole. Formazione universitaria e impegnata nella ricerca. Voglio dire, non una persona non preparata. 

Il macellaio iniziò ad affilare i suoi coltelli. La brava donna lesse le sue risposte al sondaggio e impiegò al massimo un minuto per leggerlo. 
Non poteva essere. Questo non poteva essere. Una donna senza grandi complicazioni nella propria vita, tutto troppo facile. Lì di certo c'era un demonio rinchiuso lì, ben annidato. Questa è la mentalità del Cammino. 

Per loro, tutti dobbiamo avere una storia passata raccapricciante, piena di ribellione e maledizione, che non accettiamo, un presente in cui finalmente ti vedi come sei, un sacco di merda pieno di peccati indicibili e nascosti, e ovviamente alcuni idoli alti come cattedrali per tutti quegli argomenti a cui puntano sempre: sesso, denaro, potere, prestigio eccetera. 

 
Catechisti ignoranti giocano a emulare Freud

Ma per quanto la torturasse davanti a duecento persone, la brava donna non diceva di più, per cui la rabbia e la frustrazione del catechista erano al massimo.  
 
Dato che eravamo in tanti nella mia comunità, i giorni degli scrutini furono  numerosi, come maratone. Dovevamo fare un digiuno assoluto dal mattino, come ci dicevano i nostri catechisti per "stare in tensione". Il digiuno era un'arma per combattere le tentazioni del diavolo, che durante questo passaggio sarebbero state fortissime. "Il nostro corpo ci chiede sempre di dargli un contentino, con il digiuno combattiamo". Era un clima dantesco. 
 
Salvo alcuni casi - guarda caso proprio i figli dei catechisti di altre parrocchie, i propri figli (non capisco come i genitori possano scrutinare i propri figli) - ci sono state situazioni in cui molti hanno stretto i pugni per sopportare l'indignazione e la rabbia di vedere come maltrattavano un fratello di comunità in quel modo. 
In generale, stavamo tutti passando un brutto momento, tu soffri vedendo il dolore degli altri seduti lassù e trattati come stracci, soffri per te stesso. Ci sono stati momenti in cui i nostri cuori ci saltavano in bocca per le palpitazioni che ci davano. Urla del catechista che dovevano stare ad ascoltare fino a notte fonda, una violenza scatenata, al punto che hanno dovuto trattenerlo mentre si scagliava contro un fratello "che non si apriva, che era chiuso da un demonio", che quasi lo picchiava. 
 
Ha gettato a terra con furia, quell'agenda in cui si prendono appunti per ognuno che siede sulla sedia della tortura. Suppongo che in tutte le comunità sia così. Nella mia parrocchia, tutti i catechisti dell'équipe avevano la loro agenda, suppongo che quando devono decidere se un fratello passa il passo (ci vuole la ridondanza) per ognuno consulteranno l'agenda e la metteranno in comune. 
 
È molto spiacevole stare lì seduti e che mentre parli, chi ti scrutina prende appunti, oltre al fatto che si passano dei foglietti tra i catechisti e li mandano a chi ti fa lo scrutinio, come per dargli degli indizi "vai da questa parte" o "tira dall'altra". È una sensazione di assoluta vulnerabilità, tutto ti fa sentire un verme che ha a malapena il diritto alla vita, cieco com'è, per i suoi tanti peccati e per l'adorazione di tutto tranne che di Dio. Tutti concentrati sul far incrinare la tua sicurezza in pubblico, ti distruggono, ti fanno crollare. 
 
E la cosa più terribile è che quando ti hanno lasciato andare e hai potuto tornare al tuo posto, ti hanno detto: "coraggio fratello, Dio ti ama". Come possono dirtelo dopo che ti hanno violentato psicologicamente in nome di Dio? Dio non fa queste cose! Veramente è  una paranoia.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: LA FERITA. 

Dopo aver descritto quell'atmosfera della “Casa del Terrore”, racconterò la parte più importante del mio secondo scrutinio. 
Voglio vomitare questi ricordi, ogni volta che riemergono mi fanno ammutolire, mi si torcono le viscere. Cosicchè, svuotando lo stomaco, potrà iniziare il miglioramento. 
 
Ero una giovane ragazza molto timida e abbastanza tranquilla. La mia autostima era sparita da anni. Avevo già ricevuto alcuni colpi dalla vita. Un fratello che fu colpito in poche ore da una malattia allora incurabile, all'età di 9 anni. Aver perso tutto, la nostra casa, la nostra scuola, i nostri compagni di classe... a causa di una drammatica situazione finanziaria, c'erano giorni in cui non avevamo da mangiare.
 
Indossavamo abiti che alcune signore molto eleganti ci hanno regalato. In piena adolescenza, indossavo abiti da signora perché non avevo nient'altro. Non potevo uscire di casa come faceva il resto dei giovani perché non avevamo un soldo. Non potevo usare i mezzi pubblici. Comunque, tutto così. Ero un vero mostro. Piaccia o no, non potevo passare inosservata. Cosa ci fa una ragazzina di 16/17 anni con indosso una blusa di raso con dei pantaloni già color di ala di mosca da vecchi tempi (avevo solo quelli) e le scarpe della nonna? Il solo fatto di uscire era per me un supplizio. 
Questo aspetto è essenziale per comprendere parte del mio scrutinio. 
 
Non occorre essere molto smaliziati per sapere dove sarebbe arrivato uno degli affondi. La mia immagine era la più antifemminile del mondo. Sembravo tutto tranne una giovane ragazza nell'età in cui si comincia a flirtare con i ragazzi, a truccarsi, con le gonnelline, i capelli ben pettinati... civetteria, insomma. Non indossavo nemmeno orecchini (e mi tagliavo da sola i capelli). Conclusione: non ero femminile. 
 
Per contro, stavo vivendo una situazione di abuso psicologico e fisico da parte di una persona che non citerò perché irrilevante, che comunque non aveva niente a che fare con il Cammino. Questa situazione di abuso e umiliazione andava avanti da molto tempo. Si trattava di un uomo. Lo sottolineo perché è importante anche per l'interpretazione che i catechisti avrebbero fatto della mia vita. 
Venne anche fuori che  mi ero ribellata a quella situazione, e che era  stata una sofferenza davvero intensa e sostenuta, non una questione di un giorno o due. 
Vivevo continuamente nella paura, sapendo che avrei sofferto ancora ma senza poter fuggire o avere il controllo di nulla. 
 
È necessario chiarire che a quel tempo in Spagna non si parlava di questi argomenti, era un tabù, qualcosa che rimaneva nella più stretta privacy. Ora la società è consapevole che queste cose vanno denunciate. Ma allora no. Non potevi parlarne con nessuno, dovevi tenerlo nascosto. C'era quella filosofia del "sarà per qualcosa", "avrai fatto qualcosa". Il senso di colpa era devastante. 
 
In conclusione, mi hanno chiesto se amavo quella persona nonostante il danno che mi stava facendo. Ho risposto di no. Era ovvio. Mi hanno chiesto se dal mio cuore veniva fuori  un giudizio. Ebbene sì, certo, era la cosa più normale, no? Vengo ora alle conclusioni che ha tratto la mia catechista - illuminata dallo spirito santo di contrabbando - e le relative sentenze per poter continuare il Cammino.

'Fanciulla, io ti dico, alzati!'
Chi non fa come Gesù,
non è suo discepolo
Sentenza n° 1: Non ami il tuo nemico, devi amarlo come Dio ama te. Con i tuoi peccati maltratti Gesù Cristo mentre Lui ti ama senza limiti, sei sua nemica quando Lui dà la sua vita per te. 

Devi scusarti con quella persona che ti fa questo e dirgli che non lo accetti, che lo giudichi quando ti maltratta, ma che Gesù Cristo è in grado di trasformare il mio cuore di pietra. Che Egli mi invita ad amarlo nella dimensione della croce con un amore che il mondo non conosce, bla, bla, bla... 

Mi ci sono voluti un anno o due per realizzare ciò che i miei catechisti mi hanno mandato a fare in nome di Dio e della Chiesa, ma siccome mi avevano chiesto se lo avrei fatto, se avrei obbedito loro, e ho detto di sì, avrei potuto passare il Secondo Scrutinio. 

Fare quello che mi era stato ordinato per seguire Cristo era qualcosa che era impossibile per me e ogni giorno che passava senza che lo facessi era come sentirmi ripetere nella mia mente che non amavo Dio. E che se Dio non mi amava allora mi aspettava solo di essere gettata nel fuoco eterno, perché fuori del Sentiero in cui Dio mi aveva messo, c'era solo la morte, l'inferno. 

Sono arrivata al D-day per pura disperazione. Non potevo più sopportare quella tortura mentale. Meglio un tempo d'inferno che l'inferno eterno. Quando ho avuto quella persona vicino, decisi di iniziare a camminare verso di lui. Ero paralizzata, le mie gambe non mi rispondevano. Le braccia e le mani si muovevano in modo incontrollabile, come se avessero uno spasmo. La testa lo stesso. La mia bocca era asciutta e il tremito non mi permettevano di pronunciare una parola. Sono scoppiata a piangere quando era a mezzo metro di distanza. Gli ho detto tutto quello che mi hanno ordinato di dire. Ero spaventata a morte. Non sapevo se mi avrebbe schiaffeggiato e buttato a terra. Era qualcosa di così irrazionale, così innaturale, che era come se il tempo si fosse fermato. Non riuscivo a vedere, letteralmente. Non lo vedevo nemmeno più. Penso che sia stato puro panico. Non mi ha picchiato, si è limitato a  oltraggiarmi, insultarmi, umiliarmi, ma non mi ha picchiato. 

Un miracolo grazie all'aver confidato in Dio. Questa la mia interpretazione di allora. 

I catechisti mi avevano detto inoltre che dovevo scusarmi da allora in poi ogni volta che lo odiavo e lo giudicavo nel mio cuore, perché ovviamente ero una superba che si credeva migliore di quella persona, quindi la mia umiltà sarebbe venuta dal riconoscere davanti a quella persona, ogni volta  che era necessario, che per i miei peccati l'ho giudicata e non l'ho amata. 

OGNI VOLTA CHE RICORDO QUESTO PROVO MOLTA RABBIA. LA CHIESA NON MI AVREBBE MAI PARLATO IN QUESTO MODO O NON MI AVREBBE MAI IMPOSTO QUESTA "PUNIZIONE" IN NOME DI DIO PER LA MIA CONVERSIONE

Sentenza n° 2: Non sei femminile e odi l'uomo per quello che ti fa. Il demonio ti sta mettendo davanti la figura dell'autorità, la figura maschile, come qualcosa di orribile che non accetti.

Conclusione: sei lesbica perché rifiuti gli uomini e perché li andrai a vedere sempre tutti come abusatori. Ecco perché non sei femminile né ti vesti bene e vai in giro con quel look. D'ora in poi dovrai venire alle feste con il trucco, con una gonna, con una borsa, tacchi alti, ecc.

Verificheremo anche se lo fai perché ti vedremo in giro per la parrocchia (a volte uno di loro veniva a darmi la pace nell'Eucaristia e mi guardava le orecchie per vedere se portavo gli orecchini). 

Naturalmente mi sono alzata da quella sedia con il cuore spezzato. Odiavo essere vestita come una signora di 60 anni, mi vergognavo di uscire così per andare a lezione, ecc. Ma a questo ora dovevo aggiungere che sembravo una lesbica, un maschiaccio. 

Come potevano mettermi come condizione per poter seguire Cristo che mettessi gli orecchini se non avevo soldi nemmeno per poter andare a scuola in metropolitana? Tacchi alti, borsa, trucco, vestiti femminili delle ragazze della mia età...? Non potevo farlo... chi me li regalava? 

In altre parole, da una parte risultava che Dio stesso si era impossessato della nostra casa e di tutti i beni di famiglia per farci cadere l'idolo di non so cosa. Dio stesso aveva ucciso anche mio fratello perché cercassimo la fede perché altrimenti non avremmo reagito, non ci saremmo convertiti. ESATTAMENTE COSÌ È STATO INTERPRETATO E DETTO IN PUBBLICO. E si scopre che ora Dio voleva che comprassi tutto ciò - cosa che non non avevo i mezzi per fare - per poter essere sua discepola. Avrebbe dovuto fare il miracolo dei pani e dei pesci, ma con orecchini e sottane e tutto il resto.

Credevo che i catechisti fossero illuminati dallo Spirito Santo, ma non potevo seguire quel Dio che mi chiedeva cose del genere. Non capivo Dio, davvero. Quel Dio, no. Quindi il mio secondo scrutinio è servito a moltiplicare esponenzialmente la mia autostima negativa al meno infinito, i miei sensi di colpa, la mia convinzione mentale che anche l'abuso era per la mia conversione, che era qualcosa di caro a Dio affinché potessi sperimentare come sa amare veramente un discepolo di Cristo. 

Inoltre, mio ​​fratello, un bambino di 9 anni, aveva dovuto morire perché né la mia famiglia né io capivamo che Dio ci stava chiamando. Più sensi di colpa e più odio per se stessi... E così di seguito. 

UNA FERITA CHE SEGNERA' LA MIA VITA PER SEMPRE. DELLE INTERPRETAZIONI NEL NOME DEL CAMMINO, OVVERO, IN NOME DEL LORO DIO, TOTALMENTE OPPOSTE AGLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA E DEL VERO DIO.

 

(da: Lapaz - Cruxsancta)

martedì 3 maggio 2022

Nega di qua e nega di là, del Cammino Neocatecumenale che rimarrà?


Prendendo spunto da un commento di by Tripudio facciamo il punto della situazione.

"In una vignetta pubblicata ben quattordici anni fa un vignettista americano ironizzava così:

Gli Anonimi pluri-nick accaniti al computer

"non vieni a letto?" - "non posso, sto facendo una cosa importante" - "cosa?" - "c'è qualcuno su internet che si sbaglia". 

La vignetta sembra rappresentare benissimo i fratelli del Cammino Neocatecumenale che intervengono su questo blog per negare qualsiasi cosa venga detta. Essendo idolatri non conoscono nessuna regola universale: per loro 2+2 fa 4 soltanto se ciò è gradito al loro idolo. Per noi cattolici invece 2+2 fa 4 anche se lo dicesse Hitler, perché non importa "chi" dice che 2+2 fa 4, importa solo che è vero che 2+2 fa 4. 

Così i kikolatri non trovano pace perché gridano dentro sé stessi: «c'è qualcuno su internet che si sbaglia riguardo a Kiko-Carmen-Cammino!». E quindi con zelo degno di miglior causa si applicano notte e giorno a compulsare ogni nuova pagina, ogni nuovo commento, ragliando a più non posso le loro elucubrazioni asinine, sempre pronti a dimenticare ogni più piccolo dettaglio sgradito al Vitello d'Oro di Categoria Superiore, il tripode Kiko-Carmen-Cammino. "C'è qualcuno su internet che si sbaglia! ora lo aggiusto io!" e quindi vengono qui a prendersela con i singoli redattori e commentatori del blog, come se il dare l'impressione di aver smentito questi ultimi salverebbe il Cammino e i suoi autonominati "iniziatori"." (by Tripudio)


Negano, negano a oltranza senza mai arretrare e contro ogni evidenza, come il marito scoperto dalla moglie tradita. 

E' strategia? E' extrema ratio? ...Ultima soluzione, estremo rimedio!


Negano che il Cammino non finisce mai. Negano che i catechisti restano sempre al loro posto di comando, guidando in tutto e per tutto i fratelli anche quando ormai, finito il cammino, sono diventati 'fedeli adulti'. Negano che per i neocatecumenali (finito o non finito il cammino) è proibita la 'direzione spirituale' da parte di un sacerdote interno o esterno al cammino stesso. Negano che il discernimento è appannaggio esclusivo di Kiko e Carmen e dei laici catechisti 'inviati' da loro. Negano che si deve obbedienza assoluta a Kiko. Negano che il cammino che si fa è altro da quello normato dagli Statuti. Negano che durante l'Eucarestia ci sia dispersione dei frammenti del pane azzimo consacrato. Negano che sia di fatto sconsigliata la confessione fuori dalle Penitenziali comunitarie, magari accedendo al confessionale/casetta (Si precisa che non è detto così, espressamente, ma è fortemente inculcato, come tante altre cose che caratterizzano e identificano i neocatecumenali rispetto ai cattolici). Negano che sia sconsigliata la messa quotidiana...
- Qui non basta un veloce commento, una frase tra parentesi: dobbiamo dilungarci un pò di più perchè anche la messa quotidiana non è espressamente proibita - mica sono scemi proprio! - ma ancora una volta 'inculcata' come sconveniente refuso da religiosità naturale e da devozionismo obsoleto, che non si addice agli 'eletti' e come inammissibile desiderio di 'santificazione personale' considerato malsano: nella superba prospettiva di diventare migliore degli altri e giudicare tutti. Tutte queste pratiche sono invise nel C.N. perché vanno nel senso opposto alla predicazione ricevuta, all'obiettivo perseguito, e magari già faticosamente conseguito di tappa in tappa, con l'aiuto degli scrutini condotti dai catechisti. Ossia che tu sei uno schifoso peccatore/che/non/può/non/peccare. Il peggiore di tutti e capace delle peggio cose che Dio, se servirà per convincerti, sicuramente ti farà commettere. -
...Negano che sia prassi angariare i piccoli, i poveri, i deboli. Negano che ci sia una corsia preferenziale per gli appartenenti alle classi sociali più alte, che vengono trattati, anche negli scrutini, coi guanti gialli (il Cammino è classista). Negano che i preti/presbiteri vengono mal-trattati alla stregua degli altri fratelli e anche di più e in ogni caso contano molto meno dei laici; per meglio dire non contano niente (ministro da "minus": Carmen dixit). Negano che i presbiteri del R.M. debbano giurare obbedienza a Kiko e Carmen piuttosto che ai Vescovi da cui dipendono (anzi, per dirla tutta, propendono per ridurre all'obbedienza gli stessi Vescovi!). Negano che la decima sia peggio di una tassa e che ad essa attingano da sempre i responsabili per foraggiare gli itineranti (NB. Nulla di tutto questo è previsto negli Statuti).
Negano da sempre
che Kiko abbia mentito quando ha promesso che "le piccole comunità", alla fine del cammino, si sarebbero sciolte come sale nella Parrocchia.
Hanno negato per anni e anni l'esistenza dei mamotreti segreti, riservati ai soli kikatekisti evangelizzanti. Anche loro obbedienti alla Triade in tutto e per tutto "secondo lo spirito del cammino e degli iniziatori".


Le nostre anime distanti lasciano lo spazio vuoto

dove attecchiscono e prosperano

i nemici della vita e della bellezza.

(Daniele Gabriele)

 

 


Nega di qua e nega di là, cosa mai resta?

Con tutte queste cose che negano del Cammino e tant'altro di sostanziale - che mai la smettono - sono proprio loro a distruggere e radere al suolo quel poco che ancora sopravvive dell'esperienza neocatecumenale.

A questo punto a noi cos'altro resta da fare se non - come le stelle - stare a guardare?