Proseguiamo con la lettura della Catechesi sul Cammino dagli Orientamenti alle équipes di catechisti per il secondo scrutinio battesimale del Cammino Neocatecumenale (1977). In questa catechesi Kiko tratteggia le modalità di proseguimento successive al secondo passaggio, in un lungo e contorto discorso dal quale abbiamo estrapolato sette aspetti salienti. Kiko presenta ai fratelli un Cammino di:
3) Sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio. (Qui di seguito)
4) Accettazione supina (salvo privilegi) dei peccati altrui, presentata come amore al nemico.
5) Inclusione di criminali impenitenti, perché nessuna vittima è migliore del suo carnefice.
6) Precarietà, spirituale e materiale, imposta come stile di vita. (Parte I, Parte II)
7)
Io mi ricordo che nei Cursillos o anticamente negli esercizi spirituali, bisognava fare delle promesse: prima morire che peccare. Facevi gli esercizi spirituali, ti confessavi e promettevi che mai più, mai più, mai più... Duravi un anno con la messa tutti i giorni, tutti i giorni il rosario, tutto il resto e poi quando sbattevi il muso, allora... "questo non vale". E se tu domandi agli ottomila cursillisti che hanno fatto i cursillos a Madrid? Nulla. Siccome pensavano che essendo cristiani non avrebbero peccato più, non potevano accettare che, dopo, fossero cosi.
Questa è una grandissima deformazione di quello che è il cristianesimo, una deformazione grandissima.
Perché succede questo? Perché questo non è il cristianesimo. Il cristianesimo significa che qui, fratelli, non vi si laverà mai il cervello fino al punto da non lasciarvi liberi di peccare quando lo vorrete.
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| San Domenico Savio (1842 -1857 : 15 anni), allievo di San Giovanni Bosco “Maria, ti dono il mio cuore. Fa’ che sia sempre tuo. Fammi morire piuttosto che commettere un solo peccato. Gesù e Maria, siate voi sempre i miei amici" (Preghiera composta in occasione della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione) |
... Ora, se solo alle catechesi ci fosse permesso porre domande, giunti a questo punto alzeremmo la mano per chiedere:
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| Pinocchio è condannato a quattro mesi di prigione per essere stato derubato di quattro monete d'oro. (Disegno di Attilio Mussino (1878 - 1954)) |
In questo arruffatissimo e contraddittorio mamotreto Kiko ci introduce nel doppio standard teorico che forma il pensiero dei fratelli alle condizioni inique che vigono nel Cammino in materia di peccato e di giustizia, abitudini che vengono instaurate, conclusi i primi anni di luna di miele, non certo secondo coerenza dottrinale come nella Madre Chiesa, ma per supremazia della prassi, gestita meticolosamente dai vertici tramite i "catechisti" che "hanno lo spirito" e che quindi non possono essere contraddetti.
Cosa viene predicato: che è impossibile non peccare. Che peccare, come anche litigare in comunità, fa scendere sul fondo della propria miseria, luogo di incontro della misericordia di Dio, dove il male si trasformerebbe in bene. Che bisogna perdonare cioè sottomettersi ai nemici fino al punto di prendersi la colpa del loro peccato contro di noi. All'atto pratico, tuttavia, la predicata libertà di peccare, è relativa e vigilata. Cosa viene incoraggiato, autorizzato, represso? Molto dipende da quanto importante nel Cammino è il peccatore (se è un "VIP" oppure se è una vittima scarnificabile, cioè un fratello comune) e da quali danni o benefici questi peccati portano alla setta: pensiamo al rischio di scandalo dei reati sessuali commessi da catechisti ed ordinati neocatecumenali, che vanno assolutamente coperti (quindi perdonati) o all'eventuale rifiuto dei fratelli di dare la decima (avarizia!), pensiamo ai giganteschi traffici immobiliari e di denaro dei boss neocatecumenali (molto perdonabili!), all'eventualità di contraddire Kiko pubblicamente (possessione demoniaca!), eccetera.
Ma come giustifica Kiko la libertà di peccare che egli predica e millanta all'interno di un sedicente cammino cattolico? Sta scritto infatti: "Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare." (Sir 15,20). E ci ricorda Dio stesso nel Levitico "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo."(Lv 19,2). La giustifica sviscerando la sua nozione sinistramente perversa di' amore umano, concepito come un' inevitabile e distruttiva riduzione in schiavitù, e dell'amore di Dio, predicato come imperturbabile davanti ai peccati dell'uomo - che, a pensarci, sono proprio i frutti di quell' "amore umano". Questa separazione è micidiale. A pag. 143:
L'amore umano ci condiziona sempre. Tua madre, l'amore che tua madre sente per te, ti ha condizionato [...] tutti gli amori ti condizionano. Cosa vuol dire che ti condizionano? Che ti legano, che esigono, che non ti lasciano libero, che in qualche modo, se tu non ricambi l'amore che ti hanno dato, li fai soffrire e te lo rinfacciano.Allora non ti permettono di peccare. Devi amarli per forza. Cioè nel momento in cui ti amano ti mettono un cappio al collo, prendono una catena e ti trascinano con la catena dell'amore che ti danno. Ci sono amori che uccidono. Ogni amore umano. Distrugge, lega, incatena, soggioga, schiavizza.
Le relazioni umane secondo Kiko - però dipinte bene
da William-Adolphe Bouguereau (Il rimorso di Oreste)
Segue, con grandissimo contrasto, il confronto con l'amore di un Dio imperturbabile e pronto ad accettare ogni nostra scelta. C'è da chiedersi se questo contrasto sia un effetto voluto per provocare adesione, da "sollievo", a Dio e cioè al Cammino. Kiko bestemmia senza alcun rimorso per l' ingratitudine di non ricambiare l'amore di Dio e senza alcun timore nel proporre ai fratelli di violare il primo comandamento. A pag. 144:
Non così l'amore di Dio. Dio ha fatto meraviglie con te e tu non sentirai mai una catena al collo: "Che hai l'obbligo ed il dovere di ridare quell'amore a Dio". Assolutamente. Neppure ti sentirai nevroticamente legato a Dio fino al punto di non poter peccare. No! Sei libero. Ieri hai visto meraviglie e questa mattina, se hai voluto, hai potuto peccare in tutta libertà. Come se Dio non avesse realizzato nulla con te. Questo è di una grandezza impressionante.
E' lo stesso un peccato che cinquanta? Non è vero. Non è la stessa cosa un peccato o cinquanta. [...] La Scrittura dice: "Non accumulare peccato a peccato"(Sir. 5,5 n.d.r). L'uomo ha un numero, un massimo di peccati, se li supera gli può succedere qualsiasi cosa. Per questo il Talmud dice: " Hai peccato? Ti sei pentito? Allora smetti di peccare". Ora puoi cominciare a pregare un'altra volta. Adesso comincia a fare un'opera positiva. Coraggio, non succede nulla, è finito, ora puoi cominciare a fare qualcosa di buono, il Signore ora è con te, ora puoi già tornare al Signore. Hai già fatto una cosa buona? Ora stai meglio di prima, adesso stai uscendo dalla palude, dal pozzo profondo.
A pag. 148:
Domani mattina: ti è successo qualcosa? [hai peccato, n.d.r.] Convertiti rapidamente ed entra nuovamente nella gioia del Signore e nella libertà interiore. Non preoccuparti. Non succede nulla. Rialzati in fretta. Vai a confessarti dal primo prete che trovi, fai quello che vuoi: il Signore ha capito. Ti rialzi e sei nella libertà. Non succede nulla. Vivremo nella libertà.
Kiko insiste a più riprese sulla libertà (pagg. 141, 144, 145, 148) affermando che l'uomo, per paura di sbagliare, rinuncia alla sua libertà legandosi e sottomettendosi al coniuge, al leader politico, al direttore spirituale. Per esempio, a pag. 144:
Nello stesso tempo questa (cioè il fatto che Dio ci lasci liberi di peccare n.d.r.) è una cosa che non ci piace perché ci lascia liberi e noi non vogliamo esserlo. Non sapete che nel mondo nessuno vuol essere libero? Per questo ci leghiamo. [...] Essere uomo significa scegliere liberamente. Ed essi hanno paura di scegliere, perché scegliere significa decidere e decidere significa poter sbagliare. L'uomo ha paura di sbagliare. [...]
Perché l'importante non è la legge. La soluzione di questo enigma è che non è la legge l'importante. Siccome quello che vuole Dio è che tu non pecchi più, Dio ti dà il suo amore perché tu non pecchi più; non è questo. Non è che Dio non voglia che tu non pecchi più, anche se questo è una conseguenza - Dio, quello che vuole è amarti. Se tu pecchi sono affari tuoi. Ma Dio è colui che ti ama. Dio ha segnato una legge (nell'Antico Testamento gli ebrei non la chiamavano "legge" ma "il cammino della vita") per amarti; ti dà una strada che è quella della vita e ti promette che, vivendo in questo cammino, tu troverai la vita ma se uscirai da esso troverai la morte. [...]
Dio ti ama. Chiaro che Dio vuole che tu compia la legge nel senso che tu viva, perché chi segue la strada segnata da Dio, siccome Dio è amore, vive e chi si allontana da quella strada, muore.
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Kiko passa a prendere Pinocchio e Lucignolo per portarli nel Paese dei Balocchi |
Libertà e responsabilità dell'uomo - La Caduta - Il Peccato - Sacramento della Penitenza - Giudizio Particolare ed Universale
Padre E. Zoffoli, Eresie del Movimento Neocatecumenale (PDF)
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