martedì 18 maggio 2021

"Non ti laveremo mai il cervello per impedirti di peccare!!". Dalla "Catechesi sul Cammino" del secondo scrutinio neocatecumenale (III)

Proseguiamo con la lettura della Catechesi sul Cammino dagli Orientamenti alle équipes di catechisti per il secondo scrutinio battesimale del Cammino Neocatecumenale (1977). In questa catechesi Kiko tratteggia le modalità di proseguimento successive al secondo passaggio, in un lungo e contorto discorso dal quale abbiamo estrapolato sette aspetti salienti. Kiko presenta ai fratelli un Cammino di:

2) Opposizione agli sforzi verso la santità, considerati idolatrici.
3) Sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio. (Qui di seguito)
4) 
Accettazione supina (salvo privilegi) dei peccati altrui, presentata come amore al nemico.
5) 
Inclusione di criminali impenitenti, perché nessuna vittima è migliore del suo carnefice.
6) Precarietà, spirituale e materiale, imposta come stile di vita. (Parte I, Parte II)
7) Liberazione dai Estorsione dei beni materiali, coperta dall'arcano.

Siamo alla terza parte: Un cammino di sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio.

In opposizione alla dottrina insegnata dalla Chiesa, Kiko rivendica e predica la libertà di peccare, col pretesto che essa verrebbe concessa direttamente da Dio, il quale non sarebbe offeso dai nostri peccati. Kiko tira le somme dei suoi antichi fallimenti di giovane cursillista nella lotta contro il peccato, include nella sua opinione tutti gli altri ottomila partecipanti ai corsi e deduce nientemeno che la necessità di ridefinire il cattolicesimo (che Kiko chiama sempre e solo cristianesimo), stravolgendo la dottrina del peccato a propria misura e sostituendo, di conseguenza, le leggi e la giustizia che vigono nel suo Cammino alla Legge ed alla Giustizia Divine. Leggiamo a pag. 143:

Io mi ricordo che nei Cursillos o anticamente negli esercizi spirituali, bisognava fare delle promesse: prima morire che peccare. Facevi gli esercizi spirituali, ti confessavi e promettevi che mai più, mai più, mai più... Duravi un anno con la messa tutti i giorni, tutti i giorni il rosario, tutto il resto e poi quando sbattevi il muso, allora... "questo non vale". E se tu domandi agli ottomila cursillisti che hanno fatto i cursillos a Madrid? Nulla. Siccome pensavano che essendo cristiani non avrebbero peccato più, non potevano accettare che, dopo, fossero cosi. 
Questa è una grandissima deformazione di quello che è il cristianesimo, una deformazione grandissima. 

Perché succede questo? Perché questo non è il cristianesimo. Il cristianesimo significa che qui, fratelli, non vi si laverà mai il cervello fino al punto da non lasciarvi liberi di peccare quando lo vorrete.

San Domenico Savio (1842 -1857 : 15 anni), allievo di San Giovanni Bosco
“Maria, ti dono il mio cuore. Fa’ che sia sempre tuo. Fammi morire
piuttosto che commettere un solo peccato. Gesù e Maria, siate voi sempre i miei amici
"
(Preghiera composta in occasione della proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione)

... Ora, se solo alle catechesi ci fosse permesso porre domande, giunti a questo punto alzeremmo la mano per chiedere: 

"Kiko, facci capire: durante questa stessa catechesi tu hai detto più volte (sbagliando l'esegesi, ma vabbè, l'hai detto) che Dio ci malmenerà come ha fatto con Giacobbe, per sbriciolare il nostro orgoglio. Allora: siamo liberi di essere orgogliosi o no? Dio ammette il nostro orgoglio o no? Oppure l'orgoglio non è peccato? E perché l'orgoglio va smontato subito e gli altri peccati no? Oppure ritieni che per capire che il male è male sia necessario (necessario a noi, evidentemente) "gustarne" personalmente le brutte conseguenze? "

Pinocchio è condannato a quattro mesi di prigione
per essere stato derubato di quattro monete d'oro.
(Disegno di Attilio Mussino (1878 - 1954))

In questo arruffatissimo e contraddittorio mamotreto Kiko ci introduce nel doppio standard teorico che forma il pensiero dei fratelli alle condizioni inique che vigono nel Cammino in materia di peccato e di giustizia, abitudini che vengono instaurate, conclusi i primi anni di luna di miele, non certo secondo coerenza dottrinale come nella Madre Chiesa, ma per supremazia della prassi, gestita meticolosamente dai vertici tramite i "catechisti" che "hanno lo spirito" e che quindi non possono essere contraddetti.

Cosa viene predicato: che è impossibile non peccare. Che peccare, come anche litigare in comunità, fa scendere sul fondo della propria miseria, luogo di incontro della misericordia di Dio, dove il male si trasformerebbe in bene.  Che bisogna perdonare cioè sottomettersi ai nemici fino al punto di prendersi la colpa del loro peccato contro di noi. All'atto pratico, tuttavia, la predicata libertà di peccare, è relativa e vigilata. Cosa viene incoraggiato, autorizzato, represso? Molto dipende da quanto importante nel Cammino è il peccatore (se è un "VIP" oppure  se è una vittima scarnificabile, cioè un fratello comune) e da quali danni o benefici questi peccati portano alla setta: pensiamo al rischio di scandalo dei reati sessuali commessi da catechisti ed ordinati neocatecumenali, che vanno assolutamente coperti (quindi perdonati) o all'eventuale rifiuto dei fratelli di dare la decima (avarizia!), pensiamo ai giganteschi traffici immobiliari e di  denaro dei boss neocatecumenali (molto perdonabili!), all'eventualità di contraddire Kiko pubblicamente (possessione demoniaca!), eccetera.

Ma come giustifica Kiko la libertà di peccare che egli predica e millanta all'interno di un sedicente cammino cattolico? Sta scritto infatti: "Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare." (Sir 15,20). E ci ricorda Dio stesso nel Levitico "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo."(Lv 19,2). La giustifica sviscerando la sua nozione sinistramente perversa di' amore umano, concepito come un' inevitabile e distruttiva riduzione in schiavitù, e dell'amore di Dio, predicato come imperturbabile davanti ai peccati dell'uomo - che, a pensarci, sono proprio i frutti di quell' "amore umano".  Questa separazione è micidiale. A pag. 143:

L'amore umano ci condiziona sempre. Tua madre, l'amore che tua madre sente per te, ti ha condizionato [...] tutti gli amori ti condizionano. Cosa vuol dire che ti condizionano? Che ti legano, che esigono, che non ti lasciano libero, che in qualche modo, se tu non ricambi l'amore che ti hanno dato, li fai soffrire e te lo rinfacciano.
Allora non ti permettono di peccare. Devi amarli per forza. Cioè nel momento in cui ti amano ti mettono un cappio al collo, prendono una catena e ti trascinano con la catena dell'amore che ti danno. Ci sono amori che uccidono. Ogni amore umano. Distrugge, lega, incatena, soggioga, schiavizza.
Una persona che ami qualcuno sulla terra e che non conosca il Cammino potrebbe pensare ad uno sfogo momentaneo ed esagerato. In realtà qui compare la definizione di amore come croce, del tutto intrinseca alle dottrine neocatecumenali. Kiko compie un salto logico dalla croce per amore ad ogni amore come croce.
Le relazioni umane secondo Kiko - però dipinte bene
 da William-Adolphe Bouguereau (Il rimorso di Oreste)

Segue, con grandissimo contrasto, il confronto con l'amore di un Dio imperturbabile e pronto ad accettare ogni nostra scelta. C'è da chiedersi se questo contrasto sia un effetto voluto per provocare adesione, da "sollievo", a Dio e cioè al Cammino. Kiko bestemmia senza alcun rimorso per l' ingratitudine di non ricambiare l'amore di Dio e senza alcun timore nel proporre ai fratelli di violare il primo comandamento. A pag. 144:

Non così l'amore di Dio. Dio ha fatto meraviglie con te e tu non sentirai mai una catena al collo: "Che hai l'obbligo ed il dovere di ridare quell'amore a Dio". Assolutamente. Neppure ti sentirai nevroticamente legato a Dio fino al punto di non poter peccare. No! Sei libero. Ieri hai visto meraviglie e questa mattina, se hai voluto, hai potuto peccare in tutta libertà. Come se Dio non avesse realizzato nulla con te. Questo è di una grandezza impressionante.
A pag. 143:
E' lo stesso un peccato che cinquanta? Non è vero. Non è la stessa cosa un peccato o cinquanta. [...] La Scrittura dice: "Non accumulare peccato a peccato"(Sir. 5,5 n.d.r). L'uomo ha un numero, un massimo di peccati, se li supera gli può succedere qualsiasi cosa. Per questo il Talmud dice: " Hai peccato? Ti sei pentito? Allora smetti di peccare". Ora puoi cominciare a pregare un'altra volta. Adesso comincia a fare un'opera positiva. Coraggio, non succede nulla, è finito, ora puoi cominciare a fare qualcosa di buono, il Signore ora è con te, ora puoi già tornare al Signore. Hai già fatto una cosa buona? Ora stai meglio di prima, adesso stai uscendo dalla palude, dal pozzo profondo.

A pag. 148:

Domani mattina: ti è successo qualcosa? [hai peccato, n.d.r.] Convertiti rapidamente ed entra nuovamente nella gioia del Signore e nella libertà interiore. Non preoccuparti. Non succede nulla. Rialzati in fretta. Vai a confessarti dal primo prete che trovi, fai quello che vuoi: il Signore ha capito. Ti rialzi e sei nella libertà. Non succede nulla. Vivremo nella libertà.

Questo insegnamento vanifica il sacramento della Penitenza e conduce al sacrilegio tutti quelli che si accostano alla Santa Eucaristia in stato di peccato mortale. C'è da chiedersi se non sia il vero fine della presunta libertà (sempre vigilata e relativa) di peccare. Tutto ciò è scandaloso, nel senso evangelico del termine (cfr. Lc 17,1-2), perché molte persone che si avvicinano al Cammino in buona fede rischiano di perdere la propria rettitudine, intesa come obbedienza a Dio ed alla Chiesa, e di allontanarsi da Nostro Signore Gesù Cristo, anche definitivamente. Ad aggravare il tutto, concorre il fatto che i catechisti non esprimano le loro opinioni al bar ma si presentino a nome del Vescovo o del Parroco.

Kiko insiste a più riprese sulla libertà (pagg. 141, 144, 145, 148) affermando che l'uomo, per paura di sbagliare, rinuncia alla sua libertà legandosi e sottomettendosi al coniuge, al leader politico, al direttore spirituale. Per esempio, a pag. 144:

Nello stesso tempo questa (cioè il fatto che Dio ci lasci liberi di peccare n.d.r.) è una cosa che non ci piace perché ci lascia liberi e noi non vogliamo esserlo. Non sapete che nel mondo nessuno vuol essere libero? Per questo ci leghiamo. [...] Essere uomo significa scegliere liberamente. Ed essi hanno paura di scegliere, perché scegliere significa decidere e decidere significa poter sbagliare. L'uomo ha paura di sbagliare. [...]

Invece Dio, desiderando per noi solo bene e felicità, preferirebbe per il nostro bene che non peccassimo ma senza mai toglierci la libertà. Parafrasando il famoso detto di Luciano De Crescenzo sui semafori napoletani: i comandamenti sono i consigli di un amico, non imposizioni.  Sempre a pag. 144:

Perché l'importante non è la legge. La soluzione di questo enigma è che non è la legge l'importante. Siccome quello che vuole Dio è che tu non pecchi più, Dio ti dà il suo amore perché tu non pecchi più; non è questo. Non è che Dio non voglia che tu non pecchi più, anche se questo è una conseguenza - Dio, quello che vuole è amarti. Se tu pecchi sono affari tuoi. Ma Dio è colui che ti ama. Dio ha segnato una legge (nell'Antico Testamento gli ebrei non la chiamavano "legge" ma "il cammino della vita") per amarti; ti dà una strada che è quella della vita e ti promette che, vivendo in questo cammino, tu troverai la vita ma se uscirai da esso troverai la morte. [...]
e a pag. 145:

Dio ti ama. Chiaro che Dio vuole che tu compia la legge nel senso che tu viva, perché chi segue la strada segnata da Dio, siccome Dio è amore, vive e chi si allontana da quella strada, muore. 


Kiko passa a prendere Pinocchio e Lucignolo per portarli nel Paese dei Balocchi

Tirando le somme: Kiko che, come anche Carmen, ha alle spalle un tentativo fallito di consacrazione (pag. 142), intende riformare il cattolicesimo perché, se lui non riesce a praticarlo come comanda Madre Chiesa, allora quello non può essere vero cattolicesimo ma deve essere che la Chiesa sbaglia con il suo dogmatismo. E nella foga del suo revisionismo porta via tanti cattolici con sé, sviandoli già a partire dalle catechesi iniziali.

Kiko propone una rivendicazione di libertà che in realtà è da intendersi come liberazione, nel senso contestatario di sovversione: liberazione dalla dottrina della Santa Madre Chiesa, perché Dio non ce lo possono raccontare o imporre, va vissuto nei fatti concreti e, comunque, il cattolicesimo predicato dalla Chiesa è impraticabile. Liberazione dal giudizio divino in questa vita e nella prossima, appoggiandosi al giudizio eretico -e pericoloso per le anime- che Dio non sarebbe offeso dai nostri peccati e non chiederebbe pentimento e riparazione. Per Kiko il male è tutto affar nostro, se ci allontaniamo dal "cammino della vita".

Ai fratelli viene quindi proposta (anzi, imposta, contraddizione in termini) la libertà di sperimentare, ma solo relativamente a ciò che dice Madre Chiesa, non alle eresie sacrosante ed intoccabili che vengono predicate nel Cammino ed alle sue necessità. Perché, in fin dei conti, Kiko è come tutti i contestatari che partono per rovesciare un potere che non sopportano, a millantato beneficio degli oppressi. Appena affondano un po' le zanne in questo potere diventano peggiori di quelli che hanno detronizzato, o avrebbero voluto detronizzare. 

La liberazione dalla dottrina di Santa Madre Chiesa si trasforma infatti nella sottomissione al "cammino della vita", proposto come alternativa alle vie dette "sbagliate" della Chiesa e al di fuori del quale si promette morte. Nella prassi, questo cammino è quello Neocatecumenale.

La liberazione dal giudizio divino si rivela un colpo di stato con cui il Cammino si fa giudice dei peccati dei fratelli, al posto di Dio, secondo criteri iniqui ma convenienti al Cammino stesso, nelle persone dei suoi dirigenti.

Con la sua idea eretica di libertà come libertà di peccare invece che libertà di usare le proprie facoltà per riconoscere, scegliere e fare il bene, il Cammino si sostituisce alla Chiesa prendendo le distanze dalla Legge di Dio di cui essa è depositaria: la Legge Divina è ridotta dal Cammino a strumento utile a convincerci di peccato, cioè a dimostrarci che non siamo in grado di rispettare la Legge stessa. Naturalmente si sorvola anche su ciò che la Chiesa Cattolica prescrive ai fedeli in materia: l'obbligo di evitare le occasioni di peccato, la contrizione sincera, la confessione sacramentale frequente, la necessità di riparare e di evitare le ricadute e la necessità di prepararsi, durante tutto il corso della vita, al giudizio particolare finale.


Approfondimenti di dottrina cattolica

domenica 16 maggio 2021

Calcolatori e calcolatrici: i numeri che affascinano i neocat

A titolo personale posso dire che io non uso l'acronimo CNC per riferirmi al Cammino Neocatecumenale (CN sarebbe la sigla corretta) perché mi risulta che in realtà l'abbreviazione CNC è utilizzata, e anche da parecchio tempo, per indicare una cosa specifica: 

Controllo Numerico Computerizzato. 

Da tempo ho però riconosciuto che tale definizione è perfettamente applicabile al caso CN - oppure, in alternativa al KKK,  neo sentiero, pantano, ecc.- per il semplicissimo motivo che ciò che si intende con la sigla CNC, cioè il Controllo Numerico Computerizzato, è sorprendentemente simile a quanto effettivamente succede con il sistema di controllo esercitato dal "computer" (i tre del tripode) sui caratteri numerici (gli adepti del Cammino, o camminanti). 

 

In altre parole, l'ordine, e gli ordini, scaturiscono dagli iniziatori del Cammino, e tutto all'interno del sistema neocatecumenale è programmato da loro: loro sono l'hard disk, la CPU, il processore, il cervello del sistema che elabora i calcoli, e nello stesso tempo i suoi programmatori.  

È normale che questi sistemi richiedano delle periferiche specifiche, appositamente selezionate e installate per eseguire i comandi del Processore o Cervello con la maggiore precisione, perché altrimenti il ​​programma scelto non avrebbe efficacia. 

Nel caso del Cammino neocatecumenale, le periferiche, gli esecutori, sono i catechisti. 

E il "lavoro" svolto dal sistema CNC è l'assoluta concordanza dei numeri (poco importa se si stia parlando con un camminante del Perù, del Guam, di Roma o di Madrid). Curiosamente, i presbiteri (detti presbikikos) non sono necessari se non per poter fingere di essere Chiesa cattolica. 

Volendo continuare con questa similitudine, essi sono più simili a un firewall di sistema, cioè a programmi che proteggono da virus o attacchi esterni, ma allo stesso tempo si comportano essi stessi come virus, mentre, se necessario, di volta in volta assumono un funzionamento meccanico e forniscono la lubrificazione del macchinario oppure anche funzionano come fossero le lame di un plotter (specie di stampante che ritaglia carta o altri materiali secondo specifiche forme): a questo scopo usufruiscono di una "de-formazione" nei Seminazi che, riprogrammandone la personalità, ne consentono l'utilizzo, da parte dei programmatori, come fossero dei jolly. 

 

L'idea fissa di Kiko per i numeri

Se dimostreranno efficienza nel palesare un assoluto disprezzo per la missione sacerdotale, saranno "premiati" con obiettivi maggiori, saranno addirittura promossi a vescovi, perché il computer centrale, il tri-processore, ha bisogno di guadagnare degli spazi, delle posizioni, che in linea di principio sarebbero ruoli di servizio, ma di fatto finiscono solo per esser vizio. 

Quando uso il temine CN, attingo al cento per cento dalla mia esperienza, sia per quanto riguarda la progressiva riforma del pensiero di cui sono stato oggetto, sia per il mio rapporto decennale con i meccanismi del Controllo Numerico Computerizzato (a livello, ovviamente, di semplice utente).

L'altisonante termine CNC, invece, non lo uso mai per non dare importanza ad una setta che in realtà non è altro che un centro di affari, e dei cui deplorevoli risultati, la Chiesa stessa ( o una parte della sua Gerarchia) un giorno dovrà certamente rendere conto, scusandosi per non essere stata attenta e per non aver vigilato a sufficienza. 

Sì, continuo a pensare che  dire CNC, alla fin fine,  non sia sbagliato. 

 

(da sepul - Cruxsancta)


venerdì 14 maggio 2021

Istituzione del ministero laicale di Catechista. Solo noi kikatekisti abbiamo le carte in regola. “Chi come noi?”. Da Motu Proprio a Motu Loro.

Il giorno 10 maggio dell’anno 2021 «MOTU PROPRIO» di Papa Francesco "ANTIQUUM MINISTERIUM" di Istituzione del ministero laicale di Catechista.

Con questo atto Papa Francesco ha istituito il ministero laicale di Catechista:

- A breve la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà a pubblicarne il Rito.  

- Alle Conferenze Episcopali il compito di “rendere fattivo il ministero di Catechista, stabilendo l’iter formativo necessario e i criteri normativi per potervi accedere, trovando le forme più coerenti per il servizio che costoro saranno chiamati a svolgere conformemente a quanto espresso da questa Lettera apostolica”.

 - I Pastori riconoscano ai fedeli “i ministeri e i carismi propri, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune ”.

- “Il discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa sia per loro il sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”.

 

La Chiesa invia, i katekisti hanno fatto discernimento



Si palesano vari elementi che potrebbero aprirci alla speranza.

Alcune semplici considerazioni si impongono: Il Papa ha lasciato, potremmo dire, la patata bollente ai Vescovi, ma ha anche dato un'arma a chi la voglia usare.

“Invito, dunque, le Conferenze Episcopali a rendere fattivo il ministero di Catechista stabilendo l’iter formativo necessario ”

Il termine "iter formativo" fa capire che la gerarchia ecclesiale si è accorta che troppi catechisti sono ignoranti o addirittura eretici e pertanto, per "potervi accedere" (sottinteso: non si diventerà catechisti di propria volontà, non è mica un passatempo per chi ha tempo da perdere) occorrerà una formazione.

Formazione che i cosiddetti "catechisti" del Cammino non hanno: infatti, non appena un cosiddetto "catechista" kikiano comincia a prendere coscienza di qualche verità di fede, a volte anche soltanto l'eco di un versetto biblico, ha già un piede fuori dal Cammino. I cosiddetti "catechisti" che abbandonano il Cammino sono proprio quelli che erano convinti di dover compiere l'opera di Dio e perciò, quando il Cammino cozza contro l'opera di Dio, abbandonano il primo pur di poter continuare a promuovere la seconda. (by Tripudio)

Queste le parole del Papa:

“Questo ministero possiede una forte valenza vocazionale che richiede il dovuto discernimento da parte del Vescovo e si evidenzia con il Rito di istituzione. Esso, infatti, è un servizio stabile reso alla Chiesa locale secondo le esigenze pastorali individuate dall’Ordinario del luogo, ma svolto in maniera laicale come richiesto dalla natura stessa del ministero.”


In un certo senso questa chiara investitura papale potrebbe inchiodare i Vescovi alle loro responsabilità. 

Fino ad ora la Chiesa è intervenuta ben poco sulle “dinamiche” del Cammino, non avendo potere gerarchico sui laici. Invece ministerializzando i laici, i Vescovi possono avere il reale controllo sulla loro attività. 

Se non lo faranno ancora una volta, sarà un'occasione persa. L’ennesima!

Già fissare delle regole comuni per tutti i Catechisti Laici della Chiesa Cattolica è di per sé un argine a libere interpretazioni e autoinvestiture. Le varie Conferenze dei Vescovi devono stabilire corsi di formazione adeguati e fissare norme che regolino l’accesso al ministero neoistituito.

Kiko designa, il Vescovo invia

Molte volte abbiamo parlato dell’ampio margine di arbitrio di cui godono i catechisti del Cammino che vengono inviati (e dunque legittimati) unicamente dagli Iniziatori (acronimo: Kiko/Carmen/Cammino) nel rispetto della scala gerarchica da essi stabilita, che contempla gli Itineranti di Regioni e di Nazioni, i Responsabili di zona (una o più Diocesi, Città, sezioni di Città, N numero di Parrocchie). Questa la “successione (o catena...) apostolica neocatecumenale”.
Il Catechista del Cammino è inviato da Kiko, risponde del suo operato a Kiko, deve fedeltà a Kiko e obbedienza cieca a Kiko. Questo l’assioma non contestabile. (1)

In costanza di questa prassi tollerata, metabolizzata e digerita dalla Chiesa ormai da decenni di che “corsi” vogliamo parlare? Di quali regole o norme? E i neocatecumenali lo sanno meglio di noi. E ne approfittano.

Ad onta degli spiragli di speranza profilati e per essere onesti fino in fondo è più facile prevedere che, come sempre fino ad oggi, i neocatecumenali se la rideranno alla grande anche questa volta.

Voglio fare una simulazione, mettendomi dalla loro parte, avendo frequentato per 30 anni il C.N.. Mi par di vederli e sentirli. Sono abbastanza scontati. E’ facile leggere con i loro occhi. Basta riprodurre quello che hanno sempre fatto mettendosi a confronto con la parola della Chiesa. Quando la parola della Chiesa riguarda in particolare il loro “carisma”. E cosa li tocca di più che la decisione di promuovere, accanto ai ministeri del Lettore e dell’Accolito anche quello di Catechista?

Mi par di vederli! Di certo faranno come sempre hanno fatto anche con questo Motu Proprio. Rassicurati dai loro trascorsi, fiduciosi nel presente e speranzosi in un radioso futuro.

Essi ripeteranno a loro discolpa: “Ci ha sempre inviato il Vescovo!”. E anche questo è vero. Kiko è stato attento sempre a organizzare una “Eucarestia di invio” ogni anno sociale di evangelizzazione, ogni partenza di famiglia in missione, ogni missio ad gentes o nelle piazze. Perfino singole equipe di catechisti, ogni volta che si recano ad “aprire il Cammino" in una nuova Parrocchia, vanno ad inginocchiarsi davanti al Vescovo per essere “inviati”.

Ma l’equipe chi le compone? Chi fa “discernimento” sulla idoneità dei singoli catechisti che le compongono? Quali sono gli “esami” che devono superare a dimostrazione di aver seguito quali “iter di formazione”? Ed ora i Vescovi, di punto in bianco, metterebbero il becco nelle loro faccende? Metterebbero un punto a tutto questo per esaminarli loro stessi? Per prendere in mano – cosa che avrebbero dovuto fare da tempo - una volta per tutte la situazione? Si preoccuperebbero personalmente della loro formazione? Per esaminarli ben bene, alla luce del Catechismo e della Dottrina della Chiesa Cattolica? E valutare cosa e come predicano?
Ma se le Congregazioni in venti anni non sono venute a capo neanche dei testi (mamotreti) prodotti dal Cammino!

Certo, se il Papa nel Motu Proprio avesse fatto esplicito riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica come base del percorso di formazione sarebbe stata cosa buona. 

Ma anche su questo la banda kikiana ha la risposta bell’e pronta: “il Direttorio catechetico del Cammino è tutto corredato dagli articoli del Catechismo”. È vero che sul blog abbiamo dimostrato che gli articoli del Catechismo sono stati inseriti nei mamotreti non a corredo degli stessi, ma piuttosto a correzione e rettifica di un testo così aggrovigliato ed esperienziale da risultare non emendabile.

Così i loro mamotreti sono rimasti nella buona sostanza inalterati, le note non le legge nessuno e loro mai hanno invogliato i catechisti a leggerle per prepararsi a riportare la predicazione di Kiko e Carmen secondo Direttorio secretato in Vaticano. Non rinunciano certo alla loro “ispirazione”!

Nel Motu Proprio tutto questo c’è, ci sarebbe eccome. 

Ma aspettiamo di vedere quale Vescovo avrà la forza di riappropriarsi del suo ruolo, piuttosto che continuare a fare il figurante di un copione scritto da altri. Un arredo liturgico di pregio, sì, ma pur sempre un puro, innocuo arredo. E intanto questi vanno in giro col suo beneplacito, finti “catechisti della Chiesa Cattolica” che vanno fondando solo la chiesuola di Kiko, distorcendo la Dottrina, stravolgendo la Parola, corrompendo la Liturgia.

Il Papa dice che i Vescovi sono tenuti a fare “discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa”, lo chiama “sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”. Parole impegnative! Ma come applicarle al Cammino e ai kikatekisti?

La fa da padrone in Casa degli altri e ostenta

Patron del discernimento è Kiko e Kiko soltanto. Questa una delle cose che più profondamente vengono inculcate nei camminanti ancora in fasce! Egli non ha disdegnato di asserire che a lui compete discernere su tutto: sulla storia, sul mondo e sulla Chiesa. Sui suoi catecumeni, su tutti gli itineranti, sui presbiteri che sono del Cammino (1). E per finire anche sui Parroci e sui Vescovi. Criterio di quest’ultimo risolutivo “discernimento” è questo:
Se i Pastori riconoscono il Cammino hanno lo Spirito Santo, se non lo riconoscono sono Faraone o Giuda; in entrambi i casi strumento del demonio “per distruggere il Cammino”.
Dei Cardinali e del Papa che dire a proposito di kikiano discernimento? Facile immaginare, senza margini di errore. Di alcuni si è augurata la morte.

E dunque il Papa lascia tutto in mano ai Vescovi e adesso loro brigheranno coi Vescovi. Che è il loro sport preferito. Le basi le hanno già, perché la cura dei Vescovi è una priorità per i kikatechisti. Li coltivano da sempre e passeranno ora a raccogliere i frutti. Almeno lo tenteranno, anche in questa circostanza che atrimenti potrebbe rivelarsi altamente pericolosa per loro.

Alcune risposte scontate a quesiti che potrebbero sorgere dal Motu Proprio:

Iter formativo? Non ci riguarda! Più iter formativo del nostro che è riconosciuto come “Itinerario Cattolico” da sempre?

Criteri normativi? Noi già siamo approvati! Normati e approvati. Catechisti ed Equipe (sul modello apostolico) sono previsti già negli Statuti! Noi consideriamo ”Il ministero laicale di Catechista” un quid in più.
Ora siamo anche un ministero: “Ministero Laicale”. L’“Apostolato laicale” riconosciuto in forza del battesimo l’abbiamo sempre rivendicato. Scusate, voi che criticate il C.N., l’abbiamo detto sempre “in forza del nostro battesimo” siamo legittimati a predicare...

E giù ad evidenziare frasi come questa tratta dal Motu Proprio:

“Ne consegue che ricevere un ministero laicale come quello di Catechista imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione." … E vai!!!


Kiko ha impresso anche sulla croce la sua impronta

 

 

 

Vedete come funziona? Basta solo che le ripetano loro queste parole e, come per incanto, dalla loro bocca usciranno già strumentalizzate, saldamente agganciate ai loro stereotipi.

E sarà tutto un dire: Lo dicevamo noi! La Chiesa finalmente ha capito, la Chiesa è arrivata al nostro punto.

Nel delineare la peculiarità della “funzione” catechetica in premessa si legge:

“Il Catechista è chiamato in primo luogo a esprimere la sua competenza nel servizio pastorale della trasmissione della fede che si sviluppa nelle sue diverse tappe: dal primo annuncio che introduce al kerygma, all’istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e prepara in particolare ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, fino alla formazione permanente…”

- Ma queste cose stavano scritte anche nel Direttorio generale della catechesi.

“Il Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa.”

- Il ritratto del katekista!

“Un’identità che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità.”

- Eccoli che gridano: comunità, comunità, la nostra piccola comunità!

Ma che fede trasmettono? Che kerigma annunciano? A cosa riducono i Sacramenti dell’iniziazione cristiana?
Istruiscono a nome di... Kiko (non della Chiesa), fanno parte della sua conventicola (nessuna partecipazione diretta alla vita della comunità ecclesiale e parrocchiale, da entrambe rifuggono), coerenza e responsabilità, ma verso chi?

Il ritratto del katekista, così, sembrerebbe perfetto.

Non lo faranno da soli il lavoro di appropriarsi del Motu Proprio interpretandolo a modo loro, ma si faranno supportare da qualche amicone storico del Cammino, qualche grosso Cardinale dei loro o più d'uno, e strombazzeranno ai quattro venti.
Lo trasformeranno in Motu Loro?

Il Papa, la Chiesa, ha fatto la loro fotografia. Perché solo loro sono “Catechisti”!

 

Il Papa ai catechisti:
"Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa"

Ma, nello stesso tempo, la Chiesa che, con questo documento di Papa Francesco, si riappropria fortemente del controllo delle attività di formazione svolte dai laici in affiancamento e, a volte, in sostituzione al compito precipuo di Vescovi e sacerdoti, può finalmente interferire con la nomina e la formazione  dei Catechisti (2) e, perché  no, con la sospensione o la revoca del ministero a chi se ne fosse dimostrato indegno (3). 

                          (da Valentina Giusti e Pax)

______

(1) Ancor più se si considera che questa sorta di dipendenza/obbedienza e fedeltà è richiesta in egual misura a tutti gli “ex” sacerdoti diocesani o religiosi di qualsivoglia congregazione trasmigrati nel C.N., così come ai presbiteri ordinati nei R.M..
Parliamo di “ex” perché il termine sacerdote nel Cammino non significa niente. Di fatto non sono più “sacerdoti” nel vero senso della parola. Scarnificando colui che definiamo “ex” sarà solo e soltanto un “presbitero” (ministro = minus, ossia che nella comunità vale meno degli altri fratelli. Carmen dixit).
Abbiamo due categorie: il presbitero “di nascita” se R.M. e quello “imbastardito” presbitero se già in precedenza Sacerdote di Santa Madre Chiesa. Tutt'e due hanno rinnegato il sacerdozio quando hanno posto l’obbedienza al Vescovo - assunta come obbligo il giorno della loro ordinazione (N.B. I Seminari R.M. sono anch'essi, per Statuto, Seminari Diocesani!) - in secondo piano rispetto all’obbedienza a Kiko (“Tu obbedisci a me o al Vescovo?”; Kiko dixit). Nel 90% dei casi esclaustrati dal loro Ordine, quando i preti trasfughi siano anche religiosi, per poter donare la vita a Kiko e a lui giurare obbedienza.
Si sa che su questo non si transige. Chi ha opposto resistenza è dovuto andare via o è stato cacciato dal Cammino.

 (2) da Pinco:  A Roma per essere un Accolito laico si deve fare il corso di studi di Filosofia due anni e tre di Teologia nelle Università Pontificie per lo più la PUL pontificia università lateranense. Sostenendo esami, come fanno i seminaristi, non solo devono fare delle riunioni settimanali, con moglie seguiti da dei sacerdoti responsabili di valutare nel tempo l'idoneità dei candidati. A Roma sono Sua Eccellenza Palmieri (che non ama il cammino), e Don Fabio Rosini. Se li conoscete o questi nomi vi dicono qualche cosa, secondo voi verranno scelti kikatechisti? Ma proprio no. Non solo, per essere lettori, accoliti, diaconi permanenti laici o preti diocesani, è necessario, in tutte le diocesi, lasciare il percorso spirituale che si stava facendo, appunto per far presente l' universalità della Chiesa. Infatti fu per questo che nacquero i seminari RM, solo per far continuare il cammino, altro che missione. Staremo a vedere, come ogni vescovo attuerà la cosa ma non credo che i kikatechisti avranno vita facile, né nelle Università teologiche, né nei percorsi diocesani anche perché non sarà un percorso breve essere catechista vero. Ma staremo a vedere.

(3) da Frilù : 

Mons.Fisichella in conferenza stampa: 

"Non ci si improvvisa catechisti, perché l’impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore. Chi svolge il ministero di catechista sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa."

Capito anonimi? Trasmettere la fede della Chiesa, non quella di Kiko. 

"È ovvio che non tutti coloro che oggi sono catechisti e catechiste potranno accedere al ministero di catechista. Questo ministero è riservato a quanti corrisponderanno ad alcuni requisiti che il Motu proprio elenca."

Altro problema. Non è automatico che i catechisti del Cammino continuino a essere catechisti, ma bisognerà avere i requisiti indicati nel Motu proprio.
 "Le Diocesi dovranno provvedere, perché i futuri catechisti e catechiste abbiano una solida preparazione “biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede."

Capito? Preparazione, studio e non il vostro direttorio ma il Catechismo della Chiesa Cattolica. 

"È auspicabile, pertanto, che l’istituzione del ministero porti anche alla formazione di una comunità di catechisti che cresce con la comunità cristiana nel servizio a tutta la Chiesa locale senza tentazione alcuna di restringersi negli stretti confini della propria realtà ecclesiale, e scevra da ogni forma autoreferenziale."

 Altro punto dolente. Catechisti a disposizione di tutta la Chiesa e non solo del Cammino. Tanto una volta che avete studiato l'unico Catechismo magari riuscite pure a non fare danni.


Infine, ecco come Rebel immagina la reazione dei fratelli neocatecumenali e dei loro leader ed iniziatori alla lettura del Motu Proprio di Papa Francesco:


Chiacchiere neocatecumenali:

- Gioacchina: oh, ma davvero gli illuminati nostri catechisti dovranno frequentare un corso istruttivo per poter catechizzare? Non è concepibile! La Chiesa va a rotoli!

- Misaele: che eresia! Un affronto!

- Nabucodonosor: Ahahah volete scommettere che saranno i nostri sapienti e fulgidi catechisti a salire In cattedra? Mica siamo gli ultimi arrivati, noi siamo la vera chiesa!

- Efraim: siamo perseguitati!

- Corinzio: aspè, che sta a dì? I nostri catechisti sono già istituzionalizzati da Kiko. Ma il Papà s'è bevuto il cervello? Che gli dice la capoccia?

- Tiberiade: "venghino signori, venghino!", vi sfidiamo! Noi non temiamo l'occhio scrutatore della Chiesa. Chi credete di essere? Noi abbiamo dalla nostra uno spirito santo piegato al servigio dei catechisti!

- Ascensión: la notizia mi turba alquanto, mi ritiro nelle mie stanze a compiere della salubre bibliomanzia con i libri di Carmen, sicuramente mi suggerirà il da farsi.

- Mario il presbitero: ....

- Kiko il guru: mi tocca augurare la morte anche a Papa Francesco, proprio come la richiesi per Benedetto XVI che, modestamente, abdicò grazie a me.

mercoledì 12 maggio 2021

Del sacrosanto dovere dei Parroci di documentarsi prima di accogliere e tenere in Parrocchia il cammino neocatecumenale (sono i primi responsabili davanti a Dio delle anime loro affidate).


Pubblichiamo un contributo di Porto:


 Alle catechesi ti invita il Parroco 

in prima persona

anche se poi non avrà alcuna

voce in capitolo.

 

"Sono convinto anche io che sia sacrosanto e ineludibile DOVERE dei preti e ancor di più dei parroci informarsi prima di permettere a sconosciuti catechisti laici di tenere catechesi nella propria parrocchia, usando testi che non sono pubblici e che vengono tenuti segreti agli stessi parroci. 
Qualche tempo fa mi sono deciso a chiedere al parroco della parrocchia che frequento attualmente che cosa pensa del Cammino neocatecumenale. 

Premetto che, come ho scritto tempo fa, in questa parrocchia ci sono molti gruppi e sono rappresentati praticamente tutti i movimenti. L'unico assente è il movimento neocatecumenale. Insomma, mi sono chiesto il perché di questa assenza. Anche se, avendo avuto modo di vedere e sperimentare l'impegno che il parroco e gli altri preti e diaconi mettono nello svolgimento e nella conduzione di molte delle attività parrocchiali, la risposta me l'ero già data da solo.

In sintesi, il parroco mi ha risposto che quando dei catechisti neocat. provenienti da altra parrocchia sono andati a proporgli le catechesi, lui ha chiesto
  1. di poter vedere i testi di dette catechesi, 
  2. che a tenerle fosse lui o un altro prete della parrocchia. 
Avendo ricevuto risposta negativa a entrambe le richieste (fatte ogni volta che tali catechisti si sono presentati, tre o quattro volte mi ha detto), ha sempre detto di no alla loro richiesta. In realtà penso che sappia anche altre cose del Cammino, e che non ne abbia un'opinione positiva. 

E, come dovrebbe appunto fare un pastore che prende sul serio la guida delle pecore a lui affidate, prima di proporre loro qualcosa, vuole sapere di cosa si tratta e accertarsi che sia una cosa buona per loro. E non mandarle allo sbaraglio. 

Se un parroco non lo fa, sbaglia e pecca di omissione. E pensare questo non significa giudicarlo. 

Se pensiamo che avere un'opinione sui comportamenti altrui significhi "giudicare" le persone, facciamo come i neocat., che quando qualcuno fa notare loro un comportamento sbagliato, invece di apprezzare l'osservazione e magari cercare di capire se è giusta e tenerne conto, subito accusano chi l'ha fatta di "giudicare". 

Questa storia del giudizio, come detto e ripetuto anche su questo blog, è un'arma davvero  troppo comoda!"     (da Porto)



A parte che ad un Parroco sollecito basterebbe leggere lo Statuto (soprattutto per ciò che NON è scritto) e tenere nel debito conto le raccomandazioni ripetute dai Papi lungo tutti questi anni esigendo il rispetto dell'uno e delle altre. 

Basterebbe tenere gli occhi aperti e pretendere di essere presente SEMPRE, il Parroco stesso o un suo vice, a tutti gli incontri e, in particolar modo, a tutti gli scrutini. 

Escùchame!

 Perchè li lasciano fare? Perchè danno campo libero a laici ignoranti e arroganti? 

Dio chiederà senza dubbio conto delle anime, prima che ai kikatekisti e a Kiko, ai Sacerdoti a cui le ha affidate e che invece di prendersene cura le hanno lasciate in balia dei lupi.

Encomiabile dunque il Parroco di Porto. Ce ne fossero come lui! Metodo semplice ed efficace quello che mette in campo per sgamare gli emissari di Kiko.

Esempio più unico che raro, che merita di essere divulgato ed imitato da molti.

 

Il Cammino non conosce regole e non ammette controlli. Gli stessi Statuti, che ne hanno sancito l'approvazione, gli stanno stretti ed è insofferente alle indebite interferenze delle gerarchie ecclesiastiche costituite. Dai Parroci su su, fino al Papa regnante.

D'altra parte il Cammino si fonda sull'"ascolto" e la fede che genera viene per l"udito". (Kiko dixit)

Il cammino è molto semplice. 

Si tratta solo di ASCOLTARE E OBBEDIRE ai responsabili laici chiamati catechisti. 

Che marciano in equipe costituite in ordine piramidale da Kiko e dagli itineranti. 

E di SEGUIRE FEDELMENTE, alla lettera, le disposizioni impartite "secondo le linee (orali) degli Iniziatori".

A questo ha detto di NO il nostro encomiabile Parroco. E i catechisti, con le pive nel sacco, hanno preferito... rinunciare a una battaglia persa in partenza..

lunedì 10 maggio 2021

"Ve la do io, la santità!!". Dalla "Catechesi sul Cammino" del secondo scrutinio neocatecumenale (II)

Proseguiamo con la lettura della Catechesi sul Cammino dagli Orientamenti alle équipes di catechisti per il secondo scrutinio battesimale del Cammino Neocatecumenale (1977). In questa catechesi Kiko tratteggia le modalità di proseguimento successive al secondo passaggio, in un lungo e contorto discorso dal quale abbiamo estrapolato sette aspetti salienti. Kiko presenta ai fratelli un Cammino di:

2) Opposizione agli sforzi verso la santità, considerati idolatrici. (Qui di seguito)
3) 
Sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio.
4) 
Accettazione supina (salvo privilegi) dei peccati altrui, presentata come amore al nemico.
5) 
Inclusione di criminali impenitenti, perché nessuna vittima è migliore del suo carnefice.
6) Precarietà, spirituale e materiale, imposta come stile di vita. (Parte I, Parte II)
7) Liberazione dai Estorsione dei beni materiali, coperta dall'arcano.

Siamo alla seconda parte
: U
n cammino di opposizione agli sforzi verso la santità, considerati idolatrici.

Uno degli eretici insegnamenti che troviamo in questa catechesi è la denigrazione del cammino di santificazione, che comprende continui sforzi di perfezione, a cui il cristiano è tenuto, tramite l'esercizio delle virtù, il rispetto dei comandamenti di Dio e gli insegnamenti della Chiesa.

Invertendo l'importanza di necessario ed accessorio, Kiko "pittura", sopra alla santità definita da Madre Chiesa, la sua immagine di santità: quella di un santo "puzzolente"(es. a pag. 19), pieno di difetti, repellente al senso comune, che però "ha lo Spirito". 

È vero che tutti i santi abbiano qualche difetto. Ma si tratta di macchioline su cristalli purissimi e rifulgenti di luce divina. Kiko invece ingigantisce le macchie dei Santi fino a far scomparire il cristallo purissimo, per poi, con inversione logica, comandare ai fratelli di trattare da santi delle persone dalle enormi mancanze e pochissima o nessuna purezza.

Dal Concorso Pittorico "Dipingi San Paolo Apostolo"
(Giovanni Battista Gaulli detto Baciccio - Francisco Argüello detto Kiko)

Alla radice di questa inversione si trova l'incapacità ed il rifiuto di riconoscere che l'impegno nella perfezione è conseguenza diretta dell'amore verso l'Altissimo, amore che spinge i cristiani a voler essere perfetti come Lui. 

Scrive Sant'Alfonso Maria de'Liguori nel suo trattato Uniformità alla Volontà di Dio:
"Il giusto invece, è come il sole, sempre uguale nella sua serenità, qualunque cosa succeda, perché la sua gioia sta nel uniformarsi alla volontà divina, e per questo gode una pace imperturbabile. Pace in terra agli uomini di buona volontà (Lc. 2,14), disse l’angelo ai Pastori. Gli uomini di buona volontà, sono coloro, che stanno sempre uniti alla volontà di Dio, che è sommamente buona, e perfetta: sì, perché Dio infatti vuole il bene e la perfezione.  
Nell’ uniformarsi alla volontà di Dio i santi han goduto in terra un Paradiso anticipato. San Doroteo scrive che gli antichi padri mantenevano una grande pace prendendo ogni cosa dalle mani di Dio. Santa Maddalena de' Pazzi al solo sentire pronunciare le parole: "Volontà di Dio", si sentiva così consolata, da uscire fuori di sé, in estasi d'amore.
Certamente le avversità non mancheranno di farsi sentire e di trafiggere il cuore. In questi momenti si soffre molto, ma nel profondo della nostra anima regnerà la pace e la tranquillità, essendo la volontà unita a quella di Dio. Il Redentore disse agli Apostoli: "Nessuno potrà togliervi la vostra gioia… La vostra gioia sia piena" (Gv. 16, 22)."

Nella visione di Kiko, invece, la spinta alla perfezione non può che essere dovuta alla vanità di volersi vedere a posto nello specchio. Leggiamo a pag. 141:

Prima di tutto voglio dirvi una cosa, dirvi che facciate bene attenzione a non credere che già non peccherete più, che mai più cadrete perché il demonio se n'è andato (il giorno prima, durante le rinunce, n.d.r.) ed ora avete lo Spirito Santo. C'è molta gente che desidera che, in questo cammino, le venga lavato il cervello; perché siccome in definitiva non si accettano come sono, devono essere accettati e ciò che vogliono è essere cambiati loro, e strumentalizzano Dio e Gesù Cristo per non irritarsi più, per poter amare, per diventare dei santi da altare e questo titolo non si dà alla gente come loro. Il Signore ti cambierà, però non come credi tu, perché tu non sai che cosa è la santità.
Idea di uno zelante nella fede, secondo Kiko
(Narciso, di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio)

Kiko proietta la sua vanagloria giovanile (v. a pag. 142), mai sanata, su tutti i cristiani-della-domenica. Il lavaggio del cervello da cui Kiko prende falsamente ed ipocritamente le distanze, sarebbe, come emerge dalla catechesi, la massima -benché meschina- aspirazione di perfezionisti vanitosi e conformisti che, detestando essere liberi di scegliere e di peccare, insistono nel vacuo ed ossessivo rispetto della legge, restando tuttavia puntualmente delusi dei propri insuccessi ed arrabbiati con Dio perché non permette loro di essere perfetti. A pag. 141:

Tu ti basi magari su un perfezionismo umano, di tipo nietzscheano; ma questo magari non è il cristianesimo, non è la perfezione alla quale ti chiama Gesù Cristo. La perfezione alla quale ti chiama Gesù Cristo è il Vangelo di ieri: è l'amore al nemico*: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro dei Cieli". E quando dice "Com'è perfetto il Padre vostro dei Cieli" non dice, perché si alza alle cinque del mattino, fa tre ore di ginnastica, non fuma e non beve, perché lavora 18 ore, perché mai commette un peccato o ha mai un cattivo pensiero, perché mai si irrita, perché è un uomo così... (* l'amore al nemico sarà oggetto di un prossimo post su questa catechesi.)

Del resto, a pag. 19 dello stesso mamotreto, parla così Kiko di San Paolo, deturpandone l'immagine per promuovere lo stereotipo neocatecumenale di quella "santità puzzolente" che il Cammino oppone, come più veritiera, al modello di santità della Chiesa, che Kiko considera impossibile o effimera:

Ricordati S. Paolo. Dicono che avesse l'angelo di satana. Ma forse aveva delle crisi colleriche. Pensate un cristiano con le crisi colleriche! E queste crisi gli facevano perdere la faccia. Tutti pensavano che fosse un santo e invece si trovavano davanti uno che perdeva le staffe. Questo demonio lo umiliava, lo faceva soffrire e siccome soffriva tanto si decise a chiedere al Signore che gliele togliesse. E quasi idolatricamente suppongo che sia stato in ginocchio nella sua stanza. E prega al Signore: "Signore, toglimi questa croce, non ne posso più". Ma il Signore non risponde quella notte, continua così la seconda notte, digiuno ecc. La terza volta che lui lo fa con difficoltà il Signore gli risponde e gli dice: "Ma non sai che io sono forte nella tua debolezza? E tu vuoi che io te lo tolga?" Tutti vedono che tu sei uno schifo e allora la gente pensa che le comunità non sono opera di S. Paolo perché noi ci siamo avvicinati a lui e puzza. Ma allora è Dio? Infatti, Egli appare nella tua debolezza. E questo ti sta molto bene perché sei un superbo tremendo e vorresti che tutti i frutti dell'evangelizzazione venissero a te.


Kiko e così i suoi cloni kikatechisti hanno sempre predicato volentieri contro i fantasmi di perfezionismo, moralismo, perbenismo, doverismo, manierismo et similia, intendendo sbeffeggiare od insultare, con l'aggiunta del suffisso "-ismo" il desiderio di perfezione, la morale, la costumatezza, il dovere e le buone maniere, e considerando queste qualità come tendenzialmente false ed ipocrite. 

Nel Cammino la presunta falsità intrinseca delle virtù e delle buone qualità viene combattuta esasperando la presunta genuinità dei vizi opposti : la peccaminosità, l'immoralità, la scostumatezza, l'irresponsabilità e la cafonaggine.

Se è vero che esiste per il cristiano il grande rischio di perseguire idolatricamente le virtù per vanagloria piuttosto che come strumento per tendere all'unione con Dio, è anche vero che il Cammino abitua a confondere, ipocritamente ed ingiustificatamente, il pericolo di fingere o di idolatrare tali virtù e la certezza che ciò avvenga regolarmente. 

(Nell'immagine: il Martirio di S. Stefano - Juan Vincente Macip vs. Francisco Argüello.)

Il centro della questione della perfezione, che Kiko manca di lunghezze, è che nessun Santo è mai voluto essere perfetto per vedersi perfetto. Non c'è quindi bisogno di imbruttire la santità dal momento che in essa non esiste una spinta indebita ad abbellire se stessi. 

I Santi (idealmente, ogni cristiano) tendono alla perfezione  in virtù dell'ardente amore che nutrono per Dio, che li fa sentire talmente inadatti di fronte a tanta Divina Maestà e pieni di gratitudine allo stesso tempo, da decuplicare gli sforzi di osservarne la volontà, pur continuando a sentirsi inadatti per tutta la vita e gestendo con grandissima umiltà ed altrettanta serietà le eventuali cadute. Ogni passo verso la perfezione invece è, per un Santo, non un merito personale ma grazia di misericordia divina. I Santi conservano nel cuore la nozione di Infinito e di Infinitamente Buono, da cui per confronto, l'umile consapevolezza della piccolezza dell'uomo.

Adolphe Tanquerey (1854 - 1932),
 Sacerdote, teologo e scrittore.
Confrontiamo la dottrina neocatecumenale con la nozione cattolica di perfezione, dal sintetico e chiarificatore Compendio di teologia ascetica e mistica di Adolphe Tanquerey. Il Cammino ha sempre insegnato a tenersi lontani da libri del genere. Benché il titolo sia altisonante, il trattato è molto istruttivo e semplice, oltre che liberatorio e guaritore per chi è stato intossicato dalla dottrina neocatecumenale. 

Al capitolo terzo della prima parte, intitolato 
Perfezione della vita cristiana leggiamo:

309. Sorge quindi la questione di sapere se, tra queste virtù, non ve ne sia una che riassuma e contenga tutte le altre, e costituisca, a così dire, l'essenza della perfezione. S. Tommaso, sintetizzando la dottrina della S. Scrittura e dei Padri, risponde affermativamente e c'insegna che la perfezione consiste essenzialmente nell'amor di Dio e del prossimo amato per Dio [...].

Ma, poiché nella vita presente l'amor di Dio non può praticarsi senza rinunziare all'amore disordinato di se stessi, ossia alla triplice concupiscenza, in pratica all'amore bisogna aggiungere il sacrificio. [...]

L'essenza della perfezione consiste nella carità.

310. [...] L'amore di Dio e del prossimo, di cui trattiamo, è soprannaturale nel suo oggetto come nel suo motivo e nel suo principio. Il Dio che noi amiamo è il Dio manifestatoci dalla rivelazione, il Dio della Trinità; e l'amiamo perchè la fede ce lo mostra infinitamente buono e infinitamente amabile; l'amiamo con la volontà perfezionata dalla virtù della carità e aiutata dalla grazia attuale. Non è dunque un amore di sensibilità; è vero che, essendo l'uomo composto d'anima e di corpo, spesso si mescola ai nostri più nobili affetti un elemento sensibile; ma un tal sentimento manca talora intieramente, e in ogni caso è del tutto accessorio. L'essenza stessa dell'amore è la dedizione, è la volontà ferma di darsi e, occorrendo, d'immolarsi intieramente per Dio e per la sua gloria, di preferire il suo beneplacito al nostro e a quello delle creature.

311. Conviene dire altrettanto, salve le proporzioni, dell'amor del prossimo. In lui amiamo Dio, un'immagine, un riflesso delle sue divine perfezioni; il motivo quindi che ce lo fa amare è la bontà divina in quanto è manifestata, espressa, irradiata nel prossimo; o, in parole più intelligibili, noi vediamo e amiamo nei nostri fratelli un'anima abitata dallo Spirito Santo, ornata della grazia divina, riscattata dal sangue di Gesù Cristo; e amandola, ne vogliamo il bene soprannaturale, lo spirituale perfezionamento, la salute eterna.

Non vi sono quindi due virtù di carità, l'una verso Dio e l'altra verso il prossimo; ve n'è una sola che abbraccia insieme Dio amato per se stesso e il prossimo amato per Dio.

[...]

641. Abbiamo detto, al n. 309. che la perfezione essenzialmente consiste nell'unione con Dio per mezzo della carità. Ma, essendo Dio la stessa santità, non possiamo essergli uniti se non possedendo la purità di cuore, che abbraccia un doppio elemento: l'espiazione del passato e il distacco dal peccato e dalle sue occasioni per l'avvenire. 

Purtroppo, Kiko, un sedicente ex-probando monaco che un frate Domenicano rimandò a casa a terminare gli studi (pag. 142) e Carmen, una ex-suora espulsa dall'ordine per disobbedienza, si sono incontrati subito dopo aver entrambi subito una grossa frustrazione nelle loro aspirazioni spirituali che, alla luce dei fatti che sono seguiti nei decenni successivi, sembra più una vanagloria di ascesi che un genuino desiderio di santità. 

Hanno quindi deciso di fondare una "creatura" in cui combattere, negli altri, il fantasma di quella perfezione che essi non avevano potuto contemplare nello specchio, per via del cattivo amore che, lo  diciamo alla luce di mezzo secolo di misfatti, avevano nutrito verso Dio.

Incamminatisi per questa via, non hanno mai insegnato né a parole né tantomeno con l'esempio la vera perfezione dei Santi, salvo poi pretendere di far parte della famiglia presentandosi al traguardo di un percorso non sudato e spingendo ed oliando per ottenere la canonizzazione di Carmen.



*anno di morte di Carmen Hernandez, co-fondatrice del Cammino.