Proseguiamo con la lettura della Catechesi sul Cammino dagli Orientamenti alle équipes di catechisti per il secondo scrutinio battesimale del Cammino Neocatecumenale (1977). In questa catechesi Kiko tratteggia le modalità di proseguimento successive al secondo passaggio, in un lungo e contorto discorso dal quale abbiamo estrapolato sette aspetti salienti. Kiko presenta ai fratelli un Cammino di:
3) Sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio.
4) Accettazione supina (salvo privilegi) dei peccati altrui, presentata come amore al nemico.
5) Inclusione di criminali impenitenti, perché nessuna vittima è migliore del suo carnefice. (Qui di seguito)
6) Precarietà, spirituale e materiale, imposta come stile di vita. (Parte I, Parte II)
7)
"Se poi tu ami l'iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo."
Sant' Agostino
Con stridente contrasto prendiamo atto del desolante quanto miserabile silenzio normativo nei confronti del peccatore, il quale non viene esortato, con la sollecitudine che sarebbe dovuta, a considerare le gravi conseguenze del suo peccato, né a pentirsi e tantomeno a riparare, come invece Madre Chiesa comanda. L'ideologia neocatecumenale ne protegge persino la reputazione: vietato pensare alcunché di male del nemico e persino del criminale, figuriamoci esprimere un retto giudizio: viene immediatamente squalificato come "mormorazione" (pagg. 31, 36, 52, 57, 65, 73, 82, 103, 160, 214).
Nella realtà dei fatti l'obbligatorietà di tale sottomissione cieca e perlopiù non sorretta da vocazioni mistiche, danneggia la fede cattolica, lobotomizza i fratelli e ripugna i cattolici detti "della domenica".
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| "Vuoi conoscere qualcuno che ti ama così come sei? Vieni e vedi!", così recitava la locandina anonima del Cammino Neocatecumenale. |
Ma voi credete che sono assassini solo quelli che stanno in galera! Voi siete anche assassini quando dite alla vostra moglie: tu sei pazza. E voi credete che sono adultere solo le prostitute. Quando voi guardate una donna desiderandola già siete adulteri.
Ma voi dite: non con la stessa intensità! Bisogna guardare la intensità, la gradualità del peccato, le circostanze. Questo lo dite voi. Questo non lo dice il Vangelo.
Bisogna sempre tenere a mente che i grossi peccatori, spinti da satanica invidia, predicano ed augurano la loro stessa caduta a chiunque. Quando essi adocchiano qualcuno in grazia fanno di tutto per trascinarlo nel loro stesso fango, all'unico abietto scopo di dimostrare che la virtù (altrui) è semplice decorazione, avendo come fine ultimo il tentativo di diminuire o sporcare la perfezione di Dio stesso.
Leggiamo a pag. 145 (v. anche a pagg. 76, 89, 90, 141, 144, 148):
[...] Tutto il mondo è scandalizzato. Da che cosa? Dalla libertà. Da quale libertà? E' scandalizzato dal peccato. E' scandalizzato dal fatto che un uomo possa peccare, possa far del male, possa far danno. Non lo sopporta. Non lo sopportiamo. Invece Dio lo sopporta.
Nominare la divina sopportazione fa rivolgere il pensiero del cattolico a Dio lento all'ira, qualificazione dell'Altissimo che ricorre più volte nella Bibbia. Tuttavia, alla luce di 50 anni di incongruenze e di misfatti, sappiamo che Kiko non sta alludendo alla pazienza di Dio: qui si tratta né più né meno di un'altra formulazione del ben noto mantra "non resistete al male!!" (pagg. 20, 44, 50, 51, 52, 55, 74, 75, 76, 103-108, 132).
La dura realtà è che siamo invece sull'orlo di un abisso: il salto eretico arriva nel momento in cui diventa obbligatorio in ogni caso accettare l'operatore di iniquità nella propria vita come un redentore nelle mani di Dio e portatore della salvezza contenuta nel male stesso. Motivo per cui va permesso al "nemico" di dirigere il gioco, sull'esempio del falso Gesù Cristo predicato da Kiko. Tale eresia funge da potentissimo lasciapassare in mano ai peccatori autorizzati dal Cammino.
Questi autorizzati sono, purtroppo, anche "catechisti" e presbiteri ai quali mai dovrebbero essere affidate delle anime. Essi tradiscono la vocazione dei "più grandi tra voi" (Lc 22, 24-27) rinunciando a quell'ultimo posto nel mondo che è legato alla promessa dei primi posti nel Regno dei Cieli e preferendo i beni terreni: denaro, potere, sicurezze, privilegi, favori, impunità, prestigio, ... quegli stessi beni che ipocritamente gli stessi VIP fanno disprezzare e rifiutare ai fratelli semplici ed a proprio beneficio.
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| La predicazione kikiana: tanto orribile quanto assurda. E infatti conoscendola se ne rimane tanto perplessi quanto orripilati. (Dipinto di Chris Austin) |
Mi ricordo che un ragazzo era stato processato perché l'avevano visto con una bambina: un ragazzo, mezzo mostro, che aveva il problema che gli piacevano* le bambine, che aveva di questi problemi, era un uomo perseguitato ecc.
Quest'uomo cominciò a convertirsi perché io gli dimostrai di non essere migliore di lui. Lui infatti pensava - guardate ciò che fa il demonio - che nessuno lo poteva amare. La solitudine quasi lo distruggeva e cosi era stato sul punto che lo impiccassero. Non era una cosa irrefrenabile in lui, non era malato, non era un vizio. Ma la società voleva farlo fuori. Perché si trattava di una bambina, perché poi la bambina rimase traumatizzata...
E se la gente trova un tipo così, lo afferra e lo lincia, non è vero? "E' uno schifoso, bisognerebbe ammazzarlo".
[NOTA *gli piacevano - ci vuole stomaco per minimizzare in questo modo le inclinazioni acconsentite di un pedofilo processato. Altrove però Kiko non usa la stessa delicatezza linguistica quando bestemmia il nome di Nostro Signore Gesù Cristo - chiediamo scusa ma a questo punto è doveroso riferire - definendolo "cr*tino" e "imb*cille" ✝ e "miser*bile seduto alla destra di Dio" ✝ (Mamotreto del Primo Scrutinio, pagg. 19 e 20) - certo, per bocca d'ipotetici altri - ma intanto l'ha detto ed è scritto. Così come lo stesso guru non esita a dichiarare, testuali parole, che possiamo "scacciare a pedate" lo Spirito Santo ✝ (pag. 172). La bocca parla dalla pienezza del cuore (Mt. 12,33-35) - e la sua è una fossa biologica in trabocco.]
Kiko interrompe a questo punto il racconto della vicenda del pedofilo per inserirne un'altra, non collegata alla prima ma ugualmente incresciosa: una folla, presa da una furia cieca e pregiudizievole, lincia un innocente sulla pubblica piazza. L'effetto di questo inserto speciale è di seminare nei fratelli un germe di senso di colpa a priori, il timore di essere un pezzo inanimato di quella folla assassina che lincia un innocente. Questo timore, instillato in modo del tutto irrazionale ed emotivo, sarà pronto ad accendersi ogniqualvolta si presenti il rischio di valutare il peccato altrui.
Stavo parlando di quel ragazzo. Cominciò a convertirsi ed ora è un uomo sposato, normale, perché il cristianesimo lo aiutò totalmente. Perché ha creduto che io non ero migliore di lui, e perché io non mi credevo migliore di lui, veramente. II Signore me lo ha concesso...
Il fatto è che io non sono migliore di qualsiasi degenerato. Che colpa ne ha lui [e quindi "che colpa ne ho io che non sono migliore di lui" n.d.r.], poveretto, se ha dei conflitti che gli vengono dal fatto che magari* sua madre voleva abortire perché lui era il quinto figlio? Che colpa ne ha, il poveretto, di queste cose? E poi soffrono conflitti, angosce e non so che altro.
No, "Questo è un mostro, bisogna ammazzarlo!", così pensa il mondo. Perché vi rendiate conto; se tu ami il mondo è questo quello che tu ami. Se tu sei figlio di mamma tua non puoi essere cristiano, perché cosi la pensa tua madre, tua cognata, tua cugina, tuo padre. La Chiesa ti sta togliendo dal mondo e ti metterà nel mondo come sale** perché il mondo ha bisogno del contrario. Ha bisogno di misericordia e di comprensione.
**sale: V. Catechesi del sale (pagg. 93-112) in cui Kiko chiama i neocatecumenali a lasciarsi "macinare e dissolvere" dai peccati altrui, assicurando che la sottomissione alla propria rovina farà convertire i nemici. Kiko ha dissolto abbondantemente il sale altrui ma il buon esempio non l'ha mai dato; neppure il pro-forma minimo di lasciare la direzione del Cammino a qualcun altro, come, per esempio, fece San Francesco quando fu il suo turno di "lasciarsi dissolvere".
Questa parabola [del fico sterile n.d.r.] non si potrebbe capire assolutamente al di fuori di un contesto catecumenale [...]. Allora dice al giardiniere: "Taglialo!" Il giardiniere, leggasi catechista*, dice: "No Signore, aspetta un poco, lasciamolo ancora un anno, lo poterò, gli zapperò la terra; ecco, farò catechesi, gli farò ascoltare la Parola di Dio, gli urlerò, lo picchierò, andrò a mangiare con lui, gli farò uno scrutinio, gli dirò che è un cretino, che si va a condannare. Se dopo un anno non troverai ancora frutti** lo taglierò".
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| Sant'Agostino (354 - 430) - Vita e Opere |
"È scritto appunto: Chi ama l'iniquità, odia la propria anima. Mi riferisco all'anima, ma potrei dire lo stesso quanto alla carne, che è la parte di minor valore dell'uomo: chi ama l'iniquità e odia la propria anima, tratta con turpitudine la propria carne.Se poi tu ami l'iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo.Ti proibisco dunque di amare alcuno, perché sia tu solo a perderti. Ti pongo l'alternativa: o correggere il tuo modo di amare o astenerti da ogni rapporto con altri."
"Dunque ama il prossimo, e questo è sufficiente. Amalo con lo stesso amore che hai per te stesso, non con lo stesso odio. Ma per amare il tuo prossimo come te stesso, importa prima che tu ami veramente te stesso. [...] Se chiederai in che modo tu debba amare te stesso, ti sentirai rispondere: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima. Come infatti l'uomo non poté crearsi da sé, così non è in grado di darsi da sé la felicità."
Allo stesso modo e con lo stesso fine e cioè la salute dell'anima di tutti, è con grande umiltà e pari fermezza che dobbiamo evitare di metterci nelle condizioni di peccare, arginando peccato e peccatore (sia in noi stessi che negli altri), proprio perché nessuno, neppure un ipotetico "buono", può ritenersi superiore a qualcun altro.




























