martedì 15 giugno 2021

Quando il nemico sei tu. Dalla "Catechesi sul Cammino" del secondo scrutinio neocatecumenale (V)

Proseguiamo con la lettura della Catechesi sul Cammino dagli Orientamenti alle équipes di catechisti per il secondo scrutinio battesimale del Cammino Neocatecumenale (1977). In questa catechesi Kiko tratteggia le modalità di proseguimento successive al secondo passaggio, in un lungo e contorto discorso dal quale abbiamo estrapolato sette aspetti salienti. Kiko presenta ai fratelli un Cammino di:

2) Opposizione agli sforzi verso la santità, considerati idolatrici.
3) Sovversione della giustizia divina e del libero arbitrio.
4) Accettazione supina (salvo privilegi) dei peccati altrui, presentata come amore al nemico.
5) Inclusione di criminali impenitenti, perché nessuna vittima è migliore del suo carnefice. (Qui di seguito)
6) Precarietà, spirituale e materiale, imposta come stile di vita. (Parte I, Parte II)
7) Liberazione dai Estorsione dei beni materiali, coperta dall'arcano.

Siamo alla quinta parte: Un cammino di inclusione di criminali impenitenti, perché "nessuna vittima è migliore del suo carnefice".
"Se poi tu ami l'iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo."

Sant' Agostino
Nelle parti precedenti abbiamo visto che, secondo il "copione di scena" del Secondo Passaggio, il cammino del popolo neocatecumenale prosegue d'ora in poi per una discesa agli inferi segnata da una controversa libertà di peccare e da un eretico dovere di lasciar peccare; e che, come una vera setta, il Cammino si serve di questi torbidi insegnamenti per garantirsi la sussistenza.

In questo clima di grande comprensione verso peccato e peccatore, quale rimedio ha in serbo il Cammino per i fratelli danneggiati dai peccati altrui? Poco o niente di consolante, alla faccia della fraternità. 

Risalta, lungo tutto il mamotreto, l'insistente pressione ideologica esercitata sulle vittime sia presenti che future allo scopo di inibirne, anche preventivamente, il retto giudizio. Le vittime sono chiamate al perdono incondizionato ed all'accettazione lassista, cioè ad agevolare la vita terrena del nemico ma non quella spirituale: salvo fugaci eccezioni (pagg. 90, 102), non si parla con altrettanta insistenza del dovere di arginare o di correggere il peccatore. Il pericolo pubblico che arreca danno al prossimo va lasciato imperversare. Si occuperà Dio della sua conversione.

Con stridente contrasto prendiamo atto del desolante quanto miserabile silenzio normativo nei confronti del peccatore, il quale non viene esortato, con la sollecitudine che sarebbe dovuta, a considerare le gravi conseguenze del suo peccato, né a pentirsi e tantomeno a riparare, come invece Madre Chiesa comanda. L'ideologia neocatecumenale ne protegge persino la reputazione: vietato pensare alcunché di male del nemico e persino del criminale, figuriamoci esprimere un retto giudizio: viene immediatamente squalificato come "mormorazione" (pagg. 31, 36,  52, 57, 65, 73, 82, 103,  160, 214).

Il pretesto pseudo-religioso di siffatta asimmetria è quello di farsi testimoni, nel senso di emulatori ed interpreti, di una caricatura di amore divino che il Cammino spaccia per incondizionato, cioè privo di giustizia di fronte al peccato dell'uomo. Nella visione neocatecumenale Dio non è giudice e non retribuisce. Egli desidera tuttavia la nostra conversione e ciò deve passare attraverso i guai che Egli stesso ci manda e la passiva sottomissione alla libertà dei peccatori (pagg. 82, 88, 89, 103-108, 136, 150). La dottrina neocatecumenale assicura che la non-resistenza al male convertirebbe gli animi.

Nella realtà dei fatti l'obbligatorietà di tale sottomissione cieca e perlopiù non sorretta da vocazioni mistiche, danneggia la fede cattolica, lobotomizza i fratelli e ripugna i cattolici detti "della domenica".

L'ingiustizia programmatica del Cammino si fonda non in una presunta "spiritualità superiore" e "più impegnativa dello sciocco cattolicesimo della domenica" - come i "catechisti" sono tenuti ad insegnare ai loro catechizzati - ma nella natura intrinsecamente "quartomondista" dell'iniquo sistema neocatecumenale. 

Il popolo in cammino si divide in una maggioranza di vittime ed una minoranza di carnefici, questi ultimi essendo, in definitiva, i beneficiari materiali di tutta l'operazione neocatecumenale (v.  articoli di riepilogo). L'ideologia su cui si regge questa dittatura unisce in sé il comunismo delle colpe, a detrimento dei fratelli semplici e meno colpevoli, ed il capitalismo dell'immunità (anche penale!) di cui beneficiano solo pochi VIP.

"Vuoi conoscere qualcuno che ti ama così come sei? Vieni e vedi!",
così recitava la locandina anonima del Cammino Neocatecumenale.

Il comunismo o egualitarismo delle colpe è il pregiudizio ideologico dell'uguale colpevolezza per tutti, per il quale nessuna vittima ha il diritto di sentirsi meno peccatrice del suo carnefice. Le colpe dei grandi peccatori vengono costantemente sminuite, mentre sono esagerate quelle dei fratelli più innocenti, che devono "convincersi di peccato" (pag. 63 - che significa, in gergo neocatecumenale, "riconoscersi peccatore davanti ai fratelli, ben oltre i fatti reali"). Vengono enfatizzate anche e soprattutto le colpe delle vittime, alcune delle quali vengono persino inviate a chiedere perdono al loro persecutore prendendosi così la colpa del suo peccato, con la scusa della "riconciliazione". 

Dice infatti Kiko, a pag 77 (attenzione - allerta eresia) :

Ma voi credete che sono assassini solo quelli che stanno in galera! Voi siete anche assassini quando dite alla vostra moglie: tu sei pazza. E voi credete che sono adultere solo le prostitute. Quando voi guardate una donna desiderandola già siete adulteri.

Ma voi dite: non con la stessa intensità! Bisogna guardare la intensità, la gradualità del peccato, le circostanze. Questo lo dite voi. Questo non lo dice il Vangelo.  

No, questo non "lo dite voi" ma lo dice  il Catechismo della fin troppo paziente Chiesa Cattolica che Kiko millanta pubblicamente di voler servire mentre in realtà la sta sovvertendo. Da madre giusta e protettiva, la Chiesa ci insegna precisamente la gradualità del peccato, e della penitenza  corrispondente. All'eretico egocentrico e mormoratore che predica il contrario, rispondiamo che, così come non tutti gli angeli sono caduti giù dal cielo insieme a Satana, allo stesso modo non è automatico che, se un grosso peccatore tocca il fondo del marciume dei suoi peccati e continua a scavare, la stessa cosa debba inevitabilmente succedere a chiunque altro. Non è questa la vera prudenza a cui Madre Chiesa ci invita.

Bisogna sempre tenere a mente che i 
grossi peccatori, spinti da satanica invidia, predicano ed augurano la loro stessa caduta a chiunque. Quando essi adocchiano qualcuno in grazia fanno di tutto per trascinarlo nel loro stesso fango, all'unico abietto scopo di dimostrare che la virtù (altrui) è semplice decorazione, avendo come fine ultimo il tentativo di diminuire o sporcare la perfezione di Dio stesso.  

Il capitalismo delle immunità è un privilegio di alcuni VIP neocatecumenali e magnati del peccato che si macchiano anche ripetutamente di lordure particolarmente spregevoli: vi troviamo  pedofili, truffatori, assassini (cfr. pagg. 77, 82, 150) eccetera. Essi godono di una protezione incredibile da parte della "base", la quale viene appositamente manipolata tramite credenze opprimenti ed eretiche: Gesù Cristo quale esempio e modello di come ci si lascia distruggere dai peccati altrui senza opporre la minima resistenza (pagg. 50, 52, 54, 55, 59, 60, 66, 82, 105, 106, 124, 132, 149, 211) e Dio Padre indifferente ai nostri peccati, salvo farsi presente "in fondo alla palude", a "kenosis" completata, per manifestare la sua potenza (pag. 29, 77). 

Leggiamo a pag. 145 (v. 
anche a pagg. 76, 89, 90, 141, 144, 148):

[...] Tutto il mondo è scandalizzato. Da che cosa? Dalla libertà. Da quale libertà? E' scandalizzato dal peccato. E' scandalizzato dal fatto che un uomo possa peccare, possa far del male, possa far danno. Non lo sopporta. Non lo sopportiamo. Invece Dio lo sopporta.

Nominare la divina sopportazione fa rivolgere il pensiero del cattolico a Dio lento all'ira, qualificazione dell'Altissimo che ricorre più volte nella Bibbia. Tuttavia, alla luce di 50 anni di incongruenze e di misfatti, sappiamo che Kiko non sta alludendo alla pazienza di Dio: qui si tratta né più né meno di un'altra formulazione del ben noto mantra "non resistete al male!!" (pagg. 20, 44, 50, 51, 52, 55, 74, 75, 76, 103-108, 132).

Nel Cammino viene predicato che ogni male che Dio ci manda, compresi i peccati degli altri, è per la nostra conversione, e contiene quindi anche del bene. Fin qui sembrerebbe di essere ancora nei dintorni del cattolicesimo (Rm 8, 28) se leggiamo la cosa nel senso che Dio, infinitamente buono e perfetto può in virtù della Sua santa volontà trarre il bene dal male che procuriamo a noi stessi ed agli altri a causa del vizio della nostra umana volontà. 

La dura realtà è che siamo invece sull'orlo di un abisso: il salto eretico arriva nel momento in cui diventa obbligatorio in ogni caso accettare l'operatore di iniquità nella propria vita come un redentore nelle mani di Dio e portatore della salvezza contenuta nel male stesso. Motivo per cui va permesso al "nemico" di dirigere il gioco, sull'esempio del falso Gesù Cristo predicato da Kiko. Tale eresia funge da potentissimo lasciapassare in mano ai peccatori autorizzati dal Cammino.

Questi autorizzati sono, purtroppo, anche "catechisti" e presbiteri ai quali mai dovrebbero essere affidate delle anime. Essi tradiscono la vocazione dei "più grandi tra voi" (Lc 22, 24-27) rinunciando a quell'ultimo posto nel mondo che è legato alla promessa dei primi posti nel Regno dei Cieli e preferendo i beni terreni: denaro, potere, sicurezze, privilegi, favori, impunità, prestigio, ... quegli stessi beni che ipocritamente gli stessi VIP fanno disprezzare e rifiutare ai fratelli semplici ed a proprio beneficio.

La predicazione kikiana: tanto orribile quanto assurda.
E infatti conoscendola se ne rimane tanto perplessi quanto orripilati. (Dipinto di Chris Austin)

Con satanica inversione, le dottrine del Cammino fanno accomodare i peccatori peggiori al posto d'onore ed allontanano verso il fondo i fratelli semplici, quelli che sarebbero i veri primi. A pag. 150 del mamotreto, nella Catechesi sul Cammino, Kiko introduce i fratelli nell'agevolazione della categoria dei carnefici tramite due esempi ad alto impatto emotivo ed appositamente incastrati l'uno nell'altro: quello di un pedofilo processato e quello di un linciaggio di piazza:

Mi ricordo che un ragazzo era stato processato perché l'avevano visto con una bambina: un ragazzo, mezzo mostro, che aveva il problema che gli piacevano* le bambine, che aveva di questi problemi, era un uomo perseguitato ecc.
Quest'uomo cominciò a convertirsi perché io gli dimostrai di non essere migliore di lui. Lui infatti pensava - guardate ciò che fa il demonio - che nessuno lo poteva amare. La solitudine quasi lo distruggeva e cosi era stato sul punto che lo impiccassero. Non era una cosa irrefrenabile in lui, non era malato, non era un vizio. Ma la società voleva farlo fuori. Perché si trattava di una bambina, perché poi la bambina rimase traumatizzata...
E se la gente trova un tipo così, lo afferra e lo lincia, non è vero? "E' uno schifoso, bisognerebbe ammazzarlo".

[NOTA *gli piacevano - ci vuole stomaco per minimizzare in questo modo le inclinazioni acconsentite di un pedofilo processato. Altrove però Kiko non usa la stessa delicatezza linguistica quando bestemmia il nome di Nostro Signore Gesù Cristo - chiediamo scusa ma a questo punto è doveroso riferire - definendolo "cr*tino" e "imb*cille" ✝ e "miser*bile seduto alla destra di Dio" ✝ (Mamotreto del Primo Scrutinio, pagg. 19 e 20) - certo, per bocca d'ipotetici altri - ma intanto l'ha detto ed è scritto. Così come lo stesso guru non esita a dichiarare, testuali parole, che possiamo "scacciare a pedate" lo Spirito Santo ✝ (pag. 172). La bocca parla dalla pienezza del cuore (Mt. 12,33-35) - e la sua è una fossa biologica in trabocco.]

Kiko interrompe a questo punto il racconto della vicenda del pedofilo per inserirne un'altra, non collegata alla prima ma ugualmente incresciosa: una folla, presa da una furia cieca e pregiudizievole, lincia un innocente sulla pubblica piazza. L'effetto di questo inserto speciale è di seminare nei fratelli un germe di senso di colpa a priori, il timore di essere un pezzo inanimato di quella folla assassina che lincia un innocente. Questo timore, instillato in modo del tutto irrazionale ed emotivo, sarà pronto ad accendersi ogniqualvolta si presenti il rischio di valutare il peccato altrui.

Qui Kiko sta mescolando i colpevoli tra gli innocenti ed abituando i fratelli al noto spirito del "grappolo" che si salva tutto insieme: o tutti o nessuno. Il retto giudizio che ci insegna la Madre Chiesa invece è innanzitutto personale e sottomesso alle virtù teologali e cardinali ed assume un carattere sociale di conseguenza.

Dopo la suggestione del linciaggio collettivo, Kiko prosegue con il racconto del pedofilo, giungendo al punto che intende "dimostrare": 

Stavo parlando di quel ragazzo. Cominciò a convertirsi ed ora è un uomo sposato, normale, perché il cristianesimo lo aiutò totalmente. Perché ha creduto che io non ero migliore di lui, e perché io non mi credevo migliore di lui, veramente. II Signore me lo ha concesso...
Il fatto è che io non sono migliore di qualsiasi degenerato. Che colpa ne ha lui [e quindi "che colpa ne ho io che non sono migliore di lui" n.d.r.], poveretto, se ha dei conflitti che gli vengono dal fatto che magari* sua madre voleva abortire perché lui era il quinto figlio? Che colpa ne ha, il poveretto, di queste cose? E poi soffrono conflitti, angosce e non so che altro. 
No, "Questo è un mostro, bisogna ammazzarlo!", così pensa il mondo. Perché vi rendiate conto; se tu ami il mondo è questo quello che tu ami. Se tu sei figlio di mamma tua non puoi essere cristiano, perché cosi la pensa tua madre, tua cognata, tua cugina, tuo padre. La Chiesa ti sta togliendo dal mondo e ti metterà nel mondo come sale** perché il mondo ha bisogno del contrario. Ha bisogno di misericordia e di comprensione.   
*magari: e magari no: ecco un tipico esempio di giustificazionismo pervertitore. Per giudicare rettamente bisogna innanzitutto conoscere.

**sale: V. Catechesi del sale (pagg. 93-112) in cui Kiko chiama i neocatecumenali a lasciarsi "macinare e dissolvere" dai peccati altrui, assicurando che la sottomissione alla propria rovina farà convertire i nemici. Kiko ha dissolto abbondantemente il sale altrui ma il buon esempio non l'ha mai dato; neppure il pro-forma minimo di lasciare la direzione del Cammino a qualcun altro, come, per esempio, fece San Francesco quando fu il suo turno di "lasciarsi dissolvere".

È da sottolineare che nessuna parola viene spesa in favore della piccola vittima innocente, se si esclude una rapida menzione, in tono quasi colpevolizzante, del trauma della piccina, che ha attirato al pedofilo l'indignazione - ben meritata (Mt. 18,6) - della folla. Travisando intenzionalmente il concetto di carità cristiana, la dottrina neocatecumenale millanta che la conversione del peccatore passerebbe tramite il comunismo della colpa e l'inclusione incondizionata del "fratello criminale", salvandogli innanzitutto l'autostima e le relazioni (fine ultimo: salvare il Cammino): una volta salvate queste, il peccatore automaticamente si convertirà e non peccherà più. A modo suo, Kiko sta recitando la parte del Messia che salva l'adultera dalla lapidazione senza insistere sul dovere di smettere di peccare "vai e non peccare più" (cit.: in tutti i Vangeli, una pagina sì e una no).

In conclusione, per i fratelli diventa doveroso includere non solo il generico peccatore ma persino il pericoloso criminale, e come se fosse innocente. Avendo il Cammino negato la gradualità nel peccato, nessuna vittima è migliore del suo carnefice. Se poi il peccatore viene giudicato e, poverino, invece di mettersi in discussione alla luce dei comandamenti continua a peccare per non essere stato accettato, la colpa del suo peccato ricade su chi non l'ha accolto. Ed è così che il Cammino mette la volpe nel pollaio.

Vecchio volpone entrato nel pollaio con l'inganno.
 Spadroneggia finché può. Poi lo fanno smettere.

Tra le notizie che arrivano dal mondo reale, invece, sappiamo bene che il guru della setta neocatecumenale  disobbedisce sfacciatamente alla gerarchia ecclesiastica ma, quanto a lui, non si lascia disobbedire, né interrogare né contraddire da alcuno: figuriamoci se si lascia "offendere nell'onore profondamente" cosa che egli prospetta invece del tutto seriamente ai fratelli semplici (pag. 51). Del resto, anche volendolo aggredire nell'onore, andrebbe prima risolto il problema tecnico di capire dove sia, il suo onore.

Vittime e carnefici, le parti sono assegnate, il mercato è aperto: la merce di scambio è il peccato, i carnefici vendono, le vittime comprano. Il Cammino, nelle persone di Kiko e cloni catechisti che si sostituiscono alla Giustizia Divina (pagg. 20, 21, 25, 74, 126, 184), regola gli scambi di questa merce. I ruoli sono strettamente stabiliti in completa autonomia rispetto alla Santa Chiesa. Leggiamo a pag 25: 

Questa parabola [del fico sterile n.d.r.] non si potrebbe capire assolutamente al di fuori di un contesto catecumenale [...]. Allora dice al giardiniere: "Taglialo!" Il giardiniere, leggasi catechista*, dice: "No Signore, aspetta un poco, lasciamolo ancora un anno, lo poterò, gli zapperò la terra; ecco, farò catechesi, gli farò ascoltare la Parola di Dio, gli urlerò, lo picchierò, andrò a mangiare con lui, gli farò uno scrutinio, gli dirò che è un cretino, che si va a condannare. Se dopo un anno non troverai ancora frutti** lo taglierò".

*"catechista" neocatecumenale, ripetitore di mamotreti, selezionato dai vertici del Cammino per ubbidienza agli stessi. Nel Cammino gli viene attribuita un'importanza superiore a quella del Sacerdote. **Il cammino chiama frutti di conversione il grado di conformità, nei fratelli, agli ordini dei catechisti, cioè ai mamotreti.

Sant'Agostino (354 - 430) - Vita e Opere

Quando il nemico sei tu: agevolato, raccomandato, protetto, trasferito, ospitato, coccolato dal Cammino... ti dichiari "cattolico" sebbene non sia in alcun modo previsto per un cattolico (o sedicente tale) accomodarsi nella categoria dei carnefici: pedofili, stupratori, sodomiti, fornicatori, impuri, ladri, rapinatori, estorsori di decime, avari, ubriaconi, violatori del foro interno, maldicenti, sacrileghi, idolatri, oltraggiatori... (cfr. 1Cor 6,9-10) si devono tutti decidere: o cattolici o carnefici, tertium non datur. Le cose che Kiko non ti ha mai detto, te le dice Sant'Agostino, dal Discorso sulla Disciplina Cristiana, al punto 4.4: 
"È scritto appunto: Chi ama l'iniquità, odia la propria anima. Mi riferisco all'anima, ma potrei dire lo stesso quanto alla carne, che è la parte di minor valore dell'uomo: chi ama l'iniquità e odia la propria anima, tratta con turpitudine la propria carne.
Se poi tu ami l'iniquità e mandi in rovina te stesso, non è possibile che tu pretenda ti sia affidato il prossimo da amare come te stesso, perché come perderesti te stesso con il tuo modo di amarti, così faresti perdere il tuo prossimo amandolo allo stesso modo.

Ti proibisco dunque di amare alcuno, perché sia tu solo a perderti. Ti pongo l'alternativa: o correggere il tuo modo di amare o astenerti da ogni rapporto con altri."
Al punto 6.6:
"Dunque ama il prossimo, e questo è sufficiente. Amalo con lo stesso amore che hai per te stesso, non con lo stesso odio. Ma per amare il tuo prossimo come te stesso, importa prima che tu ami veramente te stesso. [...] Se chiederai in che modo tu debba amare te stesso, ti sentirai rispondere: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima. Come infatti l'uomo non poté crearsi da sé, così non è in grado di darsi da sé la felicità." 
Sant'Agostino da bravo Padre della Chiesa mette decisamente un freno a chiunque si costituisca nemico, e non lo fa di certo coccolandogli l'autostima ed il sentimento di inclusione ma intimandogli di smetterla di rovinare se stesso ed il prossimo. Il Santo ci ricorda che il collante che impedisce all'uomo di andare in pezzi non è il fatto di non venire squalificati a causa del proprio peccato (pretesa superba, nella fattispecie della vanità) ma l'amore a Dio, da cui scaturisce l'amore per se stessi e per il prossimo, avendo come strumento (e non come fine, come pretende Kiko), l'osservanza della legge che Dio ci ha dato, che vale per tutti, ed è quindi anche somma carità farla rispettare.

È necessario ribadire che Madre Chiesa, con le schiere dei suoi Santi, ci ricorda di tener presente costantemente che, messi nelle stesse condizioni di un altro che pecca, per piccolo o grande che sia il suo peccato, rischiamo di fare peggio di lui, in particolar modo se la Grazia Divina non ci sostiene. In questo senso non dobbiamo giudicare, cioè ritenerci a priori migliori di chiunque altro ed al sicuro da ogni caduta, seguendo l'esempio dei Santi che, nella loro grande chiaroveggenza, si ritengono sempre inferiori a tutti gli altri figli di Dio sotto il cielo.

Allo stesso modo e con lo stesso fine e cioè 
la salute dell'anima di tutti, è con grande umiltà e pari fermezza che dobbiamo evitare di metterci nelle condizioni di peccare, arginando peccato e peccatore (sia in noi stessi che negli altri), proprio perché nessuno, neppure un ipotetico "buono", può ritenersi superiore a qualcun altro.

Sap 1,13
Perché Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.

domenica 13 giugno 2021

Blitz del Papa contro i capi inamovibili: occorrerà eleggere il successore di Kiko?

Kiko Argüello, nel 2015, dichiarava a un giornalista che gli chiedeva se intendesse seguire le indicazioni di Papa Francesco, che il Cammino Neocatecumenale aveva uno Statuto approvato, quasi questo contenesse delle norme inderogabili, persino per il Papa.

Ebbene, come in moltissime altre occasioni, Kiko Argüello aveva torto.

Infatti un Decreto generale del 3 giugno 2021 del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, firmato dal Prefetto Kevin Farrell, approvato in forma specifica da Papa Francesco ed avente forza di legge, ha completamente scompaginato due articoli degli Statuti del Cammino neocatecumenale, riguardanti la durata delle cariche di governo del Cammino! (¹)

Il Decreto dispone l’introduzione di una durata massima di cinque anni per ciascun mandato all’interno dell’organo centrale di governo delle associazioni. 

Viene fissato a dieci anni consecutivi, invece, il limite per l’esercizio di qualsiasi incarico in tale organo: per essere rieletti sarà necessario ‘saltare’ un turno.
Ci sarà una "regolamentazione dei mandati delle cariche di governo quanto a durata e a numero, come anche la rappresentatività degli organi di governo, al fine di promuovere un sano ricambio e di prevenire appropriazioni che non hanno mancato di procurare violazioni e abusi".

Perciò gli articoli 34 e 35 degli Statuti del Cammino neocatecumenale che prevedevano un mandato a vita sia per gli iniziatori sia per i membri del comitato elettivo (scelto sempre dalla equipe internazionale Argüello-Pezzi e Romero in sostituzione di Carmen), ora vengono quasi del tutto azzerati. 

Nessun mandato a vita per nessuno di loro, ma mandati dai 5 ai 10 anni al massimo.

Per i fondatori, recita il Decreto:

"si è cercato di concedere un tempo sufficiente per far sì che il carisma da essi ricevuto trovi adeguata collocazione nella Chiesa e sia fedelmente recepito da parte dei membri. In forza di questo Decreto, il Dicastero si riserva di dispensare i fondatori dai limiti stabiliti (Art. 5), se lo riterrà opportuno per lo sviluppo e la stabilità dell’associazione o dell’ente, e se tale dispensa corrispondesse alla chiara volontà dell’organo centrale di governo".
Insomma, se Kiko potrà rimanere sul suo trono, lo deciderà il Dicastero per i Laici (che è come dire che lo deciderà il Papa) e solo se valuterà che mezzo secolo non è stato sufficiente per "collocare nella Chiesa" il suo carisma.
Potrà rimanere solo a patto che dimostri fedeltà alla Chiesa e alle sue disposizioni.
 
Altro che "profeta in mezzo a voi", venuto per "rinnovare la Chiesa"!

La sua permanenza a capo del Cammino neocatecumenale ora è una concessione, che potrà essere fatta oppure no... dipende.

D'altronde, la Nota esplicativa al Decreto al punto 9 illustra chiaramente la 'ratio' del Decreto:

"Non di rado la mancanza di limiti ai mandati di governo favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni nonché espressioni di autoreferenzialità, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e, finanche, veri e propri abusi. Un cattivo esercizio del governo, inoltre, crea inevitabilmente conflitti e tensioni che feriscono la comunione, indebolendo lo slancio missionario".

 Il ritratto perfetto, seppur non esaustivo, delle pecche del Cammino neocatecumenale!

Riportiamo in conclusione un commento di Mav che ben esplicita la "bomba" che questo Decreto è in grado di far esplodere all'interno della cittadella fortificata dei ruoli di potere inveterati dei big del Cammino neocatecumenale :

"Fine delle cariche a vita, e questo ovviamente si dovrebbe ripercuotere anche verso il basso...il catechista in carica da 30 anni per dirne una...il responsabile in carica da 40...etc etc etc.

E' un segnale molto forte, pubblico, riscontrabile, e chi cercherà di "opporsi" con vari trucchetti si metterà nei fatti contro lo spirito di questo decreto e di conseguenza contro la Chiesa che lo sta facendo per il bene, evitando "trappole" nelle quali l'uomo può cadere per vanagloria.

State certi che utilizzeranno tutti i 24 mesi e oltre per "normalizzarsi", vedi la "sostituzione" di Carmen avvenuta dopo numerosi solleciti da parte della Santa Sede, pur essendoci la norma scritta nello Statuto. 

Sarà interessante far il confronto con gli altri "movimenti" per vedere le differenze, e scoprire chi realmente pensa di essere un "servo inutile" o invece crede di essere un "unto" intoccabile.
Vediamo se il cnc sarà in grado di rinnovarsi o soccomberà per mancanza di guida".

 

Da monarca assoluto a ospite tollerato:
l'eclissi del Re Sole del CN

(¹) Dagli Statuti del Cammino neocatecumenale: 

Articolo 34:
§ 3. Dopo la scomparsa di ambedue gli iniziatori, si procederà a eleggere l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, secondo la procedura stabilita nell’articolo successivo.

Articolo 35 [Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]:
§ 1. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino sarà affidata a un Collegio elettivo, in numero tra ottanta e centoventi, scelto dalla stessa Équipe. Le persone facenti parte di detto Collegio sono nominate a vita, salvo che l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ritenga opportuna, per motivi gravi, qualche sostituzione.

venerdì 11 giugno 2021

"Facciamo eucarestia". Poi queste le loro esperienze.

Prendendo spunto da alcuni commenti di Rebel al post sui soliti abusi neocatecumenali - formalmente confermati - della Preghiera Eucaristica II musicata da Kiko e diramata, nell’ultima versione, a tutte le comunità neocatecumenali, contestualmente al recente Annuncio di Quaresima 2021.

La descrizione della tipica celebrazione eucaristica del Cammino, dal fronte di chi l’ha vissuta e sperimentata che tratteggia Rebel, ha prodotto il confluire sul Blog di una serie di testimonianze altamente significative. Esse descrivono, meglio di ogni altra cosa, l’impatto deleterio sugli aderenti delle prassi liturgiche neocatecumenali.

Celebrazioni appiattite orizzontalmente. I fratelli, seduti intorno alla mensa, stanno di fronte gli uni agli altri per tutto il tempo, costretti a contemplarsi tra loro. Niente Altare, niente Tabernacolo nel loro raggio visivo. Solo simboli kikiani.

Preclusa ogni tensione verticale, ogni anelito, ogni afflato. Bandita la contemplazione. Nessuno spazio è dedicato al silenzio tanto prezioso per l’anima assetata di eterno che si prostra adorante davanti al suo Signore e suo Dio.


La meraviglia di immergersi in Dio per Maria.

da Rebel:

"Purtroppo Kiko ha concretizzato il pericolo più temuto, quello della desacralizzazione e della "umanizzazione" della Liturgia (di considerarla e di viverla come realtà non sacra ma soltanto umana).

La nota disobbedienza del cammino, che mai si attiene a ciò che la Chiesa dispone, comporta l'offuscamento e la perdita del senso del soprannaturale, determinando un'inesorabile condizione di sviamento. Kiko e Carmen, gli artefici della dottrina eretica in oggetto, hanno plasmato delle personalità fanatiche, apatiche alla vera Bellezza, che esigono, in sostituzione del Sacramento, un banchetto conviviale caratterizzato da addobbi sgarbati, eccessivi, sgraziati; un balletto impacciato simboleggiante il passaggio dalla morte alla vita ed altre cretinerie (eterodosse e blasfeme) aggiunte e insensate in contrapposizione a quanto è regola dettata dalla Chiesa.

Il cammino ha immerso i fedeli nella bruttezza alterando le loro percezioni, minando in maniera incisiva la loro obiettività.
Chiaramente la bellezza è per loro bruttezza e l'inverso, semplicemente perché cercano le emozioni forti:

l'esagerato profumo dei fiori che li inebria e stordisce;
i colori brillanti delle gerbere e la grazia del mughetto che scaturisce in loro l'istinto assassino ("mi apposto e appena termina la danza mi approprio di tutta la nebbiolina");
i canti che li animano nella misura di un fanciullo che balla al ritmo di una qualsiasi musica vivace;
l'abbraccio della pace ed il coltello dietro la schiena;
il batticuore causato da un'ambientale da attuare, in cui puntualmente si balbetta causando la gratificazione dei numerosi acerrimi nemici presenti nell'assemblea;
il Pane ed il Vino che saziano vista e corpo (ma che non possono deliziare pienamente lo spirito, essendo distribuiti in un'atmosfera blasfema, provocatoria, sacrilega);
l'aria frizzante dei saltelli serali e, infine, il saluto falsamente fraterno che conduce all'ultima tappa: le inesorabili sussurrate critiche rivolte al prossimo.
Tutto ciò mentre i figli, morti di freddo e mezzi addormentati, nonché doloranti per la posizione scorretta assunta sulla sedia, non vedono l'ora di mettersi a letto in santa pace.
Alle 23:30…mezzanotte, se tutto va bene.


Si dice: "Bellezza delle Chiese, Bellezza di Dio."

Nel caso dei neocatecumeni sussiste la bruttezza delle salette, vale a dire la bruttezza di Kiko. Una repellenza di forme e sostanza che ammirano non per edificazione spirituale ma per fascino prettamente terreno, provocato in loro da astuti e ben congegnati escamotage tipici delle sette.

Ps: Però, lasciatemelo dire, la Chiesa non gli fa poi così schifo e noia quando debbono trarre dei benefici - con l'inganno - che da soli non riescono a guadagnare." (Rebel)


Ballano e cantano tutti contenti, ma il cielo su di loro "è chiuso"


Di seguito le esperienze che i lettori del Blog hanno condiviso:

Ho vissuto questa esperienza della eucarestia per 23 anni fino al 2003. Forse volevi essere ironica nella descrizione ma a me mi hai fatto rivivere veramente quei momenti. Ho sentito una morsa per esserci cascato.


Grazie Rebel per questa descrizione così viva e aderente al vero. Anche a me hai fatto tornare in mente quelle serate, in cui l'unica cosa che desideravo era tornare a casa e mettermi a letto. E lo stesso era per mia moglie e i miei figli, bambini che cascavano dal sonno. Mi sono pentito di averli sottoposti a quelle celebrazioni per diversi anni. Ma al di là di questo, tornavo sempre a casa con un certo malessere, con un peso sul cuore, mai elevato spiritualmente. Le letture non c'era modo di tenerle a mente. Apparentemente la messa neocat. è più bella e "animata" e può "attirare" gli estranei, i lontani. Ma è solo una patina che dietro nasconde spesso sentimenti negativi, tensioni, ansie mai sopite causate da accuse, invidie, sospetti di ogni tipo. E la conversione dei lontani non passa per una messa neocat., a mio parere, ma dal vedere un cristiano agire e vivere da cristiano. E di cristiani purtroppo ce ne sono pochi, sia dentro che fuori del Cammino. (Porto)


Che racconto vivido cara Rebel.
Queste celebrazioni erano orribili per essere una messa, avremmo potuto adorare qualunque divinità greco romana, perché tanto la cosa veramente esaltata eravamo noi che vi partecipavamo. La totale concentrazione nelle cose da fare toglieva ogni energia alla preghiera e all'ascesi. Il Signore era seduto da qualche parte a guardarci benevolo, ed era tutto.
Poi qualcuno faceva una risonanza traumatica e rimanevamo impressionati, fissi, fino alla mattina dopo, e ci perdevamo giustamente il sonno. In quel caso neppure ci accorgevamo di aver fatto la Comunione, salvo per le battutine sulla bontà del vino, che non mancavano di risuonare fuori luogo.
   
E si cominciava in ritardo, con una lunghissima ambientale, con un ancor più lungo canto di inizio, assordati dai cembali e dai bonghi. Ad una certa ora si iniziava a vedere doppio e a provare un inizio di sordità, provvidenziale al momento delle risonanze. Uscivi barcollante dalla cripta alle 23.30, ma dovevi fermarti all'agape dove i 'soliti', quelli che avevano fatto man bassa dei fiori alla fine del balletto, facevano man bassa anche sulla tavola. I più bei ricordi: le risate che ci facevamo già per strada e poi a casa alle spalle di questo e di quello. Mentre invece, dalla Messa in parrocchia, si tornava sempre parlando delle letture e dell'omelia del sacerdote. Tutta un'altra musica. (Valentina Giusti)


Mi hai fatto tornare in mente gli anni che ho passato dietro a questi eretici. Con mortificazione mi rivedo anche in quei genitori che prendono i figli per portarli a casa con la pioggia battente addormentati. Io sono fuori i miei due figli dentro. Mi accompagnava sempre una sorella e in macchina quante se ne dicevano…Quanti rimorsi dolorosi mi ha lasciato il cammino. Ci potrei scrivere un libro.


Ci siamo ritrovati tutti in queste esperienze, e quante e quante ancora ne potremmo raccontare!

mercoledì 9 giugno 2021

Oggi parliamo del parassita manipolatore per scelta

Vi invito a leggere la descrizione del parassita affettivo: può essere un amico, un fidanzato, un familiare.

La descrizione però si adatta benissimo anche a gruppi e movimenti, purtroppo anche religiosi.

Il parassita per scelta è il più pericoloso manipolatore nel mondo del parassitismo.

Esso appare ben messo, calmo e controllato. È subdolo, prende facilmente il ruolo del tuo migliore amico e lo diventa in un tempo incredibilmente breve.

Questi parassiti sono pericolosi perché consapevoli delle loro richieste e delle tue debolezze, sanno applicare approcci giusti, mirati.

Ciò li rende forti, determinati ad ottenere quello che vogliono tirar fuori da te. Si integrano nella tua vita personale, raccolgono informazioni come munizioni per poi sapere bene come, a tempo debito, manipolarti.

Usano il tuo senso di colpa in modo cosciente, come strumento di ricatto emozionale. Ti fanno sentire come se fossi tu a VOLER dar loro: attenzione, tempo, beni materiali, denaro.

Sono sempre pronti ad insinuare in te il dubbio di essere persona cattiva se non ritorni loro tutto quello che “così gentilmente hanno fatto per te“.

Ovviamente ad ogni richiesta soddisfatta cercheranno di fare piccole cose, per sembrare utili e riconoscenti, ma non illuderti, non sono mai veramente grati.

Qualsiasi teatrino emozionale mettano in atto è solo uno stratagemma per ingannarti e spingerti a dare sempre di più. Le tue emozioni o i tuoi sentimenti gli importano molto, molto meno dei suoi.

Il parassita manipolatore per scelta è una persona pericolosa da avere intorno.

Una volta riconosciuto un parassita per scelta (e non è facile) bisogna sbarazzarsene. Come? Smettere di farsi coinvolgere nel loro gioco, smettere di assecondare le loro richieste.

Questo parassita non molla così facilmente. Il distacco diventa una lotta, urlano e strepitano, accusano e piangono, tutto per via della loro malsana immaturità che li rende incapaci di vivere autonomamente, ma poi, finalmente sfiniti, staccano la spina.

Qui il nostro comportamento deve essere risoluto, rifiuto di ogni chiamata o invito che li farebbe rientrare nella tua vita.

Ricordati sempre che:

non si può cambiare una persona che rifiuta di riconoscere il suo comportamento negativo.

Ricordati di prenderti cura di te stesso prima, non perderti e non consumare le tue energie nel dramma di una di queste persone.

In conclusione:

è sempre meglio imparare a distinguere questi amici parassitari e rimuoverli perché porterebbero solo complicazione nella tua vita.

lunedì 7 giugno 2021

30 e 31 Maggio 2021: una foto e un video discordanti. Come sta veramente Kiko Arguello?

Domenica 30 maggio 2021,  

 appare su CruxSancta questa foto e un breve articolo, ad evidenziare che la Triade ha celebrato la Pentecoste nel suo appartamento di Madrid, senza preoccuparsi di riunirsi in una comunità, come invece hanno caldamente raccomandato a tutti i fratelli.


"Che fine ha fatto l'andare ovunque?

Che festa funebre!"

 

Kiko aveva profetizzato, con una certa enfasi, per il 2021 un anno provvidenziale per te, per la tua famiglia, per la tua comunità e, aveva concluso, per tutto il Cammino! Un anno speciale di grazie. (*)

  E' iniziato con l'esplosione di gas e l'incendio del primo Catecumenium madrileno, con morti e feriti, mentre...

..."molti itineranti stanno morendo - felici è da supporre - e i tre sul treppiede sono in stasi"... 

...dopo essersi beccati pure loro (due su tre) il COVID. 

Con conseguente ricovero e successiva dimissione, tenendo in apprensione per giorni e giorni tutti gli adepti. 

Ma poi, comunicata la guarigione, tutto tace.
Anche per la Pentecoste: nessuna Lettera per lo strepitoso Anno 2021, che doveva inaugurare un'era nuova (Kiko dixit).

Lunedì 31 Maggio 2021, 

appare un video di Kiko che arriva al Seminario R.M. di Madrid, accolto dal canto "E come mai che la Madre del Signore viene presso di me...".

E come mai? Ce lo chiediamo noi a questo punto.

Ma cos'è questa fretta? Ci domandiamo interdetti.

E' da mesi e mesi che non si mostrano ed ora, tutto in una volta e per due giorni di fila!

Poi questo video pare cosa già vista. Qualcosa di precedente... di riciclato.

Abbiamo ingrandito le due immagini e, certo, il volto di Kiko è molto diverso. 

Da emaciato a rubicondo in una notte

Dico sì che fanno i miracoli! Ma un cambio così... in una sola notte... 

Appare davvero molto improbabile.

Le due immagini dell'Iniziatore del Cammino Neocatecumenale sono troppo discordanti...


Riceviamo da MiB e pubblichiamo quella che ci pare possa essere una buona sintesi:

 

Poverino... Mi suscita umana pietà... Lui è ridotto una larva di se stesso. Mi fanno più specie i volti sorridenti dei tre elementi (due cariatidi e una comparsa generica) alle sue spalle. 

Ancora sono fieri di mostrare il symbolum dietro il quale si sono celati per una vita. Sanno che, sparito quello, saranno messi da parte anche loro come due ferri vecchi e la povera Assunzion che sarà riposta nel dimenticatoio dal quale era stata prelevata con sua stessa sorpresa. 

Lui sa bene che è ancora costretto a recitare la sua parte: già vede la sua fine e la fine della sua creatura e l'inutilità della sua esistenza... In fondo avrebbe, forse, potuto ottenere qualcosa di simile per se stesso recitando la parte dell'artista. E avrebbe fatto meno danni alla Chiesa e ai cristiani... Pazienza! 

Lo sguardo di lui (non mi piace nominarlo) non mi piace. A ben guardare c'è un misto di ironia sarcastica (Non scordate che vi ho saputo turlupinare per una vita) e una minaccia celata (sono ancora in grado di farvi vedere i sorci verdi) : è ancora in grado di colpire...

Il video sembra girato in periodo pandemico. Forse prima che lui avesse il covid, ma è già molto malandato. Gli abiti gli cascano di dosso e si muove con difficoltà (incespica sul niente). 

Le riprese sono fatte da lontano e contro luce (e se il tipo fosse una controfigura come nelle migliori tradizioni delle dittature arrivate a fine corsa?). 

Il primo piano (sgranato) mostra lineamenti gonfi e rubicci (alcol o cortisone?). 

Il comitato di accoglienza canta il solito canto a Maria... a lui, non a Dio, il dio della loro vita, ma non mi sembrano eccessivamente entusiasti...

Anche per andare all'altro mondo

 questi hanno il posto assicurato.



 

Molti di loro stanno compenetrandosi del fatto che hanno davanti un morto che cammina. 

Alcuni si impietosiscono, altri stanno già facendo i piani per uscirsene dalla comune, come si conviene alle comparse a fine spettacolo. 

Scusate la mia sarcastica ironia che si scontra con la mia innata pietas cristiana, avrei dovuto essere più compunto e rispettoso davanti alle spoglie di colui che fu e che mai più sarà, ma non ce l'ho fatta: si è  mangiato 26 anni della mia vita, il "lui" in questione.  (da MiB)






Su tutto questo Kiko dà una parola

“Lo ricostruiremo più grande e più bello!”

                                                                                                    (da MiB e Pax)

_______

 (*) dall'Annuncio dell'Avvento fatto in Spagna dalla équipe internazionale del Cammino Kiko Argüello, Mario Pezzi, Ascensión Romero: 

"A Roma ho profetizzato un anno pieno di Spirito Santo e di grazia, per la Chiesa e per voi, allora, qui lo dico anche per voi. Se sono veramente un profeta, vi profetizzo che il Signore vuole che il 2021 sia un anno di grazia, di bontà, di gloria per il Signore, per la vostra famiglia, per la vostra comunità e per il Cammino, ecco perché dovete abbandonarvi completamente all'azione dello Spirito Santo."

sabato 5 giugno 2021

Visita dei "suoceri": 10 giorni d'inferno! (Dai 'Diari' di Carmen)

Riportiamo fedelmente da i Diari di Carmen le annotazioni da lei prese giornalmente nel corso della visita dei genitori di Kiko (7-16 luglio 1980)

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 Venezia 7 luglio 1980
1°giorno
Arrivano gli Argüello-Wirtz
 
Carmen: «Arriva Mario con i genitori di Kiko. Piazza San Marco. Gesù mio, niente mi interessa. Silenzio. Gesù mio, cosa faccio? Ti amo.»
 
 
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Venezia 8 luglio 1980 
2° giorno: 
"il mondo della evangelizzazione è incompatibile con la famiglia (leggasi: con i genitori Kiko): me ne vado"

Carmen: «Senza interesse alcuno, scorbutica, odiosa. Non so cosa dire. Il mondo dell'evangelizzazione è incompatibile con la famiglia. Non so cosa fare. Sopporto tutto il giorno. Gesù mio, non so se andarmene a Olvega...»


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Venezia 9 luglio 1980 
3° giorno: 
"Stiamo perdendo tempo, le vacanze passano nel nulla"

Carmen: «La biennale. Pioggia. Quadri vuoti. Gesù mio, piove, piove, piove. Non c'è modo di scappare da Venezia. Senza energia. Dormo, mangio, ingrasso e mi sento senza vivere. Passa il tempo di luglio, le vacanze, nel nulla. Sembra che stiamo perdendo tempo.»

 

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 Venezia 10 luglio 1980 
4° giorno
 "mi sembra tutto come falsato. Dove fuggire? Solo fumare"

Carmen: «Murano: cristallo. Burano: pranzo. Torcello: chiesa, battistero. La rete... il mare... Gesù mio, sola in mezzo alla gente. Niente mi interessa e mi sembra tutto come falsato. Gesù mio, domani di nuovo a Le Vignole. Questa Venezia... non si può scappare. Dove fuggire, Signore? Solo fumare.»

 

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Venezia 11 luglio 1980
5° giorno
 "Come in un carcere. Senza scampo. Non preghiamo. Stiamo recitando"

Carmen: «Come in un carcere. Senza scampo. Le Vignole. Di nuovo la paella. Foto dell'anno scorso... che orrende! Gesù mio, non mi far tornare. Non so vivere, non posso vivere, mi disturbano tutti. Niente e nessuno mi interessa. E non preghiamo. E tutto mi sembra una commedia. Stiamo recitando. Cosa? Signore, solo ha senso questa vita nella evangelizzazione.»

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Venezia 12 luglio 1980 
6° giorno
 "Eucaristia tragica": Carmen scoppia.

Carmen: «Gesù mio, vanità delle vanità. Pigrizia. Nulla. Tragedia. Eucaristia tragica: scoppio. Kiko nel suo mondo. Gesù mio, uno è solo davanti a te. Per Te Signore, meglio, grazie a te. Abbi compassione di me.»

 

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Cortina 13 luglio 1980 
7° giorno
 Cortina d'Ampezzo: "Finalmente in montagna"

Carmen: «Partenza da Venezia. Finalmente in montagna. Cortina. Gesù mio, il mio egoismo... La montagna. Grazie, Gesù, risuona un'eco d'allegria nel cuore.»

 

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Pieve di Cadore 14 luglio 1980 
8° giorno
 "perdere la vita non per il Vangelo, ma per le sciocchezze" 
 
Carmen: «Gesù mio, tutto mi sembra egoismo e un perdere la vita non per il Vangelo, ma per le sciocchezze. Gesù, dove potrò scappare? Cercarti. Mi sento come necessaria contro un cataclisma e mi fa male tutto.»

 

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Pieve di Cadore 15 luglio 1980 
9° giorno
 "Il lago. Traversata. Libertà"

Carmen: «Il lago. Traversata. Montagne, montagne, montagne. Dio unico, grande, Signore, Ti amo. Libertà, preghiera, consolazione. Torno meglio. Non volevo andare, Gesù mio.»

 

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Pieve di Cadore 16 luglio 1980 
10° giorno
 "Nessuno ricorda il mio onomastico! Ed io mi regalo una camicetta. 
Congedo dei genitori di Kiko: libertà!"
 

Carmen: «Madonna del Carmelo. Mio onomastico. Nessuno si ricorda. Ed io mi regalo una camicetta. Preghiera, signore. Lettura a caso: Isacco, La promessa, la tua fedeltà. Ti amo. Saliamo sulla montagna. Soffro il freddo. Pranzo in un rifugio. Scendiamo. Eucaristia. Cena, congedo dei genitori di Kiko. Gesù mio, dolore e libertà. Tu sei potente Benedetto tu sia.»


 

Questi brani dei Diari fanno vedere quanto la candidata alla canonizzazione neocatecumenale fosse in realtà una donna viziata ed egocentrica. 

Infatti, proprio durante la decina di giorni di visita dei genitori di Kiko, Carmen, non a caso, si lamenta che la famiglia non è compatibile con l'evangelizzazione (erano in vacanza), che le sue ferie stanno trascorrendo 'nel nulla', addirittura che non pregano abbastanza (dubito che i genitori di Kiko le impedissero di pregare), mentre minaccia di tornarsene in Spagna.

Durante una Eucarestia definita 'tragica' addirittura 'scoppia', si lamenta di non poter 'perdere la vita per il Vangelo' ma di doversi dedicare a 'sciocchezze' (non si lamenta dello stesso problema quando va a pesca o a riordinare il suo appartamento o al mare o ai monti). 

Insomma, una vera e propria, stizzosa, infantile e prolungata, crisi di gelosia per la presenza della coppia di ospiti. 

La notte dello spirito (che qualche neocatecumenale evoca per spiegare le condizioni di esaurimento  cronico di Carmen e la sua intrattabilità) è uno stato invece tutto interiore dell'anima, invisibile all'esterno, come lo fu per Madre Teresa, che certo non si traduce in sceneggiate di gelosia, in bronci, in accuse. 

Immagino che la coppia Wirtz-Argüello sia stata felicissima di tornarsene a casa propria, lontana da quella nube nera, turbolenta e fumigante che la signorina Carmen Hernandez si portava dietro e scaricava continuamente sugli altri.


giovedì 3 giugno 2021

Nel Cammino Neocatecumenale anche la Croce è contraffatta, se pure è Gloriosa.

 

«Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». (Mc. 8, 34-35)

Rinnegare sé stessi.  La croce è amore oblativo. Fare della propria vita un dono, conduce l’uomo alla salvezza (cercare il proprio "Io" egoistico porta alla chiusura e alla morte). Siamo invitati a fare una scelta. La Chiesa ha bisogno di uomini e donne che hanno “deciso” per il dono, hanno accolto le parole di Cristo abbracciando la croce (e salendo su di essa, perchè il salire è sempre una vittoria).


Da Veterano: 

San Leone Magno papa, Dottore della Chiesa, in una lettura dall'Ufficio divino del tempo pasquale scrive, a proposito della Croce: 

 "portare la croce significa vincere la concupiscenza, far morire i vizi, allontanarsi dalla vanità, rinunciare ad ogni errore"(Disc.2, 5 Lunedì IIsettimana di Pasqua Anno I). 

Modalità di vita distante anni luce da quello che succede nelle comunità del cammino neocatecumenale in virtù del fatto che non ci si deve sforzare e che tutto è gratuito. Meditare questa parola leverebbe ogni eresia che vige nel cammino che ci ha ingannati per troppi anni. Fin dal primo scrutinio ci hanno martellato la testa sul riconoscere la nostra "croce" e con una certa violenza intellettuale costretti a dire qualcosa in quel famoso rito che noi anche da catechisti conosciamo benissimo. Su questa scia si imperniano tutti gli altri scrutini fino al Matrimonio spirituale, portando le comunità a non pensare più e credere a tutte le scempiaggini di chi a turno si trova a predicare!


San Leone Magno, Papa

La croce e la “Croce gloriosa” è uno dei temi portanti del kikianesimo:

Bisogna dare un nome alla "croce" e i fratelli vengono costretti, uno per uno, a dire quei “fatti concreti” della vita più intima e personale che rendano visibile la croce attuale di ciascuno. 

Questo triste rituale va consumato in presenza in assemblea davanti a tutti i fratelli, nel Rito del Primo Passaggio, come tutti quelli che hanno fatto il cammino sanno.  

Si deve interpretare il senso della storia che è avere l’orecchio aperto” nel Cammino, essere “catecumeno” nel vero senso della parola. Oggi si comprende che questo approccio kikiano è superbia grande! (cfr. il libro di Giobbe). 

Viene posta la domanda cruciale davanti a tutti : “Perché Dio sta permettendo questi fatti nella tua vita?”. Su questo saranno basati tutti gli scrutini a venire. A cui regolarmente si verrà sottoposti in ogni successiva Tappa del Cammino, fino a tutto il Matrimonio Spirituale. Nulla senza scrutinio! Un laccio con cui i kikatekisti ti tengono legato e stretto. Pian piano ciascun fratello delle comunità viene guidato a non pensare più in autonomia e a credere solo al "discernimento" dei catechisti.


Il neocatecumenato è un sistema che ti inculca, pian piano, che solo loro posseggono e possono darti le chiavi giuste di lettura dell’intera tua vita: passata presente e futura. Il percorso iniziatico neocatecumenale educa, o per meglio dire condanna, gli adepti ad autocontemplarsi in eterno, a intrattenersi su se stessi, ripiegati del tutto. 

E così, come il Cammino che mai conosce una fine subisce una irreversibile involuzione col passare del tempo; anche le persone, di fatto impedite a crescere, pian piano regrediscono, fino a ridursi in uno stato penoso. 

Non so se vi è capitato mai, dopo molti anni che avete lasciato il Cammino, di incontrare qualche ex fratello. Sono spenti, grigi, annichiliti e, al solo vederli, ti mettono una grande tristezza. Per fortuna, loro non tentano alcun approccio, e tu non gli dai occasione per un incontro ravvicinato. Nulla più si ha da dire, questa la verità! Tra noi e loro, un abisso incolmabile. 


Seduti di fronte a questa croce si viene scrutinati.

 

Dalla prima all’ultima tappa del cammino si viene interrogati dai kikatekisti su tre livelli: 

Chi eri TU prima? 

Chi sei TU oggi? 

A cosa TI chiama questo Cammino…? 

Tutto è sempre incentrato sul singolo fratello e ognuno deve stare concentrato solo su se stesso, che tutto il resto è solo un “giudicare”. 


Questo si guadagna alla scuola di Kiko. In un estenuante, perenne scavare nelle pieghe più profonde della propria vita; a scoprire non si sa più che cosa. Viene enfatizzato il “fare memoriale”. 

Fare memoria oggi, fare memoria sempre. Ma il fine è subdolo. 

Non si ripercorre la propria vita per “aprire la via al Signore”. Ci si prepara “spiritualmente” a quando Kiko, se sarà necessario, sul muso ti dirà: “Chi saresti tu oggi senza il cammino (sottintendendo “senza di me”)?” ...per mettere a tacere la tua coscienza (se non è sopita del tutto) o i tuoi inevitabili dubbi. Si dice che noi non ci conosciamo affatto, che dobbiamo conoscerci (che questa è una grazia di cui rendere lode a Kiko) e che il cammino è lungo per questo. 


Nel Cammino grande spazio si dà alla preghiera del Breviario. Addirittura, da un certo punto in poi, per l’Ufficio delle letture si è adottato il biennale. 

C’è una tappa del Cammino che si chiama Iniziazione alla Preghiera. Essa segue il Secondo Scrutinio incentrato sulla rinuncia ai beni. 

Dopo lo scavo, iniziato col Precatecumenato e chiuso al Secondo Passaggio, poste le fondamenta per la costruzione della casa, dovrebbe iniziare l’edificazione. Parliamo al condizionale perché, di fatto, mai nulla si costruisce. Kiko paragonava, tanti anni fa, il C.N. a un’impalcatura, per dare l’idea. Questo quando ancora si parlava del Cammino come di qualcosa che ha un inizio e una fine. Si diceva: Quel che conta è la casa che si vuole edificare, la Vita Cristiana, la Fede Adulta, l’impalcatura non è fine a se stessa. E’ solo un mezzo per conseguire un fine e, quando non serve più, si toglie via.  A questo punto i catechisti non sono più catechisti e noi non siamo più neo-catecumeni, ma prima neofiti e poi fedeli; e tra di noi, siamo tutti fratelli. 

Il solito grande bluff! Poiché il Neocatecumenato è solo Kenosi, una Kenosi infinita. E il Neocatecumenato resta per sempre. 

Il passo successivo all’Iniziazione alla Preghiera – inizio della costruzione! - è la Traditio (Tappa del Credo, della Professione di Fede e dell’annuncio per le case) incentrata sul cieco nato di Giovanni 9. 

Come a dire: con la Preghiera si era cominciato finalmente a costruire? Non illudetevi, con il fango del cieco vi faccio ripiombare nel baratro nero delle vostre coscienze pre-cammino. Imbrattandovi di fango vi costringo a guardare irreversibilmente, da ora e per sempre, tutti i vostri peccati; da dove siete venuti.

Cosa vede il cieco nato? Quando alla piscina di Siloe si aprono i suoi occhi? Per Kiko egli vede, come una illuminazione, i suoi peccati! Questa la risposta obbligata al questionario incentrato sul cieco nato (Gv.9). Stravolgendo del tutto il senso del Vangelo di Giovanni. 

E’ così che, dopo 10 anni (se ti è andata bene!) di Cammino, ancora non inizi neppure a fissare i tuoi occhi risanati in Colui che ti ha guarito e nel quale riconosci Gesù Cristo, il Figlio di Dio. 

Il cieco nato, recuperata la vista, alla domanda di Gesù: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?» rispose: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. (Gv.9,35-38) 

Gesù non si rivolse al cieco dicendogli: “Ehi tu, hai visto i tuoi peccati dopo il fango?” “Raccontameli tutti”. 

                  Cristo Crocifisso 

                Francisco Zurbarán:

    Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia

 


Ora, ci chiediamo, perché Kiko deve inventarsi simili cose? 


La vera tragedia è che, dopo tanti anni, gli occhi dei camminanti ancora non sono purificati e distolti da sé! Intenti come sono a scavare ancora e ancora e a scrutare peccati (sterile gnosi), non vengono mai orientati a contemplare il Volto di Cristo. Da cui la tua salvezza! 


Sgomenti, ci chiediamo: 

Ma i camminanti che pregano il Breviario ogni giorno, per espressa consegna di Kiko, cosa comprendono mai di ciò che leggono? Cosa intendono? 

Purtroppo più volte abbiamo verificato che nulla intendono, poiché hanno gli occhi offuscati e l’orecchio chiuso, per il pessimo indottrinamento a cui i due iniziatori spagnoli li hanno sottoposti. 




Dai Discorsi di san Leone Magno papa, leggiamo ancora:

Disc. 2, 3-5 

“perché i fedeli sappiano di possedere ciò che darà loro   la forza di elevarsi alla sapienza che viene dall’alto disprezzando le concupiscenze del mondo, il Signore ci promette la sua presenza, dicendo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. 

 “Imitate le sue opere, amate ciò che egli ha amato e, riconoscendo in voi la grazia di Dio, riamate in lui la vostra natura. … così anche voi, seguendo i suoi passi e le sue orme, disprezzate le cose della terra per conquistare quelle del cielo.”


Questa a cui ci apre san Leone Magno e ci fa contemplare è tutta un’altra prospettiva! Sconosciuta ai camminanti.

Il Volto di Gesù Cristo, Nostra Salvezza!

Ma quando si staccano gli occhi da sé per fissarli nel Signore? 

Alle Catechesi iniziali si ascolta e basta. 

Non si possono porre domande né si assumono impegni, si dice. Perciò è definito “il tempo dell’ascolto”. 

Nessun impegno, bandita l’espressione “io devo” “tu devi”. 

 Solo va detta la verità al fratello (ossia tutto quanto ti passa per la testa e senza nessuna carità). Insomma bisogna cominciare ad uscire fuori, poiché tutti siamo ipocriti, finti. 

Primo scrutinio si inizia con l’essere messi di fronte ai beni (Il giovane ricco non “si conosceva” finché Cristo non gli disse: Una cosa sola ti manca per essere perfetto “Va vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”... ed egli se ne andò triste poichè aveva molti beni...) 

E poi,  ecco appare la croce come “quello che TU non sopporti”, la TUA croce. 

Ancora è tenuto nell’ombra Cristo. 

Retrospettivamente ben si comprende la perversione di far concentrare i fratelli sempre e solo su se stessi. 

Un’unica, eterna condanna:

“Non vi conoscete, vi dovete conoscere!”  

e... si ritorna ogni volta daccapo.


Sì, nel neocatecumenato si gira in tondo, senza meta e senza sosta e si rimesta sempre nello stesso pentolone.

La croce nel cammino è stata banalizzata, è sempre e solo la tua croce, quella situazione di morte in cui non vuoi entrare.

Poiché è bandito l’Amore e la contemplazione dell’Amore che attira a sé, che dona aneliti di santità e desideri di perfezione: 

“Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt.5,48).

E dunque:

  "portare la croce significa vincere la concupiscenza, far morire i vizi, allontanarsi dalla vanità, rinunciare ad ogni errore"(Disc.2, 5 Lunedì IIsettimana di Pasqua Anno I). 

Una buona volta!

Nell'immaginario di Kiko c'è anche questo!


Modalità di vita distante anni luce da quanto succede nelle comunità del cammino neocatecumenale, in virtù del fatto che vige una sola parola d’ordine:

non ci si deve sforzare, qui tutto è gratuito.


                          (da: Veterano e Pax)

martedì 1 giugno 2021

Trasmissione della fede ai figli? Qualcosa non torna nella formula del Cammino

Prendiamo ad esempio una delle innumerevoli esperienze dei "salvati dal Cammino":
24 anni fa, prima di incontrare la Chiesa Cattolica attraverso le catechesi del Cammino Neocatecumenale, ero finito in una specie di vicolo cieco.
Era il 1988 e avevo 17 anni.
Da un po’ di tempo ero come disorientato e depresso, perché non avevo strumenti per reagire alla crisi dei miei genitori, della società che mi circondava e di quella mia personale, tanto che spesso non vedevo più alcun senso nella mia vita.
Ero diventato come una specie di Zombie, un “dead man walking”, perché mi sentivo morto dentro e mi lasciavo vivere andando alla deriva: se non fosse intervenuto Cristo, avrei fatto prima o poi una brutta fine, sarei stato forse un barbone o un suicida
Mi portavo dietro le conseguenze di ferite che nessuno aveva mai medicato e che neppure io vedevo né capivo bene, come il rifiuto e il bullismo che avevo subìto dapprima dai nuovi compagni della scuola elementare e poi qualche anno dopo da mio fratello maggiore con la cerchia dei nostri amici sotto casa, il senso di abbandono e di incomprensione da parte dei miei genitori e la tremenda vergogna e l'oscuro senso di colpa per la schiavitù compulsiva della masturbazione e della pornografia.



Altarino, tamburello e libretto rigorosamente kikiano
Questa è solo un'esperienza, una delle tante, tutte simili l'una all'altra, nelle quali persone che dichiarano di aver toccato il fondo della propria esperienza umana, sono risalite solo grazie al Cammino e alla Chiesa conosciuta attraverso la spiegazione 'illuminante' dei catechisti del Cammino.
Tali cristiani 'adulti' e rinnovati nonostante la Chiesa e grazie al Cammino Neocatecumenale, a parere di Kiko Argüello, iniziatore di questo itinerario, sono in grado, seguendo una certa procedura che si sviluppa sempre esternamente alla Chiesa, cioè esclusivamente all'interno della Comunità o in ambiente familiare neocatecumenale, ed in particolare la domenica mattina al posto della Santa Messa in parrocchia, di "trasmettere" ciò che hanno ricevuto (amore, sicurezza, incontro con Dio, riscoperta dei valori della vita e dei valori morali).
Pare proprio che questo segreto sia un copyright del Cammino!

Infatti ecco alcuni punti nodali del discorso di Kiko Argüello fatto a Manila nel gennaio 2003:

(...)"Io sono venuto a contatto con molte famiglie cattoliche, famiglie appartenenti all’azione cattolica che erano molto impegnate in altri movimenti ecclesiali che hanno delegato alla parrocchia la trasmissione della fede ai figli. E poi quando i figli sono andati all’Università’ hanno scoperto che i figli avevano perso la Fede. Non hanno obbedito al comandamento secondo il quale loro sono i primi che principalmente devono trasmettere la fede ai figli secondo il comandamento divino.
Il Cammino Neocatecumenale, quale iniziazione cristiana nelle diocesi e nelle parrocchie, insegna oggi alle coppie anche a trasmettere la fede ai loro figli, in particolare attraverso una celebrazione , in una liturgia domestica. Dopo più di trent’anni dall’inizio del Cammino Neocatecumenale, uno dei frutti che più ci consola è vedere la famiglia ricostituita. E la famiglia diventa un vero “ santuario domestico della Chiesa.”
Il risultato di questa preziosa attenzione dei genitori per i loro figli è che quasi il 100% dei figli del Cammino Neocatecumenale rimane nella Chiesa.
Siamo grati al Pontificio Consiglio per la Famiglia che ha cominciato a interessarsi a questo fenomeno. Sono rimasti sorpresi da tutti questi giovani e ci hanno invitati a proporre all’intera Chiesa lo stesso tipo di celebrazione (domestica) che noi facciamo. Mi piacerebbe proporre tutto ciò a tutti gli altri, per aiutare altra gente, altre ottime famiglie di tutte le altre realtà Cristiane che hanno difficoltà con i loro figli durante la loro crescita, nella scuola.
E vorrei far capire a tutta la Chiesa che quello che sto dicendo non è un problema secondario, una devozione; è questione di vita o di morte per la Chiesa. Una questione di vita o di morte! Se la Chiesa non è capace di trasmettere la fede alla prossima generazione, morirà (applausi).(...) La comunità aiuta la famiglia, e la famiglia salva la Chiesa! (applausi)
Molti adulti non dimenticheranno mai il modo in cui hanno celebrato nelle proprie famiglie, dove hanno visto l’amore dei loro genitori per Dio e come pregavano con vero convincimento...

Tutto bello vero?

Ciò premesso, leggiamo ora una delle tante esperienze di grave insuccesso della educazione neocatecumenale (che commenteremo in alcuni punti in rosso).
In parallelo, consigliamo la lettura di un altro articolo, intitolato "L'altro" Francesco d'Assisi: dall'alcol e dalla droga alla preparazione per diventare sacerdote.
Teniamo presente che, in ambedue i casi, i protagonisti di queste vicende, che hanno suscitato grande interesse e commozione da quando sono state diffuse sui media, sono figli di neocatecumenali, educati con il metodo infallibile della trasmissione della fede di (e in) Kiko Argüello.
Di seguito, la storia di Pachús.

Fino alla sua conversione, "Pachús" ha vissuto un "ballo in maschera", con le sue stesse parole. Per anni non ha osato toglierlo.
"Quando ero piccolo ero timido. Sono arrivato a pensare che, sebbene all'inizio Dio fosse mio amico, aveva fatto male con me ... Mi sentivo molto solo. I miei fratelli hanno portato i loro amici a casa, non avevo nessuno con cui condividerlo. Credevo che, tranne la mia famiglia, nessuno mi amasse ... c'era un rimpianto nel mio cuore ... Credevo che i miei fratelli fratelli fossero più intelligenti, belli, divertenti, socievoli, sportivi e non ne avevo nulla ... " (Ma come ha potuto sentirsi non amato visto che era circondato da amorosi fratelli neocatecumenali?)

A scuola non aveva amici fino all'entrata di un ragazzo. Era un compagno con molti problemi, ma con il quale si identificava Pachús. Quindi sono diventati amici. Si rese conto che questo ragazzo si stava approfittando di lui: "Mi sono abbassato fin dove necessario perché qualcuno mi amava". Lo ha persino difeso quando ha distrutto un lavoro che aveva fatto per l'insegnante.
L'insegnante lo rimproverò. I compagni si sono presi gioco di lui.
"Pachús" ha smesso di credere in Dio credendo di averlo tradito: "La mamma mi ha insegnato che seguirTi è amare l'altro senza condizioni e ci ho provato. Ma ottengo che le persone non mi parlano, le persone non mi piacciono, le persone mi picchiano, mi insultano, e per di più il ragazzo a cui ho dato il mio cuore mi fa questo ”. Decise di allontanarsi da Dio. (La madre neocatecumenale gli aveva insegnato che avrebbe dovuto amare tutti senza condizioni, persino i nemici; gli ha posto un obbiettivo impossibile da raggiungere, ha fatto cadere la già compromessa fiducia di un adolescente in se stesso, lo ha fatto dubitare di sè e di Dio provocando la sua caduta nel gorgo delle cattive compagnie e delle pessime abitudini.)
I suoi studi andarono male, quindi andò in quattro scuole. Inoltre, era sempre più aggressivo nei confronti dei suoi compagni. Combatteva costantemente con loro: "ogni giorno combattevo con alcuni, combattevo con altri."
Alla fine i suoi genitori lo mandarono in una scuola a Sigüenza. Ma lì ha anche avuto un brutto momento: "il collegio mi ha fatto peggiorare, hanno finito per cacciarmi fuori di lì".
In quel collegio si sentì più solo che mai. I suoi compagni lo hanno picchiato, hanno riso di lui. Per questo motivo, "Pachús" ha deciso: "o una delle due: lascio che mi distruggano completamente, o mi faccio peggio di loro. E ho scelto la seconda opzione ... attraverso la droga ... mi ha dato un sacco di soldi e molto prestigio ... ma ho perso tutta la mia innocenza, mi hanno fatto molto male. Ha cambiato scuola. È tornato a studiare a Madrid. Ma lo hanno preso per problemi di droga. A soli 16 anni, non volevo più continuare a vivere: "Sono diventato così triste per quello che ero che non volevo continuare a vivere ... così tanto fallimento scolastico, quattro scuole ...
Mia madre, vedendomi così, inginocchiandosi davanti a me mi ha chiesto di andare da un prete".
(Ci chiediamo, a questo punto, da quale super-presbitero neocatecumenale la madre disperata avesse deciso di portare il figlio).

Lo presentò a Javier Siegrist, pastore di Santo Cristo de la Misericordia, a Boadilla del Monte.
(Si tratta di un sacerdote molto noto NON neocatecumenale. La madre, presa dalla disperazione e dall'impossibilità di recuperare il figlio, non si è rivolta più al Cammino, ma alla Chiesa)


Appena lo vide, lo abbracciò forte e Pachús scoppiò a piangere: “Stavo vedendo un sacerdote felice. Solo questo fatto mi ha già cambiato, era una delle cose che Dio ha usato per far innamorare il mio cuore". (Capiamo l'emozione e lo stupore del ragazzo. Sicuramente, nella propria esperienza neocatecumenale, non gli era mai capitato di vedere un sacerdote neocatecumenale felice. L'essere lugubri ed infelici -e soprattutto rendere infelici gli altri- è la loro specialità)

"Sono rimasto scioccato dal fatto che mi abbia abbracciato. A parte i miei genitori, nessun altro mi aveva abbracciato .
(Quante volte invece sarà stato abbracciato e baciato in comunità dai fratelli? Infinite... ma evidentemente non ha voluto dire nulla per lui, non erano abbracci santi)



Alegrìa hermanos!
...ma soprattutto, dopo aver confessato, mi disse che i miei peccati erano stati perdonati. Sono rimasto scioccato dal fatto che gli abbia detto molte cose che avevo fatto e mi ha perdonato ... ha detto "e allora? Maggiore è la misericordia di Dio ..."
(Scioccato da un prete che perdona i peccati? Quando i presbiteri neocatecumenali perdonano tutto? Tranne forse i peccati contro il Cammino...sicuramente erano questi che non gli venivano perdonati. Si pretendeva da lui che ritornasse in Cammino e ridiventasse un bravo soldatino neocatecumenale!).

Fu anche colpito dal fatto che Dio lo amasse "non capivo che c'era ancora posto per me in paradiso". Era commosso dal fatto che, nonostante i suoi difetti e peccati, Dio non avesse cambiato la sua concezione di lui.
(Sappiamo che il concetto fondamentale del Cammino neocatecumenale, un vero ed infinito tormentone è quello che Dio ti ama e ti perdona proprio perché peccatore! E non ti chiede assolutamente di cambiare, gli vai bene così come sei. Questo giovane non aveva mai capito né in Comunità né nella liturgia domestica che Dio perdona "davvero", non solo a parole. Non conosceva Dio! C'è voluto un sacerdote non neocatecumenale per farglielo capire. Perché Dio è cattolico, non neocatecumenale!).

La sua relazione con Dio iniziò ad essere diversa. Passava dall'odiarlo all'amarlo, a vivere tutto il giorno con lui, prendeva la comunione ogni giorno, si confessava molto regolarmente. In parrocchia trascorreva molte ore ogni giorno.
(Si trattava di una parrocchia non neocatecumenale, dove la fede si vive nella Messa quotidiana e nella confessione frequente, cioè alla maniera cattolica)

Si rese conto che Dio lo stava chiamando come un pescatore di uomini: “Dio voleva che fossi un prete. Quello che succede è che mi ci è voluto molto tempo per ascoltarlo". Entrò nel seminario di Getafe.
(entrò in un seminario diocesano NON neocatecumenale).

Nel Seminario si sentiva molto amato e accompagnato: "ognuno dei miei compagni, i miei formatori, erano veri genitori, era prezioso ricevere il Signore nell'Eucaristia, poter pregare davanti al tabernacolo, vivere accanto al tabernacolo mi sembrava sorprendente"
(Infatti il tabernacolo non era il lugubre armadio a due piazze dei Seminari neocatecumenali, senza neppure un inginocchiatoio ove poter pregare e adorare)
È stato ordinato sacerdote nell'ottobre 2011. Attualmente è vicario parrocchiale di Santa María de la Inmaculada, ad Alcorcón.

In conclusione: abbiamo letto due storie molto simili di due adolescenti che, in due epoche diverse, hanno vissuto un'esperienza di non senso e che sono caduti nel gorgo della droga e della dissolutezza.
Ma mentre della prima Kiko dà la colpa alla Chiesa o ad altri movimenti cattolici, come abbiamo letto prima nella sua allocuzione davanti al Pontificio dicastero per la Famiglia, della seconda può dare la colpa solo a se stesso e ai principi errati ed educativamente pericolosi trasmessi ai propri adepti.
Infatti la seconda  esperienza è quella di un "figlio del cammino" cui è stata trasmessa la fede "del cammino" e "nel cammino"!


Il concetto del Kairos, dell'occasione favorevole
e irripetibile da afferrare al volo
in un manifesto vocazionale
*Purtroppo la storia non finisce bene: la parrocchia a cui è stato assegnato è fortemente neocatecumenalizzata e padre Pachùs addirittura si presta a celebrare riti ebraici nel corso della Settimana Santa. Come dire: la Comunità e la famiglia non hanno saputo trasmettergli nulla di ciò che voleva dire essere cristiani la madre disperata lo ha portato da un prete cattolico, il ragazzo ha scoperto la fede per la prima volta nella sua vita, si è formato in un seminario cattolico. Ma poi purtroppo è ricaduto nell'abbraccio del Cammino. Se è così come appare, auguriamo a don Pachùs di liberarsene ben presto e, questa volta, definitivamente.